Secondo post a 4 mani

Mi arriva una carrellata di foto scattate da Manuel a Cooper Pedy, cittadina situata in un’area desertica a circa 850 chilometri nord di Adelaide: “9 ore di auto. È stato lunghissimo! Ma devo dire che ne è valsa la pena”. Il passaggio del deserto incute paura e meraviglia, provocando “qualcosa che ti scuote un po’ dentro”, un’esperienza fuori dall’ordinario da vivere in prima persona che le parole e le fotografie rendono solo in parte. Manuel ha visitato una vecchia miniera, vari negozi di opali, un paio di chiese sotterranee… e ha dormito sottoterra! Un’esperienza decisamente memorabile. Nei vocali a corredo delle foto, definisce il suo resoconto ‘magro’ a causa della inadeguatezza delle parole nel descrivere un ambiente dove ha sperimentato il caldo, ma anche la pioggia nel deserto, “esperienza da Wow!”. Se penso che un anno fa il mio ex studente ora Ingegnere stava preparando la festa di laurea – originale anche quella – considero il viaggio in Australia un’ottima base per il suo curriculum e progetti futuri. Tra l’altro mi consente di viaggiare con la fantasia e di immergermi in ambienti insoliti, suggestivi per chi scrive. Nella chiesa sotterranea mi salirebbe spontanea alle labbra una preghiera, mentre il resto di una pianta sopravvissuta a una calamità si presta a una poesia. Il panorama parla da solo, inquadrato tra il blu del cielo e il ruggine della terra. Ah, in sei cartelli metallici che accolgono il visitatore in prossimità del lago salato in entro terra Kokhata noto incise le seguenti parole: One People, One Country, One Dreaming… motto delle popolazioni aborigene. Un messaggio beneaugurante in tempi alla ricerca di pace. Grazie a Manuel di diffonderlo con la sua testimonianza.

Quasi una favola

La storia di Rex mi ha così presa che ho voluto saperne di più. Contatto Flavio, e immediatamente ricevo una sua mail da Aksai, una piccola città nel nord-ovest del Kazakhstan, dove lavora per una ditta locale che offre servizi per le compagnie petrolifere. Lui è l’unico espatriato in una società di circa 150 persone. L’incontro col cane avviene per caso. Durante il tragitto casa-lavoro, Flavio lo nota nel retro di un supermercato con una zampina messa male, forse rotta. Ogni giorno da allora gli porta qualcosa da mangiare: ma gli altri cani sono sempre più svelti di lui. Lo sguardo languido dell’animale – che vedo in un breve video – la dice lunga sul suo bisogno d’affetto, prima che di cibo. Parlando con Aliya, una ragazza dell’ambiente di lavoro, Flavio scopre che in città una signora si dà da fare per i cani abbandonati: la contatta perché tolga dalla strada l’amico a quattro zampe e versa dei soldi per il suo sostentamento. A settembre, in occasione del suo compleanno, l’invito viene esteso ai colleghi di lavoro, quale regalo da destinare ai cani sfortunati. Il secondo incontro avviene al canile che si rivela come un vero lager: escrementi ovunque, ossa, bottiglie di plastica eccetera. Rex aspetta il suo salvatore in una lurida cuccia, con un metro di catena. Inorridito, Flavio lo porta nella ‘staff house’ (una casa in cui vivono alcuni dei dipendenti) che ha un giardino recintato, dove il cane è libero di muoversi. Egli stesso lo porta fuori due volte al giorno, progettando di portarlo in Italia per Natale. Nel mentre Ha fatto le vaccinazioni e un campione del suo sangue è in viaggio per Mosca. Appena arrivano i risultati vado avanti con il passaporto e il microchip. Flavio deve essere una persona tenace e lungimirante: ha trovato chi è disposto ad adottarlo quando tornerà in Italia, in attesa di concludere gli impegni di lavoro in Kazakhstan. Ultimo atto: ha convinto colleghi e dipendenti ad organizzare una raccolta fondi per i cani e gatti randagi: il canile è stato ripulito e sono state donate finora 12 cucce nuove. Sembra una favola in clima natalizio, ma è fortunatamente vera. Con l’augurio di trovarne altre simili sotto l’albero.

