FIAT LUX

Raccontare alla luce del sole un paio d’ore trascorse al buio ieri sera potrà far sorridere. E’ la seconda volta che capita in pochi mesi. Che succeda col calar delle tenebre aumenta la sensazione di disagio che aumenta in rapporto alla durata del problema, condiviso dai miei vicini e pare causato dalla linea distribuzione Enel che nella zona in cui abito non è al top. E’ andata così. Ho deposto sul tavolo in cucina le verdure per preparare il brodo vegetale, pelapatate in una mano e ‘plof’ sparisce la luce. Penso si tratti di una situazione momentanea, com’è successo altre volte e attendo. ‘Nada’, direbbe Manuel. Apro il portoncino chiuso da poco e noto un capannello di persone al di là della strada, dove anche l’illuminazione pubblica ha dato buca. Intuisco che siano senza luce anche loro che infatti confermano. Per fortuna ho comperato di recente un portacandele e so dove sono le candele – alla cannella – acquistate per creare l’atmosfera natalizia. In cucina sono salva, ma in sala no. A tentoni cerco una pila posizionata comoda per le emergenze. . mi balena l’idea di telefonare, ma la scarto perché manca la corrente e il telefono è muto. Però ho il vecchio Nokia che mi può dare una mano e il tablet che non mi tradisce. D’impeto segnalo il problema a una rosa di contatti fidati, compreso ‘Fili’ l’elettricista. La fidata Lucia si offre di venire addirittura a farmi compagnia. Siccome è un’emergenza, chiamo anche mio figlio che non si arrabbia – devo chiamare solo per urgenze e ritengo che questa lo sia – e mi invita ad aspettare che il problema venga risolto a monte. Chiamo anche Antonella, la vice sindaca di Castelcucco – che a sua volta informa il sindaco – e Giampietro, consigliere ed amico che suggerisce di telefonare all’ufficio guasti, cosa che faccio, ma mi risponde un disco. Visto che siamo in zona weekend, sospettosa qual sono mi chiedo se non sia una strategia attuata da malavitosi per agevolare l’operazione furti, pensiero condiviso da un amico. Nel dubbio chiamo il 112 che non risponde subito, ma dopo alcuni lunghi minuti un operatore prende nota della segnalazione e mi ringrazia. Conti alla mano, ho telefonato a 5/6 persone. Non mi sento sola, ma il buio persiste, attenuato appena dal chiarore di una candela. I gatti percepiscono la mia tensione e cominciano a miagolare in modo patologico. Io alzo la voce e li faccio uscire, dato che loro ci vedono benone al buio. A tastoni accendo la stufa che un po’ rischiara la sala. Dopo circa un’ora la corrente ritorna, ma poi sparisce di nuovo. Persiste invece a suonare la centralina dell’allarme contagiata dal problema: un suono assordante che non riesco ad attutire, insopportabile. Finalmente, a ridosso delle 20 ricompare la luce e spero che non giochi a nascondino. Tra l’altro, ieri era giornata di sciopero, chissà se c’entra qualcosa. Sul tardi, la gentile e solerte vicesindaca mi tranquillizza con la terza telefonata, dicendo che il problema è stato tamponato, ma senza risalire alla causa, perciò potrà ripresentarsi fino a risoluzione definitiva. Posso ritirarmi relativamente tranquilla, perché nel momento del bisogno non sono stata lasciata sola.

