Sono molto rattristata dalla fine della signora Giovanna Pedretti, ripescata sul Lambro dove ha posto fine per una spiacevole vicenda scatenata da un suo post sui social, pare smontato da un food blogger che ha fiutato del falso. La ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano era impegnata nel sociale e nel suo locale aveva introdotto la ‘pizza sospesa’ nella sua pizzeria ‘Le Vignole’ per così dire cugina del “caffè sospeso’ a Napoli. Sintetizzo i fatti da quello che ho appreso: un cliente aveva reclamato sui social per aver pranzato/cenato nella pizzeria di Giovanna vicino a una coppia di gay e a un disabile. Lei aveva risposto in difesa dei suoi clienti. Il suo post è stato considerato ‘creato ad arte’ per attirare clientela. In ogni caso, il senso del messaggio in risposta alla lamentela è pienamente a favore delle persone ‘diversamente abili’, secondo lo stile della titolare. Comunque siano andati i fatti, mi scaturiscono due considerazioni: quand’anche si trattasse di pubblicità costruita a tavolino, è un buon motivo per uscire di scena? È risaputo che i social sono incontrollabili e c’è di tutto: più che una piazza pericolosa, li paragono a delle sabbie mobili e la mia valutazione potrebbe essere per difetto. In risposta ad una lettera sul settimanale il venerdì in corso, Michele Serra usa le testuali parole: “Tra le cause del deperimento della democrazia, metto, senza dubbio, l’avvento dei social, catastrofe del logos e della ragion critica, tomba della realtà”. Sull’impoverimento del linguaggio non ci piove, ma anche sullo sfilacciamento delle relazioni. Preferisco pensare che la ristoratrice, conosciuta e apprezzata anche per il suo impegno sociale avesse altri gravi motivi per chiudere così bruscamente il suo percorso terreno. A 59 anni ne aveva ancora molti da vivere e chissà quanto bene avrebbe potuto fare. Magari senza affidarsi alla rete.
Autore: Ada Cusin
Giochi di parole
Domenica sera, ora di cena. Dopo il telegiornale su Rai 3, viro su Rai 1 e mi godo La ghigliottina, parte finale del programma L’eredità condotto dal garbato Marco Liorni. Attualmente il campione in carica è Daniele Alesini che il conduttore chiama ‘dottore’, provvisto di barba e un sorriso cordiale. Le cinque parole selezionate senza sbagliare combinazione sono: Insieme, Ritorno, Potere, Sacco, Posto per un montepremi accumulato di € 190.000. In un minuto bisogna trovare quella che le unisca tutte: ci provo anch’io da casa e le ultime tre mi suggeriscono ‘vuoto’ ma non mi capacito il collegamento con le prime due. Vediamo cosa propone Daniele, che in una precedente puntata aveva già vinto una bella somma. Io non vinco nulla, ovvio ma la soddisfazione di partecipare al gioco di parole, mio strumento di diletto non me la toglie nessuno. Il bello del gioco è confrontare il ragionamento del concorrente con il proprio. Quando il dottore – scoprirò dopo neurologo – spiega che la parola ‘sacco’ gli ha aperto la strada, gongolo di piacere perché è quella che mi ha fatto pensare al gioco ‘sacco pieno sacco vuoto’ come lui, che è molto più giovane di me e padre di tre figli. Il conduttore è molto controllato e alimenta la suspence del pubblico in sala e a casa. Daniele ha scritto sulla tavoletta la sua risposta: ‘Vuoto’ e quando M. Liorni gira la sua tavoletta con scritto ‘Vuoto’ , la parola giusta è un boato di ammirazione che trapassa lo schermo e fa esultare anche me! In un minuto il gentile concorrente – medico e padre – incassa il montepremi che, sommato alla precedente vittoria gli consente di incassare 285.000 euro! E poi c’è chi dice che con le parole non si mangia. Evviva i giochi di parole! Rivedrei volentieri anche Parola mia, da cui ho pescato Verbamea, il nome del mio blog e Verbanostra che condivido con le colleghe scrittrici Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa 💐