MAESTRI E MAESTRE

Anche se sono in pensione da un pezzo, continua ad attirarmi ciò che concerne il momdo della scuola, nel bene e nel male. Può darsi che si tratti di deformazione professionale, oppure che prevalga il desiderio di sentirmi ancora parte di un tutto che mi ha assorbita molto. Comunque sia, mi cattura l’articolo del settimanale Oggi, a cura di Valeria Palumbo: “Riscopriamo MAESTRI E MAESTRE che ci han fatto diventare grandi”. Arriva in edicola una nuova collana di biografie allegate al settimanale Oggi e al quotidiano Corriere della sera, lanciata per il centenario della nascita di Alberto Manzi (3 novembre 1924) che condusse la fortunata trasmissione Rai Non è mai troppo tardi. Le cinque uscite riguardano: Alberto Manzi, Mario Lodi, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani e Maria Montessori che ci offrono “uno strumento per leggere il mondo in modo indipendente e non chinando la testa” secondo il pensiero dello scrittore Paolo Di Paolo. Di Alberto Manzi mi ricordo abbastanza, di Gianni Rodari ho usato le poesie a scuola con i miei studenti, di Maria Montessori conosco la vita di madre single e di educatrice non convenzionale. Di recente è uscito un film su di lei che vorrei vedere. In tempi difficili e complessi anche per la Scuola, ritengo che i suddetti “colleghi” abbiano ancora molto da insegnare. Pertanto plaudo all’iniziativa e prenoto in cartoleria la prossima uscita. Anche se non sono più in servizio, non ho smesso l’abitudine di confrontarmi e di imparare da maestri che la sanno lunga. Senza dimenticare quelli che mi hanno illuminato la strada, a cui ho dedicato le mie opere, disponibili a mio nome su Amazon: al professore di Italiano del Liceo Armando Contro Il Faro e la Luce e al maestro di quinta elementare Enrico Cunial Dove i Germogli diventano Fiori. Nella poesia che introduce il racconto, intitolata Bouquet paragono l’insegnante ad un giardiniere che ama e cura i suoi fiori. La riporto: I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.//Lunga vita agli insegnanti che lasciano il segno.

Flavio e Rex, amicizia oltreconfine

La parte della giornata che prediligo è quando scrivo. Pensavo a un blog già prima di andare in pensione, come diversivo creativo che mi consentisse di esprimermi e di avere dei contatti. L’idea si è rivelata vincente. Dopo quattro anni non mi sono ancora stancata e ho un seguito di lettori che mi interessa conservare, non tanti ma mi bastano per arricchire le mie giornate. Ogni tanto qualcuno si defila, c’è anche chi si iscrive ex novo: normale amministrazione. Tra le ‘entrate’ più recenti e gradite c’è Mariuccia, ex compagna di Liceo che scopro vicina al mio sentire. Non abita nei pressi, però ci siamo viste più volte: l’ultima al mio recente incontro letterario per presentare Ricami e Legami, scesa appositamente da Belluno con Sisto, il marito. Mariuccia commenta in privato il mio post quotidiano, abbinandoci sempre una bella foto in tema, sua o del consorte. Il mio post di ieri era dedicato agli animali. Nel suo commento serale mi racconta la bella storia nata tra suo fratello Flavio e Rex, un cane ‘di strada’. Flavio lavora in Kazakistan dove le temperature in inverno sono molto rigide, (anche – 40 gradi) e molti cani vivono per strada. Nel tragitto lavoro casa, lui trova sempre un cane affamato cui porta da mangiare. Dopo due anni l’amicizia si è consolidata e Flavio intende offrire all’amico a quattro zampe una possibilità di vita migliore: a Natale, a spese sue lo porterà in Italia e tramite un’associazione che opera nel bellunese Rex sarà adottato. Nel mentre ha già fatto visita, vaccinazioni e documenti. Una storia bellissima che dimostra come l’amore non abbia confini. Non conosco Flavio, ma si merita tutta la mia ammirazione. Rex in foto ha uno sguardo buono, direi umano. Invidio cordialmente il loro legame. Da emulare.

