Le piante non parlano ma comunicano

Non mi ero accorta che fosse cresciuta così tanto, una pianta grassa fatta a rosetta che si è espansa in tre fiori. Consulto Serapia che è un’esperta: trattasi di Aeonium arboreum, chiamato anche ‘Rosa irlandese’ e potrebbe diventare un piccolo albero. L’ho portato come souvenir dalla Puglia diversi anni fa e continua a farmi compagnia. Anche il Ficus robusta nella cameretta di mio figlio continua a emettere foglie. Quando vedo la guaina marroncina che si stacca per scoprire la foglia neonata lucidissima non posso evitare di sorridere. Da quando mi occupo di piante verdi l’hobby del giardinaggio si è espanso. Il piccolo vivaio domestico cresce e il mio umore se ne giova. Anche se le piante non parlano, comunicano. Le considero delle confidenti che assorbono il mio malumore e lo stemperano fino a trasformarlo in piacere. Non è un caso se durante le conferenze e gli incontri d’alto livello l’ambiente è attrezzato di piante verdi, non solo per motivi decorativi. Per non parlare della chiesa dove in prossimità dell’altare confezioni di piante verdi costituiscono un elegante biglietto da visita. Ieri ho messo in acqua cinque bulbi di Giacinti, come d’abitudine in questo periodo che doneranno colore e profumo alla casa tra qualche settimana. Così piante verdi e fiori mi garantiscono la bellezza anche nella stagione fredda…che poi tanto fredda non sarà. Sto pensando di raccogliere le Ortensie a fine fioritura, prima che la prossima pioggia le sciupi. Un omaggio floreale dal giardino al centro tavola, senza passare per la fioreria. Una soddisfazione che non costa nulla e dona molto.

Manuel, coraggioso e talentuoso

‘Ci vediamo domani mattina alle sei e trenta’ dice Maria Soave, giornalista del tg1 che mi fa compagnia nella prima fase della giornata. Intanto le invidio il nome ‘Soave’ che solo a sentirlo mi rilassa, poi rifletto sull’importanza del saluto che è un’iniezione di positività. Succede che i saluti siano spesso convenzionali, delle formule per congedarsi. Ma stamattina il volto dolce della giornalista mi rassicura e sapere di rivederla mi fa bene. Ieri ho salutato Manuel che oggi pomeriggio prende il volo da Milano per Bangkok dove si ferma quattro giorni e procede poi per Adelaide, dove lo attendono domenica i cugini. Non voglio essere patetica, ma sapere che non lo rivedrò per un anno mi costa molto. Del resto è da una decina d’anni che entra a casa mia come uno di famiglia, e la mia è una famiglia mononucleare. Lungo sarebbe l’elenco delle sue prestazioni, a partire dal sito per approdare in cantina dove ha visto più lungo del tecnico della caldaia. Ma è soprattutto il suo sorriso che mi mancherà e la sua rassicurante battuta: “Non si preoccupi”. Anche i suoi riccioli scuri, unico segno di contestazione in un insieme di saggia compostezza. La 6 Cv bianca e celeste sarà ospitata sotto il portico della nonna che andrò a trovare. Nella terra dei canguri Manuel intende perfezionare l’inglese e fare esperienza in vari ambiti, sostenuto da un folto gruppo di parenti. Da ‘zia’ – come qualche volta mi chiama – gli auguro il massimo successo in tutto, certa che non mi farà mancare la sua presenza. Oggi ai giovani sono offerte possibilità di emergere impensabili qualche decennio fa, l’emigrazione dei cervelli ha sostituto quella delle braccia del secolo scorso. Manuel è Ingegnere elettronico con Abilitazione. Ovunque andrà, lascerà il segno. Vai Manuel, spacca e torna! 💪🌻

