Altruismo nel fango

Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.

Addio ad Alice ed Ellen Kessler

La notizia della morte di Alice ed Ellen Kessler mi ha rattristato, ma soprattutto incuriosito, riguardardando in simultanea entrambe. D’altronde, essendo gemelle monozigote, unite in vita hanno deciso di esserlo anche per congedarsi. Un esempio di coerenza e alterità. Durante 1Mattina News, Umberto Broccoli le definisce “Esempio di simmetria perfetta” non solo come ballerine, ma per come hanno vissuto, condividendo tutto fino alla fine. La scelta della morte assistita, pianificata da tempo, più che turbarmi mi emoziona. Credo che la loro unione non fosse di facciata, bensì reale e pertanto ammirevole. Nate a Lipsia il 20 agosto 1936, a distanza di mezz’ora una dall’altra, non hanno avuto un’infanzia semplice, ma da piccole hanno mirato all’indipendenza. Negli Anni Sessanta, con la televisione in bianco e nero, pressoché identiche, alte, bionde, con lunghissime gambe diventano protagoniste del varietà serale, ammirate dagli uomini e apprezzate dalle donne. Sempre composte e misurate, sincrone nei movimenti e nel parlato con l’inflessione tedesca. Massimo Gramellini nel Corriere, titola “L’anima gemella” il suo pezzo, che conclude dicendo: “Le Kessler hanno voluto riunire in morte l’unico elemento che le separava in vita: i corpi. Ora, e per sempre, sono una cosa sola”. La scelta di andarsene insieme (pare che una delle due fosse seriamente ammalata) era stata anticipata in un’intervista concessa per l’88esimo compleanno. Aldo Cazzullo nello stesso quotidiano le considera “Simbolo di un’Italia che non va né idealizzata né rimpianta; ma va assolutamente ricordata e raccontata”. Sottoscrivo.

Ad ogni stagione il suo fiore 🌸

La “santa dei fiori” è santa Zita da Lucca, una devota cristiana del XIII secolo (1218 – 1278), mentre santa Dorotea (IV sec.) è la patrona dei fiorai; san Fiacrio lo è dei giardinieri. La premessa per dire che c’è qualcosa di miracolo nella natura che regala meraviglie in autunno avanzato. È il caso dell’Amaryllis regalatomi una ventina di giorni: ha emesso dapprima un fiore, poi due, tre ed ora quattro stupende corolle aranciate all’esterno e gialline dentro. Sul lungo stelo svettano come ventagli aperti che non smetto di ammirare. È un po’ una star che fotografo in svariati momenti, sapendo peraltro che la sua vita è breve. Ma gli sono grata di farmi buona compagnia, senza chiedere alcunché in cambio. Ogni tanto una spruzzatina d’acqua alla base, senza esagerare per non accelerarne la sfioritura. Poi custodirò il bulbo con cura, sperando in un’altra nascita il prossimo anno. Anche la natura fa i conti con il riscaldamento globale che merita anch’esso un santo protettore. Sotto la siepe di Fottinie, ieri ho visto una Viola, normale a primavera ma decisamente fuori stagione a metà novembre. Se si è confusa lei, non sorprende che le persone perdano la bussola. Servono correttivi urgenti e duraturi. Ad ogni stagione il suo fiore.

Gentilezza, questa (quasi) sconosciuta!

Giornata Mondiale della Gentilezza, la migliore arma di distinzione dalla massa. Il fiore simbolo è il Caprifoglio, ma il simbolo ufficiale è il Gelsominino giallo che rappresenta l’eleganza e la benevolenza, mentre il colore associato a questa virtù è il viola, caro anche a Eleonora Duse. Tra i vari messaggi che accompagnano i saluti mattutini, prelevo il pensiero di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” e su questo non ci piove. Ho proposto Esopo (VI sex. a.C.) a scuola, in parallelo con Fedro (I sec. d.C.) in quando sono considerati i maggiori favolisti della storia. Le loro favole, attraverso una narrazione piacevole con protagonisti gli animali si concludono con una morale destinata agli uomini. Il che significa che allora come ora non è facile praticare i buoni comportamenti e relative virtù. La Gentilezza è piuttosto in disuso, anche se conosco persone che la praticano, massimo quelle che stanno in una mano. Personalmente diffido delle persone gentili di facciata, sorriso a 32 denti, ma poca spontaneità. “Il lupo travestito da pecora” di Esopo la dice lunga al riguardo. Chi lavora a contatto con il pubblico dovrebbe imporsi di essere gentile, anche se può essere stressante in certi contesti e capita di vedere le persone sbagliate nel posto sbagliato. Un corso sulla Gentilezza non sarebbe male, prima di intraprendere una professione, in tutti gli ambiti. Anche ricorrere ai rinforzi, quando serve.

