Prendo atto che oggi è il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate astronomica ovvero solstizio d’estate 2025, con tanto di ora d’ingresso: 4.42 del mattino. A quell’ora stavo dormendo, senza coperte e con gli scuri chiusi perche il climatizzatore mi dà fastidio e lo accendo solo come estrema ratio. Del resto l’estate metereologica si fa sentire da almeno una decina di giorni e ci dovremo abituare. In Europa si annuncia più calda della media e questo è preoccupante. Il cambiamento climatico ha reso le ondate di caldo più intense e frequenti. È difficile adattarsi e pericoloso ignorare ciò che potrà comportare, se non si mettono in atto misure preventive. In attesa che il ‘buon governo mondiale’ provveda, io mi cautelo come posso. Mi sveglio prima e anticipo le incombenze che sbrigo fuori casa. Nel primo pomeriggio mi riposo, per tornare ad agire nel tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, posso finalmente godermi la sera, dando un’occhiata al giornale e un’altra ai gatti distesi sul porfido tiepido. Piaceri semplici e a metro zero. Non è sempre stato così… ma abbastanza. Il mio spirito felino – e scarse possibilità di viaggiare – mi hanno abituato a cogliere ciò che il momento offriva. A vent’anni prendevo il sole nell’orto con Marcella e al massimo facevo una puntatina al Piave, senza immergermi. Da adulta e mamma, sono stata parecchie volte al mare: nell’ordine Lignano Sabbiadoro, Caorle e Bibione. Inizialmente con mio figlio quand’era piccolo, poi in buona compagnia di Adriana e Lucia. Loro sono rimaste fedelissime all’escursione lampo, io sono diventata più restia. Dopo i due interventi di artoprotesi – peraltro riuscitissimi – sto volentieri a casa dove mi sento ‘domina’ perché libera di fare e disfare, senza impegni familiari, eccettuata la cura dei gatti e dei fiori. Scrivere in tranquillità è la mia vera vacanza.
Categoria: Tempo
Gli esami non finiscono mai
Considero le tracce assegnate ai 524.415 maturandi, un po’ per deformazione professionale, un po’ perché una cara collega fa da commissario esterno, e un tantino la invidio. Mi piacerebbe leggere gli elaborati degli studenti su qualsiasi tematica affrontata. Anch’io mi sono interrogata sulla tipologia di testo che avrei scelto ed ammetto che quest’anno le proposte sono accattivanti. Prevalente nel mio caso la letteratura, mi sarei sentita a mio agio nel commentare il testo di Pasolini, Appendice I, ma col cuore avrei riflettuto sul pensiero di Paolo Borsellino e la sua fiducia nei giovani. Trovo opportuno ricordare un servitore dello stato ucciso 33 anni fa che era anche un ottimo padre di famiglia. È ciò che emerge dalla lettura del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò che la vedova, Agnese Borsellino gli ha dedicato e che ho letto di recente. Un’altra traccia sottopone a riflessione la parola ‘Rispetto’, scelta dalla Treccani come la parola dell’anno 2024 che merita senz’altro considerazione e pratica È stata scelta dal 40,3 % degli studenti, ovverosia dalla maggioranza ed è un dato confortante. Dato che ogni tanto scrivo poesie, dico la mia sul testo di Pasolini, senza titolo. Si tratta di diciannove versi distribuiti in quattro strofe, sul tema del cambiamento dall’età giovanile alla maturità. L’alternanza tra luce e buio è una metafora del disagio interiore, fra dentro e fuori. L’ansia esistenziale del giovane poeta si placa nella parte finale quando dice: ed ecco pare/farsi nuova la luna, e – all’improvviso – /cantare i grilli il canto antico//. Pier Paolo riflette sulla propria esistenza e si accorge di essere diventato un uomo, mentre il contesto è rimasto fisso. Qui mi fermo perché potrei allargarmi troppo. I grilli mi sembrano un ottimo escamotage per chiudere in bellezza.
