Mi ritrovo a fare quello che facevo un anno fa, di questo periodo: sgranare melagrane! Solo che l’anno scorso l’operazione avveniva fuori, al tepido sole ottobrino mentre in questa edizione sono in casa, causa pioggia anche intensa. Mi sono documentata e ho adottato la seguente tecnica: taglio la calotta del frutto, lo faccio rotolare un po’ sotto la pressione della mano, incido lateralmente sulle parti bianche, capovolgo la melagrana sul dorso della mano sinistra mentre con la destra picchio con un cucchiaio sulla scorza…e i chicchi cadono da soli nella ciotola. Un gioco da ragazzi, da condividere con un nipote piccolo, ad averlo! Così ‘gioco’ da sola, mentre qualche schizzo color rubino scappa qua e là. Dopo aver trattato una ventina di frutti ho sospeso l’operazione che continuerà in altro momento. Per ottenere un litro di succo, ci vogliono molte melagrane e le mie sono piuttosto piccole, non grandi come quelle della vicesindaca di Castelcucco Antonella Forner che con squisita gentilezza mi offre cappuccino e cornetto al bar. Credo che il secondo passo sarà fare la composta, alias marmellata da regalare poi a Natale. Comunque questo frutto mi è caro perché mi ricorda l’esordio della mia ultima fatica letteraria, cui inizialmente avevo dato il titolo Grane e melagrane, cambiato poi in Ricami e Legami. Ho spedito il manoscritto a una decina di case editrici e a due agenzie letterarie che hanno tempi molto lunghi per rispondere. Intanto aspetto. Tornando al melograno e ai suoi frutti, le melagrane appunto, la mia pianta è piccolina, messa a dimora perché fruttifica e decora il giardino in tardo autunno. Trovo i frutti interessanti e belli, più che buoni, dalle svariate proprietà: azione antiossidante e anti-age. Grazie ai flavonoidi, polifenoli e altre sostanze contenute, fanno da bruciagrassi naturale e quindi favoriscono il dimagrimento. Insomma, sono un ottimo cibo per il nostro microbiota intestinale. Anche se per me sono soprattutto una fonte di emozioni, legate alla simbologia in quanto il melograno è considerato simbolo d’immortalità e di resurrezione. Scusate se è poco! (Nel Rinascimento Gesù bambino è spesso rappresentato con una melagrana. Nell’arte funeraria la melagrana è spesso presente nelle ghirlande e nei festoni)
Categoria: Tempo
Spettacolo mattutino
Mi sveglio prima del solito: non è prestissimo perché intravedo la luce infiltratasi sotto gli scuri. Mi giro verso la radio-sveglia che segna le 7.30. Solitamente mi alzo prima, ma ieri sera mi sono addormentata sulla poltrona relax, mentre Gerry Scotti in ‘Caduta Libera’ intratteneva i suoi concorrenti e i miei due micetti (si fa per dire, dato che hanno 18 mesi e pesano sui 5 chili) mi dormivano sulle gambe. Quando apro il balcone della camera, posizionata a est mi prende un colpo: una fascia di intenso rosso borda il cielo e mi lascia letteralmente a bocca aperta. Devo immortalarla subito, perché lo spettacolo dura pochi minuti. Scendo quasi a tentoni i pochi gradini verso la zona giorno per recuperare la fotocamera, lasciando sbalorditi i gatti, abituati ad altre ‘cerimonie’ prima di ricevere gli amati croccantini. Raggiungo la postazione per fotografare l’evento e scatto. Ho immortalato lo spettacolo più bello della giornata che inizia alla grande. Per il seguito mi adeguo, so già che girerò la foto ai miei contatti più sensibili e ci scriverò il post, per condividere l’emozione provata. Convengo con Martina che i cieli più belli si osservano con il freddo, o quasi. Chiederò conferma ad Adry sull’aspetto scientifico della cosa. Immagino che Francesca ed Ivano ci scriveranno un testo e una poesia. Da parte mia, inizio con la foto e non si sa dove approderò. Di sicuro c’è un feeling di vecchia data tra me e la natura, che mi godo con intensità in questa fase della vita libera da impegni professionali e personali, che è anche il punto di vista di Antonietta. Per completare l’omaggio a Madre Natura, mi sovviene il rammarico espresso da Max a commento di una sua bellissima foto al mare terso di Sardegna: Un inno alla vita e alla bellezza di ciò che ci circonda in questo pianeta che, purtroppo, stiamo distruggendo. Con la speranza che il buonsenso riemerga.
