Fiori d’inverno

Premesso che mi piacciono tutti i fiori, in questo periodo prediligo le bulbose, Giacinti e Amaryllis. Come d’abitudine quando arriva il freddo, metto dei bulbi di Giacinto in acqua perché mi piace osservare l’emissione della radici, lenta ma stupefacente. Poi spunta la gemma, a seguire lo stelo e infine i fiori che sembrano stelline ravvicinate. Il profumo è straordinario e quasi stordisce. A dirla tutta, sono affezionata a questo fiore perché mi fece vincere un premio di poesia per un componimento intitolato “Miracolo blu” che riporto sotto.* Passando all’Amarillys, deve il suo nome a una donna di origine greca. Il nome deriva dal verbo ‘amarysso’ che significa splendere o brillare. I fiori simboleggiano l’eleganza, la fierezza e la bellezza uniti alla timidezza. Il poeta Virgilio citò questo fiore nelle Bucoliche, quando Titiro elogia la bellezza della sua amata Amarillide. Insomma, una bella carta d’identità. Per passare dalla teoria alla pratica, da una ventina di giorni tengo sott’occhio un bulbo di Amarillys, arrivato piuttosto malconcio dal supermercato. Messo a dimora in un vaso di buona terra, annaffiato quanto basta ha emesso quattro steli su uno dei quali stamattina è sbocciato un fiore rosso: una sorpresa che ha ripagato le mie cure. A ruota sbocceranno altri tre fiori, una bella compagnia che allieta le mie giornate.* Miracolo blu Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato/incerto tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//🪻

Tempo di Libri

Sul quotidiano Il Gazzettino mi attrae l’articolo: “Aspettativa di vita, la Marca prima in Italia” con 84 anni contro quella nazionale di 82,3. Questo dato fa piacere, sebbene non vada confuso con la qualità della vita che introdurrebbe tutt’altro discorso. Leggo con interesse l’articolo che però fornisce anche l’altra faccia della medaglia: per la presenza di librerie noi veneti siamo messi male, al 106esimo posto, praticamente penultimi. Non c’è dubbio che l’offerta culturale scarseggi, nonostante qualche lodevole eccezione. La pandemia e il conseguente isolamento hanno distanziato lo spazio tra libri e lettori, o meglio tra libri e autori perché le vendite online di libri sono aumentate. Parlo per esperienza personale, in quanto un mio romanzo Passato Prossimo, uscito dalla tipografia nel novembre 2018 ha avuto l’onore di un’unica presentazione a Castelcucco dove abito ed è ambientato. Custodisco negli scatoloni le copie invendute che potrebbero essere un buon regalo nelle prossime festività. Vi narro la vita di un paesino di provincia – Castelcucco appunto – mentre sullo sfondo si agitano i cambiamenti degli Anni Settanta che alludono al ‘passato prossimo’ del titolo. In fondo all’opera, le testimonianze di cinque compaesani. Già che ci sono, approfitto per un mio aggiornamento letterario. Per chi apprezza la poesia è disponibile la raccolta Natura d’Oro, con fotografie riferite ai versi. Calata nei panni di una giornalista freelance, ho raccolto 365 brevi articoli nel volume Post per un Anno (quello a cavallo tra giugno 2020 e giugno 2021), da cui si capisce come ho investito il tempo durante il covid. Per farla breve, e magari stimolare l’acquisto di qualche copia informo che sono otto i titoli che ho a disposizione, alcuni reperibili nella locale cartoleria e in Municipio. Per gli altri, basta un colpo di telefono o un messaggio. Un libro costa poco e arricchisce molto. A mio dire, è alimento per la mente e benessere per lo spirito.

Un fiore falciato…

Carissima Giulia, quante volte ti ho vista spingere il carrello e poi salirci sopra contenta, oppure passare l’asciugamano sui capelli di tua sorella, abbracciare l’albero e dondolarti sull’altalena: indossi un vestito rosso con le alette sulle maniche molto simile a quello che indossavo io quando sostenni l’esame di maturità, tanti anni fa. Mi sono rivista nelle tue esplosioni di gioia, ho intuito i tuoi sogni, rivissuto le emozioni precedenti la laurea a un soffio da te: una giovanissima dottoressa in Ingegneria biomedica! Poi una disegnatrice di fumetti e poi chissà quant’altro. La tua sorte richiama quella di Valeria Solesin, altra bellissima e promettente ragazza veneta, emigrata in Francia per il dottorando in Demografia alla Sorbona, morta il 13 novembre 2015 nell’attentato al Bataclan di Parigi. Le hanno dedicato un ponte a Venezia. Anche a te dedicheranno qualcosa di importante, perché sei entrata nel cuore di tutti. Anche se la tua vita è stata troppo breve, come un fiore falciato nel suo tempo migliore, il sorriso che diffondi continuerà a farci compagnia e a ricordarci che la ricchezza interiore non muore. Nessuno ti potrà più fare del male. Dall’empireo, sede dei beati tu Giulia continuerai a riversare su di noi effluvi di bellezza, bontà e generosità. Grazie, splendida ragazza! Saluta Valeria e tutte le donne vittime di violenza. Ti tengo nel mio ❤️