Se nevica
Poco prima delle sette sono in cucina dove i miei tre gatti sono in attesa della colazione. Poi penso a me. Da prassi accendo il televisore su RaiUno dove è in corso il programma Uno Mattina in Famiglia e il colonnello Francesco Laurenzi sta per dare indicazioni sull’andamento del meteo. Data la stagione, non mi aspetto stravolgimenti ma avere delle anticipazioni attendibili mi consente di programmare le uscite, già ridotte a causa del freddo e delle mie non ottimali condizioni di salute. Mentre la moka sul fornello comincia a sbuffare, il simpatico colonnello, che mi fa pensare a uno zio buono introduce la meteo – canzone, con la recitazione della poesia di Giovanni Pascoli, LA NEVE che non conoscevo. Riporto il primo e l’ultimo verso, che sono identici, lasciando la libertà di andare a gustare l’intero breve componimento: ‘Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca’. Di Pascoli (san Mauro di Romagna, 31.12.1855 – Bologna, 6.04.1912) so che era uno sperimentatore linguistico, dotato di una grande sensibilità, segnato dalla morte violenta del padre. Non è tra i miei autori preferiti, ma apprezzo molto il suo amore per la natura espresso in semplici immagini iconiche, ma anche in forme intimiste allusive. Tornando alla poesia, l’autore rende musicalmente la discesa dei fiocchi, restituendo l’immagine di un paesaggio silenzioso che si imbianca. È ciò che succede quando nevica. Poi la neve si scioglie, oppure viene spazzata via per consentire la circolazione di uomini e cose. Insomma, un evento piuttosto raro a quote basse e non scontato a quelle alte, dove se scarseggia nelle piste da sci viene prodotta artificialmente. Assodato che preferisco il mare, non mi dispiacerebbe assistere a una spolverata di neve dal calduccio di casa.
Oggi mare (d’inverno)
Sul tablet mi cattura l’immagine di un posto che conosco abbastanza bene, con il titolo ‘Veneto, il borgo marinaro dai mille colori’. Si tratta di Caorle, che ho frequentato d’estate negli ultimi dieci anni, anche perché abbastanza vicina a Pravisdomini, paese di provenienza di mia madre, a circa una trentina di chilometri, se calcolo bene. Inoltre l’hotel Cleofe, all’ingresso della cittadina era proprietà di Cleofe, un’amica di famiglia con cui ho avuto il piacere di trattenermi e di pranzare, prima che se ne andasse. La signora era molto amante dei cani che portava a spasso indisturbata, in età avanzata, divenuta ormai un’istituzione. La foto postata della Chiesa dell’Angelo mi fa quasi respirare lo iodio della scogliera e mi restituisce gli umori del borgo marinaro, dove c’è un vicolo, in prossimità del campanile cilindrico denominato ‘Calle Cusin’: perciò sono quasi a casa mia, anche perché il mare è il mio paesaggio preferito. Ieri ho citato il Massiccio del Grappa e oggi tocca all’alto Adriatico. Il mare mi parla di assoluto, d’infinito, da dove veniamo e della destinazione ultima. Adesso che ci penso, la poesia ‘Dopo’ scritta qualche tempo fa – una sorta di congedo – termina così: Lascio racconti,/brevi romanzi/poesie e fotografie…/per chi mi vorrà contattare/al di là del mare.// Un amico spiritoso che adesso non c’è più, si premurò di chiedermi il numero di telefono! Comunque il mare è il protagonista/artista della poesia ‘Corteggiamento del mare’, che apre la silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro. Pertanto è evidente che per me rappresenta anche un paesaggio dell’anima. Concludo in tema marino, ricordando che il mio nome Ada, in turco significa isola. Tutto ritorna, appartengo alla Madre Terra, nello specifico al suo mare, paesaggio che mi rilassa ed ispira. Ciao mare!
