Per fortuna ci sono provvedimenti originali che vengono presi a fini rieducativi. È il caso dell’incontro di un detenuto con il proprio cane, ribaltando l’espressione ‘Solo come un cane’, visto che tra i due quello solo è il padrone. Succede a Lecce, nel carcere di Borgo San Nicola dove un senzatetto senza amici o familiari incontra Zair, il suo amico a quattro zampe, grazie alla direttrice del carcere Maria Teresa Susca che precisa: “Si sono spesi tutti per questo incontro: la polizia penitenziaria, il funzionario giuridico pedagogico che segue il detenuto così come anche il suo avvocato”. L’incontro è avvenuto in un’area verde della struttura ed è durato due ore. Potrebbe ripetersi, me lo auguro. Posso solo immaginare l’emozione dei due protagonisti, uniti da un legame interrotto dall’arresto dell’uomo e dall’affidamento del cane a una famiglia della zona. Una storia che conferma – se ce ne fosse bisogno – l’importanza della relazione uomo-animale, raccontata da tante storie vere, trasferite anche sullo schermo. Arcinoto che san Francesco parlava con il lupo e abbastanza diffusa in ambito medico è oggi la pet therapy. Io non riesco a pensarmi senza gatti, creature che mi accompagnano fin dall’infanzia che aprono e chiudono le mie giornate. Tornando al fatto di cronaca succitato, sono certa che rivedere e intrattenersi un paio d’ore col proprio cane abbia fatto un gran bene al suo proprietario e anche al cane, con l’augurio che possano presto ricongiungersi. Mi rattrista pensare al senzatetto ‘senza amici o familiari’, però temo sia la situazione in cui si trovano molte persone soprattutto straniere e/o immigrati indotti a venire in Italia col falso miraggio che sia il Paese di Bengodi. Mi è capitato talora di vedere il cane addestrato per impietosire oppure esibirsi in specialità varie, a scopo di guadagno. Mi piace pensare che l’entrata più importante sia l’amicizia tra due creature.
Tempo di melagrane
Mi ritrovo a fare quello che facevo un anno fa, di questo periodo: sgranare melagrane! Solo che l’anno scorso l’operazione avveniva fuori, al tepido sole ottobrino mentre in questa edizione sono in casa, causa pioggia anche intensa. Mi sono documentata e ho adottato la seguente tecnica: taglio la calotta del frutto, lo faccio rotolare un po’ sotto la pressione della mano, incido lateralmente sulle parti bianche, capovolgo la melagrana sul dorso della mano sinistra mentre con la destra picchio con un cucchiaio sulla scorza…e i chicchi cadono da soli nella ciotola. Un gioco da ragazzi, da condividere con un nipote piccolo, ad averlo! Così ‘gioco’ da sola, mentre qualche schizzo color rubino scappa qua e là. Dopo aver trattato una ventina di frutti ho sospeso l’operazione che continuerà in altro momento. Per ottenere un litro di succo, ci vogliono molte melagrane e le mie sono piuttosto piccole, non grandi come quelle della vicesindaca di Castelcucco Antonella Forner che con squisita gentilezza mi offre cappuccino e cornetto al bar. Credo che il secondo passo sarà fare la composta, alias marmellata da regalare poi a Natale. Comunque questo frutto mi è caro perché mi ricorda l’esordio della mia ultima fatica letteraria, cui inizialmente avevo dato il titolo Grane e melagrane, cambiato poi in Ricami e Legami. Ho spedito il manoscritto a una decina di case editrici e a due agenzie letterarie che hanno tempi molto lunghi per rispondere. Intanto aspetto. Tornando al melograno e ai suoi frutti, le melagrane appunto, la mia pianta è piccolina, messa a dimora perché fruttifica e decora il giardino in tardo autunno. Trovo i frutti interessanti e belli, più che buoni, dalle svariate proprietà: azione antiossidante e anti-age. Grazie ai flavonoidi, polifenoli e altre sostanze contenute, fanno da bruciagrassi naturale e quindi favoriscono il dimagrimento. Insomma, sono un ottimo cibo per il nostro microbiota intestinale. Anche se per me sono soprattutto una fonte di emozioni, legate alla simbologia in quanto il melograno è considerato simbolo d’immortalità e di resurrezione. Scusate se è poco! (Nel Rinascimento Gesù bambino è spesso rappresentato con una melagrana. Nell’arte funeraria la melagrana è spesso presente nelle ghirlande e nei festoni)