Secondo post a 4 mani

Mi arriva una carrellata di foto scattate da Manuel a Cooper Pedy, cittadina situata in un’area desertica a circa 850 chilometri nord di Adelaide: “9 ore di auto. È stato lunghissimo! Ma devo dire che ne è valsa la pena”. Il passaggio del deserto incute paura e meraviglia, provocando “qualcosa che ti scuote un po’ dentro”, un’esperienza fuori dall’ordinario da vivere in prima persona che le parole e le fotografie rendono solo in parte. Manuel ha visitato una vecchia miniera, vari negozi di opali, un paio di chiese sotterranee… e ha dormito sottoterra! Un’esperienza decisamente memorabile. Nei vocali a corredo delle foto, definisce il suo resoconto ‘magro’ a causa della inadeguatezza delle parole nel descrivere un ambiente dove ha sperimentato il caldo, ma anche la pioggia nel deserto, “esperienza da Wow!”. Se penso che un anno fa il mio ex studente ora Ingegnere stava preparando la festa di laurea – originale anche quella – considero il viaggio in Australia un’ottima base per il suo curriculum e progetti futuri. Tra l’altro mi consente di viaggiare con la fantasia e di immergermi in ambienti insoliti, suggestivi per chi scrive. Nella chiesa sotterranea mi salirebbe spontanea alle labbra una preghiera, mentre il resto di una pianta sopravvissuta a una calamità si presta a una poesia. Il panorama parla da solo, inquadrato tra il blu del cielo e il ruggine della terra. Ah, in sei cartelli metallici che accolgono il visitatore in prossimità del lago salato in entro terra Kokhata noto incise le seguenti parole: One People, One Country, One Dreaming… motto delle popolazioni aborigene. Un messaggio beneaugurante in tempi alla ricerca di pace. Grazie a Manuel di diffonderlo con la sua testimonianza.

Stress telefonico

Non so se sia capitato anche ai lettori di perdere la pazienza per sgradite telefonare commerciali. Per contenere il problema tengo spesso spento il cellulare, ma la persecuzione continua sul fisso. A tutte le ore, tanto che sono costretta a staccare il ricevitore anche quando attendo una telefonata importante. Se sollevo la cornetta, sento il meccanico “Ciao” di una voce registrata e metto giù. Preciso che già molto tempo fa mi ero iscritta al Registro Pubblico delle Opposizioni che doveva tenermi al riparo da chiamate sgradite. Per un po’ ha funzionato e poi stop. Il telefono mi sta guastando l’umore, specie se viene usato in maniera invasiva, quando non oppositiva come succede con Vodafone, il mio gestore telefonico. Adesso chiarisco. Da luglio usufruisco della fibra che velocizza la connessione. Sull’intervento effettuato avevo scritto un post favorevole (omettendo che per una settimana non avevo potuto usare il telefono fisso, per una dimenticanza nel segnalare al ‘cervellone’ il passaggio alla nuova linea). Da quattro mesi chiedo un alleggerimento della fattura di € 39.97 mensili. E qua casca l’asino, perché non sono bastate telefonate estenuanti al 190 per parlare con un operatore che risponde – quando risponde – spesso dall’estero. Non esiste una mail cui segnalare disguidi o richieste, ma c’è la possibilità di ‘parlare’ conToby che non è un cane, bensì un assistente digitale. Nel giro di mezz’ora si alterna una rosa di operatori dall’accento estero o affrettato. Salto le puntate precedenti e mi limito all’ultima. Dopo la voce ripetuta all’infinito: “Stiamo gestendo la tua richiesta, non riagganciare” mi risponde Siria (ma temo che sia uno pseudonimo) alla quale ripeto per l’ennesima volta che confidavo in una diminuzione della bolletta di € 39.97 da pagare entro il 5 dicembre, accordata a voce prima a € 24.40 e poi a € 29.90, con successiva telefonata inquisitora a domicilio su dati e quant’altro. Sul tablet ieri mattina mi vedo addebitata la cifra alta, come se nulla fosse successo. Il buon Manuel, consultato oltre oceano mi invita a pazientare perché “Quando ha telefonato novembre era già entrato in tariffario. Credo almeno”. Se fosse così, perché non dirmelo? Qualcosa non mi torna, la catena è troppo lunga e qualche anello salta. Tanta gente ci lavora e l’utente non è adeguatamente ascoltato. Non ho più voce. Quasi quasi stacco il telefono definitivamente…

