Pio, un faro di luce

La mia infanzia non è stata rallegrata dai nonni, di cui ho sentito la mancanza durante la crescita ed anche nella maturità. I maschi sono mancati molto presto, seguiti a breve dalle nonne. I cento chilometri in lambretta che mia madre Giovanna faceva con me sul sellino posteriore per andare a trovare nonna Adelaide erano viaggi avventurosi, per ovvie ragioni non frequenti. Forse per questo mi è particolarmente cara la figura delle persone longeve, meglio se arrivate alla fine del viaggio dopo aver seminato abbondantemente il percorso di impronte originali e durature. Come Pio Zardo, amante dei pennelli e della poesia, accompagnato stamattina al camposanto di Casoni a Mussolente. Il post odierno intende essere un omaggio alla sua persona gentile e creativa, ed anche un augurio di permanenza attiva per chi resta: la moglie Maria, i figli Marta, Noè, Sulamita, Ruben, parenti, amici e simpatizzanti. Marta gli portava da leggere i post del mio blog che gli destinavo e Lui diligente li ordinava nella cartellina. Una volta si era addormentato con il foglio in mano e la cosa mi ha intenerito. Sono onorata di averlo avuto tra i lettori dei miei articoli, il più autorevole per età, un personaggio. Grazie a lui, ho percepito il piacere dello scambio generazionale che mi è mancato. Rispondeva al telefono con voce calda e tono gentile. Disponibile e generoso, ha spanto la sua arte a casa mia e altrove, trasmettendola ai figli. Pio è un faro che illumina il percorso.

Balle sul campo

Un paio di giorni fa un mezzo agricolo si è introdotto nel campo di fronte a casa mia e ha tagliato il cereale che conteneva. Pare si tratti di avena sativa, mentre gli anni passati c’era granturco. Ieri è tornato un altro mezzo agricolo – l’imballatrice – che ha raccolto il materiale essiccato sul terreno, realizzando nove balle dorate che conferiscono al paesaggio una visione rilassante. Mio figlio ieri le ha fotografate e oggi ho provveduto io, attratta dalla forma e dai colori delle “rotoballe” così vengono chiamate nel salernitano. A me piace la vista che ho davanti casa del campo aperto, indipendentemente dal cereale coltivato e raccolto. Comunque il giallo è un colore attraente, che si sposa bene col verde. Non lo dico da pittrice, piuttosto da una che ama scrivere in versi e in prosa. Il valore simbolico di certe immagini è anche terapeutico e la natura offre diverse occasioni per beneficiare del bello. L’avena è un cereale molto nutriente, ricco di fibre, vitamine del gruppo B, proteine e minerali vari. Ha molte proprietà. Tra le più diffuse: migliora la digestione, controlla il colesterolo e la glicemia. Raccomandati i fiocchi d’avena per la colazione al mattino, io uso la farina di avena per fare i muffin. Chi fa sport consuma i pancakes proteici, a base di albume d’uovo e farina d’avena. Riassumendo, sono almeno sei i motivi per consumarla: 1) L’avena è ricca di nutrienti, 2) È una grande fonte di antiossidanti, vitamine e minerali, 3) Aiuta a gestire il peso e prolunga la sazietà 4) Favorisce la digestione e combatte la stitichezza 5) Migliora la pelle 6) È un ottimo alleato contro colesterolo e diabete. Ci vuole poco a creare piatti deliziosi con l’avena: biscotti, plumcake, porridge, cestini all’avena, sbriciolata…In attesa di sperimentarne uno, mi godo lo spettacolo delle balle sul campo.

