Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci (morirà il 2 maggio 1519 ad Amboise, i Francia). Non è un caso se oggi, 15 aprile 2025 è la Giornata Mondiale dell’Arte che nessuno meglio di lui scienziato, inventore, artista, ingegnere, anatomista ha incarnato. Il più grande genio italiano, a ragione rappresenta la Giornata dedicata al made in Italy che si celebra oggi in Italia. Fatta questa premessa, sono una fan di Leonardo da quando ho letto a scuola, con i miei studenti Il Volo del Nibbio. Leonardo e il suo mondo, racconto storico/ biografico di Enzo Petrini. L’autore ripercorre la storia dell’uomo incomparabile, con la sua arte senza tramonto, sullo sfondo delle vicende e tra i personaggi di un’epoca lontana e travagliata. La sua complessa personalità fa discutere e appassiona da oltre cinque secoli. Ho letto più volte l’agile romanzo, con ammirazione crescente. A proposito del titolo, si riferisce a un ricordo dell’infanzia di Leonardo, frutto di un sogno o di un racconto che mamma Albiera, la moglie di suo padre Ser Piero (in pratica la matrigna, mentre la madre si chiamava Caterina) gli aveva fatto: “Gli era sembrato che un Nibbio si calasse sulla sua culla, che gli aprisse a forza la bocca con la coda e gli desse molti colpetti dentro le labbra, per poi rivolarsene via fino a perdersi, puntino nero nell’azzurro”. Lo zio di Leonardo Ser Francesco, accanito cacciatore stuzzicava la sua curiosità: lui avrebbe voluto avere un Nibbio vivo, per tenerlo nella sua camera e addomesticarlo. Nei 18 episodi che compongono il romanzo, si segue la crescita dell’uomo e dell’artista, fino all’ultimo capitolo intitolato: “Umilmente incontro a Dio” quando Leonardo, a 65 anni si congeda dal mondo terreno “con gli occhi ancora splendenti e vivaci”. Infinito Leonardo!
Autore: Ada Cusin
Rinascita
[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//
Beppe, cane nomade
Sto per uscire in macchina e aspetto che il cancello ‘automatico’ si apra, dato che fa le bizze, forse per via del tempo uggioso. Finalmente si decide e mentre la panda ha superato l’ingresso di servizio, vedo un cagnetto spelacchiato, incerto se entrare mentre sto completando la manovra in uscita. Si tratta di Beppe, mio ex vicino di casa, da me menzionato nel mio precedente lavoro intitolato Ricami e Legami. Dallo scorso giugno il bastardino color biscotto ha cambiato casa, sempre in paese. Ermanno, il suo proprietario si è trasferito con moglie e due figli ragazzini in una spaziosa villa a circa 700 metri dove però Beppe non si sente a suo agio, tanto che scappa e torna nei paraggi della precedente abitazione, vicina alla mia. Evidentemente ha memoria del suo trascorso di cane che gli procura ‘nostalgia’ e vorrebbe scambiarlo con la residenza attuale. I nuovi vicini, Paolo e Valentina, sono comprensivi e accoglienti ma devono badare alla piccola Olivia e non possono farsene carico. Io ho tre gatti, più due dei vicini in visita quotidiana; ho avuto Luna e Astro in passato, ma dopo le protesi alle anche sono stata dissuasa da prendere altri cani. Pur essendo una gattara, mi sto avvicinando al comportamento dei cani, grazie anche alle vicende di Rex e di Ben che costituiscono la struttura del mio lavoro in gestazione. Credo che alla base del rapporto uomo – animale ci sia una complicità che va molto oltre il legame di mera assistenza e custodia. In altri termini, l’animale trova il modo di comunicare il suo gradimento sia rispetto al padrone, sia rispetto alla casa. Mi auguro che il nomadismo di Beppe si plachi in qualche modo, trovando finalmente il suo luogo dell’anima.
