5 anni fa, di questi giorni

Preferirei scrivere un pezzo leggero, ma non posso sottrarmi dal ricordare un evento che ci ha sconvolto, a livello individuale e planetario. Il 23 gennaio 2020 inizia il primo lockdown di massa della storia a Wuhan (Cina). Era di questi giorni, cinque anni fa quando venne identificato in Italia il “paziente zero”, un 38enne di Cologno. Nel giro di tre giorni si arriva a 325 casi confermati. E’ l’inizio della prima devastante ondata per l’Italia, cui si tenta di porre rimedio con il lockdown nazionale a partire da domenica 8 marzo. L’11 marzo2020 l’OMS dichiara lo stato di pandemia, sappiamo com’è andata. Bisognerà attendere il 14 dicembre 2020 perché venga approvato il primo vaccino contro Covid-19 e l’inizio del contrasto al contagio. L’Istituto Fondazione Veronesi riassume il primo anno di pandemia in 10 date da ricordare. La fine dell’emergenza sanitaria, scoppiata poco più di tre anni prima sarà dichiarata dall’OMS il 5 maggio 2023, con la precisazione che “non è più un’emergenza globale” ma il virus resta una minaccia alla salute, e alla parola ‘salute’ aggiungerei i due aggettivi ‘fisica’ e ‘psichica’. E’ disponibile sul web una tabella riassuntiva dei casi e dei morti in Europa. Mi permetto una considerazione personale, senza entrare nel merito della gestione dell’evento. Mi sono sottoposta al vaccino anti covid con titubanza e fiducia di fare la cosa giusta, mentre il pensiero andava alle migliaia di vittime. Molti si sono salvati, altri hanno combattuto con gli effetti del vaccino e qualcuno è mancato proprio a causa del vaccino. La scienza non ha la sfera di cristallo e l’essere umano è mortale. Sposterei l’attenzione su chi resta e sull’opportunità di valorizzare ogni attimo della vita. A livello di relazione, prevale l’isolamento – soprattutto di giovani e anziani – che non è una bella cosa. Forse dobbiamo ancora guarire del tutto da un brutto momento che ci ha privato di persone e di emozioni. Ce la faremo, se c’è la volontà di andare oltre.

L’enciclopedia Treccani compie 100 anni

Il 18 Febbraio 1925 Giovanni Gentile e Giovanni Treccani fondano a Roma l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, comunemente nota come La Treccani, la più famosa enciclopedia in lingua italiana. Pertanto oggi è il centenario di questa famosa istituzione, La Treccani, considerata la più importante impresa editoriale italiana, in ambito culturale. Molti personaggi di rilievo nel panorama scientifico e culturale – italiano e non – hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, che all’esordio contava 35 volumi. Oggi sono 58, rilegati in pelle con fregi e incisioni in oro: circa 55.000 pagine e 32.500 illustrazioni, con oltre 8.300 tavole fuori testo, a colori e in bianco e nero. Da ragazzina, ricordo i rappresentanti porta a porta di enciclopedie varie, mai acquistate perché potevo consultare i tomi al liceo e in biblioteca. Ho frequentata abbastanza quella di Bassano del Grappa dove mi rifugiavo a scrivere da docente, durante il giorno libero. La parola SILENZIO rivestiva i pilastri della sala lettura, una ‘musica’ per la mente che tutt’ora mi è difficile ricreare. Impagabile anche il piacere di consultare un volume dove cercare informazioni: l’odore della carta, il formato della pagina, la cura dei dettagli, l’atmosfera protettiva del lavoro, interrotta appena dal rumore di una sedia spostata, oppure da un colpo di tosse. Frequentare la biblioteca dovrebbe essere un obiettivo didattico da proporre non saltuariamente, bensì d’abitudine per favorire la vicinanza tra il lettore/ricercatore e l’immenso patrimonio culturale esistente. Con buona pace della tecnologia che possiamo ospitare in casa, ma senza il corollario emozionale che la cultura ha spalmato durante il suo percorso. La carta ha un sapore unico e irrinunciabile.