Compleanno del blog verbamea

Nove è un bel numero, secondo Dante numero perfetto. Sia come sia, ci siamo trovate attorno a due tavolini della gelateria San Gaetano, da Mariano in paese, per festeggiare il primo lustro del mio blog. Ringrazio di cuore: Adriana da Valdobbiadene, Pia, Serapia, Francesca, Lucia, Marcella e Adriana da Crespano. Assenti giustificate Sara, Nadia, Mariuccia, Veronica e Marta. C’era posto anche per chi non è venuto. Peccato per Giancarlo e Gianpietro assenti, ma vicini moralmente. Manuel mi segue da Sydney e Ivano commenta quasivofni giorno. Certo il blog non si aspettava di essere festeggiato e di ricevere addirittura dei regali. A dire il vero, io avrei soprasseduto, se un amico non avesse sottolineato l’importanza dell’evento. Per me scrivere è terapeutico e lo faccio molto volentieri. Che qualcuno gradisca e mi risponda, direttamente o in privato è un valore aggiunto. Complimentandosi per l’evento, Erica mi ha scritto: “Leggere le tue parole è sempre un piacere, perché sanno intrecciare pensiero, ironia e autenticità. Grazie per condividere con noi lettori e lettrici questo spazio così speciale”. Visto che io considero le parole dei fiori – del resto antologia, il testo usato a scuoa significa raccolta di fiori quali brani scelti – regalo particolarmente gradito è quello scritto nero su bianco, come ha fatto Rossella che mi ha definita: “Una poetessa dal piglio giornalistico”. Corroborante anche il pensiero di Nadia, mamma di Manuel, che considera la lettura serale dei miei post come un dolcetto a fine pasto. Mi viene da sorridere, sento che i lettori mi nutrono e io mi rinfranco. L’idea di avviare un diario online a cavallo tra narrativa e attualità si è rivelata ottima per esprimermi e scambiare punti di vista con i miei contatti. Non è mio interesse espandermi, bensì mantenere il mio pubblico affezionato (circa 500 visite a settimana e 150 visitatori) che si arricchisce di ingressi inaspettati (Ciao Magaly). Grazie a tutti! Buona lettura! 🌻

Ascolto, questo sconosciuto

Mattina. I bambini del vicino Nido stanno facendo attività fuori. Li sento vociare e anche gridare. Una maestra dice: “Smettila” e mi ricorda un aneddoto curioso. All’inizio della prima elementare, mio figlio aveva preso un castigo che doveva ricopiare un certo numero di volte. Questo il testo: “Non si grida inutilmente”. E cosa fa il bricconcello? Di sua sponte aggiunge una esse al verbo grida, cosicché si legga: “Non si sgrida inutilmente”. Non so come l’abbia presa la maestra, ma il carattere tosto dava i suoi primi segnali. Il campanile batte le nove di una mattina che si prospetta caldissima ma – quel che è peggio – afosa. Forse i bambini si adattano meglio dei grandi al cambiamento climatico. Percepisco le loro grida come manifestazione di gioia ed entusiasmo. Viceversa mi infastidiscono molto quelle degli adulti. Non mi capacito dei toni alti dei clienti dei bar, sia maschi che femmine: sembrano tutti sordi! Alla base, sospetto ci sia maleducazione e sottostima dell’ascolto, una delle abilità della scuola media, che sono: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Evito di fare considerazioni didattiche, perché i docenti hanno perfino troppe gatte da pelare in questo periodo. L’inquinamento acustico è nutrito anche in famiglia e sembra addirittura un valore tra i giovani che fanno bisboccia il sabato sera. Festa di fine anno, compleanno, matrimonio…perfino santo patrono sono occasioni per ‘farsi sentire’ che non mi trovano affatto d’accordo. Un corso sul silenzio non sarebbe male, accompagnato da esercizi adeguati. Con buona pace dei ristoratori, probabilmente abituati all’alto volume e di conseguenza tolleranti. Per me, “Meglio un silenzio sensato che parole senza senso”.