Dalla parte degli animali

Mentre preparo l’impasto per le polpette che piacciono tanto a mia nipote Cristina mi fa compagnia il televisore, acceso sul quattro durante la trasmissione “Dalla parte degli animali’, in onda dal 2017. Il programma, ‘la trasmissione più animalista della tivù italiana”, si occupa di svariati animali anche del bosco e cerca di trovare una famiglia a quelli rimasti soli. La conduttrice Michela Vittoria Brambilla, coadiuvata dalla figlia Stella aggiorna sulle modifiche al testo PdL 30 sulla tutela degli animali che la Camera approva. Confermato il divieto di detenere animali d’affezione alla catena. Pene più severe per chi li maltratta e li uccide. L’onorevole legge i nomi delle creature vittime della crudeltà umana e nell’elenco è citato anche il Veneto, purtroppo. Mi riaffiorano alla mente articoli disgustosi di cani e gatti martoriati o anche abbandonati a bordo strada o legati a un albero. Per fortuna conosco persone che ne hanno salvati, non a caso mie amiche. Pia ha adottato una micetta abbandonata in cimitero e Loly adesso vive in un paradiso. Stesso recupero per Viola, micro gattina debilitata salvata dall’abbandono e diventata la compagna inseparabile della bassottina Nina. Lisa e Roberta, le ‘padrone’ mantengono un asilo felino poco distante da casa, fornendo cibo e coperte. Anche Benito, cucciolone nero sottratto a una situazione di degrado è ora amorevolmente accudito da Mariuccia e Sisto. Nerina, micia anziana è l’inseparabile compagna di Vilma. I miei conviventi felini sono Grey, Pepita e Fiocco: un impegno ma anche una fonte di sorrisi e coccole. Da sottoscrivere la frase di Anatole France, scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1921: “Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce”.

Stress telefonico

Non so se sia capitato anche ai lettori di perdere la pazienza per sgradite telefonare commerciali. Per contenere il problema tengo spesso spento il cellulare, ma la persecuzione continua sul fisso. A tutte le ore, tanto che sono costretta a staccare il ricevitore anche quando attendo una telefonata importante. Se sollevo la cornetta, sento il meccanico “Ciao” di una voce registrata e metto giù. Preciso che già molto tempo fa mi ero iscritta al Registro Pubblico delle Opposizioni che doveva tenermi al riparo da chiamate sgradite. Per un po’ ha funzionato e poi stop. Il telefono mi sta guastando l’umore, specie se viene usato in maniera invasiva, quando non oppositiva come succede con Vodafone, il mio gestore telefonico. Adesso chiarisco. Da luglio usufruisco della fibra che velocizza la connessione. Sull’intervento effettuato avevo scritto un post favorevole (omettendo che per una settimana non avevo potuto usare il telefono fisso, per una dimenticanza nel segnalare al ‘cervellone’ il passaggio alla nuova linea). Da quattro mesi chiedo un alleggerimento della fattura di € 39.97 mensili. E qua casca l’asino, perché non sono bastate telefonate estenuanti al 190 per parlare con un operatore che risponde – quando risponde – spesso dall’estero. Non esiste una mail cui segnalare disguidi o richieste, ma c’è la possibilità di ‘parlare’ conToby che non è un cane, bensì un assistente digitale. Nel giro di mezz’ora si alterna una rosa di operatori dall’accento estero o affrettato. Salto le puntate precedenti e mi limito all’ultima. Dopo la voce ripetuta all’infinito: “Stiamo gestendo la tua richiesta, non riagganciare” mi risponde Siria (ma temo che sia uno pseudonimo) alla quale ripeto per l’ennesima volta che confidavo in una diminuzione della bolletta di € 39.97 da pagare entro il 5 dicembre, accordata a voce prima a € 24.40 e poi a € 29.90, con successiva telefonata inquisitora a domicilio su dati e quant’altro. Sul tablet ieri mattina mi vedo addebitata la cifra alta, come se nulla fosse successo. Il buon Manuel, consultato oltre oceano mi invita a pazientare perché “Quando ha telefonato novembre era già entrato in tariffario. Credo almeno”. Se fosse così, perché non dirmelo? Qualcosa non mi torna, la catena è troppo lunga e qualche anello salta. Tanta gente ci lavora e l’utente non è adeguatamente ascoltato. Non ho più voce. Quasi quasi stacco il telefono definitivamente…

