Domenica tranquilla. Vado a fare la seconda colazione al bar, dove trovo Il Corriere che di domenica ha l’allegato Salute. Il titolo dell’articolo di Elena Meli mi cattura: “Raccontarsi per curarsi meglio”, seguito nella pagina successiva dal Dossier “Quello che può ‘fare’ la medicina narrativa”. Sullo stesso tema l’editoriale di Luigi Ripamonti: Scrivere per ‘essere Salute’. La Medicina Narrativa nasce negli Stati Uniti alla fine degli Anni Novanta e viene consacrata in Italia dall’istituto di Sanità nel 2014. Prende in considerazione per la cura gli aspetti personali del malato, attraverso ciò che i professionisti praticano quotidianamente: leggere, scrivere, raccontare, ascoltare storie di malattia: quindi la storia del paziente come parte centrale del percorso di cura. Ad essere sincera, non mi pare neanche una novità, se penso al colloquio personale tra medico e paziente quando il professionista fa l’anamnesi classica. Comunque chiederò lumi alla mia dottoressa la prossima volta che andrò in ambulatorio. Curiosando sul web, vedo che sull’argomento è stato scritto parecchio, anche dalla grande Rita Levi Montalcini nel suo “Elogio dell’imperfezione” che rileggerò senz’altro. In sostanza, attraverso colloqui liberi tra medico e paziente, ma anche attraverso pratiche di scrittura si concretizza il ‘fare medicina’ predisponendo alla diagnosi e alla cura. Beh, la medicina non è il mio campo ma ho sempre sostenuto che esprimersi – a voce e/o per scritto – sia un potente mezzo di relazione, un ponte verso le persone, un’auto cura nel mio caso. Non per nulla il mio stimato prof di liceo Contro Armando, quando gli telefonavo non mancava simpaticamente di dirmi: “Cusin, per te scrivere è una malattia!” cui io rispondevo serena: “Ma è anche la mia cura!”
Autore: Ada Cusin
Santi e Poeti
Oggi sono a corto di idee per il post. Inoltre è sabato e la mattina è densa di impegni, quindi viro sul privato, precisamente sul calendario che oggi indica santa Adelaide, da cui derivano Adele ed anche Ada, il mio: perciò lo considero il mio onomastico – mai festeggiato – e mi sta bene, anche se avrei preferito avere Adelaide che era quello di mia nonna materna, mentre il mio è quello della zia Ada, morta di tifo a 19 anni. È noto che una volta si assegnavano i nomi per rispetto dei parenti più vecchi o defunti. Per rimediare alla semplicità del mio nome, ho scoperto da adulta che in lingua turca significa ‘isola’ e questo parallelismo mi rappresenta. Torniamo a santa Adelaide, imperatrice. Secondo la tradizione, era figlia del re di Borgogna Rodolfo. Il significato del nome, dall’antico tedesco è ‘dal nobile aspetto’, mentre per l’etimologia greca vale ‘allegra’. Presto venerata come santa in Alsazia, Adelaide viene canonizzata da Urbano II nel 1097. E Ada? È un nome biblico: nell’Antico Testamento è portato da una delle mogli di Lamech (Gn 4,19) e da una di quelle di Esaù (Gn, 36,2). La storia di santa Ada è ancora oggi velata di mistero. Secondo la tradizione visse nel VI secolo e fu una abbadessa benedettina del monastero di Santa Maria nei sobborghi di Le Mans. In letteratura ricordo Ada Negri (Lodi, 3.02.1870 – Milano, 11.01.1945), prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Dal punto di vista formale, Ada è un nome palindromo (che si legge identico da destra e sinistra) e resta identico nelle altre lingue. Il diminutivo è Adina, come mi chiamava un mio cordiale compagno di Liceo, poi diventato medico di base in quel di Bassano con cui mi trovavo talora in biblioteca. Auguri Ada/e
Andrea, animalista generoso