Barcolana 56

Che spettacolo la regata nel Golfo di Trieste! Si è conclusa ieri la 56esima edizione, vinta da ‘Arca’, con al timone Furio Benussi padre e Marta, la figlia 17enne. Al secondo posto ‘Prosecco Doc’ e al terzo ‘Nice’, la barca delle Fiamme gialle con a bordo il campione olimpico Ruggero Tita. In acqua c’erano 1.757 barche. La manifestazione è durata 3 giorni e 2 notti, dall’11 al 13 ottobre, attirando a Trieste 400.000 persone tra equipaggi, staff, sponsor e appassionati, tutti riuniti dall’atmosfera di festa della Barcolana, uno degli eventi velici più iconici al mondo. La dimostrazione pratica del valore dello sport come strumento per promuovere integrazione, socialità e rispetto reciproco. Ieri mi sono persa la diretta su Rai Sport alle 10, ma mi bastano le foto per immaginare l’atmosfera di festa delle imbarcazioni di fronte a Piazza Unità d’Italia, dove sono stata un paio di volte in uscita didattica con i miei studenti. Sullo sfondo, il Castello di Miramare con le sue forme leggiadre e la sua storia. Sarà che mi piace il mare, sarà che la barca è metafora di un viaggio che si può fare dentro e fuori di sé, da qualche anno nutro il desiderio di ‘sbarcare’ a Trieste la seconda domenica di ottobre, in coincidenza con l’evento. Non mi è ancora capitato, ma potrebbe succedere. Intanto è disponibile il video ufficiale del Comune di Trieste che in un paio di minuti trasmette brio e leggerezza. Non ho un amico skipper e partecipare a un viaggio organizzato costicchia parecchio – tra 340 e 410 euro – ma posso farmi ispirare dai video e dalle foto disponibili sull’evento. Magari ci scappa una poesia e il mio amico mare sarà contento. Buon vento!

Reinventarsi come le Ortensie

Non so se annoverare tra i fiori d’autunno le Ortensie che fioriscono da giugno a settembre; adesso stanno virando verso tonalità pastello. Le ho fotografate i mesi scorsi blu, viola, rosa intenso… ora iindossano tonalità tenui tra il verde mela e il pink. Mi piacciono pure così, ne raccolgo un mazzo e le sistemo in un vaso dove inserisco un po’ d’acqua perché non cadano. Ma non gli servirebbe, perché il processo di essiccamento è già iniziato. Anche se i miei colori preferiti sono altri, devo dire che il verde e il rosa stanno bene insieme. La mia simpatia per questo fiore elegante e duraturo è di vecchia data e risale al 2000, anno in cui sono venuta ad abitare a Castelcucco. Ne avevo interrate dieci piante, cinque rosa e cinque celesti che poi si sono mischiate. Altre sono giunte ai compleanni, cosicché non posso lamentarmi. In casa ne ho un po’ dappertutto: in studio, in sala, in bagno, in cucina e mi spiace sostituirle quando perdono del tutto il colore. Allora le utilizzo per fare i “fuochi d’artificio” casalinghi: apro lo sportello della stufa, le posiziono dentro e accendo il fuoco, procurandomi uno spettacolo vulcanico di pochi secondi di grande effetto. Nella cultura giapponese simboleggiano gratitudine, ma anche solitudine che per me va benissimo, purché sia una scelta e non sia imposta. Del resto mi pare congeniale a una persona che scrive un habitat tranquillo dove raccogliere i pensieri e trasformarli in emozioni da condividere. Anche l’abbinamento fiori versi nel mio caso funziona perché capita che fotografare un fiore mi stimoli a stabilire una relazione affettuosa. L’Ortensia, generosa e longeva mi suggerisce delle riflessioni sull’età che avanza, con i suoi pro e i suoi contro. Durare e reinventarsi come le Ortensie è salutare.