Una coetanea tosta
Nata a Roma il 19 ottobre 1953, oggi è il compleanno di una coetanea famosa, che vedo tutti i pomeriggi sul Canale 4 dove conduce il programma Forum: Barbara Palombelli. Leggo l’intervista di Maria Luisa Agnese a pag.29 del Corriere e non mi stupisce che la giornalista riveli un carattere forte e determinato, emerso già nell’infanzia. È lei stessa a confidarlo: A sei anni facevo i giornaletti e li vendevo ai familiari. Poi da ragazza andavo a bussare a tutti i giornali, Espresso, Repubblica, Corriere, mi sono presentata dicendo: “Mi piacerebbe scrivere”. Laureata in Lettere, inizia la carriera in Rai. Da 11 anni conduce Forum su Canale 5, e Lo Sportello di Forum, Rete 4 dove io attingo anche per i miei post. Trovo la conduttrice – tra l’altro di bell’aspetto – molto garbata ed equilibrata nella conduzione del programma in cui si scontrano sovente protagonisti litigiosi, alla fine ‘serviti’ dal giudice. Giornalista e conduttrice tv, afferma: “La tv mi è sempre sembrata una cosa molto facile. La carta stampata richiede più fatica”. Ha anche scritto un libro sulla sua vita, pubblicato da Mondadori nel 2000, C’era una ragazza. Dalle parole che dice, credo che sia una persona molto organizzata e razionale: “Bisogna avere piani A, B, C… io ho piani fino alla Z”. Simpatica, concordo con lei. Mi piacerebbe averla come amica. L’impressione che mi trasmette è che sia controllatissima fuori, un torrente in piena dentro. Nel privato è sposata con Francesco Rutelli da 44 anni (anche se vivono da ‘separati in casa’) e ha quattro figli, tre dei quali sdottati, il che aumenta la mia stima nei suoi riguardi. Anche se non ama festeggiare i compleanni, mi aspetto che oggi le arrivino molti auguri, compreso il mio. Brava Barbara, tieni alta la classe 1953 che ha dato buoni frutti! 💐
Tempo di mele
Ho convocato Reginaldo prima del previsto perché da metà settimana dovrebbe piovere, il tappeto di foglie in giardino potrebbe inzupparsi e diventare pericoloso per la deambulazione. Con l’occasione, gli chiedo di staccarmi gli ultimi grappoli di uva fragola. Lui si offre anche per cogliere le ultime mele, per evitare che si ammacchino, cadendo spontaneamente. E qui faccio una scoperta: quelle che io credevo ammalate, in realtà sono state ‘attenzionate’ dai ‘sciavaron’ come in dialetto si chiamano i calabroni. Una mela è stata letteralmente svuotata ed è rimasto solo l’involucro esterno, trasparente come carta velina. In altre mele vedo il ‘goloso ospite’ in attività e mi scanso appena in tempo quando il frutto viene scosso per bene, affinché lasci il lauto banchetto e se ne vada. Da quando sono in pensione e mi occupo in prima persona del verde, sto imparando un sacco di cose. Tornando alle mele, alla fine ne raccolgo una cassettina di sane, rosse e lisce che fotografo, prima di portarle al fresco in cantina. Quelle un po’ segnate subiranno una trasformazione dolciaria in soffici muffin ripieni oppure in uno strudel. Due parole su questo frutto autunnale. La mela, originaria dell’Asia centrale e coltivata già nel Neolitico – 6000/3500 a. C. – si è diffusa prima in Egitto lungo la valle del Nilo e poi in Grecia. Attraverso le conquiste dell’Impero Romano è giunta in Occidente e da qui in tutta l’Europa occidentale. È il frutto più antico del nostro pianeta ed è tra quelli meno ricchi di zuccheri, così da poter essere consumata tutti i giorni, sebbene in quantità moderata, come dice il proverbio: Una mela al giorno toglie il medico di torno, grazie ai milioni di batteri che il frutto contiene. Una profumata e leggera composta di mele ci sta proprio bene.
