Un talento vivente

Barbara Streisand, un’artista completa: lo sento in coda al telegiornale del mattino su Rai1, in occasione del suo 82esimo compleanno (nasce a Brooklyn il 24 aprile 1942). Cantante e attrice di livello, compositrice, regista e produttrice cinematografica, è anche una donna indipendente e controcorrente. Di origine ebraica, a 16 anni sostiene le sue prime audizioni in teatro, ma senza successo. Il “brutto anatroccolo di Brooklyn” non riesce a farsi apprezzare perché troppo stravagante e lontana dagli schemi imposti. Ma ha un talento nascosto, un’arma segreta: la sua voce. A 18 anni si esibisce nei cabaret e nei locali gay di Manhattan, lasciando il pubblico stupefatto. Inizia la carriera di cantante, senza rinunciare al palcoscenico. Il piccolo schermo svela un altro aspetto del suo talento: un innato senso per la commedia brillante. Con il film Fanny Girl (1968) diventa la star più pagata del cinema americano. Da lì è un’escalation, perché è un’artista camaleontica per natura e passa con disinvoltura da un genere all’altro. Ho visto e rivisto il film drammatico Pazza (1988) dove interpreta una squillo di lusso, accusata dell’omicidio di un anziano cliente: interpretazione superlativa. Vince due Oscar (1969 e 1977) e numerosi altri premi. Nel 1995 riceve il Grammy Award alla carriera e intanto continua a pubblicare album che vendono milioni di copie in tutto il mondo. Scrive pure la sua autobiografia, My name is Barbra (2023) dove racconta la storia della sua vita e della straordinaria carriera. Volevo comperare il libro, però 1000 pagine da leggere per i miei gusti sono decisamente troppe. Lei rimane comunque una leggenda vivente, di cui mi sono interessata anche in un altro post. Una donna piena di talento e di carattere. Lunga vita a Barbra!

Il libro, un passatempo e una terapia

Ieri 23 aprile era la Giornata Mondiale del Libro: lo sapevo ma avevo già scritto il post, pertanto recupero oggi il tema della giornata di ieri, IL LIBRO che per me è un passatempo e una terapia. Ho finito di leggere il ponderoso romanzo La Portalettere, di Francesca Giannone, ambientato in Salento tra gli Anni Trenta e Cinquanta, una saga familiare con intreccio di sentimenti e situazioni dove emerge la figura controcorrente di Anna che porta una ventata di novità in un ambiente patriarcale. Di oltre 400 pagine, non ne avrei affrontato la lettura, se non fossi stata costretta dalla situazione emergenziale sanitaria…a stare ferma. Non male nel complesso, ma preferisco opere più snelle. Visto che scrivo anch’io, coi miei romanzi mi fermo a ridosso delle 200 pagine, per non stancarmi e non stancare. Ovviamente, ogni autore si regola come crede, c’è posto per tutti. Adesso un po’ di cronaca privata legata al mio romanzo Passato Prossimo che sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 9 al 13 maggio prossimi, Padiglione 2, Stand F 103. Farà le mie veci la gentile Elisa Simeoni, una delle sei ‘dita rosate’ del blog verbanostra che ringrazio fin da ora. Come d’accordo, Manuel è venuto a darmi una mano per impacchettare le trenta copie, stampare i dati da fissare sullo scatolone, portarlo in posta per la spedizione. Sembra tutto liscio, ma qualche intoppo ha reso indimenticabile l’impresa: non trovavo le cartoline promozionali da inserire nei libri, ho ricevuto nel mentre una telefonata fuori luogo, l’ufficio postale era chiusa in onore di San Giorgio, il santo patrono. Così il buon Manuel ha cercato un altro ufficio per imbarcare, pardon spedire le mie creature letterarie in viaggio per altri lidi. Incrocio le dita. Comunque vada, ho onorato la Giornata Mondiale del Libro con il contributo della mia opera.