Novembre e freddo artico

È arrivato il freddo artico, con allerta neve e maltempo. D’altronde è stagione, perciò dobbiamo farcene una ragione. Non ho nessuna nostalgia del lungo e torrido caldo estivo che ha compromesso le fioriture e la maturazione di frutta e verdura che infatti costano un botto. Anche la mia vite di uva fragola ne ha risentito, mi è morto l’ultra ventennale Olivagno e i fiori hanno, per così dire ‘battuto la fiacca”. Non sono andata al mare neanche in giornata, perché prevedevo il viaggio a Bibione troppo impegnativo per l’anca rifatta da poco. Però sono stata a Canale d’Agordo a trovare Mariuccia, con Manuel autista d’eccezione. C’è chi ama il caldo e il mare, chi preferisce il fresco e la montagna. Semmai dovremmo sentire la mancanza delle stagioni intermedie che sembrano estinte. Si passa dalla lana al lino, e viceversa. Io ho fatto di recente il cambio degli armadi. Novembre non è il mio mese preferito, però con un po’ di ottimismo ci trovo elementi positivi: i gatti di sera stanno dentro, mi piace vedere e sentire la stufa accesa, la radio in sottofondo prima di cena mi fa compagnia mentre scrivo i post o qualche verso. Ad esempio, ho assistito ad un evento naturale che mi ha fatto pensare. Un gran volteggio di foglie secche sollevate da raffiche di vento mi ha indotto ad abbozzare la poesia ULTIMA CORSA Le foglie secche/si rincorrono sull’asfalto/con vitalità incredibile./Ma come, non sono morte?/Quale benigna sorte le anima?/Vorrei correre anch’io,/come voi, per dove non so/però sarebbe bello/stupire ancora/dopo l’ora del congedo./Giunge il rombo/d’un motore dalla strada/che fulmineo passa:/le stritola e le spiazza./Fine corsa gioiosa.// Se viene, un commento sarebbe gradito. Viceversa, grazie per la lettura. 🍁

Gino e Giulia Cecchettin

Gino Cecchettin, padre di Giulia – morta a 22 anni per mano del fidanzato l’11 novembre 2023 – è senza dubbio un uomo forte e ammirevole. Lo vedo e sento durante il programma serale Cartabianca, condotto da Bianca Berlinguer. Sempre composto, quasi sereno nel ricordare la figlia e testimoniarne le qualità. Il ministro Valditara che presenta alla Camera la Fondazione Giulia Cecchettin, dichiara che il patriarcato non esiste e accusa l’immigrazione. Elena, la sorella di Giulia precisa: “Mia sorella uccisa da un ragazzo bianco, italiano e per bene”. Gino mantiene la calma, misurando e soppesando le parole: “La violenza sulle donne è un fallimento collettivo” e ricordando la figlia dice: “Era simbolo di altruismo e amore”. Senza peli sulla lingua è Mauro Corona, ospite fisso, per il quale il patriarcato esiste ancora. Forse il patriarcato no, ma la mentalità patriarcale sì. Il tasso di femminicidi in Italia gli dà ragione, spesso per mano di congiunti. Imparare a convivere con il dolore per la perdita di un figlio è il messaggio che giunge da Gino Cecchettin e anche da Al Bano, tra i più longevi e popolari cantanti italiani che perse la figlia Ilenia in circostanze misteriose a New Orleans il 5 gennaio 1994, a 24 anni. Con grande pietà per le vittime, intendo spostare l’attenzione sui familiari che devono sopravvivere a una tragica perdita e provano a metabolizzare il dolore, escogitando modi che li espongono e sono talora criticati. La morte non è un tema dibattuto nei salotti e neanche nel privato. Si posticipa l’argomento, con la speranza che ci tocchi il più tardi possibile. Purtroppo però è imprevedibile. Quando riguarda persone giovani, private della vita per mano altrui è oltremodo dolorosa. Rimangono le opere dei sopravvissuti a mantenerne in vita il ricordo.

