Saul e Lara

Oggi 25 gennaio, il calendario ricorda la conversione di San Paolo Apostolo, ex Saulo di Tarso divenuto Paulo ed infine Paolo. Ho dato il nome Saul a mio figlio, dopo aver valutato bene il significato, la musicalità, chi lo aveva portato…e quant’altro perché ritengo, come ha scritto qualcuno che il nome sia il dono più bello che la madre può dare, dopo la vita. Non mi dilungo sugli agganci culturali, che ci sono e mi sta bene che fosse anche il nome di San Paolo prima della conversione sulla via di Damasco, tanto che per me oggi è quasi l’onomastico di mio figlio Saul…che da ragazzino voleva chiamarsi Jonathan (credo uno dei Power Rangers). Da una ricorrenza a un’altra, oggi è il compleanno di una cara persona, cui faccio auguri di cuore: Lara, la mia parrucchiera che da quarant’anni si occupa della mia chioma e non solo. Veniva a mettermi i bigodini a domicilio quando mio figlio era di pochi mesi e non me la sentivo di lasciarlo alla babysitter per andare a farmi la piega. Da grandicello la cosa è cambiata e ho ripreso l’appuntamento settimanale in salone, dove la sosta è tempo di cura del capo, ma anche di confidenze e di relax. Lei sa che mi piacciono i capelli ondulati e che sono conservatrice in fatto di capigliatura: mi asseconda e non mi forza a cambiare. Alla mia età, cerco un’immagine che mi rispecchi e mi dia sicurezza. Così quando torno a casa, sono soddisfatta e con il cuore leggero. La nostra è un’amicizia su base professionale, diversificatasi per una condivisione di emozioni e di idee. Del resto Lara a ragione può contare su una clientela affezionata che le riserva stima e continuità di lavoro. In conclusione, questa data stende sul mio privato una ventata di bellezza e di stabilità. Augurissimi 💐

Educare ed Istruire

Oggi 24 gennaio Giornata Internazionale dell’ Educazione, istituita nel 2018 dalle Nazioni Unite e celebrata per la prima volta il 24 gennaio 2019. Un abbraccio virtuale ai docenti in servizio, sulle cui spalle grava il peso di prevenire gli incidenti legati ai conflitti interpersonali e oltre. Ciò detto per coinvolgimento professionale, è risaputo che la scuola non è l’unica entità educante e nemmeno la prima. Mi sono concessa una rapida pausa al bar dove leggo un articolo sul quotidiano disponibile la Tribuna piuttosto allarmante: violenza sabato sera in centro a Montebelluna, dove tre bulle picchiano una 15enne, provocandole contusioni e altro, con due settimane di prognosi. Il padre della ragazza ha sporto denuncia e si interroga sui motivi di tanta brutalità. Immagino la scena: il gruppo di ragazze presumibilmente alterate da sostanze che alle nove di sera puntano una quasi coetanea, sola, con l’intento di rubarle qualcosa oppure di vendicarsi per qualcosa. Da genitore di un figlio adulto, mi ricordo l’ansia con cui aspettavo che rientrasse la sera del sabato, da lui sempre rispedita al mittente, ritenendola eccessiva. Tuttora mi rimprovera di essere troppo ansiosa – critica che ritengo esagerata – ma credo sia connaturata al ruolo genitoriale. Mi considero fortunata a non avere un figlio/a adolescente, dati i tempi turbolenti ed anche di essere in pensione, perché il rapporto docenti-genitori non è proprio idilliaco. ‘Deriva educativa’ è un’espressione che ho sentito spesso ultimamente, in relazione alle problematiche scolastiche e non solo. Per il capo dello stato Sergio Mattarella, l’istruzione è la chiave per garantire libertà e pace. Istruzione ed educazione sono pertanto le facce della stessa medaglia, cui dobbiamo concorrere tutti.

