Aneddoto pro Befana

Abitavo a Possagno da non molto, Anni Settanta circa. Ero rimasta in ottimi rapporti con la mia professoressa di Italiano delle medie che abitava in piazza e che andavo spesso a trovare, cordialmente ricevuta da sua madre, allora sui sessant’anni. Succede che un pomeriggio, in compagnia della signora stiamo passeggiando verso casa, quando all’altezza del bar centrale sento un coro che canticchia: “È arrivata la befana”. Non mi ricordo il periodo, ma escludo fosse invernale perché indossavo vestiti leggeri. Chiaro che i giovinastri volevano burlarsi di me, di lei oppure di entrambe. Ignoro il motivo, del tutto gratuito per cui, rintanati dentro il bar, avessero deciso di prendermi/ci di mira. Disorientata, subito faccio finta di niente, ma loro – gli sfaccendati – insistono con la canzonatura. Allora mi blocco, lascio il braccio della signora perplessa e faccio dietrofront fino all’ingresso del bar: a gran voce chiedo che si facciano avanti, se hanno qualcosa da dirmi a quattr’occhi! I codardi – erano tre o quattro sui vent’anni – non hanno osato. Io ho ripreso sottobraccio la mamma della mia insegnante e siamo andate oltre, fino a casa sua poco distante. Sbollita la rabbia, sapevo di aver fatto la cosa giusta. L’indomani sono stata avvicinata da uno del gruppo che si è scusato per la burla verbale messa in atto. Da allora, la befana mi sta molto simpatica: è diventata una sorta di guida che infonde forza, coraggio e quando serve usa pure la scopa. Alla faccia dell’immagine, lei sì che tiene senza bisogno di lifting e punturine! Generosa con chi merita, non lesina ‘bocciature’ di comportamenti disdicevoli o riprovevoli. Pertanto, se qualcuno mi fa gli auguri di Buona Befana, ne gioisco e ringrazio. A ben vedere, la mitica nonnina a cavallo della scopa è una antesignana delle femministe! Evviva la Befana!

La ‘stella’ gentile

Mi trattengo sulla poltrona relax più del solito perché sono piuttosto ‘acciaccata’, con l’anca rigida. Così ha detto il mio fisioterapista stamattina che mi consiglia di fare i raggi per procedere con oculatezza. Stesso parere del mio medico. Nel mentre mi concedo più pause di riposo e di evasione mentale. Su Rai 3, ospite della trasmissione pomeridiana ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ c’è un’ospite speciale: Amalia Ercoli – Finzi, “La signora delle comete”, classe 1937, una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali, consulente scientifica della NASA. Una curiosità: il nome Amalia, molto comune presso gli Ostrogoti significa ‘operosa, diligente’ e chissà se c’è un nesso con l’astrofisica che ho apprezzato per i suoi interventi durante il programma serale ‘Splendida Cornice’ , in onda di giovedì sera su Rai 3 tempo fa. Mi ha colpito la comunicazione cordiale e semplificata di argomenti non proprio alla portata di tutti. Tra l’altro la scienziata è madre di cinque figli, il che dimostra che è riuscita a combinare benissimo professione e vita privata. Grande donna che sprizza buonumore solo a guardarla, e viva simpatia per gli obiettivi raggiunti. Torno al titolo del programma ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ che mi ha incuriosito e ho scoperto che in epoca medioevale simboleggiava l’albero della conoscenza, quindi ci sta in un programma culturale. A proposito di piante e di rami, nello stemma/emblema della Repubblica Italiana, uno dei simboli è rappresentato dal ramo di quercia che incarna la forza e la dignità del popolo italiano (gli altri due elementi sono la stella e la ruota dentata). Per concludere, con un po’ di pazienza si possono selezionare programmi televisivi che nutrono le nostre conoscenze e che ci riconnettono con ‘Mamma Rai’, invecchiata ma in grado ancora di interessare.

