Digressione cromatica

Bello il tramonto (ieri sera), finalmente senza pioggia! Il sole fa capolino dalle nuvole, viene e va a suo piacimento. Sento un uccello cantare sul tiglio e un bombo ronzare affaccendato tra i fiori. A tratti cadono dei petali della Rosa antica rampicante che si è trasferita sul tetto, colorando di giallo il porfido grigio. Le Ortensie in vaso detengono il primato del colore, perché offrono una gamma che va dal rosa al viola, passando attraverso l’azzurro. Sta fiorendo anche l’Ortensia bianca, regalatami da Lisa e Roberta l’anno scorso: il capolino chiuso è verdino, ma una volta schiuso offre il suo colore originario: tra un po’ sarà uno spettacolo! Per me il colore non è secondario, tant’è che ho il soggiorno di cinque tinte: giallo, celeste, marrone, grigio, bianco. Ricordo che i primi giorni di scuola, quelli dedicati all’accoglienza degli alunni, erano destinati anche alla formazione delle classi prime, tramite la scelta di colori in base ai quali emergeva la ‘compatibilità’ o meno col compagno di banco. Strategia peraltro accantonata durante la pandemia e il distanziamento. Comunque alla domanda quale è il tuo colore preferito rispondevano tutti, anche i più restii a parlare. La pubblicità sa bene come sfruttare questo elemento, tant’è che la psicologia dei colori influenza il consumatore: il blu è il più utilizzato dalle aziende perché trasmette un senso di sicurezza e affidabilità (pensate alle confezioni di un noto marchio di pasta), ma c’è l’aggancio anche per gli altri colori. Il rosso vivo e il verde smeraldo pare siano i due colori portafortuna dell’anno in corso. A livello individuale, ognuno ha i suoi gusti. Ribadisco i miei: giallo e celeste, ma apprezzo anche gli altri. Insomma, le mie apprezzate Ortensie mi hanno consentito una…digressione cromatica rilassante.

“La vita non è uno scherzo”

Nazim Hickmed moriva a Mosca il 3 giugno 1963, lontano dalla sua Turchia dove era nato il 15 gennaio 1902. Nel 1948 aveva scritto in carcere (condannato per la sua opposizione al regime di Kemal Ataturk e per propaganda comunista) una delle sue poesie più famose, Alla vita che è un ammonimento a non sprecarla. Mi scorre sul tablet e non posso ignorarla perché mi sembra adatta da accostare a fatti di attualità gravati spesso da leggerezza e superficialità. Senza contare la precarietà del vivere che è una costante e ci mette molto di suo. Mi piange il cuore per Sofia, la bimba di 18 mesi investita nel parcheggio dell’asilo a Brescia dall’auto di una nonna che andava a prelevare il nipote e sono angosciata per Patrizia, Bianca e Cristian, i tre giovani amici abbracciati prima di essere investiti e travolti dalla furia del Natisone in Friuli. Le indagini faranno il loro corso in entrambe le drammatiche circostanze. Personalmente credo che siamo fortunati ad essere vivi e la poesia del poeta turco mi suona come una preghiera laica, di cui riporto la prima strofa a beneficio di una riflessione comune sull’irripetibile dono che dobbiamo gestire al meglio. La vita non è uno scherzo./Prendila sul serio/come fa lo scoiattolo, ad esempio,/senza aspettarti nulla/dal di fuori o nell’aldilà./Non avrai altro da fare che vivere./ Sullo stesso tema mi torna in mente la bellissima canzone interpretata da Shirley Bassey La Vita/This Is My Life, il cui ritornello si sente ogni tanto come sottofondo alla reclame di un prodotto: Ah…la vita/Più bello della vita/Non c’è niente/E forse tanta gente/Non lo sa non lo sa/Ah…la vita/Che cosa di più vero/Esiste al mondo/E non ce ne accorgiamo/Quasi mai quasi mai/Quasi mai…mai/. A nome delle vittime della fatalità e/o della sottovalutazione del pericolo, ritengo sia doveroso alzare l’asticella della responsabilità perché, come dice Nazim Hickmed “La vita non è uno scherzo’ e “Più bello della vita non c’è niente”, come canta Shirley Bassey.