Paradosso burocratico
Ci sono dei fatti, o per meglio dire dei provvedimenti che hanno dell’incredibile, ovviamente lo dico da inesperta dei cavilli burocratici che si annidano dovunque. Mi riferisco alle multe comminate ai medici del Policlinico di Bari per le troppe ore lavorate durante la pandemia. Ne ho sentito parlare al telegiornale e letto sul quotidiano. Per fortuna l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitato ad esprimersi sul caso dal primario Vito Procacci ha consentito di sospendere la multa di 27.100 euro e di bloccare il procedimento comminato “per i troppi straordinari e i mancati riposi del personale sanitario durante l’emergenza Covid”. Un vero paradosso burocratico. Vito Procacci, uno dei tre medici multati ringrazia il Capo dello Stato “che è un padre oltre che un difensore della Costituzione” ma segnala anche la grave difficoltà in cui versa la Medicina di emergenza-urgenza, perché “gli organici sono ridotti all’osso”. Sono desolata di quanto occorso a professionisti che da ‘eroi’ per essersi spesi durante la pandemia vengono considerati ‘trasgressori’ dall’ispettorato del lavoro. Intanto complimenti al primario che ha scritto la lettera a Mattarella, dimostrando quanto possa essere vero il proverbio Carta canta verba volant. Poi complimenti al Capo dello Stato e al Ministro del Lavoro Marina Calderone che si era attivata sul caso. A commento dello spiacevole episodio a danno dell’abnegazione dei sanitari – molti morti durante la pandemia – è illuminante la vignetta di Giannelli sulla copertina del Corriere odierno, in alto a destra, di cui riporto le parole: Una multa per gli straordinari in tempo di Covid (titolo) Ma io ho salvato la vita a centinaia di anziani (dott.) Troppi! Pensi alle difficoltà dell Inps! (direttore)…di una freddura che gela!
Spettacolo mattutino
Mi sveglio prima del solito: non è prestissimo perché intravedo la luce infiltratasi sotto gli scuri. Mi giro verso la radio-sveglia che segna le 7.30. Solitamente mi alzo prima, ma ieri sera mi sono addormentata sulla poltrona relax, mentre Gerry Scotti in ‘Caduta Libera’ intratteneva i suoi concorrenti e i miei due micetti (si fa per dire, dato che hanno 18 mesi e pesano sui 5 chili) mi dormivano sulle gambe. Quando apro il balcone della camera, posizionata a est mi prende un colpo: una fascia di intenso rosso borda il cielo e mi lascia letteralmente a bocca aperta. Devo immortalarla subito, perché lo spettacolo dura pochi minuti. Scendo quasi a tentoni i pochi gradini verso la zona giorno per recuperare la fotocamera, lasciando sbalorditi i gatti, abituati ad altre ‘cerimonie’ prima di ricevere gli amati croccantini. Raggiungo la postazione per fotografare l’evento e scatto. Ho immortalato lo spettacolo più bello della giornata che inizia alla grande. Per il seguito mi adeguo, so già che girerò la foto ai miei contatti più sensibili e ci scriverò il post, per condividere l’emozione provata. Convengo con Martina che i cieli più belli si osservano con il freddo, o quasi. Chiederò conferma ad Adry sull’aspetto scientifico della cosa. Immagino che Francesca ed Ivano ci scriveranno un testo e una poesia. Da parte mia, inizio con la foto e non si sa dove approderò. Di sicuro c’è un feeling di vecchia data tra me e la natura, che mi godo con intensità in questa fase della vita libera da impegni professionali e personali, che è anche il punto di vista di Antonietta. Per completare l’omaggio a Madre Natura, mi sovviene il rammarico espresso da Max a commento di una sua bellissima foto al mare terso di Sardegna: Un inno alla vita e alla bellezza di ciò che ci circonda in questo pianeta che, purtroppo, stiamo distruggendo. Con la speranza che il buonsenso riemerga.