Gioco dei dadi

Quando non so cosa scrivere (in realtà la proposta della cronaca nera è abbondante ma voglio limitarla) guardo che Giornata Mondiale è legata al giorno corrente. Talvolta mi intriga e mi faccio ‘ispirare’. Oggi ad esempio è la Giornata Mondiale del Gioco dei Dadi che hanno un’origine antichissima. Sofocle riteneva che fossero stati inventati da Palmede, un astuto condottiero greco durante la guerra di Troia, mentre Erodoto ne attribuiva l’invenzione ai popoli della Lidia. Il primo riferimento scritto al gioco del dado è stato fatto nel 600 a.C. nell’antica Grecia. Si ritiene che fosse molto simile a quello che conosciamo oggi, con i giocatori che lanciano i dadi e aspettano il risultato. Oggi, il gioco del dado è uno dei più diffusi e popolari di sempre, anche nell’ambito dei giochi online, con molti siti web dedicati. Fatta questa introduzione, io ho giocato molto poco in vita mia, preferendo comunque giochi di parole. Qualche dado l’ho lanciato. A scuola utilizzavo un sacchettino con dadi numerati dove prelevavo – anzi facevo prelevare per evit contestazioni – il numero del registro attribuito allo studente da interrogare: una mezza farsa! Poi mettevo in azione la clessidra con il tempo da riempire di parlato. Con il senno di poi, rilevo che le interrogazioni erano anticipate da mezzo spasso e gli studenti stavano al gioco. Approssimandosi le festività natalizie, può essere che tolga dallo scatolone dei giochi quelli supportati dai dadi, senza strafare perché mi riconosco un’indole poco festaiola e piuttosto meditativa. Con le sue sei facce numerate, il dado offre uno spunto per discutere sulla nozione di ‘caso’ e cosa sia la casualità, ma preferisco sorvolare. In araldica, il dado simboleggia liberalità, fortuna e vittoria. Questo mi piace, potrei regalarlo.

Quante disabilità

Domenica 3 dicembre 2023, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dall’ Onu nel 1992. Lo sapevo da qualche giorno, ma non pensavo di scriverci il post, data la delicatezza dell’argomento e la mia incompetenza a considerarlo. Poi mi arriva sul tablet l’annuncio della Mostra “Art Inclusive” a Villa Marini Ribelli a San Zenone degli Ezzelini e trovo la mia chiave di scrittura: l’arte come terapia. Da sabato 2 dicembre per cinque settimane nei fine settimana e il mercoledì su prenotazione, si possono ammirare 100 opere di artisti in difficoltà mentale che “sanno come valicare i confini del nostro universo, esplorandone un altro”. I materiali utilizzati sono diversi: fotografia, mandala, polaroid, olio su tela, mosaici, acquerello, collage, tempera, sculture. Considero l’iniziativa lodevole perché credo alla funzione terapeutica dell’arte, in qualunque modo l’artista si esprima. Mi vengono in mente Van Gogh per la pittura e Alda Merini per la poesia, entrambi alle prese con disturbi della psiche. Rivisitando il mio passato di insegnante, ho avuto diversi alunni con certificazione di handicap e devo dire che non mi hanno mai dato grossi problemi di comportamento, viceversa frequenti da parte dei cosiddetti ‘normali’. Ricordo con simpatia Monica, un’alunna con sindrome di down che aveva il banco attaccato alla cattedra che non disturbava affatto, mentre un paio di maschi erano ingestibili in classe per provocazioni e intemperanze. Uno bestemmiava di brutto. Convocata la madre, temendo una sua reazione alla notifica dello sproloquio del figlio…ammise tranquillamente che succedeva anche a casa. Tale a casa, tale a scuola. Per restare in tema, il maleducato è uno a cui manca (handicap in inglese) il rispetto per sé e per gli altri. Nessuno escluso.