“La musica è bellezza” e molto altro

“L’Italia in difficoltà si rifugia nei sentimenti” è il parere di un ospite del programma mattutino dedicato al festival di Sanremo appena concluso. E meno male che vengono valorizzate le emozioni e l’interiorità. Olly, 23enne cantautore genovese ha vinto con il brano Balorda nostalgia che non mi dispiace. Poetico L’albero delle noci, il testo di Brunori Sas piazzatosi al terzo posto che avevo apprezzato già dalla terza serata. Il brano di Achille Lauro Incoscienti giovani è un carico di nostalgia. Quando sarai piccola, di Simone Cristicchi rimane insuperabile per il messaggio forte, sebbene guadagni ‘solo’ il quinto posto. Una botta di ottimismo Viva la vita di Gabbani. Meritava di più, a mio dire il brano Pelle diamante di Marcella Bella. Al di là dei risultati personali, questa 75esima edizione del festival ha goduto di ascolti elevatissimi. Ammetto che si è distinta per la sobrietà della conduzione, l’eleganza degli artisti ed il buon livello delle canzoni. Tra l’altro oggi è in corso il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura e la musica è un ponte che unisce, come ha ricordato Papa Bergoglio – ricoverato al policlinico per bronchite – videoconnesso durante la prima serata, sottolineando che “La musica è bellezza, è messaggio di pace, è un linguaggio che tutti i popoli parlano per raggiungere il cuore di tutti, può aiutare la convivenza”. In tempi travagliati anche politicamente, con l’espansione dell”individualismo favorito dalla pandemia credo che tornare all’introspezione possa solo fare bene. Inoltre la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera. Nella Bibbia si invita spesso a cantare. Anche Sant’Agostino diceva: “Chi canta prega due volte”.

Manuel e resilienza

Dopo colazione, verso le 7.30 accendo il tablet: ricevo e invio i primi Buongiorno. Il più lontano va a Sydney. Un minuto dopo ricevo la risposta: “Appena sceso dal treno”. Laggiù sono circa le cinque del pomeriggio e Manuel sta andando al lavoro. Un quanto d’ora a piedi e raggiunge il locale dove da martedì fa il cameriere. Questa settimana al ristorante gli tocca il turno serale: “Parto alle 5 e finisco tra le 22 e le 23… arrivo a essere leggermente cotto”. Dall’ostello dove alloggia, il locale dista circa venti minuti di treno e una celere passeggiata. Impensabile per ora affittare una stanza, perché i prezzi sono proibitivi. La sua indole dinamica e la giovane età gli fanno superare le difficoltà, anche in considerazione del fatto che il paradiso non è di casa neanche in Australia. Dopo quattro mesi di soggiorno praticamente da turista, adesso affronta la parte prosaica del suo visto che prevede di lavorare sei mesi. Detto, fatto! È stato assunto in regola in un posto tra bar e ristorante che si chiama “The butcher’s block” come vedo stampato sul retro della maglietta bianca che indossa. Non so cosa c’entri il macellaio/butcher, ma di certo laggiù si mangia poco pesce e molta carne. E si parla ovviamente inglese, che per Manuel è diventato la seconda lingua, anzi la prima. L’esordio da cameriere è andato bene, nonostante abbia invertito due ordini, nel senso che ha portato il caffè di una persona ad un’altra. Ma la direttrice, che si chiama Bella, martedì alla fine del primo giorno di lavoro si complimenta e lui dichiara: “Sono soddisfatto. Vediamo come va i prossimi giorni”. Partito con la laurea di Ingegneria elettronica in tasca, si propone come cameriere, pur di lavorare. Questo modo di affrontare la vita chiamasi resilienza e ha come simbolo la mimosa. Un mazzo di mimose a te, talentuoso ragazzo! 🌼

14 Febbraio 2025

Intendevo evitare di parlare del 14 febbraio come festa degli innamorati – così è scritto sul mio calendario – e di San Valentino come loro protettore. Però non è colpa sua, se il messaggio viene edulcorato. D’altronde elementi sacri e profani si fondono nella narrazione della sua vita. Vescovo di Terni, fu martirizzato il 14 febbraio 273 d.C. dall’imperatore Aureliano. Papa Gelasio I nel 496 dichiarò il 14 febbraio – data del martirio – giorno di commemorazione per San Valentino. Secondo la leggenda, il vescovo di Terni benedisse l’unione di una coppia ‘proibita’ tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, diventando così il patrono degli innamorati (ma anche degli epilettici). In epoca medievale, secondo alcune tradizioni popolari inglesi e francesi la ricorrenza si lega all’inizio del periodo di accoppiamento degli uccelli. Oggi il 14 febbraio è celebrato in gran parte del mondo come la festa degli innamorati, un giorno dedicato allo scambio di doni, lettere e promesse d’amore, non solo verso le persone, ma anche verso gli animali. Sentento il cinguettio degli uccellini al crepuscolo, quando mi accingo a chiudere i balconi, mi sono venuti dei versi che dedico ai teneri abitanti del cielo. Al calar della sera/una schiera ciarliera/fa vibrare le ombre/e curiosità infonde./I passeri volteggiano/sui tetti scivolosi/per nulla timorosi/di bagnarsi le piume./Non serve grande acume/per immaginare il loro dire:/Andiamo a dormire? Però/ a san Valentino potrebbe/prima scapparci un bacino.// 💙