Scrivere a mano

Scrivere a mano ci dice chi siamo: sembra uno slogan pensato ad hoc per la odierna Giornata nazionale della scrittura a mano o HandWriting Day, istituita nel 1977 in America e dedicata all’arte della calligrafia. Sarà contenta la mia amica Rossella che ha seguito un corso di quest’arte e pure la sua amica Lurdes. Anch’io sono lieta che tra tante giornate, ci sia spazio per la comunicazione scritta, oggi sempre più digitale e meno affidata a carta e penna. Io stessa uso la tastiera per postare nel mio blog e scrivo al pc romanzi e racconti, per ovvie ragioni di tempo e chiarezza. Tra parentesi, nei concorsi letterari rifiutano il manoscritto, e immagino perché. Però le mie poesie nascono dalla matita su carta anche di emergenza – per fermare l’attimo creativo – e uso il retro degli scontrini per appuntare ciò che devo comperare. Quindi non ho rinunciato alla scrittura a mano, a favore della quale ho scritto che: “Le parole hanno sempre un senso, anche se a volte bisogna cercarlo oltre le righe. Dietro la scrittura delle singole lettere ci sono le emozioni, espresse dal tratto lieve o intenso. La comunicazione è un gioco di squadra tra chi scrive/parla e chi legge/ascolta”. La mia non è una calligrafia nel senso di bella scrittura, ma una grafia che denota temperamento, fatta di lettere appuntite e impresse con tensione. Quando scrivo qualche dedica o un biglietto speciale, cerco di controllare la mano per lasciare uno scritto che parli di me e che sia intelligibile. Nel tempo la firma su è un po’ modificata: la A di Ada una volta era ad arco, mentre ora assomiglia alla Torre Eiffel: chissà cosa vorrà dire! La sigla che apponevo sui compiti a scuola è invece rimasta identica: una C ondulata che si allunga in una A a triangolo. Interessante questo guardarsi dentro attraverso i segni della scrittura, la più grande tra le invenzioni.

Scrittura manuale

Scrivere a mano ci dice chi siamo: sembra uno slogan pensato ad hoc per la odierna Giornata nazionale della scrittura a mano o HandWriting Day, istituita nel 1977 in America e dedicata all’arte della calligrafia. Sarà contenta la mia amica Rossella che ha seguito un corso di quest’arte e pure la sua amica Lurdes. Anch’io sono lieta che tra tante giornate, ci sia spazio per la comunicazione scritta, oggi sempre più digitale e meno affidata a carta e penna. Io stessa uso la tastiera per postare nel mio blog e scrivo al pc romanzi e racconti, per ovvie ragioni di tempo e chiarezza. Tra parentesi, nei concorsi letterari rifiutano il manoscritto, e immagino perché. Però le mie poesie nascono dalla matita su carta anche di emergenza – per fermare l’attimo creativo – e uso il retro degli scontrini per appuntare ciò che devo comperare. Quindi non ho rinunciato alla scrittura a mano, a favore della quale ho scritto che: “Le parole hanno sempre un senso, anche se a volte bisogna cercarlo oltre le righe. Dietro la scrittura delle singole lettere ci sono le emozioni, espresse dal tratto lieve o intenso. La comunicazione è un gioco di squadra tra chi scrive/parla e chi legge/ascolta”. La mia non è una calligrafia nel senso di bella scrittura, ma una grafia che denota temperamento, fatta di lettere appuntite e impresse con tensione. Quando scrivo qualche dedica o un biglietto speciale, cerco di controllare la mano per lasciare uno scritto che parli di me e che sia intelligibile. Nel tempo la firma su è un po’ modificata: la A di Ada una volta era ad arco, mentre ora assomiglia alla Torre Eiffel: chissà cosa vorrà dire! La sigla che apponevo sui compiti a scuola è invece rimasta identica: una C ondulata che si allunga in una A a triangolo. Interessante questo guardarsi dentro attraverso i segni della scrittura, la più grande tra le invenzioni.

