Germogli e Valori

Nella luce dorata del tramonto i Geranei mi sembrano ancora più belli. Li ho rinvasati ieri pomeriggio, perché in tre settimane sono cresciuti parecchio, intendo quelli comperati di recente: uno viola, uno rosa carico e uno rosso corallo. Quelli che hanno superato l’inverno si stanno riprendendo. Mi piace osservare l’evoluzione dei fiori, partendo dai germogli. La parola germoglio mi è cara, tant’è che fa parte del titolo del mio penultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori. Ma un altro motivo più recente me la rende speciale. Ho letto il libro ‘Ti racconterò tutte le storie che potrò’, di Agnese Borsellino, dedicato al marito Paolo, ucciso con i poliziotti della scorta il 19 luglio 1992 a Palermo. Scritto insieme con Salvo Palazzolo, è il racconto toccante della moglie che ricorda momenti trascorsi con l’uomo della sua vita, innamorato della famiglia e del suo lavoro. Spesso si rivolge a lui, come se fosse ancora vivo, mettendo in luce aspetti privati del suo compagno. “Mentre sorgeva il sole lui si accorgeva di un nuovo germoglio nelle piante sistemate con cura sul balcone della nostra casa di via Cilea. Sorrideva, rideva anche di gusto. E accarezzava i nuovi germogli”. Agnese Piraino Borsellino è morta nel 2013, a causa della leucemia. Una donna straordinaria, accanto a un uomo fuori del comune che tuttavia si comportava come una persona comune, in grado di apprezzare le piccole gioie della vita, perché Paolo diceva “In ciascuno di noi alberga il fanciullino di pascoliana memoria”. Ecco, che un uomo ami i fiori è già singolare, ma che consideri i germogli appartiene a un’altra specie. D’altronde tutta la vita del magistrato, pur breve e spezzata testimonia quali fossero i suoi valori. Naturale che Agnese aspettasse di “vederlo spuntare da un momento all’altro, con la tua bicicletta, il pane nel cestino e il braccio destro in alto mentre fai il segno di vittoria con la mano”. Voglio sperare che tanti germogli continuino a sbocciare nel nome di chi ha amato la vita e l’ha drammaticamente persa.

Giornata storica

Fumata bianca in Piazza San Pietro alle 18.08 di giovedì 8 Maggio, giorno della Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei. Una persona intervistata dice che l’8 è un numero religioso. Può essere, io so che rappresenta l’infinito. Sto al computer, col televisore acceso, quando la musica cambia. Sento una certa concitazione e mi piazzo davanti video dove leggo: HABEMUS PAPAM. Un brivido mi prende e mi emoziono. Scambio concitato di vocali con Lucia (di rado uso il vocale), mentre sento le campane suonare a festa e noto che spunta il sole al tramonto. Un miliardo e 400.00 cattolici hanno il nuovo pastore. Più di centomila persone in Piazza San Pietro. Segno di unità del Collegio di 133 cardinali che la nomina sia avvenuta il secondo giorno del Conclave, alla quarta votazione. Papa Francesco è morto il 21 Aprile, oggi è stato nominato il successore di Pietro, pastore della Chiesa universale. La piazza San Pietro esulta, con grande sventolio di bandiere di tutti i colori e le forme. Gli occhi del mondo sono puntati sulla Loggia delle benedizioni, compresi i miei. Alle 19.12 l’annuncio: Habemus Papam: cardinale americano Robert Francis Prevost, missionario, col nome Leone XIV. Una scelta sorprendente. Apprendo che è nato a Chicago da genitori americani nel settembre 1955, quindi tra quattro mesi compirà 70 anni. I suoi nonni erano immigrati spagnoli e francesi. Laureato in matematica e filosofia, ha la passione per il tennis. “Vediamo come se la cava con l’italiano” dice un giovane al microfono della giornalista. Alle 19.23 il nuovo Papa si affaccia alla Loggia: ha un volto sereno ed è visibilmente commosso. “La pace sia con tutti voi” sono le sue prime parole in buon Italiano. Augura una pace “disarmata e disarmante…aiutateci a costruire ponti”. Usa la parola pace per nove volte. Si rivolge in spagnolo alla diocesi di Chiclayo in Perù dove è stato missionario. Ricorda la Madonna di Pompei e invita a pregare l’Ave Maria, cosa che mi intenerisce. Infine la benedizione in latino. La telecamera lo coglie visibilmente commosso. Alcuni quotidiani oggi titolano: Il Papa americano – Il Papa dei due mondi – Un Papa per la Pace. Auguri e buon lavoro, Papa Leone XIV!

