Bouquet

Confermo che raccogliere fiori è un’occupazione che mi dà la carica. Stamattina tocca a Iris, Rose e Garofani piccoli e profumatissimi. Oltretutto erano di mia madre e li ho trasferiti a casa mia quando lei se n’è andata, nel lontano 2007… ma loro ci sono ancora ed è come se attraverso di loro lei tornasse a salutarmi. Prima di metterli in vaso li fotografo; poi li allego ad un saluto destinato ai contatti più sensibili che mi restituiscono un pensiero e/o un’immagine in tema. Insomma, è un graditissimo traffico quello che si genera grazie ai fiori, ‘Una delle tre cose rimasteci del paradiso’ secondo un’espressione attribuita a Dante. Non è per caso che la mia ultima opera letteraria DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI inizi proprio con la poesia intitolata Bouquet, che dopo riporto sotto: tre strofe dedicate ai germogli che si trasformano in piantine autonome e originali, grazie alle cure dell’accorto giardiniere che simboleggia il maestro, altrettanto premuroso nel coltivare il sapere dei suoi scolari. Insomma, connessione ed interscambio di competenze che favoriscono il benessere spirituale di chi si sta formando, e non solo. In sintesi, è ciò che dirò – o meglio che mi propongo di dire – domani sera, durante la presentazione della succitata opera. Siete tutti invitati. Metto a disposizione dei lettori il testo, per un…gradevole anticipo. I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.// Arrivederci! 👋

Oggi Latino (e Greco)

Oggi martedi faccio quello che solitamente sbrigo al lunedì, spesa compresa, preceduta da sosta al bar, meno affollato perché non è giorno di mercato. Ho il Corriere tutto per me e spulcio con cura ciò che mi serve per il post, che trovo a pag. 27, nello spazio intitolato ‘Il personaggio’. Trattasi di Matteo, studente 18enne del Liceo Classico di Sarzana, che ha vinto il Concorso Certamen Ciceronianum Arpinas (trattasi di traduzione dal Latino, organizzata dal Centro Studi di Arpino – Frosinone), contro 230 studenti, alcuni stranieri e uno dalla Corea del Sud. La prestigiosa competizione si tiene dall’Ottanta, quindi deduco che la lingua latina, madre dell’Italiano goda di buona salute. Questo è già un conforto, come sapere che ci siano studenti interessati a mantenerla viva. Leggo nell’articolo che Matteo si scambia battute in latino con i compagni di studio, evitando di farlo, fuori dell’ambiente culturale, e si capisce. Il pezzo tradotto era da un’Orazione di Cicerone, famoso avvocato troppo osannato per i miei gusti. Io preferivo Giulio Cesare: semplice, lineare, chiaro come un buon giornalista dei giorni nostri. In ogni caso, essendomi esercitata per cinque anni anche in greco, mi sono affezionata di più a quella cultura e a quella lingua, che non a caso fecero scuola ai romani. Mi è rimasta impressa la frase: Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio = la Grecia conquistata (dai Romani) prese il selvaggio vincitore ed introdusse le arti nel Lazio contadino. Insomma, da qualunque parte si consideri, la nostra cultura deriva da lì, dove nacque pure la democrazia. Non sarebbe male ricordarlo, o meglio ricordarlo a qualcuno che tiene le fila del destino dell’Europa…Da ultimo, mi sovviene che parecchi anni fa comprai un corso di greco moderno, con la speranza di mettere piede in Grecia, dove sono stata di sfuggita. Magari ci torno da pensionata, con le mie amiche Adriana e Lucia. Per oggi, calimera (buongiorno in greco)!

Lunedì alternativo

Lunedì mattina diverso: niente mercato, sono stata alla scuola elementare di Castelcucco, su invito delle maestre, come ‘esperto’ esterno di poesia, a parlare di gatti, fiori e della chiesetta di Santa Giustina, rispettivamente nelle classi seconda, prima e quinta. In un prossimo giro sarò nelle terze e quarte. Esperienza entusiasmante: bambini attenti, educati, partecipi, creativi. Le maestre contente del loro potenziale umano ed intellettuale, gli scolaretti una meraviglia! Se tornassi indietro, insegnerei alle elementari dove i virgulti sono in crescita mirabile, grazie alle insegnanti piene di pazienza e di capacità di ascolto; grazie anche ai genitori, suppongo collaboranti e non ostacolanti il lavoro del docente, come talvolta succede. In classe seconda, alla fine dell’intervento una bimba bionda mi regala un disegno fatto a tempo di record, dove su un foglietto 10 per 5 ha infilato il sole giallo, una nuvola celeste e due fiori blu con il centro giallo, riprodotti anche sul retro con la scritta: TI VOGLIO BENE DA PARTE DI LUCIA e un cuoricino rosso. Stupefacente la capacità di sentire e di esprimere emozioni a questa età! Certo sono stimolati bene, proprio come dei germogli da un accorto giardiniere…si nota anche da come sono abbellite le porte delle varie aule, che riproducono in questo periodo la primavera, concentrato di fiori, forme e colori. Non mancano nemmeno i profumi, perché sul tavolo di una maestra, da un vaso pende una bella rosa bicolore che annuso, riportandone un’intensa fragranza. Dato il mio interesse, diverse manine si alzano a raccontare dei fiori che hanno a casa (anche dei soffioni che sembrano un tappeto…) e gli interventi continuerebbero a pioggia, se non suonasse la ricreazione. Beh, grazie maestre e grazie bambini: mi avete regalato una bella soddisfazione. Se invitata, tornerò molto volentieri a raccontarvi come nascono le mie poesie.

