1° Maggio 2026

In una giornata così importante come quella odierna, dedicata al lavoro mi soccorre Gianni Rodari che in due filastrocche condensa il suo pensiero al riguardo. Ogni lavoro ha la sua bellezza, perché ogni lavoro implica cura, fatica, responsabilità. La riflessione finale è riservata ai “fannulloni” che non hanno né colore, né odore perché non lasciano traccia. Se fosse ancora tra noi, credo che avrebbe destinato dei versi a chi non ha lavoro, oppure lo ha perso in un momento di grandi cambiamenti sociali e tecnologici. Molte le iniziative e manifestazioni riservate al lavoro che l’articolo 4 della Costituzione Italiana riconosce come “strumento di progresso”. Io sto con il poeta che racconta l’impegno e l’identità di chi lo svolge nelle filastrocche I colori dei mestieri e Gli odori dei mestieri che riporto perché mi procura belle emozioni. Io so gli odori dei mestieri:/di noce moscata sanno i droghieri,/sa d’olio la tuta dell’operaio,/di farina sa il fornaio,/sanno di terra i contadini,/di vernice gli imbianchini,/sul camice bianco del dottore/di medicine c’è un buon odore./I fannulloni, strano però,/non sanno di nulla e puzzano un po’.// La filastrocca, conenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra (1972) celebra il lavoro attraverso il senso dell’olfatto, attribuendo un odore caratteristiche a ogni professione. Non mi stupirei avesse associato quello dell’insegnante a gesso e inchiostro. Quando ero in servizio, alla fine delle lezioni entravo nel panificio tra scuola e casa, per annusare il profumo del pane, un vero toccasana contro lo stress! E se non tutti i lavori sono ‘aromatici’ ci sono sempre i fiori che possono venire in soccorso, come il mughetto, tradizionalmente legato al primo maggio, come augurio di buona fortuna.

Musica e Danza 🎷

Curioso: oggi 30 aprile Giornata Internazionale del Jazz (dal 2011) e contro il rumore. Ieri sera, il primo canale ha trasmesso la serata – evento da Palermo “Siamo Danza”, in occasione della Giornata Internazionale della Danza, con la direzione artistica della étoile Eleonora Abbagnato e la garbata presentazione di Beppe Fiorello. Durante lo show si sono esibiti artisti dell’ambito espressivo ai massimi livelli, su cui non indugio. Piuttosto mi trattengo sulla battuta del presentatore che ha sostenuto come qualunque azione possa diventare ‘danza’ se sostenuta dalla spirito. Ha portato l’esempio delle mani che scivolano sulla tastiera, pertinente per chi scrive, come la sottoscritta. Da bambina avrei voluto fare la ballerina, desiderio in qualche modo appagato da grande, frequentando le sale da ballo e cimentandomi nel ballo liscio; il tango la mia specialità. È risaputo che la danza è un’attività fisica completa: aumentano la coordinazione e l’equilibrio, mentre sul piano mentale riduce ansia e stress. Quanto al jazz, me l’ha fatto conoscere e apprezzare un rimpianto collega di Educazione musicale. Basato su improvvisazione e ritmo, nasce negli USA all’inizio del ‘900 con radici afro – americane e influenze europee. L’etimologia della parola ‘jazz’ probabilmente deriva dal termine creolo/francese jaser (fare rumore) o dal gergo jasml jism (spirito combattivo). Quest’anno il genere celebra il centenario di Miles Davis, con mostre e concerti. Ho in mente la tromba di Louis Armstrong (New Orleans, 4/8/1901 – New York, 6/6/1971), universalmente riconosciuto come uno dei più influenti musicisti jazz del XX secolo. Cosa c’entra il rumore? Esso è percepito come un disturbo e un nemico della musica, quindi mi pare giustificato che oggi la Giornata del Jazz ai accompagni a quella contro il rumore. Nella disturbata società attuale, molti farebbero bene a fare silenzio e a lasciare spazio a Tersicore, la musa della danza, del canto corale e della poesia lirica.

