Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.
Categoria: Tempo
Corso Propedeutico di Latino
Mentre cerco dei contratti sotto una pila di quadernoni, approfitto per fare un po’ di selezione tra materiali scolastici a suo tempo usati a scuola. Beh, tempo ne è passato parecchio, dato che alcuni risalgono a vent’anni fa. Non provo nostalgia, piuttosto stupore che sia trascorso così tanto tempo… che in qualche modo ritorna. Succede quando l’occhio cade sull’etichetta di un quaderno che sul momento non riconosco: Corso di Latino 2001. La copertina con un soggetto sportivo non poteva essere mia, infatti il materiale apparteneva a mio figlio, che fu uno dei partecipanti del Corso Propedeutico di Latino, per dieci lezioni da un’ora e mezza insieme a Davide, Marisa, Laura, Marta, Erika. Una bella esperienza, perché i ragazzi erano pochi, motivati e ben disposti verso una materia non curricolare. Nella breve relazione finale che trovo inserita in una aletta del quadernone avevo scritto: “La frequenza è stata ottima ed il clima totalmente positivo” mentre nell’altra aletta è custodito l’Attestato di frequenza rilasciato ai vari corsisti – Saul compreso – datato: Castelcucco, 24 Aprile 2001 dove abitavo da pochi mesi. Un bel ricordo che fa emergere la simpatia per una lingua che non è affatto morta e che riemerge quando usiamo parole e/o espressioni latine, tipo: qui pro quo, ex aequo, una tantum, gratis, eccetera. Osservando antichi monumenti o facciate di chiese, non è raro leggere la scritta DOM che sta per A Dio Ottimo Massimo. D’altronde il Latino era la lingua dagli antichi Romani, parlata prima nel Lazio, poi nell’intera Italia e in gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale. Nei petali di un fiore, gli studenti hanno inserito i nomi delle Lingue Neolatine: Italiano, Francese, Spagnolo, Rumeno, Portoghese, mentre nelle foglie lungo il fusto quelle derivate: Vallone, Ladino, Sardo, Romancio, Catalano, Provenzale. Nelle radici del fiore domina il Latino. Un bel lavoro che ricordo volentieri.
I veri beni essenziali
“La vita sedentaria è il vero nemico”, parole (sante) di Antonella Biral, la personal trainer che allena i centenari ed è contesa dalle Rsa della Marca trevigiana. Nata e cresciuta a Monastier, esperta di “Camminata Metabolica” sembra più giovane dell’età anagrafica, ha un sorriso contagioso e, superfluo a dirsi, un’invidiabile energia. In una foto è con un’allieva di 103 anni, in un’altra è ripresa con allieve di 86, 89 e 91 anni che coinvolge grazie alla musica. Ammette che non tutte riescono a muoversi, ma chi è costretta in carrozzina, rimedia cantando. Assodato che la musica è un’arte, ritengo che coinvolgere persone tanto in là con gli anni richieda una marcia in più. A suo dire, le cinque mosse per restare in forma dopo i 70 anni sono: Attività fisica costante, camminata quotidiana, alimentazione adeguata, allenamento della forza almeno due volte a settimana, tenersi lontani dallo stress, coltivando buone relazioni. Condivido quasi tutto, ma mi trovo in difetto sull’allenamento della forza. Su questo punto mi rimprovera anche mio figlio, che lavora in palestra come istruttore (ma non di centenari) e dice che non mi applico abbastanza per aumentre la mia massa muscolare. Reduce da due artoprotesi, io mi accontento e non mi pongo obiettivi ambiziosi, conscia dell’età che ho. Per ora sto bene nel mio corpo, sono autonoma e ‘lucida’, grazie anche all’allenamento mentale quotidiano. “Mens sana in corpore sano” è stata scritta da Giovenale nelle sue Satire (I – II sec. d.C.). Originariamente, la frase era parte di una preghiera agli dei che tradotta significa: Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Scontato che la salute mentale e fisica sono i veri beni essenziali.
