Campane a festa

Bello sentire le campane suonate a festa. È successo a Venezia per la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario ingiustamente detenuto a Caracas, in Venezuela dal 15 novembre 2024 e finalmente liberato. Con lui è tornato in libertà anche l’imprenditore torinese Mario Burlò. Il Venezuela ha annunciato il rilascio di 116 detenuti, 53 dei quali sono detenuti politici, 24 italiani. Dalla rimozione del Presidente Maduro, un segnale forte da parte della Presidente Delcy Rodrigues che fa ben sperare. Gli italiani ufficialmente residenti in Venezuela sono circa 120.000 e immagino saranno lieti del cambio della guardia, sebbene predomini l’incertezza per il seguito. Maria Corina Machado, Nobel per la Pace dovrebbe a breve incontrare Trump. La leader dell’opposizione venezuelana è stata appena ricevuta in udienza da Papa Leone. Sommando i fatti, mi sento di essere ottimista. Se pure con riserva. Il Venezuela, il paese più ricco del Sud America è sprofondato in una cristi umanitaria e politica profonda. Al quadro allarmante, si sono aggiunti i detenuti, compreso Trentini che lavorava per la Humanity and Inclusion, organizzazione che si occupa di aiutare persone con disabilità. Mi auguro che il seguito sia tutto in salita.

Freddo implacabile

Io non vado d’accordo con il freddo tenace e pungente di questi giorni. Gli scorsi inverni, i gerani avevano resistito sotto il portico, senza particolari cautele. Adesso le loro figlie sono come incartapecorite, mentre le piantine grasse sembrano lessate. Per fortuna di notte ritiro i Ciclamini che trascorrono la notte nell’appartamentino, dove la temperatura è di 13 gradi, ma non sottozero. Quella notturna registrata in località Casonetto l’altra notte era – 11! Siamo in inverno e il tempo fa ciò che vuole, tuttavia preferisco le stagioni intermedie – se esistono ancora. Del resto basta proteggersi, stare al caldo se possibile. Certo questa opzione è stata negata al vigilante 55enne, morto di freddo in un cantiere per le Olimpiadi invernali 2026 a Cortina d’Ampezzo. Il termometro segnava – 12 e l’uomo aveva manifestato preoccupazione alla famiglia per il freddo. Tra dieci giorni Pietro Zantonini avrebbe concluso il turno e sarebbe tornato a casa, a Brindisi. È stata aperta un’inchiesta, indagini in corso, l’autopsia farà chiarezza. Comunque sia andata, mi rattrista molto questa notizia, che allunga la lista dei morti sul lavoro. Tra l’altro, essendo il vigilante di Brindisi, non avrà avuto esperienza delle temperature dolomitiche. Panorami stupendi, ma freddo implacabile.

La colla che aggiusta

Il freddo di questi giorni non invoglia ad uscire. Se lo faccio, è solo per forza maggiore. Quindi trascorro molto tempo in casa, che dedico a faccende ordinarie ed anche straordinarie, accantonate da un bel po’, tipo aggiustare una coppia di gattini in ceramica, rovinosamente caduta e andata in diversi pezzi. Ce l’ho da molti anni, non mi ricordo se l’ho comperata oppure mi è stata donata. In casa non ci sono bambini piccoli che potrebbero deliziarsene, perciò potrei anche buttarla, ma l’espressione dei due gattini – le teste sono rimaste intatte – è deliziosa, così provo a collocare i pezzi nella loro sede, prima con lo scotch per passare poi all’Attak che però si è indurito. Quindi devo sospendere l’intervento di ‘ricostruzione’ e rinviarlo ad altro momento, dopo che mi sarò procurata l’adesivo universale istantaneo per ceramica. Guardando la coppia felina rotta e rimessa provvisoriamente in piedi, mi pare un’adeguata metafora dell’inizio del nuovo anno ed anche del sentire diffuso, “a pezzi”. Abbiamo in abbondanza eventi drammatici, dentro e fuori casa nostra, che non elenco. Dovremmo cercare di raccogliere i cocci e rimetterci in senso. Anch’io non mi sento pimpante, ma riconosco che c’è molta gente che sta peggio di me. La mia ‘colla’ è scrivere e condividere pensieri ed emozioni con amici e lettori. Ognuno ha la sua carta vincente ed il mio invito è di usarla.

