La nascita del blog Verba Nostra alla data di oggi si intende avvenuta. Come un neonato che emette il primo vagito e poi è tutto un concentrato di cure, così questo diario online sarà nutrito dagli scritti delle autrici, me compresa che mi considero una zia. Il padre putativo è Manuel, senza il quale non ci sarebbe neanche il blog Verba Mea che sta per compiere due anni. Ieri il mio prezioso ex studente ha caricato alcuni testi per così dire di presentazione, in uno scorcio temporale… dovuto al temporale abbattutosi sul bassanese che gli ha consentito di defilarsi dalla fiera di elettronica cui partecipava e di fiondarsi da me. Stanco lui, incompetente io abbiamo anche riso parecchio, pasticciando coi nomi e coi cognomi delle autrici del blog: Veronica e Valentina talvolta si scambiavano i cognomi simili, il mio per assonanza richiamava quello di Sara ed alla fine Cusin, con una punta di malizia trasformando la vocale u in a ci faceva scompisciare dalle risa. Insomma, il dietro le quinte della nascita di un blog composto da sei persone offre degli spunti per narrazioni frizzanti. Personalmente sono ammirata della bravura di ognuna del gruppo che è come il lato di un esagono colorato, oppure il fiore in boccio di un bouquet, come lo ha rappresentato poeticamente Francesca. Cosa ci aspettiamo dal blog, ognuna lo dice in apertura dopo essersi presentata: sono biglietti da visita genuini che preludono a racconti, poesie e storie emozionanti. Ognuna conta sul sostegno dell’altra e insieme contiamo di ricevere visite e commenti costruttivi. Le più giovani sapranno cavarsela col computer meglio della sottoscritta che rinnova un grazie stratosferico a Manuel per l’apporto fornito da remoto e in presenza. Entro la fine del mese, il mio tecnico informatico, studente di Ingegneria elettronica a Cesena deve sostenere un bel po’ di esami, in vista della laurea in autunno. Dopo faremo festa grande! 🥂
Una poetessa nostrana
Il nome di Gaspara Stampa appartiene al mio passato scolastico. Infatti lo sentii nominare per la prima volta dal mio compianto professore di Liceo classico Armando Contro, cui ho dedicato il mio penultimo lavoro Il Faro e la Luce (reperibile su Amazon). Lo stesso insegnante diceva che per me scrivere era una malattia, ed io di rimando gli rispondevo che era anche la mia terapia, il tutto bonariamente. Il quotidiano la tribuna dedica oggi un interessante articolo a Gaspara Stampa (1523, Padova – 23 aprile 1554, Venezia), poetessa padovana, a 500 anni dalla nascita. Così si riannoda il filo letterario tra passato e presente, un filo che ovviamente mi è caro. Autrice di sonetti e suonatrice di liuto, la sua casa è ritrovo di letterati e intellettuali che discutono di letteratura e assistono alle esibizioni musicali di Gaspara e della sorella Cassandra. Nella musica e nel canto Gaspara deve essere stata eccellente, se Perissone Cambio – compositore e cantante del Rinascimento – nel 1547 le dedica una sua opera dichiarando di non conoscere, né a Venezia né altrove, una donna che amasse “più la musica di quello che fate voi, né altra più raramente possederla”. Le dedicarono componimenti numerosi letterati. Da parte sua lei scrisse Le Rime, raccolte nel Canzoniere, la cui ultima edizione risale al 2010. Il suo stile richiama quello del Petrarca. Riporto la prima quartina del componimento CVI contenuto nelle sue Rime d’amore, dedicate a Collaltino di Collalto, nobile veneziano. O diletti d’amor dubbi e fugaci,/O speranza che s’alza e cade spesso,/E nasce e more in un momento istesso/O poca fede, o poche lunghe paci!/ Vissuta poco più di trent’anni, ecco un’altra donna che ha lasciato il segno.
