Col cielo terso, dopo il gran vento di sabato la luna crescente è uno spettacolo. Me la sono vista praticamente in camera da letto, quando sono andata a chiudere gli scuri: gialla, tonda, sola nel firmamento con l’unica compagnia di una piccola stella vicina. Mi sono fermata ad osservarla…e a parlarle un momento, come se fosse una confidente di cui potermi fidare. Ovvio che ho avviato un monologo, ma in qualche modo c’è stata una corrispondenza che mi ha spinto a scrivere dei versi. Oltretutto mi piace il nome Luna che avevo assegnato alla mia amica a quattro zampe dal candido manto, anche lei ora distante ma vicina nel cuore. Nell’antica Grecia, la luna piena – che è stasera – era considerata una vera e propria dea, Selene, spesso rappresentata a bordo di un carro d’argento. Si riteneva che la sua azione influenzasse i raccolti. I Romani la associavano alla dea Diana, cacciatrice e signora dei boschi, mentre per gli Etruschi rappresentava la natura e la fertilità. In diverse mitologie è palese il collegamento tra il satellite, in versione ‘divinizzata’ e la natura. Un effetto della luna ampiamente provato dalla scienza riguarda le maree, mentre risultano infondate altre convinzioni. Comunque sia, lo spettacolo della luna che brilla nel cielo notturno continua ad affascinare e mi provoca la seguente poesia Plenilunio Nel cielo cobalto/la luna s’indora/senza le stelle,/solitaria signora del firmamento./Scusa un momento,/non ti senti spaesata/lassù da sola,/solitaria signora/ del firmamento?/Intanto s’accende/una stellina vicina./La solitaria signora/del firmamento/senza verbo proferire/indica la via da seguire.//
Autore: Ada Cusin
Quisquilie legate al cognome
Risveglio lento di domenica mattina. Mentre mi preparo la colazione, come d’abitudine accendo il televisore sul primo canale dove è in onda ”Unomattina in famiglia’. Arriva il momento di ‘Pronto Soccorso Linguistico’ che seguivo con interesse quand’era presentato dal professore Francesco Sabatini, titolare della rubrica televisiva dal 2009 fino a pochi mesi fa. L’ emerito linguista (Pescocostanzo, 19.12.1922) ha ceduto il posto al nuovo presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille che parla dell’origine dei cognomi, collegati ad antichi mestieri esercitati. Trovo la spiegazione convincente e mi interrogo sul mio che è Cusin. Se rimanda a ‘cucina’ non gli faccio onore, anzi a scuola era oggetto di burla se non lo facevo precedere dal nome Ada, cosicché gli studenti più malandrini ironizzavano sulla ‘Cusinada’ e la cosa faceva sorridere anche me, che a volte uscivo da scuola praticamente ‘cotta’. Comunque, il cognome Cusin è tipico del padovano e veneziano, popolare nel comune di San Stino di Livenza, diffuso nella provincia di Pordenone e nella regione Friuli – Venezia Giulia. In Italia ci sono circa 516 famiglie Cusin, la mia compresa suppongo. Varianti sono le forme ‘Cusinati’ e ‘Cusini’. Quanto all’origine, dovrebbe dipendere da un soprannome dialettale che significa ‘cugino’ e questa versione mi piace di più di quella legata alla cucina. Di certo, a Caorle in prossimità del duomo, in una delle strette ‘calle’ che sboccano in piazza, sulla parete rossa di un edificio c’è una targa con inciso ‘Calle Cusin’. Quando lo venni a sapere non mi dispiacque, perché l’associazione mare – pesca – cucina…e magari cugini genera un insieme nutriente. Se la cartina che sto consultando in internet è attendibile, 10 famiglie portano il mio cognome in Liguria e 12 in Sardegna, regioni sul mare, paesaggio che amo. Se poi aggiungo che Ada, il mio nome proprio, in lingua turca significa ‘isola’, beh allora mi sta proprio bene considerarmi…un prodotto del mare!