Analfabeti di ritorno

Sono autodidatta nella ricerca di notizie. Con un po’ di esperienza alle spalle, mi sono attrezzata per velocizzarne il trasferimento: in pratica, fotografo l’articolo che mi interessa, poi a casa lo rileggo e lo lavoro secondo le mie intenzioni. Ma il vecchio tablet che uso come block notes e videocamera deve essere caricato, cosa che mi scordo così succede che lo trovi scarico. Perciò ritorno alla carta e penna. L’argomento è ‘ghiotto’ per una che scrive. Lo trovo a pagina 29 del Corriere odierno, a firma di Paolo Di Stefano, col titolo: “La lingua perduta dei professionisti” che il giornalista identifica in avvocati, ingegneri, architetti, medici… gente colta che non dovrebbe essere oggetto dell’analfabetismo di ritorno, di cui parlava nei suoi testi il linguista e già ministro della pubblica istruzione Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31/3/1932 – Roma, 5/01/2017) dal 2000 al 2001 nel governo Amato. Ho usato e apprezzato da universitaria un testo del De Mauro che custodisco in libreria. (Il fratello Mauro, giornalista scomparve la sera del 16/9/1970, rapito da Cosa nostra, alla vigilia di uno scoop che avrebbe fatto tremare l’Italia). In sostanza, il professor Tullio sosteneva che uno sviluppo adeguato dell’istruzione fosse un problema per la democrazia. Aiuto, vorrei non fosse vero. Comunque si moltiplicano libri che svolgono una funzione di resistenza e di sostegno delle basi linguistiche. Proprio oggi è in uscita ‘La lingua verde’ di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota per Rizzoli. Senza temere neologismi e anglismi i due linguisti mettono alla prova il lettore con quiz, consigli, esercizi su accenti, apostrofi, concordanze eccetera, perché “non è mai troppo tardi” per gli analfabeti di ritorno e per chi vuole migliorare la lingua Credo che lo comprerò. ✍️

Tempo di fragole

Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!

Compleanno…recuperato! 💐

Mi sento in colpa, vergognosamente in colpa: ho dimenticato il compleanno di Lisa, che era quattro giorni fa. Lei, creatura discreta e dolce non me l’ha ricordato e io ci sono cascata. In effetti il 29 mi ricordava qualcosa, ma in questo periodo sono presa da storie di cani. Anche lei ne ha una, Nina, una bassottina nera che è un amore, soprattutto da quando in casa è entrata Viola, una gattina recuperata qualche mese fa da Roberta, la sorella, più di là che di qua. È evidente che condivido con le due amabili sorelle l’amore per gli animali e per i fiori. Infatti la loro casa è un garden domestico curatissimo, innestato dall’amore per la natura di Bruna, la loro mamma che ho avuto il piacere di conoscere. Comunque l’incontro con Roberta risale a qualche anno fa ed è stato favorito dalla letteratura. È andata così: andavo a Savona per la premiazione del Concorso Letterario Insieme nel Mondo, viaggio piuttosto lungo con partenza da Castelfranco, dove conosco Lisa diretta a Como. Lei mi dà subito una mano, perché sono piuttosto impacciata a destreggiarmi tra orari, cambi, pensiline e quant’altro. La cosa rassicurante è che tornerà tre giorni dopo, giusto come me che facevo quel viaggio per la prima volta (ne seguiranno altre due). Ritrovarsi e parlare durante il ritorno a Castelfranco è stato così piacevole e coinvolgente… che ci siamo dimenticate di scendere e abbiamo prolungato il viaggio fino a Montebelluna dove il capo stazione ci ha rassicurato che il treno avrebbe fatto dietrofront e saremmo potute scendere a Castelfranco. Ovviamente con un po’ di ritardo. Non so se Lisa abbia raccontato subito com’è andata. Comunque è stato l’inizio della nostra amicizia, estesa poi alla mamma Bruna e alla sorella Roberta, inclusi i gatti e la cagnolina. Sono contenta che il caso ci abbia messo lo zampino, perché il seguito è stato in crescendo. Lisa e Roberta sono persone speciali che mi apprezzano e mi sostengono. Sono onorata – ancorché smemorata delle date – della loro preziosa amicizia. Auguri in ritardo, cara Lisa! 💐