Papa Bergoglio autore

Ho terminato la lettura di LIFE, autobiografia di Papa Francesco in collaborazione con il vaticanista Fabio Marchese Ragona. Il sottotitolo La mia storia nella Storia introduce il contenuto della narrazione, distribuito in XIV capitoli per un totale di 329 pagine che non sono affatto un mattone. La parte del vaticanista è scritta in corsivo ed è marginale, a mio dire rispetto a quella raccontata dall’illustre autore che non condiziona il mio modesto parere. La prima considerazione che mi viene da fare è che il Pontefice sia riuscito a dedicarsi a questa impresa letteraria, nonostante i molteplici impegni che derivano dal suo ruolo. Ma è Lui stesso che chiarisce: “Perché soprattutto i più giovani possano ascoltare la voce di un anziano e possano riflettere su ciò che ha vissuto il nostro pianeta, per non ripetere più gli errori del passato”. Infatti il racconto abbraccia un periodo che va dalla Seconda guerra mondiale alla pandemia di Covid-19, durante il quale Bergoglio si sofferma sui momenti cruciali vissuti da protagonista. Essendo lui argentino, percepisco un coinvolgimento particolare quando parla dei ‘cartoneros’ del suo Paese. Ma ho letto con vivo interesse anche il cap. XII dedicato alle dimissioni di Benedetto XVI e alla sua elezione al soglio pontificio nel marzo 2013. Nelle prime pagine descrive con affettuosa ammirazione nonna Rosa che insegna al piccolo Jorge a pregare. Certo il dietro le quinte era molto positivo e nel corso della vita Mario Bergoglio ne ha conosciute di persone importanti, ma anche emarginate che ha aiutato in vari modi. Nell’ultimo capitolo, intitolato “Una storia ancora da scrivere” accenna soltanto ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, perché “le cose sono in divenire…ma ogni giorno ho implorato al Signore il dono della pace”. La parola pace, che Papa Francesco nomina spesso dovrebbe finalmente entrare nel vocabolario dei grandi che invece la ignorano.

Giornata Mondiale della bicicletta

Vorrei fare uscire dal garage la bicicletta, anche per verificare la mia stabilità dopo l’intervento e la fisioterapia. Ma come si fa con questo tempo che definire ballerino è un eufemismo? Chiederò a Pia, amante delle due ruote come si regola. In casa ho la cyclette e la mini-byke, ma non è la stessa cosa! Anche fare poche centinaia di metri pedalando mi consente di osservare, sentire, spaziare con la mente. Oggi 3 Giugno è la Giornata Mondiale della bicicletta, istituita dall’ONU nel 2018 per promuovere l’utilizzo di un mezzo di locomozione sostenibile, sano e alla portata di tutti. Non tutti però la usano con prudenza e certi ciclisti del weekend mettono a rischio la loro incolumità e quella del malcapitato autista costretto a stare in coda al gruppetto sparpagliato sulla carreggiata. Più che pedalare, a me piace camminare ma non disdegno entrambe le attività, se il tempo è clemente. Ho qualche foto che documenta le mie passeggiate sulle due ruote: niente di eccezionale, ma un senso liberatorio che aumenta con l’intensità dell’aria sul volto. La bici è datata e ha cambiato colore nel tempo, passando dal rosa al blu elettrico. Sul cestino davanti ci metto il marsupio, mentre trent’anni fa ci accomodavo mio figlio. Anche Saul da ragazzo ha pedalato parecchio su un paio di bici… finché le ha collocate in cantina. I gusti cambiano, ma nel mio caso non è stato un abbandono, anzi direi che c’è un ritorno nostalgico, considerato che non monto in sella dallo scorso novembre. Per fortuna Castelcucco dove abito offre bei paesaggi tra i colli da esplorare a piedi e/o in bicicletta. Appena il tempo si sistema, mi riprometto di fare qualche giretto senza stancarmi, magari mettendo nel cestino la macchina fotografica.

