Tango e nostalgia

Mi sono svegliata nostalgica, colpa o merito della muneca (bambola in spagnolo) che ieri pomeriggio mi è tornata tra le mani, mentre sistemavo il comò in camera. Le torride giornate trascorse dentro casa, mi hanno costretta a riordinare armadi e cassetti, con qualche piacevole sorpresa. La bambola è vestita come una ballerina di tango, con tanto di nacchere tra le dita e mantiglia nera sopra la testa. Procurata su mia richiesta tanti anni fa da una coetanea che era stata in Spagna, mi fa compagnia da circa mezzo secolo, in omaggio alla danza struggente che anch’io ho praticato in gioventù. Tra i balli di coppia, il tango ha qualcosa di speciale che mette in circolo tutte le emozioni. L’ho sperimentato sulla mia pelle – sarebbe più consono dire sulle mie gambe – dato che sono stata ballerina amatoriale di tango, discretamente brava da vincere qualche coppa. Hobby praticato fino alla maternità, adesso gusto la musica e ammiro le coppie di tangueri che scorrono sul tablet. Uno dei ballerini più importanti e famosi al mondo è Miguel Angel Zotto (Argentina, 1958), premiato come uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Giustappunto per restare in tema, tra gli eventi veneti leggo sul Corriere che a Castelfranco Veneto, in centro storico sarà dedicata una serata al tango argentino “tra musica, ballo e socialità, nella suggestiva cornice delle mura cittadine”. La ritengo un’ottima iniziativa, magari da estendere ad altre piazze. Quando guardo la mia muneca di blu vestita penso ai volteggi, alle piroette e ai casquè fatti durante le esibizioni sulle piste dei locali da ballo, anche all’aperto. Alcuni non ci sono più, nemmeno diversi abili musicisti.Tuttavia l’atmosfera tersicorea aleggia ancora dalle mie parti.

Potere della condivisione

Il male non guarda in faccia nessuno, nemmeno i politici ancorché giovani o quasi. Mi riferisco al 48enne Alessandro Di Battista, deputato M5S dal 2013 al 2018 e a Dario Franceschini, 67 anni, senatore del Pd e già ministro della Cultura. Alessandro Di Battista, ricoverato d’urgenza a L’Avana (Cuba), in seguito a un probabile aneurisma cerebrale, attende che i medici diano il via libera al trasporto in Italia con un velivolo messo a disposizione dall’Aeronautica. “Si parla di domani o dopodomani” leggo nell’articolo a pa. 11 del CORRIERE odierno. Sulle pagine dello stesso quotidiani, ieri Dario Franceschini ha confessato: “Ho il Parkinson ma non volevo parlarne per la vergogna. Non isolatevi, continuate a vivere”, dichiarazione che gli fa onore, considerato che quando lo seppe nel 2020 “è stata una botta tremenda”, come suppongo per chiunque abbia la notizia di una grave malattia. Il giornalista Vincenzo Mollica combatte con la malattia da più di un decennio. Ha espresso ammirazione per Franceschini, riconoscendo che “I giorni difficili ci sono, ma il dialogo porta speranza”. È quello che penso anch’io, pur nel rispetto di come ognuno decida di vivere momenti di fragilità, parlandone oppure comunicandolo. La scelta non deve essere facile. Franceschini ci ha messo sei anni e mi auguro che sia stato liberatorio. Il Parkinson è una patologia neurodegenertiva cronica e progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale, compromettendo soprattutto il controllo dei movimenti. Uno studio dell’Ateneo padovano per individuare le prime spie della malattia autorizza a sperare che “Si potranno sviluppare nuove cure”. Nel mentre è salutare parlarne e condividere.

Omaggio a Edy

Oggi 30 Agosto Edy avrebbe compiuto 67 anni. Se n’è andata dieci giorni fa, il giorno di San Pio X, dopo una lunga battaglia contro il male. Era una bella persona, dentro e fuori, sempre sorridente e disponibile. Colleghe nella Scuola Media di Castelcucco, lei insegnava Tecnologia, io Lettere. Durante i Consigli di Classe parlavamo del profitto e del comportamento degli studenti che avevamo in comune: non l’ho mai sentita alzare la voce una volta, neanche se qualche alunno lasciava a desiderare. Sembrava fatta di un’altra pasta, con una grande capacità di resistenza e di sopportazione. Di costituzione sottile e poi dimagrita, si muoveva con la leggerezza di una libellula. Quando io sono andata in pensione, lei ha iniziato il lungo percorso di cura, senza mai detrarre, come ha sottolineato il parroco don Gaetano all’omelia durante le esequie. Ci siamo scambiate diverse mail alle quali rispondeva con sollecitudine e cura. Amava i cani e aveva gradito il mio ultimo lavoro Amici Inaspettati, poi recensito con dovizia di particolari. L’ultima volta che l’ho vista era reduce da un trattamento oncologico, ma non me lo aveva fatto pesare. Aveva la parrucca e non me ne ero accorta, presa dalle confidenze e dalla sua cordialità. Mi aveva offerto la consumazione, con l’eleganza che le era congeniale. Diffondeva una corrente positiva, cui attingerò nel ricordo. La sua bella immagine fa compagnia a quella d Gianna, un’altra collega morta come lei alla vigilia della pensione, il 2 maggio 2014. Sono entrambe sulla mia scrivania in studio, dove trascorro il mio tempo migliore. La qualità della vita spesa bene è humus per chi resta. Un abbraccio alla mamma Valeria, al marito Paolo, ai figli Gianpaolo e Massimo.

