Un filo di seta collega passato e presente: è il leit motiv dell’allevamento di bachi da seta di Mattia Morbidoni, chiaravallese e Diletta Doffo, giovane sarta anconetana. Il bachicoltore cita anche l’ottavo canto del Paradiso di Dante, dove il Poeta dice: “Come animal di sua seta fasciato” per dare una veste pregiata all’artigianato creativo, nel solco della tradizione. Vedo il servizio mentre faccio colazione, poco prima delle sette ed emerge un ricordo dell’infanzia: i miei nonni materni Giacomo e Adelaide allevavano bachi da seta a Pravisdomini, allora in provincia di Udine, successivamente Pordenone. Ero molto piccola, sui cinque anni, forse meno. Credo di aver provato qualcosa tra il disgusto e lo stupore, nel vedere i bachi grassocci muoversi sulle foglie di gelso. La nonna parlava dei ‘cavalieri’ ovvero i bachi da seta che venivano allevati nel granaio, ma ci ho messo un po’ a capire. Fino agli Anni Cinquanta era consuetudine nelle campagne coltivare bachi da seta. In Veneto c’erano 40.000 aziende agricole che allevavano bachi da seta, integrando il magro reddito di contadini e mezzadri. Dopo il boom economico degli Anni Sessanta, con le fibre sintetiche la musica è cambiata. Bravo il giovane Mattia che si è messo in gioco, affascinato dal “tesoro nel bozzolo”. Oggi coltiva cinque varietà di bachi che devono essere nutriti cinque/sei volte a notte. Lui si occupa della prima parte della filiera, poi subentra la collega che si occupa del filato e della produzione tessile. Giovani industriosi che hanno obiettivi da raggiungere, rispettivamente “specializzarmi sempre di più con varie tipologie di baco da seta, per preservare la biodiversità ” e “produrre una collezione di capi made in Marche con seta made in Marche”. E bravi giovani, hanno trovato la quadra tra ieri e oggi.
Categoria: Tempo
Peonie di Maggio
Prima delle otto, stamattina la temperatura era di 12 (dodici) gradi, a Maggio inoltrato. Sono disorientata, con le prove a portata di mano delle conseguenze della perturbazione metereologica: alla base del ciliegio c’è una moria di piccoli frutti abortiti dalla pianta madre, a causa delle frequenti piogge. Come l’anno scorso, anche quest’anno dovrò accontentarmi del ricordo che i polposi frutti mi hanno donato nel passato. Per consolarmi della perdita in casa, domenica 26 Maggio farò una capatina alla 33esima Mostra della Ciliegia di Maser (tempo permettendo) nella storica Villa Barbaro. Poca soddisfazione anche dalle fragole che risultano al palato annacquate. Nei supermercati, i rincari per frutta e verdura sono tangibili. Per il settore fiori, sto tenendo d’occhio un gruppo di Peonie a lato dell’ingresso che finalmente si sono sviluppate, dopo averle cambiate di posto: almeno una ventina di boccioli rosa svettano, appoggiandosi alla griglia di sostegno condivisa con una Rosa antica, anch’essa tardiva. Un prossimo violento acquazzone potrebbe sgualcirle, prima ancora che si aprano del tutto. Il nome della Peonia deriva da Peone, il medico greco degli dei. Secondo la leggenda, Peone utilizzò il fiore per guarire una ferita di Plutone e per ringraziarlo, il dio gli fece dono dell’immortalità, trasformandolo nel fiore della Peonia. In Giappone il fiore è simbolo di lunga vita. Nel buddismo è sinonimo di dolcezza, perché ovunque il giovane Buddha metteva piede, le Peonie fiorivano. Chiamata anche “la regina d’Oiente” o “rosa d’Oiente”, è fiore molto apprezzato nella cultura orientale, soprattutto in Cina. Suppongo che anche dal fiorista i rincari siano un dato di fatto. l’Italia importa fiori da diversi Paesi, soprattutto dall’Olanda, un centro nevralgico per il commercio di fiori recisi a livello mondiale. Io non rinuncio ai miei bouquet casalinghi che compongo con fatica in questo periodo. Ma quando ci riesco, ammetto che è una grande soddisfazione distribuire per casa elementi di bellezza, profumo e discrezione. 🌺