TALIS PATER, TALIS FILIA
Vorrei scrivere di altro, ma in una giornata come questa non posso esimermi dal dare un contributo al tema della Giornata odierna contro la violenza sulle donne. Troppe donne ammazzate ovunque, l’ultima in Italia sappiamo tutti chi è: Giulia Cecchettin, 22enne che starebbe festeggiando la laurea triennale in biologia con tesi sullo “sviluppo di biomateriali per la sostituzione dei tessuti della trachea”, se il suo ex ragazzo non l’avesse ammazzata, più precisamente dovrei dire massacrata, visto che ha spalmato la malvagità in più tempi. Voglio pensare a Giulia sull’altalena, vestita di rosso mentre sorride col volto girato verso qualcuno o qualcosa. Immagine bellissima e rasserenante posta a caratteri cubitali dinanzi al Municipio di Vigonovo (Ve). Mi fa pensare a quando anch’io mi dondolavo sull’altalena: ero molto piccola, meno di sei anni. Il gioco durò poco perché ‘disturbavo’ la raccolta della legna posizionata in una specie di garage dove era stato appeso il ‘biscol’. Può darsi che fossi così contenta da disturbare con gridolini e risate chi riempiva la cesta di ‘stee’… però il tema dell’invidia pare lavori ancora sotto la cenere. Lo dice Natalia Aspesi su la Repubblica nell’articolo intitolato “Il patriarcato ci invidia la felicità”. Non mi addentro nell’argomento portato allo scoperto da Elena, la sorella di Giulia. Ritengo che chi delinque viene meno a delle responsabilità individuali precise e vada punito senza sconti. Tutti sono bravi a pontificare dopo. Perfino Gino, il padre della vittima confida: “Anch’io mi faccio delle domande”. Eppure ha la forza di trasformare il tragico lutto in momento di riflessione perché non succeda più. Giulia sarebbe fiera del suo papà che in pochi mesi ha perso moglie e figlia. TALIS PATER, TALIS FILIA! 🌻🙏
Emozioni e Ricordi
È stata una giornata ‘briosa e spumeggiante’ per usare due aggettivi usati dal mio professore di Italiano del Liceo. I ricordi della mia laurea si mescolano alle emozioni provate per quella conseguita da Manuel, il mio braccio destro diventato Ingegnere. Sulla scrivania ho la foto di me difronte al presidente della Commissione che mi proclama ‘Dottoressa in Lettere’. Sono di schiena, vestita di celeste, lunghi capelli ramati. L’obiettivo è tutto concentrato sui professori. Percepisco che ora qualcosa è finalmente cambiato nella forma, alleggeritasi ma la sostanza rimane uguale: tenacia e impegno sono alla base di qualunque costruzione. Sono collegata con la sala dove i dottorandi – sette, di cui tre ragazze – affrontano l’ultimo atto del percorso triennale: la discussione, che procede molto veloce (i tempi sono contingentati). Comunque riconosco la voce argentina di Manuel e colgo qualche battuta. Alla fine delle sette discussioni, il presidente della Commissione si complimenta con i neo laureati che invita ad impegnarsi per la Laurea Magistrale, asserendo che “questo traguardo è il primo gradino della formazione e le aziende sono alla ricerca di Ingegneri”. Poi segue la festa, con foto, video, complimenti e abbracci. Verso sera, data la confidenza faccio una breve intervista a Manuel per testarne gli umori. 1) Da 0 a 10, quanto ti è costato raggiungere l’obiettivo? Otto 2) Dove hai trovato la forza per superare gli intoppi? Nelle persone care e nella Divina Provvidenza 3) Qual è stato il momento più difficile? A Padova dove ho frequentato il primo anno e a Bologna per recuperare gli esami mancanti 4) Obiettivi a breve e medio termine? Intanto rilassarmi e poi cominciare a ragionare su cosa fare… 5) Cosa consigli agli studenti universitari, alla luce della tua esperienza? Pensare bene a dove iscriversi, scegliere facoltà piccole, non mollare mai e accettare tutti gli esami. Grazie al neo dottore della testimonianza e ancora tantissimi complimenti e auguri. 🎓