Scienza e coscienza

Provo a combinare due titoli a carattere scientifico che leggo sul settimanale OGGI, sperando che mi venga in aiuto qualche esperto del settore che non è il mio. Il primo titolo pone un quesito: “Lo scioglimento dei ghiacciai libererà virus e batteri di migliaia di anni fa?” cui risponde il ricercatore Maurizio Azzaro, sostenendo che trattasi di un’ipotesi reale, ma remota. “L’obiettivo è studiare l’archivio microbico del passato, e reperire nuove risorse genetiche. Queste ultime potrebbero trovare applicazione nelle biotecnologie e in diversi settori industriali, tra cui quello farmaceutico”. Giusto ieri ho postato la foto del ghiacciaio inviatami da Manuel, stupendomi dell’assenza di ghiaccio. Sarebbe gradito un intervento esplicativo. Il secondo testo è il servizio della divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, introdotto dal titolo: “Antibiotici inutili? C’è un rimedio”. Noto ora che entrambi gli scritti interrogano il lettore, in genere poco introdotto alla Scienza. Per quanto ne capisco, la strada per arrivare a un farmaco è lunga. Qualche ricerca con l’intelligenza artificiale sembra essere promettente “Ancora una volta è chiaro che le nuove tecnologie possono cambiarci la vita in meglio, ma il loro utilizzo va attentamente sorvegliato”. Quindi Scienza e Prudenza devono andare a braccetto. Intravedo il richiamo alla Aurea mediocritas di Orazio, famoso poeta dell’età augustea (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.), autore delle Odi/Carmina, delle Satire/Sermones, delle Epistole/Lettere in versi e degli Epodi/poesia di ispirazione polemica e aggressiva. Magari la risposta sta nella combinazione delle varie scienze, sotto il controllo dell’intelligenza umana. Chi vivrà vedrà!

Perdonanza celestiniana

La Forza del Perdono è il programma trasmesso ieri sera da L’Aquila, condotto da Lorena Bianchetti, storica conduttrice di A Sua Immagine, in abito nero brillantinato, in compagnia di Gabriele Corsi. Una serata tra spiritualità e intrattenimento, con ospiti di diverse generazioni e linguaggi. Sì è trattato della 732esima edizione della perdonanza celestiniana. Due parole mi hanno attratto: perdonanza e celestiniana. Perdonanza è un termine antico che deriva dal francese medievale perdonance che significa appunto perdono, remissione dei peccati; celestiniana perché istituita da Celestino V nel 1294 con la “Bolla del Perdono” da concedere a chiunque varcasse la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. I due termini uniti – perdonanza celestiniana – si riferiscono alla celebrazione storico – religiosa annuale che si tiene a L’Aquila il 28 e 29 agosto. Celestino è un nome proprio che mi piace e mi ricorda il papa eremita del gran rifiuto, molto coraggioso ad avere rinunciato al soglio pontificio perché si sentiva inadeguato. Pietro da Morrone, in odore di santita fu eletto Papa col nome di Celestino il 5 luglio 1294; si dimise il 13 dicembre dello stesso anno, dopo soli cinque mesi, per tornare alla sua vita di eremita. Divenne famoso per questa rinuncia, di cui parla anche Dante. L’umile monaco eremita si sentiva anziano, stanco e impreparato per il ruolo di guida della chiesa cattolica. Oppresso dal peso della carica, volle tornare alla vita di preghiera. Un gesto di grande onestà morale e spirituale che dovrebbe influenzare qualche governante attaccato strenuamente alla poltrona. Papa Celestino V morì il 19 maggio 1296 nel castello di Fumone, in Ciociaria, prigioniero del suo successore Bonifacio VIII, inviso a Dante.