Francesca e Giovanni
Esce oggi 15 maggio il film biografico “Francesca e Giovanni una storia d’amore e di mafia” di Ricky Tognazzi e Simona Izzo. L’ho sentito ieri per televisione e se posso lo vedo. La vicenda dell’attentato di Capaci è stata raccontata più volte, ma in questo ultimo prodotto, prevale l’aspetto amoroso tra i due magistrati: lei, Francesca Morvillo, sostituto procuratore al Tribunale per i minori di Palermo, lui Giovanni Falcone, giovane giudice istruttore trasferito da poco nella stessa città. Il 23 maggio 1992 l’attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto da Cosa Nostra nei pressi di Capaci tolse la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Tra otto giorni ricorre l’anniversario, quindi il film esce a proposito. Al di là del valore artistico – su cui al momento non ho elementi per esprimermi – credo che serva a mantenere la memoria di ciò che è accaduto, con l’auspicio che non abbia mai più a ripetersi. Impossibile non legare la figura del magistrato a quella dell’amico Paolo Borsellino, di cui ho parlato in un post giorni fa, dopo aver letto il libro dedicatogli dalla moglie Agnese. Qualunque iniziativa volta a sensibilizzare sul tema della giustizia è apprezzabile, al netto del successo editoriale o di pubblico. D’altronde il cinema è considerato la settima arte, capace di combinare narrazione e movimento. Il film d’impegno civile, come suppongo sia questo analizza la realtà, fornendo diversi punti di vista. Mi auguro che questa opera abbia tutti i numeri per raccogliere consensi. Se al centro è stata posta la storia d’amore tra Francesca e Giovanni, ben venga perché l’amore nella vita di chiunque, importante o meno non è un optional. Chi ha operato bene ed è morto per mano violenta, ha passato il testimone perché il messaggio si rinnovi.
Germogli e Valori
Nella luce dorata del tramonto i Geranei mi sembrano ancora più belli. Li ho rinvasati ieri pomeriggio, perché in tre settimane sono cresciuti parecchio, intendo quelli comperati di recente: uno viola, uno rosa carico e uno rosso corallo. Quelli che hanno superato l’inverno si stanno riprendendo. Mi piace osservare l’evoluzione dei fiori, partendo dai germogli. La parola germoglio mi è cara, tant’è che fa parte del titolo del mio penultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori. Ma un altro motivo più recente me la rende speciale. Ho letto il libro ‘Ti racconterò tutte le storie che potrò’, di Agnese Borsellino, dedicato al marito Paolo, ucciso con i poliziotti della scorta il 19 luglio 1992 a Palermo. Scritto insieme con Salvo Palazzolo, è il racconto toccante della moglie che ricorda momenti trascorsi con l’uomo della sua vita, innamorato della famiglia e del suo lavoro. Spesso si rivolge a lui, come se fosse ancora vivo, mettendo in luce aspetti privati del suo compagno. “Mentre sorgeva il sole lui si accorgeva di un nuovo germoglio nelle piante sistemate con cura sul balcone della nostra casa di via Cilea. Sorrideva, rideva anche di gusto. E accarezzava i nuovi germogli”. Agnese Piraino Borsellino è morta nel 2013, a causa della leucemia. Una donna straordinaria, accanto a un uomo fuori del comune che tuttavia si comportava come una persona comune, in grado di apprezzare le piccole gioie della vita, perché Paolo diceva “In ciascuno di noi alberga il fanciullino di pascoliana memoria”. Ecco, che un uomo ami i fiori è già singolare, ma che consideri i germogli appartiene a un’altra specie. D’altronde tutta la vita del magistrato, pur breve e spezzata testimonia quali fossero i suoi valori. Naturale che Agnese aspettasse di “vederlo spuntare da un momento all’altro, con la tua bicicletta, il pane nel cestino e il braccio destro in alto mentre fai il segno di vittoria con la mano”. Voglio sperare che tanti germogli continuino a sbocciare nel nome di chi ha amato la vita e l’ha drammaticamente persa.