Andrea Cisternino, ex fotografo romano ha fondato una decina di anni fa a nord di Kiev un rifugio – Rifugio Italia KJ42 – per centinaia di animali maltrattati che non ha abbandonato nonostante la guerra in corso. Autore del libro fotografico: “Randagi: storie di uomini e animali”, schierato con le associazioni animaliste più povere in Italia, Ucraina e Spagna si dedica con amore ai suoi protetti a quattro zampe di tutte le specie. La moglie Vada Shalutko ha riparato all’estero, ma lui non ha voluto lasciare i suoi animali. La situazione peggiore, segnalata mesi fa dall’appello della moglie: “Circondato dai russi senza acqua né cibo” è ora superata, ma immagino che questo animalista ogni giorno debba superare svariate difficoltà. Ne parla stamattina un breve servizio in coda al telegiornale mattutino. Il nome di Andrea Cisternino non mi è nuovo, ma approfondisco la notizia perché ammiro lo spirito di servizio a favore di creature sfortunate e inermi, molte morte d’infarto a causa dei bombardamenti bellici. Trovo lodevole occuparsi degli animali abbandonati, maltrattati e/o in difficoltà perché le creature condividono con noi il soggiorno su questa terra. Il patrono d’Italia, san Francesco d’Assisi lo scrisse già tanti secoli fa nella bellissima preghiera di Fratello Sole o Cantico delle Creature. La guerra è un flagello planetario che danneggia vite e ambiente, ma anche dove non parlano le armi, gli animali sono talvolta maltrattati, sfruttati in combattimenti o abbandonati perché d’impiccio magari a festeggiamenti in occasione delle festività di fine anno. Voglio sperare che la coscienza animalista alberghi in molte persone e che nessuno si privi dell’amore incondizionato di un cane, di un gatto…perfino di un maialino. E che pecore e agnelli, banditi dalle tavole ci facciamo compagnia dal presepe.
In labore fructus/Nel lavoro i frutti
Oggi c’è il sole, mentre ieri giornata umida e uggiosa che mi ha impedito di uscire. Pertanto mi sono messa a riordinare lo studio, la stanza prediletta. Premetto che non mi piace il costume di sfaccendare in prossimità delle feste, che siano natalizie o pasquali e ribadisco di non essere una brava casalinga. Faccio l’essenziale, perché vivo da sola e non ho chi mi controlla (per la precisione, uso aspirapolvere e straccetto il venerdì, perché il sabato viene a trovarmi mio figlio e non voglio che mi colga ‘in flagrante’). Per darmi la carica, prendo in mano un libricino che non a caso tengo sott’occhio, intitolato ‘IN LABORE FRUCTUS’/Nel lavoro i frutti, con sottotitolo Motti, detti e proverbi latini. Si tratta di una vecchia edizione ancora in lire, ma non guasta dal momento che i proverbi sono considerati la saggezza dei popoli. D’altronde gran parte del nostro bagaglio culturale e linguistico ha le radici nel mondo latino. Orbene, mi concedo un po’ di riflessione e poi procedo, immaginando che dopo il riordino delle due scrivanie sarò soddisfatta. Mi preme però precisare che l’ordine maniacale mi inquieta e mi sento a mio agio nel caos creativo. Può darsi che sia una scusa, oppure il prevalere dell’indole artistica su quella ‘sbrigativa’ nel senso di sbrigare. Dopo un paio d’ore ho cestinato una cassetta di carta di varia origine…ma ho anche ritrovato copie di lettere spedite a persone care e/o importanti. Mi viene tra le mani lo scontrino dell’acquisto del tablet su cui scrivo, comperato a Bassano nell’agosto 2019, quindi mi devo preparare a sostituirlo tra non molto, perché la tecnologia va a una velocità pazzesca. Non mi ricordavo di aver partecipato a un concorso fotografico con la foto scattata a dei gabbiani sull’argine del Brenta e nemmeno della foto rubata da una collega mentre sto danzando, a fine pranzo/cena, diversi anni fa. Riconosco che riordinare dà i suoi frutti!