Non è mai troppo tardi
Il sabato sono sempre un po’ di corsa, ma con le antenne tese a captare una notizia su cui soffermarmi. Ieri ho parlato di un giovane agente, oggi di una nonnina – classe 1930 – che è diventata ‘silver influencer’ più famosa d’Italia, grazie alle attenzioni del nipote. Il che mi conferma il detto che giovani e anziani abbiano molto in comune. L’articolo è di Fiamma Tinelli, pubblicato sul settimanale Oggi col titolo: “Sono Licia, ho 95 anni e faccio l’influencer”. Lei è Licia Fertz, 95 anni compiuti da poco, triestina di nascita; lui si chiama Emanuele Usai, 40 anni, detto ‘Elo’ ed è suo nipote. Rimasta vedova del marito Aldo dopo una lunga malattia, in precedenza aveva perso anche l’unica figlia Marina, mamma di Emanuele. I motivi per cedere allo sconforto erano molti. Finché il nipote ha l’idea di fotografarla e poi postare la foto su Instagram, che suscita subito interesse. Le foto si moltiplicano nei giorni seguenti e il clamore sale. Per farla breve, la nonnina sul suo profilo Buongiorno nonna ha 300.000 follower. Lei ne ha acquistato di umore e voglia di vivere: si cambia e si trucca con l’aiuto del nipote, consiglia su come vestirsi e raccomanda di sorridere sempre, già di buon mattino: “Perché si può essere felici ogni giorno, anche alla mia età”. Oltre allo spirito di adattamento dell’arzilla signora – che nel 2023 la Bbc ha inserito tra le 100 donne dell’anno – trovo ammirevole il comportamento del nipote che ha usato la chiave giusta per smuovere la nonna dalla sua apatia. Non è scontato che ciò avvenga in ambito familiare e tra i rappresentanti di due età diametralmente opposte. Complimenti alla nonna e al nipote!
Un giovane promettente
Sandro Falzoi, il miglior venditore dell’anno. La notizia mi giunge da tg1Mattina, mentre sto valutando su cosa scrivere il post odierno. In tempo di vendite online, la trovo curiosa ed anche incoraggiante, perché la persona insignita del premio è molto giovane: ha 25, vive a Mores (Sardegna) e ha venduto più di 2000 aspirapolveri porta a porta in un anno – una media di quasi 6 ‘Folletto’ al giorno – diventando Primo agente d’Italia. “Il mio segreto? Mi diverto, e la gente lo vede”. Ha iniziato la prima dimostrazione per strada, pulendo l’auto e ha firmato il contratto sulla capote della macchina. Straordinario, lo dico con cognizione di causa perché anch’io, tanti anni fa ho guadagnato i primi soldi facendo dimostrazione di prodotti porta a porta. Per me non è stato semplice e neanche facile. Mi ero laureata a 23 anni, con una grande voglia di indipendenza, anche economica. In attesa del concorso per entrare nel mondo della scuola – cosa che successe dopo quattro anni – facevo malvolentieri l’applicata di segreteria, cercando alternative nel mondo del commercio. Iniziai con dei frullatori, l’oggetto più costoso e passai successivamente a tazzine termiche, tovaglie e arredo casa. Fu un tour de force durato circa un anno e sostituito dall’esperienza di corrispondente del Gazzettino che mi era più congeniale. Nel 1980 ho sostenuto l’esame di concorso e finalmente ho iniziato ad insegnare, esperienza totalizzante durata fino al 2015. Col senno di poi, credo che sarei diventata una buona venditrice, perché non mi manca la parola che ho preferito spandere e spendere tra i miei alunni. Non ho dimenticato il clima di tensione che si creava quando ero ospitata da una persona che mi ospitava per fare la dimostrazione del prodotto. In un’occasione, maneggiando la lama del frullatore mi sono parzialmente affettata il pollice sinistro (con l’imbarazzo del sangue che non finiva più). Sandro Falzoi deve avere una marcia in più. Soprattutto offre un esempio di gioventù intraprendente e capace che fa ben sperare nel futuro.
