Manuel aveva già messo in elenco la visita al tempio di Wollongong, anticipata dai cugini come struttura straordinaria “tempio dichiarato sito del patrimonio storico del Nuovo Galles del Sud”. Ieri mi sono arrivate foto e informazioni: “Il tempio di per sé è molto bello pacifico ma i monaci erano vestiti in beige invece dell’arancione che avevo visto a Bangkok. I colori che hanno questi posti credo siano la cosa più bella in assoluto. Sono vividi e ti fanno venire voglia di stare là ore”. E qua casca l’asino, cioè la sottoscritta che ha le pareti del soggiorno tinteggiate da ben cinque colori, convinta che il colore influisca assai sull’umore. Per non parlare dei fiori, silenziosi e discreti miei conviventi, Amaryllis in questo periodo festivo. Fiori di Loto in un grande stagno vicino all’ingresso del tempio buddista. Un’altra meraviglia a circa trenta chilometri è il Giardino botanico che riserva una sezione alle rose che Manuel non ha pensato di fotografare, con la fanciullesca motivazione: “Non ci ho pensato. Non erano molto diverse dalle nostre. Upss!”. In compenso ha immortalato una targa con una scritta interessante che riporto tradotta da lui: “Le persone buone sono ovunque e ovunque vanno spargono felicità e bontà”. Appunto come lui, che da tanto lontano ci consente di spaziare e di godere delle meraviglie opera dell’uomo e della natura.
Categoria: Tempo
Leopardi…infinito!
Il 7 e l’8 gennaio Rai 1 trasmette la miniserie Leopardi, poeta dell’infinito, diretta da Sergio Rubini al suo debutto televisivo, che afferma: “Il suo pensiero è oggi quanto mai attuale”. Concordo e mi impegno a vedere le due puntate perché ho sempre apprezzato il poeta recanatese, persuasa che non fosse affatto – o solo in minima parte – triste e pessimista come lo presentava certa didattica del passato. Un riscatto in questo senso glielo aveva già offerto il film Il Giovane Favoloso diretto da Mario Martone ed interpretato da un grande Elio Germano. Il messaggio che ci giunge dalle opere letterarie di Leopardi e dalla ricostruzione della sua vita è che la fragilità è la parte più autentica di noi. Al netto del pessimismo che gli studiosi gli hanno attribuito e distinto in cinque fasi (individuale-storico-cosmico-collettivo-eroico), trovo interessante la sua umanità, fatta di prelibatezze grastronomiche – il gelato soprattutto- orari sballati – colazione a mezzogiorno e pranzo di notte – studi esagerati. Certo scrivere L’infinito a 21 anni la dice lunga sulla sua capacità creativa, pur contando sulla nutrita biblioteca paterna del conte Monaldo che lo assecondava. La madre Adelaide invece era una specie di arpia, mentre andava d’accordo coi fratelli Carlo e Paolina. Amici ne ebbe, sopra a tutti il patriota e scrittore Antonio Ranieri presso il quale morì, a Napoli il 14 giugno 1837. poco prima di compiere 39 anni, di edema polmonare o scompenso cardiaco durante la grande epidemia di colera. Morte prematura di un genio, uno dei più grandi scrittori dell’Ottocento. La salute era stata minata da problemi alla colonna vertebrale, riferibili oggi a una malattia genetica denominata ‘Spondilite Anchilosante’. Molte le opere scritte, sia in prosa che in poesia. L’infinito è ritenuto il suo capoòavoro in poesia, mentre le Operette morali, 24 componimenti in prosa meritano di essere rivalutate per la modernità dello spirito, in quanto attraverso il riso denuncia la corruzione dei costumi italiani. Insomma, Leopardi come reporter. Luigi Garlando gli dedica un pezzo sul settimanale OGGI introdotto da un titolo esemplare: Leopardi, secchione sì ma… infinito!