Santa Lucia…e le altre Lucia
• “Santa Lucia, il giorno più corti che ci sia”, recita un proverbio della tradizione popolare. In realtà il solstizio d’inverno cade quest’anno il 22 dicembre, ma non fa tanta differenza se pensiamo all’abbinamento luce naturale e significato del nome Lucia, che deriva dal latino lux e vuol dire appunto luce, intesa in senso spirituale. La santa siracusana venne martirizzata il 13 dicembre 304 durante la dominazione di Diocleziano: subì l’asportazione degli occhi, pertanto il suo simbolo sono gli occhi e la lanterna. È considerata protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. In Italia il nome Lucia (e varianti) è portato da 400.000 persone, tra cui mia cugina da Orsago e la mia amica, fedele lettrice e puntuale commentatrice dei miei post. A circa duecento metri da casa mia, in un rasserenante contesto agreste si erge la chiesetta di Santa Lucia, nei cui pressi mi inoltravo col mio cane Astro per brevi passeggiate. Per la ricorrenza della santa, oggi sono officiate delle messe. La chiesetta dispone di un’ottima acustica e d’estate accoglie eventi musicali di pregio. Sono onorata e rassicurata dall’avere una tale vicina di casa, anzi due: santa Lucia a ovest e l’amica Lucia a est. È anche una delle sante più amate dai bambini, perché porta loro doni alla mattina del 13 dicembre. Secondo la tradizione, la notte tra il 12 e il 13 la santa gira di casa in casa, accompagnata dal carretto trainato dall’asinello, al quale i bambini offrono biscotti latte e carote, lasciandogli le provviste sul balcone.Tanti anche i proverbi a lei dedicati, tipo: “Da Santa Lucia il freddo si mette in via”. Auguri a tutte le Lucia! 🕯️💐
Nobel per la Pace 2023
Domenica 10 dicembre era la Giornata Mondiale dei diritti umani. Il Nobel per la Pace, assegnato a Narges Mohammadi in carcere in Iran è stato ritirato dal marito e dai figli gemelli Kiana e Ali di 17 anni. Durante la cerimonia per la consegna del premio al municipio di Oslo, tra i due ragazzi campeggia una eloquente sedia vuota, sormontata dal ritratto di Narges, simbolo di tutte le ingiustizie contro le donne. Narges, 51anni, detenuta dal 2021 nel carcere di Evin si batte contro il regime tirannico e misogino dell’Iran. I figli – esiliati in Francia dal 2015 – si sono detti “estremamente preoccupati” per la sua salute, dopo che lei ha intrapreso uno sciopero della fame. Hanno letto in francese il discorso della madre trasmesso dalla cella, dove l’attivista descrive una Repubblica islamica “sostanzialmente estranea al suo popolo”. I gemelli non vedono la madre da sette anni e non possono parlarle da circa 21 mesi. Lei, arrestata 13 volte, condannata cinque volte a 31anni di prigione e 154 frustate, ha trascorso gran parte degli ultimi due decenni dentro e fuori dal carcere. Soffre di problemi cardiaci e polmonari. Non è la prima e non sarà l’ultima, p?urtroppo! Mi chiedo quale forza la sostenga nella battaglia, come riesca a tenere a bada la nostalgia per i figli… come loro vivano senza la condivisione della quotidianità con la madre. Saranno dotati per forza di resistenza non comune. A proposito di diritti, considerato che sono minorenni avrebbero tutto il diritto di godere del rapporto genitoriale. Sembra che viviamo in un mondo che si è molto incattivito e dove il male prodotto dall’uomo riempie ogni giorno i giornali. Se non ci fossero pilastri di umanità come Narges, potremmo credere che il male – peraltro sempre esistito – abbia preso il sopravvento. Onore a Narges e a tutte le altre! 💐
“Est modus in rebus”
