Ho acceso la stufa. Un po’ più tardi rispetto agli anni passati, forse per un tentativo di prolungare la bella stagione. Comunque da un paio di settimane, alla sera funzionano i termosifoni e quando mi distendo sulla poltrona relax uso una copertina termica su cui si accomodano Grey e Pepita, così ce la godiamo in tre. In camera ho un cronotermostato che temevo fosse bloccato, ma con la bassa temperatura notturna si è ‘aggiustato’, regalandomi il teporino assai gradito alle ossa. Però riconosco che il calore della stufa è tutta un’altra cosa. Vedere la legna ardere e sentire l’odore spandersi per le stanze è un valore aggiunto. La mia è una stufa in maiolica refrattaria di colore beige, regalo di mia mamma per l’ingresso nella casa nuova (che risale al giugno 2000). Riconosco che riscaldarsi con la legna conferisce all’ambiente un’atmosfera intima, che rinvia al passato. Ricordo il ‘larin’ della nonna materna Adelaide che in dialetto significa focolare, riferito al luogo di ritrovo della casa dove si accendeva il fuoco. Scopro che il termine ha anche un altro significato: rinvia a Lar, una città persiana e alla moneta utilizzata – un tondino d’argento di circa 10 cm – nelle aree dell’Oceano Indiano. Mi tornano alla mente i Lari, gli spiriti protettori della casa e i Penati, protettori della famiglia nel culto romano. Ovverosia le anime degli antenati defunti che vegliavano – e spero continuino a vegliare – su di noi. 🙏
Categoria: Tempo
La forza interiore dell’Amaryllis
Mi piacciono tutti i fiori, soprattutto le bulbose. Ho ereditato la ‘passione’ da mia madre, da mio padre l’attitudine a fotografarli. Di mio ci aggiungo il desiderio di dedicargli qualche verso. Dentro e fuori casa ne ho molti. Tra gli ultimi, dei bulbi di Giacinto comprati al mercato. Messi in acqua, hanno emesso le radici e tra un po’ spunteranno le gemme. Circa dieci giorni fa, mio figlio mi ha regalato un Amaryllis acquistato al supermercato. Di giorno in giorno si è allungato e ora sta sbocciando. Ne intravedo il colore rosso tenue. A breve sarà una meraviglia! Ma ciò che più mi piace, non è il prodotto finale – di innegabile bellezza – bensì il percorso di crescita, un incitamento alla tenacia della vita che si fa strada. Una lezione della natura. Credo che uno psicologo potrebbe aggiungere altro. Io aggiungo che coi fiori ci parlo e li bacio pure. Va da sé che non mi rispondono, però la corrispondenza c’è ed anche il feeling. Del resto perfino Dante, il padre della nostra letteratura considerava i fiori una delle tre cose rimasteci del paradiso. Tornando all’Amaryllis, il suo significato deriva dal nome greco che significa ‘risplendere’ e dall’aspetto maestoso del fiore che sboccia su un lungo stelo. È associato alla forza interiore e alla tenacia che ci permettono di perseverare, nonostante le avversità e i momenti negativi. Tanti Amaryllis a chi ne ha bisogno!
Superluna/ Diva Lucente
Oggi è il giorno della Superluna, la cosiddetta “Luna del castoro’ come la chiamavano i nativi americani, la più grande e luminosa degli ultimi sei anni, la Luna Piena più imponente dell’anno, ma anche la più vicina alla Terra dal febbraio 2019. Si troverà a circa 356.980 km rispetto alla media di circa 384.000, quindi apparirà più grande rispetto a una Luna piena standard. Lascio alla mia collega di Scienze eventualmente intervenire. Io rimango una ‘romantica’ che scrive e mi piace considerare la Luna una confidente. Inoltre, che sia questa Superluna più vicina alla Terra mi dispone a colloquiare con lei, immaginando che ascolti. Gli scienziati rideranno, ma io mi libero. In casa ho tre calendari dove annoto impegni e scadenze: tutti e tre riportano il simbolo della luna piena, quindi sull’evento non ci piove. Diverse sono le poesie composte dai poeti per il nostro satellite naturale. Ne cito alcuni: Leopardi, Baudelaire, D’Annunzio, Neruda… Alda Merini e chissà quante composizioni giacciono nei cassetti. Ieri sera io ho composto la mia, con cui chiudo. DIVA LUCENTE Algida e dorata/guidi il corteo/delle stelle tue ancelle/nel firmamento blu/mentre quaggiù/è facile inciampare/tra buche e margherite/che causano ferite./ La visione privilegiata/ti consenta, Diva lucente/d’essere indulgente/con chi è sofferente//.
