Non mi stupisce che settimanali e quotidiani parlino di Tina Anselmi, di cui stasera, su Rai 1, ore 21.30 andrà in onda il film biografico TINA ANSELMI – UNA VITA PER LA DEMOCRAZIA. Avevo letto tempo fa che si stava girando il film sulla sua vita a Castelfranco dov’era nata nel 1927 e nove è morta nel 2016, personaggio molto importante che ha lasciato un’impronta nella vita politica italiana: prima donna ministro – del Lavoro e della Sanità – dopo 115 anni dall’Unità d’Italia e con 886 ministri maschi. Partigiana 17enne, sindacalista, deputata della democrazia cristiana, nel 1981 presiede la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2. Sul CORRIERE DELLA SERA di ieri, nella pagina Ritratto d’Autore, l’autore dell’articolo ricorda che la Anselmi era soprannominata ‘Tina Vagante’, in riferimento alla percezione di ‘pericolosità’ che poteva diffondere tra i colleghi per le sue doti e la sua intransigenza. Un curriculum straordinario che non le impediva di ascoltare chi le chiedeva udienza, per qualunque motivo. Come successe a Elisa, figlia della mia amica Marcella che nel 2001 la intervistò sulla Resistenza e sul suo ruolo di partigiana, col nome di battaglia Gabriella. L’ esposizione che ne fece al colloquio orale per la Maturità le valse un bel cento. So di altre udienze concesse a persone che conosco, risoltesi con successo. Credo che l’onorevole Anselmi fosse molto portata per l’ascolto, abilità piuttosto desueta tra i politici. Mi sarebbe piaciuto conoscerla di persona ma è comunque entrata nella rosa delle mie persone di riferimento per essere stata innovativa, coraggiosa, anticonvenzionale in un periodo un cui le donne erano confinate in casa e apprezzate per fare figli. A proposito, nell’articolo di Valerio Millefoglie su il venerdì di Repubblica, leggo che aveva un fidanzato, morto per tubercolosi a 24 anni. Se fosse diventata madre, immagino si sarebbe distinta anche in quel ruolo. Grande Tina, a stasera!
Categoria: Tempo
Compleanno speciale
Oggi 21 aprile, compleanno speciale di Roma Capitale! La città eterna compie la bellezza di 2776 anni, portati piuttosto bene. Secondo la leggenda, fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. Credo che i miei ex alunni se lo ricordino, perché era una data che amavo sottolineare. Quanto allo stato di salute, dovrei chiedere ai residenti, tipo a mia nipote Cristina che però ci abita da poco ed è spesso in viaggio per lavoro. Io ci sono stata in gita scolastica – poteva essere il 1970 – e di passaggio verso Napoli, meta finale. Ricordo il giro in pullman delle vestigia romane, peraltro senza scendere perché pioveva a dirotto. Mi sento legata emotivamente alla Roma antica, rappresentata da Cesare e Ottaviano Augusto in ambito politico e dai poeti Orazio, Ovidio, Virgilio e Catullo in letteratura. L’influenza degli studi classici permane. Quanto alla Roma moderna, andrei cauta a farmi prendere dagli allettanti inviti turistici. Ribadisco di essere piuttosto sedentaria. Ultimamente mi scopro anche insofferente per il traffico caotico e la confusione. Sono certa che la capitale offre un sacco di attrattive, sia professionali che culturali. Tuttavia, al momento preferisco immaginarmela da casa dove godo momenti di tranquillità garantita dall’ambiente ‘agreste’. Adesso che ci penso, credo sia un deterrente – ma parlo per me – il fatto che ospiti la sede del parlamento e del governo italiani, con tutto il gran via vai di politici, non tutti beneintenzionati allo stesso modo. Che la premier Giorgia Meloni sia una donna mi fa ben sperare, se la lasciano fare. Ho sentito che stamattina ha ricordato il super compleanno della vetusta città, che deve tirar fuori tutto il fiato per soffiare sulle strepitose candeline. Io ci scherzo un po’, ma so che gli stranieri ci invidiano le città millenarie. Dovremmo, me compresa, sostenerle di più: non solo per il fascino antico, ma per essere, prove alla mano un faro di civiltà.
