Che spettacolo lo show di Roberto Benigni che chiude la Giornata Mondiale dei Bambini con il Papa e più di 50.000 fedeli in Piazza San Pietro! È nota la capacità comunicativa del comico che fa ridere Papa Francesco “che ha tre anni e tanti giorni” e che bacia “anche se mi hanno detto di non toccarla”. La leggerezza è l’ingrediente principale delle sue battute che non ignorano l’attualità: alle prossime elezioni europee, lui e il Papa potrebbero presentarsi insieme con “il campo largo” che introdurrebbe una svolta. Comunque la parte più ottimistica la rivolge ai bambini, destinatari della giornata, tra i quali suppone ci potrebbe essere il futuro Michelangelo, la futura Rita Levi Montalcini o addirittura il prossimo Papa. I bambini hanno bisogno di modelli positivi e Benigni li estrae dal suo cuore come il mago estrae il coniglio dal cilindro. Un fuoco di fila di battute tra il serio e il faceto che dura una ventina di minuti e che vale la pena di risentire. Non manca un mea culpa, quando l’artista si rivolge ai piccoli, chiedendo: “Costruite un mondo migliore. Fatelo diventare più bello che noi non ci siamo riusciti”. Da poeta qual è, cita Gianni Rodari e dice che le fiabe possono diventare realtà perché insegnano che “i draghi possono essere sconfitti”. Mi ricordo quando l’attore toscano teneva le lezioni sulla Divina Commedia (ingrediente del post di sabato), nella interpretazione da oscar nel film La Vita è Bella, anche in altre recite buffe comunque mai offensive. Mi fa pensare a un giullare di corte con tanti assi nella manica. Tra l’altro ha confidato che da bambino avrebbe voluto fare il papa…ma per questo sbeffeggiato ha ripiegato sul comico, perché far ridere è una cosa importante. Ad averne di artisti come lui. Se poi non rispetta il protocollo, santa pazienza!
Autore: Ada Cusin
Maggio, tempo di rose e di ciliegie
Non so se sia un caso, ma ho messo sulle unghie lo smalto color ciliegia, frutto purtroppo non maturato quest’anno a casa mia, causa le abbondanti piogge e le sfavorevoli condizioni climatiche. Così rimedio andando con Lucia alla Mostra delle ciliegie di Maser, giunta alla 32esima edizione. Gli stand sono dislocati nel vasto parco difronte alla storica Villa Barbaro, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1558 circa, per l’umanista Daniele Barbaro e suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia. Originario dell’Asia Minore, il ciliegio si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia. La location per l’evento non potrebbe essere migliore, sebbene quest’anno la produzione del prelibato frutto sia calata del 40% e di conseguenza il prezzo alla vendita sia aumentato. Spero che i produttori riescano in qualche modo a compensare le perdite. Io compero un cestino di ciliegie all’ingresso del Viale dei Tigli per otto euro, ma al supermercato le ho pagate 9.90. In un altro stand acquisto un vaso di confettura di ciliegie da regalare a un’amica. Anni passati avevo comperato uno snocciolatore, per trasformare i rossi frutti in gustose marmellate. I capricci del tempo – e di più i danni inferti all’ambiente dall’uomo – stanno esibendo il conto. Le primizie sono state rovinate dal meteo e si spera nelle varietà tardive. Maggio per antonomasia è il mese delle rose e delle ciliegie. Infatti ieri sera ho tagliato alcune rose color corallo e le ho messe in vaso per gustarmi gli occhi, ma anche evitare che il prossimo acquazzone le sciupi. Temo che le turbolenze meteo non siano esaurite. Nel mentre godo di ciò che offre la natura, dato che le quattro stagioni – come dice un simpatico messaggio – sono sopravvissute solo sulla pizza!
