Traguardo Laurea

Un paio di sere fa Manuel stava facendo gli ultimi ritocchi alla tesi che avrebbe caricato sulla piattaforma dell’università di Bologna Alma Mater Studiorum Campus di Cesena prima di mezzanotte, come da prassi. Io ne ricevevo degli stralci per una supervisione, cui ho apportato soltanto delle virgole perché l’argomento sui Campi Elettromagnetici è fuori della mia portata. Ma sono grata al mio talentuoso alunno delle medie, imminente Dottore in Ingegneria Elettronica di avermi coinvolta, professionalmente e soprattutto a livello umano. Il traguardo culturale è un obiettivo estremamente formativo che ha la ricaduta su chi ha accompagnato il laureando nel suo percorso, in primis i familiari. Giovedì prossimo tutti i parenti di Manuel faranno festa ed anch’io che ho avuto il privilegio di leggere passo passo il risultato del suo ultimo lavoro. Mi piange il cuore che sia saltato l’esame di laurea in Ingegneria biomedica di Giulia Cecchettin, scomparsa da sabato scorso con il suo ex ragazzo Filippo Turetta. La 22enne non si è presentata: non ha potuto sostenere il colloquio con la commissione d’esame né festeggiare con i suoi compagni di corso con il brindisi, le foto e la corona d’alloro sul capo. Magari non tutti festeggiano così. Io per esempio – succedeva oltre quarant’anni fa – mi sono limitata alle foto e poi subito a casa, anche perché avevo frequentato i vari corsi da pendolare e non avevo stretto amicizie sul posto. Il pranzo fuori con i familiari e i cugini nei giorni successivi, con regali a tema. Il più gradito e inatteso quello di mio padre, una coppa. La targa sul piedestallo reca la scritta: per la tua L A U R E A Papà Arcangelo 30.11.1976 Da sportivo, lui aveva dimestichezza con le coppe che venivano donate a corridori e ciclisti. Averne commissionata una per la figlia 23enne che diventava dottoressa in Lettere moderne deve averlo inorgoglito parecchio, anche se non praticavo le due ruote. Il diploma di Laurea non è solo un fatto privato, ma un traguardo da condividere con tutti.

Omaggio alla Filosofia

Oggi 16 Novembre, Giornata Mondiale della Filosofia, istituita dall’UNESCO per celebrare una complessa e affascinante disciplina che indaga l’universo e la natura umana. “Se vuoi avere la vera libertà devi farti servo della filosofia”, parole di Lucio Anneo Seneca, esponente dello Stoicismo, spagnolo, morto a Roma nel 65 dopo Cristo. Molto più prosaicamente, al Liceo Classico circolava il pensiero di un buontempone, secondo il quale: “La filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso”. Personalmente credo che pensare sia l’attività che ci distingue dagli altri esseri viventi e faccia bene a prescindere. Tra i pensatori antichi, le mie simpatie andavano ad Aristotele, Socrate, Lucrezio, Aurelio… ma trovavo interessante anche il pensiero di Confucio e intrigante quello di Schopenhauer. Ignoro o quasi il pensiero dei filosofi italiani contemporanei, al netto delle apparizioni in tivù di Massimo Cacciari. Forse mi sono persa per strada, anche se ogni tanto compro un testo che mi riporta alla filosofia. Ho preso l’ultimo in un mercatino, insieme con un manuale di cucina…chissà se c’è una relazione. Roberto Roberti, mio insegnante di Filosofia al Brocchi era una specie di guru che però non mi ha completamente influenzata. Comunque all’Università di Padova mi iscrissi al corso di Lettere e Filosofia. Credo che Francesco, mio compagno liceale avrebbe parecchio da dire, sia riguardo alla disciplina sia all’insegnante della materia. Nel tempo controverso che ci ritroviamo a vivere, ritengo non sarebbe male riprendere in mano il pensiero degli antichi greci, oppure latini e fors’anche di qualche contemporaneo perché, come diceva Aristotele: Tutte le altre scienze saranno più necessarie della filosofia, ma nessuna superiore.

