Terapia a 4 zampe

“Cerca qualche notizia anche positiva”: è l’invito che mi viene da una lettrice dei miei post che un poco mi disorienta. Tra l’altro non nuovo, perché giunto anche da un’altra persona. Mi metto d’impegno e controllo pagina dopo pagina de la Repubblica di venerdì 18 novembre. L’unico articolo su cui posso sorridere è intitolato Gattonare all’aperto il dissenso strisciante dei giovani cinesi, di Gianluca Modolo, a pag. 21. La prima parola ‘Gattonare’ mi riporta agli amanti gatti (di cui sono grandi estimatrici le due amiche critiche) e allo spostamento a quattro arti dei cuccioli d’uomo. Quindi i motivi per distrarsi sono due: i felini e i bambini piccoli. Vedo cosa posso raspare dall’articolo che intuisco provocatorio. Trattasi di una moda partita a inizio mese con un post anonimo pubblicato sui social da uno studente dell’Università di Comunicazione di Pechino: camminare carpini o rotolarsi per terra, per protestare, oppure reagire alla frustrazione di stare rinchiusi, a seguito del lungo lockdown e dei controlli rigorosi. Molti studenti portano a spasso al guinzaglio finti cagnolini fatti di cartone: perché non veri? – mi chiedo e quest’altra attività ‘creativa’ mi sembra più preoccupante di gattonare. Giusto ora mi torna in mente la novella di Luigi Pirandello La carriola, dove uno stimato avvocato, nel suo studio e in riservatezza si concede la stranezza di prendere per le zampe posteriori la vecchia cagna, facendole fare il gioco della carriola. Non è che ci sia tanto da ridere, né per la novella né per la moda di gattonare. Mi sono buttata su un fatto non angosciante, ma preoccupante. Diciamo che il bene viaggia sotterraneo ed emerge con difficoltà, anche perché siamo tendenzialmente masochisti e ci piangiamo addosso. È risaputo che fa rumore un albero che cade e non la foresta che cresce. Comunque, per mia esperienza il gatto è un’ottima medicina per molti mali minori, a partire da come si muove. Va conquistato giorno per giorno e ‘assunto’ come una terapia dolce. Provare per credere.

Sconcertante attualità

Di giovedì sera, su Rai3 danno AMORE CRIMINALE- STORIE DI FEMMINICIDIO che potrebbero sembrare costruite a tavolino, se non fosse che le vittime hanno nome e cognome. Troppe dall’inizio dell’anno e ci stiamo avvicinando al 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sento che a Roma sono state uccise a coltellate, quasi in contemporanea tre donne, due cinesi e una colombiana, probabilmente da una sola mano, un “killer delle prostitute”. Mi rammarica che le vittime siano straniere e dedite alla prostituzione, chissà magari la loro unica fonte di sostentamento. Il tutto nel quartiere di Prati, ritenuto “una zona tranquilla, a pochi metri dal tribunale”, un dettaglio che rende ancora più amara la tragica vicenda. Delle due cinesi, a tutt’oggi si ignora l’identità. La terza vittima, Marta Castano Torres, è colombiana di 65 anni. Chissà che vita aveva fatto per non essere in pensione! Ilm triller non è il mio genere di scrittura, se no ci sarebbe tanto materiale cui attingere. Sono desolata e non posso che condolermi per la tragica fine di queste tre donne, che senz’altro avranno dei familiari da qualche parte, forse lontano. Al momento nessuno si è fatto avanti per l’identificazione, e questo aumenta lo squallore. Non invidio gli investigatori della polizia di Stato, al lavoro per analizzare quanto può servire per le indagini e nemmeno gli abitanti dei Palazzi dove sono avvenuti i delitti. Il programma citato in apertura mi procura una certa angoscia, perciò mi riprometto di non vederlo. Ma poi ci casco, per una sorta di solidarietà con le vittime, che in qualche modo chiedono di essere ascoltate. Però che il dramma si replichi senza soluzione di continuità mi sembra intollerabile.