Giornata storica
Fumata bianca in Piazza San Pietro alle 18.08 di giovedì 8 Maggio, giorno della Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei. Una persona intervistata dice che l’8 è un numero religioso. Può essere, io so che rappresenta l’infinito. Sto al computer, col televisore acceso, quando la musica cambia. Sento una certa concitazione e mi piazzo davanti video dove leggo: HABEMUS PAPAM. Un brivido mi prende e mi emoziono. Scambio concitato di vocali con Lucia (di rado uso il vocale), mentre sento le campane suonare a festa e noto che spunta il sole al tramonto. Un miliardo e 400.00 cattolici hanno il nuovo pastore. Più di centomila persone in Piazza San Pietro. Segno di unità del Collegio di 133 cardinali che la nomina sia avvenuta il secondo giorno del Conclave, alla quarta votazione. Papa Francesco è morto il 21 Aprile, oggi è stato nominato il successore di Pietro, pastore della Chiesa universale. La piazza San Pietro esulta, con grande sventolio di bandiere di tutti i colori e le forme. Gli occhi del mondo sono puntati sulla Loggia delle benedizioni, compresi i miei. Alle 19.12 l’annuncio: Habemus Papam: cardinale americano Robert Francis Prevost, missionario, col nome Leone XIV. Una scelta sorprendente. Apprendo che è nato a Chicago da genitori americani nel settembre 1955, quindi tra quattro mesi compirà 70 anni. I suoi nonni erano immigrati spagnoli e francesi. Laureato in matematica e filosofia, ha la passione per il tennis. “Vediamo come se la cava con l’italiano” dice un giovane al microfono della giornalista. Alle 19.23 il nuovo Papa si affaccia alla Loggia: ha un volto sereno ed è visibilmente commosso. “La pace sia con tutti voi” sono le sue prime parole in buon Italiano. Augura una pace “disarmata e disarmante…aiutateci a costruire ponti”. Usa la parola pace per nove volte. Si rivolge in spagnolo alla diocesi di Chiclayo in Perù dove è stato missionario. Ricorda la Madonna di Pompei e invita a pregare l’Ave Maria, cosa che mi intenerisce. Infine la benedizione in latino. La telecamera lo coglie visibilmente commosso. Alcuni quotidiani oggi titolano: Il Papa americano – Il Papa dei due mondi – Un Papa per la Pace. Auguri e buon lavoro, Papa Leone XIV!
Analfabeti di ritorno
Sono autodidatta nella ricerca di notizie. Con un po’ di esperienza alle spalle, mi sono attrezzata per velocizzarne il trasferimento: in pratica, fotografo l’articolo che mi interessa, poi a casa lo rileggo e lo lavoro secondo le mie intenzioni. Ma il vecchio tablet che uso come block notes e videocamera deve essere caricato, cosa che mi scordo così succede che lo trovi scarico. Perciò ritorno alla carta e penna. L’argomento è ‘ghiotto’ per una che scrive. Lo trovo a pagina 29 del Corriere odierno, a firma di Paolo Di Stefano, col titolo: “La lingua perduta dei professionisti” che il giornalista identifica in avvocati, ingegneri, architetti, medici… gente colta che non dovrebbe essere oggetto dell’analfabetismo di ritorno, di cui parlava nei suoi testi il linguista e già ministro della pubblica istruzione Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31/3/1932 – Roma, 5/01/2017) dal 2000 al 2001 nel governo Amato. Ho usato e apprezzato da universitaria un testo del De Mauro che custodisco in libreria. (Il fratello Mauro, giornalista scomparve la sera del 16/9/1970, rapito da Cosa nostra, alla vigilia di uno scoop che avrebbe fatto tremare l’Italia). In sostanza, il professor Tullio sosteneva che uno sviluppo adeguato dell’istruzione fosse un problema per la democrazia. Aiuto, vorrei non fosse vero. Comunque si moltiplicano libri che svolgono una funzione di resistenza e di sostegno delle basi linguistiche. Proprio oggi è in uscita ‘La lingua verde’ di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota per Rizzoli. Senza temere neologismi e anglismi i due linguisti mettono alla prova il lettore con quiz, consigli, esercizi su accenti, apostrofi, concordanze eccetera, perché “non è mai troppo tardi” per gli analfabeti di ritorno e per chi vuole migliorare la lingua Credo che lo comprerò. ✍️
Tempo di fragole
Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!