Freddo, Silenzio e Memoria
Cielo limpido e terso, temperatura decisamente rigida: è arrivato il freddo, tutto in regola. Da casa fotografo le cime innevate, che prima delle otto si illuminano dei raggi del sole. È uno spettacolo che dura poco e che mi addolcisce. L’anno nuovo è cominciato, portandosi dietro la guerra in Ucraina e a Gaza, vittime sul campo e vittime civili senza esclusione di colpi. Altre brutture quotidiane fanno aumentare il livello dell’ansia. Volgo lo sguardo lassù, immaginando il profondo silenzio e il Sacrario Militare di Cima Grappa avvolto dalla neve, distesa come una coperta protettiva sulle cose. Erica mi ha inviato uno scatto dal Sacrario che nutre la mia vena creativa. Per associazione di immagini, mi viene in mente una foto in bianco e nero di me bambina, tra i Narcisi del Monte Tomba. Allora – fine Anni Cinquanta – si potevano raccogliere, adesso devono rimanere alla Madre Terra. Mi piace pensare che questo fiore – simbolo di amore eterno da parte di Dio – amante del freddo rinasca per fare compagnia alle salme dei tanti caduti durante il conflitto. Combino gli elementi della mia osservazione e mi esce la poesia che intitolo CENTOMILA NARCISI Mi rivedo/bambina tra i Narcisi/golfino rosa e sorrido./Adesso capelli grigi/e penso./Raccoglievo/i bei fiori profumati/che ora sul posto/devono stare/a ricordare/le vite spezzate/nel Sacrario Militare/custodite./Centomila Narcisi/per centomila caduti/nell’abbraccio/della Terra Madre. Il freddo, il silenzio e la memoria inducono la Pietà. 🙏
GRAZIE! 🧡
Pare che oggi 11 Gennaio sia la giornata internazionale del GRAZIE, nata pochi anni fa. Sottolineo ‘pare’ perché ogni giorno c’è più di una giornata internazionale o mondiale che celebra qualcosa, e si va in confusione. Comunque questa bella parola – GRAZIE – capita opportuna per me che con cautela riprendo oggi la mia normalità quotidiana, dopo circa venti giorni di inattività e autoreclusione in casa, a causa di un disturbo, probabilmente di tipo muscolare che non ha ancora un nome. Attendo conferme dalla mia dottoressa e dal mio fisioterapista che con le prime sedute decontratturanti mi ha già fatto del bene. Le festività appena trascorse…sono trascorse senza colpo ferire, se mi è concesso un gioco di parole. Niente brindisi e cotillon – che non sono nel mio stile – ma temporaneo dolore lancinante, attenuato dal sostegno morale e fisico delle persone che ho la fortuna di frequentare e che intendo ringraziare anche attraverso questo post: Lucia e Marcella, Marta e Veronica, Sara e Francesca, Vilma, Lisa ed Elisa… Valentina da remoto perché Gaia sta mettendo i dentini, Antonietta da Arcade, le due Adriana, Irene, Norina, altra Marta, Marisa da Milano, Paola da Nazaret e poi da Bassano, Pia e Serapia, Manuel e Saul che si è prodigato a farmi la spesa e a sbrigare altre incombenze domestiche. Altri che potrei scordare ma ci sono. In una fase di costrizione, sono stata alimentata dalla loro solidarietà e amicizia, doni preziosi e non monetizzabili. Un grazie lo devo alla mia buona stella, che mi ha consentito oggi di tornare ad essere autonoma, sebbene con molta prudenza: usare l’auto da sola e fare la spesa sono attività routinarie, a volte perfino fastidiose che oggi ho affrontato con spirito diverso, di riconoscenza. Ho perfino rimesso piede al bar, dove una signora mi ha avvicinato, a nome della madre 85enne che voleva avere mie notizie. Un ulteriore incentivo per dire GRAZIE! 🤝
Effetto Befana
La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!
Mondo reale e mondo virtuale
Leggo sul settimanale ‘il venerdì’ l’articolo di Massimo Giannini ‘Deficienza Umana’ dove dice che il 26 dicembre 1982 il Time aveva scelto come uomo dell’anno un non-umano: il personal computer. Adesso, oltre quarant’anni dopo potrebbe essere l’intelligenza artificiale. L’articolo, interessante ed inquietante si conclude così: “temo le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale. Che avanza inesorabile, di pari passo con la Deficienza Umana”. Dell’argomento ho abbozzato un’idea pochi giorni fa ed eccolo ritornare, riproposto stamattina dal servizio ‘La violenza nel metaverso” sul primo canale Rai (chiedo venia a Giancarlo, ma tuttora non ho chiaro cosa sia il metaverso’, al netto che si tratti dello spazio virtuale lanciato da Mark Zuckerberg). In un cartone inglese si compie un omicidio e la domanda è: Un reato commesso nel web si configura come nel mondo reale? La risposta è no, perché manca la fisicità, però la domanda non è di lana caprina. Appare giustificato il timore di conseguenze nefaste nel comportamento delle persone, soprattutto giovani (anche minori e piccoli) che trascorrono molto tempo inchiodati allo schermo. Il consumismo sfrenato ci ha messo lo zampino e temo che i doni elettronici sotto l’albero abbiano sovrabbondato. Se mi sbaglio, meglio! Dato il mio spirito felino, mi tengo equidistante dalle novità: non sono nostalgica e guardo al futuro con ansia, persuasa che mi trovo a vivere nel presente dove cerco di prendere ciò che fa per me. Ad esempio ho un blog, ma non ho mai pensato di allargare i miei contatti…che sono persone in carne e ossa con cui mi ritrovo a bere un caffè, quindi reali e virtuali insieme. Inoltre, mantenere la comunicazione quotidiana su argomenti scelti da me – il blog è un diario personale online – mi assorbe un discreto tempo che non intendo allargare. In sintesi, il blog rappresenta una piccola piazza sotto controllo, gestita da me che l’ho aperta e viene nutrita dai miei lettori e commentatori che ringrazio.