Oltre il genere
Trovo molto bella la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica del 23 giugno, n. 1943. Infilato dentro al quotidiano, non lo prendo subito in considerazione, in attesa del momento opportuno, arrivato ieri sera. Colpita dalle due donne in copertina, ho riconosciuto subito la più anziana, Natalia Aspesi – 96 anni il 24 giugno – che tiene la rubrica Questioni (non solo) di cuore. L’altra – nata Vladimiro – è Vladimir Luxuria, anni 60. La testa della più giovane sul capo canuto dell’altra fa pensare a due amiche, oppure a una nipote e una zia. Il titolo “Il transgender spiegato alla Aspesi” ricorda che è stagione dei Pride. Io provo simpatia per entrambe e mi interessa la fotografia che esprime intesa, comprensione, affetto. Poi leggo l’intervista chiarificatrice di Luxuria. “”Ci sono i trans, quelli che da donna diventano uomo, e le trans, quelle che da uomini diventano donne” contro i quali c’è una incredibile crociata perché “uno che nasce maschio e che vuole essere donna – è considerato – un disertore “. Luxuria ricorda di essersi laureata con 110 e lode alla Sapienza con una tesi su Conrad e precisa: “La cultura è stata anche uno strumento di sopravvivenza, in un momento buio mi ha tenuta in vita. Ma la usavo anche per tenere a bada i bulli”. Nel 2006 è stata la prima donna trans a entrare nel Parlamento. Nel 2008 vinse l’edizione dell’Isola dei Famosi che accrebbe la sua popolarità. La Aspesi la incalza con domande private, ma le allunga anche dei complimenti, tipo “Sei proprio una bella donna, sai?”. Gli oltre trent’anni di differenza proprio non si sentono ed è quello che mi piace di più. Perché intelligenza e coraggio veramente non hanno genere.
Infiorata domestica
Di solito mi alzo verso le sette, a volte prima. Mi piace la luce trasparente del giorno nascente, il silenzio ovattato del paese ancora assonnato. La rosa antica avvinghiata al traliccio di ferro davanti alla camera dell’appartamento ha ripreso a fiorire. Si tratta di una varietà che si apre al mattino e si chiude al tramonto, praticamente come la portulaca, la gazania e la bella di notte, con i petali gialli e il cuore arancione che si manifesta in gruppi di fiori, per meglio dire secondo una infiorescenza a grappolo. Mio figlio l’ha potata per bene la scorsa primavera, perché si era allargata oltre il tetto e temevo che ‘si sarebbe risentita”, privandomi dei fiori che sono da ammirare sulla pianta, non adatti per farne bouquet. Da qualche mattina noto petali gialli caduti sul marciapiede, segno che tra il fogliame è sbocciata qualche rosa. Infatti è così. Stamattina i petali sono parecchi: non li tolgo perché fanno una piccola infiorata domestica che mi fa pensare alla festa dell’Infiorata, tradizione diffusa in Italia, in particolare in occasione del Corpus Domini. Le origini risalgono al XIII secolo, in occasione della Processione del SS. Sacramento, quando i fedeli spargevano fiori a piene mani per celebrare il passaggio del corpo di Cristo. Ho un vago ricordo di averlo fatto anch’io durante la mia infanzia. Tra le infiorate più famose ci sono quelle di Genzano di Roma, di Noto, di Spello, un evento che trasforma le strade del borgo in un tappeto di fiori. Mi piacerebbe godere dello spettacolo in presenza ed invidio cordialmente chi c’è stato. Ancora una volta la Natura comunica bellezza e i fiori, anzi i petali sono protagonisti di emozioni positive. Creare opere d’arte all’aperto con i fiori, a disposizione di tutti mi sembra un bel modo di diffondere bellezza, cultura ed emozioni. 🌻
Lamponi e poesia
Quando vado a riempire annaffiatoi e bottiglie di plastica alla fontana di pietra in un angolo periferico del giardino mi trattengo a gustare qualche lampone, con il caldo di questi giorni maturato in anticipo. Di solito i lamponi maturano a metà estate, ma può darsi che il mio sia una varietà precoce. D’altronde ne esistono più di 200 specie, diffuse in tutto il mondo. Alcune sono originarie dell’Europa, altre del Nord America e alcune dell’Asia. È stata una bella sorpresa vedere i frutti rossi pronti per farsi staccare dalla pianta – che appartiene alla famiglia delle Rosaceae – e ancora di più mi ha sorpreso notare dei mini lamponi nati spontaneamente vicino alla salvia, altra pianta che è nelle mie grazie, sia per il profumo delle foglie che per l’ampia versatilità in cucina. Il frutto, dolce ma non troppo ha diverse proprietà benefiche per la salute: antinfiammatorie, antiossidanti, un contenuto elevato di vitamina C… ed è un ottimo “bruciagassi”. Hic stantibus rebus/Stando così le cose devo pensare di metterne altre piante! Poco calorici e con un alto potere saziante, i lamponi sono molto utilizzati nella realizzazione di dolci. Con il loro colore rosso intenso e il sapore agrodolce, sono un vero e proprio tesoro per i pasticceri. Dalla crostata ai muffin, passando per cheesecake e semifreddo, lasciatevi tentare dalle ricette di dolci ai lamponi, facili da preparare e di grande effetto. Le foto delle preparazioni sono un incanto che fa venire l’acquolina in bocca. La filastrocca di Gianni Rodari Viaggio in Lamponiia (1964) termina così: O paese felice,/scoperto per errore,/Lamponia del mio cuore!//.