Alea iacta est – Il dado è tratto

Faccio una capatina da Gina, la nonna di Manuel dove mi coglie di sorpresa la voce di Nadia che sta apparecchiando la tavola, anzi le tavole: credo che oggi il pranzo allargato a oarenri e amici sia per salutare il giovanotto che martedì prenderà l’aereo per l’Australia: sarà ospite di parenti ad Adelaide fino a dicembre, per spostarsi poi in altra zona. Per perfezionare la lingua inglese e lavorare in qualche ambito. Manuel è già stato da solo a Singapore e non si perderà di certo. Saremo noi, parenti e amici a sentirci svuotati senza la sua gioiosa e talentuosa presenza. Ci sosterremo reciprocamente, convinti che è il momento giusto di fare l’esperienza oltre oceano, senza scordare le proprie radici. Oggi ai giovani sono offerte molte possibilità di realizzarsi distante da casa, pur mantenendo i contatti. Personalmente provo sentimenti contrastanti: di ammirazione per il coraggio richiesto per partire da zero all’altro capo del mondo e di ansia per l’ignoto che si paleserà. Comunque Manuel è un ragazzo speciale che muoverà con oculatezza le sue pedine e lascerà un’impronta positiva dovunque si fermerà. Se la realtà si scoprirà meno attraente del previsto, saremo tutti contenti di accoglierlo a braccia aperte. La tavola imbandita dalla mamma non è solo un dato materiale apprezzabile, ma rappresenta la rete sociale e affettuosa che ha consentito a Manuel di emergere: ha in tasca laurea e abilitazione, buona padronanza dell’inglese, sostegno qui e là. Seguirò il suo percorso con entusiasmo, sapendo fin da ora che farà tesoro di tutte le esperienze. Il momento è giunto. Come disse Giulio Cesare, “Alea iacta est” ovverosia ‘Il dado è tratto’. Vai tranquillo, giovane amico. Siamo tutti con te!

Nobel per la Letteratura 2024

Non poteva scapparmi la notizia, dato che scrivo: è stato assegnato il Nobel per la Letteratura a Han Kang, la prima scrittrice sudcoreana e asiatica, a vincere il premio. Intanto congratulazioni, anche se non ho letto una riga della produzione della vincitrice. Soddisfatta che si tratti ancora di una donna, il che conferma essere alquanto dinamico e vitale il contributo femminile alla cultura. Il che non succedeva al tempo della Serao – di cui ho parlato ieri – invisa al fascismo che le bloccò la candidatura al Nobel. Non conosco ancora il dietro le quinte di Han, ma posso immaginare che nel suo Paese d’origine ne abbia viste di cotte e di crude, dato che il tasso di violenza domestica è elevato, al netto della ricca cultura, del cibo delizioso e della tecnologia avanzata. Il prestigioso premio le viene attribuito: “per la sua intensa prosa poetica che mette a conforto traumi storici con la fragilità della vita umana”. Il suo romanzo “La vegetariana”, una storia piuttosto cupa, è pubblicato da Adelphi. Nel 2022 il Nobel era stato assegnato alla francese Annie Ernaux e nel 2020 all’americana Louise Gluck. Giusto per sottolineare l’avanzata delle donne…intrapresa in Italia da Grazia Deledda, Nobel nel 1926. Sento spesso parlare di ‘Pianeta Donna’ e scopro che così si chiama un blog dedicato all’universo femminile: curioso ed accattivante, andrò senz’altro a farci una capatina. Comunque, in generale penso ad un raggio d’azione delle donne sempre più vasto, senza esclusioni e limiti di sorta, aperto alla frequentazione di chiunque abbia un contributo da offrire e/o scambiare. Perché unico è il pianeta che ci accoglie, meglio se popolato da individui senza pregiudizi e con lo sguardo lungo. Che siano in aumento le scrittrici premiate è un valore aggiunto.