Felis silvestris/ Gatto selvatico

Mentre mi faccio il caffè a metà pomeriggio, accendo il televisore su Rai 3 durante la trasmissione Geo e il conduttore annuncia un servizio sul gatto selvatico, pane per i miei denti. Grey, Fiocco e Pepita, i miei tre felini aspettano pazienti la razione di croccantini e non sembrano interessati a sentire informazioni sul loro ‘parente’, con cui hanno in comune parecchio. Il gatto selvatico o Felis silvestris ha una coda significativamente più lunga e spessa, una corporatura voluminosa, il pelo grigio-marrone, con una fantasia a strisce. Insieme alla lince è il rappresentante italiano della famiglia dei Felidi. È un animale solitario e territoriale, vive in Europa, Africa, Asia Centrale e Meridionale, abita i boschi ed è un lontano cugino del gatto domestico. Mi piacerebbe tanto incontrarlo, come è capitato al fotografo presente in trasmissione. Ho già detto della grande simpatia che ho per questa flessuosa e indipendente creatura del creato, condivisa da parecchie mie amiche e non solo. Conosco i nomi di alcuni felini: Nerina è la più gettonata, seguono Merlino, Pif, Mary, Sissi…Grigio, Lulù, Barbino…Nerone, Lupin (la scelta dei nomi elencati – non tutti per motivi di spazio – la dice lunga sul legame con i rispettivi padroni). Sul tablet mi arrivano molti brevi video con protagonisti cuccioli umani in serena compagnia con gatti, cani, uccellini che fanno ben sperare sul rapporto uomo-animale. Per Natale ho ricevuto in regalo da mio figlio il gustoso romanzo ‘Il mio gatto mi detesta’ di Federica Bosco, un diario immaginario scritto da un gatto di razza Maine Coon che critica la sua padrona – che lui chiama Umana – perché lo ossessiona con eccessive cure. Sono ovviamente dalla parte del gatto che però, a mio dire assomiglia troppo a un uomo che critica una donna. Dubito che saprei scrivere una storia con protagonista un gatto; in compenso ho diverse foto dei miei protetti, cui ho dedicato delle poesie. I più amati? Briciola e Sky, entrambi tigrati con bellissimi occhi verdi, somiglianti al gatto selvatico che porto nel cuore.

Compleanno speciale

La Rai compie 70 anni: infatti era il 3 gennaio 1954 quando andò in onda la prima trasmissione con il programma “Arrivi e Partenze” con un giovanissimo Mike Bongiorno, destinato a diventare un’icona del piccolo schermo. La prima annunciatrice della televisione Italiana è Fulvia Colombo che riappare con una capigliatura bombata dai filmati registrati in quella giornata inaugurale. Sembra molto più di 70 anni fa. Allora, solo il 34% degli italiani possedeva un televisore e credo che tra loro ci fosse mio padre, cultore della modernità. Però non ho memoria di vicini trasferiti nel tinello di casa mia con la sedia al seguito per seguire i programmi serali. Tra il mio compleanno e quello della tivù ci sono poco più di tre mesi, quindi siamo praticamente coetanee e ciò spiega il mio ‘smemoramento’. Però mi ricordo bene la musica di Carosello, andato in onda dal 3 febbraio 1957: programma mitico, ideato dal regista Giuliano Cenci, inventore di storie e ritornelli che per vent’anni hanno raccontato lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Come dimenticare ‘Calimero il pulcino nero’ oppure il “Caballero Misterioso alla ricerca di Carmencita”, solo per citare due esempi tra i molti personaggi che hanno messo le ali all’immaginazione della nostra infanzia! E “Dopo Carosello tutti a nanna!” per vent’anni, dato che l’ultima puntata andò in onda il primo gennaio 1977. Nostalgia? Un po’ sì! All’epoca mi ero laureata da poco e iniziavo i primi passi come insegnante nel mondo della scuola. Non ho chiaro come e quando, ma è iniziato presto l’atteggiamento critico nei confronti dei programmi commerciali e del rischio della dipendenza dallo schermo, fenomeno che oggi riguarda l’uso e abuso del cellulare. Non mi inoltro ad analizzare il fenomeno, con luci e ombre come tutti quelli di ampia portata. Renzo Arbore stamattina augurava alla televisione attuale di diventare ‘artistica’, desiderio che condivido anch’io. Se no, la spengo.