Fiori e santi
Il vecchio albicocco ha emesso i primi fiori rosati qualche giorno fa. Quando apro il balcone al mattino presto, li identifico subito e mi strappano un sorriso di compiacimento. Anche il pesco selvatico sta rifiorendo, dopo oltre vent’anni: ha perso di vivacità cromatica, ma è un confortante esempio di resilienza. Alla base del glicine sono spuntate le viole, ridotte in quantità, comunque presenti. Molti vasi in giardino sono vuoti, pronti per accogliere altre piantine. Comunque in alcune fioriere sono spuntati i fiori cn cui ho fatto il primo bouquet: un sottile giacinto blu, una giunchiglia gialla, una pratolina, degli steli verdi e tre grappoli rosa di una generosa pianta grassa col nome complicato. Serapia mi viene in aiuto: si tratta della bergenia, “pianta comune che un tempo fioriva in tutti i giardini”. In tema di fiori, protagonisti dell’imminente primavera, mi è venuta la curiosità di sapere se c’è un santo protettore delle meraviglie vegetali: risponde al nome di san Fiacre o Fiacrio (Irlanda, 600 d.C. – Francia 670 ca.), figlio del re Eugenio IV di Scozia. Dopo la morte del padre abbandonò la vita di corte per seguire la sua vocazione religiosa. Patrono dei giardinieri e dei fiori, è noto per la sua abilità nella coltivazione e il miracoloso profumo dei suoi giardini. Altri santi associati ai fiori sono: Santa Rita da Cascia (rose), Sant’Antonio da Padova (gigli), san Giuseppe (nardo o bastone fiorito), san Giovanni Battista (iperico). Senza dimenticare la passiflora che nel linguaggio dei fiori è il simbolo della passione di Cristo, mentre il tulipano era chiamato “Il fiore di Dio”, rappresentando protezione e crescita spirituale. Beh, su questo argomento dei fiori mi allargherei volentieri, ma devo “Tirare i remi in barca” per rinvasare nuove piantine.
Caro benzina
Ore 7.40, Mattina News, sono diventati familiari i volti deii conduttori Maria Soave e Tiberio Timperi. Mi cattura il servizio sull’aumento dei prezzi legato alla guerra in Medio Oriente, sintetizzato dal titolo in sovrimpressione: Gli effetti della guerra, sale il prezzo della benzina. Chi ci guadagna? Gli Stati Uniti. Mi verrebbe da dire, ironicamente Che sorpresa! Non mi azzardo a parlare di politica, perché per me è un ‘mare magnum’ dove annegherai. Vado per intuizioni, più che per convinzioni. Di sicuro, qualcuno ci specula: le compagnie petrolifere, i benzinai, gli intermediatori… sta di fatto che l’aumento della benzina – e di conseguenza del gas – acquistato prima dell’espansione del conflitto in Medio Oriente non è giustificato, a rigore di logica. Gabriele Melluso, Presidente Nazionale di Assoutenti, l’Associazione Nazionale per la Tutela dei Consumatori definisce l’andamento dei prezzi: “del tutto anomalo sia per la velocità dei rincari, sia per la loro entità, soprattutto se si considera che la materia prima petrolio è stata acquistata dalle società nei mesi scorsi a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli odierni”. Con i numeri io non ci so fare, e non mi piace guidare. Pertanto al distributore faccio sempre cinquanta euro, e me le segno sul calendario. Sono in pensione e uso la macchina a giorni alterni, per costringermi a camminare. Chi fa strada per andare al lavoro o per altre esigenze familiari, deve mettere mano al portafoglio con sofferenza. Senza contare che l’aumento del prezzo della benzina si espande a tutta un’area di servizi collegati. Mi preoccupa ciò che succederà domani, ma mi impongo di vedere rosato, se non proprio rosa. Abbiamo avuto l’Austerity a fine 1973, a seguito dello shock petrolifero globale. La memoria ci aiuterà ad adeguarci.
