Categoria: Senza categoria
Diversivo…estivo!
Giornata campale ieri, per sgombero del garage (due posti macchina) con ingombri di ogni tipo, molti ‘ereditati’ dai miei genitori. Temperatura sui trenta gradi, aumentata nella fase di sosta in centro ecologico a Cavaso del Tomba dove un signore molto scrupoloso e autoritario ha rispedito indietro buste imbottite – quelle con l’interno di plastica – scarpe vecchie che credevo destinate all’indifferenziata e altro. Lui non ha mosso un dito ma ha criticato parecchio perché, a suo dire i materiali non erano stati separati con cura. Garantisco che Manuel si è spaccato la schiena per fare entrare nella mia auto e nella sua, deliziosa Citroen 2CV del 1986 bianco-azzurra, più scarti possibile, separando cartone, plastica, elettrodomestici non più funzionanti, rinviando la separazione certosina in centro ecologico, come infatti è avvenuto, senza che il ‘signore’ si sia sporcato le mani. Io e Manuel invece ce le siamo sporcate e lavate molte volte. Pausa pranzo in spaghetteria da Rody a Cavaso dove ci serve la dolce Benedetta, altra mia brava ex allieva. Aneddoto: salire e scendere dall’auto speciale di Manuel richiede delle istruzioni: per aprire – non abbassare – il finestrino bisogna tirare una levetta posizionata sul tettuccio, operazione che va fatta da dentro, idem per aprire la portiera. Insomma: bisogna collaborare col mezzo, uno spasso! Per non parlare dei freni: quelli posteriori sono a tamburo – non sono un’esperta ma il nome è musicale – ed è uno stridio ad ogni frenata. È una macchina che ha la sua voce! Nel tardo pomeriggio il garage è diventato quasi una zona abitabile, con l’angolo dei prodotti e utensili per l’orto da una parte e le due biciclette dall’altra. La vecchia lucidatrice è tornata a casa ma sabato la porterò in centro ecologico qui a Castelcucco, con le ultime carabattole. Intermezzo: capatina di Manuel in soffitta per fare spazio e collocare scatoloni con indumenti di mio figlio che ci metterà mano, se crede a tempo e luogo. Io ho dato. Anni fa ho liberato la cantina e ci ho scritto il diario Tempo che torna (disponibile su Amazon). La prossima volta se la vedrà lui. Immagino che avrà a che fare con molti libri e materiale cartaceo, anche autoprodotto. Forse, prima di buttarlo ci darà un occhio e sarà come incontrarsi di nuovo. Dopotutto svuotare cantine e affini serve anche a tessere relazioni. Un grazie megagalattico a Manuel, la mia super spalla!
Ginnaste come farfalle
Dal Mediolanum Forum di Assago (Milano) seguo i Campionati di Ginnastica Ritmica: uno spettacolo le finali individuali delle ginnaste che volteggiano come libellule con cerchi, palla, clavette, nastro sempre sorridenti anche se capita di perdere per un attimo l’attrezzo. La nostra Sofia Raffaeli, una super campionessa ci fa onore; il tifo del numeroso pubblico giustamente si riversa su tutte le ginnaste che rappresentano molte nazioni. Da donna sono colpita anche dai costumi, colorati e ricercati, a volte curiosi (la tedesca indossa un body multicolor con al centro un volto con occhiali: un musicista?), dalla pettinatura raccolta, dal trucco curato. La musica scelta per l’esibizione non è da meno, capisco che deve dare la carica e sottolineare i vari passaggi. Due minuti lunghissimi. Le ore di allenamento sono strepitose. Una ginnasta confida di occupare in esercizi sia la mattina che il pomeriggio. Frequenta il liceo e viene seguita per due ore pomeridiane nelle varie materie da un insegnante, ovverosia doppio impegno. A mio dire, sono ragazze eccezionali, come dei fiori rari. La piccola e grintosissima Stiliana Nikolova è uno spettacolo. Solo le penalità disturbano qualche esercizio, solitamente in apertura o chiusura della performance. Nonostante l’altissimo livello delle prestazioni, l’emozione e la tensione giocano brutti scherzi, di cui io sì e no mi accorgerei, tuttavia la speaker dice: “Esecuzione non pulitissima”. Seguo anche l’esercizio a cinque, con tre nastri e due palle: traiettorie diverse, uno spettacolo diverso e impegnativo: se sbaglia una, viene penalizzato tutto il gruppo. Impresa delle Farfalle bellissima: medaglia d’oro, seconda e terza Israele e Cina. Consegna delle medaglie e Inno di Mameli, che emozione! Urlo finale liberatorio dalle tribune. Lode e gloria a tutte!