10 Ottobre 24, con Matilde Serao

Mattinata più che grigia, dubito ci sia il mercato locale. Mio malgrado rimango a casa, del resto anche i gatti non si azzardano ad uscire. Lucia mi ha raccomandato di non prendere acqua, dato che devo ancora smaltire gli effetti collaterali della pioggia abbondantemente ricevuta mercoledì scorso in quel di Bassano. Ciondolo un po’ tra la sala e la cucina, decidendo il da farsi. Metto sul fuoco la pentola a pressione con il ‘cappello del prete’ o scapino in compagnia di sedano e carote, per usufruire più tardi di un buon consommé (brodo ristretto di carne, pollo o pesce). Magari stasera mi riservo il puré con il lesso. Sono piuttosto negata ai fornelli, ma devo pure nutrirmi e cercare di stare in salute, parola quest’ultima diventata ricorrente in queste lunghe giornata annacquate! Per crearmi un diversivo, decido di scrivere il post odierno non dal tablet ma dal computer, utilizzando una diversa modalità che mi consenta un’alternativa in caso di bisogno. Spero di essere in grado di postare e comunicare con i miei fidi lettori. Il blog costituisce la mia valvola di salvezza per non isolarmi, tendenza piuttosto diffusa tra chi scrive. A Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Strega 2024 con il romanzo L’età fragile (Einaudi) è stato assegnato anche il Premio del Mattino intitolato a Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana, prima donna ad avere fondato e diretto un quotidiano, Il Giorno che diresse fino alla morte (avvenuta a Napoli, il 25 luglio 1927). Tra le sue opere più celebri, ‘Il ventre di Napoli’ sulla vita nella metropoli meridionale. La ‘Signora dei giornali’, apprezzata dal mio professore di Liceo Armando Contro affermava: ‘Scrivere, scrivere, e scrivere. Questo è il mio mestiere. Questo il mio destino. Scrivere fino alla morte’, avvenuta per infarto mentre era intenta a scrivere. Un altro Faro di Luce, in una giornata grigia.

Piove sul bagnato

Uragano declassato a ciclone in arrivo: Kirk irromperà sul vecchio continente, portando da giovedì venti forti e piogge intense anche in Nord Italia. Allerta rossa su alcune zone del Veneto. Le parole ‘uragano’ e “ciclone’ stanno entrando a gamba tesa nelle previsioni meteo destinate all’Italia, mentre eravamo abituati a considerarle tipiche di fenomeni oltreoceano. Il Comune di Genova ha deciso la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio comunale. Tempo in miglioramento da venerdì, pare. Seguo l’intervista a Cristina Ponzanelli, sindaca di Sarzana che invita a prepararsi alle criticità idrauliche legate alle intense e frequenti precipitazioni. Il tempo non è più quello di una volta, e nemmeno gli effetti collaterali. Giusto mercoledì scorso ho avuto necessità di andare a Bassano, alla vigilia della Fiera d’Autunno. Pioveva di brutto, ovvio che avevo l’ombrello e ho riparato in biblioteca per un paio d’ore. Verso le tredici ho raggiunto il parcheggio, e pioveva ancora. Solo a casa mi sono resa conto che la giacca era tutta bagnata, nonostante mi fossi protetta con l’ombrello. Il peggio è arrivato il giorno dopo, con un raffreddamento diffuso e l’esordio di una costipazione tutt’ora in corso. Poco male, però era da parecchio tempo che non mi capitava di essere vittima del tempo incattivito. Stando così le cose, dovrò usare più prudenza nelle mie uscite. Non oso immaginare lo stato d’animo delle persone colpite dall’alluvione in Emilia Romagna per la seconda volta in pochi mesi. Giunge un avviso dall’ATS – Alto Trevigiano Servizi: usare l’acqua con moderazione a causa di danni della Condotta acquedottistica della Comunità Montana del Grappa in prossimità della Sorgente Tegorzo. Quando si dice ‘Piove sul bagnato’!