San Giovanni 2025

Oggi, 24 giugno 2025 san Giovanni il Battista profeta (considerato il precursore di Gesù), figlio di Zaccaria e di Elisabetta che lo ebbero in tarda età. La sua nascita fu annunciata dall’arcangelo Gabriele a Maria quando andò a trovare Elisabetta. La data mi è cara per ragioni che dirò dopo. Intanto auguri a chi porta questo bel nome, soprattutto al chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo alle anche e al mio ex allievo Giovanni Gazzola, ora brillante universitario e valido ciclista. Mia mamma portava questo nome nella versione femminile. I diminutivi sono parecchi: Giovannino, Nino, Gianni, Vanni, Zanni. Il nome Giovanni deriva dall’ebraico che a sua volta deriva dal greco, trasformato in latino Joannes e poi Johannes. Interessanti anche le varianti straniere: John inglese, Jean francese, Johannes tedesco, Juan spagnolo. Il significato può essere ‘misericordioso” ma anche ‘un figlio molto atteso’. Nella classifica dei nomi scelti per un bambino si piazza piuttosto bene, anche se in passato era più diffuso, spesso scelto per i bambini nati dopo lunghe attese o come segno di gratitudine. Adesso vengo a me. In questo giorno di 25 anni fa (era il 2000) mi trasferivo da Possagno a Castelcucco, dall’appartamento in Viale Canova nella casa di proprietà in Via dei Tigli, pianta cara al Parini. Perciò nel mio almanaccare, un passaggio di consegne da uno scultore ad un poeta. Il trasloco è stato avventuroso e stressante: molta soddisfazione, ma anche molta fatica nel gestire una casa a un piano e mezzo per due persone, me e mio figlio. Novità positiva lo scoperto, dove ho liberato la voglia di fiori e di piante, con l’ingresso di criceti e canarini. Successivamente di cani e gatti. Oggi ci sto proprio bene, padrona del mio tempo e del mio spazio che trascorro volentieri in studio, scrivendo soprattutto. A proposito, venerdì il mio blog compirà un lustro, cinque anni di buona compagnia. Con il sostegno e il contributo dei miei amici lettori. Buon San Giovanni! 🌻

20esimo post a 4 mani: Supanova Comic

“Domani avrà delle novità, se tutto va bene” è il messaggio inviatomi da Manuel sabato. Ieri mi ha svelato l’arcano: ha chiesto e ottenuto una giornata di ferie, per partecipare a una sorta di festa in maschera dove lui ha impersonato Wei Wuxian (mai sentito), un personaggio immaginario che il nostro Ingegnere elettronico definisce “A cavallo tra un mago e un guerriero, una sorta di pifferaio magico guerriero che non usa una bacchetta, ma un flauto”. Beh, ci voleva qualcosa del genere per distrarmi dalla calura e trasportarmi nel mondo dei fumetti. Manuel ci teneva a partecipare al raduno che gli ha consentito di fare “Una bella esperienza” che si aggiunge a quella simile vissuta a Lucca. Allo Stadio Olimpico convertito, tra l’altro in Centro Fiere si è tenuto un Comic, un raduno per chi ama i fumetti “Un po’ piccolino rispetto ai nostri standard, ma ben fatto… con brave persone che hanno fatto costumi veramente belli”. Manuel non lo precisa, ma sono sicura che il costume se l’è fatto da sé, come era successo l’anno scorso, da bravo artigiano sartoriale. Adesso veniamo al personaggio, a me ignoto. Cedo la parola a Manuel. “È il personaggio di una serie di libri di un’autrice cinese. L’ambientazione è una sorta di Cina medievale – mistica. Tutta la vicenda gira intorno ad una falsa accusa che ha portato Wei al patibolo nella vita precedente. Ma viene riportato in vita ‘a sorpresa’ e sfrutta questa seconda occasione per raddrizzare il torto subito, restando sotto mentite spoglie fin quasi all’ultimo”. Non è il mio genere preferito, ma la presentazione è davvero accattivante. Potrei occuparmene, se non fosse per la mole dell’opera: “Il tutto lungo cinque libri”, decisamente fuori misura per me. Mi piace l’idea che agisca uno strumento musicale al posto della bacchetta magica. Calato nelle vesti del mago/guerriero/pifferaio, Manuel adesso elaborerà il ‘piano’ del suo atteso rientro a casa. Arrivederci a Settembre! 🪈

