“Seduta divina” 🪑

“Se la seduta è divina è solo una bella coincidenza” è il breve articolo di Aurelio Magistà sul settimanale il venerdì: mi viene tra le mani a fine giornata di ieri e si incastra con quanto mi è successo in giornata. È ritornata a casa la mia sedia da regista (leggera, richiudibile e facilmente trasportabile) rinnovata nella tappezzeria e pronta per tante accoglienti sedute. Ho in sala un vecchio salotto di velluto della Doimo, uno dei primi acquisti fatti con i miei soldi, bellissimo quarant’anni fa, ora terreno di giochi e battaglie dei gatti. Prima di andare in pensione pensavo di cambiarlo. Nel mentre è emersa l’artrosi e ho optato per una confortevole poltrona relax della Dondi Salotti, quindi non ci ho più pensato. Sono di spirito felino e apprezzo la solitudine che mi rende padrona del mio tempo. Chi viene a trovarmi, si accomoda dove capita, ma non sulle poltrone pressoché sfondate. Dopo il secondo intervento di artoprotesi ho recuperato dalla cantina la sedia da regista, in precedenza usata fuori, trovando che “la seduta è divina” quanto a confort, intendendo l’autore dell’articolo che i nomi dei prodotti non sono mai casuali. Però i segni dell’usura chiedevano un intervento. Passata dal calzolaio e dalla sarta senza successo, contatto Adriano Tittoto che aveva lavorato con il noto tappezziere di Asolo e mi mette in contatto con Federica Zorzetto, grintosa e abile erede del padre. La sedia parte, con due nuovi cappucci copri spalliera realizzati in 3D da Manuel Munaron. Ieri è ritornata a casa rinnovata. Sembra una cosa da poco, ma ha il sapore del recupero, della collaborazione e anche del risparmio. 🪑

I giorni della merla

Diversi messaggi mi ricordano che oggi, domani e posdomani sono i giorni della merla, per cui non posso sottrarmi di dire la mia che ha per protagonista il passeriforme. È nota la leggenda secondo la quale il piumaggio è diventato nero: una merla a fine gennaio cerca riparo dal freddo in un comignolo e quando lo lascia le sue piume prima chiare sono diventate scure per la fuliggine. Nella realtà, solo il piumaggio del maschio è di un bel nero lucente – il becco giallo – mentre la femmina è più bruna e meno vistosa. È un animale solitario e adattabile che ha imparato a convivere con gli uomini, trovando nei giardini, nei cortili e nei balconi ambienti ricchi di risorse. Anni fa, ce n’erano parecchi a Castelcucco, costituivano un simpatico vedere, non so che fine abbiano fatto. Uno, appollaiato su un ciliegio mi aveva offerto lo spunto per la poesia che segue, scritta a maggio, tornando esausta da scuola, sognando la pensione. Merlo dal becco giallo/che banchetti lassù/tra i frutti golosi/come son faticosi/certi rientri da scuola/roca la voce, il cuore spezzato/da qualche alunno esagitato/che tra i banchi il suo posto/non ha trovato/ride, disturba e gira/sbagliando la mira/del bersaglio./Ormai la scuola è finita/qual fiume in piena scorre la vita./Come te voglio zampettare/tra la rena in riva al mare.//

Frane e case

Caltanissetta, mille persone evacuate a causa della frana di Niscemi. La zona rossa a rischio aumenta e gli abitanti non potranno più rientrare. Il sindaco Conti Massimiliano Valentino amaramente afferma: “Lo sapevano anche i bambini” che la collina era fragile. Episodi significativi di instabilità si erano manifestata già nel 1790. Poi la collina era franata il 12 ottobre 1997, con cedimento di abitazioni e la distruzione della chiesa nel quartiere Sante Croci. “Un Vaiont senza diga” è un efficace commento online. Dunque la storia non ha insegnato nulla, anzi gli orecchi sono stati sordi. Adesso, in fase emergenza le famiglie evacuate saranno sostenute per un anno con sussidi tra 400 e 800 euro al mese. Ma dopo? Per Niscemi serve un intervento nazionale apposito, Non vorrei essere tra gli sfollati, e nemmeno tra gli amministratori. Ho dedicato una poesia alla mia casa di proprietà, dopo 15 anni di mutuo e molti soldi spesi per il progetto e la realizzazione. Adesso sono contenta dell’investimento fatto, a ridosso della piazza e vicino al cimitero, cosicché ho il lato a ponente totalmente libero da edifici, nel mentre cresciuti come funghi. In passato ho fatto l’esperienza della vita in condominio, senza particolari problemi. Ma in una casa propria è decisamente meglio, senza l’urgenza di condividere spese, annessi e connessi. Rispetto alla poesia Il mio Eden, non ci sono più i cani, ma sopravvivono more, lamponi e ciliegio giapponese “senza più pretese!”.