Iris o Giaggiolo

In mezzo all’acero giapponese rosso scuro si è infilato un bellissimo fiore di Iris, chiamato anche Giaggiolo, di colore bianco orlato di viola. Dalla ‘patata’ – tecnicamente un rizoma – è emerso il fusto del fiore che deriva il nome dalla dea ‘Iris” messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. Il fiore simboleggua speranza, fede, saggezza e coraggio. Regalare un Iris esprime fiducia, stima e positività. In campo medico e soprattutto cosmetico, è utilizzato da secoli per preparare composti di vario tipo, come rimedio per la tosse, depressione e nella preparazione di profumi, ciprie, saponi e coloranti. Si può perfino usare in cucina, specialmente le sue radici essiccate e, più raramente i fiori. Grazie alla sua capacità di fissare gli aromi, viene utilizzato nella miscelazione di cocktail come il gin. Incredibile la versatilità di questo fiore, che vanta un’incredibile bellezza. Spesso associato al 25esimo anniversario di matrimonio, l’Iris (Iris florentina) – comunemente confusa con il giglio ma botanicamente diversa – è il simbolo di Firenze. A questo punto ho in casa una fonte di bellezza e uno stimolo per ripassare la storia, nonché un diversivo culinario. Per la verità, in ambito floreale ho una predilezione per le bulbose: tulipani, narcisi, giacinti, gladioli, gigli e ciclamini. Mi sorprende che da una anonima ‘patata’ si sviluppi un fiore meraviglioso, il che è segno di trasformazione notevole. Tipo quella del brutto anatroccolo che diventa un magnifico cigno bianco. La famosa fiaba di Hans Cristian Andersen insegna l’accettazione di sé e il valore della diversità. Una bella lezione che ci viene anche dalla trasformazione dei fiori.

Fiori nel piatto

Non è corretto dire che sono negata in cucina, dove talvolta supero la mia ritrosia, come è successo ieri. Sfogliando svogliatamente la rivista DONNA MODERNA mi imbatto nella ricetta “Risotto alle tre rose” che mi incuriosisce. Anche in passato mi ero interessata ai fiori eduli che chef stellati usano per decorare alcuni piatti. In giardino ho una pianta di Rosa antica in fioritura, spinosa e generosa di profumatissimi fiori color rosa magenta. Prima di raccoglierne i petali, devo però accertarmi che siano commestibili. Abbastanza distante dalla strada, non l’ho trattata con sostanze nocive. Aspetto però la conferma di poterla usare in cucina. Ci pensa mio figlio che ha un’app per la verifica. Intanto le rose antiche sono piante molto forti e robuste che non necessitano di cure particolari. Il loro profumo è incredibile. Credo che la mia sia della varietà “Rosa Antica Rifiorentissima” e confermo che è profumatissima. Mai pensato di farci il risotto, anche se anni fa con i petali di una sua parente avevamo fatto un liquore. Appurato che i petali di rosa sono commestibili (rose non trattate con pesticidi), sono molto apprezzati in cucina per il profumo e il sapore delicato, specie in insalate, dolci, marmellate e tisane. Il risotto ai petali di rosa è un primo piatto raffinato, dal gusto delicato e profumato. Si prepara tostando il riso e cuocendolo con brodo vegetale, aggiungendo petali d rose non trattate, macerate nel vino. Ecco, credo di avere ecceduto col vino perché ho trovato troppo ‘alcolico’ quanto realizzato, ma il colore era stupendo. Al prossimo tentativo farò meglio. Sapere che posso raccogliere i petali non solo per farne pot-pourri da regalare, ma per gustarmeli mi procura un’intima soddisfazione.

Otium e mindfulness 🧠

“Contro la stanchezza mentale, non fare nulla”. È il curioso programma cui aderiscono per 90 minuti i partecipanti, seduti su un tappeto, in un parco della Corea del Sud. Lo sento durante la rubrica “Curiosità dal mondo” di UnoMartina in famiglia. Curioso ma non troppo. La Corea del Sud (ca. 51 milioni di abitanti) nota per il paesaggio verde e collinare, risulta un Paese sicuro, con un tasso di criminalità tra i più bassi al mondo. Chissà se le due cose sono collegate. Mi viene in mente la pratica del mindfulness che aiuta a gestire lo stress, migliorando il benessere emotivo e psicofisico. Non sono un’esperta, mi attrae ciò che riguarda la mente e trovo interessante l’idea di meditare contro la stanchezza mentale. Anche per gli antichi greci e romani la meditazione non era solo rilassamento, ma un “misurare con la mente” (da mederi, curare): insomma, un dialogo interiore. Del resto anche l’otium romano non era inattività, bensì un’alternativa alla vita politica, fondamentale per lo sviluppo dello spirito. Mi inquieta constatare che oggi meditare e perfino riflettere sia considerato ‘fuori moda’, fors’anche per un eccesso di stimoli e distrazioni. Meglio, se mi sbaglio. Eppure meditare è semplice e accessibile: per calmare la mente e ridurre lo stress bastano pochi minuti al giorno, seduti in un luogo tranquillo, focalizzandosi sul respiro. Ho il luogo: sotto il glicine. Sul respiro ci devo lavorare. Ma non serve che vada in Corea, dove in questo periodo è in corso la soettacolare fioritura dei ciliegi. La natura, in qualunque parte del pianeta dà una grande mano allo spirito predisposto alla bellezza.