Telemarketing selvaggio addio

Mentre faccio colazione verso le sette, sento dalla tivù una notizia che ci voleva: Stop alle truffe e alle molestie telefoniche, dal prossimo luglio: basterà iscriversi al Registro delle opposizioni, cosa peraltro che io avevo fatto in tempi ormai lontani. Però da allora la persuasione occulta telematica si è fatta sottile ed è riuscita ad intrufolarsi abusivamente anche dove era stato posto uno stop. Tengo spento di proposito il cellulare – un vecchio e affidabile Nokia – per non rispondere alle svariate proposte commerciali che però si sono trasferite sul fisso, dove succede che a ‘parlarmi’ sia un disco: una voce registrata chiama nel bel mezzo della cena, per proporti contratti mirabolanti, in sostituzione di quelli in corso. Talora con accento marcatamente straniero, oppure con inflessioni dialettali. Ho dovuto essere scortese, per essere lasciata in pace, dichiarando che mi sta bene pagare di più e mantenere il mio gestore. Ciò nonostante non sono del tutto sicura di aver evitato una truffa recente, quando l’operatore di non so che mi chiedeva conferma dei dati personali, eccetera. Avendo il telefono in ingresso e trovandomi in camera, reduce dall’intervento all’anca, quasi mi azzoppavo per rispondere…con conseguenze che non oso immaginare. Ben venda un provvedimento drastico che impedisca di cadere dalla padella alla brace e lasci ai consumatori le scelte consapevoli. Se le truffe telematiche sono un effetto collaterale della globalizzazione, meglio fare un passo indietro e staccare il ricevitore o mettere in silenzioso il telefonino, per proteggere la privacy e gustare un salutare silenzio.

Quattro stagioni… solo in pizzeria!

Il sabato corre veloce e arriva il primo pomeriggio che devo ancora scrivere il post. Stamattina avevo cercato lumi sul giorno odierno e curiosato tra le frasi belle, escluso di parlare di guerra che comunque, buttata dalla porta rientra dalla finestra, attraverso questa pillola di saggezza: Goditi la vita, è tutto ciò che abbiamo (Morrissey). Preferisco navigare basso e colgo lo spunto da quest’altra: Fai sempre del tuo meglio. Quello che pianti oggi lo raccoglierai poi (Og Mondino). Secondo me, vale tanto per l’esterno che per il privato. Nel mio controllo mattutino riservato a piante e fiori, ho notato tra le fragole in fioritura, spuntare dei frutti rossi della specie fragoline di bosco, che si sono staccate facilmente e sono scivolare leste in bocca, procurandomi un’intima soddisfazione che riguarda sì il gusto, ma di più la consapevolezza di aver celato una delizia in casa. Poi sarà la volta di lamponi e mirtilli, prima ancora delle ciliegie, se il tempo non farà il matto. A proposito, stanotte è piovuto e da qualche parte ha grandinato: la temperatura è scesa e bisogna sempre avere a portata di mano… prendisole e golf. Le quattro stagioni perdurano solo in pizzeria, bisogna farsene una ragione. Capisco che le condizioni metereologiche siano l’argomento più dibattuto in casa e fuori casa, data anche la ripercussione sull’umore. Io sto dalla parte del caldo – non torrido però – e mi adatto alle perturbazioni, se non sono rovinose. Ammetto che è una bella giostra salire e scendere dal termometro, tuttavia non possiamo fare molto per armonizzare il processo. Oppure sì, evitando gli eccessi per scaldarci e/o rinfrescarci, accettando di buon grado che anche il tempo voglia avere voce in capitolo.