La cultura, bene comune

“Il cervello dei nostri adolescenti non è in vendita”, parole di Macron e la Francia vieta l’uso dello smartphone ai minorii di 15 anni. Anche la Danimarca è sulla stessa linea. Nel Parlamento italiano c’è una proposta di legge bipartisan che prevede il divieto di accesso ai social fino ai 14 anni. Dal 1 settembre 2025 è in vigore il divieto di usare il cellulare durante l’orario scolastico nelle scuole secondarie di secondo rado, anche per scopi didattici. La salute mentale degli adolescenti è in pericolo: questo il messaggio introdotto dal servizio in onda stamattina sul primo canale. Pedagogisti e psicologi concordano che un uso precoce crea dipendenza e isolamento sociale. Superfluo che chieda ai miei colleghi in servizio come la pensino. Io sono in pensione e solidarizzo con chiunque faccia un buon uso della tecnologia, senza diventarne schiavi, consapevole che il progresso non si ferma. Luci e ombre ci sono in tutte le epoche. Io iniziai le elementari con grembiule nero, fiocco in testa e cartelletta. Forse approcciai la scrittura facendo le aste. Adesso è un’altra storia. Però la qualità del sapere non è aumentata, anzi si è alquanto ristretta, non solo quella dei minori, ma anche degli adulti. l’Italia detiene il primato di siti UNESCO (60), tuttavia il livello culturale degli italiani non è ai primi posti. Infatti compare al quindicesimo. Ognuno provi a darsi una risposta.

Viaggio in Sardegna (Barbagia)

Domenica fredda e piovosa(ieri). Mi trovo in cucina in orario per me insolito. Accendo il televisore sul primo canale, dubbiosa se mettermi ai fornelli o meno. Un battito di ciglia e vengo catturata da un paio di parole: Barbagia e Grazia Deledda. Linea Verde oggi ha per oggetto un viaggio in Barbagia tra tradizione e cultura sarda, sulle tracce di Grazia Deledda (Nuoro, 27/9/1871- Roma, 16/8/1936) a 100 anni dal Nobel assegnatole il 10 Dicembre 1926. Conosco la scrittrice autodidatta dai tempi del Liceo classico; l’apprezzai tanto da portare il suo bellissimo romanzo La madre al colloquio d’esame. Purtroppo la commissione non lo considerò affatto, ma questo inspiegabile disinteresse non diminuì il mio che anzi crebbe. In poco tempo credo di aver letto almeno un terzo delle circa 60 opere attribuitele dove con “la sua potenza di scrittrice… tratta problemi di generale interesse umano”. La scorsa estate ne ho rilette alcune, preferendo la capacità descrittiva all’ardore della narrazione. È una soddisfazione vedere la foto o il disegno della scrittrice sui reperti archeologici in Barbagia, come ammirare le donne in costume dell’Associazione Culturale Nuorese. Interessante anche l’offerta gastronomica che propone vari tipi di pane e di torte. Il mio pensiero va al bravo collega Max che abita non molto distante da questi posti straordinari, da lui stesso immortalati con scatti strepitosi.