Sorriso contagioso
Come da previsioni, la temperatura è scesa parecchio. Alle nove di stamattina era circa di dodici gradi: rinuncio di andare al mercato e rimango in paese. La voliera con i canarini resta in ripostiglio, forse verso mezzogiorno la sposto sul portico a ovest. Sbrigo un paio di faccende ed esco a piedi, con meta il bar e la posta. Strada facendo, incrocio una signora tipo mediterraneo che mi saluta e si ferma a scambiare quattro chiacchiere. È Mirca, una mia ex alunna delle medie di 30 anni fa che ha mantenuto riccioli neri e sorriso. Se la confronto con la ragazzina gioiosa che era, riconosco che ha conservato le qualità di base. Adesso ha due figlie all’università – che immagino saranno brave almeno quanto lo era lei – abita piuttosto distante da qua dove viene a trovare gli anziani genitori. In pochi minuti di conversazione mi restituisce il buonumore, perché il suo sorriso è davvero contagioso. Le do un biglietto da visita, invitandola a leggere i miei post, per mantenerci in contatto, dato che anch’io ho mantenuto una caratteristica nota dai banchi di scuola: scrivere. Ci salutiamo cordialmente ed entro al bar da Gabriella. Fuori c’è un solo cliente che si sta leggendo il giornale, mentre dentro fa quasi caldo. Dovremo abituarci agli sbalzi di temperatura che non sono il massimo per la salute. Già detto alla gentile titolare che si meriterebbe spazi più ampi. Cambio consumazione e opto per il Crodino dal bel colore ambrato, con un assaggio di cips e oliva. Sono le dieci e trenta e non so ancora cosa mi preparerò per pranzo. La mia ritrosia ai fornelli è arcinota, preferisco di gran lunga scrivere che fare da mangiare, attitudine che invidio a chi ce l’ha. D’altronde ieri sono stata a pranzo fuori, in buona compagnia con Pia. Una tantum ci può stare.
Quasi foliage
Metà ottobre, l’autunno avanza a passi leggeri. Cadono le foglie del ciliegio e cadono le mele dal mio albero non trattato. Non ho fatto il cambio degli armadi perché di giorno la temperatura è più che gradevole. La sera scende prima e verso le 18.30 è tempo di ritirare la voliera con i canarini in casa, mentre dai tigli vicini gli altri uccelli si salutano. Mi sembra che alla fine del mese verrà reintrodotta l’ora solare, cosicché le giornate si accorceranno di un bel po’. Comunque è nella previsione stagionale. Recupereremo al tepore dei termosifoni – meglio ancora della stufa – le energie disperse durante la lunga e torrida estate. I miei gatti sembrano gradire molto la temperatura attuale: si rincorrono tra le foglie crepitanti e si fanno le unghie su un tronco d’albero diventato il loro tiragraffi preferito. Non è ancora il foliage perché la temperatura si mantiene al di sopra della media, ma siamo prossimi. Mi fa un certo effetto considerare che tra un paio di mesi saremo in clima prenatalizio, troppi fatti cruenti non conciliano lo spirito: mi sforzo di cercare qualcosa di bello in questo pianeta maltrattato dove l’uomo ‘sapiens’ rinuncia spesso alla sua dimensione umana. Mi soccorrono le piante grasse che emettono fiori bellissimi e inattesi. Adesso che ci penso, la mia gigantesca Crassula fa dei piccoli fiori bianchi col freddo ed anche l’Osmanto nell’orto si veste a festa. Le Ortensie si stanno seccando sulla pianta e le userò per composizioni floreali durature, insieme ad altri elementi, tipo bacche e pigne reperibili sul posto. La natura dà una mano in ogni stagione e regala un sorriso a chi aspetta paziente. Il guaio è che l’attesa dell’evento buono/bello viene spesso interrotta da una mano criminale. Allora la speranza viene sopraffatta dalla paura.