Quiz serale
Di solito ceno verso le 19.30, mentre è in onda il telegiornale sulla terza rete. Prima del telegiornale regionale, non so perché preceduto dal ricordo di un musicista che viene replicato da parecchie settimane giro sul primo, per godermi l’ultima parte del gioco Reazione a catena, incentrato sulla conoscenza delle parole e la connessione dei significati. Partecipo al quiz anch’io da casa e qualche volta intoppo la risposta giusta. Mi piace la conduzione garbata di Marco Liorni e che concorrano squadre di amici/colleghi/familiari interessati al mondo delle parole. Adesso è il turno delle ‘Coach’, formato da Alessandra, Claudia, Eleonora, giovani e belle. Tutte e tre indossano pantaloni, il che mi fa pensare che siano grintose, oltre che preparate. Arrivano all’ultimo gioco, mantenendo intatto il sostanzioso montepremi: 121.000 euro che viene dimezzato per acquistare la parola che deve consentire la risoluzione del rebus Reso – Fr….o – Vino. Le tre si consultano e spremono le meningi, perché il tempo concesso per rispondere è un battito d’ali (un minuto, mi pare). Non ricordo a chi sia uscita la parola vincente Fruttato. Mi sembra calzante e da come parla il conduttore dev’essere giusta. Le tre concorrenti si tengono per mano, in ansiosa e speranzosa attesa di sapere se hanno vinto 60.500 euro che anche diviso tre è una bella somma. La camera punta sui volti delle ragazze, ognuna bella a suo modo, chi più emozionata chi più controllata. Finalmente arriva la risposta, su fondo verde come il semaforo che dà il via alla circolazione. L’esplosione di gioia condivisa contagia il pubblico in sala…e suppongo anche quello a casa come la sottoscritta che prova un brivido di gioia. Complimenti alle ‘Coach’ che danno risalto alla nostra bella lingua italiana.
Ascoltare per comunicare
Oggi 21 ottobre, Giornata Mondiale dell’Ascolto, un aspetto fondamentale delle relazioni interpersonali. Istituita nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto per rappresentare gli interessi delle persone con problemi di udito, l’iniziativa intende sensibilizzare sulla comunicazione in un mondo diventato sempre più egocentrico. Giusto sottolineare la rilevanza dell’ascolto attivo e consapevole in ambito privato e sociale, da estendere a quello politico dentro e fuori la nazione. Anche in questa circostanza, per deformazione professionale richiamo le abilità di base obiettivo della scuola media: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Per mia esperienza, contrariamente all’ordine di esposizione, l’ascolto attivo era la meno esercitata, sia davanti che dietro la cattedra. I ragazzi dal posto chiacchieravano volentieri tra loro, compromettendo la loro attenzione e la mia pazienza. Una mia collega che parlava molto diceva che gli studenti hanno bisogno di essere ascoltati, ma non mi è chiaro come combinasse le due cose. A parer mio, in servizio abbondavano le verifiche scritte di storia e geografia – materie orali – per fare gli accertamenti delle nozioni, a scapito dell’esposizione orale che risultava limitata al colloquio d’esame. Adesso il problema non mi tocca più da vicino, ma continua a serpeggiare e temo anzi si sia espanso dopo la pandemia, a causa dell’isolamento sociale. Anch’io che considero le parole un biglietto personale distintivo, non riesco talvolta a farmi ascoltare. Mi interrogo e cerco di ascoltare la mia vocina interna, in attesa che mi suggerisca qualche altra procedura comunicativa. Talvolta registro solo il silenzio. Allora mi conforta il pensiero di un amico: Anche il silenzio è pensiero!