Buona Pasqua
Domenica di Pasqua, cielo terso e aria frizzante. Ho fatto delle foto alle mie piante in fiore, pensando a un augurio adeguato. Ho perfino cercato suggerimenti nell’Aforismario di internet, senza soddisfazione: volevo qualcosa che corrispondesse a quello che sento. Infine ho trovato la risposta osservando la foto, illuminata dalla luce e mi è venuto il seguente augurio: Che la luce della Pasqua dissolva le ombre e doni l’energia per colorare il presente. Tutti abbiamo ben chiaro quali siano le ombre attuali, personali e mondiali. Se possiamo lenire un poco quelle private, per riportare la pace ci vorrebbe l’intervento divino, oppure un rinsavimento globale al momento latitante. Io trovo conforto nell’arte, mia e degli altri. Le parole sono la vitamina che assumo e propongo. È un grande dono che mi fa Marta di trascriverle per portarle a Pio, l’anziano padre e alla 90enne zia Natalina, ricoverata: il passaggio da me a loro richiama il significato della parola pasqua – pèsah in ebraico – che significa passare e sono onorata di poter passare qualcosa di mio agli altri, per condividere e/o alleviare una pena. Anche mia nipote Cristina ravvisa la bellezza dietro le parole illustrate dalla foto, così la sento vicina anche se sta a Roma. Magari dopo aver postato le mie riflessioni, arriverà qualche altro commento a rendere sostanziosa la tavolata…non quella materiale da cui rifuggo, ma quella delle persone che sono in consonanza con me, un piccolo sodalizio di cui sono fiera. Ovviamente auguro buone libagioni a chi le gradisce e a chi si fa in quattro per trattenere gli ospiti. In questo settore sono proprio controcorrente. Mi bastano le uova sode delle gallinelle di Marta e il ramoscello d’ulivo di Rossella. Il sole, i fiori e i colori fanno il resto. Buona Pasqua a tutti!
Post compleanno
Oggi mi soffermo sugli effetti collaterali del compleanno, scadenza costante che ieri ho voluto sottolineare, data la ‘ragguardevole’ cifra tonda. Due ore trascorse in piacevole compagnia, addolcite dai pasticcini e abbellite da molti fiori. Ma non sono i doni, sebbene graditi gli effetti collaterali che intendo evidenziare, quanto lo stato di benessere raggiunto che mi viene sottolineato. Ho girato a dei contatti alcune foto scattate durante l’incontro: Il tuo volto sereno circondata da ciò che ami mi rallegra, scrive mia nipote da Roma e un caro collega dalla Sardegna dice che nell’isola dei centenari, a 70 anni rientrerei nella categoria delle ‘giovincelle’: poesia! Obiettivamente sono serena e mi sento giovane dentro, un traguardo che mi sono costruita strada facendo. Non è sempre stato così: anch’io ho avuto alti e bassi dell’umore, ho affrontato disagi, mi sono messa in gioco in varie occasioni. Sono anche stata fortunata, ma ho sempre pensato che dopo sarebbe stato meglio di prima, se avessi mantenuto la barra del timone. Oggi raccolgo i frutti della mia semina, con un po’ di reverenziale timore di dover strappare qualche erbaccia. Se qualcuno mi fa i complimenti perché ravvisa dietro le lenti che mi sono data da fare, beh è una bella soddisfazione, anzi il regalo più prezioso che mi viene consegnato su un piatto d’argento, non richiesto e rivitalizzante. Quanto al numero di primavera, orgogliosa di portarle, bendisposta di caricarmene altre sulle spalle. Gli ingredienti del mio benessere partono da lontano, trasmessi dai miei genitori e rafforzati dalla scelta di coltivarli: fiori, gatti, parole, indipendenza, relazioni. Un mix niente male che mi caratterizza. Ognuno ha da farsi amico il proprio, perché tutti custodiscono un tesoro.
