Non credo corra buon sangue tra italiani e francesi, per via di una certa rivalità in ambito professionale, tipo cucina e moda. Però talvolta ci precedono, e bisogna dargliene atto. Mi riferisco al recente ‘bonus réparation’ (buono del riciclo) in atto dal mese scorso, di cui sento parlare per televisione. In sostanza, un provvedimento contro lo spreco e l’inquinamento che premia chi fa riparare scarpe e vestiti usati, anziché buttarli. È stato stanziato un fondo al riguardo che riconosce al consumatore un rimborso per ogni riparazione, tra i 6 e i 25 euro. La moda in Francia è un settore trainante dell’economia ed altrettanto in Italia, per cui immaginiamo la mole di rifiuti che si accumulano in ambito tessile. Ogni anno, nella sola Francia vengono gettate via circa 700 mila tonnellate di vestiti, due terzi dei quali finiscono in discarica. Vedrei molto positivo introdurre lo stesso buono da noi che favorirebbe gli artigiani e la rivitalizzazione di indumenti ancora buoni. Giusto ieri sono stata dalla sarta che mi ha allargato dei pantaloni – uno di velluto a coste e l’altro di lana – che mi tiravano sulla pancia, avendo messo su un paio di chili: come nuovi, anche perché li avevo portati poco. È stata una soddisfazione reciproca aver dato nuova vita a dei capi ancora buoni anche se datati. Tra l’altro, io non bado alla moda; seguo un mio stile che valorizza la praticità e la semplicità, che per una signora non più ever green è un biglietto da visita. Tra l’altro, fisicamente non sono cambiata molto e mantengo pressoché lo stesso peso, perciò posso mettere mano a una quantità di capi in fondo agli armadi. Senza contare quelli di mia madre, che aveva la mia stessa costituzione. Il problema, se mai è trovare calzolai e sarti che esercitino nei paraggi, senza doversi spostare nelle città vicine. Gli istituti professionali e i corsi per diventare artigiani negli specifici settori saranno lieti di ricevere iscrizioni. La richiesta è alta e il lavoro garantito.
Autore: Ada Cusin
Strategia anti-age
Di lunedì mattina il bar Milady a One’ di Fonte sembra un porto di mare. Diego, Marta ed Elisa si fanno in quattro per servire presto e bene gli avventori, sia quelli dentro che quelli fuori, dato che la mattinata promette bene. Alle 9.30 circa sono già finite le croissant con la marmellata, quelle che preferisco, perciò dirotto su una alla crema, squisita altrettanto, fragrante e tiepida. Non riesco a trovare un posto dove sedermi e i quotidiani sono tutti occupati. Il vicino mercato è molto attrattivo e l’affluenza al bar fa la gioia del titolare. Però dovrò cambiare giorno per fare qua la colazione – la seconda colazione – se intendo concedermi una lettura lunga e tranquilla. Comunque si libera un posto ed anche Il Gazzettino che prendo al volo. Di lunedì la dottoressa Graziottin tiene la sua rubrica che dedica oggi alla ‘strategia anti-age’ che incuriosita vado subito a leggere. Rifacendosi allo psicologo maltese Edward De Bono (1933 – 2021), padre del pensiero laterale, cioè creativo e capace di soluzioni, la sessuologa identifica tre età della vita: quella del why/perché? (0 – 5 anni), quella del why not/perché no? la più creativa e quella del because/poiché, dai 10 anni in poi. Adesso arriva il pezzo forte, con le parole della stessa Graziottin che riporto: “È essenziale mantenere per sempre un po’ di quell’età mentale fra i 5 e i 10 anni: nella vita, nella professione, negli sport, negli hohhy”. Queste parole mi hanno rasserenata, perché in privato mi scopro spesso ‘ringiovanita’: quando parlo coi gatti, coi canarini e coi fiori. Mi capita di uscire con esclamazioni ed anche interrogazioni a voce alta, certa che non c’è nessuno nei paraggi che potrebbe fraintendere. A settant’anni una persona non è ancora anziana, ma potrebbe andare fuori di testa. D’ora in poi credo che potrò permettermi di essere meno prudente. Se qualcuno si stupirà, gli dirò che ho adottato la strategia anti-age (che uso da un bel po’).