Al supermercato

Ogni volta che faccio la spesa, dopo aver pagato mi rimprovero che avrei dovuto essere più oculata e comperare di meno. Inconsciamente credo di rifornirmi nello stesso modo di quando in casa c’erano mio figlio Saul e i due cani, Luna e Astro. Vero che i tre gatti non patiscono la fame e ammetto che un po’ li vizio. Pepa/Pepita è così rotonda che dovrei mandarla in palestra, anzi portarmela dietro quando frequento la sala pesi. Fiocco non conta, perché ha sempre fame e non mette su un etto – beato lui – con tutte le corse che fa, dentro e fuori casa. Grey si accontenta di poco, ma scelto. Comunque intuisco che il ‘piacere’ della spesa sia legato anche alla sorpresa di incontrare persone del passato che improvvisamente riappaiono. Mi capita, davanti al banco della frutta dove sto valutando quali agrumi scegliere. Una signora mi saluta e subito non la riconosco. Quando mi dice che ho insegnato alle medie di Crespano e il nome di suo figlio, tutto torna. L’ex alunno oggi è padre di due figli, uno dei quali fa la terza media, cioè ha l’età che aveva il padre quando era mio allievo. Il secondo incontro avviene alla cassa, mentre sto raccattando i sacchetti che scivolano dopo aver superato la registrazione. Si avvicina Roberto, provetto insegnante di Educazione musicale che riconosco subito e mi abbraccia. In pensione è ringiovanito. Occhio e croce ho insegnato per oltre un decennio alla Scuola Media “A. Canova” a Crespano del Grappa e l’ho avuto come collega simpatico e creativo. Prima che a scuola, lo avevo conosciuto in un prestigioso locale dove suonava in un complesso mentre io ballavo. Anche questo dettaglio fa la differenza. Sa che scrivo. Mi presenta una musicista che mi raccomanda “Per le tue prossime presentazioni’, alimentando il mio ego. Sono lusingata e grata. Nella lista della spesa, oggi ho acquistato qualcosa che non ha prezzo: un tuffo gradevole nel passato professionale e personale che avevo accantonato.

Gemellaggio tra due popoli

Gorizia e Nova Gorica (controparte slovena di Gorizia) zona di confine, testimone di immani tragedie settant’anni fa, è ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera Go! 2025’. È un concreto messaggio di cooperazione che fa da contrappeso all’odierna Giornata del Ricordo. Hanno partecipato all’inaugurazione sabato 8 febbraio il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e la Presidente della Repubblica di Slovenia, Natasa Pirc Musar. Presenti i sindaci di Gorizia, di Nova Gorica e altre autorità. “L’incontro fra due fiumi e due valli” è il titolo della mostra fotografica che dopo l’evento i due Capi di Stato hanno visitato. Nel corso del discorso, Mattarella usa le parole amicizia, convivenza, accoglienza, cooperazione, ricordando che “Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso”. Una cultura Comune non può che favorire l’integrazione. Incoraggiante che molti artisti, studenti, atleti e componenti le associazioni culturali e sportive del territorio abbiano partecipato e dato vita a esibizioni e performance, comprese animazioni per bambini. Vorrei tanto che questo gemellaggio tra due popoli che sono fratelli ne potesse provocare altri in questo terzo millennio sciagurato. Personalmente mi impongo di essere ottimista, sebbene i venti di guerra soffino ancora sferzanti. Mi chiedo cosa potrei fare, per favorire la pace, bene sottovalutato e calpestato. Mi aggrappo agli ideali del Foscolo che lui chiamava ‘illusioni’, dando a questa parola il valore di esigenza dello spirito: la libertà, la bellezza, la poesia, l’amicizia, l’amore per la patria, le azioni dell’uomo. Tra l’altro egli esalta la figura di Parini, perché attribuisce al poeta la funzione di interprete della crisi di valori della generazione di giovani, delusi dalla situazione contemporanea. Pensiero che pare elaborato per il momento attuale.

Interfaccia

Mi sono ‘interfacciata’ con Manuel a Sydney e ho pure visto la sua faccia: occhi sorridenti, ricci lunghi e scuri, barbetta da regolare. Gli avevo chiesto un intervento ‘da remoto”, avendo la memoria del tablet quasi piena e non volevo assegnare la risoluzione del problema ad altri. Il pretesto mi ha consentito di trattenermi piacevolmente con lui una mezz’ora, giocando sulle reciproche lancette dell’orologio. Il collegamento è stato preceduto da messaggi del tipo: “Stasera dopo cena”, seguito dalla mia domanda: “Tua o mia, per regolarmi…” e la sua precisazione: ” Quando lei cena io sono a nanna” seguito da una sfilza di 🙈🙈🙈🙈🙈. Dieci ore di differenza disorientano un po’ ma tutto si sistema quando sento la sua voce e poi lo vedo. La linea cade un paio di volte, comunque lo svuotamento della memoria viene effettuato; più precisamente, avendo nel tablet due schede il mio giovane Ingegnere ha effettuato il trasferimento del materiale da una all’altra, con una maestria che spiego così: sul mio schermo vedo passare cartelle, il puntatore si sposta sotto comando, finché il materiale viene riequilibrato. Posso stare tranquilla. Mi resta da svuotare il cestino del tablet, secondo le indicazioni che il mio professore mi dà. Mi sento euforica, grata alla tecnologia che rende possibile l’avvicinamento tra persone anche molto distanti. La fibra ottica installata lo scorso luglio è stata una manna dal cielo, al netto della bolletta che deve essere riadattata. Quindi Manuel mi aggiorna sul suo soggiorno australiano, giunto al giro di boa del quinto mese: ha finalmente trovato un lavoro. Il visto che ha fatto lo impegna a una prestazione d’opera di non meno di 6 (sei) mesi. Quindi, a conti fatti, dovrebbe liberarsi per agosto. Porterà Gaia, la sorella a vedere la Barriera corallina prima della laurea. Dopodiché lo avremo fortunatamente di nuovo tra noi! 🍀