19esimo post a 4 mani: ultima parte delle Blue Mountains
Mercoledì Manuel ha la giornata libera e completa il giro alle Blue Mountains. Al ritorno, mentre è in treno verso Sydney mi manda una sventagliata di foto e un audio che uso per imbastire il prossimo post a 4 mani, il numero 19 (Dopo il 20 mi fermo e aspetto che torni). A parte il “freddo beco” è stata un’escursione che “ha meritato tutta la sfacchinata… ha meritato ha meritato ha meritato tanto, – lo ripete più volte, non è un errore di battitura – per cui mi sento soddisfatto”. Ma torniamo al tempo. Qua si sente l’estate, là avanza l’inverno. Il suo abbigliamento la dice lunga. “Ho la canottiera, la maglia, la camicia sopra, il felpone, la giacca e sopra il sciarpone a mo’ di scialle, e ancora ho freddo!” e qui il nostro esploratore piazza una gran risata che è un po’ il suo biglietto da visita. Comunque, sfaticata e mal di piedi gli consentono di completare il percorso, intrapreso in un precedente momento. Trovarsi da solo in mezzo alla natura tanto vasta, gli suggerisce una descrizione poetica. “La cosa che mi ha fatto veramente pensare oggi è che passare attraverso questi muraglioni di rocce in cui senti solamente te e il tuo respiro, te che cammini, gli uccellini che cantano, il vento che muove le fronde e forse qualche sassolini rotolare qua e là ogni tanto, se no non senti nient’altro… io mi sono sentito meno di un microbo!”. Qua cade altra risata, per sdrammatizzare, ma si intuisce che la visita è stata esperienziale e totalizzante. Nelle foto predominano le rocce, sullo sfondo il cielo terso. In alcune Manuel emerge infreddolito con sciarpone blu, in omaggio alle Blue Mountains. Dopo tante meraviglie, caro Manuel si avvicina il tempo di ritornare: anche qui ne hai di bellezze da scoprire!
Benvenute lucciole
Piemonte, l’incanto delle lucciole: è il servizio in coda al TG1 poco prima delle sette. È una bella idea, a mio dire inserire qualcosa di positivo in un servizio di informazione costellato soprattutto di brutte notizie. Nella felicità non c’è storia, è un detto che circola tra chi scrive di professione, ma regalare un po’ di serenità, osservando il comportamento degli animaletti induce al buonumore. Tra giugno e luglio è il periodo giusto: le temperature più miti e il buio notturno favoriscono l’attività delle lucciole, soprattutto dopo il tramonto. La bioluminescenza viene messa in atto dai coleotteri (della famiglia dei Lampiridi), per attrazione sessuale in parchi e riserve dove l’inquinamento è ridotto al minimo, come appunto in diversi luoghi del Piemonte. Curioso: nelle femmine la luce fissa dura un paio d’ore, mentre nei maschi è intermittente e si riduce in pochi attimi. Alcune estati fa, in buona compagnia di Novella e Serapia frequentavo il Parco Parolini di Bassano del Grappa, per assistere alla proiezione di film all’aperto. Prima e durante lo spettacolo, con inizio alle 21 o giù di lì, osservare il passaggio delle lucciole davanti al grande schermo, sopra le teste degli spettatori era un doppio spettacolo, accompagnato talvolta dal gracidare delle rane in un contiguo laghetto. Il tutto a poche decine di metri dallo snodo stradale con il rumore delle auto. Se il film non era stato di gradimento, la visita inaspettata delle lucciole addolciva la delusione; viceversa ne accentuava la soddisfazione. Questi piccoli insetti, simbolo di purezza e speranza sono anche preziosi indicatori ecologici. In molti paesi sono considerate simbolo di fortuna, speranza e connessione col mondo spirituale. In alcune culture, sono viste come le anime dei defunti o messaggeri tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Coincidenze
Tu chiamale se vuoi emozioni è uno dei versi emblematici della canzone ‘Emozioni’ di Lucio Battisti, scritta da Mogol. Mi permetto di modificarne l’ultima parola, cosicché si legga ‘Tu chiamale se vuoi coincidenze’ che si adatta alle mie riflessioni. Argomento generico il mare, nello specifico la località balneare Lignano Sabbiadoro, da me frequentata negli anni passati, avendo poi deviato per Caorle e Bibione. Durante il controllo del materiale fotografico custodito in scatole sopra l’armadio trovo una busta del Centro Vacanze Albatros, con gli auguri per l’anno 1997 e il listino prezzi per la prenotazione dei varie strutture: Los Nidos bungalows, Le Rondini appartamenti, Albatros miniappartamenti, Antares residence. Già i nomi hanno il sapore di vacanza, i prezzi in lire fanno sorridere. Rapido calcolo: allora mio figlio aveva nove anni e ci sta, andavamo in vacanza insieme. Il Centro Vacanze Albatros c’è ancora. Da oltre vent’anni non ci metto più piede, ma ci conservo un buon ricordo. Per questo mi dispiace ciò che leggo sul tablet riguardo certi comportamenti di turisti ‘fuori norma’ in P.zza della Fontana che collega i due principali viali dello shopping di Lignano, via Udine e via Tolmezzo. Il Gazzettino titola: Lignano, la lunga notte dello sballo: invasione di giovani austriaci, raffica di soccorsi per cadute, coma etilico e aggressioni. Il sottotitolo è anche più esplicito e preferisco ometterlo. La foto della famosa piazza, rimodellata di recente sembra ridotta a una discarica. La notte è quella di Pentecoste che richiama a Lignano decine di migliaia di giovani austriaci, a cui si saranno aggiunti anche italiani indisciplinati. Ovvio che non sono tutti così, però preoccupa che siano in molti. Il passato è andato, il presente fa paura.