Sorellanza letteraria

Secondo giorno dell’anno 2024. Continuo a rimanere bloccata in casa per il dolore al fianco, per cui assumo antiinfiammatori e miorilassanti. La giovane dottoressa che mi ha visitato venerdì ha prescritto una settimana di cura, quindi tra due giorni dovrei stare meglio. Incrocio le dita e spero. Non avevo in programma festeggiamenti di fine anno, ma avrei preferito non mi capitasse questa tegola tra capo e collo, anzi tra schiena e anca. Dovrei uscire a colazione con Elisa, una delle sei ‘rododactilos’, alias dita rosate del blog verbanostra, rientrata da Torino per le feste. Però fa freddo e non voglio candidarmi a buscare altro, perciò ricevo la giovane amica/scrittrice in casa, dove si trattiene, raccontandomi un po’ di sé e ricevendo un incarico da me: rappresenterà il mio libro Passato Prossimo al Salone del Libro di Torino il prossimo aprile. Sono onorata di questo prezioso servizio che mi solleva dalla presenza al salone e consente a lei di fare un’esperienza che mi auguro le sarà utile. È di conforto il sostegno che si crea tra persone di varia età ed esperienze, mosse dalla stessa attitudine a scrivere. Elisa ha vinto l’anno scorso il concorso di narrativa promosso dall’associazione Zheneda di Vittorio Veneto e ha ottime canche per vincerne altri. Dopo di lei è toccato a Francesca, che è… l’apripista del blog verbanostra e colei che lo alimenta con post permeati di nostalgia e di amore per la natura. Veronica ha dato parecchio, postando un lungo racconto giallo in nove puntate, mentre Sara si è espressa con la poesia. Valentina, mamma in servizio h 24 sta cercando il momento per produrre e noi la aspettiamo fiduciose. Ho voluto rinfrescare la memoria ai lettori del neonato blog verbanostra, confidando nei loro utili consigli: siamo un gruppo di donne che scrivono per passione, avendo ognuna una vita privata e degli impegni. Stiamo cercando il modo per farci conoscere, per condividere esperienze ed emozioni. La ‘sorellanza letteraria’ è il più bel regalo ricevuto nell’anno appena trascorso.

Capodanno 2024

1 gennaio, Giornata Internazionale della Pace. Istituita il 30.11.1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per evitare conflitti, risulta piuttosto disattesa ed anzi calpestata. Etimologicamente la parola pace deriva dal latino ‘pax’ che ha il suo contrario in ‘bellum’/guerra, quindi è chiaro cosa significhi. Nel discorso di fine anno tenuto dal Palazzo del Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella nomina spesso la pace in contrapposizione alla guerra che “non nasce da sola” ed invita tutti ad impegnarsi per una cultura della pace, da esercitare anche nel quotidiano, evitano tutte le forme di violenza, compresa quella verbale. Invoca la Solidarietà, la Giustizia e la Pace, quali valori fondanti la Democrazia, fatta di “esercizio di libertà”. Ha un occhio di riguardo per i giovani, le donne, i vecchi, le categorie fragili…e nomina pure l’intelligenza artificiale, perché “viviamo un passaggio epocale” della storia che deve guardare al futuro. Tiene il discorso in piedi, con le dita pressoché incrociate, in una sorta di preghiera laica. La sua figura statuaria di vecchio saggio mi intenerisce. Credo alla sincerità delle sue parole, che dovremmo ripetere come un mantra, perché “uniti siamo forti”, come dice il Capo dello Stato prima di congedarsi. Trovo il suo discorso più salutare dei botti di Capodanno, peraltro fastidiosi e pericolosi. Il notiziario ha appena dato notizia dei feriti a causa dei ‘festeggiamenti’: nel napoletano, che registra il maggior numero di incidentati una donna 46enne è morta per un colpo sparato in casa che l’ha colpita alla testa, chissà magari da un ‘caro’ che ha ignorato il pericolo di maneggiare le armi. L’ equazione divertimento morte è pazzesca. Non so quanto incida la tradizione o la mancanza di valori in tutto ciò. Convengo col Presidente che urge una cuntura della Pace.