Terapia salutare
Lunedì sempre di corsa, ma per fortuna c’è il sole che stende una patina dorata sul paesaggio e solleva l’umore. Rapida sosta al bar, dove faccio la seconda colazione dentro, quasi in tranquillità perché la maggioranza dei clienti sta fuori, a godersi il tepore ritornato. La consumazione arriva in un baleno, con lo scontrino dove leggo in stampato minuscolo il mio nome, ada. Evidentemente sono una habitué, nota anche all’ultima cameriera arrivata, una gentile ragazza con la coda laterale. Ho poco tempo, seleziono ciò che mi può ispirare. “La lingua batte dove il dente duole” ed io sono attratta dalla letteratura che mi viene offerta su un piatto d’argento da Alessandro D’Avenia. Nella sua rubrica ULTIMO BANCO cita un autore a me molto caro, Blaise Pascal che nei Pensieri diceva: “L’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: non riuscire a starsene tranquilli in una stanza”, concetto quanto mai attuale oggi, aggrediti da un eccesso di stimoli e anche da presenze ingombranti. Al frastuono mutevole del mondo, lo scrittore risponde con una passeggiata in montagna, “immerso nella lezione magistrale dell’autunno”. Terapia ottimale per ritrovare se stessi, in un luogo tranquillo e accogliente.
Foglie e Defunti
Novembre, tempo di foglie e di nebbia, come quella che ho visto stamattina, appena aperti i balconi: un velo sul paesaggio che mi ha intristito. Le foglie verdi e gialle ai piedi del Nocciolo mi hanno strappato un mesto sorriso, perché le ho comparate alle persone defunte: maschi, femmine, giovani, vecchi… nomi e volti che si sovrappongono, alcuni molto cari. “Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace” è una frase di Sant’Agostino sulla morte che immagino adottata dalle amiche Zulay, Gianna, Marta… prematuramente passate nell’aldilà, insieme con parenti, conoscenti, persone note o comuni. Il dopo riguarda tutti, ma rimane sullo sfondo, forse per sdrammatizzare, oppure confinare il più tardi possibile la dipartita. Ho scritto una poesia al riguardo, intitolata Dopo che considero un testamento spirituale e mi ha restituito un po’ di serenità. Comunque l’argomento rimane nel complesso un tabù, trattato con leggerezza soltanto dagli artisti, pittori e poeti soprattutto. La Natura, se interpellata francescananente può dare una mano. Come dice il poverello d’Assisi: “Laudato sii, o mio Signore/per sora nostra Morte corporale,/dalla quale nessun uomo vivente può scampare./ Il resto del Cantico delle Creature lo lascio al lettore, se crede.
Coriandoli e petardi…prima dei ceri 🕯️
Primo Novembre, festa di Ognissanti. Impossibile scordarlo, perché i saluti mattutini su WhatsApp rifuardano tutti questa giornata, dedicata a chi è trapassato. Un corteo di macchine tra poco raggiungerà il cimitero, a due passi da casa mia. Anzi, di norma sento le preghiere e i canti che il celebrante diffonde col megafono. È un evento insolitio, una sorta di festa per ricordare i cari defunti. Ogni famiglia ne ha e ciascuno si collega con l’aldilà in qualche modo. Da laica dubbiosa, io invidio chi ha fede e mi auguro che l’aldilà sia più accogliente della vita terrena, in parte commedia e in parte tragedia. Mi viene spontaneo richiamare I Sepolcri di Ugo Foscolo, poema affascinante dove il poeta sostiene che le tombe servono ai vivi. Ecco, per me il cimitero ideale è dentro il cuore delle persone, al netto di fiori e lumini. Ricordo un’anziana e buona vicina di casa che andava in cimitero più volte al giorno, per rendere omaggio al marito defunto. Io ho in casa diversi ‘altarini’ con foto di mia mamma Giovanna. In studio mi sorride Gianna De Paoli, la mia coetanea e collega di Lettere mancata il 2.05.2014. Quando la guardo, mi sento meglio, come rassicurata che sta bene dov’è. Comunque, che sia un giorno di festa lo hanno anticipato i coriandoli – proprio quelli che si usano a carnevale – gettati oltre il cancello ieri sera dai ragazzetti in ‘missione dolcetto/scherzetto’. Piuttosto dei petardi…
Halloween e Ognissanti
Oggi ultimo giorno di Ottobre che toglierei dal calendario, se fosse in mio potere. Quando avevo i cani, Luna e Astro, dovevo chiuderli nella panda color pavone dentro il garage per preservarli dai botti. Abitando in prossimità del cimitero, era tutta una esplosione di petardi, alcuni anche assai pericolosi. Andava meglio se pioveva, come mi auguro stasera. Le telecamere finalmente posizionate, forse scoraggeranno i festeggiamenti per halloween, festa pagana che non ci appartiene. Ma non mi salverò dal campanello e dal petulante ‘dolcetto o scherzetto’. Ammetto di essere diventata fastidiosa, però il clima riflessivo sul tema morte è andato a farsi benedire. Passi per le zucche decorate che hanno un bel colore, ma bare e fantasmi no. Tra l’altro, in questa data venne a mancare per tifo, tanti anni fa la 19enne zia materna di cui porto il nome, seguita a ruota dalla sorella Lina, di 17 anni. Un doppio lutto familiare che tutt’ora mi impressiona, aggiunto alla mestizia per tutte le persone giovani che vengono a mancare improvvisamente. Per Ognissanti preferisco l’intimità e l’introspezione. Tra i vari messaggi di stamattina, mi trova d’accordo e riporto il seguente: Tutta la mia stima per chi ad Halloween non organizza niente e si gode la serata in pigiama. Complimenti a chi lo ha pensato e a Mariuccia che me lo ha inviato.