Ciao inverno
Ultima domenica d’inverno, ormai la primavera è alle porte: basta solo che tolga la maschera! Sono stata a salutare la mimosa che tre settimane fa stava per sbocciare e ora è esplosa, uno spettacolo, un pieno di energia vitale che consente di ricaricare le pile. Mi sto appropriando del paesaggio dove vivo da oltre vent’anni, senza essermi resa conto degli suoi angoli più belli, dove proliferano i fiori e cantano gli uccellini. È proprio vero che Non è mai troppo tardi, se si mantiene la curiosità e la voglia di stupirsi. Rientrata dalla passeggiata, mi godo il resto del pomeriggio sotto il portico, tra il canto dei canarini e il rumore stridulo della sega che sta tagliando tronchi a circa duecento metri. Quando ci sono passata vicino, dal sentiero che costeggia il cimitero le mie narici hanno gustato l’odore del legno appena tagliato che mi ricorda il fuoco amico della stufa tuttora in funzione di sera. Prima che il sole tramonti, faccio un giretto per il giardino e fotografo ciò che mi sorprende: le viole, i giacinti, qualche piccola giunchiglia, un pezzetto di eden che mi procura benessere. Rimane l’incognita acqua. Intanto riciclo quella che posso, però ho visto che sono morte due piante di ortensie e la siccità potrebbe essere la causa. D’altro canto sto ospitando piante e fiori nati da soli. Qualche talea di geranio ha attecchito, pur non avendo il pollice verde. A proposito di fiori, prediligo le bulbose, forse per un felice ricordo della mia infanzia quando mio padre mi immortalò in mezzo ai narcisi sul monte Tomba. La foto, in bianco e nero, chiude la mia silloge di foto-poesia Natura d’oro, reperibile su Amazon. Se mi torna tra le mani la posto.
Anzianità
Quando sono a corto di idee per scrivere il mio post quotidiano, cerco ispirazione nel CALENDARIO FILOSOFICO 2922/2023 che mi sono regalata a Natale. Leggo le massime di un mese e metto un puntino verde col pennarello su quelle meritevoli di riconsiderazione. L’attenzione cade su una che mi sembra appropriata per festeggiare diversi compleanni che cadono in questo mese, compreso il mio. Il pensiero è di Henry Ford, l’imprenditore statunitense fondatore della omonima casa automobilistica: Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua a imparare resta giovane. So poco di questo signore, ad eccezione che ha introdotto la catena di montaggio in fabbrica, con tutto ciò che ne è seguito. Però deve essere stato un abile pensatore, dalla raccolta delle frasi che gli vengono attribuite, compresa questa: Pensare è il lavoro più arduo che ci sia ed è probabilmente questo il motivo per cui così pochi ci si dedicano: tagliente e acuto! Sono convinta che imparare sia una necessità – e un piacere – che si impara da piccoli e continua nel tempo, diventando una costante. Per questo ho una spiccata simpatia per le persone anziane che si mettono ancora in gioco con le loro abilità e che collaborano con i giovani, in uno scambio di emozioni e di competenze. Sarà che ho perso i nonni da bambina, ma invidio cordialmente chi li può ancora frequentare, come Manuel la nonna Gina che insieme hanno fatto i crostoli. Gli anziani creativi sono poi il mio modello: che dipingano e recitino poesie come Pio, ricamino o cantino come nella trasmissione ‘The voice senior’ fa lo stesso: ciò che apprezzo è che vivano la loro stagione al meglio, dando ciò che possono dare. E dopo una vita lunga e piena, frutti da raccogliere ce ne sono in abbondanza.