Buon compleanno, Heidi! 🌷
L’altra sera ho rivisto il film Heidi e sento per tivù che il cartone di riferimento, disegnato dal giapponese Miyazaki compie 50 anni. Intanto mi piace che il nome Heidi stia per Adelaide, nome della mia cara nonna materna cui devo il mio trasporto per la lettura e la scrittura. Più che il cartone animato, una pietra miliare dell’animazione giapponese (e sono attratta dalla cultura del Paese nipponico), ho rivisto volentieri il film Heidi, del 2015, diretto da Alain Gsponer, con Bruno Ganz e Anuk Steffen. Molta simpatia per il nonno, definito ‘misantropo miscredente’ da una valligiana pettegola e grande simpatia per la ragazzina che preferisce vivere nella baita alpina, anziché a Francoforte nel palazzo di Klara, costretta su una sedia a rotelle, cui offre amicizia e aiuto incondizionati. Per me il tema di fondo è l’empatia tra l’adulto schivo/incompreso e la minore/orfana, disposta a condividere le bellezze di un ambiente suggestivo qual è quello delle Alpi svizzere. L’amicizia con Peter e le sue caprette aggiunge emozione. Pare che Heidi sia la bambina svizzera più famosa al mondo, grazie al suo amore per la vita e la sua sete di libertà. Il film è basato sull’omonimo romanzo per ragazzi, dell’autrice Johanna Spyri (1827-1901), pubblicato nel 1880. Tradotto in 70 lingue, ha ispirato più di 15 adattamenti cinematografici. Heidi è considerata oggi una piccola ambientalista ante-litteram e si capisce il motivo. Credo che il messaggio sarebbe giunto incontaminato, anche se l’ambientazione fosse stata marina. La sensibilità è trasversale a tempi e luoghi. Grazie alla creatività di chi ha inventato il personaggio e all’abilità di chi ha trasferito la storia in immagini, Haidi entra nella schiera dei classici e può soffiare contenta sulle sue 50 candeline!
A.I.= Intelligenza Artificiale
Quello dell’intelligenza artificiale è un argomento che sta diventando ossessivo e mi inquieta. D’istinto mi viene da dire che vorrei un supplemento di intelligenza umana, data l’abbondanza di comportamenti insensati che si registrano un po’ dappertutto. Dico che ne so ancora troppo poco. Perfino il presidente della Repubblica ne ha parlato di recente, perciò cerco di affrontare l’argomento seriamente, anche se da lontano, cioè da inesperta.Trattasi di un concetto complesso, in ambito tecnologico. Leggo su Google che “L’intelligenza artificiale è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”, quindi può scrivere poesie al posto mio…senza la mia partecipazione emotiva. Se può diventare un mio rivale senz’anima, non mi piace. Però in altri ambiti potrà dare una mano. Questo argomento mi fa pensare alla nascita della Rivoluzione Industriale, con luci e ombre connessi. l’Italia ha approvato un ‘Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (I.A.) 2022-2024’ che ha l’obiettivo di colmare un ritardo importante del Paese rispetto a questo ambito tecnologico. Aiuto, ci vorrebbe Manuel a spiegare il tutto: spero che legga il post e chiarisca! Quello che finora intendo, è che l’intelligenza artificiale partorisce i robot e ne potrebbe conseguire che il lavoro umano sia a rischio. Lo sviluppo della tecnologia deve conciliarsi con l’etica sociale. Vedremo. Sembra che il 30% delle grandi aziende statunitensi la stia sviluppando. A livello europeo, è nato il ‘Decalogo per una gestione etica dei dati personali nella società digitale’. Intuisco che l’argomento diventerà scottante nel futuro a medio-lungo termine. Nel mentre difendiamo la nostra privacy contro l’accanimento informatico, sperando che si realizzi ciò che al riguardo ha espresso Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno: “L’intelligenza artificiale deve restare umana”. Magari! 🤞
