Di sabato mattina, prima di andare dalla parrucchiera Lara a Possagno, se dispongo di venti minuti faccio una puntatina al bar, giusto per sfogliare il quotidiano e prelevare una notizia su cui poi scrivere il post. In paese, al Viceversa mi capita una doppia gradita sorpresa: incontro Jenny Diaz e Nadia Torresan, due ex alunne che mi salutano cordialmente. Dopo circa trent’anni sono diventate due belle signore, mentre io sono la fotocopia invecchiata, ma somigliante di quella che ero. È sempre un piacere condividere con persone gentili esperienze del passato. Jenny è in uscita, mentre io sto per entrare: “Professoressa, non mi riconosce più? Sono la Jenny!”. In effetti riconosco la voce e anche la fisionomia che mi riporta alla ragazzina sudamericana che era. Adesso è madre di due figli, si è stirata i capelli neri e ricci che sono ora di un caldo marrone. Scambio due chiacchiere. Poi entro, prelevo Il Gazzettino e mi siedo vicino alla porta, concentrandomi sulle notizie. Si avvicina una cliente alta e bionda, vistosa, con un elegante spolverino bianco e si presenta: Nadia Torresan, un’altra ex alunna dei miei esordi professionali. Mi dice che legge sempre i miei post e sono molto compiaciuta di averla tra i miei lettori. Tra l’altro scopro che abita in paese, come Jenny. Mi sembra di raccogliere un tesoro seminato nel passato senza particolari aspettative. Parafrasando il mio libro Dove i Germogli diventano Fiori, è una grande soddisfazione constatare che il terreno fertile ha favorito un ottimo raccolto.
Categoria: Tempo
“Non c’è posta per te”
Accattivante la copertina del settimanale il venerdì con la cassetta postale rossa e il titolo “Non c’è posta per te” riguardo la prossima fine – il 30 dicembre 2025 – delle Poste danesi. Leggo con interesse l’articolo interno di Daniele Castellani Perelli, riandando con la memoria all’esordio lavorativo di mio figlio come postino, quasi vent’anni fa. Fu un “inizio con i fiocchi” perché nevicava e gli prestai la mia panda color pavone per raggiungere l’ufficio postale dove si trattenne circa tre mesi, a tempo determinato. Non ci fu un seguito, ma l’esperienza piacque a me e a lui. Adesso mi fa una certa tristezza pensare che in Italia il volume di lettere e cartoline, tra il 2008 e il 2023 è calato, anzi crollato del 68 per cento. Certo le email sono più veloci delle lettere, arrivano subito, sono gratis e fors’anche più ecologiche. Ma era bello trattenersi con Ermanno, il postino gentile che mentre mi porgeva la posta mi chiedeva come stavo. Era stato lui a far balenare l’idea a mio figlio ragazzino di fare da grande il suo lavoro. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente le nostre abitudini. Ricevere adesso una cartolina è cosa rara. L’ultima me l’ha spedita Manuel da Singapore e la conservo come un cimelio. In uno scatolone in cantina ne conservo parecchie: di familiari, amici, compagni di scuola. Sono datate e forse dovrei privarmene. Però sono documenti di un tempo che ho vissuto e fanno parte della mia ‘avventura umana’. Chiudo, ricordando la canzone Una cartolina, di Marisa Sannia (1966). Da risentire. 📭
Omaggio a Grazia Deledda
Conosco Grazia Deledda dai tempi del Liceo e la mia ammirazione è rimasta inalterata. Ho letto diversi romanzi dell’unica donna italiana Nobel per la Letteratura nel 1926. Canne al vento è ritenuto il suo capolavoro, ma io preferisco La madre, romanzo intimista del 1920, uscito l’anno prima a puntate su un giornale. Del resto la grande scrittrice sarda (Nuoro, 27 settembre 1871- Roma, 15 agosto 1936) aveva iniziato giovanissima la carriera letteraria, pubblicando racconti su riviste, ottenendo il primo successo con il romanzo Anime oneste (1895). In età scolare aveva ripetuto l’ultima classe elementare non per demerito – allora le bambine non proseguivano gli studi – ma perché ritenuta dalla sua maestra ‘intelligentina”. Da autodidatta è arrivata al Nobel per la Letteratura, con la motivazione: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale”. Dal 1985 su Venere c’è un cratere dedicato a lei, grazie all’associazione americana “National Organization for Women”, onore che condivide con altre figure illustri della storia, delle arti e delle scienze. Attaccatissima alla sua terra, fu sepolta per suo desiderio nel cimitero del Verano in una tomba a forma di nuraghe. Successivamente, nel 1959 le sue spoglie furono traslate nel cimitero di Nuoro, nella Chiesa della Solitudine. La parola solitudine si addice bene alla Deledda, scrittrice riservata e attenta alle sfumature dell’animo umano. Attualissima direi: nel succitato romanzo La madre, la protagonista, madre di un prete innamorato di una parrocchiana muore in chiesa per il timore che l’intreccio venga svelato. Grande anima, accostata a Verga e agli scrittori russi. Da leggere e rileggere.