Sesto post a 4 mani: Capodanno a Wollongong
Sydney lancia nel cielo tra le sette e le nove tonnellate di fuochi d’artificio dalla famosa Opera House e dall”Harbour Bridge a mezzanotte, mentre da noi sono circa le quattordici. Data la ‘corposità’ dell’evento, visto da quasi un milione di persone Sydney è identificata come “capitale mondiale del Capodanno”. Lo sento per televisione martedì sera e soprattutto mi aggiorna Manuel da Wollongong con un paio di foto, un video e un vocale. Premesso che laggiù il Capodanno è meno sentito del Natale, sono previsti due tipi di fuochi: alle ventuno quelli per i bambini – che poi si ritirano per la nanna – e quelli per i grandi a mezzanotte che sono stati: “Una cosa waw, dodici minuti di fuoco, i più belli che abbia visto dal vivo”. Nelle foto, lo vedo a tavola con gli ospitali cugini: indossa una camicia a stampa floreale, con le maniche corte. Ovvio: là fa caldo, sui 30 gradi, anche se gli sembra strano questo Natale e feste connesse senza neve, tanto che confida: “Una piccola parte di me continuava a dire dovrebbe essere freddo, no no, sei in maniche di camicia”. Nel video girato “aspettando i fuochi”, si premura di spiegare l’origine del frastuono: “Di sottofondo sono le cicale”, le creature canterine che mi piacciono tanto e che mi accoglievano in pineta a Lignano Sabbiadoro estati fa. Certo che trascorrere il Capodanno…in capo al mondo (chiedo venia per il gioco di parole) è un’esperienza unica che Manuel spiega così: “Erano anni che non ero tanto eccitato per la fine dell’anno, mi sembra di essere tornato come un bambino piccolo, emozionatissimo!”. Immagino i fuochi sulla baia dal tetto del condominio: stratosferico!
L’anno che verrà
Mentre porto a cottura lenticchie e cotechino – giusto per assecondare un po’ la tradizione – scrivo una poesia da destinare ai miei contatti con gli auguri per l’anno nuovo. L’attesa sarà circoscritta e intima, in linea col testo del seguente messaggio: “La fine dell’anno è il momento per fermarsi, guardarsi indietro e dire grazie a ogni dono, grande o piccolo, ricevuto lungo il cammino”. Per quanto mi riguarda, l’anno era iniziato con l’acuirsi dell’artrosi e termina col recupero funzionale dell’arto operato in robotica ad Aprile. Mi sembra un miracolo camminare pressoché spedita, per cui ringrazio il chirurgo Giovanni Grano, l’ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo. Un po’ anche la sottoscritta, perché ho concentrato le energie nel recupero. Considerato che la Salute è il bene primario, non posso lamentarmi. Mi mancano diverse ‘cose’, ma ne possiedo molte altre: gatti, fiori, amici, libri da leggere e da scrivere. Archiviato il numero 13, sto progettando il numero successivo che avrà per fulcro la storia vera di Ben e Rex, due cani ‘salvati’ dal canile e dalla strada. Mi prendo del tempo, perché non scrivo di getto, mi occupo della casa, dei gatti, dei fiori e scrivo ogni giorno sul mio blog verbamea, talvolta su quello parallelo verbanostra, in condivisione con Francesca, Sara e Veronica. Porte sempre aperte per Elisa e Valentina. Il blog è anch’esso un dono che mi consente di esprimermi e di mettermi in contatto con chi vuole: un piccolo ma solido ponte relazionale. Approfitto per stimolare nuovi ingressi e per ringraziare gli utenti ‘storici’: Giancarlo, Ivano, Manuel, Lucia, Francesca, Martina, Adriana, Sara, Rosi… e le persone che corrispondono in privato, altrettanto importanti per mantenere alto il mio umore. Buona Vigilia! 🥂
Rispetto, parola del 2024
“La letteratura ci può salvare”: parole del professor Maggi intervistato da Ingrid Muccitelli durante la puntata odierna di “Unomattina in Famiglia’. Andrea Maggi è un docente, scrittore e personaggio televisivo. Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado di Sacile. Io l’ho conosciuto durante il programma ‘Il collegio’ e di recente come ospite, esperto di Italiano durante le puntate di ‘Splendida cornice’. Essendo un collega, mi confronto con il suo pensiero che riflette anche il mio. Richiesto dalla conduttrice di indicare una parola da ‘salvare’, l’insegnante risponde: “rispetto” che risulta piuttosto latitante nei comportamenti odierni, sia nei confronti delle persone che della natura. Neanche farlo a posta, mentre sono dalla parrucchiera, sotto il casco sfoglio il settimanale ‘Oggi’. Il giornalista e scrittore per ragazzi Luigi Garlando titola il suo pezzo: “Rispetto” è la parola dell’anno. Lo ha deciso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, scegliendolo come parola del 2024. Il rispetto è immaginato come un secondo sguardo, desunto anche dalla etimologia.Infatti deriva dal verbo latino re-spicere che significa “riguardare”, “guardare un’altra volta”. Ecco, il secondo sguardo pieno di dubbi è il rispetto verso tutti, anche quelli che non la pensano come me, compreso chi parla, prega o mangia in modo diverso dal mio. Ritornando alla letteratura, il professor Maggi dice che potrebbe essere salutare rivisitare i Classici e nomina I Miserabili di Victor Hugo. Conosco un po’ l’opera, ma mi riprometto di andarla a rivedere, perché il rispetto si nutre anche di esercizio. Rispettosi saluti ai lettori!
