8 Marzo per tutti🌻

Non posso ignorare che oggi, 8 marzo è la Giornata Internazionale della Donna, ma non intendo ridurla a fiori di mimosa, pur belli né a cioccolatini, pur buoni. Anche quando insegnavo, ci tenevo a ricordare il senso della giornata e il percorso fatto dalle donne per la conquista dei diritti (obiettivo oggi negato o calpestato in varie parti del mondo). Stasera molte donne si troveranno a festeggiare attorno a una pizza, scambiandosi confidenze e sorrisi: non ci vedo niente di male, purché non venga ignorato il percorso di lacrime e sangue profusi dalle donne dal lontano 1908 quando l’incendio della fabbrica tessile Cottons a New York provocò la morte di 123 donne (e 23 uomini) per la maggior parte giovani immigrate italiane ed ebree. Penso a tante donne esemplari, distintesi nel passato e alle molte vittime oggi di violenze e soprusi. Restando nel mio privato, sempre cara mi è l’immagine di mia nonna Adelaide, di Marta e Gianna, due colleghe mancate troppo presto, l’amica ecuadoregna Zulay… tra quelle passate a miglior vita. Per fortuna ho un nutrito gruppo di amiche che mi corrispondono nel blog oppure in privato, alle quali auguro di trascorrere una giornata in pienezza di emozioni e riflessioni. Da parte mia sono contenta di essere nata donna, di aver trasmesso la vita, di coltivare ciò che mi piace…anche se non mi sento ‘arrivata’ perché a tutt’oggi ignoro un sacco di cose. Da pensionata in salute – al netto dell’artrosi che spero il mese prossimo l’intervento risolverà – posso affermare che sto godendo un buon momento, pieni di fiori, di gatti e di scrittura. Magari vorrei allargare le conoscenze, anche maschili, in generale più restie a mettersi in gioco. Vivere da sola, per ora è un privilegio. Come dice un saggio, la solitudine non è un problema per chi sta bene da solo. Buon 8 Marzo a tutti, maschi e femmine! 🌼

Nomen Omen: oggi Felicita

Oggi 7 marzo santa Felicita, martire a Cartagine insieme a Santa Perpetua. Deriva dal tardo nome augurale latino ‘Felicitas’ che significa buona sorte, fortuna ed era portato da ‘Felicitas’, dea romana dell’abbondanza, della ricchezza e del successo. Mi viene in mente il testo scritto da Guido Gozzano (To, 19.12.1883 – To, 9.08.1916) ‘La Signorina Felicita ovvero la felicità’ dove il poeta descrive una donna non appariscente, ma serena e tranquilla, motivo per cui lui – che non era per nulla tranquillo – l’ammira. Nato in una famiglia benestante, è attratto dal mondo semplice e quotidiano. Tra l’altro aveva otto fratelli, di cui cinque femmine che immagino scrutasse negli atteggiamenti e nei modi, preferendo la spontaneità della Signorina Felicita. Certo portare un tale nome, è impegnativo. Tra l’altro il gioco di parole tra Felicita e felicità suggerisce una riflessione su obiettivi esistenziali. Nei registri dei miei alunni, in più di trent’anni non ne ho trovato nessuno. Però mia madre andava a trovare una signora che portava questo nome. In Italia non è molto diffuso, pare occupi il 533esimo posto. A rigore, visto che sono nomi femminili Serena, Gioia, Grazia… potrebbe starci anche Felicita. Curiosando, mi corre sotto l’occhio la differenza tra gioia e felicità: la gioia è definita come uno stato permanente, duraturo mentre la felicità si risolve in un’emozione temporanea, rapida. Vabbè, il nome non è cosa da poco per chi lo porta. La locuzione latina ‘Nomen omen’ ci dice che gli antichi romani ritenevano che il nome contenesse un presagio, in pratica il destino di una persona. Magari qualcuno ci si ritrova. Io mi tengo il mio, insipido per molto tempo e rivalutato da quando so che in turco Ada significa isola, un paesaggio che mi rappresenta.