Consuntivo di settembre
La fine di settembre sembra la coda di agosto e fino alla prima decade di ottobre ci godremo temperature diurne estive, con annessi e connessi. Mi concedo la lettura del settimanale sotto il glicine come a giugno, ma al posto dei simpatici bombi mi prendono di mira le zanzare e sono costretta a coprirmi di insettifugo. L’altro ieri al mercato ho comperato tre bei ciclamini per rimpiazzare i geranei ormai a fine fioritura e li ho collocati nel portafiori di giunco sotto il portico a ovest. Di pomeriggio tiro giù le tende frangisole. Ciò nonostante i raggi si sono infiltrati e hanno inclinato le corolle, perciò li ho spostati in un angolo interno. Lontano il cambio degli armadi, continuo a indossare indumenti estivi. Quando imbruna, verso le diciannove ritiro in casa la voliera coi cinque canarini e i gatti mi seguono per il pasto numero sei o sette. Poi loro, a differenza mia pretendono di uscire e cedo, sperando che rientrino verso le ventitré. Mi piace fare un consuntivo della giornata che a fine settembre estendo al mese che sta per finire. Dunque, vediamo: non sono andata al mare e un po’ mi rammarico. Però ho finito la mia 13esima opera entro il tempo previsto. Ho usato la bicicletta per tutto il mese e ho ripreso a usare il tapis roulant. Consumo l’uva fragola della pergola e raccolgo le prime mele, mentre le melagrane si ingrossano: infatti è tempo di frutti. Mi godo la casa con una intensità che mi sbalordisce, ma è una sorpresa che mi fa bene. Del resto è il luogo dove vivo e creo, con tanti oggetti che mi parlano: i quadri ricamati di mia madre, gli attestati di musica di mio figlio, la mia laurea…tanti libri di scuola e di narrativa, più molte copie di quelli che ho scritto io. E non ho finito: mi riposo un po’ e poi riprendo a mettere nero su bianco. Chi vuole mi segua, ops mi legga!
Alba nascente
Probabilmente sto riemergendo dal sonno quando sento grattare sulla porta della camera: deve essere Pepita che ha qualcosa da dirmi. Sbircio sulla radiosveglia che segna le 6.06, presto per alzarsi ma ormai è fatta. Scosto appena i battenti dei balconi perché fuori è buio; dalla casa di fronte vedo la luce accesa e deduco che qualcuno si sta alzando per andare al lavoro, come succedeva a me qualche anno fa. Adesso che sono in pensione e ho fatto pace con l’orologio mi sveglio anche prima, per ragioni non professionali. Non sgrido Pepita: so che recupererò il sonno mancante nel pomeriggio. Inoltre non mi dispiace godermi l’inizio silenzioso della giornata, annaffiato dall’aroma del caffè e dalle fusa dei miei tre gatti che sgranocchiano i croccantini (poi seguirà il pasto umido). La sorpresa più bella mi giunge quando sono in cucina e noto dalla finestra che sta albeggiando. Lo spettacolo merita di essere immortalato. Detto, fatto. Con il cambio stagionale e l’abbassamento della temperatura, i fenomeni atmosferici acquistano in bellezza. Sono le 6.40 e la temperatura è di 12 gradi. Ad est il cielo è di un intenso azzurro, bordato di giallo oro. In pochi minuti i colori si stemperano e la magia si dissolve. Per scattare la foto da un’angolazione idonea, calpesto l’erba del giardino intrisa di umidità e mi bagno le caviglie, ma non è un problema. Se mi nota un vicino, si sorprenderà… ma sono a casa mia e non disturbo. Adesso ho fissato sullo schermo lo spettacolo naturale che potrò rivedermi quanto voglio. Ciò che mi piace è il contrasto tra il tono caldo dell’alba nascente e quello freddo della volta celeste, col contorno nero degli elementi esterni. Una bellezza intensa e precaria, se vogliamo metafora della vita. Comunque la previsione era corretta: dopo un’ora è giorno pieno, un’altra storia.