Un film capolavoro
Rivedo per l’ennesima volta il film Il Postino, che avevo proposto anche alle mie terze durante il servizio scolastico. Non mi sono ancora stancata, lo ritengo un capolavoro; mi fa bene ogni volta che mi capita di rivederlo, come è successo ieri pomeriggio su rete 4. Il film è del 1994, perciò ha quasi trent’anni, tuttavia cattura l’attenzione come fosse sempre nuovo: dev’essere un privilegio dei classici. Quattro nomination per l’Oscar nel 1996, un premio Oscar per la colonna sonora a Luis Bacalov, Massimo Troisi miglior attore protagonista, miglior regia a Michael Radford erano già un segnale. Superlativa anche l’interpretazione di Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, il poeta delle donne e del popolo, come precisa il capoufficio del piccolo ufficio postale dell’isola dove è stato mandato in esilio il poeta cileno per le sue idee comuniste. La morte di Troisi (19.02.1953 – 4.06.1994) il giorno dopo che fu girata l’ultima scena del film – che uscirà il 22.09.1994 – ha ulteriormente accresciuto l’alone di meraviglia che lo avvolge, meraviglia che esce dagli scorci panoramici, dalla timidezza del protagonista Mario Ruoppolo, dal fascino mediterraneo di Beatrice/Cucinotta, dall’energia grezza della zia… dall’amicizia tra il grande poeta e il postino quasi analfabeta che si emancipa. Nell’insieme un omaggio alla ricerca della bellezza e di ciò che eleva lo spirito. Ma ognuno può farne la lettura che crede e ricavare la sua lezione. Se ispirata, anch’io scrivo poesie e per me questo film è una miniera di suggerimenti. Perciò grazie a chi l’ha pensato, interpretato e giustamente premiato. Vale la pena di vederlo e rivederlo. Provare per credere!
Buon compleanno, Repubblica!
Samba Pa Ti (Un samba per te) di Carlos Santana è il primo pezzo musicale che sento alla radio che accendo appena alzata. Mi viene spontaneo dedicarlo mentalmente alla Repubblica, che festeggia oggi il suo 77esimo compleanno. La suonata per chitarra scritta nel 1970, è considerata la progenitrice della cosiddetta “poesia della mescolanza”, intendendosi con ciò la fusione tra suoni latini ed il rock & roll, contaminati da influenze blues e jazz. Beh, non sono un’esperta, ma è proprio la mescolanza dei generi che mi attrae e la parola ‘mescolanza’ si addice al popolo italiano oggi in festa. Tornando al famoso pezzo del messicano, lo trovo struggente e aperto, come un abbraccio prima di avviare un’impresa importante, quale è quella di meritarsi la conservazione della libertà. Seguo in parte la sfilata ai Fori Imperiali, ammiro i corazzieri a cavallo e mi emoziono all’impresa dei tre paracadutisti che planano davanti al palco d’onore con l’enorme bandiera distesa ai piedi delle autorità, Sergio Mattarella e Giorgia Meloni in testa. Molte persone tra il pubblico, compresi i bambini hanno appuntata la coccarda e questo mi sembra un buon indizio. Del resto è una festa del popolo che ricorda l’inizio dell’era democratica che non è una conquista definitiva. Immagino le obiezioni di chi ha l’elenco delle cadute della Repubblica a breve e medio termine. Ribadisco che non mi occupo di politica, ma ho fatto mio un pensiero espresso a suo tempo dalla grande Oriana Fallaci: “Una democrazia, sebbene zoppicante e’ da preferire a una dittatura”. Beh, gli Italiani hanno conosciuto la dittatura. Adesso godano della democrazia che è un diritto ed un dovere difendere. Buon compleanno, Repubblica!