Novembre e freddo artico

È arrivato il freddo artico, con allerta neve e maltempo. D’altronde è stagione, perciò dobbiamo farcene una ragione. Non ho nessuna nostalgia del lungo e torrido caldo estivo che ha compromesso le fioriture e la maturazione di frutta e verdura che infatti costano un botto. Anche la mia vite di uva fragola ne ha risentito, mi è morto l’ultra ventennale Olivagno e i fiori hanno, per così dire ‘battuto la fiacca”. Non sono andata al mare neanche in giornata, perché prevedevo il viaggio a Bibione troppo impegnativo per l’anca rifatta da poco. Però sono stata a Canale d’Agordo a trovare Mariuccia, con Manuel autista d’eccezione. C’è chi ama il caldo e il mare, chi preferisce il fresco e la montagna. Semmai dovremmo sentire la mancanza delle stagioni intermedie che sembrano estinte. Si passa dalla lana al lino, e viceversa. Io ho fatto di recente il cambio degli armadi. Novembre non è il mio mese preferito, però con un po’ di ottimismo ci trovo elementi positivi: i gatti di sera stanno dentro, mi piace vedere e sentire la stufa accesa, la radio in sottofondo prima di cena mi fa compagnia mentre scrivo i post o qualche verso. Ad esempio, ho assistito ad un evento naturale che mi ha fatto pensare. Un gran volteggio di foglie secche sollevate da raffiche di vento mi ha indotto ad abbozzare la poesia ULTIMA CORSA Le foglie secche/si rincorrono sull’asfalto/con vitalità incredibile./Ma come, non sono morte?/Quale benigna sorte le anima?/Vorrei correre anch’io,/come voi, per dove non so/però sarebbe bello/stupire ancora/dopo l’ora del congedo./Giunge il rombo/d’un motore dalla strada/che fulmineo passa:/le stritola e le spiazza./Fine corsa gioiosa.// Se viene, un commento sarebbe gradito. Viceversa, grazie per la lettura. 🍁

Post a quattro mani

Kangaroo Island, ovvero Isola dei Canguri. È uno dei posti migliori in Australia per vedere animali selvatici, come koala, canguri, leoni marini e foche. Me ne parla Manuel in un suo vocale che accompagna una serie di scatti. Immagino lo stupore di vedere dal vivo animali che non sono domestici. L’ultima volta che io ho visitato un parco zoo risale ormai a molti anni fa, quando mio figlio era piccolo, a Lignano Sabbiadoro. Ricordo un asinello docile che prelevava del cibo dalle mani, cicogne sui nidi alti, felini assonnati in gabbioni…niente di eccezionale, se non l’atmosfera inclusiva e il benessere mio di allora. Un po’ di dati. L’Isola dei Canguri si trova in Australia, la terza in estensione dopo Tasmania e Isola di Melville. Sta a 112 km sud ovest di Adelaide. È lunga 145 km e di larghezza variabile tra 900 m e 57 km, per un’area complessiva di 4.405 km quadrati. Ospita 4000 persone, l’economia è basata su agricoltura, turismo e pesca. Occupata 11.000 anni fa dagli aborigeni, peraltro scomparsi verso il 200 a.C. l’isola fu scoperta nel 1802 dall’esploratore britannico Matthew Flinders che la battezzò “Kangaroo Island”. Nel gennaio 2020 è stata sconvolta da incendi che hanno interessato circa metà della sua superficie. Ha un ecosistema tutto suo che va preservato, ragion per cui i custodi sono molto attenti che i visitatori non introducano sementi e cibi non compatibili con l’habitat. Manuel la definisce “bella e particolare”, ci cammina in giornata per ore fino a farsi venire il mal di schiena. Koala e canguri allo stato brado, foche e leoni marini: bianchi dove la sabbia è bianca, neri e perfettamente mimetizzati dove è nera. A proposito, deve tirare un’aria forte, dalla foto che lo ritrae imbacuccato. Del resto le formazioni rocciose sono scavate dal vento: si inseriscono nel paradiso naturalistico di Kangaroo Island che Manuel immortala, per condividere con me e con i lettori. 🦘