Lunga vita ad Alice
Alice, un mese di vita salvata dai vigili del fuoco. È successo a Quarrata, comune della piana pistoiese flagellato dalla recente alluvione. Un simbolo di speranza tra tanta sofferenza. I giovani genitori della piccina, Maria Elena Mauro e Tommaso Menniti, quando l’acqua ha invaso il giardino e ha iniziato a filtrare dalla porta d’ingresso sono stati ospitati dai vicini al piano superiore e all’alba hanno chiesto aiuto ai vigili del fuoco. Avvolta in una coperta, Alice è stata presa dalle braccia del caporeparto della squadra dei vigili del fuoco di Pistoia: emozionato e padre anch’egli ha detto che era incuriosita e tranquilla, favorita dall’incoscienza dell’età che ha protetto il trasbordo in gommone. Una bella storia, simbolo di speranza. Del resto il nome Alice racchiude una varietà di meraviglie: significa “di nobile e bell’aspetto”, è associato al colore giallo, simbolo di gioia, felicità, serenità. La pietra preziosa portafortuna di Alice è il topazio, simbolo della serenità e della pace interiore. Accantonando la simbologia, la fortuna di Alice Menniti è quella di essere stata accolta dalle braccia esperte e protettive di un vigile in servizio che sarà giustamente orgoglioso di aver portato felicemente a termine il salvataggio, mancato in altre situazioni. L’alluvione in Toscana registra sette morti e due dispersi. Anche in Veneto il maltempo ha lasciato il segno, specie sul litorale colpito da violente mareggiate. Ancora senza esito le ricerche di Walter Locatello, il vigile del fuoco 44enne diventato papà da poco, scomparso in un torrente a Puos d’Alpago. Non era in servizio e stava controllando il livello dell’acqua nel canale a ridosso della casa dei genitori. Quasi una beffa che un vigile del fuoco abbia salvato una vita e che un collega l’abbia persa. D’altronde La vita è una rappresentazione scenica (Giacomo Leopardi, Pensieri XXIII)
‘Un brutto clima’
Prima domenica di Novembre, per fortuna con il sole. Mentre faccio colazione, seguo il programma Agorà su Rai 3, con un titolo allarmante: “Un Brutto Clima”. Ieri era la Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, preceduta dalla Commemorazione dei defunti e Ognissanti. Beh, non c’è da stare allegri! Mi conforta che la parola ‘agorà’ derivi dal greco e significhi ‘piazza’ luogo dove si incontrano varie persone, precisamente ‘spazio pubblico e di riunione nelle città greche’ e per me è apprezzabile tutto ciò che mi riporta alla Grecia classica. Però dipende da chi ci va in piazza! Durante il programma sembra che si siano dati appuntamento tutti gli uccelli di malaugurio riguardo la situazione a Gaza: questo, sommato al significato delle giornate precedenti non predispone all’ottimismo. Mi auguro che il conflitto tra Israele e Hamas termini il più presto possibile, sono convinta che la soluzione ‘Due Stati Due Popoli’, invocata anche dal Papa e dalla premier Giorgia Meloni sia la più idonea a porre fine a un problema che dura da secoli. Al netto delle ragioni che hanno determinato l’aggressione, sono sempre i civili a pagarne le spese, sia dall’una che dall’altra parte. E mi sovviene la poesia-riflessione di Bertold Brecht La guerra che verrà che condensa il mio pensiero al riguardo. La riporto tutta perché è il miglior commento ai dolorosi fatti di attualità: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Nonostante il clima non faccia ben sperare, auspico la Pace e allontano l’invito che il poeta rivolge alla fine della poesia Quelli che stanno in alto: Uomo qualsiasi,/firma il tuo testamento.//
Rosalba Carriera, artista veneziana