Cenni di primavera

Cime innevate e pratoline in giardino è ciò che vedo dalla finestra, stamattina soleggiata dopo vari giorni di pioggia. La temperatura è frizzante nella prima parte della giornata, ma poi il soleggiamento addolcirà cose e persone. Non serve essere metereopatici per apprezzare i vantaggi del calore sulla terra, tanto quanto i benefici delle precipitazioni, quando non sono rovinose. Il Cantico delle creature di frate Francesco è sempre attuale. Quando apro il balcone sulla zona orto, l’Albicocco sfodera decine di fiori rosa che sono una meraviglia. Anche i gatti apprezzano, passando come funamboli da un ramo all’altro. Condividiamo la meraviglia per uno spettacolo gratuito della natura che merita più considerazione. L’urgenza di fare troppe cose ci priva del piacere di godere della bellezza a portata di mano. Però ammetto che anch’io ‘andavo di fretta’ prima, quando ero in servizio e mi sono ‘resettata’ con la pensione. Inoltre l’artrosi mi ha imposto di rallentare due anni fa e di ripetere l’intervento di artoprotesi alla seconda anca il prossimo mese. Lo avrei volentieri evitato, ma ‘hic stantibus rebus/stando così le cose, intendo affrontarlo fiduciosa. Nonostante la crisi della sanità, ci operano molti valenti professionisti in grado di restituirci benessere e qualità della vita. Vita che rinasce a primavera anche tra gli animali… ma non sono scontate le nuove nascite. Mi riferisco ai miei canarini, rimasti in tre – due maschi canterini e una femmina – che al momento non danno segni di allargare la famiglia. Temo rimarrà irripetibile l’annata quando da cinque uova deposte nacquero cinque canarini, tutti sopravvissuti. Peccato che la vita dei pennuti sia corta, sei anni se va bene e se un gatto malandrino non ci mette lo zampino (Fiocco reo confesso). Insomma, mi godo ciò che passa il convento e auguro altrettanto ai lettori.

Festa delle bambole

Oggi in Giappone è la Festa delle bambole (Hina Matsuri) nota anche come Festa delle bambine: prepara all’arrivo della primavera e porta le famiglie a riunirsi per invocare salute, bellezza e amore per le proprie figlie femmine. A tale scopo si espongono per alcuni giorni bambole di ceramica vestite con abiti tradizionali. L’usanza nacque intorno al VII secolo, credendo che le bambole avessero il potere di allontanare spiriti malvagi e malattie. Mi piace la contaminazione tra passato e moderno tipica del Paese del Sol Levante. Lica Gian è la bambola ora più famosa, venduta online e vestita con gli stessi abiti indossati dalla stilista che la veste. Lo scopro seguendo STORIE, settimanale del Tg2 di prima mattina. Questa notizia mi riporta, giocoforza alla mia infanzia quando in realtà ho smesso di giocare a otto anni, con l’arrivo di mia sorella che dovevo accudire (attribuisco a questa circostanza la mia tendenza all’accumulo di oggetti, per una sorta di ‘rimedio’ a quanto non sperimentato). Pertanto non mi sono affezionata alle bambole, salvo una cui avevo dato il nome Emilia, per la simpatia verso una giovane donna che frequentava casa. Però ne ho regalate, anche di colore come mi ha ricordato Marcella. Da adulta, me ne sono fatta regalare una: seduta su una sedia di legno, con cuffietta in testa e vestito color melanzana sembra piuttosto la riproduzione della serena vecchiaia cui aspiro. Il gatto ci gioca e ogni tanto mi trovo per terra una scarpina, un nastro, perfino una mano (chissà che non alluda al decadimento fisico)… la ricompongo e torna a vegliare sul corridoio della zona notte. Del resto, chi l’ha detto che le bambole servono solo alle bambine? Non credo che oggi siano molto appetite come dono, essendosi molto espanso il ruolo della donna. Per fortuna.