“Est modus in rebus” (ci vuole misura nelle cose) è una celebre citazione che si trova nelle Satire del poeta latino Orazio (Venosa, 8.12.65 a.C. – Roma, 27.11.8. a.C), quello del “Carpe diem” (vivi alla giornata), per intenderci. Mi serve come premessa – e anche come personale commento – alla notizia sentita durante il telegiornale delle 7.20 stamattina: In Giappone si sta diffondendo una generazione silenziosa. Detta così sembra un dato positivo, ma la spiegazione evidenzia ansia dei giovani, difficoltà di comunicazione, disconnessione… comportamenti riconducibili all’uso esagerato del cellulare. La giornalista chiede allo specialista in collegamento se il fenomeno si possa diffondere anche da noi e come contenerlo. Sono note delle affinità tra Italia e Paese del sol Levante, che io trovo assai affascinante per il connubio tra antico e moderno; mi sorprende una risposta – del tutto disattesa dai grandi – di non dare il cellulare in mano ai figli prima della terza media. Caspita, siamo molto anticipati, se lo regaliamo già per la Comunione e/o Cresima, come mi scrivevano nel compito i miei ex alunni anni fa. Nel mentre temo che le cose siano anche peggiorate. Altro da evitare: usare lo smartphone durante il “convivio” del pranzo o della cena, oppure camminando per strada, con la testa abbassata sullo schermo, anziché sui pedoni e sulla viabilità. “O tempora o mores!” (o tempi o costumi) direbbe Cicerone che io traduco liberamente in “Buona educazione dove sei?”. L’ esercizio della virtù faceva acqua anche allora e sembra che il tempo trascorso – in bene e male – non sia servito granché. Mi verrebbe da fare un’altra famosa citazione sulla storia, ma la lascio immaginare al lettore. Concludo con un augurio: niente tecnologia sotto l’albero. Magari un manuale di galateo oppure un classico, sempre attuale.
Tre gatti
Non sono un’esperta di gatti, ma li conosco abbastanza, dal momento che ci convivo da sempre. Ammiro soprattutto il carattere indomito di queste creature che sono flessuose, eleganti, affettuose con riserva. Diversamente dal cane adorante il padrone, l’affetto dei gatti va conquistato ogni giorno. Io ho tre gatti soriani, due femmine e un maschio. Grey ha compiuto sette anni, è tigrata e molto diffidente, ma buona con i due introdotti l’altr’anno: Pepita, dal manto bicolore bianco-grigio, molto affettuosa e Fiocco, rosso ‘malpelo’ mi verrebbe da dire, un caratterino sopra le righe (basti dire che va a pesca di triglie nella piscinetta del vicino e a caccia dove gli capita, portandomi le vittime a casa). Mia nipote Cristina, con acume li ha definiti “gli animatori del villaggio”. Adesso che fa freddo stanno meno fuori e di più dentro, dividendosi gli spazi: Grey occupa la mia poltrona relax, finché non ne prendo possesso io verso le 21. Pepita scala l’armadio dispensa e si acciambella sopra una pila di scatole contenenti materiale didattico, mentre Fiocco ama stendersi sopra la fotocopiatrice in studio. Niente di male, ognuno ha i suoi gusti. Ma ho osservato una cosa strana: l’avvicendamento dei posti, come se si fossero consultati per scambiarseli. Infatti stasera Grey è in studio, Pepita in poltrona e Fiocco si è accomodato sulla poltroncina da regista – ruolo che gli dona – davanti al calorifero. Apprezzo questa flessibilità nelle abitudini che implica adattabilità. I gatti non fanno gli psicologi, ma il loro comportamento può insegnarci molto. Non per nulla il genio Leonardo da Vinci considerava il gatto una creatura straordinaria. Era uno dei suoi soggetti preferiti, che osservava e ritraeva nei dettagliatissimi disegni. Sua la frase: “Il felino più piccolo è un capolavoro”. Onorata di averne tre in casa.