Insieme è meglio

Evviva, è scoppiato il caldo! Basta riscaldamento (divenuto costosissimo), finestre aperte, profumo di fiori, luce naturale fino a tardi. Mettiamo in conto anche il rovescio della medaglia: insetti, rumori, stanchezza…tutti piccoli fastidi da sopportare però senza mascherina (non più obbligatoria, ma raccomandata), tenendo sempre alto il livello di guardia. Tra i piaceri da recuperare c’è quello di ritrovarsi insieme, ad esempio al bar per ritemprare il corpo, e partecipare ad un incontro con l’autore per sollevare lo spirito. Me li permetto entrambi, ma ho bisogno della collaborazione altrui. Mi spiego: vado al bar Mirò, in piazza a Castelcucco dove Gabriella decora magistralmente il cappuccino. Sono un po’ di fretta e mi pare che il servizio tardi, ma quando arriva il vassoio con la croissant alla marmellata (lei sa quale, mi riferisco all’impasto) e il cappuccino, realizzo perché: sulla schiuma, l’accorta barista ha scritto nientemeno che il titolo del libro che presenterò giovedì 19, ore 20.30 in Centro Sociale sociale a Castelcucco, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI: idea brillante di una persona sensibile e creativa. Grazie mille, Gabriella! Quanto all’incontro letterario, lo immagino come una rimpatriata di ex alunni degli anni Sessanta che ebbero la fortuna di avere per maestro Enrico Cunial, me compresa: severo ma bravo, intuitivo e generoso, come emerge dalle interviste fatte. Senza farne un santino, ho individuato le molte capacità profuse anche nel sociale, dove si è speso come sindaco, giudice conciliatore, cavaliere del lavoro, presidente di seggio. Una intensa testimonianza, allargata anche al periodo del servizio militare come alpino e partigiano. Invito la comunità a partecipare, perché a mio avviso ne vale la pena. Grazie per l’attenzione, arrivederci!

Bouquet mattutino

Che bella occupazione raccogliere fiori la mattina, nel caso specifico Rose e Iris! Prima di farne bouquet, li fotografo e magari ci scrivo attorno dei versi o un post per il blog, come succede oggi. Tra una cosa e l’altra passa un’ora, che nel mio caso vale quanto un trattamento shiatsu (ne parlo con cognizione di causa perché l’ho provato) e mi spiana la strada per una giornata in salita che parte bene. Dato che la stagione è avviata, certi fiori si sono trasformati in frutti che stanno maturando: le ciliegie e le albicocche intanto, sperando che non intervenga un evento shock ad interrompere il processo, come è avvenuto l’anno scorso. Tra le piante autoctone che hanno scelto di insediarsi dentro il mio giardino ci sono un Susino a bordo siepe (che ha prodotto piccoli ma squisiti frutti gialli), un Ciliegio selvatico ed un Fico che fa ombra alle Ortensie. Abito in prossimità dei campi e ciò può aver favorito la trasmigrazione di pollini. Nel giro di vent’anni il mio scoperto si è riempito di piante: alcune introdotte da me e altre ‘ospiti’ che in qualche modo mi rappresentano e danno allo spazio esterno un’impronta personalissima. Il punto forte rimane la pergola del Glicine, dove mi rilasso, leggo e scrivo. Ovviamente non posso godere di questo bene di Dio durante l’inverno, quando rimedio all’assenza, occupandomi di piante d’appartamento, come il Ficus che ha già filato, perché la talea ha attecchito oppure della Natalina/Pasqualina che fiorisce più volte l’anno. Col senno di poi, se mia madre avesse saputo il mio trasporto per i fiori, avrei potuto chiamarmi Iris, Margherita, Rosa, Ortensia o anche Petunia, come una signora che conosco. Diciamo che dietro il palindromo (nome che si legge identico da destra e da sinistra) Ada, si nascondono tante forme e colori che allietano la vita.

Annessi e connessi bellici

Monastero di San Giorgio nell’est dell’Ucraina distrutto da un missile russo. Aggravante, se possibile, apprendere che l’eremo appartiene al patriarcato di Mosca, guidato dal patriarca Kirill. Risalente al 1526, vi avevano trovato rifugio diversi civili fino allo scorso marzo. Per la seconda volta in due mesi è finito sotto le bombe russe. La struttura ospitava anche una scuola pubblica e una scuola parrocchiale. Un ennesimo affronto all’Ucraina, al suo patrimonio e alle sue radici culturali. Dall’inizio della guerra, un centinaio di edifici religiosi sono stati distrutti o danneggiati. Vedo in internet una foto di com’era il Monastero prima della guerra: mi colpisce il turchese delle cupole, un colore rilassante…sbriciolato con il resto del complesso monumentale. Il proverbio ‘Al peggio non c’è fine’ pare proprio appropriato. La parola monastero/eremo evoca di per sé pace e tranquillità, un luogo dove i pellegrini di un tempo trovavano asilo, e i civili di oggi riparo dagli attacchi nemici…fino a prova contraria. Ho fatto esperienza dell’ambiente ‘protetto’ del monastero un paio di volte nella vita: a Praglia con gli studenti delle medie, quando insegnavo e al Monastero dei frati cappuccini di Savona per la premiazione del Concorso letterario ‘Insieme nel mondo’ cui avevo partecipato. In quest’ultimo avevo anche pernottato, oltre che condiviso pranzo e cena con i frati, cordiali e alla mano. Fu là che ebbi ispirazione per realizzare un orto dei semplici (piante aromatiche) e mettere a dimora piante grasse in contenitori stravaganti, come faceva il frate che se ne occupava. Sono convinta che chiunque sia passato per un monastero, si sia portato dietro un carico di buonumore e di leggerezza, doti purtroppo ignorate da chi fa la guerra.