Persone coraggiose
Durante il telegiornale della sera sento nominare Ingrid Betancourt, a Roma per sostenere un’iniziativa della resistenza iraniana in Italia. Durante l’intervista parla dello stato di prigionia cui fu costretta ed esprime solidarietà ai sequestrati da Hamas. Infatti fu fatta prigioniera delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) per sei anni, dal 23 febbraio 2002 al 2 luglio 2008. Di questa politica colombiana mi sono occupata da insegnante, perché la sua vicenda umana toccava diverse materie e consentiva agli studenti di riflettere sull’attualità. Immagino di essere stata influenzata dalla mia attitudine giornalistica e spero che gli ex studenti, ora adulti si ricordino di questa donna coraggiosa che non ha smesso di battersi per la difesa dei diritti umani. Nata a Bogotà il 25 dicembre 1961, figlia di un ex ministro dell’educazione e di un’ex senatrice, ha vissuto all’estero, soprattutto in Francia dove ha studiato. Nel dramma degli ostaggi di Hamas rivive il suo incubo. “Rivivo tutto il trauma di essere vittima di un’organizzazione terroristica. Come sopravvissuta sento di dover reclamare per i diritti per tutti coloro che non possono farlo”. Quando le viene chiesto come si sopravvive, risponde: “Si sopravvive stando dalla parte della verità, avere i principi, i valori, la fede è l’unico modo di resistere”. Ognuno combatte delle battaglie, chi è più esposto rischia di più. Mi ha colpito la ‘ricetta’ del nuovo procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, vita sotto scorta da 35 anni, per evitare di andare dall’analista: ogni domenica si concede una seduta…nell’orto, zappando e coltivando orticole. La natura ritorna come consolatrice. Se i terroristi non ti impongono la prigionia nella boscaglia.
Una coetanea tosta
Nata a Roma il 19 ottobre 1953, oggi è il compleanno di una coetanea famosa, che vedo tutti i pomeriggi sul Canale 4 dove conduce il programma Forum: Barbara Palombelli. Leggo l’intervista di Maria Luisa Agnese a pag.29 del Corriere e non mi stupisce che la giornalista riveli un carattere forte e determinato, emerso già nell’infanzia. È lei stessa a confidarlo: A sei anni facevo i giornaletti e li vendevo ai familiari. Poi da ragazza andavo a bussare a tutti i giornali, Espresso, Repubblica, Corriere, mi sono presentata dicendo: “Mi piacerebbe scrivere”. Laureata in Lettere, inizia la carriera in Rai. Da 11 anni conduce Forum su Canale 5, e Lo Sportello di Forum, Rete 4 dove io attingo anche per i miei post. Trovo la conduttrice – tra l’altro di bell’aspetto – molto garbata ed equilibrata nella conduzione del programma in cui si scontrano sovente protagonisti litigiosi, alla fine ‘serviti’ dal giudice. Giornalista e conduttrice tv, afferma: “La tv mi è sempre sembrata una cosa molto facile. La carta stampata richiede più fatica”. Ha anche scritto un libro sulla sua vita, pubblicato da Mondadori nel 2000, C’era una ragazza. Dalle parole che dice, credo che sia una persona molto organizzata e razionale: “Bisogna avere piani A, B, C… io ho piani fino alla Z”. Simpatica, concordo con lei. Mi piacerebbe averla come amica. L’impressione che mi trasmette è che sia controllatissima fuori, un torrente in piena dentro. Nel privato è sposata con Francesco Rutelli da 44 anni (anche se vivono da ‘separati in casa’) e ha quattro figli, tre dei quali sdottati, il che aumenta la mia stima nei suoi riguardi. Anche se non ama festeggiare i compleanni, mi aspetto che oggi le arrivino molti auguri, compreso il mio. Brava Barbara, tieni alta la classe 1953 che ha dato buoni frutti! 💐
Pace, questa sconosciuta