L’arma dolce della poesia
La poesia come “arma dolce” in tempi devastati e pieni di rabbia è l’articolo di Daniela Andreis pubblicato il primo marzo sul quotidiano di Verona L’Arena che scorre sul tablet. La parola poesia è per me molto attrattiva. La giornalista ricorda che il 21 marzo, a primavera, si celebra la giornata mondiale della poesia. Scontato rivedere per l’occasione i grandi del Novecento – Fortini, Quasimodo, Pasolini, Ungaretti, Saba – ma raccomanda altresì di leggere poeti contemporanei che non si leggono nelle scuole, ma che potrebbero instillare la passione in qualcuno e “Le passioni, specie in questi tempi di sentimenti tristi, sono importantissime”. Scontato che la poesia non è il genere letterario più popolare, viene proposta la poesia “Sii dolce, sii gentile” di Milo De Angelis (Milano, 6 giugno 1951) che sembra l’invito di un genitore a ben fare. Sulla stessa scia pongo la poesia La madre al figlio, di Langston Hughes (Missouri, 1/02/19O1- Stuyvesant Policlinico, 22/05/1967). Mi è venuta tra le mani stamattina, mentre sistemavo materiali didattici nella libreria tirata a lucido (quasi). Troppo attuale per ignorarla, pertanto la riporto. Figliolo, ti dirò una cosa:/la vita per me non è stata un scala di cristallo./Ha avuto chiodi,/e schegge,/e tavole sconness,/e tratti senza tappeto:/ nudi./Ma sempre/continuavo a salire,/raggiungevo un pianerottolo,/svoltavo un angolo,/e certe volte entravo nel buio/dove non c’era luce./Perciò, figliolo, non tornare indietro./Non fermarti sugli scalini/perché ti è faticoso andare./Non cadere, adesso:/perché io continuo ancora, amore,/ancora mi arrampico,/ e la vita per me non è stata una scala di cristallo.//
Valore del silenzio
“A cosa serve il silenzio? Chiedetelo a Schopenhauer” è il titolo che cattura la mia attenzione tra quelli che scorrono freneticamente sul tablet e che vado a leggere. Premetto che il filosofo tedesco (nato a Danzica, il 22/02/1788 e morto a Francoforte il 21/9/1860) mi intrigava già dai tempi del liceo, per via del ‘pessimismo cosmico’ da combattere tramite arte, compassione e ascesi. Riteneva il silenzio una forma superiore di saggezza, il frutto della tranquillità utile per evitare conflitti inutili. Considerazione che mi trova assai d’accordo. D’altro canto era misogeno, giustificato per i tempi di allora. Tornando alla filosofia in pillole letta sul tablet, convinzione di Arthur S. è che le idee cominciano a parlare quando tutto tace. Trasferitosi a Dresda, affitta una stanza sul fiume, isolata, protetta dal rumore e dalle distrazioni. Gli riesce naturale stare da solo, non come fuga dal mondo o castigo, bensì come un luogo mentale dove domina la concentrazione. La vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia, con un intervallo fugace del piacere. La ‘felicità’ si raggiunge, imparando a stare da soli, coltivando l’interiorità e riducendo le pretese. In definitiva, coltivare una forte vita interiore e una sobria autosufficienza è la strada per raggiungere la serenità. Si ispira principalmente a Platone e a Kant. Accostato a Leopardi, gli preferisco il poeta. Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, chissà se il suicidio del padre ha influito sulla sua filosofia che offre spunti interessanti per valorizzare il silenzio, oggi poco accreditato e praticato.
Ciao Marzo!