Sabato soleggiato
Sabato soleggiato e sempre un po’ di corsa, perché dedico la mattina alla messa in piega e affido la mia testa a Lara che se ne prende cura da anni con passione. Quando salgo in macchina verso mezzogiorno dovrei spogliarmi, perché l’abitacolo esposto al sole si è trasformato in una sauna, parola già di per sé predisponente alle cure termali, di buona memoria. Il tempo di arrivare a casa e mi metto al sole con le braccia scoperte: sentire il tepore sulla pelle, dopo l’inverno è un vero piacere, condiviso anche dai micetti che si arrampicano sulla pergola del glicine, di cui riprendo possesso anch’io. Attorno al tronco aggrovigliato ci sono dei cespi di viole che diffondono un profumo delizioso. Mia madre ne usava uno chiamato Violetta di Parma e nell’associazione intravedo un messaggio di continuità. Quasi silenzio assoluto, rotto dal rombo di un paio di moto da cross, fuoriuscite dai campi vicini. Talvolta, dall’alto giunge il rumore lontano di un aereo. Continuo invece è il canto di un canarino che insiste su un passaggio canoro ripetuto, tipo vinile che si inceppa sotto la puntina di un vecchio giradischi: forse equivale ad un applauso all’amico sole. Per il momento nulla si inserisce a turbare questo angolo di paradiso. So che non durerà, già il cielo si sta oscurando, tuttavia voglio godermelo e possibilmente condividerlo perché sono in buona compagnia di chi ama la natura. Adesso mi sposto con la sedia e offro le spalle al sole, mentre Grey viene a strofinarsi sulle mie gambe. Anche gli amici a quattro zampe percepiscono il benessere del cambio stagionale. Non ho bisogno di spostarmi per godere del ‘posto al sole’, fatto di presenze vegetali e animali a metro zero. Pur non disdegnando la compagnia, sto bene anche da sola, perché il silenzio mi concilia il pensare e lo scrivere, attività che abbelliscono le mie giornate. Saluti e Salute! 🌻👋
Benvenuto Marzo!
Finalmente marzo! Non so cosa ci riserverà, ma sento che ci porterà anche qualcosa di bello. Tra i tanti proverbi e modi di dire che riguardano questo mese, riporto il più artistico: Marzo tinge, April dipinge che non ha bisogno di spiegazioni. La primavera meteorologica (dal primo marzo) e quella astronomica (quest’anno da lunedì 20 marzo) sono di casa, con gli effetti collaterali che coinvolgono tutti i sensi. Per di più cade anche il mio compleanno, una cifra tonda di cui parlerò più avanti. Credo sia condiviso il desiderio di lasciarci alle spalle le rigidità invernali e predisporci a godere della luce e del calore. Noto che anche i miei canarini cantano se c’è il sole e i gatti stanno fuori volentieri, anziché poltrire sulle poltrone. Del resto lo dicono anche gli specialisti che la luce consente alla vitamina D di fissarsi alle ossa (la mia collega di scienze potrà ridire su come lo semplifico, casomai chiedo venia) e di influenzare positivamente l’umore. Intendo stabilizzare il mio su un livello medio-alto, sperando che gli eventi non mi smentiscano. Quando la temperatura ritornerà gradevole – perché la settimana in corso è alquanto ventosa e freddina – mi dedicherò a mettere a dimora le piantine di fragole e le erbe aromatiche. Qualche geranio è sopravvissuto sotto il portico, ma ha bisogno di interventi risanatori. L’incenso c’è ancora e spero si espanda nel vaso diventato troppo grande. Mi piace strofinarne le foglie che sprigionano un gradevole odore di intimità. Dal balcone osservo il vecchio albicocco che ha già le gemme rigonfie e credo mi regalerà una carezzevole fioritura. Dante aveva ragione a dire che i fiori sono una delle cose rimasteci del paradiso. Sempre che, a causa di comportamenti sconsiderati non trasformiamo l’eden in un inferno. Benvenuto marzo!