‘Anche i grandi piangono”
Maria Soave e Tiberio Timperi mi fanno compagnia di primo mattino con la trasmissione “Uno mattina” su Rai 1, in onda dalle sei per circa un paio d’ore. Nel mentre faccio colazione, rifocillo i gatti, apro gli scuri e ricevo i primi saluti sul tablet, uno dei quali mi ricorda che oggi è Santa Teresa, protettrice degli ammalati, dettaglio che si collega col seguito del mio dire. Se la notizia mi interessa, mi fermo e prendo nota. Oggi tocca a Vittorio Sgarbi (nato a Ferrara, l’8 maggio 1952) noto critico d’arte eccetera, del cui precario stato di salute avevo letto. Dopo il ricovero per depressione, ritorna in pubblico per votare nelle Marche, visibilmente provato, tanto che la figlia Evelina sostiene che il padre non sia in grado di amministrare da solo il suo patrimonio e quindi necessiti dell’amministratore di sostegno. “Anche i grandi piangono” è verità sacrosanta, ma non intendo parlare di Sgarbi, quanto piuttosto soffermarmi sull’amministratore di sostegno, figura coinvolta in diverse situazioni familiari con al centro una persona fragile. Ho rischiato di farlo anch’io per mia mamma, deceduta anzitempo. Sarebbe bene pensare in anticipo – nell’eventualità di averne bisogno – alla persona che potrebbe farlo, perché è possibile indicarla. L’uscita di scena è un argomento tabu, eppure da considerare. Nominato dal giudice tutelare, l’amministratore di sostegno assiste e rappresenta il beneficiario, tenendo conto dei suoi bisogni e desideri. Compiti non da poco, considerato che deve sempre rendere conto delle sue attività al giudice e alla famiglia della persona assistita. Argomento tosto ma vitale per diverse famiglie. Auguri a Sgarbi e a quanti ne hanno bisogno.
Il meglio deve ancora arrivare
Ultima domenica di Settembre, oggi trovo lo spunto per il post nell’ultima pagina del Corriere, nella Controcopertina, che titola: Al netto di cataclismi bellici (oggi preoccupanti) e sanitari (ricordate il Covid?), la sfida riguarda “4 i”: invecchiamento, immigrazione, impatto ambientale, innovazione. Ecco come potrebbe finire. I suddetti argomenti saranno oggetto di attenzione al PIANETA TERRA FESTIVAL, in programma dal 2 al 5 ottobre p.v. a Lucca, diretto dal professor Stefano Mancuso. Giunto alla quarta edizione, il festival si concentra su temi legati alla sostenibilità. Io non mi occupo di Scienza, ma posso dire qualcosa sul primo argomento, dato che sono serenamente in pensione dal 2015. Ho superato i 70 anni e mi considero una “giovane anziana”. Oggi il requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia (con almeno 20 anni di contributi versati) è di 67 anni. Al di là dei numeri e delle varianti che influiscono sull’uscita di scena lavorativa – non ultimo lo stato psico/fisico – intendo dire la mia riguardo il periodo benedetto della pensione, che può essere vissuto come una stagione speciale, pur di arrivarci preparati. La sottoscritta si era preparata eccome alla pensione. Ricordo che pensavo al blog – mio intrattenimento quotidiano- a come farlo e gestirlo. Ai miei colleghi avevo donato un Diario dell’ultimo anno di servizio, sottotitolato Di buon grado me ne vado. Non tutti vanno in pensione a cuor leggero, pensando di non aver altro da dare o da ricevere. Ma si sbagliano, perché il meglio deve ancora avvenire!