Fiori e rinascita

Ho ricevuto un bel mazzo di Giunchiglie gialle, che sono un annuncio di primavera. Col colore luminoso portano una nota di vivacità e di buonumore. È risaputo che mi piace il giallo. In psicologia il giallo è il colore della felicità e della speranza, della positività, dell’energia e dell’ottimismo. Nelle culture orientali indica saggezza. Ad esempio in Cina è stato scelto come colore simbolo dell’imperatore. Più semplicemente, per me rappresenta il ritorno di relazioni positive che riprenderanno quota con la bella stagione. Ringrazio pertanto Lina, con cui condivido l’amore per fiori e gatti di avermi sorpreso con il gradito bouquet. Marzo parte col piede giusto, anche se trattasi di mese ‘pazzerello’. Oggi inizia la primavera meteorologica, mentre per quella astronomica dobbiamo aspettare il 20 marzo, con l’avvento dell’equinozio primaverile. La tendenza meteo per l’inizio di marzo vede perdurare il tempo nuvoloso attuale, ‘a seguito di una certa inerzia nell’atmosfera’. Mi viene in mente un detto popolare, secondo cui ‘Il tempo non si è mai sposato, per questo fa quello che vuole’, per nulla clemente nei confronti dell’istituto del matrimonio, comunque efficace se applicato alle bizzarrie della stagione che ne fa di cotte e di crude. Giallo è anche il nome del gatto di Adriana, di un bel manto rossiccio light, come quello del mio Fiocco che sembra un suo parente stretto. E che dire dei limoni, già protagonisti di un recente post? Credo che l’elenco di prodotti gialli potrebbe allungarsi all’infinito, perciò ritorno ai ‘Narcisi da giardino’, sebbene i Narcisi siano diversi rispetto alle Giunchiglie riguardo al colore, in quanto esistono varietà arancio, rosa, bianche, variegate…e perfino blu! Il colore più conosciuto rimane comunque il giallo. Beneaugurante il significato: Rinascita!

29 febbraio, San Giusto

Ultimo giorno di febbraio del 2024, anno bisestile. Un antico detto popolare dice: “Anno bisesto, anno funesto”, ma io non voglio crederci. Abbiamo già collezionato eventi nefasti. Mi rivolgo al santo del giorno che sul mio calendario in cucina dà san Giusto. Mi piace il nome proprio, anche nell’accezione aggettivo, perché c’è bisogno di giustizia, a tutti i livelli. Il nome si basa sul termine latino ‘iustus’ che significa appunto giusto, probo, onesto. Da Giusto deriva il nome Giustino. Martire cristiano, venerato dalla chiesa cattolica, Giusto è vissuto sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano a Trieste, morto ad Aquileia il 2.11.303 d.C. È il patrono della città di Trieste. Sul Colle di san Giusto sorge la cattedrale a lui intitolata, “basilica paleocristiana” di via Madonna del Mare che visitai diversi anni fa durante un’uscita didattica con la classe terza media. Ricordo la salita panoramica in pullman verso la cattedrale che è un gioiello architettonico. Nel primo pomeriggio visitammo il Castello di Miramare, altro polo di attrazione. Credo di essere stata a Trieste almeno tre/quattro volte, lusingata che la città fosse frequentata da letterati e poeti come Umberto Saba che vi gestiva una libreria antiquaria. Tornando a San Giusto, non conoscevo la leggenda che lo riguarda. Soldato romano convertitosi al cristianesimo, non volle sottostare alle imposizioni delle pratiche religiose tradizionali romane dell’imperatore Diocleziano. Pertanto fu perseguitato, catturato…e imbarcato, legato mani e piedi in una barca bucata spedita al largo. La barca affondò ma il corpo del santo riemerse sulla riva Grumula, liberato delle corde. Da allora a Trieste fu considerato il santo patrono. Voglio sperare che guardi benevolo quaggiù e che infonda giustizia.