Il dono del tempo
Prima di riprendermi dal mio riposino pomeridiano – che in realtà parte tardi per incombenze varie – verso le 16.30 su Rai3, la garbata conduttrice Sveva Sagramola intervista l’ospite, Monica su un argomento molto interessante: Economia del dono, ovverosia uno scambio di oggetti e/o servizi senza intervento di denaro. Monica, di cui mi sfugge il cognome e che ha bellissimi capelli ondulati porta l’esempio di una vecchia macchina da cucire donata, con cui è stato attivato un corso per imparare a confezionare capi in proprio. Mia madre mi raccontava che da bambina andava da una sarta per apprendere i rudimenti di taglio e cucito. Con la crisi economica e la necessità di risparmiare, mi pare un’ottima idea. Mi risulta, per diretta testimonianza di un aderente, ora trasferitosi in Piemonte che nel vicino paese di Crespano del Grappa (dove ho insegnato per una decina d’anni nella scuola media Antonio Canova) funzionasse La banca del tempo, dove veniva offerto del tempo per risolvere svariati problemi. Iniziative simili credo siano diffuse un po’ dovunque, grazie all’apporto vitale dei volontari. Insomma, ciò di cui parla il programma succitato propone un modello economico in realtà già sperimentato e ritornato in auge, con la risoluzione della pandemia. Anzi, mi sovviene la locuzione latina Do ut des (do a te perché tu dia a me) usata nel diritto romano che si riferisce a un tipo di contratto dove avviene una permuta. Una formula per indicare un patto che risale al terzo secolo dopo Cristo. La riflessione che mi viene spontanea, da non esperta è che torni utile recuperare ciò che funzionava anche nel passato, aggiornandone il nome, rispolverando abilità e conoscenze, per condividere il piacere di stare insieme e di donare qualcosa di sé agli altri.
Metà febbraio
METÀ FEBBRAIO Merenda sotto il portico, in compagnia dei canarini che cantano al tiepido sole. Temperatura gentile di quindici gradi. Un gatto dorme sulla poltroncina di vimini, l’altro si guarda in giro. Dopo tanto mi concedo di mangiare uno yogurt fuori, con indosso la giacca. Unica nota stonata: uno sgradevole odore di liquami versati nei campi vicini. Ogni tanto transita un’auto e poche persone dirette al vicino camposanto. Credo che l’inverno sia alle spalle, me lo conferma la luce che allunga la giornata e dispone a pensare positivo. Manca però sorella acqua, per dirla come la chiama il poverello di Assisi nel suo Cantico delle creature, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura. Dovremo abituarci a risparmiarla e magari a pensare a un nuovo tipo di agricoltura, privilegiando colture che ne esigano meno. Giusto stamattina è venuto a darmi una mano Reginaldo che ha dissodato un angolo dell’ex orto, per metterci a dimora tra un po’ delle piante di zucchine, di cui apprezzo i fiori gialli e gli ortaggi verdi a barchetta che consumo in svariati modi. A tempo debito, metterò erbe aromatiche e pomodori datterini in vaso, nella zona del garage a sud-est dove riceveranno il sole del mattino. Non ho la presunzione di avviarmi in attività per me nuove, ma sono disposta a imparare da chi mi può sostenere e contemporaneamente godermi la parte verde della casa. La mia dedizione prioritaria va ai gatti e ai fiori, sperando che i micetti non mi sotterrino i bulbi, come ho visto fare. Devo avere un sacco di attenzioni perché gli amici a quattro zampe non vanifichino il mio impegno verso le future piantine. Una casa senza fiori per me è impensabile. Adesso è il momento di progettare le future aiuole, distribuire i colori, diversificare le specie, un’attività che mi instilla il buonumore. Faccio mio il pensiero di Vincent Van Gogh: E poi, ho la natura, e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, cosa posso volere di più?