Insegnanti addio!
“Oggi nessuno vuole fare l’insegnante”, parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenuto al dibattito su “La scuola italiana oggi e domani” nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. Temo di dovergli dare ragione, anche se spero di sbagliarmi. Mi spiace che il mondo della scuola dove ho profuso tante energie – ma riconosco che c’è chi ha dato molto di più – sia in profonda difficoltà. Le testimonianze mi vengono direttamente dalle colleghe con cui mantengo rapporti, e non sono solo quelle prossime al pensionamento, ma anche le giovani leve. La lamentela più ricorrente è che la didattica, cioè l’insegnamento è posizionato in coda dopo il disbrigo burocratico, la gestione dei rapporti con i genitori e gli enti, la cessione di ore di lezione per attività educative varie. Mi pare di intendere che le riunioni da remoto abbiano alleggerito da una parte, ma anche impoverito lo spirito di squadra. Ribadisco che sono contenta di essere in pensione e mi dolgo per le mie colleghe, compresi ovviamente i colleghi maschi. In questi giorni ho sentito nominare spesso don Lorenzo Milani, nato giusto cento anni fa a Firenze (il 27 maggio 1923), il fondatore della scuola popolare di Barbiana. Chissà che consigli darebbe lui per aggiustare le cose che non funzionano nella scuola odierna. È risaputo che era un prete scomodo, che si batteva per una scuola inclusiva con la partecipazione attiva dei suoi membri. Dubito che l’intelligenza artificiale, sbandierata da più parti risolva il problema alla radice. La cosa più semplice sarebbe chiedere ai docenti cosa non funziona, e farne tesoro. Nel mentre, solidarietà alla categoria, da estendere a tutti gli utenti della scuola, alunni compresi. (P.S.- Sento con sgomento che ad Abbiategrasso uno studente 16enne ha colpito al braccio con un pugnale l’insegnante di Lettere, che non è grave. Ma è grave l’atto compiuto. L’idea del Ministro di inserire uno psicologo nelle scuole mi pare opportuna e persino tardiva, date le problematicità serpeggianti tra i banchi)
La perfezione non è un dettaglio
Sono stata a pranzo da due sorelle, mie amiche. Lisa, la minore ha compiuto gli anni di recente: una cifra tonda. Roberta, la sorella più grande si è data da fare perché il compleanno si trasformasse in una grande festa: con amici, parenti, addobbi, fiori… e poesia. Sono stata contattata, in incognito, per scriverne una per l’occorrenza. Ci ho pensato su e l’ho intitolata Ritratto, specchio della persona gentile e sensibile che ho fortunatamente conosciuto anni fa. Interessante il percorso tortuoso affrontato dalla sorella per contattarmi, attraverso la mediazione di una cugina per mantenere la sorpresa fino al giorno fatidico. L’effetto è stato talmente grandioso… che Lisa ha innaffiato di calde lacrime tutta la giornata del compleanno. Roberta ha imparato a memoria la mia poesia che la solerte cugina ha recitato durante il banchetto. Onorata di aver contribuito alla festa, ricevo in omaggio una plendida ortensia, notevole per capolini ed eleganza. La giornata mi offre lo spunto per valorizzare la ‘sorellanza’, la solidarietà tra sorelle che non è scontata. Infatti ho percepito tra le due mie amiche un legame profondo, che parte da lontano, frutto dell’ educazione attenta dei genitori, entrambi mancati ma sempre presenti. La mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere era anche un’ottima cuoca. Ecco che Roberta ha rispolverato le sue ricette e si è impadronita dei fornelli; d’altro canto Lisa ha ereditato il pollice verde della mamma, cosicché la casa compete con la fioreria per abbondanza di piante verdi e fiorite. Una storia di eredità affettiva passata dai genitori ai figli. Un dettaglio cromatico mi illumina: quando entro in soggiorno, noto la tavola apparecchiata con piatti celesti: immagino che il celeste sia il colore preferito della festeggiata che invece mi sorprende, dicendo che l’ha scelto perché è il colore del cielo e rappresenta un modo per connettersi coi suoi cari. Lo trovo un gesto di grande delicatezza, un dettaglio che fa la perfezione. I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Parola di Leonardo.