La strage invisibile

Ho tre ciclamini che di giorno stanno nel portafiori di giunco sotto il portico, ma di sera li porto dentro in una stanza non riscaldata, causa il freddo che di sicuro li sgualcirebbe o peggio. Rimangono nelle ciotole fuori i piccoli pansè che ho avvolto con fogli di giornale, per limitare i danni da temperatura rigida. Sento al telegiornale parlare dei senzatetto che affrontano la notte per strada o sotto il colonnato di qualche città. Mi colpisce la testimonianza di un intervistato, padre di cinque figli – uno morto perché erano in sei – che precisa “per fortuna sono grandi”, confidenza che lo allegerisce come genitore, ma che mi fa supporre un dietro le quinte familiare penoso e ingarbugliato. Vivere per strada è una scelta obbligata per molti, dopo perdita del lavoro, separazione/divorzio e altre sciagure personali. Forse qualcuno preferisce così piuttosto che condividere lo spazio di un dormitorio pubblico. Certo fa impressione pensare che la mancanza di un tetto sia tanto diffusa, anche altrove. Ogni anno in Italia muoiono quasi 400 persone senza fissa dimora (dati del 16 dicembre 2023). È chiamata ‘strage invisibile’ la loro scomparsa, che aumenta con le temperature proibitive all’aperto. A mitigare il gelo ci sono per fortuna i volontari, che passano a distribuire coperte e vivande calde. Tuttavia qualcuno al mattino non si sveglia più, come è successo ad Adrian, romeno di 57 anni e al 47enne milanese Nicola Borini, vittime del freddo a Milano a poche ore di distanza. Dall’inizio dell’anno hanno perso la vita 24 clochard per ipotermia e concause. Il problema riguarda anche altre città europee ed extraeuropee. Non ho soluzioni da proporre, temo che l’argomento andrebbe affrontato da lontano, sviscerando le cause. Pietà e impotenza per i senzatetto.

Giornata degli Abbracci

Domenica 21 Gennaio, giornata limpida ma fredda. Il termometro alle 10 di mattina segna meno due, non proprio invitante per uscire, anche al netto dell’artrosi. Il mio umore è provato dalla limitazione motoria e cerco di farmi coraggio con qualche spunto che mi giunge da fuori. Ieri mio figlio mi ha detto che di primo pomeriggio chiudevano le strade tra Paderno e Crespano per la sfilata dei carri mascherati. Oddio, siamo già a Carnevale? Non me ne ero accorta! Anziché di pomeriggio, come d’abitudine è venuto a trovarmi alla sera, mostrandomi sul cellulare una carrellata di immagini in tema. Simpatiche le tre caravelle – a pedale – di colombiana memoria. Un po’ di colore e l’allegria nei presenti mi ha risollevato il morale. Stamattina un contatto su WhatsApp mi ricorda che oggi è la Giornata Mondiale degli Abbracci – pare anche la Giornata Mondiale della neve – confermato da una rapida ricerca. L’idea nacque al reverendo statunitense Kevin Zaborny e nel 1986 venne istituito il National Huggins Day per trovare un momento di conforto nel gelido e lungo periodo invernale. Posto che l’abbraccio fa bene sia a chi lo fa che a chi lo riceve – purché non sia ridotto a pura formalità – dopo la pandemia questa pratica si è allentata, ma ritengo sopravviva nell’immaginario collettivo. D’altronde sono molti gli effetti positivi di un abbraccio, tra cui: “Aumenta l’autostima” e “Rafforza il sistema immunitario”. Condivido il pensiero sul tema attribuito a Pablo Neruda: “Il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all’altro perché possa continuare il proprio cammino meno solo”. L’abbraccio è un tema ricorrente nell’arte e nel cinema. Penso al bacio di Klimt in un abbraccio simbolo di universalità, ma anche al titolo dell’opera di un amico pittore. L’emozione che procura l’arte corre parallela a quella di un abbraccio reale.