Benvenuto autunno
I gatti sono un ottimo termometro della temperatura. Anziché rincorrersi e scalare gli alberi, tendono a dormire e si impossessano della mia poltroncina di giunco sotto il portico, dove mi accomodo per leggere o scrivere. Anzi, dopo molte settimane li vedo ‘abbracciati’ per godere del tepore reciproco. Sono maschio e femmina, di madri diverse, sterilizzati. Pepita ha il pelo lungo e morbido che pare un cuscino, mentre Fiocco ha la pelliccia color miele…ma non è per niente mieloso, piuttosto imprevedibile e pericoloso per le unghie che non sa dosare. Evidentemente anche per loro è iniziato l’autunno: e ben venga! Anche noi umani dormiamo meglio, sebbene non tanto quanto i gatti. Quando mi alzo la mattina, non spalanco più le finestre e di sera metto un golf. Sono bendisposta ad accogliere la stagione autunnale, con i suoi colori e sapori. Il mio Melograno acquista colore di giorno in giorno: mi ricorda che ho iniziato l’anno scorso l’ultima opera appena conclusa che riserva alcuni capoversi proprio alle melagrane, simbolo di fertilità, un tema del romanzo. Tra un paio di settimane dovrebbe riprendere la proiezione di un film, nel contesto di un cineforum locale autogestito, felice occasione per ritrovarsi. Anche gustare una pizza in compagnia, adesso risulta più gradevole e, se capita non mi sottraggo. Temo che limiterò le passeggiate in bicicletta, ma in compenso tornerò a usare il tapis roulant, anzi ho già ripreso. Come da previsione, tra martedì e mercoledì mi è stata sostituita la vecchia caldaia, dopo 23 anni di onorato servizio (ma con la sostituzione di 3-4 schede madri); ho optato per lo stesso modello, però a condensazione, il che ha comportato un adattamento nel camino e al quadro elettrico. Questo per dire che la tecnologia alleggerisce ma produce i suoi effetti collaterali. C’è sempre un pro e un contro, come in tutte le cose.
Un germoglio diventato fiore raro
20 settembre 1870, breccia di Porta Pia e liberazione di Roma: fine del potere temporale del Papa. La prendo alla larga per introdurre il compleanno di Manuel, il mio braccio destro che oggi 20 settembre 2023 compie 23 anni. Siccome dubito che potrò vederlo, in quanto starà concludendo il suo viaggio itinerante per il Nord Europa e raggiungerà nottetempo Cesena per il tirocinio di Laurea, gli dedico questo post come regalo. Perché se lo merita: fondamentale l’aiuto che mi ha dato e continua a darmi con l’uso del pc, annessi e connessi, ma anche per il disbrigo di una varietà di impicci domestici che nomino a caso: pulizia del ferro da stiro, aggiustata guarnizione oblò lavatrice, rivitalizzato? vecchio tablet, sostituito cestino bici, piantato chiodi, pulito frigo 1 e 2 con compressore, sgomberato garage, riordinato soffitta, cambiato lampadine… e tutto l’ambaradan per avviare e disfare pratica venditore con Amazon, sistemare pc e tablet in tilt. Gli farei un abbonamento, se avesse tempo ma è un miracolo che riesca a fare le sue cose, tra andare e tornare dalla città degli studi. Mai avrei pensato che la pensione mi avrebbe offerto su un piatto d’argento di raccogliere un po’ di quello che ho seminato in ambito professionale: un germoglio che è diventato un fiore raro. Adesso che ci penso, ha curato la grafica del mio volume Post per un Anno e risolto presto e bene varie pratiche, compresa quella per avviare lo spid. Mi auguro che in futuro rimanga nei paraggi perché siamo in molti ad apprezzare le sue doti, coltivate con dedizione in famiglia. Entrato con il sorriso tra i miei contatti, è diventato uno di famiglia. Per me è un onore che a un anonimo operatore mi abbia presentata come zia. Pertanto, caro Manuel mantieniti a lungo come sei e tantissimi speciali auguri.