Guerriglia urbana (pro Palestina)

Ho scelto di proposito di non parlare del drammatico 7 ottobre di cui ieri era il primo anniversario…e mi ritrovo a parlare della guerriglia urbana scoppiata tra ultrà, forze dell’ordine e manifestanti pro Palestina. Ho visto delle scene che immaginavo verificarsi in Paesi non civili: lanciare cartelli stradali contro le Forze dell’Ordine in servizio è da scellerati. Non placa il mio disappunto sapere che siano terroristi quelli che vanno in giro con le bombe nello zaino. Protestare pacificamente è lecito, aggredire no. Almeno 34 persone sono rimaste ferite, una ragazza colpita alla testa, sperando che il bilancio non si aggravi. Seguo q.b. la questione dai vari servizi e notiziari. Sono pienamente d’accordo che nella martoriata terra debbano coesistere due Stati, proposta fatta in altri tempi e scartata dai Palestinesi. A proposito di altri tempi, ero insegnante alle prime armi quando mi trovai tra le mani l’opera narrativa – allora si usava – Olive Nere di Enzo Demattè, uscita nel 1986, Mursia editore. Non mi ricordo quasi niente della storia, ambientata in Germania con protagonista una ragazzina disabile, ma l’ulivo c’entra: per il popolo ebraico è simbolo di giustizia e di sapienza. Evidentemente se ne parlava – e scriveva – vari decenni fa, ma da allora la situazione è degenerata. Da un anno è in corso la guerra che si sta allargando, anziché risolversi. La parola pace non ha presa e invocarla è aleatorio. Un centinaio di sequestrati da Hamas sono ancora prigionieri e le disgrazie dell’Ucraina sono slittate in secondo piano dopo l’ingresso nelle operazioni militari del Libano, sostenuto dall’Iran. Nubi tossiche si addensano all’orizzonte. Ciò che ci viene risparmiato in casa, ce lo riversano addosso le varie frange di oppositori che si cimentano in ‘bravate’ di ignobile violenza.

Riso e mondine

Viaggio alla scoperta del riso. Da Vigevano, Peppone per Linea Verde ci presenta la storia di questo cereale, compresa la Confraternita del Riso. Ecco, là mi piacerebbe esserci, per gustare i prelibati piatti della tradizione. Comunque il famoso cereale pare abbia 7000 anni, proviene dalla Cina, introdotto in Europa parecchi anni dopo, in particolare nella zona del Mediterraneo. La parola riso mi richiama immediatamente quella di mondine, le donne immerse nella risaia con la schiena curva per togliere le erbacce e trapiantare le piantine. Per 40 giorni, curve nell’acqua con stivali, pantaloncini o gonne tirate su – occasione straordinaria in passato per gli uomini di vedere le cosce delle lavoratrici – 60.000 donne in salute dai 13 e fino ai 60 anni popolavano le campagne vercellesi e novaresi, a togliere le erbe infestanti degli acquitrini e a trapiantare le piantine nuove. Questo soprattutto tra maggio e luglio, per 10/12 ore al giorno, fino a cinquanta o cento anni fa. L’ambiente era malsano perché si lavorava nell’acqua e tra gli insetti, per una ricompensa non adeguata. Il malcontento per le pessime condizioni di lavoro, nei primi del 900 sfociò in agitazioni e tumulti, anche perché la paga corrisposta alle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Poi Il lavoro di queste donne scompare con l’introduzione dei diserbanti e delle macchine mietitrebbiatrici. Non so se il film drammatico Riso amaro (1949) con Silvana Mangano parli della condizione delle mondine. Se mi capita di vederlo lo farò. Parecchi anni fa, durante una gita fui in Romagna e conobbi un gruppo di donne, vestite da mondine che interpretavano canti della risaia. Infatti cantare era un modo messo in atto dalle mondine per reggere alla fatica. Adesso due parole sul risotto che preferisco: gamberi e zucchine, senza disdegnare gli altri. Tra i primi, batte di gran lunga la pasta. Buon riso…e risotto a tutti!