Dante censurato
Povero Dante! Si rivolterà nella tomba, se gli arriva la voce di essere stato scavalcato da Boccaccio nell’ora di Letteratura alla Scuola Media Felissent di Treviso. Un putiferio nato perché due studenti di fede musulmana – per meglio dire i loro genitori – hanno rifiutato la scelta dell’insegnante orientata a proporre alla classe la conoscenza della Divina Commedia (perché Dante mette Maometto all’inferno). Povera collega, che si trova tra le mani una patata bollente e non ha certo previsto il polverone scaturito. Adesso si è mosso il M inistro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, e vai con l’ispezione. Leggo sul quotidiano che l’insegnante, cui va la mia umana comprensione è in malattia. Suppongo che i due studenti e i loro genitori contrari al padre della letteratura italiana maneggino la moneta da due euro che da un lato ha il famoso ritratto dipinto da Raffaello, in qualche modo venuto alle mani non per combattere, bensì unire culture diverse grazie al capolavoro dantesco. A titolo di cronaca, dopo un assaggio alle medie, le tre cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso mi accompagnarono per i primi tre anni delle superiori, facendomi fare una indigestione di versi (l’intera opera conta complessivamente 14233 versi) che spostò la mia preferenza sul Boccaccio, l’altro grande del Trecento insieme con il Petrarca. I gusti cambiano e non si discutono. Nel caso salito alla ribalta della cronaca, il punto è un altro e mi interrogo: è integrazione sottostare al veto di alcuni utenti della scuola sull’uso di opere da parte del docente, cui viene peraltro garantita la libertà d’insegnamento? Una decina di anni fa, mi capitò di essere contestata dai genitori di un allievo marocchino, perché avevo dettato una poesia sul Natale. Era mia abitudine dettare una poesia ogni settimana, così ben presto sfumò il reciproco disagio. Non so se sia un caso, ma quello studente diede in seguito molti problemi di tipo disciplinare. Adesso è adulto e mi auguro si sia integrato davvero. A questo nobile scopo dovrebbe servire la letteratura.
Influencer beato
La notizia è ghiotta, destinata a conciliare estimatori e detrattori di internet. La sento di prima mattina e mi incuriosisce: Carlo Acutis, 15enne influencer sarà santo. Nato a Londra il 3 maggio 1981, visse a Milano ma trascorse lunghi periodi ad Assisi dove respirò la spiritualità di san Francesco. Colpito da una forma di leucemia fulminante, morì il 12 ottobre 2006. Tra le sue grandi passioni c’era l’informatica che usava per divulgare e testimoniare la fede attraverso la creazione di siti web. Per questo viene indicato come possibile futuro patrono di internet, tanto che tra i suoi attributi viene indicato il personal computer. Venerato come beato dalla Chiesa cattolica, sarà santo. Mi colpiscono l’età del protagonista, il suo hobby e anche il fatto che i suoi genitori fossero separati. Anzi la madre, Antonia Salzano in un’intervista dichiara di essere stata in chiesa giusto tre volte. Fin dalle elementari il piccolo Carlo si prendeva cura dei compagni con genitori separati e prendeva le difese di quelli più fragili. Da adolescente, si occupava di scuola, amici, affetti, passioni tra le quali prima di tutte Dio. Era fedele alla recita quotidiana del rosario che considerava “la scala più corta per salire in cielo”. Un ragazzo normale che ha reso santa la sua normalità. È abbastanza inconsueto che una madre sopravviva al figlio e raro che il figlio stia per essere elevato all’onore degli altari. Credo sia successo ancora. Mi piace pensare che in questo caso il figlio sia luce per i genitori e ancora più per i giovani. Tra l’altro, dopo la sua morte sono nati i due fratelli gemelli, maschio e femmina ora di otto anni, annunciati in sogno alla madre. Beh, c’è parecchio di interessante nella breve e intensa vita di questo 15enne, che potrei mettere a protezione del mio computer.
Una foto iconica
Era il 23 Maggio 1992, quando avvenne la strage di Capaci. Allora mio figlio aveva 3 anni e 9 mesi, abbiamo vissuto insieme quel tragico evento. In tempi rapidi feci stampare su due magline celesti che indossammo in varie occasioni la foto dei due amici magistrati sorridenti. Mi procurai il poster di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da allora appeso in camera da letto, come un santino laico. Quando mi ritiro, prima di spegnere la luce mi viene spontaneo cercare nel loro sorriso un incitamento a rinnovare nel quotidiano la tenacia e il coraggio che per loro – e per la scorta/le scorte – era pane quotidiano. Il tema dell’amicizia vera, del dovere, del sacrificio, del pubblico servizio fornito oltre ogni aspettativa sembrano argomenti da assegnare a giovani liceali, temi che poi sfumano con i grovigli dell’età adulta. Eppure ritengo che bisogna parlarne, che va mantenuta la memoria di quanto successo, non per edulcorarne il contorno, ma per evitare che riaccada. Il pericolo è sempre dietro l’angolo, in tempi peraltro segnati da tante gravose problematiche. Il Giorno della Legalità odierno intende ricordare le vittime di tutte le mafie. Il Ministero della Cultura e del Merito invita tutte le istituzioni scolastiche del Paese a programmare momenti commemorativi e attività per contrastare qualunque forma di illegalità e sopruso. Quasi mi spiace non essere più in servizio, perché questo tema mi tocca nel profondo. Non so come potrei affrontarlo, dopo 32 anni dall’accaduto senza ripetermi. La fotografia dei due amici magistrati è diventata un’icona dei valori che hanno testimoniato e ci hanno lasciato in eredità. Perché camminino sulle nostre gambe.
Grande Fiorello!