Gazebo e gazebo

Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡

Faccia a faccia storico

Tra le molte immagini sul funerale di Papa Francesco, l’incontro ravvicinato tra Trump e Zelensky nella Basilica di San Pietro a Roma, prima delle esequie è destinato a entrare nei libri di storia. Come didascalia ci immagino la frase detta spesso dal Santo Padre “Costuite ponti e non muri” che spero stia germogliando nei due leader per realizzare il sogno di Pace. Certo fa effetto vedere i due Capi di Stato seduti a poca distanza uno di fronte all’altro, a mani ferme che si guardano negli occhi. Un quarto d’ora di confronto: potrebbe essere l’inizio di una svolta verso la risoluzione di un conflitto che dura da troppo. Voglio sperare che l’umanità prevalga sulla globalizzazione del male, con la mediazione di Francesco. Ciò che al Pontefice non è riuscito in vita, potrebbe realizzasi adesso che è morto. “Guerra mondiale a pezzi” è un’espressione da Lui usata spesso, rivelatasi tristemente realistica, dato che nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Senza contare i Paesi a rischio guerra. La storia del male nell’umanità inizia con il fratricidio di Abele da parte di Caino, causato da gelosia e rabbia. A quanto pare, la “Sindrome di Caino” gode di buona salute, se la situazione planetaria risulta tanto compromessa. Sembra che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia finalmente compreso qual è la mela marcia nel cesto. Incrociamo le dita e chissà che qualcosa di buono succeda. Nel mentre, un’idea sarebbe fare silenzio, fermarsi e pensare a come valorizzare il bene inestimabile, e irripetibile della vita. Franciscus ci indica la strada.

Franciscus

Cinquanta capi di stato, dieci monarchi e più di duecentomila persone in P.zza San Pietro per le esequie di Papa Francesco: un evento epocale che si è risolto senza intoppi, in un’atmosfera di grande commozione e riverenza. I grandi della Terra al suo capezzale per rendergli omaggio, forse riconsiderando il suo inascoltato appello alla Pace. Non credo avrebbe gradito il clamore, ma il calore della sua gente sì. Papa divisivo e amatissimo, ha seminato in abbondanza e in profondità. Il papa più sociale della storia, amico degli ultimi e dei poveri. Ha lasciato 200.000 euro per i carcerati di Rebibbia, ha semplificato il cerimoniale e chiesto di essere sepolto nella nuda Terra, col semplice e significativo nome Franciscus. Da laica, apprezzavo il suo stile diretto e la semplicità dei modi. Anche la voce carezzevole che mi mancherà. Speravo che restasse tra noi ancora un po’, anche se non poteva andarsene in un giorno migliore, dopo aver benedetto e salutato i fedeli nel giorno di Pasqua. Non lo dimenticherò. Gli dedico la poesia che mi è venuta nell’immediatezza della morte, immaginando che l’avrebbe gradita. FRANCISCUS Te ne sei andato/dopo aver salutato/con la voce flebile/dell’agnello, ma lo/sguardo benevolo/del buon pastore./La gente esultava/ignara dell’ultimo atto,/mentre gli ultimi/per Te erano i primi,/la compassione una missione./Con il sorriso/chiedevi costanti/preci per Te/che pregavi per tutti/in ogni tempo, in ogni dove./Commuove/la benedizione/nell’ultimo giorno/di vita terrena,/Pasqua del Signore/che in Cielo ti accoglieva.//