Festa di laurea

La festa di laurea per Manuel è uno spasso. Presenti una quarantina di persone, dai 9 mesi della piccola Rebecca ai 93 anni della nonna Gina. Papà Enzo e mamma Nadia sono presi dalle vivande del catering che arrivano a ondate e sono distribuite sui tavoli dell’ampia sala che gli Alpini di Borso mettono a disposizione per ricorrenze e festeggiamenti vari. Ambiente riscaldato e abbellito da decorazioni prodotte dalle donne del paese. C’è anche una pedana con strumentazioni musicali. Manuel mi ha consigliato di indossare scarpe comode perché ci sarà da ballare. Si sarà riferito ai giovani, penso. Invece no! Dopo gli antipasti e altre cibarie sfiziose, il “Dottor Muna” (diminutivo del cognome Munaron e spavaldamente allusivo) invita gli astanti a radunarsi in cerchio per fare il “Ballo del cavallo”, ovverosia la “Vinchia di Bellaria” che lui ha imparato a Cesena, andando a ballare con gli anziani. Giuro che sono tornata con lo spirito all’asilo, trovandomi in coppia con giovanotti diversi e bendisposti a cambiare dama ad ogni giro. In pratica, la ‘vinchia’ è un ballo popolare in cerchio che prevede lo scambio di un posto dei ballerini in senso antiorario e il ballo termina quando ogni uomo ha ballato con tutte le donne. Più facile a dirsi che a farsi: l’allegra confusione creatasi tra gli inesperti ha messo il pepe al girotondo. A proposito di giri, che dire di quelli che Moreno fa fare a Gina divertita sulla carrozzella? Passando dalla danza al canto, Lucia prende il microfono e magistralmente canta ‘Il mondo’ mentre io leggo un ‘Omaggio’ a Manuel, ricordando alcuni suoi interventi risolutori a casa mia, dalla soffitta al garage, passando per lo studio. Come intermezzo tra un momento e l’altro, gli amici intonano la scanzonata “Dottore, dottore…eccetera”. La parte più ‘nobile’ del parlato se la assume Nadia, leggendo l’ultima parte della tesi, riservata ai Ringraziamenti, tantissimi ed estesi al popoloso mondo di buoni contatti del figlio, inclusa Divina Provvidenza e l’Angelo Custode. Ad averne di giovani così! Che la Provvidenza ce li conservi!

La storia si ripete

Quando leggo un articolo che riguarda avvenimenti scolastici, mi faccio coinvolgere. Anche se sono in pensione ormai da qualche anno, emotivamente sono ancora là e mi spiace quando succede qualcosa che svela il malessere serpeggiante di qua o al di là della cattedra. O anche fuori dell’aula, come è capitato alla scuola media “Crespani” di Morgano (TV). Alla fine della lezione, mentre stava raggiungendo la sua macchina nel parcheggio della scuola, una professoressa è stata circondata da un gruppo di studenti capeggiato dall’alunno cui aveva messo la nota disciplinare che l’ha minacciata: “Non ti permettere mai più o te la faremo pagare”. La docente ha segnalato l’accaduto al dirigente e al comune. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ha espresso solidarietà alla professoressa, invitando giovani ed adulti a riflettere sui propri comportamenti. Una cosa piuttosto grave che sta diventando ricorrente. Succedeva anche una volta che si verificassero episodi di insubordinazione, ma meno eclatanti. A me era capitato di fare denuncia ai carabinieri perché mi era stata sottratta la borsa col registro, come ritorsione per aver messo una nota disciplinare a due ‘capetti’ di seconda media che se le erano date in classe. Alla fine della lezione uno dei due, risentito aveva forzato la portiera dell’auto chiusa e asportato la borsa con il registro, successivamente gettata in un anfratto da dove poi era stata recuperata. Nel mentre ero stata invitata dal dirigente a sporgere denuncia per smarrimento del registro, documento di servizio. Nessuno dei genitori, avvisati ha preso posizione contro l’aggressione, ritenendola poca cosa, suppongo. Io ho perso di vista i ragazzi che oggi sono adulti, presumibilmente con figli. Chissà come la pensano riguardo le regole, l’autorità, la convivenza. Rimango nel dubbio, constatando tristemente che la storia si ripete.

Omaggio a Manuel

Rivedo Manuel con molto piacere, da studente a ingegnere! Mi porta in dono la tesi di laurea con la dedica: Cesena, 23 novembre 2023 Alla mia correttrice, ups scrittrice preferita nonché “zietta” un caro ringraziamento per tutto quanto dal cuore. Con affetto, Manuel Dettaglio: ha rilegato lui il manoscritto di quanto io ho modestamente visionato online, con la tecnica appresa quando in seconda media – mi pare – andammo alla tipografia Antiga a Cornuda. Tanto basta a capire come lo studente abbia appreso l’arte e l’abbia applicata. Comunque non sono la sola ad apprezzare le sue qualità, perché già oggi pomeriggio sarà in cattedra all’Itis di Bassano del Grappa dove è stato studente, per sostituire un insegnante presumo di elettronica nelle classi quarte e quinte, vale a dire con studenti che hanno qualche anno appena meno di lui. Fantastico! Un esempio incoraggiante di bravo ragazzo, sono onorata di averlo tra i miei contatti speciali. Troppo lungo l’elenco dei suoi interventi a casa mia portati a termine con abilità e leggerezza. Qualcuno mi ha chiesto se mio figlio è geloso di lui: piuttosto riconoscente, visto che fa parecchie cose che sarebbero in capo a Saul, se abitasse qua. Inoltre la competenza specifica in ambito tecnico informatico Manuel l’ha conquistata passo passo, scavalcando perfino uno studio di assistenza informatica nei paraggi. E non sono l’unica beneficiaria. Alla mia collega ha risolto un problema causato dallo spid inutilizzabile perché impostato su vecchi codici. A me, solo la parola ‘spid’ mette il prurito. Caro ragazzo, quanti muffin dovrei fargli per sdebitarmi. Inoltre domani sera sono invitata alla sua festa di laurea. Gli ho chiesto se serve l’abito da sera. Ha risposto di no, ma consigliato scarpe comode perché ci sarà anche da ballare. Bene, anche questo mi riporta ai miei trascorsi, con l’esperienza nel mentre acquisita. Soddisfazioni comprese. Ad altiora!