Mi è stato inoltrato un video da un mio contatto, con richiesta di diffusione. Di solito non lo faccio, ma in questo caso il prodotto lo merita perché è incentrato sulla Pace ed utilizza immagini poetiche. Il testo è di Dora Millaci mentre il video, della durata di 1′ e 36” è stato creato da Francesco Avi. Ne trascrivo parte del contenuto, lasciando al lettore immaginare la successione delle immagini, sostenute in sottofondo da una musica adeguata. Che suono avrà la Pace? Il suono forse è il battito d’ali di una farfalla, o di un cuore appena nato, o forse di una risata contagiosa, forse ancora delle onde del mare o del ticchettio della pioggia o del fruscio del vento tra gli alberi pensieri poetici a cui segue la certezza che il suono della Pace non è quello della guerra fra fratelli, dell’odio o del dolore, pensieri questi accompagnati da poche immagini di desolazione. La risposta giunge in coda al video, con la foto di due piccoli bimbi che si baciano: La Pace ha un suono melodioso, unico e inconfondibile. Ecco, il suono della Pace è l’amore. A mio parere, la parola ‘amore’ è un po’ abusata e ci starebbe meglio umanità o sinonimi, ma convengo che trattasi di distinguo linguistico. Quello che conta è che abbiamo bisogno di agganci positivi, di proposte di bellezza, di emozioni positive in un periodo grandemente visitato dal male. Personalmente il mare mi rilassa e l’immagine delle onde che si frangono ritmicamente sulla riva rende piuttosto bene l’idea dell’armonia, ingrediente della Pace come lo sono altri buoni sentimenti tipo la solidarietà, l’empatia, la pietà e la bontà. Non voglio scadere nella retorica o nel mieloso, ma da più parti si segnala una degenerazione sentimentale preoccupante. È tempo di dare più spazio a ciò che ci fa stare bene e di far prevalere la virtù.
Tempo di mele
Ho convocato Reginaldo prima del previsto perché da metà settimana dovrebbe piovere, il tappeto di foglie in giardino potrebbe inzupparsi e diventare pericoloso per la deambulazione. Con l’occasione, gli chiedo di staccarmi gli ultimi grappoli di uva fragola. Lui si offre anche per cogliere le ultime mele, per evitare che si ammacchino, cadendo spontaneamente. E qui faccio una scoperta: quelle che io credevo ammalate, in realtà sono state ‘attenzionate’ dai ‘sciavaron’ come in dialetto si chiamano i calabroni. Una mela è stata letteralmente svuotata ed è rimasto solo l’involucro esterno, trasparente come carta velina. In altre mele vedo il ‘goloso ospite’ in attività e mi scanso appena in tempo quando il frutto viene scosso per bene, affinché lasci il lauto banchetto e se ne vada. Da quando sono in pensione e mi occupo in prima persona del verde, sto imparando un sacco di cose. Tornando alle mele, alla fine ne raccolgo una cassettina di sane, rosse e lisce che fotografo, prima di portarle al fresco in cantina. Quelle un po’ segnate subiranno una trasformazione dolciaria in soffici muffin ripieni oppure in uno strudel. Due parole su questo frutto autunnale. La mela, originaria dell’Asia centrale e coltivata già nel Neolitico – 6000/3500 a. C. – si è diffusa prima in Egitto lungo la valle del Nilo e poi in Grecia. Attraverso le conquiste dell’Impero Romano è giunta in Occidente e da qui in tutta l’Europa occidentale. È il frutto più antico del nostro pianeta ed è tra quelli meno ricchi di zuccheri, così da poter essere consumata tutti i giorni, sebbene in quantità moderata, come dice il proverbio: Una mela al giorno toglie il medico di torno, grazie ai milioni di batteri che il frutto contiene. Una profumata e leggera composta di mele ci sta proprio bene.