Natale tra Giubileo e Arte
Papa Francesco ieri sera ha aperto la Pota Santa a San Pietro, dando inizio al Giubileo, un momento molto importante per la chiesa cattolica che ha il suo precedente 25 anni fa con Giovanni Paolo II. La storia e il significato del rito sono di per sé interessanti, ma io mi concentro sulle parole del Pontefice: “La speranza non è morta, la speranza è viva, e avvolge la nostra vita per sempre. Portiamo speranza nei luoghi profanati da violenze”. Quindi l’invito del Santo Padre è di diventare ‘”pellegrini di speranza” da ogni angolo del mondo e con qualsiasi mezzo. Anche con l’arte che diventa stimolo e messaggio di Pace. Mi viene spontaneo nutrire il mio pensiero, osservando l’opera dell’amico Pittore Noè Zardo che rappresenta una stimolante Natività: due volti “Che non sono ritratti perché ognuno li completa a suo modo” immersi in uno spazio pieno di luce, di stelle e di fiori con il frutto della divina nascita che pare un fiore d’oro e un angelo alato in alto a destra. L’opera si trova esposta nel Museo Etnografico di Treviso. Riflettendo sulle parole dell’autore del dipinto, trovo molto efficace il vuoto dei volti che a un colpo d’occhio può disorientare: è il vuoto interiore che ognuno deve riempire, con virtù e opere. Non a caso si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Nell’opera che rappresenta la Sacra Famiglia dovremmo vedere riflessi i nostri volti. Impresa ardua, ma non impossibile, se ci mettiamo in gioco. Del resto, la data odierna del Natale, l’avvio del Giubileo e l’opera di Noè ci indicano la strada. Buon Natale!
Quinto post a 4 mani: Wollongong
Sul far della buonanotte sua – qua è primo pomeriggio – mi arriva un audio di Manuel che ora si trova a Wollongong, città costiera del sud est Australia, situata nello Stato del Nuovo Galles del Sud. Ospite dei cugini Luis e Karol che lo hanno accolto “a braccia aperte”, Manuel si sente come in famiglia, tanto quanto gli era capitato presso gli altri cugini ad Adelaide. Mi invia delle belle foto e la sua prima impressione. “Wollongong ha un che di Caorle, molto europea come stile, pulitissima, gente cordiale… città vivibile, pulsante ma non caotica”. Il paragone con Caorle mi trasmette l’idea giusta perché ho frequentato la cittadina veneziana dove esiste perfino una “Contrada Cusin” in una laterale del Duomo, segno evidente che lì vivevano dei miei omonimi, probabilmente parenti, dato che porto lo stesso cognome. La presenza del mare è sempre un forte collante. Dopo le feste Manuel andrà in esplorazione di Wollongong che dopo Sydney e Newcastle è la città più popolosa dello Stato (ab. 307.477). Filtro altre informazioni. “Nella parte alta della città c’è l’Università e in quella montana un famoso tempio buddista che dicono sia meraviglioso”. Beh, credo che il mio ex alunno ora Ingegnere e collega di scrittura ne ha di che riempire l’archivio fotografico e soprattutto umano. Grazie a lui, viaggio anch’io che sono piuttosto restìa a muovermi. Tra l’altro, scrivere a 4 mani grazie alle sue foto – notizie è una bellissima e gradita esperienza che vale quanto un premio da mettere idealmente sotto l’albero. Buon Natale di là e di qua dell’oceano! 🎄🌻😃
Il libro, un dono per Natale 🌲
“Un libro sotto l’albero” è un bel titolo per catturare l’attenzione di chi non sa cosa regalare. Lo leggo sul tablet tra le varie proposte che scorrono sotto le dita e mi pare una bella idea prenderlo in considerazione. Però sono in ritardo e non leggo la proposta di selezione dei romanzi da regalare a Natale. Oggi scrivo Pro domo mea, cioè propongo i miei. Oltretutto è la Giornata Internazionale dei Migranti e ho dei titoli che si prestano: Migrante Nuda, Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio, Passato Prossimo, disponibili su Amazon oppure presso la sottoscritta (tramite mail adacusin@gmail.com oppure telefono fisso 0423 56 36 02), disponibile per la dedica e l’autografo. Persuasa che il libro è un dono che costa poco ma arricchisce molto, per elaborare le storie contenute nelle suddette opere, mi sono ovviamente documentata, oltre al fatto di avere avuto uno zio materno trasferitosi in Argentina. Distribuisco un po’ di notizie, senza togliere il gusto di scoprire le singole storie. In Migrante Nuda la protagonista è Estella, una giovane ecuadoregna che viene a cercare una vita migliore in Veneto. Sul più bello, subisce un grave incidente. Nel secondo romanzo citato, un emigrante veneto torna dalla California con famiglia al seguito, ma la figlia adolescente Lina ha seri problemi di adattamento. Il primo episodio di Passato Prossimo si intitola “Dal Venezuela a Castelcucco” e non serve che aggiunga altro, per intuire come si snodi la vicenda. Anzi sì, mi sento di raccomandarlo ai Castelcucchesi a cui l’ho dedicato, perché è un omaggio alla vita dinamica del paese negli Anni Trenta. Nella Nota dell’autrice si legge: In sintesi, è uno sguardo sul recente passato – da qui il titolo del romanzo Passato Prossimo – con qualche spruzzata di informazioni qua e là, quando mi sembrava opportuno. Senza alcuna pretesa di completezza, con la speranza di restituire qualcosa in termini di memoria e forse anche di nostalgia.