Ad averlo un amico così, in casa e fuori casa! Intendo Fiorello, Rosario Tindaro Fiorello, lo showmen insignito ieri del Sigillo di Ateneo dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Lo sento durante il telegiornale mentre faccio colazione; me ne compiaccio, perché apprezzo lo spirito dell’intrattenitore pungente e garbato che mi ha fatto compagnia molte mattine durante la trasmissione VivaRai2! appena conclusa. Ma lo conosco da quando Fiorello portava il codino. Ammiro molto anche il fratello Beppe, attore e la sorella Catena, scrittrice. Evidentemente l’arte è di casa tra i fratelli siciliani e la madre “che ha sempre desiderato un figlio laureato”, a detta del mattatore può esserne ben fiera. La lectio magistralis tenuta dal figlio deve essere stata uno spasso; cercherò di procurarmela, se possibile. Comunque un paio di riflessioni mi vengono spontanee: se il talento c’è e si coltiva, prima o poi emerge. La seconda ricalca una battuta del premiato: “Nella vita non si va da nessuna parte da soli, serve sempre qualcuno che, a un certo punto, ti dia un’indicazione”. Nel suo caso fu il produttore Bibi Ballando al tempo del “Karaoke” ed Enzo Olivieri, capo villaggio turistico in Sicilia che aveva riconosciuto la sua capacità comunicativa. Un artista con lo spirito del saltimbanco che alleggerisce la pesantezza del quotidiano. Talento e fortuna interagiscono alla grande se il terreno è coltivato a dovere. Mi viene spontaneo ritornare alla signora Rosaria, madre 86enne di Fiorello, pensando alla frase: “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”, attribuita alla scrittrice britannica Virginia Wolf. Frase suggellata dall’artista che si rivolge alla madre, dicendo: “Mamma, di riffa o di raffa ce l’abbiamo fatta”. Grande!
Versatilità del Geraneo
Ero andata in fioreria ad ordinare un omaggio floreale per il compleanno di un’amica. In quell’occasione Marzia, la fiorista mi aveva regalato una pianta di Geraneo malconcia che avrebbe eliminato. Forse le ho pagato il vaso di plastica, per contribuire almeno in parte. Ho sistemato il nuovo ospite sopra la vecchia lavatrice all’ingresso del garage, sperando che si adattasse senza fare tante storie. Evitate le abbondanti piogge grazie allo sporto del garage, il fiore si è adattato benissimo, godendo del sole al mattino e dell’ombra al pomeriggio. Inoltre lo salutavo ogni volta che uscivo o parcheggiavo l’auto. E lui ha ricambiato alla grande, con la fioritura di una decina di fiori rosa intenso, più un paio di bianchi, il che mi autorizza a pensare che fossero state accumunate all’origine due piante di colori diversi. Sapevo che il Geraneo è una pianta robusta, resistente ma in questo caso direi sorprendente! Ne ho diversi altri esemplari sotto il portico, sopravvissuti all’inverno o che mi hanno regalato per il mio compleanno a primavera, tutti della varietà zonale e di colori diversi. Anni fa avevo anche gli edera e i parigini, poi accantonati perché perdevano molto fiori che richiedevano un pronto intervento con la scopa, per evitare di scivolarci sopra. Originario prevalentemente dell’Africa meridionale, la sua coltivazione è introdotta in Europa nel XVII secolo, grazie ai viaggi esplorativi di naturalisti e botanico europei. Il suo nome deriva da una parola greca e, a seconda del colore rappresenta il conforto, la malinconia, l’amicizia. Scopro che i fiori possono essere usati in cucina per insaporire le insalate e le foglie, finemente tritate possono essere usate come aromatizzanti in salse, marmellate e torte. Quando si dice versatilità!
Lunga vita alle api
“Non solo api, anche gli apicoltori sono a rischio di estinzione”: così titola Il Giornale di Vicenza nella Giornata Mondiale delle Api. Miele in calo, causa pesticidi, maltempo che influisce sulle fioriture, e di conseguenza sull’impollinazione e importazione del prodotto a prezzi stracciati da Paesi non UE. Consumavo miele – di castagno e di acacia – quando ero in servizio e restavo quasi afona per abuso della voce durante le lezioni. In tasca ed in borsa tenevo sempre qualche caramella al miele, per le emergenze. Delle api parla il poeta latino Virgilio nel quarto libro delle Georgiche, opera dedicata all’allevamento degli animali. Anche Fedro ed Esopo parlano dei laboriosi insetti nelle loro opere. Fin dall’antichità, l’ape è tra gli animali considerati portafortuna (la coccinella per eccellenza). Nella Bibbia è simbolo di instancabile laboriosità. Nei messaggi che mi arrivano con i saluti mattutini leggo che: “Da esse dipende la sopravvivenza del mondo” e che: “Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Di sicuro l’ape è apprezzata per la sua industriosità, laboriosità e diligenza; la società che creano le api è un modello di organizzazione. “Le api, sentinelle operose che insegnano a vivere nella pace” è un pensiero che le descrive bene e che andrebbe ripetuto a gran voce nelle alte sfere. Anni fa capitò di ‘ospitare’ presso casa un gruppo di api ‘in sciamatura’. Sul retro di una cassetta di legno, mio figlio aveva scritto: “Attenzione api” che successivamente si trasferirono in altro posto con la vecchia ape regina. Si tratta infatti di un ‘trasloco’ dal vecchio a un potenziale nuovo alveare, un fenomeno naturale. La vita media di un’ape regina oscilla tra i due e i cinque anni e può deporre fino a 2000 uova al giorno. L’ape operaia vive in media 40-45 giorni durante il periodo estivo di raccolta nettare, e fino a sei mesi durante il percorso invernale. Adesso sento un certo languorino: un po’ di miele è ciò che ci vuole!