Frutti inattesi 🍑

Anni fa avevo scritto un testo intitolato MarmellADA – scherzando un po’ sul mio nome – sull’eccezionale raccolta di albicocche, frutti non dell’attuale pianta, ma di un’altra molto fruttifera, che però ha avuto vita breve (non tratto le piante). Preciso che l’albicocca è il mio frutto preferito, seguito dalla prugna ben matura. Ordunque, le piogge abbondanti e continue di primavera hanno compromesso l’impollinazione delle piante da frutto, compreso il ciliegio che non ha prodotto nulla. Prevedevo lo stesso risultato per il vecchio Albicocco, perché fiorito solo in parte, spogliato dei bei petali rosa da Giove pluvio. Invece ho dovuto ricredermi, perché da un paio di giorni raccolgo le albicocche cadute dai rami più alti che erano sfuggite allo sguardo: ammaccate, per il contatto col suolo e rapidamente preda delle formiche, a cui le sottraggo per portarmele nella fruttiera. Il primo assaggio mi restituisce il sapore antico e pieno. Trasformo quelle segnate in deliziosa marmellata, ops confettura. Sono così grata al VECCHIO ALBICOCCO che gli dedico la seguente poesia. Lo davo spacciato/il vecchio Albicocco/dalle insistenti piogge/d’Aprile tartassato./Invece con sorpresa/in alcuni frutti reperiti/tra il fogliame e il marciapiede/ne ho scorto la ripresa./Dai rami più alti/sono caduti Armelin/tondi e arancioni/come piccoli meloni./ Grata li raccolgo/e li assaggio curiosa./Nel palato il gusto/ esplode: una delizia!/Non c’è paragone/con la frutta del rione./Il vecchio Albicocco mi sorprende:/è davvero stupefacente!

Vacanza su misura

Prendo atto che oggi è il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate astronomica ovvero solstizio d’estate 2025, con tanto di ora d’ingresso: 4.42 del mattino. A quell’ora stavo dormendo, senza coperte e con gli scuri chiusi perche il climatizzatore mi dà fastidio e lo accendo solo come estrema ratio. Del resto l’estate metereologica si fa sentire da almeno una decina di giorni e ci dovremo abituare. In Europa si annuncia più calda della media e questo è preoccupante. Il cambiamento climatico ha reso le ondate di caldo più intense e frequenti. È difficile adattarsi e pericoloso ignorare ciò che potrà comportare, se non si mettono in atto misure preventive. In attesa che il ‘buon governo mondiale’ provveda, io mi cautelo come posso. Mi sveglio prima e anticipo le incombenze che sbrigo fuori casa. Nel primo pomeriggio mi riposo, per tornare ad agire nel tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, posso finalmente godermi la sera, dando un’occhiata al giornale e un’altra ai gatti distesi sul porfido tiepido. Piaceri semplici e a metro zero. Non è sempre stato così… ma abbastanza. Il mio spirito felino – e scarse possibilità di viaggiare – mi hanno abituato a cogliere ciò che il momento offriva. A vent’anni prendevo il sole nell’orto con Marcella e al massimo facevo una puntatina al Piave, senza immergermi. Da adulta e mamma, sono stata parecchie volte al mare: nell’ordine Lignano Sabbiadoro, Caorle e Bibione. Inizialmente con mio figlio quand’era piccolo, poi in buona compagnia di Adriana e Lucia. Loro sono rimaste fedelissime all’escursione lampo, io sono diventata più restia. Dopo i due interventi di artoprotesi – peraltro riuscitissimi – sto volentieri a casa dove mi sento ‘domina’ perché libera di fare e disfare, senza impegni familiari, eccettuata la cura dei gatti e dei fiori. Scrivere in tranquillità è la mia vera vacanza.