Mostra a Villa Adriana

“Io sono una forza del passato’ è il titolo della mostra organizzata a Tivoli, a Villa Adriana sull’imperatore Adriano (durata dell’impero 117- 138 d.C ). Me lo ricorda la trasmissione Geo in onda di pomeriggio sul terzo canale durante la quale osservo una carrellata di busti – 8 – sull’importante imperatore. Successore di Traiano, fu uno dei ‘buoni imperatori’ secondo lo storico Edward Gibbon. Antonino Pio fu suo figlio e quel ‘Pio’ deve significare qualcosa. Grande estimatore della cultura greca, nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. Inoltre ordinò di edificare molti edifici pubblici in Italia e nelle province: terme, teatri, anfiteatri, strade e ponti. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, allora alla sua massima espansione. Ma fu anche architetto, musicista, letterato, qualità quest’ultima che mi intriga. Noto per la sua eloquenza, è ritenuto uno degli uomini più talentuosi di tutta la storia romana. Artista e principe, provinciale per nascita – era nato nell’attuale Andalusia – romano per cittadinanza, ateniese per elezione incarnò le varie anime del mondo antico: latine, elleniche, mediterranee. Sul letto di morte, nel 138 a 62 anni compone dei versi resi famosissimi da Margherite Yourcenar che trovo stupendi: “Piccola, anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti”. Memorie di Adriano è il romanzo di Margherite Yourcenar, pubblicato la prima volta nel 1951 che merita di essere letto e riletto.

Lunedì in rosa 🌸

Il vecchio albicocco – messo a dimora nel 2000 – ha cacciato fuori il primo fiore! Me ne sono accorta per caso, spalancando il balcone della camera a sud, sul lato della casa che è un po’ orto e un po’ boschetto. Quindi è vivo e mi darà la soddisfazione di vederlo riempirsi di petali rosati e poi di gustare i dorati frutti. Pertanto la settimana inizia con una nota positiva, sebbene il lunedì sia per molti un giorno di faticosa ripresa. Non per me, che ho anticipato la spesa ieri in compagnia di mio figlio che ha fatto da autista. Però dopo devo andare in posta per pagare la bolletta del gas metano… l’altra faccia della medaglia. Ma ritorno sul rosa del fiore di albicocco, messaggero di primavera. Noto che nei paraggi del garage, in una grande fioriera una pianta grassa di cui mi sfugge il nome ha emesso spighe di fiori a campanella, ovviamente rosa. Grazie al contributo di Serapia, scopro che trattasi di Bergenia. Deduco che il rosa sia un colore che appartiene alla bella stagione. Io da piccola ne ero ossessionata, perché mia madre mi vestiva sempre di questo colore, sostenendo che era intonato con la mia carnagione e i miei capelli castani. Sarà, o meglio sarà stato ma solo di recente l’ho introdotto nel mio guardaroba. Magari col tempo i gusti cambiano. Per il momento stravedo per i fiori dell’albicocco e del melo, quando potrò fotografarli. A proposito, ieri il melo ha subito una drastica potatura che gli ha conferito un’insolita forma ad ombrello, per evitare che i rami trasbordino dal vicino con scarico di foglie e futuri frutti. Non avendo esperienza in coltura di piante, in origine è stato piantumato troppo vicino alla rete divisoria. Spero che il melo non me ne voglia. Col vicino ho rimediato, donandogli vasetti di confettura fatta in casa. Se non piove, i prossimi giorni andrò in perlustrazione a caccia di nuovi fiori da fotografare.