‘Non è mai troppo tardi’

Che personaggio e che bella persona il Maestro Alberto Manzi (Roma, 3.11.1924 – Pitigliano, 4.12.1997). Gli dedica un servizio il programma ‘A Sua Immagine’ in questa domenica importante che ricorda il 78esimo compleanno della Repubblica Italiana. La trasmissione condotta da Manzi Non è mai troppo tardi, in onda dal 1959 al 1968 consentì a circa un milione di italiani di emanciparsi culturalmente, conseguendo la licenza elementare. Fu il primo esperimento di educazione a distanza fornito dalla televisione pubblica, con un metodo educativo accattivante che combinava parole e disegno. Il Maestro aveva insegnato precedentemente nel carcere minorile “Aristide Gabelli” di Roma a circa 90 ragazzi minorenni (a 18 anni passavano al Regina Coeli) in un’enorme stanza adibita ad ‘aula’ senza banchi, sedie, libri: esperienza che deve essere stata fondamentale per il futuro del maestro, pedagogista, conduttore televisivo e anche scrittore. Tra le diverse opere di Narrativa: La luna nelle baracche e Orzowei. Fu anche sindaco di Pitigliano, comune toscano in provincia di Grosseto. Durante il servizio, il figlio Massimo Manzi parla del padre, sottolineandone le doti morali che raccomandava in casa e a scuola: “Siate sempre padroni del vostro senso critico, e nessuno potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o addomesticare come vorrebbe”. Provo emozione ed ammirazione per un tale insegnante, la cui eredità è ancora attuale. Sentirlo presentare le varie lettere dell’alfabeto mentre disegna velocemente delle figure alla lavagna da uno schermo in bianco e nero ha un valore didattico e umano notevole. Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora, ma ritengo che la sua testimonianza possa ancora fare scuola.

Giugno, cosa ci porti?

Primo giugno! Alle dodici, sotto il portico a casa mia sono diciotto gradi, più nuvoloso che no, ma finora non piove. Pare che dovremo aspettare altri dieci giorni per percepire l’estate, dovremo farcene una ragione. Cos’altro potremmo fare noi, comuni mortali per invertire la rotta? Entro il 2050 la UE dovrebbe conseguire l’obiettivo della ‘neutralità climatica’ riducendo di almeno il 55% le emissioni di gas serra. Il cambiamento climatico sta fornendo il conto del disinteresse verso l’ambiente che ci ospita, dove sovente l’uomo fa danni inenarrabili. Le stagioni si sono mischiate e nella stessa giornata può fare caldo, oppure farci mantenere indumenti invernali. Comunque mi aggrappo al detto del Dalailama: “Scegliamo di essere ottimisti. Ci si sente meglio”. Il nome giugno deriva dal latino Iunius, derivato di Iuno (Giunone), la dea romana cui era dedicato, moglie di Giove, quindi la più importante divinità femminile. Tradizionalmente, il mese di giugno coincideva con la fioritura e la raccolta di prodotti, perciò associato al periodo dei matrimoni. Giugno infatti è il mese dedicato a Giunone, dea del matrimonio e protettrice dello Stato (magari sarà bene ricordarlo domani 2 giugno, festa della Repubblica). Secondo Ovidio invece, il nome giugno deriva da “iuniores” ed è dedicato ai giovani. Comunque sia, a dare il nome ai mesi fu Numa Pompilio, il secondo re di Roma che introdusse i 12 mesi per sincronizzare il calendario lunare con quello solare (Secondo la tradizione, Romolo aveva stabilito che l’anno avesse 10 mesi). Adesso torno coi piedi per terra e mi auguro che il mese appena iniziato porti: sole, caldo, passeggiate, mare, fiori, frutti da gustare come una bella fetta di cocomero o un drink dissetante. Incrociamo le dita e vediamo che succede…