Nomi e ricorrenze

Domenica 25 Gennaio, data che mi è cara per due ricorrenze: compie gli anni Lara, la mia fida parrucchiera ed è il quasi onomastico di mio figlio Saul, dal momento che la chiesa ricorda oggi la conversione di Saulo di Tarzo, narrata negli Atti degli Apostoli. Fervente persecutore dei cristiani, sulla via di Damasco è abbagliato da una luce divina, in seguito alla quale diventa seguace del Vangelo e diventa Paolo, l’apostolo delle genti. Il pittore Caravaggio, nel 1601 realizza sulla conversione di Saulo un dipinto a olio su tela, di grande impatto visivo, conservato nella Basilicata di Santa Maria del Popolo a Roma. Saulo è il nome ebraico associato a Saul, primo re degli ebrei, mentre Paolo/Paulus è il nome romano/greco, cosicché il personaggio godeva di una doppia identità. Sul nome Saul, feci una approfondita ricerca quando ero in attesa di mio figlio: Saul significa desiderato, è breve e musicale, con agganci biblici e letterari. Da qualche parte ho letto che il nome è il secondo dono della madre al figlio, dopo la vita. Mi auguro che mio figlio ne sia orgoglioso. Il nome Lara deriva dalla mitologia greca, dove Lara è una ninfa, madre dei figli di Mercurio, i Lari. Mentre mi mette i bigodini, Lara mi informa che per il battesimo, il parroco contestò il nome, perché senza una santa di riferimeno. Nata in Svizzera dove lavorano i genitori, con venti giorni di ritardo e tanta neve, secondo le previsioni del medico – l’ecografia era di là da venire – doveva essere un maschio, per la vivacità che trasmetteva da ‘dentro’. Per fortuna nacque una bimba vispa, scura di pelle e di capelli. Se no, chi mi avrebbe fatto la piega morbida che tanto mi piace negli ultimi quarant’anni?

Una vita per l’Italiano

Nel quotidiano la Repubblica di ieri leggo con piacere l’intervista di Maurizio Crosetti a Gian Luigi Beccaria, celebre linguista torinese che il 27 gennaio compie 90 anni. Il titolo dell’articolo è illuminante: “La mia vita per l’italiano un tesoro da proteggere non c’è solo la tecnologia”. Il programma televisivo a quiz è andato in onda per tre stagioni dal 1985 al 1988 sul primo canale e successivamente su Rai 3 nella stagione 2002/2003. Era composto da tre rubriche: Conoscere l’italiano, Usare l’italiano, Amare l’italiano. Io ne ero una fan, tanto che a scuola lo proponevo in formato ridotto. Mi piaceva soprattutto la parte finale quando i due concorrenti si sfidavano scrivendo un testo in tempi brevi che veniva valutato dal professor Beccaria. Per dare un’idea di quanto lo apprezzassi, ho dato al mio blog il nome in latino verbamea che tradotto in italiano significa parola mia, anzi al plurale parole mie. Credo di conservare ancora qualche cassetta registrata del bel programma. “I libri moltiplicano le esistenze, siamo quello che abbiamo letto” dice lo studioso che ama suonare il pianoforte. Richiesto sugli autori irrinunciabili da leggere, come prevedibile parte da Dante, Petrarca, Boccaccio, seguiti da Verdi, Leopardi, Manzoni, i grandi piemontesi Pavese, Primo Levi, Calvino. Il giornalista gli pone una domanda sull’intelligenza artificiale. Questa la risposta: “Ho giocato con ChatGpt, ho chiesto di scrivermi una poesia alla Pascoli: le rime e le parole c’erano tutte, però quei versi non dicevano nulla. Una parodia”. Grazie, professore!