Da dottorando a dottore
Oggi 23 novembre 2023 grande giorno per Manuel: si laurea in Ingegneria Elettronica. Mi propongo di seguire l’evento tramite il link inviatomi, per consentire a familiari e amici di partecipare online alla seduta di laurea, fissata alle 14.40. La discussione dura massimo nove minuti, mentre un minuto è riservato alle domande. La stretta di mano alla fine, quando i sei laureandi di cui tre ragazze, saranno proclamati Ingegneri. Attendo una foto del mio ex alunno incoronato con l’alloro che sta per diventare mio collega: che soddisfazione per il suo traguardo! Vivissimi complimenti a lui – che era talentuoso già alle medie – e alla sua bella famiglia: i genitori Nadia e Enzo, la sorella Gaia, la nonna Gina…amici e parenti tutti. Anch’io mi laureai alla sua età, a novembre come lui, il giorno 30, sant’Andrea, mentre oggi il calendario riporta san Clemente, nome proprio usato in un mio romanzo che è anche aggettivo beneaugurante. Manuel è nato sotto una buona stella, si è fatto strada da solo. Ha studiato senza perdere il contatto con la realtà, lavorando e sorridendo. Di certo non si adagerà sugli allori e riprenderà in fretta i suoi lavoretti, pensando a come costruire la sua carriera. Quando lo vedo è sempre una festa, perché mi risolve svariati problemi. Ma dopo oggi sarà un festone! Sono orgogliosa di avere un giovane amico ingegnere e felice di condividere questo successo con lui e con quanti gli vogliono bene. Complimenti, Ingegnere! 🎓
Pecore e Poesia
Rivedo le pecore, che ogni anno in questo periodo sostano nei pressi di casa mia. Sembrano un enorme lenzuolo bianco steso sul campo appena liberato dal granturco. Si spostano a ondate, quando i cani corrono in lungo e in largo perché non escano dal perimetro immaginario. Diversamente dagli anni scorsi, sono di passaggio e non riesco a fotografarle. Anche se le festività sono ancora lontane, vedere un gregge fa tanto Natale e mi trasmette un senso di raccoglimento. Mi ritornano in mente poesie ad hoc. Indimenticabile il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia del Leopardi, dove il poeta paragona la vita del pastore a quella della luna alla quale chiede: Dimmi, o luna: a che vale/al pastor la sua vita,/la vostra vita a voi? dimmi:ove tende/questo vagar mio breve,/il tuo corso immortale? Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con i pastori che però non ho visto, probabilmente riparati dentro il furgone perché è una giornata molto umida. Fantastico se potessi intervistare pecore e agnelli, posso solo immaginarlo con la fantasia. Adesso che ci penso, chi li faceva parlare era Esopo, antico favolista greco, vissuto come schiavo a Samo nel VI secolo a.C. Comperai tanti anni fa una versione delle sue Favole, che conservo ancora da qualche parte. Poi al liceo ne tradussi qualcuna dal greco, tipo quella intitolata Il lupo sazio e la pecora, favole per bambini in realtà piene di saggezza. Profondo conoscitore degli uomini, Esopo attraverso gli animali si riferisce ai caratteri e alle abitudini degli umani. Infine la pecora è un elemento nel presepe di Gianni Rodari, insieme al pellerossa con le piume in testa…come è finito tra le statuine/del presepe, pastori e pecorine,/e l’asinello, e i magi sul cammello/. Così, grazie al gregge in transito ripasso un po’ di letteratura.
