Cinema, settima arte

Che bella cosa il cinema d’estate, all’aperto e in buona compagnia! Se il tempo fa le bizze, la proiezione viene annullata e addio evasione serale. Con una gentile amica, amante dei fiori, dei gatti e naturalmente cinefila, frequento il Cinefestival di Bassano del Grappa al Giardino Parolini, antico giardino botanico di Alberto Parolini (Bassano del Grappa, 24 giugno 1788 – Bassano del Grappa, 15 gennaio 1867) che è un luogo molto accogliente di suo: vicino alla strada a forte scorrimento, ma appartato quanto basta per entrare in un’altra dimensione, caratterizzata da lucciole vaganti e canore raganelle. Le proiezioni, iniziate il 2 luglio continueranno fino al 30 agosto, ogni sera, maltempo permettendo. L’estate scorsa ho visto quasi una decina di film e quest’anno, se possibile vorrei replicare. Ovvio che prima mi documenti sul prodotto, ma mi piace molto anche il prima e il dopo film. Durante il viaggio di andata, che dura circa una ventina di minuti, parliamo del più e del meno, scaricando le tensioni della giornata. Al ritorno commentiamo il film, scambiandoci osservazioni. Al parco stiamo in doveroso silenzio, concentrate sull’opera. Se l’ora non fosse tarda, in fase di rientro potremmo fermarci a gustare un gelato, come successo le scorse estati. Quest’anno l’atmosfera risente del covid, c’è meno gente in giro e anche al cinema, si percepisce un non so che di fuggevole, vuoi per la fretta di rifugiarsi a casa, vuoi per il timore di buscarsi qualcosa, sebbene i presenti indossino diligentemente la mascherina. Ipotizzo che più di qualche regista stia già lavorando per trasferire sullo schermo questo tempo di svago vigilato. Se un futuro nipote mi chiederà come ho vissuto il tempo lungo della pandemia, potrò rispondergli che il buon cinema mi ha aiutato, insieme alla buona compagnia.

Il primo pomodoro

L’attenzione riservata ai fiori, stamattina è stata catturata dal primo pomodoro, giunto a maturazione in vaso, sotto il portico, praticamente a metro zero: una gioia per gli occhi, che non deluderà il palato. Per un riflusso letterario ripenso alla vivace Ode al pomodoro di Pablo Neruda e alle “rosse viscere, freschi soli” del focoso ortaggio, esibite in un invitante spot pubblicitario. Giorni fa ho espresso ammirazione per chi si fa l’orto, ha la pazienza e la costanza di seguirlo. Ammetto di essere una principiante in questo ambito e mi accontento di fare piccoli esperimenti. La soddisfazione di mangiare un prodotto, frutto delle proprie cure è già un’ottima cosa. Ma ritengo maggiore, almeno per me, il benessere derivante dal progetto di coltivarlo, che implica pazienza, controllo, attenzione: una palestra mentale! È così bello e invitante il mio “Cuor di Bue” che già lo vedo accompagnarsi ad una lattea mozzarella. Ma prima lo immortalo con un click, per la gioia imperitura degli occhi!

Tempo di orto e di gladioli

Ho fatto una breve esperienza di orto, trasformato per mancanza di tempo in orto dei semplici, riservato alla coltivazione delle aromatiche. Qua e là avevo interrato dei bulbi di tulipani e gladioli, che ogni tanto mi sorprendono con un’inattesa fioritura. La meraviglia ha generato la poesia “Tra menta e rosmarino” che riporto sotto. Tornando all’orto, riconosco un grande merito a chi se lo fa e riesce a stargli dietro (perché ci sono le infestanti da togliere, deviare le lumache, annaffiare…), specie coi tempi che corrono, gravati da perturbazioni meteo e aumento dei prezzi. Comunque ho voluto togliermi lo sfizio, creando un orto… a metro zero. Chiarisco: sotto al portico davanti alla cucina ho distribuito in vasi ciò che mi serve: prezzemolo, salvia, basilico, una pianta di pomodoro cuor di bue, con cinque bei pomodori che acquistano colore di giorno in giorno. In due fioriere avevo messo a dimora, rispettivamente insalatina e spinacio da taglio, ora esauriti e rimpiazzati da fiori gialli a trombetta, chiamati “Gigli degli Incas”, così sento che un mondo lontano ha messo piede a casa mia, per rallegrarmi. Il resto dello spazio del portico, abbastanza ampio, è occupato da Gerani, grandi consolatori degli occhi da marzo a novembre. Per la prima volta, a causa dell’isolamento imposto dall’emergenza sanitaria, ho provato a realizzare delle talee di Gerani, che hanno attecchito e dopo tre mesi esibiscono ora i primi boccioli: una soddisfazione! Che dire? “Non di solo pane vive l’uomo”, recita un proverbio e nel mio caso i fiori sono un nutrimento dell’anima! TRA MENTA E ROSMARINO Tra menta e rosmarino scorgo dal balcone un gladiolo arancione, sbocciato di primo mattino per strapparmi un sorriso da fanciulla estasiata. Il percorso s’è accorciato la ragazza se n’è andata. Pur resta inalterata la gioia d’ammirare le meraviglie del Creato.

Domenica dolce

Domenica dolce Oggi è l’ultima domenica di giugno. Mi sento di buonumore almeno per tre motivi: c’è il sole, ho scoperto per caso che è il mio onomastico, è sbocciato un altro gladiolo, di un bel rosso corallo screziato di bianco. Poco? Beh, ammetto che notizie di cronaca nera o bianca fanno da contrappeso e ci vorrebbe ben altro per caricarsi di ottimismo. Però, ameno per un po’ intendo godere di quello che passa il convento e decido di fare i miei dolcetti preferiti, i muffin. Premetto che non sto volentieri in cucina, tuttavia mi dedico con piacere a realizzare queste sfiziose merendine di origine america che poi distribuisco alle amiche. Mi piace soprattutto setacciare la farina e mischiare gli ingredienti secchi… forse inconsciamente recupero un po’ di tempo dell’infanzia. Anche il mio cognome predispone, pur non avendo avuto pasticceri o cuochi in famiglia, che io sappia. Da quando me ne occupo, cioè da quando sono in pensione, ho detto addio alle merendine industriali e mi sbizzarrisco a variarne il ripieno, a seconda di quanto mi offre il frigorifero. I miei preferiti sono quelli con mandorle e carote. Apprezzabili pure quelli alle pere e gocce di cioccolata. Va da sé che, data la pratica, ho memorizzato la ricetta base e il resto è improvvisazione… Riconosco che l’argomento è leggero, ma ho grande considerazione di chi si spende in cucina, tra l’altro un motivo di buon nome all’estero. Quando mi capita, seguo con interesse le lezioni di Benedetta Rossi e altri chef, meglio se poco noti. Bene, dolci e fiori sono due ottimi motivi, a portata di mano, per valorizzare la domenica. Buona domenica a tutti!