Quiz linguistici

La frase “Con la cultura non si mangia” attribuita all’ex ministro Tremonti – che la sconfessò – va almeno ridimensionata, perché c’è chi con il proprio sapere vince anche bei soldi. È il caso di Christian, concorrente del gioco a quiz ‘L’Eredità’ che ha vinto 160.000 euro, da aggiungere ai 45.000 vinti la sera precedente, per un totale finora di 205.000 euro accumulati in due sole puntate. Di solito ceno verso le 19.30; subito dopo seguo “La Ghigliottina ‘ la parte finale del gioco che chiede al concorrente di trovare la parola che ne lega altre cinque. Un paio di volte ci ho azzeccato anch’io, dato che le parole sono il mio pane e mi attraggono i giochi dove sono protagoniste. Qualcuno si ricorda il programma televisivo a quiz sulla lingua italiana ‘Parola mia’ in onda dal 1985 al 1988, condotto da Luciano Rispoli e la partecipazione del linguista Gian Luigi Beccaria? Quanto mi piaceva! Ha influenzato il titolo del mio blog ‘Verba mea’. Mi viene facile usare le parole, talvolta intuendo il significato di alcune ignote, senza consultare il dizionario. Però evito i giochi di parole caro a certi intellettuali, preferendo esprimermi in maniera ‘flessibile’ con qualche concessione al latino, piuttosto che all’inglese. Ma torniamo al gioco, che Marco Liorni conduce dal 3 novembre. La fase finale è quella che mi piace di più: il finalista deve indovinare la parola ‘chiave’ che si abbina con le cinque in precedenza selezionate da altrettante coppie di parole. Insomma, un bel grattacapo. Christian, giovane infermiere della Valle dei Templi in un paio di giorni è diventato un fenomeno. Mi fa piacere che sia un uomo, perché contraddice la convinzione che siano le donne più portate in ambito espressivo/linguistico. Personalmente sono dell’idea che il talento, tanto quanto l’intelligenza non abbia sesso. Infine, in un mondo che tende ad isolarsi e a chiudersi, ben vengano i programmi che combinano cultura e intrattenimento. Da incentivare.

Mondo che vai, usanza che trovi

Ieri, poco prima delle 14 ricevo un vocale da Manuel: parlando sottovoce – per non disturbare la cugina che dorme – mi raccomanda di riguardarmi, perché ha sentito che ‘fa freschetto’. Poi aggiunge: “spengo la abatjour e vado a dormire”. Dato che in Australia ci sono quasi dieci ore in più, significa che mi saluta verso mezzanotte. Quindi legge il post di mattina, mentre fa colazione! Sono lusingata e gli dedico questo di giovedì. Grazie a lui ripasso l’immensa nazione: quando insegnavo Geografia restava sempre in coda, così la conoscenza risultava ‘a macchia di leopardo’. Prima di volare a Sidney – dove lo attendono altri parenti – Manuel mi farà una sintesi del suo soggiorno ad Adelaide. Estrapolando da un lungo vocale, ecco cosa dice: molte sono le aree verdi, le strade ordinate sembrano tirate col righello. Date le distanze, spostarsi in pullman costa parecchio, meglio la bicicletta però col casco, se no scatta la multa. La città non ha un vero centro storico, avendo solo 200 anni. Palazzi nuovi anche in zona mare dove le spiagge sono corte e la sabbia finissima di colore bianco panna. Finora ha visitato una Galleria d’Arte, un Museo “stile armadio della nonna” perché sapeva di naftalina, la Biblioteca con una gentile guida anziana che parlava piano in inglese, per consentirgli di comprendere. Uno dei motivi del soggiorno australiano è appunto perfezionare l’inglese. Volete sapere cosa e come si mangia? Al Mercato generale si trova di tutto, in primis frutta, verdura e pesce. Il menu prevede la pasta, ma tendono a cuocerla troppo, mentre noi la preferiamo al dente. L’orario della cena è alle 18.30, anticipato rispetto al nostro. Mondo che vai, usanza che trovi, in inglese You can tell a country by its traditions (copiato, io sono latinista). Grazie, Manuel che mi fai viaggiare con la mente!

Muro…e muri

Anniversario della caduta del muro di Berlino. Lo dice il giornalista Francesco Giorgino, conduttore del programma XXI secolo (quando il presente diventa futuro) su Rai1 in tarda serata. Sto per andare a letto ma mi trattengo quando afferma che, crollato il muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e della cortina di ferro eretta al termine della Seconda guerra mondiale, altri muri non materiali sono stati eretti. La caduta avvenne il 9 novembre 1989: per 28 anni aveva diviso il paese e la città in Berlino Ovest e Berlino Est. Era stato eretto il 13 agosto 1961 dalle autorità della Germania Est comunista, per separare fisicamente Berlino Est da Berlino Ovest, sotto il controllo delle forze alleate occidentali. Nel ’61 ero troppo piccola per capire cosa succedeva, nel ’89 ho gioito per l’abbattimento del muro, oggi guardo perplessa a ciò che è successo negli ultimi anni: la pandemia, la guerra in Ucraina, quella nel vicino Oriente…non c’è da stare allegri, ma evito di essere catastrofista, anche se riconosco un’involuzione dei comportamenti sia nel pubblico che nel privato. La voglia di libertà è un’esigenza insopprimibile dei popoli, ma è noto che i conflitti armati vengono decisi in alto. Il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti azzarda di poter riportare la pace: sarebbe un miracolo! Intanto partiamo dal basso, ricordando il messaggio testamento spirituale di Piero Angela (70 anni dedicati alla divulgazione scientifica) postato sulla pagina del suo programma Superquark: Cari amici…ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio. Piero Angela (13/8/2022)