Gino e Giulia Cecchettin

Gino Cecchettin, padre di Giulia – morta a 22 anni per mano del fidanzato l’11 novembre 2023 – è senza dubbio un uomo forte e ammirevole. Lo vedo e sento durante il programma serale Cartabianca, condotto da Bianca Berlinguer. Sempre composto, quasi sereno nel ricordare la figlia e testimoniarne le qualità. Il ministro Valditara che presenta alla Camera la Fondazione Giulia Cecchettin, dichiara che il patriarcato non esiste e accusa l’immigrazione. Elena, la sorella di Giulia precisa: “Mia sorella uccisa da un ragazzo bianco, italiano e per bene”. Gino mantiene la calma, misurando e soppesando le parole: “La violenza sulle donne è un fallimento collettivo” e ricordando la figlia dice: “Era simbolo di altruismo e amore”. Senza peli sulla lingua è Mauro Corona, ospite fisso, per il quale il patriarcato esiste ancora. Forse il patriarcato no, ma la mentalità patriarcale sì. Il tasso di femminicidi in Italia gli dà ragione, spesso per mano di congiunti. Imparare a convivere con il dolore per la perdita di un figlio è il messaggio che giunge da Gino Cecchettin e anche da Al Bano, tra i più longevi e popolari cantanti italiani che perse la figlia Ilenia in circostanze misteriose a New Orleans il 5 gennaio 1994, a 24 anni. Con grande pietà per le vittime, intendo spostare l’attenzione sui familiari che devono sopravvivere a una tragica perdita e provano a metabolizzare il dolore, escogitando modi che li espongono e sono talora criticati. La morte non è un tema dibattuto nei salotti e neanche nel privato. Si posticipa l’argomento, con la speranza che ci tocchi il più tardi possibile. Purtroppo però è imprevedibile. Quando riguarda persone giovani, private della vita per mano altrui è oltremodo dolorosa. Rimangono le opere dei sopravvissuti a mantenerne in vita il ricordo.

Uomini e Solidarietà

19 Novembre ’24, Santa Matilde e Giornata Internazionale dell’Uomo, per me una vera novità. Detta anche Festa dell’uomo, è una ricorrenza internazionale, che si celebra il 19 novembre di ogni anno in 50 paesi del mondo. A differenza della Giornata Internazionale della Donna, non è riconosciuta dall’ONU. L’evento è nato in Ghana dove la prima celebrazione è datata novembre 2009. In Italia viene celebrata dal 2013. Tra le finalità, promuovere modelli maschili positivi, e questo mi pare ottimo. Dalle mie parti va forte il 2 Agosto quale festa degli uomini, che si trovano per condividere panini ‘onti’, canti e lo spirito goliardico. Poi ognuno dà lo spessore che crede all’evento che mi sfiora soltanto. Casualmente su Rai3 serale intoppo nel programma ‘I nuovi eroi’ e sento la storia di Simone Baldini, un modello maschile veramente mirabile. Giustamente è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. “Da pompiere a Cavaliere” chiosa lui, atleta paralimpico riminese, soprannominato ‘Iron Baldo’. Con una disabilità motoria, era stato immortalato in carrozzina mentre spalava fango dalle strade di Forlì a maggio 2023. Un gesto di solidarietà che gli è valso l’onoreficenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Prima della disabilità motoria agli arti inferiori – emersa nel 1997 a causa di un virus al midollo spinale – Simone praticava calcio, nuoto e andava in bici. Dopo la malattia si è cimentato negli sport paralimpici, vincendo parecchio e in solidarietà. Un angelo del fango in sedia a rotelle, uno dei trenta eroi insigniti dal capo dello Stato del titolo di Cavaliere, come esempio di dedizione civile. Un conforto ad avere uomini così. Con tanti complimenti e auguri, nella giornata odierna e oltre.