L’università di Padova compie 800 anni

Ascolto la radio sempre appena alzata, durante il giorno se devo fare qualcosa di manuale, tipo sartoria per cui sono piuttosto negata. Allora sentire una buona musica o anche sentire parlare mi aiuta a concentrarmi. Stamattina devo aggiustare un paio di jeans, neanche tanto usati che si sono lacerati sulle ginocchia. Mi servo delle toppe termoadesive, che devo comunque adattare e poi fissare con dei punti di ago e filo. Non ci sono più i materiali di una volta, pressoché indistruttibili. A proposito di tempo passato, mi giunge la notizia che sono in corso le celebrazioni, iniziate il primo ottobre per gli 800 anni dell’università di Padova (fino a marzo 2023) dove mi laureai il 30 novembre 1976. Stento a credere che siano trascorsi 46 anni e cinquanta dalla frequentazione del corso di Lettere e Filosofia, affrontato con disinvoltura. Ricordo ogni anno l’anniversario di laurea come una delle date fondamentale della mia vita. Perciò mi viene facile omaggiare il luogo dove ho completato il mio corso di studi. L’università patavina è famosa per almeno tre motivi, oltre che per la sua longevità, risalendo al 1222 l’anno di fondazione: l’Orto Botanico, del 1545, patrimonio mondiale dell’UNESCO; il primo teatro anatomico stabile, inaugurato nel 1594; la prima donna laureata al mondo (in Filosofia), Elena Lucrezia Cornato, nel 1678. Scopro oggi che è anche l’unico ateneo italiano insignito della Medaglia d’oro al valor militare per gli studenti sacrificatisi nei moti del 1848 e durante la Resistenza. Sapere poi che tra gli studenti divenuti famosi figurano Niccolò Copernico, Leon Battista Alberti e Torquato Tasso (solo per citarne tre) è un ulteriore motivo di orgoglio. Per non parlare di Galileo Galilei che vi insegnò e trascorse a Padova i diciott’anni migliori della sua vita. Chiudo con una nota rosa: Daniela Mapelli (nata a Lecco il 2 aprile 1965, laureata in Psicologia sperimentale a Padova) è l’attuale rettrice, prima donna – ed era ora – alla guida dell’Università di Padova per il sessennio 2021-2027. Lunga vita all’Università!

Lezioni di corsivo

La scrittura a mano potrebbe diventare una materia. Postura, lentezza nello scrivere il segno, accarezzare la carta: questo l’obiettivo dello Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi, di San Daniele del Friuli che da circa un decennio opera in questo ambito con corsi rivolti agli appassionati, associazioni e università. Sento la notizia durante la trasmissione pomeridiana ‘geo’ e l’intervista fatta al direttore Roberto Giurano dalla conduttrice Sveva Sagramola. Trovo che sia davvero una bella e utile notizia. È risaputo che la scrittura a mano è di fondamentale importanza per potenziare capacità di concentrazione, memoria, organizzazione del pensiero e proprietà di linguaggio, abilità scavalcate dalla digitalizzazione. Da insegnante ritengo che il manoscritto sia oggi penalizzato dall’uso del computer, mentre scrivere in corsivo rimane un’espressione personale unica, un po’ come l’impronta. Decenni fa era bello ricevere cartoline dagli amici in vacanza, evento oggi superato dai messaggini con foto. Ne ritrovo qualcuna infilata nei libri di scuola che mi procura nostalgia. Lo scorso agosto, Manuel me ne ha spedita una da Singapore che tengo come un cimelio. Dicasi lo stesso per le lettere manoscritte custodite nelle scatole da scarpe, in cantina e altrove. Di mio pugno ho riempito dei quadernetti sulla mia esperienza di mamma destinati a mio figlio. Adesso scrivo a mano per necessità, di solito sul retro degli scontrini quando mi assale l’ispirazione. Poi ricopio sul tablet o al pc, dove rimane indistruttibile, ma disanimato della pulsione creativa trasmessa dalle dita. La mia grafia è rimasta abbastanza inalterata negli anni, a suo tempo la sottoposi anche a un grafologo, ma non ricordo il giudizio. Devo contattare la collega e amica Rosi che se ne intende, perché sta seguendo un corso di calligrafia, una forma d’arte destinata a chi ama il bello coniugato con la disciplina. Con buona pace della tecnologia, utilissima se non diventa invasiva e disumanizzante.