Limone resiliente 🍋

Mi fa un gradevole effetto pensare che tra un mese sarà primavera; l’arrivo della bella stagione in questi giorni ci regala un anticipo con temperature più che gradevoli. Però non c’è da stare allegri, se l’inverno non segue un corso regolare, con freddo e piogge, tanto che si temono gelate tardive e siccità. Approfittando del clima al momento favorevole e della luna crescente, ieri la pianta di limoni ereditata da mio figlio è stata sottoposta a drastica potatura, grazie all’intervento magistrale di Marta. Partendo dal basso, le mani esperte hanno ridotto la ‘boscaglia’ dando alla pianta una forma finalmente armonica. Diciamo che è stata ringiovanita. Spero che si riprenderà dall’intervento, anche se per i prossimi mesi mi devo aspettare più foglie che frutti. Mi sono documentata su come fare le talee: ho selezionato dei rami di circa 15 cm dai tagli effettuati, messi poi a dimora in vasetti ricoperti da un sacchetto di plastica, per favorire ‘l’effetto serra’ domestica. Se ho proceduto correttamente, tra un mesetto spunteranno le foglioline, giusto a primavera! Per ora i frutti succosi mi hanno già consentito di fare la marmellata, mentre le bucce stanno macerando in alcool a 96 gradi per fare il Limoncello. Non posso lamentarmi, la pianta ha dimostrato di essere ‘resiliente’ e di reagire con generosità alle cure. Praticamente una lezione di vita, come spesso la natura riserva a chi le dedica adeguate attenzioni. Per chiudere in poesia, ricordo quella di Montale intitolata ‘I limoni’ dalla raccolta Ossi di seppia, ritenuta il manifesto della poesia montaliana, in contrapposizione a quella dannunziana. Riporto la parte finale della seconda strofa: “qui (in mezzo agli alberi di limoni) anche a noi poveri spetta la nostra parte di ricchezza/che è l’odore dei limoni” dove la gioia, sebbene temporanea è rappresentata dall’aria aperta e dal profumo dei limoni. Concetto che condivido con Eugenio Montale (Genova, 12.10.1896 – Milano, 12.09.1981), Nobel per la Letteratura nel 1975.

Martedì grasso…privato

Martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. Non me ne sarei accorta se Manuel non mi avesse inviato una foto di Gina, sua nonna davanti all’impasto per i crostoli (noti anche coi nomi frappe, chiacchiere, bugie…) che realizza secondo una procedura ‘top secret’ che prevede “na cicareta de rum e una de graspa”. Fantastico questo quadretto familiare dove nonna e nipote sono impegnati nel realizzare il dolce tipico di questo periodo… con ricetta esclusiva “di Luigina, la sorella più grande di mia nonna”, precisa Manuel. Immagino la cucina di Gina trasformata in laboratorio dolciario, i crostoli calati nell’olio che fanno le bolle, le guance di nonna e nipote che si arrossano per il calore dell’ambiente e per la fatica… perché l’operazione è impegnativa e richiede un intero pomeriggio. Vorrei fosse capitato a me che cerco nonni adottivi e ho il privilegio di incontrarli grazie ai miei contatti. Nel post di ieri ho parlato del legame padre/figlio grazie all’arte; oggi sono protagonisti nonna/nipote grazie alla cucina. Ma se non ci fosse la rete di sostegno dei familiari costruita nel tempo, il palco crollerebbe. Il fare insieme è l’aspetto della relazione che mi affascina, che sia in cucina o in un altro spazio fa lo stesso. Poi, se i protagonisti dell’esperimento sono di età diverse, tanto meglio. Gina ha compiuto novant’anni qualche anno fa. È sempre sorridente e risponde al telefono con sicurezza. Circondata dall’affetto delle tre figlie e dei nipoti – Manuel in primis – le invidio la chioma grigio-azzura che mi ricorda la fata turchina. Naturalmente ammiro anche la sua longevità che le consente di essere ancora attiva e curiosa. A proposito, come me guarda il programma Forum e mi aggiorna se mi perdo una causa. Uno svago mentale che nutre l’amicizia.