Riflessioni di fine anno

Tra i vari messaggi che mi arrivano nell’ultimo giorno dell’anno, seleziono il più poetico che mi stimola a scrivere. In un bosco innevato, emerge un coniglio con le orecchie rosa in attesa di captare qualcosa che potrà arrivare. L’ immagine è tenera e allusiva. Esplicite sono le parole anteposte: “Bisogna creare luoghi dove fermare la nostra fretta. E aspettare la nostra anima”. L’autore del messaggio è Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, 16.03.1920 – 21.03.2012), poeta, scrittore e sceneggiatore italiano, cui è attribuita la frase: “L’ottimismo è il profumo della vita”, pronunciata nello spot di una famosa catena di negozi di elettronica. A me interessa il poeta ed il suo messaggio positivo che giunge prezioso in previsione di bilancio di fine anno. Non serve che ricordi cosa è successo di brutto che continua ancora, dentro e fuori l’Italia, dentro e fuori l’Europa. L’ottimismo invocato da Tonino è indispensabile per rimanere a galla e/o per veleggiare verso lidi più tranquilli. Sul ‘fermarsi’ sono totalmente d’accordo, come anche sul dare ascolto alla nostra anima che io semplifico in ‘tirare fuori” il meglio di sé. Ognuno ha delle capacità, delle abilità talora sconosciute alla stessa persona che emergono in momenti di difficoltà o in tempo di crisi. Del resto la stessa parola crisi, di origine greca significa “cambiamento’ che può trasformarsi in miglioramento o peggioramento, a seconda di come reagiamo. Non voglio sconfinare in un ambito che non mi compete, ma personalmente trovo terapeutico il pensiero di chi ha affrontato ‘smottamenti vitali’ e ci ha costruito attorno una sana filosofia di vita. Trovo esemplare anche la scelta del coniglio, creatura timorosa colta in atteggiamento di vigile ascolto. Ispirarmi a lui, non è male.

La lezione dei senzatetto

Pane Quotidiano Onlus è un’organizzazione laica, apolitica e no profit – fondata a Milano nel 1898 – con l’obiettivo di assicurare generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno, ogni giorno, gratuitamente. Ne sento parlare durante il programma ‘Diario quotidiano’, in onda di pomeriggio su Rete 4, per la multa di 230 euro sanzionata agli organizzatori per occupazione abusiva di suolo, poiché i clochard banchettavano in Galleria a Milano. Il pranzo di Natale con i senzatetto è una buona consuetudine, ma avere piazzato la tavolata nel salotto del centro, tra le boutique del lusso deve aver fatto arricciare il naso a qualcuno. Il fatto, accaduto sei giorni fa è stato raccontato via social e discusso dagli ospiti del programma. Tra di loro, il direttore editoriale Vittorio Feltri che ha pagato di sua tasca la multa. Sull’iniziativa benefica non ci piove. Giovanni Santarelli, fondatore della pagina “Milanobelladadio” spiega che “La strada è dei senzatetto e per questo motivo abbiamo organizzato un pranzo in strada con loro e con chi li aiuta”. Anche questo è inoppugnabile. Nonostante il finale amaro, con un caffè offerto dal ristorante di Carlo Cracco davanti al quale era stata organizzata la serata, il pranzo è stato accolto e consumato con gioia da tutti i partecipanti. Mi convince il pensiero di Santarelli: “Oggi ci troviamo nelle vie dello shopping ma la verità è che non servono oggetti per essere felici. Basta poco: un tavolo, un bicchiere di vino e qualche amico…”. Che grande verità, idealmente mi immagino a pranzo con i senzatetto allegri, piuttosto che a fare inutili acquisti costosi. Siccome però la mia filosofia è… a mezza via, non disdegno un regalo fatto con cuore, preferibilmente artigianale. Meglio se opera di un artista.