Ortensie multicolori

Ultimo giorno di Maggio, mese alquanto perturbato con temperature al di sotto della media. Per l’estate astronomica bisogna aspettare il solstizio d’estate il prossimo 21 giugno, il giorno più lungo. La Natura si adegua, con lentezza. Le mie Peonie stanno sfiorendo, ma per fortuna le Ortensie mi faranno compagnia a lungo, dato che la fioritura si protrae per tutta l’estate fino a Settembre. Ne scopro una di celeste, il mio colore preferito sotto al Fico. Dopo un’ennesima giornata di pioggia, un po’ di colore restituisce il buonumore. Ma stanno fiorendo multicolori anche le Ortensie acquistate l’anno scorso di colore blu. Evidentemente il terriccio, a seconda della composizione fa la differenza, comunque il mix cromatico mi stupisce e mi rallegra. Ho una grande simpatia per questo fiore, cui manca solo il profumo. Delle dieci piante messe a dimora quando venni ad abitare a Castelcucco nel 2000, ne sono sopravvissute metà che però si sono espanse, e non è detta l’ultima parola nel senso che ogni tanto provo a fare delle talee, sebbene finora con scarso successo. Il significato dell’Ortensia varia a seconda del colore, comunque sempre positivo e riferibile a gratitudine, ammirazione e armonia. Molti bouquet da sposa sono realizzati con questo fiore. Coltivata in Cina fin da tempi antichissimi, oltre che bella ha anche potere curativo. Le sue proprietà officinali e terapeutiche erano conosciute già in Asia e poi furono scoperte dagli Indiani d’America, utilizzata dall’artrite reumatoide ai calcoli renali, passando per la calvizie. Leggo del thè celeste all’Ortensia che può servire perfino in cucina per fare la marmellata e la grappa: una sorpresa! Insomma, un fiore assai versatile ed antico, che porta splendidamente 30 milioni di anni. Onorata di coltivarlo a casa mia!

Una bella scoperta

Un dipinto rubato 44 anni fa a Nocera inferiore ritorna a casa, cioè nella chiesa dov’era stato trafugato grazie all’occhio vigile ed esperto di un giovane professore di Lettere, amante dell’arte, Mario De Luise. In visita lo scorso Aprile al Palazzo Ducale di Urbino con i suoi studenti, tra le opere esposte riconosce la Deposizione di Angelo Solimena, un’opera del 600 trafugata nei primi anni ’80 dalla Chiesa di San Matteo a Nocera Inferiore. Segnalato il dubbio alla Galleria Nazionale delle Marche e fatte le opportune verifiche, il professore aveva ragione. Premesso che il giovane professore salernitano ha soltanto 32 anni, si merita il plauso di tutti gli amanti dell’arte e dei suoi studenti che suppongo lo considerino, giustamente un grande. Le sue dichiarazioni: “Insegno lettere ma amo l’arte, una passione di famiglia. Quel quadro era uno dei preferiti del mio Maestro d’arte Mario Alberto Pavone” confermano quanto sia importante il ‘dietro le quinte’, cioè avere dei validi modelli in casa e a scuola. Però fa riflettere come nessuno si sia accorto prima dell’autenticità del dipinto. È risaputo che il Belpaese è ricco di opere d’arte e molte sono state trafugate. Di recente dagli Stati Uniti sono state rimpatriate 600 opere d’arte – sculture, vasi, monete, tele, pergamene – grazie a una maxi operazione dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, valore stimato 60 milioni di euro. La notizia è confortante ed incoraggiante, nell’ambito del lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Ma che un privato cittadino, con la passione per l’arte e l’acume riesca a recuperare un dipinto rubato e ‘nascosto’ per oltre quarant’anni è davvero notevole. Stasera alle 18 il quadro tornerà nella sua sede originaria, grazie al giovane e acuto professore di Amalfi.