Armando Contro, il mio compianto professore di Liceo Classico nominava Rosalba Carriera (Venezia, 12 gennaio 1673 – Venezia, 15 aprile 1757), nome che sento proferire in coda al telegiornale regionale: Venezia infatti le dedica una mostra. Così il ricordo si lega alla curiosità e mi documento su questa importante artista veneziana che usava l’arte come via per la sua emancipazione. Pittrice e ritrattista, nonché miniaturista su avorio, tant’è che è ritenuta la “regina” delle miniature. Nel ‘700 ne dipinse quasi duecento in cinque anni appena, lasciandoci gli occhi. Infatti sui dettagli consumò la vista, diventando quasi cieca. Il responsabile del Museo Civico del ‘700 Veneziano Alberto Craievich, in un’intervista afferma: Era una donna colta, parlava il francese, apprenderà anche l’inglese… L’arte è la via per la sua emancipazione. Insieme con la sorella compra casa sul Canal Grande e non si sposa. Scrive lei stessa un diario, con ricche informazioni. È ritenuta la più grande pittrice del Settecento, preferendo la tecnica del pastello, non solo per gli schizzi, ma per l’opera completa. Crea un atelier di pittura dove lavorano anche le due sorelle, dimostrando un’attitudine imprenditoriale rara per una donna del suo tempo. Tra gli estimatori, Federico Augusto di Sassonia, il conte Antonio Zanetti e il segretario dell’ambasciatore inglese a Venezia Cristian kool. Pare che le sue tabacchiere dipinte andassero a ruba. Certo non era una popolana e ricevette una buona educazione. Mi piace che abbia valorizzato l’indole artistica, minimizzando l’aspetto fisico che non la favoriva. Suppongo che allora fosse anche più di ora difficile emergere, ma Rosalba a 24 anni era già una star! Una femminista ante litteram, una donna giudiziosa ed abile che ha lasciato in eredità un patrimonio di bellezza.
Donne in negativo
Non tutte le cooperative sono uguali. E neanche le donne. Da giorni sento parlare del caso Soumahoro, nello specifico della consorte e suocera del parlamentare Aboubakar Soumahoro. Dato il tempo avverso, mi trattengo in poltrona più del solito e mi sorbisco tutto il programma Diario del giorno, ora passato di mano ad altro conduttore dopo Andrea Giambruno. Le signore Liliane Murekatete e Marie Therede Mukamatsindo sono agli arresti domiciliari per lo scandalo coop e migranti. Sequestrati quasi 2 milioni di euro. Lui, Aboubakar Soumahoro, laureato in sociologia, si proclama allo scuro dei traffici gestiti dalle sue affini. Le cooperative si occupano – avrebbero dovuto occuparsi – di migranti e di minori non accompagnati nella provincia di Latina. “Viaggi, alberghi e beni di lusso con i soldi destinati ai migranti” è il titolo che RaiNews dà alla vicenda. Pare che le due ‘signore’ non disdegnassero borse firmate e cene sui 500 euro, con due-tre convitati. Ma cosa mai avranno ingoiato? Perle preziose? Certo visitavano le Spa di lusso, ma ce ne vuole per ‘investire’ tanto denaro in beni superflui, tra l’altro lasciando nelle peste chi avrebbero dovuto aiutare. Nell’accezione popolare, sento dire che le donne sono più avanti degli uomini in molti ambiti: più concrete, più lungimiranti, più sensibili. In questo caso, più ladre e mi spiace doverlo dire. Improbabile che il politico non sapesse dei raggiri. Lui si dichiara del tutto estraneo ed anzi difende la cura che la consorte, già bella di suo dedicava al di lei aspetto. Mah, se non era complice, doveva almeno stare attento perché il denaro distratto dagli obiettivi è davvero notevole. Sono desolata di dedicare il mio post odierno a delle donne in versione negativa. In questo caso, mi appello al noto proverbio L’eccezione conferma la regola.