Grilletto facile americano

[ ] “Terrorismo domestico” è stato definito l’episodio successo a Minneapolis, durante il quale un agente dell’Ice ha ucciso la 37enne americana Renee Nicole Good, poetessa e madre di tre figli, una figlia di 15 e due figli di 12 e 6 anni. Alla guida del suo Suv durante un’operazione anti – migranti ha ignorato l’ordine dell’Ice (agenzia che si occupa dell’immigrazione) di uscire dall’auto, ha messo la marcia indietro e ha cercato di andarsene. Secondo il sindaco Jacb Frey è stata colpita a bruciapelo, con tre colpi di pistola alla testa da un agente federale durante un’operazione dell’Ice. Secondo Trump l’agente: “Ha sparato per difendersi” e definisce la vittima “un’agitatrice di professione”. Inaudito. Per il governatore del Minnesota, Tim Watz la sparatoria era “totalmente prevedibile” e “totalmente evitabile”. Ho visto il video trasmesso dal telegiornale e sono anch’io di questo avviso. Trovo poco plausibile che una poetessa si dia ad atti di “terrorismo domestico”. Avrà tentrato di scappare e gli agenti hanno il grilletto facile, specie in America. Nel 2020 Renee Nicole Good aveva ottenuto l’Academy of American Poets Prize con la poesia “On Learning to Dissect Fetal Pigs” , titolo che tradotto mi trasmette un brivido (Imparando a dissezionare i maialini fetali). Stavolta, purtroppo, è stata ‘dissezionata’ lei. [ ]

Maestri e Allievi

Decisamente freddo, meno due gradi alle dieci. Giornata di mercato locale, ma evito di uscire a piedi, qualche tratto a nord è ghiacciato. Prendo l’auto per sbrigare un paio di pratiche. Prima di rientrare, faccio tappa al bar Viceversa, di solito affollato ma non stamattina. Mentre sono seduta in attesa della consumazione, entra il sindaco del paese, Paolo Mares, con tanto di berretto col pon-pon. È simpatico di suo, ma il copricapo particolare esalta il suo spirito giocoso. Lui mi saluta sempre con l’appellativo ‘prof’ che sembra fare un tutt’uno con la mia persona. Forse per il ruolo di insegnante che ho avuto, oppure per un ricordo nostalgico mi racconta della sua esperienza alle elementari, vissuta con entusiasmo e soddisfazione, usufruendo della continuità didattica dell’abile maestro Ferracin. Dettaglio curioso: lui e i suoi allievi si incontravano un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scambiarsi le figurine. Una volta Paolo – il sindaco – ha tardato a metterle via e gli furono sequestate, con restituzione solo a fine anno scolastico. Un esempio di autorevolezza che ha lasciato il segno. Io ricordo con riconoscenza il maestro di quinta elementare Enrico Cunial, cui ho dedicato l’opera Dove I Germogli Diventano Fiori. Mentre lo ascolto rapìta, penso alla situazione degli insegnanti oggi, sovraccaricati di impegni e costretti a guardarsi le spalle da genitori e allievi. Fortunatamente sono in pensione. Non per merito mio, ma tra i miei ex alunni, qualche germoglio è diventato un bel fiore.

Epifania e befana

Epifania e Befana: pare che ci sia un nesso tra le due ricorrenze. Dal punto di vista linguistico, la parola befana è una contaminazione linguistica da epifania che significa illuminazione. Massimiliano Ossini, conduttore di UnoMattina si riferisce a una leggenda che sintetizzo così: i re magi, persa la strada verso la capanna chiedono indicazioni a una vecchia che gliele nega. Poi però si pente, prepara un cesto con doni per i magi che ha perso di vista perché nel mentre hanno ripreso il cammino. Pertanto distribuisce i regali a chi incontra, tornando sui suoi passi. Mi pare un buon compromesso, anche se nei messaggi che mi arrivano predomina l’anziana signora con la scopa che ogni tanto perde l’orientamento. Certo, data l’età! In un simpatico messaggio è sprofondata nella neve e dal cumulo fuoriescono la gerla, le sue scarpe e la scopa. Mi sento piuttosto distante da questo tipo di rivisitazione magica, però mi piace l’idea della befana/strega buona che distribuisce doni ai bambini al di sotto dei 7 anni. Avevo quell’ età quando in una super calza della Ferrero, di cui mio padre era rappresentante trovai dei libri, il regalo più gradito. Gli adulti avrebbero bisogno di ben altro: speranza, pace, amore… in definitiva quello che troviamo nella capanna.