Arte e Fiori a Cavaso in fiore
Oggi Cavaso in fiore, manifestazione che riprende con vigore, in una bella giornata di sole. Non mi servono fiori, ricevuti in abbondanza al mio recente compleanno, ma mi attrae la bellezza che gira attorno a questo dono del creato e so che troverò ciò che cerco. Prima delle dieci sono sul posto, accompagnata dalle note della banda musicale. Scendo da un vialetto antistante la casa di riposo e mi trovo sulla piazzola dedicata al maestro di musica Benedettini che mi diresse da bambina in una performance di danza. Nell’anfiteatro sono esposti i quadri di tre persone che conosco: Noè Zardo, Renato Zanini e Daniele Signor. Posizionato nei pressi il banco con le piccole e deliziose statue di Renato, in aggiunta ai dipinti, in bella compagnia con quelle dello scultore Gilberto Fossen e del collega Francesco Orlando che è pure pittore e soffiatore del vetro. La prima cosa che mi colpisce è la parata di piccoli quadri di fiori dell’amico Noè che per questa edizione si è cimentato nella pittura ad olio, con esiti a mio dire brillanti. Daniele custodisce in una valigia un piccolo tesoro: delle stampe accurate di alcune sue opere, per chi volesse acquistarne una versione più a portata di mano. Noto che ogni artista è in divenire, aperto a sperimentare varie forme artistiche e questa è la magia dell’arte che si rinnova e spazia in vari ambiti. Scatto un paio di foto e mi trattengo a parlare piacevolmente con loro, cui provo a offrire la mia penna, senza secondi fini: perché amo il bello che ogni artista cerca ed esprime. Poco male se non ci sarà una folla oceanica a visitare e omaggiare i prodotti del loro ingegno: sul terreno buono, la semina darà i suoi frutti, e i germogli diventeranno fiori (Dove i Germogli diventano Fiori, di Ada Cusin è su Amazon). È anche la filosofia di Elisa Barbone, la pittrice donna che espone, a un passo dai colleghi con cui scambio due parole, mentre ammiro i suoi paesaggi d’acqua incastonati da cornici in tinta. Adesso mi resta da visitare il resto degli espositori, per tutti i gusti e i palati, perché oggi è la festa dei sensi. Per quanto mi riguarda, ho attinto alla forma espressiva più vicina a quella mia letteraria. Ho visto amici e apprezzato le loro opere. Visitatori fatevi avanti!