L’arte di coltivare i germogli

La scuola materna parrocchiale Mons. Muriago di Castelcucco confina con l’ufficio postale. Per fortuna, perché l’attesa dentro e fuori l’ufficio per sbrigare qualche pratica è spesso condizionata dalla rete che rallenta le operazioni. È ciò che succede stamattina, quando devo fare un bonifico, previa ricarica della carta di credito, che mi costringe ad aspettare un’ora. Mi distraggo osservando i bimbi giocare in cortile, sotto l’occhio vigile delle maestre: un’altalena sotto il tiglio fa dondolare una bambina, mentre un’amichetta di rosa vestita chiede qualcosa a una maestra (suppongo: ‘posso andare al bagno?’). Un terzetto è assestato attorno a un banco – facile immaginare il gioco – mentre un maschietto sta a cavalcioni sopra un trenino, bene ancorato sulla ghiaia. Un vociare allegro fa da contorno ai giochi che si concludono poco prima di mezzogiorno, quando scolaretti e maestre guadagnano l’entrata, immagino per l’imminente pranzo. Ho ripensato alla mia infanzia, di cui ho un vago ricordo e alla professione dell’insegnante, di ieri e di oggi. Al netto di tutti i cambiamenti e dei ribaltamenti avvenuti in ambito sociale ed economico, credo che accostare il lavoro dell’insegnante a quello del giardiniere renda ancora bene l’idea, perché gli alunni sono come dei fiori, bellissimi e bisognosi di cure. Il titolo del mio ultimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, dedicato al mio maestro Enrico Cunial, si riferisce all’ambiente scolastico come oasi di coltivazioni speciali dove si intrecciano esperienze ed emozioni. Approfitto per invitare Castelcucchesi, abitanti di Possagno e di Cavaso alla presentazione dell’opera giovedì 19, in Centro Sociale, ore 20.30; la immagino come una rimpatriata di generazioni, durante la quale saranno lette alcune interviste di ex alunni che costituiscono la parte più vivace del libro. Con un pensiero di gratitudine verso il mio maestro e un augurio di ben operare rivolto a tutti i docenti.

Poesia d’impeto

Lunedì impegnativo, come di consueto. Però oggi ci ho aggiunto la distribuzione di volantini e locandine per la prossima presentazione del mio ultimo lavoro. Non credo di avere la stoffa del rappresentante, ma mi sforzo di selezionare i luoghi più ricettivi per l’occorrenza: forno, cartoleria, gelateria, bar, super mercato… biblioteca da ultimo, perché il pubblico lì è in maggioranza di età scolare e poco propenso ad accollarsi letture extra. Ma non è detto, dipende dalla capacità di persuasione di chi orienta i lettori. Lunedì prossimo mi metto in gioco sul campo della scuola primaria, dove farò un intervento nelle prime tre classi elementari riguardante la poesia. Sono lusingata di essere stata invitata come ‘esperta’ dalla maestra Luisa e un po’ preoccupata, perché non ho mai avuto un pubblico di bambini piccoli, cui sono comunque lieta di offrire la mia esperienza. Non mi aspettavo tanto piacevole raccolto dal mio periodo di pensione, libera da impegni e consegne editoriali. Offrirò agli scolaretti alcune mie poesie e racconterò come nascono. Giusto ieri sera ho scritto l’ultima, uscita spontaneamente mentre osservavo il rapimento del gatto, in ascolto dei grilli. Quindi ho usato i sensi della vista e dell’udito, poi allargati all’olfatto, perché arrivavano folate di profumo dal glicine in fiore. Ecco il prodotto, intitolato MAGGIO ORE VENTI: Il gatto/rapito dai grilli/ignora/la campana/della sera./Piano si anima/il lampione/mentre i canarini/continuano/a cantare/nella voliera./La luce/del tramonto/indora/il campo:/ringraziare/vale quanto/pregare.//Nulla di eccezionale, semplicità allo stato puro.