Ricevere e donare

Stamattina Francesca tramite un messaggio mi chiede di passare da lei che mi deve consegnare una cosa. È una compaesana, che frequento da quando ho scoperto grazie a un concorso che ama scrivere. Infatti delle sei penne che costituiscono il blog verbanostra, Francesca è quella che lo nutre, pubblicando spesso brevi e avvincenti racconti. E non è che le manchi il da fare, essendo moglie, madre e nonna di ben sette nipotini, l’ultimo Raffaele nato pochi mesi fa. Immagino che voglia farmi leggere un testo, prima di inviarlo a un concorso letterario, perché me ne aveva parlato, percorso seguito anche da me anni fa. Invece, con mia grande sorpresa, mi fa vedere un bellissimo cuscino celeste, il mio colore preferito, fatto all’uncinetto per me. Al centro ha una piccola rosa, sempre all’uncinetto che impreziosisce il tutto. Sapevo della sua passione di lavorare a ferri e a maglia, ma non pensavo di essere destinataria di un pensiero tanto carino e morbido. Mi viene spontaneo pensare che quando una persona coltiva una forma d’arte, è pressoché fisiologico che si esprima in altri ambiti artistici. Nell’ambito delle mie conoscenze c’è lo storico che è anche letterato o pittore, il pittore che è anche scultore o poeta…e chissà quanta abbondanza deve essere ancora nota. Tornando a Francesca, ispiratrice di questo post ammiro chi sa usare le mani per realizzare manufatti unici, come il cuscino donatomi. Credo dipenda anche dai contatti avuti da bambini e dall’influenza positiva di persone abili frequentate nell’infanzia. La mia è stata privata dei nonni, perché morti o lontani. Per questo ammiro molto chi li può sostituire o me li può ‘prestare’ con l’intento di apprendere ogni giorno qualcosa e magari qualcosa donare.

Bellezza dentro e fuori

Domenica sono andata a pranzo in un locale a due passi da casa, dove portavo mio figlio piccolo a saltare sulle reti elastiche. Saul ha compiuto 35 anni e le reti non ci sono più. In compenso però c’è un bel parco con uno specchio d’acqua per tinche, pesci rossi e piccole anatre che scivolano sull’acqua vicine come scolarette. Un po’ discosti ho visto pure degli asinelli, ma anche piante e arbusti colorati, alternati ai tavoli da ping-pong e alla pista da mini-golf. Si tratta dell’agriturismo Riva dee cioppe, in via cioppe, 1 a Possagno, gestito da Dimitri e Jessica, una giovane coppia che ha ristrutturato l’immobile e l’area verde, con ottimi risultati, a mio dire. Sul mezzodì siamo le prime clienti ad accomodarsi a tavola, mentre Dimitri accende la stufa inglobata in una parete. Ci serve una deliziosa fanciulla bionda di nome Letizia, nome che le si addice. Assomiglia ad una Letizia che avevo in classe alle medie ed era molto brava. Anche questa promette bene: è premurosa e ci sorride ogni volta che passa veloce per raggiungere l’ampia sala dove hanno preso posto molti clienti nel frattempo arrivati. I piatti ordinati non deludono e la crostata di mele e fichi, servita tiepida è squisita. La giovane cameriera frequenta la quarta superiore, quindi deduco che abbia diciott’anni. Come quelli di Ilaria De Vecchi, la 18enne di Gruaro morta di tumore. Studentessa del liceo ‘Le Filandiere’ di san Vito, ha lottato coraggiosamente contro una grave malattia che non le ha lasciato scampo. Una bella ragazza bionda con gli occhi verdi, ‘un esempio di coraggio e resilienza’ per l’intera comunità che oggi le darà l’ultimo saluto. Ho accomunato queste due giovani perché sono un esempio di bellezza, non solo esteriore, ma anche d’animo. Perfino quando la sorte è avversa.