Compleanno…recuperato! 💐
Mi sento in colpa, vergognosamente in colpa: ho dimenticato il compleanno di Lisa, che era quattro giorni fa. Lei, creatura discreta e dolce non me l’ha ricordato e io ci sono cascata. In effetti il 29 mi ricordava qualcosa, ma in questo periodo sono presa da storie di cani. Anche lei ne ha una, Nina, una bassottina nera che è un amore, soprattutto da quando in casa è entrata Viola, una gattina recuperata qualche mese fa da Roberta, la sorella, più di là che di qua. È evidente che condivido con le due amabili sorelle l’amore per gli animali e per i fiori. Infatti la loro casa è un garden domestico curatissimo, innestato dall’amore per la natura di Bruna, la loro mamma che ho avuto il piacere di conoscere. Comunque l’incontro con Roberta risale a qualche anno fa ed è stato favorito dalla letteratura. È andata così: andavo a Savona per la premiazione del Concorso Letterario Insieme nel Mondo, viaggio piuttosto lungo con partenza da Castelfranco, dove conosco Lisa diretta a Como. Lei mi dà subito una mano, perché sono piuttosto impacciata a destreggiarmi tra orari, cambi, pensiline e quant’altro. La cosa rassicurante è che tornerà tre giorni dopo, giusto come me che facevo quel viaggio per la prima volta (ne seguiranno altre due). Ritrovarsi e parlare durante il ritorno a Castelfranco è stato così piacevole e coinvolgente… che ci siamo dimenticate di scendere e abbiamo prolungato il viaggio fino a Montebelluna dove il capo stazione ci ha rassicurato che il treno avrebbe fatto dietrofront e saremmo potute scendere a Castelfranco. Ovviamente con un po’ di ritardo. Non so se Lisa abbia raccontato subito com’è andata. Comunque è stato l’inizio della nostra amicizia, estesa poi alla mamma Bruna e alla sorella Roberta, inclusi i gatti e la cagnolina. Sono contenta che il caso ci abbia messo lo zampino, perché il seguito è stato in crescendo. Lisa e Roberta sono persone speciali che mi apprezzano e mi sostengono. Sono onorata – ancorché smemorata delle date – della loro preziosa amicizia. Auguri in ritardo, cara Lisa! 💐
Gazebo e gazebo
Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡
Faccia a faccia storico
Tra le molte immagini sul funerale di Papa Francesco, l’incontro ravvicinato tra Trump e Zelensky nella Basilica di San Pietro a Roma, prima delle esequie è destinato a entrare nei libri di storia. Come didascalia ci immagino la frase detta spesso dal Santo Padre “Costuite ponti e non muri” che spero stia germogliando nei due leader per realizzare il sogno di Pace. Certo fa effetto vedere i due Capi di Stato seduti a poca distanza uno di fronte all’altro, a mani ferme che si guardano negli occhi. Un quarto d’ora di confronto: potrebbe essere l’inizio di una svolta verso la risoluzione di un conflitto che dura da troppo. Voglio sperare che l’umanità prevalga sulla globalizzazione del male, con la mediazione di Francesco. Ciò che al Pontefice non è riuscito in vita, potrebbe realizzasi adesso che è morto. “Guerra mondiale a pezzi” è un’espressione da Lui usata spesso, rivelatasi tristemente realistica, dato che nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Senza contare i Paesi a rischio guerra. La storia del male nell’umanità inizia con il fratricidio di Abele da parte di Caino, causato da gelosia e rabbia. A quanto pare, la “Sindrome di Caino” gode di buona salute, se la situazione planetaria risulta tanto compromessa. Sembra che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia finalmente compreso qual è la mela marcia nel cesto. Incrociamo le dita e chissà che qualcosa di buono succeda. Nel mentre, un’idea sarebbe fare silenzio, fermarsi e pensare a come valorizzare il bene inestimabile, e irripetibile della vita. Franciscus ci indica la strada.