Verba Mea e Verba Nostra
Se leggo l’oroscopo, lo faccio il giorno dopo, per verificare se è successo qualcosa di annunciato tra le righe. Diciamo che è un gioco che dura una manciata di minuti, prima di chiudere il quotidiano oppure il settimanale che mi trovo tra le mani. Tanto per curiosare, do una sbirciatina a quello di Paolo Fox in internet sull’avvio del mese di giugno ed estrapolo che “dal giorno 7 ci saranno anche delle nuove emozioni”. Bingo! Quel giorno compie gli anni un’amica, molto impegnata e desidero dedicarle un momento di leggerezza. Tra le “nuove emozioni” preventivate, ci sono quelle che mi attendo dal mese: caldo, bicicletta, relax, mare… Intanto ieri ho fatto il cambio degli armadi e ho tolto gli umidificatori dai radiatori. Non ho programmi particolari per il nuovo mese, anzi sì: il ‘battesimo’ del nuovo blog Verba Nostra che sta per emettere i primi vagiti. Manca qualche dettaglio e qualche aggiustatina che Manuel metterà in opera a fine settimana e poi…prosit! 🥂 Chi volesse gustare in anteprima le presentazioni e le foto delle autrici, digiti il seguente indirizzo: http://www.sixrododactilos.wordpress.com e ci faccia compagnia. Il disegno che compare in apertura è opera di Francesca, mentre il logo esce dalle mani di Sara, anzi dalle dita (dactilos), concetto racchiuso nel nome del ‘dominio’ che significa ‘sei dita rosate’, mischiando inglese e greco antico. Verba Nostra è latino, così rendiamo omaggio alla nostra cultura greco-romana, con un occhiolino alla lingua inglese. A dire il vero, sono entusiasta di avere allargato l’ambito del mio dire e sono contenta di avere trovato delle colleghe di scrittura con cui intrattenere rapporti dal vivo. A giugno di due anni fa ho avviato il blog Verba Mea e a giorni nascerà Verba Nostra: le “nuove emozioni” previste dall’astrologo sono tutte racchiuse nelle parole.
A chi fuma
Di tutte le specie di Nicotiana – genere di pianta della famiglia Solanaceae – la più comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco da fumare è la Nicotiana tabacum, così chiamata in onore di Jean Nicot che nel 1561 presentò il tabacco alla corte reale francese. Oggi 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la “Giornata Mondiale senza tabacco”, incentrata quest’anno sul tema “abbiamo bisogno di cibo non di tabacco”. Il tabacco danneggia l’ambiente ed è pericoloso. Fatta l’introduzione, adesso mi espongo. Mio padre era un grande – in certi periodi grandissimo – fumatore ed è morto d’infarto a 58 anni, oltre quarant’anni fa. Di certo il fumo non gli fece bene, anche se può darsi sia stato una concausa, più che una causa della morte improvvisa. Nessuno in famiglia fumava, ma ricordo l’odore acre del fumo che aleggiava in casa. Anche le litigate di mia madre perché smettesse, cosa che avvenne tardivamente quando fu operato all’anca, nel tardo autunno di un paio d’anni prima di andarsene. Allora le sigarette furono sostituite dai mandarini e il gradevole profumo degli agrumi disperse quello delle sigarette (nazionali senza filtro, se ricordo bene). Mi sono permessa questa digressione, perché mio padre è mancato troppo presto, non lo conoscevo ancora del tutto. Se fosse vissuto almeno altri vent’anni, avremmo potuto frequentarci e oggi non rimpiangerei la sua rapida uscita di scena. Mia intenzione è fare giungere il messaggio alle persone care che fumano, di non sottovalutare il rischio che corrono: di perdere la vita anzitempo, ma anche di provocare un vuoto incolmabile. Vale anche per le persone che non conosco, cui riconosco comunque la facoltà di scegliere come vivere la vita, una e irripetibile.