Rumore e Silenzio

Il sabato mattina sono di corsa. Breve puntata al bar dove scorro velocemente i titoli del quotidiano, ma non trovo nulla di stimolante per il post odierno. Sosta obbligata dalla parrucchiera Lara che mi aggiorna con garbo su delle clienti, alcune ospiti della Casa di riposo dove lei presta servizio quando non è in salone. Una di queste è affetta da una malattia degenerativa che è anche l’argomento considerato da un articolo del settimanale OGGI che leggo sotto il casco durante l’asciugatura dei capelli. Ne riporto il titolo: Vivere in zone silenziose e poco inquinate aiuta a prevenire malattie come il Parkinson? Risponde Alessandro Tessitore, Presidente della Società italiana Parkinson Limpe-DisMov, professore di Neurologia, Università Vanvitelli, Napoli. Sintetizzo il contenuto: I fattori ambientali incidono sulle malattie neurodegenerative. Gli studi andranno però confermati, tanto che trattasi di “uno studio osservazionale, che dimostra una correlazione, non una prova certa di causa – effetto”. Correda l’articolo una foto del Borgo del Silenzio in Alto Adige che non sapevo esistesse. Il morbo di Parkinson colpisce circa 300mila persone, a cui vanno aggiunti i familiari che se ne occupano, portando a 1 milione le persone toccate da questa malattia. Mio zio Aldo ne era affetto e ne è morto. L’argomento scientifico non è di mia competenza e mi sposto sul disagio che devono sopportare i familiari, anche per la ricaduta psicologica della malattia. La salute è il primo bene e quella mentale la precede, se possibile. Ridurre le concause che attivano il problema mi pare ovvio. Rumore compreso. Però il silenzio assoluto può essere inquietante. Basta adottare la vita di mezzo.

“Il mondo è donna”

Secondo l’agenzia Adnkronos “La fine dell’estate è ancora lontana”, ma stamattina piove e mi va benissimo. Ieri c’era un livello di umidità insopportabile, mentre i 22 gradi di stamattina sono un sollievo. Sono propensa a ritenere che il fuoco infernale delle scorse settimane rimanga un ricordo e mi concentro sulle notizie che mi ricaricano. Ad esempio quello che ho ‘raccolto’ ieri. Sono stata a pranzo da Lina che si è spesa per realizzare un menu coi fiocchi, nonostante l’avessi invitata a limitarsi. Non sono abituare a stare a tavola oltre il necessario, comunque ho apprezzato: antipasto con pere e gorgonzola, crespelle ricotta e spinaci, roast beef/prosciutto crudo, crema fredda al cucchiaio. Fichi e uva per souvenir. Contrariamente a me, lei è creativa ai fornelli ed è un vantaggio per il convivio. Di pomeriggio mi arriva la notizia di un lieto evento: una giovane amica scrittrice ha dato alla luce la sua creatura che ammiro in foto come uno splendido fiore: ha una fossetta sul mento e un sorriso beato, mentre dorme con le manine chiuse a pugno. Chissà cosa ‘pensa’… si merita un futuro delizioso. Verso sera mi giunge il video di un amico pittore, sulla rassegna Woman Art Expo 2026, reperibile su YouTube. 42 artisti – compreso il mio amico, con il quadro Sempre cerco il Tuo Sguardo – “attraverso opere che intrecciano sensibilità, linguaggio e visioni differenti” intendono rendere omaggio al mondo femminile. La Rassegna approda al Lido di Venezia dal 1 al 14 settembre, in contemporanea con la 83esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. In tutte e tre le emozionanti situazioni descritte è protagonista la donna. Mi congedo con la celebre frase “Il mondo è donna”.

Furto clamoroso

Se non avessi fatto il Liceo classico, credo avrei frequentato volentieri l’artistico, allora però non appetibile perché scomodo e lontano. Però mi è rimasta l’attrazione per il bello e per chi lo crea. Pertanto considero gli artisti di qualunque espressione artistica come dottori dell’animo, sia che appartengano al presente che al passato. La premessa per introdurre il furto delle tele di Antonello da Messina, a Ferragosto, dal Museo Regionale Accascina di Messina., noto anche con l’acronimo MuMe. Trafugati una parte del Polittico e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Gli autori del colpo, almeno quattro sono ancora latitanti. Aperta un’inchiesta contro ignoti, potrebbe esserci il coinvolgimento della mafia. Sul fatto si è espresso Vittorio Sgarbi, ipotizzando che dietro ci sia un collezionista privato, perché trattasi di quattro tavole dal valore inestimabile, troppo famose per essere vendute nel mercato dell’arte. La chiamata di un passante al 112 ha reso noto il furto: “Ci sono quadri del museo per strada”, di per sé sconcertante. In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, due parole su Antonello da Messina (Messina, 1430 – febbraio 1479). È considerato suo il capolavoro Ecce Homo, realizzato tra il 1460 e il 1465, opera dipinta su due lati, recentemente acquistata dallo Stato italiano. Si trova al MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo. Comunque l’artista dipinse più opere su questo tema, altre versioni famose si trovano in musei differenti. Alla National Gallery di Londra sono conservati il San Girolamo nello studio (1475 ca.) e il Salvator mundi (1465 – 1475). A me piace molto l’Annunciata di Palermo, dipinto a olio su tavola realizzato intorno al 1476. Il movimento delle mani, le pagine sollevate sul leggio, la luce laterale che illumina il volta della Vergine consentono la lettura di un’opera tanto emozionante quanto importante per l’arte occidentale. La vicenda dell’arte italiana è come un romanzo, non privo di colpi di scena.