Alberi e Salute
Il corbezzolo è la pianta nazionale dell’Italia. È uno dei simboli patri: con le foglie verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse richiama infatti la nostra bandiera. Non lo sapevo e lo scopro oggi che è la Giornata Nazionale degli Alberi, celebrata per la prima volta in Italia nel 1898 per iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione Guido Baccelli. L’idea di dedicare un giorno all’anno alla messa a dimora di alberi era venuta al Governatore del Nebraska (Usa) nel 1872, diffusasi negli anni successivi in Europa e in Italia. Mi sovviene che da alunna partecipai a qualche giornata dedicata agli alberi, forse poi confinata a margine di altre ed ora tornata giustamente alla ribalta: simbolo di forza e di rinascita, gli alberi sono importanti per la salute del pianeta, oggi compromessa dal riscaldamento climatico e altro. Perciò vedo con favore le iniziative atte a valorizzare l’importanza e la difesa dell’albero, nel contesto del rispetto per l’ambiente. Lo scorso 29 ottobre il comune di Castelcucco ha festeggiato la Giornata nazionale dell’ulivo, con piantumazione di un ulivo per i bambini nati nel 2022. Nel comune limitrofo di Cavaso del Tomba, la domenica precedente era stata realizzata l’iniziativa parallela ‘Un albero per ogni nato’. Tra l’altro oggi Cavaso è in festa per la ‘Madonna della Salute’, con possibilità di gustare la bella mostra collettiva d’Arte Perle disseminate nella Valcavasia (fino a domenica prossima). Dato che la salute è strettamente legata all’ambiente, c’è una evidente connessione tra le due ricorrenze. Spaziando, il 21novembre si festeggia la Madonna della Salute a Venezia, una delle feste più sentite dai veneziani che ricorda la fine della tragica pestilenza del 1630-31. Per ‘deformazione professionale’ ma ancora più da cittadina, mi preme ricordare che il bene della salute è tutelato dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Un colpo d’occhio alle mie piante e una riflessione sulla salute ‘fondamentale diritto’ dell’individuo. Salute a tutti!
L’amore vero non uccide
Sono angosciata per come si è conclusa la vicenda dei due ex fidanzati Giulia e Filippo. Come molti italiani sono rimasta col fiato sospeso per una settimana, sperando che la ragazza fosse ferita e custodita da qualche parte. Purtroppo sappiamo com’è finita. Nell’immensa tragedia, mi colpisce la dignità del padre, rimasto vedovo da poco e la forza della sorella Elena, disposta a lottare per un cambiamento culturale che riduca le vittime della violenza. Per i genitori di Filippo prevalgono la pietà e lo sgomento. Suo padre parla del figlio come di un bravo ragazzo, incapace di fare del male alla fidanzata, ammazzata e fatta sparire con tanta ferocia. Chissà come si sentirà alla luce degli eventi svelati. Intanto al Senato procede l’esame del disegno di legge per potenziare e velocizzare le misure preventive e cautelari riguardo la violenza di genere. Concordo in pieno sull’aspetto preventivo e l’utilità di riconoscere gli indicatori di criticità delle azioni criminali, come asserisce il dottor Crepet. Temo che in molte situazioni problematiche si stenda un pietoso – e pericoloso – velo di silenzio, sperando che la situazione sfumi. Ma potrei sbagliarmi, perché chi ha in mente di compiere azioni delittuose non ne parla prima, le nasconde ai congiunti e, ovviamente alla potenziale vittima. La povera Giulia non avrebbe accettato l’ultimo invito di Filippo, alla vigilia della sua Laurea se avesse subodorato il seguito. Domani le sarà riservato un minuto di silenzio nelle scuole e partirà una campagna di sensibilizzazione per il rispetto della persona. Concordo che il cambiamento debba avvenire dentro la famiglia, coltivando valori spesso sottaciuti. Infine sottoscrivo l’affermazione di Freud: I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine: il genitore, l’insegnante e lo psicologo.