Carosello e reclame

Quando c’era Carosello! E chi se lo dimentica, troppo bello! In onda dal 3 febbraio 1957 fino al primo gennaio 1977 ha allietato chi è nato (dovrei dire nacque) negli anni Sessanta e Settanta per quasi vent’anni. Lo ricorda Michaela Palmieri durante il TG1 mattina, in onda dalle 6.35 alle 8. Ammetto che mi sono gustata per qualche momento il ritorno di personaggi amatissimi: Calimero, la Mucca Carolina, Susanna Tuttapanna, l’Omino coi baffi…un minuto e 45 secondi di spettacolo e 30/35” per la réclame del prodotto. In onda ogni sera alle 20.50 sul Programma Nazionale, allora unico canale Rai, Carosello durava 10 minuti… e poi tutti a nanna!. Questo tuffo nel passato mi ha restituito il buonumore, anche se “il logorio della vita moderna” era già contrastato da Ernesto Calindri che promuoveva il Cynar. Il Biancosarti era nella voce e nel volto del tenente Sheridan/Ubaldo Lay mentre la cura dei capelli dipendeva dalla brillantina Linetti, portata al successo dall’infallibile ispettore Rock/Cesare Polacco che togliendosi il cappello mostrava la testa pelata e confessava: “Anche io ho commesso un errore”. Mi dilungherei volentieri tra scheck e personaggi apprezzati del passato che meritano considerazione per qualità artistica, non solo per nostalgia. Chiudo con l’Omino della pentola Lagostina, personaggio inizialmente chiamato Agostino Lagostina presentato come “Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna”. Simpaticissimo e ultramoderno il parlare frenetico de La Linea, grazie al doppiatore Carlo Bonomi. Mentre prelevo il cestello con il mio tris di verdure cotte al vapore dalla pentola a pressione, immagino che ‘Agostino’ fuoriesca e mi sorrida.

Giallo limone 🍋

Di domenica trascuro l’attualità e mi concedo un’attività rilassante: è giunto il momento di staccare i limoni dalla pianta, riparata in garage. Forse avrei dovuto provvedere prima, ma mi piaceva vedere che i frutti si ingrossavano di giorno in giorno, virando dal verde al giallo limone. Però ho letto che lasciarli su a oltranza, possono indebolire la pianta. Inoltre, il succo all’interno del limone diventa amaro. Mi sono decisa e ne ho raccolti una dozzina, mentre altrettanti sono rimasti sulla pianta, pensando che siano un po’ indietro. Ovviamente li ho poi fotografati, per gustarmi gli occhi, quando li avrò trasformati in marmellata o limoncello, già sperimentati con successo la scorsa estate. Il colore giallo mi trasmette energia e buonumore. Con il celeste è il mio colore preferito. Già che c’ero, ho immortalato un vaso di piccoli Narcisi, fioriti pressoché contemporaneamente: una moltitudine di piccole stelle luminose. Mi piace ‘perdere tempo’ secondo qualcuno in occupazioni anche minimali che però mi fanno star bene. È tempo ricreativo che alza il livello dell’umore e mi rasserena. Del resto lo diceva anche Dante che i fiori, con le stelle e i bambini sono le tre cose rimasteci del paradiso. Sui colori e il loro significato mi sono espressa in post precedenti. Quando insegnavo, sono stati usati a scuola nella fase di formazione delle classi, per favorire la vicinanza di coppie compatibili, evitando la vicinanza di soggetti ‘contrari’. Però la pandemia ha mischiato le carte, imponendo il distacco dei banchi. In sintesi, ogni colore stimola la nostra mente e riflette il nostro stato d’animo. Pare che il giallo aiuti la concentrazione, mentre il blu – soprattutto nelle tonalità del turchese, dell’azzurro e del pervinca è rilassante. Evviva i colori!