Nassiriya – per non dimenticare

12 Novembre 2023: vent’anni dall’attentato di Nassiriya che provocò la morte di 28 vittime, di cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari, 2 civili, più molti feriti. Impegnate nella Missione Antica Babilonia in Iraq, le vittime stavano per rientrare in Italia, dopo quattro mesi di servizio a protezione dei civili. Io ero insegnante in servizio a Castelcucco dove abito dal 2000 e ricordo che parlai alle classi del tragico fatto che non si può dimenticare. Per questo, facendomi un po’ di coraggio mi sono imposta di vedere il film Nassirya – per non dimenticare, di Michele Soavi, trasmesso ieri pomeriggio da Rete 4, con un intenso Raul Bova. Intanto complimenti alla regia e a tutto il cast, perché ci vuole coraggio a ricostruire vicende tanto dolorose che lasciano sbalorditi ed emozionati. Si tratta di cinema civile che ha l’obiettivo di mantenere viva la memoria di chi, oltre al ruolo professionale aveva una famiglia, degli affetti, dei sogni: tutti azzerati. Ho trascritto velocemente a matita qualche frase carpita agli interpreti: “Che c..zo stiamo a fare qui se ci ammazzano?” del tutto comprensibile in quell’inferno, equilibrata da quest’altra: “È stato come mettere una goccia nell’oceano, eppure quella goccia ce l’abbiamo messa”. Chiaro che: “Nessuno parte per andare a fare l’eroe”, ma purtroppo a molti è toccato gettando nell’angoscia altrettante famiglie. Nella ricostruzione, il maresciallo impersonato da Bova intende portare in Italia e adottare Assam, un bambino rimasto orfano: non so se corrisponda alla realtà, comunque ho apprezzato questa storia di amicizia e di generosità, come il legame creatosi tra i protagonisti della vicenda, con il cuore oltre l’ostacolo. Un film coraggioso che scavalca i libri di storia e induce profonde riflessioni.

Kataleya Alvarez

Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.

Kataleya Alvarez

Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.

San Martino a Castelcies

11 Novembre, san Martino di Tours, vescovo e confessore francese, uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa (Sabaria, 316 o 317 – Candes-Saint-Martin, 397). Figlio di un tribuno della legione romana, fu chiamato così in onore di Marte, dio della guerra. A 15 anni entra nell’esercito e viene subito promosso di grado nella città di Amiens, in Gallia. Durante una ronda, di notte succede l’episodio che gli cambia la vita: incontra un mendicante seminudo e sofferente per il freddo, gli offre metà del suo mantello che taglia con la spada. Mentre dorme gli compare in sogno Gesù che indossa la metà del suo mantello. Martino decide di battezzarsi e diventare cristiano. In seguito lascia la carriera militare; vive da eremita, fonda un monastero e diventa vescovo di Tours, dedicando la vita alla professione di fede. Viene festeggiato l’11 novembre, giorno del suo funerale. La festa di san Martino è tra le più sentite e celebrate dagli italiani, anche a Castelcies, una frazione di Cavaso del Tomba dove su un’altura si erge la millenaria e bellissima chiesetta dedicata al santo. Dopo una discreta passeggiata, si raggiunge il pianoro da dove si gode una vista spettacolare, in un contesto di colori autunnali che scaldano il cuore. Nei pressi ci abita Norina, un’amica d’infanzia che ogni tanto vado a trovare; nel tempo ho accumulato delle belle foto del paesaggio circostante, immerso nei caldi toni autunnali che distendono corpo e mente. Il weekend è riservato ai festeggiamenti in onore del santo, con piatti e prodotti tipici sotto il tendone, sempre molto frequentato. Non posso mancare, in un’atmosfera dal sapore antico.