Sorpresa nell’orto!
Vado nella piccola zona riservata all’orto per controllare se le due piantine di zucchina messe a dimora un paio di giorni fa hanno bisogno di acqua – dubbio legittimo perché la terra è bagnata dalle recenti e abbondanti piogge – ed una piantina è sparita! Non credo ai miei occhi e controllo nelle immediate vicinanze nel caso mi confonda, finché un lumacone grosso e marrone mi risolve l’arcano: se l’è mangiata lui! Avevo messo una retina di protezione per i gatti, onde evitare che, sentendo la terra smossa la considerassero un invitante servizio igienico, ma non avevo pensato al ghiotto lumacone che ha banchettato a mie spese, o meglio della tenera piantina di zucchina. Attorno all’altra ho distribuito della cenere, pensando che disturbi il percorso dell’ingordo. A questo punto penso di realizzare un mini orto pensile, sulla griglia di ferro sotto le Ortensie per avere un controllo più diretto sulle orticole ed evitare che le giovani piantine vengano spazzolate prima di poter produrre. Al di là della storiella che può fare sorridere, sono tempi duri per i coltivatori causa il clima, annessi e connessi. Molte aziende hanno chiuso ed altre sono in procinto di farlo. La frutta al supermercato ha raggiunto prezzi esorbitanti. La produzione delle ciliegie, a causa del maltempo ha subito un calo del 40% e non so se la settimana prossima ci sarà a Maser la tradizionale mostra mercato. Speravo di poter assaggiare almeno qualche rosso frutto dal mio albero di ciliegie che purtroppo ha disseminato alla base decine e decine di frutti abbozzati e abortiti. Visto che amo i fiori, sto seriamente pensando di provare a coltivare qualche specie edule (nasturzio, mirto, fiordaliso…), sperando che sia sgradita alle limacce.
Eros e Thanatos, Amore e Morte
Sofia Stefani, 33 anni, uccisa con un colpo in faccia partito dalla pistola d’ordinanza di Giampiero Gualandi, 62 anni, ex comandante con cui aveva lavorato e pare avesse una relazione. Succede ad Anzola, nel bolognese giovedì pomeriggio. Una tragedia con l’ombra del femminicidio. Lo sento per tivù e lo leggo a pag. 19 del quotidiano la Repubblica di venerdì. Stefani è il cognome della vittima, lo stesso di mia madre, dettaglio che non mi sfugge. Poi gli anni, 33 come quelli del Cristo e la parte del corpo dove è stata colpita, il volto con gli occhi ritenuti specchio dell’anima. Mi turba molto il pensiero che l’omicida abbia fatto partire il colpo di proposito, sebbene lui dica che lo sparo sia partito per sbaglio. Una ragazza giovane, vigilessa, dedita anche al volontariato, estromessa dalla vita per motivi passionali nel peggiore dei casi, con una modalità che ha devastato il volto, concentrato di bellezza e di emozioni. Nel settimanale il venerdì di Repubblica, l’articolo a pag. 50 è dedicato a Lea Melandri, 83 anni, autrice del saggio Amore e violenza, ripubblicato da Boringhieri in cui tratta il tema dei femminicidi. A mio dire è illuminante ciò che dice: “Non si può parlare della violenza maschile sulle donne senza nominare il legame profondo che unisce vittima e oppressore. Oggi invece si tende a banalizzare, descrivendo la violenza come conseguenza o della patologia del singolo o della sua provenienza culturale nel caso dei migranti”. Chissà cosa potrebbe aggiungere – o togliere – a questa analisi la povera Sofia, il cui nome in greco significa ‘sapienza’, ‘saggezza”. Eros e Thanatos, Amore e Morte sono due concetti che viaggiano su binari paralleli che si attraggono. Quando si scontrano però succede il disastro!