25 Aprile 2026 🥀

25 Aprile, festa nazionale della Repubblica Italiana. Anche San Marco evangelista, patrono di Venezia e protettore di diverse categorie di professionisti, tra cui pittori e farmacisti, ottici, vetrai, notai, scrivani (quindi potrei anche pormi sotto la sua protezione). I notiziari informano sugli spostamenti degli italiani – circa 5 milioni – nonostante i rincari e le incertezze internazionali. In questo fine settimana di bel tempo, le mete più gettonate sono mare, montagna e le città d’arte. Io intendo godermi il giardino e la tranquillità domestica, 1° Raduno Auto e Moto d’Epoca permettendo. Esco e faccio la consueta puntata al bar che è chiuso. A due passi c’è l’altro, sprovvisto però di quotidiano che compero in cartoleria. Nessun segno tangibile dell’anniversario della Liberazione. Durante il ritorno, all’altezza delle ex scuole elementari alzo lo sguardo e vedo che sul terrazzino di un appartamento è stata esposta una bandiera: questo gesto di appartenenza mi commuove. Non so chi ci abiti, ma mi sento in consonanza con la persona che ha espresso il suo amor di patria con un gesto semplice, senza ricorrere a canti e parole altisonanti. Oggigiorno si percepisce molta insoddisfazione e quasi una fuga dalla cosa pubblica. L’entusiasmo per il cambio di regime avvenuto nel 1945 sembra essersi disperso nei decenni successivi, complici le ‘nuove’ guerre degli ultimi tempi. L’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “Ricordiamo i valori costituzionali” non è retorica. Mantenere viva la memoria è un valore, indipendentemente dalla modalità. Sulla cunetta di fronte casa mia sono comparsi dei papaveri rossi, i primi fiori che spuntano in questo periodo nei campi, liberi, simbolo anche della Resistenza italiana. 🥀

Rodari, leggerezza e riflessione

Mi sono imposta il riordino della cassettiera in studio, dove riposavano da anni materiali scolastici e non che destino al bidone della carta. Un lavoro che avrei dovuto fare molto prima, rinviato con scuse varie. Non potevo più procastinate e mi sono rimboccata letteralmente le maniche. Mi viene tra le mani un libriccino ancora incellophanato: Filastrocche lunghe e corte di Gianni Rodari (1920 – 1980), quello che ci vuole per concedermi una pausa e farmi sorridere. Forse lo avevo comperato per mio figlio, oppure intendevo usarlo a scuola. Ma non è successo, dato che è ancora in una rigida custodia di plastica da cui lo estraggo. E lo leggo. Si tratta di una raccolta costituita da 22 filastrocche prese da diversi volumi pubblicati tra il 1950 e il 1964. Conoscevo l’autore e si consolida l’idea che la sua opera, destinata in primis ai bambini – era stato anche Insegnante elementare – offra spunti di riflessione agli adulti. Lo conferma la chiusura di molte filastrocche che suona come una tirata d’orecchie ai potenti che fanno la guerra.Riporto la FILASTROCCA BURLONA Filastrocca un po’ burlona/per divertire qualunque persona:/se la salita fosse in discesa,/se la montagna stesse distesa,/se tutte le scale andassero in giù,/se i fiumi corressero all’insù,/se tutti i giorni fosse festa,/se fosse zucchero la tempesta,/se sulle piante crescesse il pane,/come le pesche e le banane,/se mi facessero il monumento…/io non sarei ancora contento./Voglio prima veder sprofondare/tute le armi in fondo al mare.// Direi che è geniale fare incontrare nei suoi versi il bambino e l’adulto bambino, distribuire leggerezza, ma anche spunti di profonda riflessione.

Terra Madre

Oggi 22 Aprile 2026 Giornata Mondiale della Terra o Earth Day, istituita nel 1970, ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di Primavera. Scopo: sensibilizzare nei confronti del pianeta e promuovere la sostenibilità. Sono coinvolti 192 Paesi e oltre un miliardo di persone. Il tema ufficiale è “Il nostro potere, il nostro pianeta” che sollecita la responsabilità individuale e collettiva per il necessario cambiamento. L’immagine ufficiale di quest’anno è un fiore fatto di terra, tenuto tra le mani di una persona, opera dell’artista di Los Angeles Miles Wintner. Per un impatto positivo si raccomandano 5 azioni chiave: 1. Ridurre l’uso della plastica 2. Combattere lo spreco alimentare 3. Mobilità sostenibile 4. Risparmio energetico e idrico 5. Consumo responsabile. Quindi la teoria c’è, mentre la pratica scarseggia. Ad esempio, l’aria in Iptalia è sempre più inquinata, specie in aree come la Pianura Padana, con trasporti, riscaldamento e industria principali fonti. In Veneto, la città più inquinata risulta Verona, mentre la contaminazione da PFAS interessa le province di Vicenza, Verona e Padova. La contaminazione da PFAS indica la diffusione nell’ambiente di composti chimici sintetici, definiti “inquinanti eterni” perché non si degradano, accumulandosi in acqua, suolo, cibo e organismi viventi e rappresentano gravi rischi per la salute umana. Non vivendo a Sassari, spesso citata per la migliore qualità dell’aria, ma in Pedemontana del Grappa – dove peraltro sto bene – me ne farò una ragione, cercando di osservare le 5 azioni chiave raccomandate. Ad esempio, uso meno l’auto e riciclo il più possibile. A piante e fiori destino l’acqua delle verdure lesse. Con gli scarti alimentari faccio il compost per il giardino. Però il mio tallone d’Achille è la spesa: compero sempre troppo e spendo oltre il previsto (in buona compagnia, temo).