Scarti buoni
A metà mattina ho il controllo dal dentista. Dovrebbe essere una cosa veloce, ma delle urgenze mi costringono ad attendere. Non mi resta che prendere una rivista per distrarmi. A caso mi viene tra le mani il n.16 di VANITY FAIR di aprile che sfoglio distrattamente. Ma ecco che trovo a pag.102 l’articolo di Anna Capelli che fa per me: Il riciclo ti fa bella. Scarti, rifiuti, residui di lavorazione. Chi butta è perduto. Perché gli ingredienti top dei cosmetici all’avanguardia sono bucce, semi, gusci e frutti ammaccati. Mi viene da sorridere se penso che da qualche mese mi sto occupando… di nutrire i lombrichi del composter con gusti di uova (che contengono calcio), bucce di banana essiccate (ricche di potassio) e fondi di caffè (non mi ricordo cosa contengono). Devo precisare che non spendo soldi in prodotti di bellezza, salvo per mani e unghie, cui tengo molto. Non ho mai usato il fondotinta e mi sono truccata poco in gioventù. Da adulta solo per giornate speciali. Adesso che ci penso, mi è cara anche la testa, per il contenuto essenzialmente, ma anche per i capelli che mantengo lunghi e raccolti, e per il cuoio capelluto che mi procura prurito. Sono stata da un dermatologo che mi ha prescritto un lenitivo, senza peraltro risolvere il problema per cui ho speso diversi soldi in farmacia ed erboristeria. Ecco che arriva un rimedio che si collega ai prodotti di sopra: olio da cucina con cui nutrire la testa. Il consiglio mi viene gratis da Aldo Bianchi, parrucchiere in pensione ma attivo su vari fronti, compreso quello letterario grazie al quale l’ho conosciuto. Il prurito che mi assillava da anni è quasi del tutto scomparso. Ho liberato uno scomparto della cucina da vari tipi di olio per condire scaduti, risparmiando soldi e tempo. Chissà cos’altro potrei farmi in casa con prodotti a metro zero. Vorrei completare la lettura dell’articolo, ma vengo chiamata per il controllo. Comunque ciò che ho letto mi mette di buonumore perché mi riconcilia con gli scarti della natura.
Insegnanti addio!
“Oggi nessuno vuole fare l’insegnante”, parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenuto al dibattito su “La scuola italiana oggi e domani” nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. Temo di dovergli dare ragione, anche se spero di sbagliarmi. Mi spiace che il mondo della scuola dove ho profuso tante energie – ma riconosco che c’è chi ha dato molto di più – sia in profonda difficoltà. Le testimonianze mi vengono direttamente dalle colleghe con cui mantengo rapporti, e non sono solo quelle prossime al pensionamento, ma anche le giovani leve. La lamentela più ricorrente è che la didattica, cioè l’insegnamento è posizionato in coda dopo il disbrigo burocratico, la gestione dei rapporti con i genitori e gli enti, la cessione di ore di lezione per attività educative varie. Mi pare di intendere che le riunioni da remoto abbiano alleggerito da una parte, ma anche impoverito lo spirito di squadra. Ribadisco che sono contenta di essere in pensione e mi dolgo per le mie colleghe, compresi ovviamente i colleghi maschi. In questi giorni ho sentito nominare spesso don Lorenzo Milani, nato giusto cento anni fa a Firenze (il 27 maggio 1923), il fondatore della scuola popolare di Barbiana. Chissà che consigli darebbe lui per aggiustare le cose che non funzionano nella scuola odierna. È risaputo che era un prete scomodo, che si batteva per una scuola inclusiva con la partecipazione attiva dei suoi membri. Dubito che l’intelligenza artificiale, sbandierata da più parti risolva il problema alla radice. La cosa più semplice sarebbe chiedere ai docenti cosa non funziona, e farne tesoro. Nel mentre, solidarietà alla categoria, da estendere a tutti gli utenti della scuola, alunni compresi. (P.S.- Sento con sgomento che ad Abbiategrasso uno studente 16enne ha colpito al braccio con un pugnale l’insegnante di Lettere, che non è grave. Ma è grave l’atto compiuto. L’idea del Ministro di inserire uno psicologo nelle scuole mi pare opportuna e persino tardiva, date le problematicità serpeggianti tra i banchi)