Il mio braccio destro
Caspita, mi è sparito il post poco prima di postarlo… era dedicato a Manuel e alle imprese del mio gatto Fiocco. Riprendo dal felino, espertissimo in caccia – e pesca – che l’altro ieri si è fiondato in casa con un uccellino in bocca, che non è il primo. So che in teoria il micio si aspetta che lo complimenti, ma io sto dalla parte del pennuto che gli sottraggo, nella speranza – vana – di sottrarlo a morte. Manuel è venuto in mio soccorso per sbrigare varie incombenze e dice che potrei scrivere un post sulle scaramucce del pelo rosso ‘bello e impossibile’. Preferisco concentrarmi sulle abilità del mio ex bravo alunno, tra tre settimane Dottore in Ingegneria Elettronica. Frequentarlo è la più bella eredità professionale, anche perché Manuel sa fare un sacco di cose in svariati campi. Prendiamo lunedì scorso: risintonizzato due televisioni, ingrassato una finestra, sfiatato i radiatori, riportata a livello la pressione in caldaia, aggiustate due anomalie sul tablet, controllato due mail con accesso secretato e, la cosa più ostica per me, compilato un format per iscrivermi al Salone del Libro, nella nuova sezione del ‘Self Publishing’ per candidare una mia opera, allegando quanto richiesto, compreso bonifico. Se l’opera verrà accettata, verserò altro bonifico entro fine gennaio e potrò spedire 30 copie del mio romanzo Passato Prossimo perché compaia al prossimo Salone del Libro di Torino. Strada tortuosa per promuovere la mia opera, uscita col covid e rimasta negli scatoloni. Ma grazie all’abilità del mio braccio destro, mi sento sostenuta e sperimento nuove strategie di ‘marketing’ come afferma Manuel che è la pietra miliare della mia pensione. Posso serenamente affermare, parafrasando il titolo del mio ultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori che Manuel si merita una lode speciale.
Ognissanti, fioritura fuori stagione
Ho fotografato una piccola rosa color panna, fiorita nell’angolo destinato a cimitero per i miei amici animali defunti. Nel giorno di Ognissanti immagino che godano anch’essi di uno “spazio” privilegiato. Nel mio cuore ce ne sono molti. Nomino gli ultimi, quelli che mi hanno fatto compagnia da quando abito a Castelcucco, ovverosia dal 2000: i gatti Sky, Micia, Puma, i cani Luna e Astro, più una decina di canarini che hanno vita piuttosto breve. Tornando alla pallida rosa, me la sono trovata all’improvviso davanti, quasi volesse parlarmi, in un mare di foglie gialle cadute dall’albicocco vicino. Era stata ‘soffocata’ dalla pianta di more e non era riuscita a trovare il suo spazio. Fatta un po’ di pulizia del verde, erano riemersi gli scarni rami. Ho messo un po’ di compost, rinviando all’anno prossimo la ripresa. Invece lei, la rosa pallida ha voluto ringraziarmi per averle dedicato delle cure ed è fiorita giusto sopra la sepoltura di Sky, il mio amatissimo gatto (cui ho dedicato la poesia con lo stesso titolo nella silloge Natura d’Oro). Posso sembrare fantasiosa, ma mi piace pensare che la natura mi parli. D’altronde lo diceva qualcuno molto più importante di me che La natura è una madre benigna creatrice di illusioni che aiutano gli esseri umani a vivere bene (Leopardi). Perciò la rosa magicamente fiorita, o meglio rifiorita è un messaggio di resilienza e di speranza dopo un tempo di sterilità. Mi auguro di poter estendere questa percezione di bene inatteso anche fuori di casa mia, nella mia comunità e oltre dove operano persone in prima linea per difendersi e difendere dalle turbolenze umane, molto più insidiose di quanto può accadere in un angolo di giardino incolto. Oggi Ognissanti, auguro a tutti una fioritura fuori stagione,
Party per i Santi