San Francesco, un fiume in piena

Sto finendo di leggere Francesco, di Aldo Cazzullo, gentilmente prestatomi da Lucia. Poderoso e scritto in maniera avvincente, non è il genere letterario che preferisco, a cavallo tra storia e letteratura, ma “Il Primo Italiano” come riporta il sottotitolo del libro merita un’eccezione. L’autore del Cantico delle Creature o di Frate Sole mi ha accompagnato durante le lezioni di poesia ai miei studenti ed era il capofila del Programma d’esame delle classi terze. Quasi un familiare. Vedo sul tablet che Angelo Branduardi è in tour con “Il Cantico” dedicato a San Francesco: stasera 5 gennaio sarà al Teatro Duse di Bologna. Se abitassi là, ci andrei di sicuro. Lo ritengo un raffinato omaggio, per ricordare gli 800 anni dalla stesura dell’opera. Venendo alla biografia di San Francesco – che in realtà si chiamava Giovanni – scopro che gli piacevano i gamberi di fiume, le erbe aromatiche e certi dolcetti. Sempre di buonumore, era innamorato della natura e delle creature, con una predilezione per gli uccellini. Comunque, lui identificava tutto e tutti con l’appellativo ‘fratello’ oppure ‘sorella’, anche il corpo e la morte. Gran parlatore, non gli interessava la popolarità, ma ampliare la cerchia dei ‘fratelli’. Tuttavia di popolarità godette in vita, tanto che fu proclamato santo, appena due anni dopo la morte, avvenuta “Secondo le fonti più attendibili, il crepuscolo di sabato 3 Ottobre. Otto secoli fa”. Mi rimane da leggere l’ultimo episodio “L’eredità di Francesco”, come un fiume in piena.

La luna del lupo

Siamo in fase di luna crescente: dopo il Primo Quarto, più della metà del disco lunare riceve la luce solare, ma non è ancora completamente illuminato. A me però sembrava quasi piena, ieri sera e anche stamattina presto, tonda e gialla nel cielo blu scuro. La prima Luna Piena di gennaio è chiamata la Luna del lupo, per una tradizione che arriva dalle popolazioni native del Nord America dove la stagione riproduttiva dei lupi era appunto gennaio. In questo periodo di freddo e introspezione, il significato esoterico della Luna del Lupo è un richiamo alla natura selvaggia e alla connessione spirituale. Appurato che siamo nell’anno delle 13 Lune piene e che la luna crescente porta fortuna, io mi rivolgo al disco lunare, influenzata dal Leopardi e non solo. Mi viene la poesia Luna Indulgente Mi coglie di sorpresa/la Luna alta e gialla/nel firmamento sospesa/mentre mi accingo/a chiudere i balconi./La osservo, mi osserva./Mi sento attenzionata:/avrà qualcosa da dirmi/oppure aspetta/che mi sia palesata./Se così è, eccomi qua./Cosa puoi fare da lassù/per farci tornare umani?/Fai scendere le tue sorelle,/le stelle a riportare la luce!/Astro solitario/disposto ai soliloqui/un po’ come me./Grazie di essermi/amica indulgente.//

Bella storia di fine anno

Poche ore e chiuderemo l’anno 2025! Ho già predisposto il nuovo calendario sotto quello che sta per concludere l’onorato servizio. Devo ancora sbrigare qualche faccenda prima di Capodanno. Non mi spendo in preparativi goderecci, preoccupata di proteggere dai botti di stasera i miei conviventi felini: Grey, Pepita e Fiocco. Non tutti festeggeranno, specie chi ha perso un proprio familiare; parlo di molte persone, note e meno note. Comunque c’è anche chi si è salvato ed è ancora tra noi, grazie alla sollecitudine di un medico. Lui si chiama Alberto Brolese ed è diventato un medico eroe. Direttore della chirurgia generale 2 di Trento, il giorno di Santo Stefano era ad Adria in vacanza, interrotta prontamente, mettendosi alla guida verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, per soccorrere un 77enne che aveva mangiato troppe lenticchie e si era procurato una lesione all’esofago. In realtà non c’entrano le lenticchie – poteva essere qualunque altro cibo – ma la sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago che comporta una mortalità dell’80 %. Un paziente in fin di vita e 200 chilometri da percorrere ad alta velocità, col fazzoletto bianco fuori dal finestrino, per dimostrare che non faceva il furbo sulla corsia di emergenza. Intercettato da una pattuglia della polizia stradale, viene scortato nella parte finale del viaggio ed entra in sala operatoria. L’interveno dura quattro ore e il paziente viene dichiarato fuori pericolo. Grazie al chirurgo, alla polizia… e alla buonasorte.

Botti (illegali) addio…

La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.