Roberto Bolle: disciplina e bellezza
È stata conferita la laurea magistrale honoris causa in comunicazione a Roberto Bolle dall’Università degli studi di Firenze. Viene concessa per meriti eccezionali e straordinari in un determinati campo ed ha lo stesso valore legale di una laurea ordinaria. Nessun dubbio che il famoso ballerino se la sia meritata. Con il tocco sul capo e indosso la toga, legge un emozionante discorso, durante il quale ricorda con gratitudine Rudolf Nureyev – che incontrò a soli 15 anni – e con commozione i suoi genitori Mariuccia e Luigi. Mi sono appuntata alcuni passaggi letti dall’etoile: “La danza mi ha insegnato la disciplina del corpo, ma anche dello spirito. Più comprendiamo, più conosciamo, più diventiamo liberi. La cultura è un atto d’amore”. Parole intense ed eleganti espresse da Roberto Bolle, considerato uno dei ballerini più famosi della storia della danza. Il suo fisico scolpito è il risultato di anni di allenamento costante e di una disciplina alimentare rigorosa. Vederlo danzare è una meraviglia. L’artista è attivo in molte opere socio-culturali ed è Ambasciatore Unicef per la promozione dei diritti dell’infanzia. Lunga vita a Lui che a cinquant’anni compiuti (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) ha ancora molta bellezza da diffondere, dentro e fuori.
Sulla Solitudine
Lunedì è il giorno preferito della settimana, dedicato alla spesa, dopo la lettura del quotidiano. Tra una cosa e l’altra torno a casa tardi, verso mezzogiorno. Di norma, alle quattordici posto il post. Se non l’ho già pronto, devo stringere e fare tornare i conti. Non ho padroni e nessuno mi opprime, ma ci tengo a rispettare la mia tabella di marcia. Orbene, oggi trovo lo spunto, leggendo sul tablet che domani 28 ottobre esce il libro di Daria Bignardi Nostra Solitudine (Mondadori), non intesa come privazione bensì uno stato da cui trarre giovamento. Alla fine del libro la scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica riporta il verso di Emily Dickinson ‘Sarei forse più sola senza la mia Solitudine” che trovo molto efficace per rendere l’idea che si tratta di una condizione da cui si può ricavare benessere, se non proprio felicità. Insomma, la solitudine è una buona amica perché è l’unica che non ci lascia mai. Di certo comprerò il libro, a scatola chiusa perché intuisco di trovarci ciò che cerco: la condizione indispensabile per creare, che si tratti di scrirrura, pittura o qualunque espressione artistica. Ne consegue che io ho bisogno di stare sola per produrre le mie storie, racconti, poesie e perfino il post odierno. A costo di risultare poco ospitale. Vivendo da sola, ma non isolata devo anche occuparmi dei gatti, dei fiori, della gestione della casa e di me. Se devo scegliere tra un pranzo che mi appesantisce e una immersione letteraria che mi alleggerisce, è chiaro da che parte sto.
Foglie ottobrine
FOGLIE OTTOBRINE Raffiche di vento/disperdono per il giardino/foglie di ogni colore/ giallo verde marrone/ attraente gioco per il gattino. /Facile raccoglierle con la scopa,/ versarle poi nella vaschetta/ per conferirle infine nel bidone/ risulta un’azione imperfetta/ perché l’agile felino ci si tuffa,/ provocando un crepitio/ simile a un ciocco nel camino./ Come potrei rimproverarlo io?/ Ammiro del gatto la curiosità/ e la capacità di divertirsi con poco./ Generose foglie ottobrine/ verdi, gialle, marroni/ disposte a giocare/ sotto i polpastrelli di Fiocco/ un soffio prima di andare//. Ultima domenica di Ottobre, stavolta il post inizia con la poesia che ho scritto venerdì, dopo aver raccolto una marea di foglie sparse per il giardino e l’accesso al garage. Del Fico soprattutto, ma anche della Rosa rampicante, del Melo, dell’Albicocco e del Susino. Fiocco si è divertito e io ho partecipato al ‘cinema’, congratulandomi con la Natura che riesce sempre a stupire, persino quando i suoi elementi stanno per essere archiviati. Tra l’altro la parola foglia mi è cara, perché entra nel titolo del mio romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio, uno dei primi. Spontaneo per me ricordare anche la canzone La vie en rose, scritta, interpretata e portata al successo da Edith Piaf nel 1945. Una delle canzoni francesi più famose al mondo. Merito dell’interprete… ma anche delle foglie e del loro significato simbolico, legato ad armonia ed equilibrio. 🍂