Fasciata nelle bende
Trovo di pessimo gusto infierire sulle disgrazie altrui, come fanno alcuni ‘leoni da tastiera’ a danno di Ottavia Piana, la speleologa bresciana 32enne, caduta e precipitata per 8 metri in una grotta da oltre due giorni e mezzo. Per lei è il secondo incidente nello stesso luogo, l’Abisso di Bueno Fonteno, e la parola ‘abisso’ dovrebbe già di per sé suggerire l’idea della grotta dove la giovane esplorava nuovi cunicoli per un progetto di mappatura. Rimasta ferita dopo la caduta da una parete rocciosa, le sue condizioni sono stabili, è “vigile e collaborativa” costantemente seguita da un medico e un infermiere, ma l’uscita dal tunnel è prevista alla volta di giovedì perché “Le tempistiche di movimento sono scandite da un’ora e mezza di trasporto e un’ora di pausa per fornire assistenza sanitaria all’infortunata”. Ed è qui che vorrei spostare l’attenzione, sulle 5 squadre di Soccorso Alpino e Speleologico formate da 126 tecnici impegnati nelle varie operazioni lungo tutto il percorso della grotta. Vedo le prime immagini del trasporto in barella e mi tornano alla mente quelle di altri salvataggi tentati e non risoltisi positivamente. Non mi stupirei che Ottavia cambiasse lavoro, per il trauma riportato a livello fisico e di più psicologico. Comprensibile che abbia detto: “Non ci torno più”. È evidente che non è scesa nelle viscere della terra – insieme con dei colleghi – per farsi un giretto, ma per motivi esplorativo-scientifici. Casomai è vittima della ricerca, come lo sono state molte persone nel passato, riabilitate post mortem. Lasciamola in pace e non aumentiamo il livello delle sue ferite.
Natale si avvicina
Terza domenica d’avvento (ieri), giornata molto fredda, parzialmente soleggiata. Di mattina non mi muovo e di pomeriggio viene a trovarmi mio figlio. Di sera è prevista l’accensione dell’albero in piazza, in programma domenica scorsa ma rinviata a causa del maltempo. Decido di uscire, attratta dalla bellissima luna in cielo. Il percorso da fare è breve e mi vesto bene. Alle 18 gli alunni delle elementari sono sul palco allestito dinanzi all’ufficio postale, dove splende la scritta ‘Auguri’. Hanno il copricapo rosso con il pompon che fa allegria. Sicuramente ci sono le maestre, ma non le vedo mentre noto in fondo al palco il sindaco Paolo Mares con la striscia tricolore e il berretto natalizio. La piazza è gremita e gli scolaretti iniziano a cantare vigorosi. Due bracieri diffondono lingue di calore e dopo sarà offerta la cioccolata calda, imbattibile con la temperatura rigida. Scambio due parole con Antonella, la vice sindaca e poi giro i tacchi, perché l’età mi ha resa più prudente riguardo la salute. Partecipo idealmente all’accensione dell’albero. Poi scrivo la poesia che condivido con i miei lettori e donerò a breve ai miei amici Un Altro Natale Col prossimo Natale/voglio augurare/l’essenza della festa: meno decori, più calore./ La neve sui monti,/un fiore rosso sul balcone/avranno pure ragione/di indicare cosa fare./ Il Fico ha perso le foglie/però l’Osmanto è in fiore,/gioia e dolore tramano/nel nostro quotidiano./ Non ci abbattiamo/se il maltempo prevarrà./ Sarà l’occasione per fare/una buona riflessione.//