Artisti come perle
Sabato culturale: nella Sala Riunioni del Municipio di Cavaso del Tomba viene inaugurata la Mostra Collettiva d’Arte di Disegno, Pittura e Scultura intitolata Perle disseminate nella Valcavasia (18 – 26 Novembre 2023). Espongono dodici artisti, alcuni dei quali miei amici, conoscenti o compagni delle elementari. Non potrei mancare, perché mi sento sostenuta dal filo di seta che intesse relazioni ed emozioni. Il sindaco Gino Rugolo attribuisce alla Valcavasia la qualità di una perla e si congratula con gli artisti che migliorano Cavaso con le loro opere. Il concetto di circolarità dell’arte, che ritengo molto appropriato e’ implicito nel titolo della mostra: come perle di una collana gli artisti collaborano a comporre un gioiello che abbellisce il territorio. Ognuno con la propria peculiarità e sensibilità si mette in comunicazione con l’osservatore, consentendogli di fare un viaggio rasserenante tra tele e sculture. Anche i titoli delle opere sottintendono la scelta di parole che da sole favoriscono un tuffo nel folclore, nella poesia oppure nella mitologia: è il caso dell’acrilico su tela El larin dea Rosina di Silvio Reato, dell’olio su tela La germogliatrice di Noè Zardo e della terracotta Le Muse di Renato Zanini. Ho apprezzato gli uccelli dipinti da Aldo Vidorin e la natura morta di Pietro Salvestro. C’è molto altro da vedere e non voglio privare il visitatore di fare la sua immersione nella bellezza, declinata in varie forme. L’ evento culturale testimonia quanto sia diffusa la creatività artistica nel territorio e quanto sia percettiva l’Amministrazione Comunale che si è fatta carico di realizzarlo. Quando è capitato alla scrivente di presentare un’opera letteraria a Cavaso, ha sempre trovato calorosa accoglienza. Nel terreno fertile, il seme fiorisce. Complimenti agli Artisti e a chi li sostiene.
Mens sana in corpore sano
Con la temperatura frizzante non uso più la bicicletta e mi sono riaccostata al tapis roulant, che mi propongo di usare tre volte a settimana, ma sarà da vedere se sarò di parola. Comunque non ci salirei sopra, se non fossi accompagnata dalla musica durante la mia camminata. Inserisco il vecchio tablet su uno scanso della parte computerizzata e ascolto tre quattro canzoni a suo tempo selezionate, della durata media di circa tre minuti. Poi scendo e salgo sulla cyclette, ma lascio andare la musica per altri minuti. Non voglio strafare, perché non sono in palestra sotto l’occhio vigile del personal trainer e non mi piace sudare. Comunque sarei contenta di allungare i tempi di ‘allenamento’, non escludo di riuscirci nel corso dell’inverno, ormai prossimo e lungo. Una delle canzoni che sento più volentieri è Il mondo, del 1965, interpretata da Jimmi Fontana. Per chi non lo sapesse, il testo è di Gianni Meccia, Jimmi Fontana, Lilli Greco, Carlo Pes per la musica, mentre l’arrangiamento è curato da Ennio Morricone. Giustamente definito ‘un successo planetario’, il brano è un inno alla vita e un monito ad affrontarla con un atteggiamento positivo. Protagonisti il tempo e il mondo, al cui cospetto l’uomo si sente un nulla. Mi piace soprattutto la parte centrale: Gira, il mondo gira/nello spazio senza fine/con gli amori appena nati/con gli amori già finiti/con la gioia e col dolore/della gente come me… Mi sembra una perfetta sintesi della pochezza della natura umana in rapporto alla maestosità dell’universo. La voce calda e avvolgente di Jimmy Fontana è persuasiva. Nel tuo silenzio io mi perdo mi fa pensare alla poesia di Leopardi L’infinito. Una dimostrazione di quanto bene possano fare le arti in congiunte. Del resto lo diceva già Giovenale nelle Satire: Mens sana in corporeo sano.