Momento Poetico
La domenica non è il mio giorno preferito che comunque ieri mi ha restituito il gusto di poetare, senza pretese ovviamente e senza patente di sorta. Complici il gazebo sovrastato dal Glicine, il caldo pomeridiano… e Montale. Mi è venuto spontaneo richiamare la poesia Meriggiare pallido e assorto (1925) che avevo conosciuto all’Università, studiando la raccolta Ossi di seppia. Il resto è venuto abbastanza facile. Premetto che In Illo tempore, cioè a vent’anni o giù di lì Eugenio Montale, Nobel per la Letteratura nel 1975 non era nelle mie grazie. Lo trovavo spigoloso e difficile. Il mio preferito era e rimane tuttora Umberto Saba. Forse gli autori ‘imposti’ dal percorso universitario registrano in partenza un’antipatia degli studenti a prescindere (dal loro merito). Comunque da adulti qualcosa ritorna e magari un verso rimasto impresso ne fa scaturire un altro parallelo ad una persona ‘in vena’ di poesia. Chiedo venia a Montale che ringrazio per l’illuminazione. Ecco la mia poesia quasi estiva. SOTTO IL GLICINE INTENTA A RIPOSARE Sotto il Glicine intenta a riposare/d’un tratto le foglie sento vibrare./Il corpo si anima,zq la mente reagisce/pensando nel campo le operose vite./Una farfalla volteggia frastornata/tra gli steli della cunetta trascurata/dove i papaveri d’un colpo sono spariti/forse da una mano vorace strappati./Giunge da lontano il fragore d’un trattore,/da vicino il rombo penetrante di un motore./Sotto l’atrio canta noncurante il canarino/pago del radicchio e della mela un pezzettino./Nel caldo meriggio domenicale/mi sovviene la poesia di Montale/Meriggiare pallido e assorto./Destino alla mia il titolo ‘da asporto’/Sotto il Glicine intenta a riposare.//
Solitudine, vecchia questione
Assessorato alla Solitudine, ne avevo già sentito parlare. È attivo a Povegliano (TV), dal 2019 e rappresentato da Nicolò Valente, persuaso che “ce n’è bisogno”, perché sono sempre di più le persone a disagio, non solo anziani. Problema di vecchia data, la solitudine si è acuita dopo il covid. Tra i consigli per superarla e/o accettarla, trovo pratici i seguenti: Contattare almeno tre persone tutti i giorni, Evitare di riempire la propria vita di troppe attività, Usare con saggezza i social network… che in sintesi è ciò che faccio io. Sportelli per i ragazzi che vogliono parlare con qualcuno ci sono già in diverse scuole. Punti di ascolto per le persone in difficoltà scarseggiano, anche per una certa ritrosia a confidarsi con un estraneo, per quanto psicologo. Non vedrei male proporre letture ad alta voce nei pensionati e in altri luoghi di aggregazione, “perché i personaggi dei libri tengono compagnia”. Anch’io prima del covid avevo fornito ad anziani in casa di riposo la lettura di alcune mie poesie e racconti che era stata gradita, con reciproco scambio emozionale. Purtroppo tutto si è complicato ed accedere alle strutture adesso non è più tanto semplice. Ho dovuto farmene una ragione e riempire lo spazio-tempo da me stessa, trovando nella scrittura una buona compagnia. La solitudine, a volte, è anche piacevole. Quasi indispensabile per chi investe in cultura. Del resto non è stato scelto a caso il motto che accompagna il mio profilo WhatsApp: Beata solitudo, sola beatitudo = Beata solitudine, sola beatitudine, purché sia frutto di una scelta. Anche Seneca considera la solitudine una condizione che permette di fermarsi e di riflettere sulla propria esistenza. Un modo per staccare dal frastuono assordante del vivere quotidiano.