Dalla città eterna alla vita eterna

Ho appena avviato il post sul compleanno di Roma, Città Eterna (secondo la leggenda fondata da Romolo il 21 aprile 753 a. C.) quando mi giunge la notizia che Papa Francesco è passato dalla vita terrena alla Vita Eterna. Una staffilettata: non me lo aspettavo, nonostante l’evidente fragilità del Santo Padre. Dopo la lunga permanenza al Policlinico Gemelli, Papa Bergoglio era in convalescenza ed in apparente recupero. Giusto ieri era apparso in san Pietro, a sorpresa. Ha impartito la benedizione ‘Urbi et Orbi’ e poi è sceso in piazza tra i fedeli in papamobile. Era senza naselli per l’ossigeno e ha salutato i fedeli presenti – trentacinquemila persone – con voce flebile. Morto alle 7.35 di stamattina Lunedì dell’Angelo, che nella tradizione cattolica ricorda l’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù. Credo che per il congedo gli sarebbe piaciuto questo giorno durante il periodo pasquale, come era successo a Papa Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Scrivo questo pezzo da laica che ha ammirato molto la persona, dallo spirito arguto e dal modo di fare ‘ante litteram’ che tanto fastidio deve aver dato a certa Curia. È stato un Pontefice coerente e trasparente, da cui non si poteva pretendere che facesse il miracolo di interdire le guerre in corso. I grandi della terra si stanno già condolendo e chissà mai che qualcuno si ravveda. Adesso si metterà in modo la macchina per la successione del primo Pontefice latinoamericano, eletto il 13 marzo 2013. Quindi Papa Jorge Mario Bergoglio ha guidato la Chiesa cattolica per oltre 12 anni, compiendo 47 viaggi apostolici, l’ultimo dei quali – il più lungo – in Asia e Oceania lo scorso settembre. Che tempra, a 88 anni non si è certo risparmiato (nato il 17 dicembre 1936). Tra l’altro, è stato anche scrittore, autore di Life. La mia storia nella Storia, che ho trovato agile e interessante. Da buon argentino amava il tango, il mio ballo preferito. Lo immagino lassù, attorniato da angeli danzanti in festa per il suo arrivo.

Iris e colombe cercasi

Amici lettori, buona Pasqua! Domenica di grandi rimpatriate, tavolate, telefonate e auguri. Non obbligatoriamente, perché non siamo tutti uguali e nella diversità c’è ricchezza. Io sono piuttosto negata per le riunioni familiari ‘di facciata’ e durante le feste ‘comandate’ preferisco mangiare meno e starmene da sola, che non significa in solitudine: coltivo i miei hobbies e alimento i contatti tramite scrittura e poesia che richiedono concentrazione e silenzio, uno stato che apprezzo. Ad esempio stamattina, appena schiusi i balconi ho sentito il bisbiglio di un uccellino e nessun’altra voce. Solo più tardi, verso le otto, il suono delle campane. Sarebbe stato il momento ideale per scrivere, ma i miei tre gatti reclamano la prima razione di croccantini. Ricevo la videochiamata di Manuel da Sydney che mi mette di buonumore. Lui ha appena finito il servizio (molti lavorano anche oggi) e gli chiedo se in Australia si festeggia la Pasqua come qua. Scambio di uova sì, ma in tono minore per il resto. Piuttosto si stanno preparando per la festa della transumanza, dato che laggiù la stagione volge all’autunno. Paese che vai… Mi invierà a breve delle foto che mi serviranno per scrivere il prossimo post a 4 mani. Esco in giardino, in rassegna dei fiori che raccolgo per farne un bouquet, magari una poesia chissà. Mi attraggono i Tulipani scuri col pistillo giallo e gli Iris viola. A proposito dell’ Iris, non sapevo che è il fiore nazionale croato, simbolo di pace tra i popoli, quanto la bianca colomba. Ci vorrebbero campi di Iris e cieli percorsi da migliaia di colombe, per fermare le guerre e ammansire certi cuori di pietra. 🪻🕊️