Compleanni importanti

Oggi 21 aprile è l’anniversario della nascita di Roma, fondata nel 753 a C. e si ricordano anche i 100 anni dalla nascita della regina Elisabetta II (21aprile 1926 – 8 settembre 2022). Sulla città eterna non mi soffermo perché il suo fascino continua indiscusso. Un anno fa è morto Papa Francesco che si merita un post a parte. Dedico una riflessione alla regina, perché mi attrae la persona, più che il ruolo assunto per settant’anni. Per il suo ‘compleanno postumo’ come lo definisce Maria Soave, conduttrice di 1mattina News, sono in calendario eventi commemorativi a Londra, compresa una mostra a Buckingham Palace dedicata al suo stile e agli abiti. D’obbligo ricordare i completi in tinta della regina, con cappellino coordinato e borsetta, una civetteria che la rendeva umana. Come l’amore per i cani, più di trenta nel corso della sua vita, prevalentemente Pembroke Welsh Corgi. Descritta come molto spiritosa nel privato, in pubblico doveva evadere 500 (cinquecento) impegni l’anno, rinunciando a piaceri tipo visitare una mostra d’arte da sola. In compenso non le sono mancati dispiaceri privati: di quattro figli, tre hanno divorziato. Viceversa il suo matrimonio con l’arzillo principe Filippo “sempre due passi dietro a lei” è durato 73 anni, il più longevo nella storia della monarchia britannica. Ho presente il suo funerale, un evento storico di portata globale, con la presenza di leader mondiali e una imponente partecipazione popolare, avvenuto dopo dieci giorni di lutto nazionale. Ma ricordo e rivedo volentieri, quando capita, lo spot girato con l’attore Daniel Craig nei panni di James Bond, dove la regina accoglie 007 a Buckingham Palace e poi ‘si lancia’ in elicottero verso lo stadio. Grandissima!

Jessica…e Trump

Lunedì di movimento, come di consueto al bar Milady a Fonte. Riesco ad accapparrarmi il quotidiano e mi ritiro nel tavolo ad angolo più appartato. In men che non si dica entrano almeno dieci persone, prima di andare al mercato oppure già di ritorno. Un cliente anziano in compagnia di tre donne parla con un tono di voce molto alto e vorrei farglielo notare: nel caso non fosse sordo, non ha rispetto per chi gli siede accanto e intende concentrarsi sulla lettura. Vero che il bar non è una biblioteca, ma il rispetto per i ‘vicini’ che non vogliono essere aggiornati sulle faccende altrui dovrebbe essere esercitato.Vale anche per i pedoni che parlano al cellulare. Chissà come funziona in America. Il parallelo è d’obbligo, dopo che leggo l’articolo: “Se sei per Trump siamo amici” I finti elettori USA creati dall’AI con tanto di foto di influencer algoritmici, ovverosia avatar creati con l’intelligenza artificiale. Nessuno di loro è una persona reale. Noto il caso di Jessica Foster. “Bionda, bellissima, e sempre sorridente, si tratta di una supposta soldata americana, giovanissima ma già con un grande credito: in alcuni video parlava in pubblico al fianco del presidente Trump”. Come a Federico Cella, autore dell’articolo sugli Esteri del Corriere della Sera mi viene il dubbio che stiano scarseggiando i sostenitori reali del presidente americano, che una ne fa e cento ne pensa. Comunque il problema che sta dietro l’episodio è il ricorso smodato all’intelligenza artificiale che ovviamente è un coltello a doppio taglio. Può essere utile o dannosa, tanto quanto usare un’automobile. Di sicuro non ha un’anima e non potrà mai essere empatica. A me è piuttosto antipatica, e mi disturba quel “chiedi a Meta AI” che si intrufola tra i miei contatti. Per ora faccio di testa mia.