8 miliardi

Da oggi siamo otto miliardi sulla terra (tra vent’anni saliremo a nove): non so se sia un primato positivo o viceversa. Tra questi ci siamo anche noi e i politici che partecipano al G20 a Bali, in Indonesia, compresa Giorgia Meloni, unica donna premier. Che si sia portata appresso la figlioletta Ginevra mi fa tenerezza, perché dimostra di non accantonare il suo ruolo di mamma, che non è solo una nota folcloristica: a mio dire, dimostra che è una persona coi piedi per terra, aspetto fondamentale in politica e diplomazia. Gli argomenti sono tosti: innalzamento climatico, guerra in Ucraina, rapporti tra le nazioni. Pare scongiurata la guerra fredda tra Usa e Cina, mentre l’attrito tra Francia e Italia rimane fuori della porta. Ma i migranti bussano alle porte dell’Europa, che dovrà trovare una modalità comune per rispondere all’invasione. Pensando al mio passato scolastico, durante l’ora di Geografia in classe terza, i ragazzi confondevano spesso Indonesia con Indocina (Siam o ex Thailandia) collocate comunque nel sud-est asiatico. Questi incontri tra i grandi, in svariati posti della terra, serviranno magari a conoscere genti e luoghi differenti, con problematiche simili o quasi. A proposito di Bali (isola indonesiana con poco più di 4 milioni di abitanti), è conosciuta anche per i centri di yoga e di meditazione, parola quest’ultima che mi auguro sia tenuta in considerazione dai vari leader politici presenti al summit. Curiosando nel web, stanno in una mano le ragioni per visitare Bali: 1. Rallentare per ritrovare te stesso; 2. Un’isola adatta a tutti i gusti; 3. Ti innamorerai del popolo balinese; 4. Yoga a Ubud, surf a Uluwatu: annoiarsi è impossibile; 5. Ti perderai tra i mille colori della natura. Per me non è fattibile un viaggio tanto lontano, ma mi interessa tutto ciò che riguarda l’Oriente. Quindi ogni occasione è buona, summit compreso.

Vantaggi del riuso

Come d’abitudine, riservo il lunedì mattina alla spesa, preceduta dalla sosta al bar per rifocillarmi e leggere il quotidiano, se possibile Il Corriere che latita in altri locali. A pag.11, taglio basso, mi attrae l’articolo intitolato “Insegnare i principi del riuso”, in cattedra c’è il “Mercatino”. Premetto che non sono una accumulatrice seriale, ma ho portato a casa molti oggetti, anche ingombranti dalla casa di mia madre, dopo la sua morte, per motivi affettivi. Non volevo che andassero dispersi, considerandoli segno del suo lavoro e delle sue scelte, riguardo vestiario, arredamento e quant’altro. Eredità povera dal punto di vista materiale che per me significava – e tutt’ora – significa molto. La conseguenza è che lo spazio in casa mia si è ridotto, con disappunto di mio figlio che ha gusti spartani. Comunque la casa è piuttosto grande e lui ora vive per conto suo. L’articolo per me è una rivincita, perché ho già rivitalizzato diversi oggetti: abbigliamento, tovagliato, utensili per la cucina…ogni volta che scendo in cantina recupero qualcosa. Idealmente penso che l’oggetto abbia interiorizzato un po’ dello spirito di mia madre che in questo modo continua a farmi compagnia. Molte cose avrei potuto regalarle o portarle al mercatino dell’usato, ma trattandosi di ‘cose di casa’ ho preferito custodirle io. In futuro, potranno servire a qualcun’altro e l’idea del passaggio di consegne non mi dispiace. Del resto, il punto di vista dell’inventore del progetto Ettore Sole è di dare una seconda vita alle cose usate e di conoscere i vantaggi del riuso. Un accordo col Ministero della Pubblica Istruzione prevede di estendere l’idea nelle scuole, con lezioni e corsi pratici. Adesso che ci penso, il mio libro TEMPO CHE TORNA, scritto durante la pandemia sullo sgombero della cantina cade proprio a proposito! Chi volesse leggerlo, mi faccia sapere.

