Due fuoriserie

Ma dove lo trovate, nel 2020, un ragazzo che mette in moto l’auto, girando una manovella a mano? Non è cosa comune, né per l’auto, una citroen degli anni Ottanta coi colori della Grecia, né per chi la guida, il mio tecnico informatico, Manuel, ragazzone dal cuore d’oro, già mio speciale allievo alle medie. Quando penso al mio lavoro di insegnante, trovo che la soddisfazione più grande sia aver mantenuto i rapporti con alcuni soggetti talentuosi, che mi restituiscono con le loro competente un po’ di sapere nuovo; non sono moltissimi, stanno in una mano, ma ci sono e li ringrazio. Credo di essere stata fortunata, perché non ho fatto nulla di speciale per meritarmi la loro cordiale disponibilità. Senza l’aiuto di Manuel non avrei la mia pagina instagram né il blog, su cui mi libero ogni mattina e che per me corrisponde a una iniezione di ottimismo. E non è finita: per farmi spaziare nel web, Manuel si è dotato di attrezzatura e di pazienza per farmi delle brevi riprese da postare successivamente su Youtube, al fine di presentare i miei scritti in prosa e in poesia. Praticamente è diventato il mio agente letterario… senza portafoglio! Lui si accontenta dei muffin o di una porzione di tiramisù, tanto è bello lungo e non ha problemi di colesterolo. Inoltre fa tutto con piacere e a qualsiasi ora, perche “se studiassi soltanto, diventerei matto!”. Per la cronaca, è studente di Ingegneria elettronica… ma fa anche un sacco di altre attività a titolo gratuito. Non mi stupisce che abbia alle spalle una solida famiglia e una nonna cordiale dai capelli azzurrini, come la fata turchina. Mi rendo conto che il lettore può pensare abbia ritratto un quadretto da reclame dolciaria, ma in questo caso corrisponde a ciò che ho rilevato. La famiglia in questo caso gode di ottima salute e i giovani non sono smidollati. Pertanto c’è da ben sperare!

Ci sono mele e mele

– Scarseggiano i fiori e avanzano i frutti. È il caso delle mele. In un angolo del giardino, posizionato a sud ho un piccolo albero strapieno di mele verdi che stanno acquistando colore. Varietà antica, croccanti al morso, ottime per fare strudel e confetture. Mi piace osservarle così aggruppate come appaiono nel momento che le fotografo, quasi una metafora del detto “l’unione fa la forza”. Molte sono cadute, per un eccesso di produzione e andranno a fare la gioia di Edna, una capretta di mia conoscenza. Per quanto riguarda il gusto, al momento preferisco centrifugarle insieme con le carote, oppure grattugiarle. Col cambio di stagione, trionferanno nella classica torta di mele. Per adesso, a pezzettini nell’impasto per fare i muffin sono… la ciliegina sulla torta! Ho cercato qualche informazione sul significato simbolico di questo frutto, che ne ha molti: la mela è conoscenza, religione, tentazione e seduzione. Simbolo della perfezione, per via della sua forma rotondeggiante e della bellezza. Mi sovvengono alla mente la fiaba di Cenerentola con la mela avvelenata e la guerra di Troia scatenata dal risultato del concorso di bellezza scritto su una mela. Per non parlare del peccato di Eva e di altre applicazioni di questo frutto anche in ambito tecnologico. Ma non voglio fare pubblicità a un’azienda arcinota (se mai al suo compianto fondatore). Oggi intendo rimanere in ambito privato e dare visibilità semplicemente alle mie mele, per il piacere degli occhi, del palato e della mente. –