“Un sogno per domani” (film)

Non rinuncio al mio riposino pomeridiano nemmeno alla domenica, anche se c’è il sole e ci starebbe una passeggiata. Del resto sono uscita in mattinata e mi sono piacevolmente imbattuta nella banda musicale e in un folto corteo di motociclisti. Sto per spegnere il televisore posizionato sul quarto canale quando parte la sigla dei “bellissimi”, film selezionati per un pubblico esigente, suppongo. Il film proposto è intitolato “Un sogno per domani”, del 2001, genere drammatico, tratto da un romanzo di Catherine Ryan Hude. Mi attrae dalle prime immagini, perché ambientato in una scuola media, classe seconda, la più difficile del triennio, in base alla mia esperienza. Quindi pane per i miei denti, anche se siamo a Las Vegas. D’altronde l’adolescenza è un’età difficile a qualunque latitudine. L’insegnante di Scienze sociali Eugene Simonet assegna ai ragazzi un insolito compito: trovare un modo per cambiare il mondo, innescando una sorta di catena della bontà. Trevor lo prende sul serio, iniziando a bonificare a casa sua, dove Arlene, la madre è una cameriera ex alcolizzata. Come anche la nonna, mentre il padre è un violento. Tra insegnante e allievo si crea una complicità che darà buoni frutti. Ma non è previsto il lieto fine. Infatti Trevor viene accoltellato mentre tenta di difendere un compagno dall’aggressione di alcuni bulli. Mi pongo due domande: Trevor è andato oltre con il suo tentativo di cambiare le cose? È utile contenersi anche nel fare il bene? Mi sembra un tema interessante, interpretato da un ottimo cast.

Una storia esemplare

Leggo con commozione la pagina di Cronaca in la Repubblica di ieri che titola: “Io, laureato in medicina dopo il dramma ai Murazzi non sono mai stato solo”, di Cristina Palazzo. Mauro Glorioso, 23 anni, colpito da una bicicletta elettrica il 20 gennaio 2023 lanciata dai Murazzi del Po di Torino da cinque ragazzi (tre allora minorenni) rimase ferito gravemente e da allora è tetraplegico. Nonostante il dramma vissuto, ha reagito: si è laureato in medicina e pensa alla specializzazione. “La speranza c’è anche nei momenti più bui. Di chi mi ha ridotto così non voglio dire niente, mi sono distaccato. Voglio pensare al futuro”. Vederlo in carrozzina con la corona in testa è disarmante, perché adattarsi alla condizione di disabilità per una stupida bravata presuppone una tenacia da leone. Per inciso, agli autori maggiorenni del folle gesto sono stati inflitti 16 e 14 anni di carcere, agli altri pene tra i 6 e i 9 anni. Alla domanda della giornalista che il giorno della laurea gli chiede come sta, risponde: “Sono felice, ma non è l’unico giorno bello di questi anni. L’essere umano riesce ad adattarsi a tutto. Anche nei momenti peggiori si può intravedere la speranza. Poi la felicità la cosa più difficile che esista”. Grande Mauro Glorioso, perfino il cognome gli calza a pennello!

Stufa e ‘larin’

Ho acceso la stufa. Un po’ più tardi rispetto agli anni passati, forse per un tentativo di prolungare la bella stagione. Comunque da un paio di settimane, alla sera funzionano i termosifoni e quando mi distendo sulla poltrona relax uso una copertina termica su cui si accomodano Grey e Pepita, così ce la godiamo in tre. In camera ho un cronotermostato che temevo fosse bloccato, ma con la bassa temperatura notturna si è ‘aggiustato’, regalandomi il teporino assai gradito alle ossa. Però riconosco che il calore della stufa è tutta un’altra cosa. Vedere la legna ardere e sentire l’odore spandersi per le stanze è un valore aggiunto. La mia è una stufa in maiolica refrattaria di colore beige, regalo di mia mamma per l’ingresso nella casa nuova (che risale al giugno 2000). Riconosco che riscaldarsi con la legna conferisce all’ambiente un’atmosfera intima, che rinvia al passato. Ricordo il ‘larin’ della nonna materna Adelaide che in dialetto significa focolare, riferito al luogo di ritrovo della casa dove si accendeva il fuoco. Scopro che il termine ha anche un altro significato: rinvia a Lar, una città persiana e alla moneta utilizzata – un tondino d’argento di circa 10 cm – nelle aree dell’Oceano Indiano. Mi tornano alla mente i Lari, gli spiriti protettori della casa e i Penati, protettori della famiglia nel culto romano. Ovverosia le anime degli antenati defunti che vegliavano – e spero continuino a vegliare – su di noi. 🙏