Gentilezza, a prescindere

Siccome è domenica, evito di occuparmi di argomenti pesanti e mi concedo qualche riflessione sulla gentilezza, parola astratta di cui si sente molto la mancanza nel quotidiano. Infatti oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata per una felice intuizione dei Giapponesi nel 1988. Il Paese del Sol Levante ritorna, per fare dei confronti e conseguenti riflessioni. In altri post, ho espresso la simpatia verso la nazione nipponica, con cui condividiamo all’incirca superficie, popolazione…e longevità, che è un bel primato. Però il garbo e l’autocontrollo orientali non ci appartengono – salvo eccezioni – e per queste caratteristiche apprezzo il popolo giapponese. Perciò non mi stupisco che valorizzare la gentilezza sia venuto da loro, da cui possiamo apprendere; loro da noi imparano altro e lo scambio è sempre proficuo. Per non andare fuori del seminato, recupero il sostantivo gentilezza: mi interrogo e provo a darmi delle risposte. Prima cerco un sinonimo, che trovo in: amabilità, finezza, grazia. Più esaustiva la spiegazione “capacità di fare star bene gli altri” e allora conosco diverse persone dotate in questo senso: generalizzando, chiunque si occupi di un anziano, un familiare, un conoscente, un amico…senza farglielo pesare e a gratis. Di conseguenza, tutti i volontari dovrebbero essere gentili, ma non so se siamo nello stesso ambito. Personalmente, dubito di appartenere a questa categoria di persone preziose. Mi lusinga chi mi dice che posso fare del bene con le parole, mio pane quotidiano. Prima del covid avevo iniziato a frequentare le case di riposo, con l’intento di ricreare l’ambiente con varie letture, ma sappiamo cos’è successo dopo. E tutt’ora è difficile entrarci. Non sempre si può fare ciò che si vorrebbe. Comunque si può essere gentili, a prescindere: è quello che mi propongo.

Amici a 4 zampe

Se credessi nella reincarnazione, non mi stupirei di essere stata un gatto (o di diventarlo). Ieri mattina ho consegnato i miei due ultimi felini, Fiocco, e Pepe (maschio e femmina) al veterinario, per la sterilizzazione: decisione sofferta, ma necessaria al contenimento delle cucciolate. Racconto com’è andata. L’appuntamento era per le 8.30. Arrivo un quarto d’ora prima, il cancello è ancora chiuso ma ci sono già tre clienti coi rispettivi animali in attesa. Puntuale come un orologio svizzero, il cancello si apre, animali e padroni accedono per le cure del caso, i proprietari più ansiosi delle creature (parlo per me, ma so che non sono sola). Con i miei due trasportini mi sento attenzionata e coinvolta quando il dottor Natalino Serraglio mi richiede la firma per il doppio intervento. Spero di ritirare i miei amici a quattro zampe prima del buio. Il dottore, che esercita nell’attrezzata clinica veterinaria di San Zenone mi rassicura che posso prelevarli di primo pomeriggio. Prende in carico i due micetti e si sposta all’interno. Saluto gli altri clienti che condividono con me le preoccupazioni del ‘padrone’ e sto per andarmene, quando il dottor Serraglio torna in sala d’attesa ed anticipa il ritiro delle mie gioie alle 11.30: sono incredula ed entusiasta della accelerazione. Tre ore di permanenza in clinica veterinaria sono un record positivo, per i gattini che rientrano prima nel loro ambiente e per me che torno a godermeli in privato. Il pomeriggio doveva essere ‘da convalescenti’ ma è andata diversamente: già verso le 17 si sono riappropriati delle poltrone, segnalando di avere appetito. Alla sera ho dovuto cedere e dargli qualcosa di solido. Ottimo duplice intervento e super ripresa dei miei amici a quattro zampe. Auguro lunga vita a tutti gli animali e di riferirsi al dottor Serraglio in caso di bisogno.