Il fiore dell’amicizia

Affascinata dagli antichi, ho comprato di recente un libro intitolato COME ESSERE STOICI che ha per sottotitolo “riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna”. Come mio solito, inizio la lettura scegliendo dall’indice il capitolo più attraente, dedicato all’amore e all’amicizia. L’autore afferma che Aristotele distingueva tre tipi di amicizia: quella basata sull’utile, quella basata su ciò che è piacevole e quella basata su ciò che è buono. Il primo genere di amicizia è quello che oggi definiremmo un rapporto di mutuo vantaggio, “per esempio quello che vi lega al vostro parrucchiere di fiducia” (pag. 221) e qui mi fermo per parlare proprio del mio rapporto più che cordiale con Lara, la mia parrucchiera di fiducia da oltre trent’anni. Lei si prende cura delle mie chiome, assecondando la mia simpatia per i capelli ondulati e mi sta a sentire, mentre le racconto qualcosa o le chiedo notizie sulle sue figlie. Anche attraverso la mascherina si genera una corrente affettuosa che mi fa stare bene dentro, sebbene il casco spari aria calda che mi irrita la pelle e chiazza di sudore la camicetta sulla schiena. Quaranta minuti di asciugatura sono il limite oltre il quale… devo accorciare i capelli, come ho fatto di recente. Stare nel suo salone è per me (e sono certa anche per parecchie clienti) terapeutico, con la sola spesa della piega. Lara si merita un bel geranio rosa, che viene simbolicamente associato all’amicizia fruttuosa.

I 7 migliori medici

Tra gli oggetti che mi fanno compagnia c’è il tablet, che per me è un ponte sul mondo: ci scrivo, fotografo, annoto pensieri, comunico in internet, scambio e ricevo messaggi. Credo di dargli lo spazio che occupava la televisione durante la mia fanciullezza (da giovane studiavo parecchio e mi divertivo poco). Spero che sopravviverei anche senza, ma oggi, anche a causa del lockdown il telefonino/tablet è uno strumento sostitutivo di altre privazioni. Tengo molto ai miei contatti, pochi e selezionati. Stamattina la mia amica Antonietta mi invia una vignetta con la seguente perla di saggezza, moltiplicata per sette: I 7 migliori medici sono, nell’ordine: il sole, l’aria fresca, l’esercizio fisico, l’acqua, l’amore, il riposo, le risate. Mi sembra ben congegnato, credo che il suggerimento terapeutico affondi le radici nell’antica Grecia. Lo faccio mio con qualche spostamento. Darei senz’altro più spazio alle risate, perché ce n’è un gran bisogno, di questi tempi poi… Anche il riposo si merita una considerazione in più, e qui il distanziamento sociale ci può dare una mano a selezionare tra impegni inderogabili e abitudini acquisite senza riscontro di beneficio. Quanto all’esercizio fisico, perfino gli antichi romani erano concordi sul progetto “mens sana in corpore sano”, estendendo la pratica sia nelle palestre che a domicilio (io mi accordo col tapis roulant, mio figlio fa l’istruttore in palestra). L’amore, argomento troppo personale e impegnativo; ognuno lo insegue a modo suo. Rimangono il sole, l’acqua e l’aria fresca che erano preziose pure per il poverello di Assisi, che le menziona nel famoso Cantico delle Creature. Beh, tutto considerato sembra che per stare bene in salute non serva poi sbracciarsi tanto: prendere il sole, bere, riposare… farsi anche qualche risata liberatoria, pensando che se avesse da piovere, anche l’acqua è un bene di Dio (purché non sia troppa!)

Dolce Settembre

Terzo giorno di settembre, giornata splendida: al mattino faccio spese e di primo pomeriggio prendo il sole. Niente disbrigo in cucina, perché compero spiedini di pesce pronti al mercato locale, insalata di contorno con pomodorini miei. Per la frutta mi servo direttamente dall’albero in giardino che quotidianamente deposita prugne succose ai miei piedi. Credo che i prossimi giorni potrò andare a salutare il mare, prima che il clima cambi. Per quanto di bizze ne abbia già fatte parecchie, alternando giornate focose ad altre proibitive. Ho sentito che parecchia gente ha scelto le vacanze settembrine, centrando finora il bersaglio. Certo non gli studenti e i professori che si apprestano all’inizio dell’anno scolastico tra ansia e speranze, a cui va il mio pensiero affettuoso. Sono in pensione e intendo vivere questa fase della vita, senza fasciarmi la testa, la mia età non più evergreen merita altre attenzioni. Mentre scrivo, di primo pomeriggio, mi calo come in una specie di nuvola ovattata dove giungono attutiti i rumori di qualche auto di passaggio, della gru piazzata nel vicino lotto, di un aspirapolvere, della tosaerba del vicino. Anche qualche tenero pigolio dei canarini che stanno mutando le piume e riprendono con cautela a gorgheggiare. Ecco, la parola d’ordine per vivere bene il prossimo autunno mi pare che sia proprio cautela, mai raccomandata abbastanza. Perciò anch’io la adotto e cercherò di farne una ragione di vita.