90 anni di note e di poesia

Mogol (pseudonimo di Giulio Rapetti)ha compiuto 90 anni: Auguri al grande paroliere, autore di migliaia di canzoni, tra cui i più famosi testi della musica italiana. Il suo sodalizio con Lucio Battisti ha creato capolavori come Emozioni, Il mio canto libero, E penso a te… Difficile dire quale sia la canzone più bella che ha scritto. Per quanto mi riguarda è L’arcobaleno, del 1999 dedicata all’amico Lucio morto a 55 anni l’anno prima, il 9 settembre 1998. Il testo è opera di Mogol, la musica è di Gianni Bella ed è interpretata da Adriano Celentano: un trio di artisti ha prodotto una canzone diventata famosissima. Io l’ho usata durante la presentazione del romanzo Migrante nuda, dedicato all’amica Zulay, morta a causa di un incidente stradale. A scuola avevo già usato il testo della canzone Emozioni (1970) per Il laboratorio di poesia che aveva prodotto un cartellone su alcune emozioni (paura, rabbia, gioia…) esposto in classe. Si riconosce a Mogol la ‘grammatica delle emozioni’, tra cui quella del distacco definitivo. La morte improvvisa riguarda molte persone e affrontare l’evento con poesia è da artisti. A me è capitato con l lutto legato alla perdita della mia amica ecuadoregna che avevo conosciuto durante il corso serale ad Asolo parecchi anni fa. Una presenza importante, strappata troppo presto alla vita. Ho inteso onorarla con il breve romanzo succitato. Secondo il paroliere Mogol, il testo della canzone Arcobaleno sarebbe nato da una richiesta di Lucio Battisti dall’aldilà. Comunque sia andata, il brano, struggente e malinconico è superlativo. Ecco la prima parte. Io sono partito poi così d’improvviso/che non ho avuto il tempo di salutare./L’istante è breve, ancora più breve/se c’è una luce che trafigge il tuo cuore./L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore./Può darsi un giorno ti riesca a toccare./Con i colori si può cancellare/il più avvilente e desolante squallore/ Lascio ai lettori la parte centrale, di una sublime poesia.

“Passeggiando in bicicletta…” (brano di Riccardo Cocciante)

Breve uscita in bicicletta al bar Viceversa. Oggi i quotidiani non escono, perciò ne rileggo uno di ieri. Prima delle nove, gli avventori sono pochi, ma dopo mezz’ora ne arrivano parecchi tanto che vengono uniti due tavoli. Quando esco, nel parcheggio conto una decina di auto e una sola bici, la mia: di un brillante blu si distingue tra le capotte scure. Il blu è il colore del mare, del cielo… del granchio blu. Anche Laura e Valentina, le cameriere indossano una maglietta celeste che sta bene sui pantaloni neri. Apprezzo questi dettagli che personalmente mi bendispongono. Mi convinco che la felicità è fatta di sfumature. Accompagno a piedi la bici fin oltre lo spartitraffico e poi monto in sella, facendo a ritroso un percorso tranquillo e per niente trafficato. Alla mia sinistra c’è una valle dove giorni fa ho liberato un uccellino, sottratto alle fauci di Fiocco, incredibilmente ancora integro. Dopo averlo dissetato, l’ho sistemato nella scatola di un Amaryllys dove ha trascorso la notte. Il mattino l’ho liberato tra le piante di Ibiscus in prossimità della valle. Quando sono nei pressi lo saluto, sperando che stia volteggiando tra i rami, godendo della libertà. Portavo il cane Astro da queste parti fino a un paio d’anni fa, finché a 18 anni se n’è andato, come la madre Luna. Dopo i due interventi alle anche, il chirurgo mi ha sconsigliato di prendere altri cani che potrebbero sbilanciarmi nelle passeggiate. Così ho rimediato, aumentando il numero dei gatti, da uno a tre che mi fanno buona compagnia. Dove abito i cani non mancano, sono una decina e direi che sono perfino troppi. Un paio abbaiano per niente e andrebbero zittiti, pardon educati dai loro padroni. Forse basterebbe fargli fare una passeggiata.