“Male più non fare”

Sento Ermal Meta cantare “Male più non fare”, brano eccentrico con messaggio positivo. Premetto che apprezzo il cantante albanese, naturalizzato italiano che insieme a Fabrizio Moro nel 2018 vinse la 68ma edizione del Festival di Sanremo col brano impegnato: “Non mi hanno fatto niente”. Tra l’altro l’anno scorso ha pubblicato il suo primo romanzo “Domani e per sempre” già alla sesta ristampa e tradotto in varie lingue, ambientato in Albania durante la seconda guerra mondiale. Tanto di cappello al pluriartista. Ho cercato il testo della canzone, introdotto da un video piuttosto sinistro che fa pensare al male in conflitto col bene. Ma il titolo del brano è illuminante sull’atteggiamento da mantenere: ogni comportamento è lecito, se non ferisce gli altri, tenendo presente che “Chi fa grandi cose non muore mai”. Contro le critiche altrui, considerare che “Solo Dio e il tribunale ti possono giudicare”, concetti intercalati da un rassicurante “Non ti devi preoccupare” ripetuto più volte. Un progetto sentimentale emerge dalla confidenza “Cerco un’anima gemella per illuminare il vuoto cosmico, come la corrente elettrica”, immagine sofisticata che scuote come una scossa. In sintesi, è un bel mix di energia e di riflessioni. L’artista guarda oltre le critiche e tira innanzi. Qua mi fermo e chissà se il cantante, cantautore, compositore e scrittore approverebbe il mio accenno di analisi. Intanto l’ultimo pezzo “Male più non fare”, uscito quattro settimane fa viene trasmesso da varie radio. Mi capita di sentirlo mattina e sera, pur non essendo un’assidua consumatrice di musica, e non mi dispiace. In studio, con il gatto sopra la fotocopiatrice, Ermal mi ricorda “E c’è una stella che non c’era mai”. L

Donne che hanno lasciato il segno

Il Corriere della Sera di ieri dedica una pagina, anzi due alle donne che hanno segnato il 2023 che sta per finire: 102 donne (viventi o mancate in corso d’anno) di età e nazioni diverse che si sono distinte per le loro opere, oppure che sono rimaste vittime della violenza altrui. Tante foto in miniatura che compongono un puzzle su cui campeggiano la senatrice a vita Liliana Segre a destra e Giulia Cecchettin con la sorella Elena a sinistra. Tra le centinaia rappresentate, ci sono intellettuali, sindacaliste, attiviste, artiste, scrittrici…ma anche le madri di Gaza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insomma, donne che spaziano in ogni campo, dalla politica al calcio e alla letteratura, testimoni di un mondo in evoluzione. Impossibile menzionarle tutte, ma è confortante il colpo d’occhio che ne deriva abbracciandole tutte con lo sguardo. Mi viene spontaneo pensare che se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe meno turbolento. È attribuita all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama la frase: “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”. Grande Obama, protagonista di qualche lezione di Cittadinanza a scuola quando insegnavo. Anche lui ha lasciato il segno. Per obiettività, suppongo che si potrebbe stilare un elenco anche di donne in negativo, ma non è questa la sede e comunque lo immagino meno popolato. Inoltre, ci sono almeno altrettante donne di quelle comparse sul Corriere che agiscono nell’anonimato, dando il meglio di sé. Ne conosco di volontarie che si dedicano agli altri. Nel mio piccolo ne ho usufruito anch’io, dopo l’intervento all’anca quando mi portavano a fare le sedute di fisioterapia. Tra i volontari, non posso dimenticare Gianna, collega e coetanea diventata il mio angelo custode.