Pro domo mea/A mio vantaggio
Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻
Pro domo mea/A mio vantaggio ⚕️
Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻
Intelligenza umana cercasi
“Il troppo stroppia” dice un famoso proverbio, per dire che ogni esagerazione è negativa. Lo applico a quanto accaduto venerdì scorso a Oderzo, sintetizzato dal titolo: “Bimbo di 4 anni intasa i centralini del 112” che fa sorridere, ma anche pensare. Successo in una scuola materna, mentre il bimbo giocava con il suo smartwatch al polso. L’orologio di ultima generazione può collegarsi ai numeri di emergenza come il 112 senza sim card. Cosa ignorata dai genitori, cui è stato raccomandato di non ‘accessoriare’ così tanto il figlio. In tre quarti d’ora, le chiamate sono state ben 37. “Sono chiamate rapide, una dietro l’altra, tutte uguali e tutte brevi e senza nessuno che parla all’altro capo della linea” finché è stata scoperta l’origine delle telefonate, grazie ai sistemi di geolocalizzazione dell’Arma: una scuola materna dell’Opitergino e l’autore delle chiamate il bambino. Si sono registrati leggeri disagi alla normale attività della centrale operativa, dato che le telefonate del piccolo sono arrivate solamente al 112. La vicenda fa sorridere, ma mi chiedo se ci fosse bisogno di spingersi tanto oltre, per proteggere il figlioletto, affidato a una struttura che accoglie i piccoli. Per cosa mai gli sarebbe potuto servire il superdotato marchingegno? A telefonare a mamma e papà, se un compagno lo spintonava? O la maestra lo metteva in punizione? Mi sembra che sia stata azzerata la linea del buonsenso. Vero che viviamo tempi complessi e difficili, ma la misura dovrebbe riequilibrare gli eccessi, evitando che la tecnologia si sostituisca all’umana intelligenza (parola che deriva dal latino ‘intus’ e ‘legere’ = leggere dentro) senza vedere mostri ovunque.
Basta il nome: Amalia Ercoli Finzi
Tra le notizie che scorrono rapide sul tablet, ne fermo una che mi fa piacere: è stato conferito il Premio Chiara ad Amalia Ercoli Finzi, una vita tra famiglia e carriera. Conosco ‘la signora delle comete’ grazie al programma Splendida Cornice in onda giovedì sera sul terzo canale dove la vivace signora si distingue per simpatia e disinvoltura espressiva. Mi sono stupita quando ho saputo che è madre di 5 (cinque) figli, conciliando vita privata e lavoro, non proprio comune. Anzi, è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica nel 1956, con 110 e lode. Anziché fare la professoressa di matematica, come si aspettavano in famiglia si è dedicata alle stelle, o meglio allo spazio, coautrice della ‘Missione Rosetta’. Sue le incoraggianti parole: “Ragazze, se avete un sogno pensate sempre: si può” e ricorda che: “Guardavo le stelle in pigiama dal balcone”. Ma la scienziata si dedica anche al giardinaggio – dove si attribuisce non il pollice, ma la mano verde – e suona il pianoforte. Che personaggio, “brillante, appassionata e ironica”, domenica 6 aprile ha vivacizzato il pubblico del Teatro Sociale di Luino “Dario Fo e Franca Rame” dove le è stato consegnato il prestigioso riconoscimento alla carriera. Consulente scientifica della NASA, dell’ASI e dell’ESA, è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e delle tecnologie aerospaziali. Dettaglio: nata a Gallarate (VA) il 20 aprile 1937, ha 87 anni compiuti, a breve 88. Ad averne di personaggi così che brillano per ingegno ma soprattutto per umanità. In trasmissione, le è stato chiesto il nome dei suoi sette nipoti che ha nominato orgogliosamente. Come vorrei averla come mia parente. A pensarci bene, è come se già lo fosse! Lunga vita, cara Amalia!
Salute, primo bene
Oggi 7 Aprile, Giornata Mondiale della Salute, celebrata dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) dal 1948. La Costituzione Repubblicana – legge fondamentale dello Stato – le dedica l’articolo 32, da me molte volte citato a scuola quando insegnavo e tuttora quando è opportuno. Che la salute sia il bene primario non ci piove, addirittura al di sopra della libertà. Se uno è impedito dalla malattia, passa in secondo piano se è libero oppure oppresso. Papa Francesco ieri, sul finire della messa è apparso in P.zza san Pietro, per il Giubileo dei malati in carrozzina e con l’ossigeno, per augurare: “Buona domenica a tutti”. In un passo dell’omelia letto da monsignor Rino Fisichella, il Pontefice dice: “Tocchiamo con mano quanto siamo fragili. La malattia è una delle prove più difficili della vita” e Lui lo dice con cognizione di causa: di recente è stato in pericolo di vita per due volte ed è tuttora in convalescenza, anzi ieri è ricomparso in pubblico per la prima volta dopo il ricovero. A fargli corona, “Carissimi fratelli e sorelle malati” a cui si rivolge, senza scordare il personale sanitario, la cui missione va sostenuta e rispettata. Il proverbio francese: “Chi è in buona salute è ricco senza saperlo” condensa bene ciò che viene condiviso da tutti, me compresa. Peccato che la consapevolezza non vada di pari passo con la tutela della salute, diritto e dovere di ciascuno. Rivedere e interiorizzare l’articolo 32 della Costituzione sarebbe opportuno e salutare!