Stress e Relax

Che bella parola ‘relax’ contrapposta a ‘stress’ con cui ha in comune una certa assonanza. Non l’avrei detto, ma entrambe derivano dal latino: ‘relaxare’/distendere e ‘strictus’ /compresso. Dopo una mattinata stressante (ieri) mi concedo un po’ di relax sul tapis roulant e poi sulla cyclette. Non è più tempo di pedalare con la bicicletta: stamattina c’era la ‘brosa’/brina a Castelcies – parola di Reginaldo – e ho ricoverato la limonera in garage sotto due finestrelle, perché si goda la luce del mattino. Però per spostarla, dato che è molto cresciuta ed è piena di limoni ho dovuto acquistare un carrello porta bibite che mi è costato un occhio della testa. L’ intenzione è di portarla all’aperto quando è bel tempo, ma non so se riuscirò nell’impresa perché la pianta pesa più di me! Per oggi ho dato e scendo in quella che sarebbe adibita a taverna per altri, mentre per me è una mini palestra. Alle pareti ci sono due cartelloni con molte foto private che mi consentono di riappropriarmi del tempo trascorso con i protagonisti passati per casa: cani, gatti, mio figlio piccolo, fiori, la casa nuova nel 2000. La cyclette è posizionata difronte allaVenere dormiente del Giorgione, che solo a guardarla mi infonde benessere. Mentre pedalo mi interrogo su cosa pensi la divina creatura, oppure se stia sognando e cosa. Di sicuro il suo è un relax superlativo, che si espande sul paesaggio circostante. Comunque un favore lo fa anche a me, che resto incantata ad ammirarla. Non potrebbe essere più appropriata la location che le ho riservato per recuperare un po’ di benessere psicofisico. Quando ho consumato una settantina di calorie stacco, perché comincio a sudare e non mi piace. Forse è da adesso che potrei perdere peso, ma non mi interessa più di tanto. Mi impegnerò prossimamente per smaltire un paio di chili. Oggi è stata una giornata stressante e mi abbandono al relax.

Tecnologia canaglia

Modificando il titolo della canzone Nostalgia canaglia di Albano, mi viene da dire: ‘Tecnologia canaglia’ perché ho ancora problemi con la caldaia a basamento nuova di zecca che continua ad andare in blocco. Prodotto italiano, per favorire l’economia di casa nostra. Può essere che si tratti di una quisquiglia, ma visto che la garanzia è di dieci anni conto sull’efficienza del prodotto e sulla competenza dell’assistenza che sto ansiosamente attendendo. A causa di questo imprevisto sono bloccata in casa, tra un reset e l’altro. Niente mercato. Tiene la comunicazione digitale, che mi fa compagnia da mane a sera. Partendo da ieri sera, sul tardi comunico con una collega – io in pensione e lei in servizio – che dopo le 22 si ritira per correggere qualcosa rimasto incompiuto la sera prima perché la penna l’aveva lasciata in panne! Proprio così, come un’automobile che ti lascia a piedi. Capitava anche a me con le biro rosse che usavo per correggere i compiti di Italiano, sempre più bisognosi di ‘intervento’. Mai però ridotti a un tappeto rosso come soleva trasformarsi un compito di quarta ginnasio dove una doppia in più o in meno veniva evidenziata con ben tre tratti rossi! Tremenda insegnante di Italiano, pace all’anima sua. Il mio riscatto è avvenuto al triennio del Liceo, con il compianto professor Armando Contro. Restando in ambito scolastico, sto seguendo le peripezie di Manuel che sta completando la tesi per l’imminente laurea. La tecnologia aiuta, se il relatore rispetta i tempi di lettura e l’incontro con il laureando. Succede che Manuel verso le quattordici mi manda un vocale per dirmi che sta tornando in università eccetera, ma con tono affannoso dove riesce a infilare ‘aiuto sono stremato’. Nonostante la tecnologia, la fatica rimane. Niente viene regalato, né i diplomi e nemmeno le penne per correggere. Però una garanzia sulla resistenza del personale scolastico non sarebbe male (incluso tecnico riparatore).