Protagonista il Tango

In un momento di pausa forzata, mentre faccio uno spuntino accendo la tivù in cucina e assisto ad un tango da parte dei campioni europei di questa danza affascinante. Per inciso, durante l’ultima edizione di ‘Ballando con le stelle”, il 24 dicembre scorso Wanda Nara e Pasquale La Rocca hanno conquistato pubblico e giuria ballando il tango argentino della finalissima. Mi risulta che il tango sia anche il ballo preferito da Papa Francesco che, da buon argentino lo ha praticato in gioventù. È noto che il tango emerge come il ballo degli argentini poveri e immigrati, quindi un genere musicale all’inizio triste e malinconico che trasmette poi incanto ed eleganza, passione e complicità. Che c’entro io? Sergio Stefani, zio materno, dal Friuli si trasferisce giovanissimo a Buenos Aires in Argentina dove diventa benestante, allevando bestiame. Sicuramente ballava il tango, anche perché aveva una schiera di cugini musicisti autodidatti. Io da piccola pensavo di fare la ballerina, un sogno nel cassetto che ho aperto da grande – ma non troppo, sui vent’anni – andando a ballare con mia sorella maggiore. Euterpe, una delle nove Muse, dea della danza figlia di Zeus e Mnemosine, mi prese di buon occhio e in poco tempo divenni una provetta ballerina, grazie anche all’eccellente maestro. Ho pure vinto un paio di gare di liscio, ovviamente non da professionista, anche se qualcuno pensava lo fossi, tanto piroettavo volentieri. Di quel periodo ricordo le gonne con i volant e i bolerini, gli orecchini pendenti e i fiori tra i capelli, giusto abbigliamento da ‘tanghera’. Tra tutti i balli appresi, il tango era e rimane il mio preferito, anche se ora non lo ballo più. La stagione delle danze si è chiusa con la nascita di Saul, mio figlio. Ma il tango mi è rimasto dentro.

Uscita impegnativa

“Giornata pessima per uscire oggi”, mi scrive un mio contatto. Solo che lo leggo tardi, dopo che sono uscita a piedi, fino in piazza, toccando bar, forno e cartoleria: un’impresa con il dolore all’articolazione, su un percorso fatto decine/centinaia di volte in buona salute. “Siamo ricchi quando siamo sani, tutto il resto è lusso” è il contenuto del messaggio ricevuto ieri, abbellito da un cuore rosso che contiene una saggezza enciclopedica. Le recenti festività e il periodo invernale hanno messo a letto una moltitudine di persone e affollato i pronto soccorso. Io sono stata messa ko alla vigilia di Natale da un intenso dolore all’inguine, forse provocato dal posizionamento della fisarmonica oppure da artrosi e a tutt’oggi non ne conosco la causa. Sono ansiosa di saperne di più dal mio ortopedico, il gentilissimo dottor Guido Mazzocato che mi vedrà martedì pomeriggio. Nel mentre ho iniziato la fisioterapia con Federico Zalunardo che mi regala fiducia e benessere ad ogni seduta. Convengo che c’è di peggio e non si può stare sempre bene. Tuttavia la limitazione della propria autonomia è un’esperienza spiacevole, con cui cerco di convivere appellandomi alla pazienza e a pochi solidi contatti. Penso che l’età anagrafica comincia ad esibirmi dei conti. Io mi considero una ‘giovane anziana’, non disposta a passare il testimone. Sono uscita a posta per prendere in cartoleria il libro ordinato NOI SIAMO BELLISSIMI, di Maria Rita Parsi, sottotitolo Elogio della vecchiaia adolescente, Mondadori. Libro che la psicoterapeuta dedica a chi ha all’incirca la sua età (nata a Roma il 5 agosto 1947) e “debbono – o dovrebbero affrontare la terza età come la migliore, perché è l’ultima occasione della loro vita”. L’autrice dai capelli rossi mi convince. Confido in una vecchiaia bellissima, nonostante gli acciacchi.