Caduta delle foglie 🍁
Oggi giornata autunnale, con tutti i segni del caso. Manca il sole che non dispero farà capolino più tardi. Il Fico selvatico che si è instaurato spontaneamente al centro dell’aiuola con le Ortensie si sta lentamente spogliando. Ha prodotto frutti non commestibili, ma fogliame in abbondanza che è stato una manna dal cielo per ombreggiare i fiori durante la calura. Ma ora è iniziata un’altra fase vegetativa: le foglie cadono e si appiccicano per terra, oppure si sparpagliano per ogni dove. Lo spettacolo del foliage è appena abbozzato. Prelevo una foglia gialla da terra e la osservo: mi ricorda la forma di una mano e nel mio immaginario le attribuisco un’anima con cui interagisco. Anzi, mi escono dei versi che dedico alla caduta delle foglie, metafora del viaggio che ognuno fa verso l’uscita di scena, evento inarrestabile e malinconico. FOGLIE LENTE Le foglie del fico/cadono lente/verso il garage/per comunicare/che è giunta/l’ora di andare./Assomigliano/al palmo delle mani/umido di tribolazione/verde, giallo o marrone./Una ne raccolgo/e tento una comunicazione./Profumata foglia/ di fico, cosa vuoi/che ti dico?/Dispiace partire/è legge universale:/ti terrò dentro il giornale.// La trasformazione fa parte della vita. Il filosofo greco Eraclito sosteneva il “panta rei”/tutto scorre per sottolineare che ogni cosa è in un perenne stato di divenire. Umani e foglie compresi.
Grazia concessa a Gabriele
Il Presidente Sergio Mattarella concede la grazia a quattro persone, tra le quali Gabriele Finotello che il 22 febbraio 2021, allora 29enne, aveva ammazzato al culmine di una lite il padre Giovanni, di 56 anni, ubriaco. L’articolo del Corriere a pag.19 precisa che la madre e il fratello minore erano già andati via di casa per sottrarsi alle vessazioni del familiare, dedito all’alcol. Gabriele era rimasto ‘in famiglia’ per aiutare il padre a disintossicarsi. Condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione, arrivata la grazia, il residuo di pena si estingue. Certo Gabriele non dimenticherà ciò che è successo. Allora lavorava come Oss agli Istituti polesani di Ficarolo. Dato il lavoro in ambito sanitario, suppongo fosse bendisposto con le persone in stato di disagio. Purtroppo il padre ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Col senno di poi, immagino che la tragedia familiare non sarebbe successa, se anche lui come la madre e il fratello minore se ne fosse andato di casa. La sua generosità nel voler seguire il padre in un percorso di disintossicazione gli è costata cara e temo lo segnerà per tutta la vita. Spero di sbagliarmi. Il Presidente Mattarella ha avuto delle buone ragioni per concedere il provvedimento di clemenza che gli consentirà di riprendersi in mano la vita.
Quasi Autunno
Il 22 settembre coincide con l’equinozio d’autunno, finisce l’estate astronomica e cambia la stagione. La luce e il buio saranno approssimativamente uguali in tutte le parti del pianeta. In Italia saranno le 20.19 e non so se i grilli canteranno ancora. Archiviata l’estate, mi preparo ad accogliere la nuova stagione molto cantata dai poeti, metafora del cambiamento. Al di là degli aspetti fisici, il periodo autunnale riveste un significato simbolico profondo, rappresentando un tempo di contemplazione e di bilanci che invita a rallentare. Questo aspetto mi piace molto e cerco di valorizzarlo. Contrariamente all’idea comune di declino, il significato etimologico deriva direttamente dal latino autumnus, indicando una stagione ricca e feconda, di abbondanza e di raccolto. Castagne, zucche e arance sono i prodotti tipici della stagione autunnale, dominata dai colori caldi e profondi. Anche il mio melograno si sta vestendo a festa. Quanto al raccolto materiale, molte prugne e zero uva fragola. Forse la vite si è presa un anno sabbatico oppure sta morendo, spero di no! Ho fatto qualche esperimento orticolo con discreta soddisfazione. Ma il prodotto autunnale più atteso, è la mia 14esima creatura letteraria, Amici Inaspettati con festoso abbaiare di cani.