Inizio festività natalizie
Mentre faccio colazione, verso le sette assisto all’omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla statua della Madonna, nel giorno dell’Immacolata, simbolo romano della festa cristiana dell’8 dicembre. Come tradizione, a deporre la ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine è il caporeparto dei Vigili del fuoco più anziano del comando di Roma, Vincenzo Morgia. Il video spettacolare è ripreso con i droni. L’ autoscala è provvista di 100 gradini e si estende per 27 metri d’altezza in p.zza Mignanelli accanto a p.zza di Spagna. Il telecronista informa che la ghirlanda pesa 15 chili: numeri importanti per il vigile ‘anziano’ incaricato dell’impresa che poi viene intervistato. Mi sono emozionata ad assistere alla cerimonia, molto sentita dai Romani fin dal 1463 quando i francescani della Basilica dei Santi Apostoli iniziarono a celebrare la novena davanti al dipinto donato dal cardinale Bessarione. La proclamazione del dogma (che si riferisce al concepimento di Maria, non a quello di Gesù) avvenne l’8 dicembre 1854 da parte del Papa Pio IX. A proposito di Santo Padre, ripresosi dalla recente bronchite infettiva Papa Francesco di pomeriggio prega davanti al monumento dedicato alla Madonna e lascia dei fiori alla base. Da questa data è consuetudine addobbare l’albero e fare il presepe. Anche a Castelcucco c’è stata l’accensione dell’albero in piazza, preceduta dai canti degli alunni delle elementari e dall’arrivo di ‘Babbo Natale’, con successiva mescita di cioccolata calda e vin brulé. Mi sono trattenuta una mezz’oretta, perché la temperatura era rigida. Inoltre mi aleggia un dubbio: partecipare a eventi di aggregazione è senz’altro meritorio, ma renderli festosi a 360 gradi non è che toglie intimità alla festa? Troppi mercatini, luci e campanelli, a mio dire soverchiano il significato originario del Natale.
Gruppo letterario Verbanostra
Fare parte di un gruppo è uno dei consigli proposti da un Decalogo del Benessere. Sono lieta di fare parte del gruppo letterario delle sei penne che scrivono, identificato come sixrododactilos che sono: Francesca, Ada, Sara, Valentina, Veronica, Lisa. A metà mattina ci siamo trovate in quattro in pasticceria da Mariano, per uno scambio di opinioni: Elisa è rimasta a Torino per impegni di studio e Valentina è rimasta a casa per impegni materni. Lucia si è unita come sostenitrice. Verbanostra, il blog che ci riguarda è nato lo scorso giugno, quindi deve ancora ‘prendere il volo’ perché, al momento è alimentato quasi esclusivamente dai testi di Francesca. Sara propone di postare anche delle poesie ed io di promuovere i lavoretti artigianali del mercatino, in calendario per quattro weekend sotto le colonne del Tempio canoviano. La raccolta è a favore della missione in Papua, dove Sara ha fatto un’esperienza straordinaria. Lei lavora con perizia diversi materiali. A proposito di mani d’oro, Veronica estrae dalla borsa due originali segnalibri in pannolenci a forma di cuore, con perlina pendente: da postare senz’altro per apprezzare il talento extra di queste colleghe scrittrici. Di Francesca ho apprezzato i disegni e i ricami, che sono l’altra sua espressione artistica. Io non sono altrettanto brava con le mani… salvo che nel preparare marmellate/confetture con i frutti di casa. Ecco che estraggo dal cilindro – pardon borsa – dei mini vasetti di uva fragola per le mie colleghe scrittrici, perché un po’ di dolcezza può fare comodo nelle giornate umide o grigie. Essendo in pasticceria, non facciamo le schizzinose. Io e Veronica gustiamo quanto ordinato oltre l’immaginario: una mega sfoglia con mele per me e un gigantesco croissant con crema di pistacchio per lei. Per oggi, bando a colesterolo e trigliceridi.