San Martino

Oggi San Martino, santo caro alla tradizione tedesca. Me lo ricorda il messaggio di una collega che insegna Lingue e che prepara una frolla a forma di san Martino da condividere con gli studenti per festeggiare il santo. A un paio di chilometri, a Cavaso del Tomba, località Castelcies c’è una chiesetta millenaria dedicata al santo, famoso per la sua generosità: nota la leggenda secondo la quale Martino di Tours tagliò metà del suo mantello per donarlo a un mendicante infreddolito. A Milano è in corso la sesta edizione del Festival della Gentilezza e del suo potere ‘virtuosamenete rivoluzionario’. Non so se qualcuno ha pensato al Festival della Generosità, così bene incarnata da San Martino, cavaliere romano che abbandonò la carriera militare per abbracciare l’altruismo e la misericordia. Leggo sul web che il 3 dicembre 2024 è la Giornata Mondiale del Dono che sottintende la generosità, quindi potrebbe essere. Anche la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare prevista sabato prossimo in vari punti vendita si inserisce in questo spirito. Mi piace ricordare Gianna De Paoli, una cara collega mancata nel 2014, molto impegnata nel sociale e nella raccolta di generi alimentari. Comunque, per come la penso io una persona generosa bada anche ad altre necessità, per così dire ‘nascoste’ e spesso non dichiarate, tipo il bisogno di ascolto, di comprensione, di condivisione, di tempo donato. Per fortuna in Italia i volontari sono circa 5.500.000 di persone, il 9 % della popolazione e non mancano le Associazioni di riferimento, tipo la Banca del Tempo Solidale che si fonda sul principio della solidarietà. Stando così le cose, san Martino può contare su diversi seguaci. La sua è una gran bella eredità.

Pace e libertà

Sul lato est della casa, in un’isola rialzata dedicata alle Ortensie, anni fa è nato spontaneo un Fico selvatico che è risultato provvidenziale per i fiori d’estate perché gli dona ombra. Tra l’altro apprezzo il profumo che emana nelle vicinanze e la forma delle foglie che in questi giorni si staccano e cadono, ricoprendo il suolo e parte dell’ingresso verso il garage. Quando apro gli scuri del bagno, vedo una parte del Fico che si sta spogliando e sotto i capolini delle Ortensie che si arrossano. Inevitabile fare una considerazione sulla stagione che avanza ed anche sul mutamento della pianta in generale, simbolo di vita. Diversi sono i benefici del Fico, cui si attribuiscono proprietà rimineralizzanti, emollienti ed espettoranti. A me ha suggerito dei versi in stile ‘poetico – filosofico’, sottoposti al giudizio di un amico che ha apprezzato. Ragion per cui li trascrivo nel blog, senza nessuna pretesa oltre la condivisione. Il Fico non si offenderà. EMOZIONI Il fico perde le foglie/io perdo la voglia/di fare, di brigare./La natura si prepara/a riposare: perché io/non lo dovrei fare?/Vedo la gente frettolosa,/per qualcosa che non ha/smaniosa: sarà l’età/oppure non so…/desidero pace e libertà/anche sentimentale/perché caricarsi/ di emozioni fa male./Mi attrae la leggerezza/della farfalla che sui fiori/volteggia lieve,/l’eleganza del gatto/in equilibrio sul muretto/sicuro di non cadere,/il pudore del fiore/che in silenzio muore./Finiamola qua/vado a riposare./Domani sarò ritemprata,/il mondo mi stupirà/e magari, prima o dopo/la guerra finirà.//🍀