Enea, piccolo eroe moderno
Partorire in anonimato: è una possibilità concessa la alle donne che intendono rinunciare al bambino che mettono al mondo. Come abbandonarlo in anonimato. È successo ieri, giorno di Pasqua a Milano. Enea: il nome del piccino di una settimana, abbandonato nella ‘Culla della Vita’ del Policlinico Mangiagalli di Milano (in Italia ce ne sono cinquanta). In una lettera lasciata nella culla accanto al bimbo, la mamma informa sul nome e dà altre indicazioni. Prima che parta l’iter per l’adozione, ha dieci giorni per ripensarci e farsi viva, lo ricorda il primario dell’ospedale. Molti si augurano che succeda, me compresa. Posso lontanamente immaginare le difficoltà di questa donna che si è tenuta per una settimana la sua creatura, prima di decidere di rinunciarci. Sono sicura che il piccolo Enea – nome di reminiscenze liceali – avrà una schiera di potenziali genitori, disposti a prendersene cura. Ma lei come vivrà, sapendo di aver rinunciato al figlio? La immagino giovane, oppure madre già oberata di altri figli, in condizioni economiche precarie…eppure dotata di grande determinazione per aver preso una decisione tanto traumatica per lei, più che per il figlio che potrebbe anche essere ‘fortunato’, se sarà bene accolto da una famiglia adottante. Lungi da me fare retorica su un argomento tanto delicato. Dalla mia esperienza di madre un po’ fuori dalle righe (single con figlio), mi sento di dire che mettere al mondo un figlio voluto è un’esperienza totalizzante che non si cede ad altri, se non per gravissimi motivi. Suppongo che la mamma di Enea abbia agito di conseguenza. Un dettaglio: il nome che gli ha dato mi fa pensare a una donna istruita o comunque a una scelta non casuale. Enea è l’eroe troiano di cui parla Virgilio nel poema Eneide, costretto a peregrinazioni prima di giungere a fondare una nuova terra. Un nome premonitore? Comunque un bel nome, denso di significato e di promesse. Tanti auguri, piccolo eroe!
Il Bacanal del Gnoco
Il Bacanal del Gnoco è il Carnevale di Verona di cui sento parlare per televisione. Pare il carnevale più antico d’Europa e affonda le sue radici nel tardo medioevo, quando il medico Tomaso Vico lasciò nel testamento l’obbligo di distribuire ogni anno alla popolazione di San Zeno viveri ed alimenti: pane, burro, formaggio e farina per preparare gli gnocchi nel giorno del venerdì grasso, l’ultimo venerdì prima della Quaresima, chiamato Venerdì Gnocolar. Nel 1531 vi fu una grave carestia che provocò l’aumento del prezzo della farina e conseguenti disordini, superati con la nomina di una commissione di cittadini facoltosi – tra cui il medico Tomaso Vico – che provvide all’acquisto e alla distribuzione di grano e farina. Una bella storia che unisce folclore a tradizione. Ogni anno la sfilata si apre con la maschera che rappresenta il quartiere di San Zeno (dove si trova l’omonima Basilica), il Papà del Gnoco, seguito da altre maschere come il Duca de la Pignata e il Duca de la Pearà, insieme con i carri allegorici. Ecco, io non sono attratta dalle feste in maschera, però trovo interessanti quelle che fanno riemergere belle storie, come quella che mi ha offerto l’argomento del post odierno. Tra l’altro, dato che mangiare bisogna, condirlo con un po’ di storia lo rende ancora più saporito. Gli gnocchi sono un primo piatto fantastico, specie se fatti in casa. Anni fa, ho avuto il piacere di vedere Gentile, una vicina all’opera – mamma di Marcella – a cui ho fatto anche un breve video. Con l’entusiasmo di una scolaretta, partecipai a una lezione culinaria d’alto livello e appresi anche il nome di parole dialettali che ignoravo, tipo panara, tavola di legno dove si impasta il composto di acqua e farina. Gentile mi offriva anche un ottimo caffè in una tazzina bianca e blu, non di rado accompagnato da una fetta di torta di mele (specialità questa del marito Carlo). Ecco, grazie al Bacanal del Gnoco ho recuperato un momento piacevole del passato, il che per me corrisponde a una festa.