Francesco, un Papa umano

“Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, nella chiesa c’è spazio per tutti”: parole di Papa Bergoglio, in risposta al polverone suscitato da una sua battuta ritenuta omofona. Il pontefice si scusa per aver usato un termine romanesco, teso a criticare la presenza di omosessuali nei seminari. Il termine ‘frociaggine’, pronunciato a porte chiuse con i vescovi durante l’assemblea generale della Cei ha acceso il dibattito tra vescovi italiani e comunità LGBTQ+, un incidente comunicativo che ha innescato le polemiche e che una nota della sala stampa vaticana ha messo a tacere. Umanamente ritengo che vada riconosciuta al Santo Padre la possibilità di una defaiance. L’operato durante la lunga vita testimonia la sua buona fede. Provo simpatia per Papa Francesco dal tempo dell’elezione: il suo modo di fare e di dire sono congeniali al ruolo e al nome scelto. Di questi giorni sto leggendo il libro prestatomi da Lucia LIFE La mia storia nella Storia, l’autobiografia di Papa Francesco scritta con Fabio Marchese Ragona. Lungi da me farne una recensione prima di averne completato la lettura – ho letto metà dei XIV capitoli – ritrovo nelle pagine lo spirito indomito del pontefice. Il piccolo Jorge amava molto nonna Rosa che gli insegnò a pregare. La madre Regina sognava per lui un futuro da medico, mentre nonna Rosa fu molto felice quando comunicò la sua chiamata al sacerdozio, nel 1955. In un passo che riguarda la fine della seconda guerra mondiale, ricorda “come vivono i nostri fratelli e sorelle nella martoriata Ucraina, in Siria, Yemen, Myanmar, Medio Oriente, Sud Sudan… e in tutti gli altri Paesi dove si vive ancora la tragedia della guerra”. Un tema di attualità irrisolto, molto più pesante di quello riguardante gli omosessuali, una goccia nel mare!

Cultura, propellente di piacere

Alberto Angela conferma le doti di figlio d’arte, spalmate nello speciale “Meraviglie: Pompei – Le nuove scoperte” con un piano sequenza di oltre due ore, cioè con la macchina da presa che non stacca mai, dando allo spettatore l’idea di essere accanto al divulgatore in una privatissima visita al sito archeologico. Come da previsione, il programma ha sbancato gli ascolti, vincendo la prima serata. Davanti allo schermo c’ero anch’io che da liceale avevo visitato Pompei, riportandone stupore e ammirazione. Lo speciale di ieri sera mi ha arricchito di ulteriori conoscenze, frutto dell’intenso lavoro di archeologi, restauratori, divulgatori e quanti lavorano nei numerosi cantieri aperti nell’area degli scavi. Tra le scoperte più recenti, toccanti i disegni realizzati da un bambino/a e il palmo di una piccola mano impresso su una parete. Il viaggio culturale ha portato alla ribalta ‘L’insula dei Casti Amanti’, strutture adibite a forno, a cortile, a sale di ricevimento e di piacere, bellamente affrescate. Verso la fine del programma, Alberto Angela illustra delle pareti tinteggiate di “rosso pompeiano’ e dà delle informazioni sulla chimica del colore che lo rendeva tossico alla respirazione. Ma la vita media allora era alquanto contenuta: circa 39 anni per le donne – spesso vittime di parto – e 41 anni per gli uomini. Comunque un’esistenza goduta pienamente, secondo un atteggiamento epicureo senza condizionamenti. La vita quotidiana a Pompei nel 79 d.C. anno della spaventosa eruzione era all’insegna di un certo benessere e i Romani facoltosi ci andavano in ferie. I resti portati alla luce testimoniano che amavano il bello. A questo punto mi segno una frase del garbato divulgatore che condivido e vale quale promozione : “La cultura propellente del piacere”.