La forza interiore dell’Amaryllis

Mi piacciono tutti i fiori, soprattutto le bulbose. Ho ereditato la ‘passione’ da mia madre, da mio padre l’attitudine a fotografarli. Di mio ci aggiungo il desiderio di dedicargli qualche verso. Dentro e fuori casa ne ho molti. Tra gli ultimi, dei bulbi di Giacinto comprati al mercato. Messi in acqua, hanno emesso le radici e tra un po’ spunteranno le gemme. Circa dieci giorni fa, mio figlio mi ha regalato un Amaryllis acquistato al supermercato. Di giorno in giorno si è allungato e ora sta sbocciando. Ne intravedo il colore rosso tenue. A breve sarà una meraviglia! Ma ciò che più mi piace, non è il prodotto finale – di innegabile bellezza – bensì il percorso di crescita, un incitamento alla tenacia della vita che si fa strada. Una lezione della natura. Credo che uno psicologo potrebbe aggiungere altro. Io aggiungo che coi fiori ci parlo e li bacio pure. Va da sé che non mi rispondono, però la corrispondenza c’è ed anche il feeling. Del resto perfino Dante, il padre della nostra letteratura considerava i fiori una delle tre cose rimasteci del paradiso. Tornando all’Amaryllis, il suo significato deriva dal nome greco che significa ‘risplendere’ e dall’aspetto maestoso del fiore che sboccia su un lungo stelo. È associato alla forza interiore e alla tenacia che ci permettono di perseverare, nonostante le avversità e i momenti negativi. Tanti Amaryllis a chi ne ha bisogno!

Superluna/ Diva Lucente

Oggi è il giorno della Superluna, la cosiddetta “Luna del castoro’ come la chiamavano i nativi americani, la più grande e luminosa degli ultimi sei anni, la Luna Piena più imponente dell’anno, ma anche la più vicina alla Terra dal febbraio 2019. Si troverà a circa 356.980 km rispetto alla media di circa 384.000, quindi apparirà più grande rispetto a una Luna piena standard. Lascio alla mia collega di Scienze eventualmente intervenire. Io rimango una ‘romantica’ che scrive e mi piace considerare la Luna una confidente. Inoltre, che sia questa Superluna più vicina alla Terra mi dispone a colloquiare con lei, immaginando che ascolti. Gli scienziati rideranno, ma io mi libero. In casa ho tre calendari dove annoto impegni e scadenze: tutti e tre riportano il simbolo della luna piena, quindi sull’evento non ci piove. Diverse sono le poesie composte dai poeti per il nostro satellite naturale. Ne cito alcuni: Leopardi, Baudelaire, D’Annunzio, Neruda… Alda Merini e chissà quante composizioni giacciono nei cassetti. Ieri sera io ho composto la mia, con cui chiudo. DIVA LUCENTE Algida e dorata/guidi il corteo/delle stelle tue ancelle/nel firmamento blu/mentre quaggiù/è facile inciampare/tra buche e margherite/che causano ferite./ La visione privilegiata/ti consenta, Diva lucente/d’essere indulgente/con chi è sofferente//.

Terapia salutare

Lunedì sempre di corsa, ma per fortuna c’è il sole che stende una patina dorata sul paesaggio e solleva l’umore. Rapida sosta al bar, dove faccio la seconda colazione dentro, quasi in tranquillità perché la maggioranza dei clienti sta fuori, a godersi il tepore ritornato. La consumazione arriva in un baleno, con lo scontrino dove leggo in stampato minuscolo il mio nome, ada. Evidentemente sono una habitué, nota anche all’ultima cameriera arrivata, una gentile ragazza con la coda laterale. Ho poco tempo, seleziono ciò che mi può ispirare. “La lingua batte dove il dente duole” ed io sono attratta dalla letteratura che mi viene offerta su un piatto d’argento da Alessandro D’Avenia. Nella sua rubrica ULTIMO BANCO cita un autore a me molto caro, Blaise Pascal che nei Pensieri diceva: “L’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: non riuscire a starsene tranquilli in una stanza”, concetto quanto mai attuale oggi, aggrediti da un eccesso di stimoli e anche da presenze ingombranti. Al frastuono mutevole del mondo, lo scrittore risponde con una passeggiata in montagna, “immerso nella lezione magistrale dell’autunno”. Terapia ottimale per ritrovare se stessi, in un luogo tranquillo e accogliente.