San Sebastiano e i proverbi
Oggi San Sebastiano, un nome che non circolava molto nei registri scolastici. A mente conosco due persone con questo bel nome, portato dal santo, un soldato romano nato a Narbona (Francia) nel 255 d.C. Educato a Milano, apparteneva all’armata dell’imperatore Diocleziano che lo aveva in grande stima e lo fece capitano dei pretoriani. Subì il martirio a Roma per aver sostenuto la fede cristiana, il 20 gennaio 288. È considerato protettore della polizia locale, dei vigili urbani, dei sofferenti, dei tappezzieri e di quanti abbiano a che fare con gli aghi…in riferimento alla modalità della sua morte, avvenuta tramite le frecce scagliate dagli arcieri che lui stesso aveva guidato. Pare che sia il santo più rappresentato in arte. Ne raccontano la storia i dipinti su di lui del Mantegna, di Botticelli, di Raffaello… di Antonello da Messina che mi sembra il più ‘moderno’: un olio su tavola del 1478/79, ambientato in un angolo della città di Venezia. Anche i proverbi omaggiano San Sebastiano. Ne riporto alcuni. Per San Sebastiano la neve cade piano piano, oppure Per San Sebastiano un’ora in più abbiamo, A San Sebastiano l’estate è ancor lontano, San Sebastiano con la violetta in mano… saggezza in pillole. A proposito di neve, ieri c’è stata una spruzzata anche a bassa quota, oggi invece è protagonista il sole e le cime non sono più innevate. L’inverno si è appena presentato e l’estate è di là da venire. Vero che l’oscurità scende più tardi…quanto alle viole riconosco le foglie ma per i profumati fiori viola la strada è ancora lunga. Comunque sui fianchi soleggiati dei torrenti o lungo i viottoli interni di campagna, sotto una coltre di foglie secche si stanno preparando ad emergere le primule, ‘cugine’ delle viole. Dopo il sonno invernale, la natura si risveglia. Questo intende significare il proverbio che unisce il santo alle viole. Esteso anche alla rinascita spirituale, per chi intrave una simbologia più profonda.
Tempo di attesa e di bilanci
Primo dicembre, ultimo mese dell’anno. Mi alzo prima del solito, fuori è ancora buio. Apro solo mezzo balcone, in attesa del giorno. Il tema dell’attesa è proprio del periodo ormai in atmosfera natalizia. Strappo la pagina del calendario e posiziono il fermaglio sul numero uno di dicembre, operazione che ripeterò per gli altri tre/quattro calendari che tengo in quantità perché su ognuno annoto cose diverse: spese, scadenze, bollette, appuntamenti, compleanni (la voce che preferisco). Quando ero in servizio, segnavo le riunioni che sovente riempivano da sole l’almanacco, disponibile ora per incontri meno gravosi. È il periodo della raccolta, sia per quanto riguarda la stagione che sta per chiudere i battenti, sia per il periodo della pensione, prima sospirato ed ora investito con risultati piacevoli. Mi sto concentrando sulle piccole cose che mi danno soddisfazione, per esempio osservare i miracoli della natura in queste giornate decisamente fredde. Ad esempio stamattina ho fotografato una splendida Dalia gialla col cuore arancione, sbucata dalla rete di un vicino. Sembrava fosse lì a posta per attirare l’attenzione, con le cime innevate sullo sfondo. L’ho percepita come un regalo della natura, in un periodo destinato al raccoglimento. Tra un mese sarà Capodanno e un po’ di ansia mi prende, ignorando ciò che potrà accadere. Per molte persone quest’anno si chiude in negativo, sono successe molte cose brutte nel mondo e anche nel privato c’è chi ha motivo di dolersi. Però mi impongo di vedere il bicchiere mezzo pieno. Se anche la Dalia è fiorita in una stagione non propizia, sfoggiando un’incredibile bellezza, me lo ricorderò quando la sorte mi vorrà affrontare ai ferri corti (sperando che sia clemente).