Ultimo post a 4 mani: Ritorno a casa
Bentornato Manuel e buon compleanno! Mi emoziona l’idea di rivedere il mio giovane amico, dopo un anno trascorso in terra australiana, carico di esperienze, foto e diari di viaggio. Compiere 25 anni a casa è un bellissimo regalo che si è fatto da solo perché “Sicuramente mi sento più forte di prima e ho qualche certezza in più soprattutto su cosa non voglio fare”. Mi manda una foto dall’aeroporto di Singapore con il papà Enzo e la sorella Gaia, tutti e tre radiosi. “Sono contento di essere tornato non da solo, ma in compagnia di mio papà e di mia sorella” che sono andati a ‘riprenderlo’ dopo una sosta presso numerosi parenti e la visita di posti straordinari. Gli chiedo quante volte abbia preso l’aereo quest’anno. “16 volte in totale” è la spiazzante risposta, seguita da “adesso per un bel pezzo non voglio saperne più di manco un aereo”. Atterrato a Milano (ieri) alle sette, nella via del ritorno scrive: “Mi fa strano vedere tutte le scritte in Italiano e poi eventualmente in altre lingue – però è bellissimo – guardarmi intorno, vedere cose che assomigliano a casa… (risata) anche vedere che la guida è a destra, come era strano che in Australia fosse a sinistra”. Anticipando una domanda che molti gli faranno, riconosce che: ‘L’Australia è sicuramente una terra ricca di esperienze e opportunità, ma anche lì non tutto è perfetto e su alcune cose avrebbero solo da imparare da noi. Su altre, dovremmo noi essere là a prendere nota di come fare”. Non c’è dubbio che in Australia il germoglio sia diventato un raffinato fiore. Ma per la soddisfazione mia e delle numerose persone che lo apprezzano e gli vogliono bene, confortante che dica: “È stato un bell’anno, sono orgoglioso di quello che ho fatto e felice di come è andata in generale. Ma sono contento di essere di nuovo in Italyyyy!”
Attualità di Orazio
Una ventata di Latino mi scuote dal torpore mattutino. È la celebre frase del poeta Orazio Graecia capta, ferun victorem cepit et artes intulit agresti Latio tradotta in La Grecia presa, prese il fiero vincitore ed introdusse le arti nel rozzo Lazio. Orazio in una sua Epistula ironizza sulla conquista romana della Grecia, avvenuta il 146 a.C. Da liceale ho sentito e tradotto questa frase diverse volte. La risento stamattina perché usata come congedo da Mediobanca da Alberto Nagel, dopo 34 anni. Non entro nel merito della cultura bancaria che non mi compete, ma mi attrae il concetto di fondo della frase sul potere della cultura e della conoscenza, più duraturi delle armi. In altre parole, la superiorità culturale grazie alle arti, alle lettere e alla filosofia alla fine ha la meglio sul potere politico e militare. Sembra una ricetta facile, ma purtroppo disattesa in tempi di guerra diffusa. Quinto Orazio Flacco (65 – 8 a.C.), uno dei più importanti poeti latini dell’età augustea, nato da un padre liberto (schiavo divenuto libero) esprime nelle sue opere Odi, Satire, Epistule la filosofia basata sulla ricerca dell’equilibrio denominato aurea mediocritas, affascinante obiettivo anche per me. Sua è la locuzione Carpe diem ovverosia cogli l’attimo, perché il futuro è incerto e la vita è breve. Il mio autore preferito. Non sarebbe male rivisitare i Classici, portatori di cultura in ogni ambito.