Donne Avanti

Da donna, è ‘fisiologico’ che parteggi per il genere femminile, anche se non è scontato. Mi piacciono le donne di carattere, propositive, controcorrente. Se poi sono anche giovani e belle, tanto meglio: non sono affatto invidiosa. Pertanto mi rallegra la notizia – apparentemente futile – che la più bella d’America, Madison Mash, 22enne bionda sia una top gun. Nei cento anni del concorso di bellezza, è la prima reginetta arruolata in un corpo militare. Ha studiato ad Harvard, è cintura nera di taekwondo e guida i caccia militari. Per me è segno dei tempi, nel senso che le donne possono finalmente primeggiare in tutto. Che sia giovane, è rassicurante perché potrà aprire la strada ad altre colleghe. Che sia bella è un valore aggiunto che non guasta: in questo caso aumenta la simpatia per la sua scelta professionale. D’altronde noi abbiamo Samantha Cristoforetti come stella del cielo e la simpaticissima Amalia Ercoli-Finzi, ‘La signora delle comete’ di cui ho parlato in un precedente post (stasera spero di rivederla tra gli ospiti fissi della trasmissione Splendida Cornice su Rai3). La scienziata (classe 1937) è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica in Italia…ed è pure madre di cinque figli! Il che dimostra che la carriera professionale non ha limitato quella genitoriale. Va da sé che ogni storia è diversa ma mi conforta l’esempio delle donne impegnate in più campi e realizzatesi anche fuori dell’ambiente domestico. La storia di scienziata e di madre della brillante Amalia dimostra che sono le scelte controcorrente a combattere il pregiudizio e ad aprire la strada al cambiamento. Profetica la canzone ‘Siamo donne’ interpretata da Sabrina Salerno e Jo Squillo, del 1991 che precisava “oltre le gambe c’è di più”. Evviva quel tanto di più!

Sant’Antonio Abate

Oggi 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, protettore degli animali che ci fanno compagnia e ci domano amore incondizionato. Lo sapevo e me lo ricorda uno dei messaggi che ricevo di buon mattino. Fuori pioviggina. Fiocco e Pepe/Pepita, i miei due gatti di venti mesi si rincorrono come pazzi, scavalcando mobili e impedimenti nell’immaginario di un soggiorno trasformato in giardino alberato. La loro vivacità mi strappa un sorriso, mentre io devo vedermela con l’artrosi che ha colpito l’altra gamba – la sinistra operata due anni fa – e devo centellinare i movimenti. Le due coppie di canarini sono confinate in ripostiglio e si accontentano del mondo che vedono dalla finestra…tuttavia i maschi cantano e mi fanno ben sperare in un proficuo accoppiamento a breve. Astro non c’è più, ma è presente nel ricordo affettuoso, insieme con gli altri amici a quattro zampe passati a miglior vita. Trovo opportuna una Giornata dedicata agli animali, creature con cui condividiamo il nostro soggiorno sulla terra. Sant’Antonio Abate (nato nel 251 d.C. – morto nel 355 ca.) è considerato il fondatore del monachesimo, da cui l’appellativo ‘abate’. Vissuto nel III secolo dopo Cristo, di famiglia facoltosa, verso i vent’anni segue la strada di san Francesco e dedica la sua vita alla preghiera e ai bisognosi. Si portava appresso il maialino, con il grasso del quale curava i malati affetti dal ‘Fuoco di Sant’Antonio’, alias Herpes Zoster. Tra i nove miracoli attribuitigli c’è l’incontro con Ezzelino da Romano. Assieme a San Francesco d’Assisi, a Santa Brigida d’Irlanda e santa Farailde di Gand (Belgio), a Sant’Ambrogio e a San Bernardo da Chiaravalle è annoverato tra i santi patroni degli animali. Gli è attribuita una collezione di detti, tra cui il seguente: “Io non temo più Dio, lo amo. Perché l’amore scaccia il timore”.