La ‘ragazza’ volante
Con piacere vedo riproposta su Rai 3 il sabato sera la trasmissione Le Ragazze che avevo apprezzato in una precedente edizione. Protagoniste donne adulte e oltre che si raccontano, prelevando fotografie da una scatola dei ricordi. Talvolta dei video accompagnano il racconto che non è mai mediato da altra persona. Francesca Fialdini, la garbata conduttrice si limita a sintetizzare i momenti della storia. La prima ‘ragazza’ che si racconta in questa nuova edizione è addirittura centenaria: Annita ‘Yvonne’ Girardello, classe 1923 (ha compiuto gli anni il 29 aprile scorso), veneziana, la prima hostess d’Italia. Con verve la signora racconta di quando fu assunta, dopo una prova di volo – unica donna a bordo – per servire i passeggeri, ai quali offriva acqua di melissa come calmante. Indubbiamente coraggiosa, preferisce volare piuttosto che fare la sarta come la madre, la quale tuttavia le cuce la prima divisa azzurra di volo. Ama lo sport, la poesia, il disegno e non i legami familiari, perciò rifiuta il matrimonio ma ha una lunga convivenza felice. Stupefacente la risposta che dà a chi le chiede come sia arrivata a spegnere 100 candeline: “Sono arrivata a 100 anni vivendo”, ovverosia amando la vita in tutte le sue sfaccettature, come lei stessa precisa nel seguito del servizio. Mi verrebbe da abbracciarla, una donna di tanto talento e tanta vitalità, una paladina del volo…ma anche del percorso terreno, affrontato con lo spirito della tigre. Quella del detto orientale “Cavalcare la tigre”, nell’accezione di controllare le situazioni pericolose che la vita destina a tutti. Lunga vita a tutte le ‘ragazze’ coraggiose, di ieri e di oggi!
Isora e Adriana
Mi capita di rado di accendere il televisore nel tardo pomeriggio. Se succede, è per sentire delle voci in sottofondo mentre faccio qualcosa di sgradevole, tipo prepararmi le crespelle e intanto sbrinare il frigo; per la precisazione, devo togliere un blocco di ghiaccio con incorporato un astuccio di maionese, inglobatosi con la parete posteriore del frigo. Per fortuna risolvo la cosa, grazie a una dritta di Adriana che si rivela efficace. È chiaro che come domestica valgo poco, me ne sono fatta una ragione. Tra una operazione e l’altra sento la storia del ricongiungimento, dopo l’alluvione di due anziane, Isora 90 anni e Adriana 98. Il salvataggio è avvenuto grazie all’intervento del Nucleo Carabinieri di Genova, ma Isora ricorda solo delle ombre e vorrebbe conoscere il suo salvatore, che si materializza nella persona del Maresciallo Gargiulo. L’abbraccio commovente avviene in studio, durante la trasmissione La Vita in Diretta e si estende a tutte le persone che nel dramma si sono messe al servizio degli altri. A proposito dell’amica 98enne, Isora dice: “Pensavo di non rivederla più” e invece è successo. È confortante sentire raccontare belle storie, meglio se riguardano persone molto in là con gli anni, quelle più in grado di apprezzare valori umani come l’amicizia, suggellata dalla generosità e anche dalla buona sorte. Manzoni, di cui si sono appena celebrati i 150 anni dalla morte (avvenuta a Milano il 22 maggio 1873) ci vedrebbe la mano della Provvidenza. Diverse parole hanno un significato che in sostanza si riferisce a un evento assai positivo: un miracolo umano, come l’amicizia vera, quella che ti accompagna tutta la vita. Con l’avanzare dell’età, mi rendo conto di quanto sia importante affidarsi e confidare in una persona che possa accompagnarci nel nostro cammino quotidiano, lasciando eventuali figli ai loro impegni. Perciò, care amiche, grazie di esserci!