Turbolenza in dissolvenza (forse)

Temevo proprio che il sole oggi non si sarebbe fatto vedere, anche lui costretto a una sorta di distanziamento sociale penoso e mortificante. Invece eccolo riapparire sul far del pomeriggio, per rialzare la temperatura e risollevare l’umore. Suppongo di essere meteoropatica e di adattarmi con difficoltà ai bruschi cambiamenti stagionali, cui peraltro dovremo far fronte, stando così le cose. Cerco conforto: la vita di suo provoca scombussolamenti e imprevisti. Pertanto, che ci si metta anche il tempo a fare… il bello e il brutto tempo mi pare esagerato. Mea culpa, dirà qualcuno, dovevamo ascoltare di più la natura, raccoglierne i malumori. Sono interdetta, mi sento l’anello di una lunghissima catena che sbatte e si abbatte, ma non riesce a contenere il disagio che tracima da tutte le parti. Alzo il capo e noto che il cielo si sta di nuovo annuvolando. Vuoi vedere che avanti sera torna a piovere? Per il momento mi godo il tepore del sole su braccia e gambe, in compagnia di qualche insetto che svolazza tra i ciuffi d’erba alta e la siepe. Poi sarà quel che sarà!

L’elettronica aiuta, ma di più le persone!

In questa recente avventura del blog, mi è stato prezioso l’aiuto tecnico e il sostegno umano di Manuel, già ottimo ex allievo alle medie, ora studente universitario di Ingegneria elettronica. Sua l’idea di ampliare la mia pagina instagram con dei micro filmati, finalizzati a promuovere la mia ultima opera letteraria, TEMPO CHE TORNA, costretta al silenzio a causa dell’emergenza sanitaria e connesse limitazioni. Perché non approfittarne? Lui sorride delle mie limitatezze digitali e non mi imbarazza quando emerge la mia deficienza, anzi si fa una grande risata, che mi contagia. Dunque, sabato pomeriggio viene a farmi la ripresa e l’indomani la carica in internet. L’ultima volta che ho recitato, avrò avuto cinque anni, dal palco parrocchiale; ricordo vagamente una poesia e il buio fattosi in sala. Dopo sessant’anni, da casa la recita è piacevole, perché il pubblico non c’è, se escludo il cane che mi alita davanti mentre tento di restare seria. Manuel mi incoraggia e attende paziente che mi concentri. Accordiamo il classico tre due uno… ma l’uno non mi arriva. Si ricomincia, la seconda ripresa è anche l’ultima, perché alle diciannove deve portare a casa la pizza. Da remoto ci lavora e la sera dopo prova a inviarmi quanto aggiustato. Ma è in corso un forte temporale e “la ventolina del pc va a tutta manetta” che ignoro cosa comporti e mi accontento di intuire. Tra una battuta e l’altra si fa tardi, mi ritiro con la promessa che l’indomani mi vedrò (e mi vedranno) nella recitazione dal salotto della poesia intitolata SGUARDO ANTICO, come il dipinto alle mie spalle, di Noè Zardo, che fa da copertina. A mezzanotte arriva il primo cuoricino di apprezzamento da mia nipote Cristina, che vive a Roma. Vado a letto contenta.