Gli esami non finiscono mai

Considero le tracce assegnate ai 524.415 maturandi, un po’ per deformazione professionale, un po’ perché una cara collega fa da commissario esterno, e un tantino la invidio. Mi piacerebbe leggere gli elaborati degli studenti su qualsiasi tematica affrontata. Anch’io mi sono interrogata sulla tipologia di testo che avrei scelto ed ammetto che quest’anno le proposte sono accattivanti. Prevalente nel mio caso la letteratura, mi sarei sentita a mio agio nel commentare il testo di Pasolini, Appendice I, ma col cuore avrei riflettuto sul pensiero di Paolo Borsellino e la sua fiducia nei giovani. Trovo opportuno ricordare un servitore dello stato ucciso 33 anni fa che era anche un ottimo padre di famiglia. È ciò che emerge dalla lettura del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò che la vedova, Agnese Borsellino gli ha dedicato e che ho letto di recente. Un’altra traccia sottopone a riflessione la parola ‘Rispetto’, scelta dalla Treccani come la parola dell’anno 2024 che merita senz’altro considerazione e pratica È stata scelta dal 40,3 % degli studenti, ovverosia dalla maggioranza ed è un dato confortante. Dato che ogni tanto scrivo poesie, dico la mia sul testo di Pasolini, senza titolo. Si tratta di diciannove versi distribuiti in quattro strofe, sul tema del cambiamento dall’età giovanile alla maturità. L’alternanza tra luce e buio è una metafora del disagio interiore, fra dentro e fuori. L’ansia esistenziale del giovane poeta si placa nella parte finale quando dice: ed ecco pare/farsi nuova la luna, e – all’improvviso – /cantare i grilli il canto antico//. Pier Paolo riflette sulla propria esistenza e si accorge di essere diventato un uomo, mentre il contesto è rimasto fisso. Qui mi fermo perché potrei allargarmi troppo. I grilli mi sembrano un ottimo escamotage per chiudere in bellezza.

Oltre il genere

Trovo molto bella la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica del 23 giugno, n. 1943. Infilato dentro al quotidiano, non lo prendo subito in considerazione, in attesa del momento opportuno, arrivato ieri sera. Colpita dalle due donne in copertina, ho riconosciuto subito la più anziana, Natalia Aspesi – 96 anni il 24 giugno – che tiene la rubrica Questioni (non solo) di cuore. L’altra – nata Vladimiro – è Vladimir Luxuria, anni 60. La testa della più giovane sul capo canuto dell’altra fa pensare a due amiche, oppure a una nipote e una zia. Il titolo “Il transgender spiegato alla Aspesi” ricorda che è stagione dei Pride. Io provo simpatia per entrambe e mi interessa la fotografia che esprime intesa, comprensione, affetto. Poi leggo l’intervista chiarificatrice di Luxuria. “”Ci sono i trans, quelli che da donna diventano uomo, e le trans, quelle che da uomini diventano donne” contro i quali c’è una incredibile crociata perché “uno che nasce maschio e che vuole essere donna – è considerato – un disertore “. Luxuria ricorda di essersi laureata con 110 e lode alla Sapienza con una tesi su Conrad e precisa: “La cultura è stata anche uno strumento di sopravvivenza, in un momento buio mi ha tenuta in vita. Ma la usavo anche per tenere a bada i bulli”. Nel 2006 è stata la prima donna trans a entrare nel Parlamento. Nel 2008 vinse l’edizione dell’Isola dei Famosi che accrebbe la sua popolarità. La Aspesi la incalza con domande private, ma le allunga anche dei complimenti, tipo “Sei proprio una bella donna, sai?”. Gli oltre trent’anni di differenza proprio non si sentono ed è quello che mi piace di più. Perché intelligenza e coraggio veramente non hanno genere.