Europa caleidoscopio

La parola ‘caleidoscopio’ deriva dal greco kalòs/bello e èidos/figura. È uno strumento che rimanda all’infanzia, essendo un popolarissimo gioco ottico. Ideato verso il 1815 dal fisico scozzese David Brewater (1781 – 1868): consente di osservare immagini mutevoli e simmetriche, generate da un gioco di specchi angolari. Certo ci ho giocato da bambina, ma è stato il mio professore di Liceo a presentarmelo nell’ambito della Fisica. Un sinonimo potrebbe essere mutevolezza, varietà riferita al continuo mutamento di immagini e di colori. Con questo significato lo ha usato Zelensky a Davos, riguardo all’Europa, dicendo: “Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa rimane un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze. l’Europa ha davvero bisogno di forze armate unite, e di capire come difendersi”. La scelta della parola caleidoscopio, pu bella rende bene l’idea delle distorsioni, anche allarmanti tra gli stati del vecchio continente. Tra l’altro, scopro che c’è anche un disturbo visivo chiamato “visione caleidoscopica” che causa distorsioni visive anche allarmanti. La metafora usata da Zelensky è efficace: scuote senza offendere, la vecchia Europa non naviga in buone acque. Il presidente ucraino ha accusato l’Europa di non sapersi difendere ed afferma: “È passato un anno e nulla è cambiato”. Vediamo cosa succederà negli Emirati Arabi durante il trilaterale Russia – Usa – Ucraina per porre fine alla guerra. Più che seguire la politica, seguo l’attualità con implicazioni politiche. Mi auguro che finalmente succeda qualcosa di buono.

Cambiamenti climatici e danni economici

Un paio di giorni fa il ciclone Harry ha colpito duramente la Sicilia, con onde alte fino a 8 metri e raffiche di vento che hanno danneggiato il lungomare di Aci Trezza, in provincia di Catania. Sfasciato il chioschetto del porto, mare in strada e pedoni bloccati sulle panchine. Il nome Aci Trezza mi ha acceso una lampadina che mi ha riportato in ambito letterario, perché Aci Trezza è il borgo marinaro dove Giovanni Verga ha ambientato il suo romanzo I Malavoglia e Luchino Visconti il film La terra trema. La parola ciclone è inquietante, perché dà l’idea di quanto incida il problema ambientale e di come fenomeni ritenuti eccezionali diventino frequenti. Il cambiamento climatico presenta il conto. È evidente la necessità di poteggere le nostre coste. Oggi allerta arancione in Sardegna dove Grazia Deledda, Nobel per la letteratura nel 1926 ebbe i natali. Sono legata a entrambi gli scrittori: di Verga apprezzo la grande capacità descrittiva, e della Deledda la carica passionale. Inoltre amo il pesce che preferisco alla carne, fors’anche per motivi emozionali, dato che mio nonno paterno lo vendeva porta a porta ed era soprannominato “Gacomin del pese”. È mancato quando io ero molto piccola e di lui mi resta una foto, dai lineamenti molto somiglianti a quelli di mia madre. I Malavoglia è il primo romanzo del “Ciclo dei Vinti” dove Verga indaga la lotta per la sopravvivenza, facendo emergere la voce del popolo attraverso proverbi e un linguaggio popolare. Un esempio di “lucido pessimismo”. Preferisco le Novelle al romanzo.

“La Preside” nella fiction e nella realtà

Ho seguito le prime due puntate della serie TV Rai ‘La Preside”, liberamente ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto Superiore Anna Maria Ortese, nel cuore del Parco Verde di Caivano, tristemente famoso. Tuttavia, “Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle” dice la Carfora. Luisa Ranieri, bella e brava ne ripercorre la missione, ispirandosi all’operato di “una donna visionaria e ostinata” secondo un parere che condivido. Classe 1960, originaria della provincia di Caserta e laureata in Scienze dell’Educazione, è diventata un simbolo di coraggio, impegno educativo e lotta alla dispersione scolastica. La fiction, presentata ufficialmente alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre, si articola in quattro serate. Complimenti anche alla regia di Luca Zingaretti, tante sere apprezzato nelle vesti del commissario Montalbano. In qualche modo, questo post è il seguito di quello di ieri, con la possibilità di cogliere spunti per migliorare la didattica e il rapporto con gli studenti. Contattati alcuni colleghi, tutti confermano i tempi difficili. Senza generalizzare, ci sono situazioni e situazioni, per fortuna non così problematiche come quelle evidenziate dal film per la tivù. Educazione, collaborazione e rispetto da parte di tutti gli utenti della scuola possono favorire il cambio di rotta.