Sul mio calendario, alla data odierna leggo: SS. Lucilla e Quintino – Halloween. Mai avuto simpatia per questa festa importata. Anni addietro chiudevo i miei cani Luna e Astro in Panda perché non fossero spaventati dai botti. Io stessa staccavo il campanello per non essere disturbata dai leziosi ‘dolcetto o scherzetto’, con la conseguenza che qualcuno, indispettito dalla mia indisponibilità mi lanciava il petardo dentro il cortile. In un tema, un alunno mi scrisse che un petardo lanciato dentro la cuccia del cane, mandò al creatore la povera bestia. L’importazione di streghe e maschere terrificanti d’oltralpe cozza contro lo spirito di raccoglimento legato alla festività di Ognissanti. Inoltre due giovani zie materne morirono proprio a cavallo di queste date, tanti anni fa. Me ne parlava mia madre, che era la sorella più giovane ed anche se non le ho conosciute, mi sento di onorarne la memoria con il silenzio e la riflessione. Per i motivi suddetti, trovo molto opportuna l’idea di padre Alessandro Girodo della parrocchia dei santi Martino e Rosa di Conegliano di abolire la festa di halloween e sostituirla con un party per i santi, fornendo camici bianchi per tutti. Scheletri e pipistrelli resteranno fuori della porta. Tra l’altro, mi risulta che i pipistrelli siano innocui, anzi “In realtà sono mammiferi intelligenti e socievoli” ed ottimi alleati contro le zanzare, essendo ghiotti di insetti. Di giorno si riposano ed entrano in azione durante le ore notturne, ragion per cui forse sono associati alle tenebre. Io abito vicino al cimitero e credo di avere sentito i loro ‘strilli’, senza esserne turbata. Al massimo, la loro immagine può essere usata negli stampi per i biscotti, come ha fatto Lisa che mi ha mandato la foto delle sue prelibatezze dolciarie, invitanti e spiritose. Infine, coi tempi che corrono ritengo che il tema della morte non vada banalizzato ed eventualmente utilizzato per valorizzare la vita nostra e altrui.
‘Per tutte le madri d’Italia’ e oltre
Ultima domenica di Ottobre, giornata grigia e uggiosa. Esco di mattina e rimango in casa il resto del giorno. Cerco qualcosa di interessante in tivù e incappo in un servizio su Aquileia, spiegato da Massimo Gramellini. Una sorta di reportage storico, alla soglia del 4 novembre, con al centro una donna, una ebrea triestina: Maria Bergamas. Ecco i fatti. Maria Maddalena Blasizza coniugata Bergamas (Gradisca d’Isonzo, 23 gennaio 1867- Trieste, 22 dicembre 1953) nel 1921 scelse la decima bara tra le 12 che contenevano le salme di altrettanti caduti durante la grande guerra e rimasti ignoti. Il figlio Antonio, fante italiano era morto sul fronte del Carso e mai identificato. La bara fu caricata su un treno militare che attraversò la penisola in un’atmosfera di funerale di massa, fermandosi in 120 città e paesi. Giunse a Roma il 4 novembre 1921 e fu tumulata nel sacello dell’Altare della Patria. Maria Maddalena Bergamas rappresenta tutte le madri italiane che persero i figli in guerra, senza mai riceverne le spoglie. Le altre undici salme furono portate a Gorizia dove fu celebrata una messa funebre solenne. Da Gorizia le salme furono condotte ad Aquileia. Provenivano dai principali campi di battaglia italiani della Grande Guerra: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Piave, Cadore, Gorizia, Isonzo, S. Michele, Castagnevizza. Nel cimitero di guerra di Aquileia, ai piedi del Monumento dei Dieci Militi Ignoti si trova anche la tomba di Maria Bergamas, su cui è scritto: “Maria Bergamas per tutte le madri d’Italia”. Sulla vicenda, nel 2021 è stato girato un docu-film intitolato La scelta di Maria, di Francesco Miccichè. Allargando il panorama e considerando la drammatica situazione delle guerre in corso in Ucraina e nel Vicino Oriente, suppongo che molte altre madri piangano i figli morti, e viceversa senza neanche il conforto di una tomba. Per non dimenticare le centinaia di persone annegate nel Mediterraneo, in cerca di un futuro appagante. Mi appello a una preghiera cosmica per tutte le persone ignote. 🙏