La parola protagonista

Nel mio consueto giro del lunedì, mi concedo una sosta al bar, dove entro rispettando le regole anti covid. Sul bordo di un tavolo c’è il quotidiano che i due avventori seduti ignorano. Chiedo se è libero e me lo concedono. Non c’è molta gente, anche se sono le dieci (ora di punta delle uscite in giorno di mercato) e posso scegliermi la postazione di lettura, in fondo alla sala a elle, sotto i finestroni. Rapida scorsa ai titoli e mi attrae l’articolo di Alessandra Graziottin, taglio basso in prima pagina QUATTRO MINUTI AL GIORNO PER APRIRE LA MENTE, della rubrica Passioni e Solitudini, ospitata in fondo al Gazzettino. Leggo incuriosita, mentre giro nella tazza il cucchiaino che, ahimè scompone il decoro fatto con la schiuma. La dottoressa sostiene il grande bene della parola e raccomanda di consultare il sito “Una parola al giorno” per mantenersi attivi e perfino contenti. Con me, che da un paio di mesi ho un mio blog che c’entra con le parole – infatti si chiama Verbameaada.wordpress.com – sfonda una porta aperta. Credo di essere nata parlando e non saprei esprimermi altrimenti (anche se posso irritare qualcuno)… infatti scrivo quello che penso, che filtro della realtà, che rielaboro (visibile nel mio sito http://www.adacusin.com). Posso affermare di essere una scrittrice freelance, che cerca corrispondenza in ambito emozionale. Di rado la mia convinzione sul bene della parola si attenua. Stamattina l’articolo accurato e convincente della dott.ssa Graziottin, che ringrazio, mi ha trasmesso una iniezione ricostituente. Evviva la parola, privilegio degli umani pensanti.

Di botto, l’autunno!

Come da previsioni meteo, siamo piombati in altra stagione, e personalmente non mi dispiace: basta afa, basta umidità, dove vado in vacanza… Ieri pomeriggio è scesa una cappa opprimente sulla terra e pareva che venisse il finimondo. Inquietanti brontolii del cielo, raffiche e qualche chicco di grandine mi hanno costretto a chiudermi in casa, aspettando che l’evento facesse il suo corso. Stamattina piove, a occhio pioverà tutto il giorno. Recupero un cd di Riccardo Cocciante che interpreta alla grande un brano che mi piace molto, intitolato appunto PIOVE, che inizia così: La terra prende un altro odore/Il cielo cambia Il suo colore… e poi è tutto un crescendo di vibrazioni e di tensione emotiva. Il tempo non è fatto solo di bel tempo e di brutto tempo, c’è anche la fase intermedia, rappresentata dalla pioggia in tutte le sue varianti: a catinelle, ristoratrice, benefica… ma anche rovinosa e devastatrice. Speriamo che in questa fase di passaggio alla prossima stagione, il fenomeno si mantenga su una auspicabile via di mezzo; condivido con gli antichi l’obiettivo dell’aurea mediocritas (opinabile, per carità!). Scopro che ci sono anche dei fiori legati alla pioggia, che cito con il beneficio d’inventario: giglio della pioggia, piante grasse, rosa, petunia, peperoncino, million bells, edera. Consulto il mio archivio fotografico e prelevo uno scatto appropriato. Buon Autunno a tutti! (P.S.- Alle 10.30 esce il sole)

Sta per suonare… la campanella!

Ultimo sabato d’agosto dell’anno 2020 Il tempo è in movimento, le mie colleghe insegnanti sono in fibrillazione, il prossimo anno scolastico è alle porte pieno di misteri. Come non capirle? Anche i genitori degli studenti saranno sotto stress e più ansiosi dei figli che, incredibile a dirsi, sono desiderosi di varcare la soglia degli istituti, prima dell’emergenza vituperati. Confesso che non mi dispiace affatto essere in pensione e vivo di riflesso le straordinarie problematiche, aggiuntesi a quelle datate in cui versa la scuola. Sono stata relativamente fortunata, perché più vecchia, ad andare in quiescenza prima del peggio. Tuttavia mi spiace molto che scuola e sanità siano i due settori martoriati dall’emergenza sanitaria, proprio quelli dove si dovrebbero affinare la mente e il corpo, secondo il proverbio latino “mens sana in corpore sano”. Non mi resta che confortare moralmente i docenti di tutti i gradi, affinché affrontino l’imminente (e immane) lavoro con ottimismo, nonostante tutto. Sulla mia scrivania in studio metterò un vasetto di Campanula, simbolo di speranza. Assicuro ad Adriana di preparare con le mie mani la quota settimanale di dolcezza che la ricarica.