Il primo Marzo si celebrava una delle più importanti festività dell’antica Roma, chiamata i “Matronalia” in onore di Giunone Lucina, protettrice delle spose e del parto. Considerata la “festa della donna romana” sanciva l’inizio del nuovo anno, unendo culto religioso, celebrazione della fertilità e omaggio alle matrone con doni da parte dei mariti. Mia madre faceva l’ostetrica e le arrivava una rivista che si chiamava Lucina. Mi attraeva quel nome, che allora ignoravo essere legato al lieto evento. Nel calendario romano primitivo, attribuito a Romolo l’anno iniziava con il mese di marzo, dedicato a Marte, padre di Romolo, dio della guerra e della rinascita. La parola rinascita si sposa bene con l’aggettivo felice che può essere anche un nome proprio, tant’è che in un mio calendario oggi è riportato San Felice III papa, mentre la chiesa cattolica ricorda Sant’Albino, vescovo di Vercelli. Comunque sia, si annusa aria di Primavera, che dal punto di vista meteorologico inizia oggi. Sebbene la giornata non sia soleggiata, ho fatto una capatina in Via Lungomuson a Castelcucco, per fotografare una pianta di Mimosa appena fiorita, ma non del tutto. Dalle parti della chiesa, in un luogo appartato è addossata a una parete di sassi e affonda le radici in un corso d’acqua che nutrirà le Calle nei prossimi mesi. La sponda è punteggiata di fiori gialli, credo piccole Giunchiglie o Narcisi. È un luogo meritevole di passeggiate che stimola la creatività. Non mi stupirei che la settimana prossima, si incontrassero qui diverse donne per festeggiare l’otto marzo. Io mi propongo di accompagnare Lucia in una delle sue ‘escursioni’ pomeridiane, contando sul buon tempo, dato che la variabilità è d’obbligo. “Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello” dice il noto proverbio. Vediamo…
Primule e Viole
Ultimo giovedì di Febbraio, giorno di mercato locale. Mi torna utile l’appuntamento al bar con Lucia, anche se di norma c’è più gente degli altri giorni e risulta più difficile comunicare in tranquillità. Ma noi sappiamo come rimediare, infilandoci nella stanza più appartata del locale, dove Lucia mi aspetta con il quotidiano a disposizione. Di fatto non mi serve, perché lei è sempre informata ed anche più aggiornata di me. Ieri pomeriggio il pullmino dell’asilo è stato coinvolto in un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, ma tanto spavento per l’autista e le due bambine, ultime rimaste del gruppo che rientrava a casa. Lo vedo spesso passare davanti al mio cancello. Mi strappa un sorriso, perché è di un bel colore giallo vivo, forse con dei decori sulla carrozzeria. A proposito di giallo, sul banco di Riccardo e del padre Giordano dominano primule e mimose. Ne compero sei bicolori, metà arancioni e metà gialle, da distribuire nei tre vasi che hanno ospitato i geranei durante l’inverno, trasferiti altrove confidando in una ripresa. Se mi dedico al giardinaggio, non ho tempo per stare ai fornelli, quindi mi compero il pranzo: gnocchi con sedano e gamberetti, buoni ma cari. Comunque ci voleva, perché trascorro tutta la tarda mattinata tra espiantare, rimuovere la terra, mettere a dimora le sei primule, idratarle… ho sospeso il riordino dei libri in studio che riprenderà a breve, dopo la salutare pennichella che mi concedo verso le quindici. Le primule acquistate al mercato e le viole adocchiate sotto la siepe annunciano che la natura sta indossando un altro abito, più leggero e colorato. Evviva! 🌼
Operazione repulisti
Mi sento psicologicamente con le ossa rotte, anche se lo sforzo fisico lo ha fatto Manuel. Da tempo dovevo liberare la libreria in studio da molti testi scolastici di Italiano, Storia, Educazione Civica, Geografia, cioè le mie materie di insegnamento, con un’appendice di atlanti, guide per il docente, quaderni operativi e schede varie. Ammetto che molti erano copie omaggio dei rappresentanti, lasciate in visione con la speranza di una nuova adozione. Portato a casa una volta un testo, la volta dopo un altro…nel corso degli anni divenuti decenni, la libreria si è riempita a dismisura. Ho provato a collocarli altrove, in biblioteca e a scuola, ma senza successo, trattandosi di testi scolastici e non di narrativa, più accattivantI. Sebbene con il magone, ieri è finalmente iniziato lo sgombero che continuerà oggi. La simpatia di Manuel mi ha consentito perfino di sorridere, durante la selezione dei volumi da cestinare. Però, data la quantità del materiale da smaltire, il cestino è stato sostituito dalla carriola, seguita dal bidone della carta, con destinazione finale eco centro. Mi piange il cuore sapere che fine fa un libro cartaceo, soppiantato dai prodotti della tecnologia. Avrei preferito consentirgli una seconda vita, ma “Panta rei/Tutto scorre” secondo il celebre aforisma attribuito a Eraclito, per ricordarci che tutto cambia costantemente. Ovviamente non ho buttato tutto, ma ho liberato diverse scansie che saranno occupate comunque da altri materiali e oggetti, perché l’ordine mi inquieta. Comunque spettava a me metterci mano, dato che sono stati strumenti del mio lavoro professionale. Essere supportata da Manuel, mio speciale ex alunno ora Ingegnere pone un sigillo di garanzia all’operazione repulisti.