San Martino, tra leggenda e realtà

Oggi, 11 novembre, San Martino, vescovo e militare romano (Ungheria, 316 d.C – Francia, 8.11.397 d.C.), protettore dei viandanti e dei soldati: è scritto sul calendario e me lo ricordano diversi messaggi. Lo sapevo, perché a Cavaso in località Castelcies la millenaria chiesetta dedicata al santo fa da cornice ai festeggiamenti inerenti la giornata. Dubito che potrò andarci avanti sera; in qualche modo però intendo farmi coinvolgere dal racconto del santo che donò il mantello al povero e mi chiedo: come si comporterebbe lui con le centinaia di migranti in cerca di un approdo? Non entro nel merito della querelle apertasi con la Francia: ieri sera non trovando il telecomando per spegnere il televisore, ho incautamente pigiato un bottone sul retro, scompaginando tutte le reti. Stamattina sono uscita presto con i micetti, per un appuntamento con il veterinario e non ho avuto modo di aggiornarmi. Compero la Repubblica che in prima pagina titola Macron rompe con Meloni, ma lo leggerò nel pomeriggio. Mi sovviene che il Santo Padre – e non solo lui – abbia invitato ad aiutare i migranti a casa loro. Ad sempio, il continente africano è ricco di risorse (durante l’ora di Geografia a scuola emergeva con evidenza), ma privo di industrie di trasformazione. Non sono una politologa né mi occupo di crisi internazionali, ma intuisco che, la stragrande maggioranza di chi arriva qui sui barconi, se potesse rimarrebbe a casa sua. Tra l’altro il viaggio, di per sé costoso si trasforma spesso in tragedia. Problema più grande di accoglierli, è collocarli dopo, evitando che diventino manodopera per la malavita. Semplificando, tutte le nazioni d’Europa dovrebbero riflettere sulle cause dei viaggi verso le nostre coste e valutare le intenzioni di chi cerca buona vita lontano dal proprio paese, estromettendo gli infiltrati disposti a delinquere. Estendere la generosità di San Martino a centinaia/migliaia di persone sarebbe bello, ma al momento utopistico, dato che la coperta è troppo corta.

Rispetto cercasi

Nutro ammirazione per gli anziani dal tempo dell’infanzia, favorita dal fatto che non ho potuto frequentarli, perché mancati presto e per la distanza fisica di un centinaio di chilometri tra me e loro. Ricordo che mia madre osava coprire il percorso in lambretta tra Cavaso del Tomba e Pravisdomini con me di quattro anni seduta dietro, allacciata alla sua vita, un rischio improponibile con la circolazione odierna. Vedere nonna Adelaide, sentirla raccontare e cogliere le sue carezze era un piacere impagabile, che azzerava le difficoltà del viaggio. Ammetto che non tutti i nonni sono graditi ai nipoti – e viceversa – ma il fatto stesso di aver vissuto a lungo, li rende ai miei occhi degni di rispetto. Quelli che sono sopravvissuti a vicende dolorose, lo sono il doppio, come Liliana Segre (Milano, 10.09.1930). Non capisco il livore di chi la insulta sui social, schermandosi dietro l’anonimato, per essere favorevole ai vaccini e simili argomentazioni. A parte che in democrazia esiste la libertà di espressione – non di offendere – la senatrice della Repubblica Italiana (dal 2018) 92enne ha molto da insegnare in fatto di resilienza, perché ha incassato con eleganza le aggressioni sui social. Ma finalmente si è stancata ed è passata alla denuncia: quando ci vuole ci vuole! Se la sua chioma bianca non fa tenerezza, se le risposte che dà nella rubrica del settimanale Oggi non smuovono, se gli incontri culturali che tiene nelle scuole infastidiscono… è il caso per noi di indignarci e per lei di reagire. Perché un vecchio può perdere molto, a causa dell’età avanzata, ma non gli venga negato il rispetto, parola caduta in disuso e da recuperare.