Economia domestica

Non mi piace parlare di soldi, ma lo faccio per addolcire una spesa robusta con una data importante: domani scade l’assicurazione della mia panda azzurra e ricorre il mio anniversario di laurea. Così fingo di farmi un regalo per ‘festeggiare’ in privato un importante obiettivo raggiunto, scavalcato per ricaduta solo dalla nascita di mio figlio. D’altronde avere la patente era indispensabile per spostarmi tra una scuola e l’altra durante le prime supplenze. Usavo una Fiat 500 gialla, poi sostituita dalla panda color pavone rimasta in servizio fino allo scorso febbraio. Mentre tornavo dall’agenzia dove ho effettuato il pagamento (niente più agende-agendine-calendari come una volta), rattristata ma non sorpresa che la polizza sia lievitata, pensavo all’importanza di avere un lavoro per percepire uno stipendio – ora pensione – per evadere le molte spese domestiche. Ricordo vagamente che decenni fa esisteva una materia scolastica chiamata ‘Economia domestica’ che non sarebbe male reintrodurre coi tempi che corrono. L’impressione è che abbiamo male assorbito il progresso e la tecnologia ci impone di acquistare prodotti nuovi/rinnovati molto sofisticati e costosi tanto quanto delicati. Ne ho fatta esperienza con la nuova caldaia, pagata profumatamente e andata in blocco dopo appena un mese. Temo che non durerà oltre vent’anni come la precedente, stessa marca ultimo modello. Meglio se mi sbaglio. Non sono nostalgica e guardo al futuro speranzosa. Tuttavia il presente mi appare come una strada dissestata, dove è d’obbligo scansare le buche. E ancora non ci sono i cinghiali! Comunque: avanti tutta!

Gioia dimezzata

Tra gli ostaggi liberati ieri da Hamas nel terzo giorno di tregua a Gaza c’è Abigail Edan, dolcissima bambina israelo-americana che ha compito 4 anni durante il sequestro perpetrato col l’attacco del 7 ottobre. La bella notizia è smorzata dal fatto che la bimba è orfana di entrambi i genitori dal giorno dell’aggressione. Anzi, pare si sia salvata sotto il corpo del padre, fotografo di professione colpito a morte mentre la proteggeva. La più piccola degli ostaggi, ha trovato le braccia del nonno ad accoglierla. “L’incubo di Abigail Edan è finalmente finito” titola un quotidiano, ma temo che per lei il resto della vita resterà condizionato dalla terribile esperienza. Il fratello Michael, di 9 anni e la sorella Amalia di 6 sono scampati al rapimento, riuscendo a nascondersi nell’armadio. Tra i 14 liberati ci sono 9 bambini, 4 donne e un cittadino con doppio passaporto russo-israeliano. Israele ha rilasciato 39 prigionieri palestinesi, tutti minorenni. “Con ogni persona rilasciata ce n’è un’altra in prigionia” afferma una scampata al massacro, per cui la gioia è a metà. Dalla polveriera si eleva una luce di speranza, tutto il mondo è col fiato sospeso per i prossimi eventi. Per un attimo mi metto nei panni dei nonni della piccola Abigail, nome che significa ‘gioia del padre’. Abigail è anche un personaggio biblico: moglie dapprima di Nadal e poi di Davide, dal quale ebbe il figlio Kileab. Abigaille è anche un personaggio del Nabucco di Giuseppe Verdi. A parte questi riferimenti, rifletto sul fatto che la dolce bambina è stata brutalmente privata di entrambi i genitori, anche se le rimangono i fratelli e i nonni che si occuperanno di lei con raddoppiato amore. Di norma, il ruolo del nonno è di supporto a quello del genitore, non in sua sostituzione. Ma la guerra stravolge tutto, mischia le carte e disintegra certezze. Sotto i cumuli di cenere, i sopravvissuti contano sull’amore dei vivi.