Scrivere che passione

Stamattina mi sveglio prestissimo, molto prima dell’alba. Provo a riaddormentarmi ma non funziona. Se mi alzo non disturbo nessuno, anzi i gatti fanno colazione prima e poi si fanno un giretto al buio dove si muovono con disinvoltura, viceversa da me. Mi allungo sulla poltrona relax e do un’occhiatina al tablet, prima di chiudere occhio. Con sorpresa vedo che un contatto ha commentato il post di ieri verso mezzanotte, in maniera spiritosa e brillante, dato che a mio dire è una buona penna. Tuttavia la caratteristica che lo contraddistingue è che trattasi di un eccellente camminatore e viaggiatore, cosa che cordialmente gli invidio. Sebbene sia un buon lettore, non si considera un letterato che intravede in me. Onorata del complimento, ci rifletto un attimo: non so dove collocarmi, ma di certo le parole sono pane per i miei denti. Quando scrivo sto bene; se posso condividere emozioni e pensieri è il top! E qui si inserisce un suggerimento del mio lettore che richiama il post di ieri sui gruppi di lettura o Reading Party, come li chiamano a New York. “Potresti proporne uno tu, di gruppo letterario, cara Ada non appena ti sarai ristabilita, e cioè prestissimo” sono le testuali parole che funzionano come una ricarica. Passerò l’idea alle amiche/colleghe del blog verbanostra e speriamo ne esca qualcosa di buono. Una persona che scrive, di solito legge anche volentieri. Giusto ieri ho scoperto che Francesca – una delle sei dita rosate – ha letto il corposo romanzo La Portalettere che sto ultimando. Dovremmo accordarci su una rosa di proposte, darci un tempo largo per la lettura e rispondere a un questionario per la valutazione dell’opera, sul tipo di quelli che usavo a scuola con i miei studenti. La ‘levataccia’ mi ha riservato una sorpresa pro lettura. Non intendo ‘dormirci sopra’.

Lettura in primo piano

Sono sotto il casco dalla parrucchiera Lara che con dedizione si prende cura dei miei capelli, un po’ stressati dopo l’intervento. Mettere il mio capo nelle sue mani non è solo un’operazione materiale, ma un atto di fiducia sostenuto da una pluridecennale amicizia. Naturalmente non ci sono arrivata con le mie gambe, ma grazie al servizio trasporto di Marcella che mi apre la portiera e mi aiuta a scendere dalla macchina. Sintetizzo: due donne, due perle che agiscono in contemporanea, cui si aggiunge Lucia nel pomeriggio. Orbene, mentre sfoglio il settimanale Oggi mi soffermo su un articolo delle prime pagine che inneggia al Reading Party, incontri di lettura avviati da alcuni giovani a New York che si dedicano a questa attività, rinunciando all’uso del cellulare, affidandosi al silenzio e alle luci soffuse. Poi segue lo scambio di informazioni e impressioni su quanto letto, con la possibilità di ampliare le relazioni. La pratica è a favore sia dell’intelletto che della psiche. Bingo! Ci voleva tanto…a tornare sui propri passi? Anni addietro a scuola c’era l’ora di lettura di un’opera narrativa che gli studenti portavano poi al colloquio d’esame. Delle sei ore di italiano del mio programma settimanale, era quella più attesa sia da me che dagli studenti che si sentivano partecipi delle storie che talvolta venivano drammatizzate alla fine dell’anno. Poi quest’ora è caduta nel dimenticatoio, soverchiata da altro con l’aumento di difficoltà espressive e relazionali. Per carità, la tecnologia incalza ed aiuta, ma non sarebbe male recuperare qualche pratica del passato: ascoltare, parlare, leggere e scrivere sono gli obiettivi della scuola primaria. Esercitarli in un ambiente idoneo, senza disturbi favorisce l’espansione intellettuale. I giovani newyorchesi se ne sono accorti. Speriamo succeda anche da noi, solitamente pronti ad accogliere le mode d’oltreoceano.

Fiori e Poesia

Mi cattura una proposta tra le varie che si rincorrono sul tablet, con un fiore e il verso: “Portami il girasole impazzito di luce” che è anche il titolo della poesia di Eugenio Montale; il girasole è il fiore cui si rivolge il poeta, per essere invaso dalla sua energia. Io l’ho scelto quale logo del mio blog verbamea perché esprime positività. Il suo modo di seguire il sole spostandosi durante il giorno induce a fare altrettanto nel percorso quotidiano, adattandosi agli spostamenti. Una metafora, una strategia di sopravvivenza alle difficoltà quotidiane. Tra l’altro il colore arancione trasmette una sferzata di buonumore, quindi l’ho scelto a ragione quando, nel giugno del 2021 nacque il blog verbamea. Ma la conoscenza di Montale risale al tempo dell’Università, quando mi occupai della sua raccolta Ossi di seppia. Il poeta Nobel per la letteratura nel 1975, allora non mi entusiasmò più di tanto, preferendogli di gran lunga Umberto Saba. Poi vennero i girasoli coltivati da mio figlio – da me fotografati – nel campo adiacente casa, e ci fu un riavvicinamento, soprattutto riguardo l’attenzione per la natura che il poeta genovese ha immesso nei suoi versi. Quindi, tra me e Montale si è stabilito un sottile feeling, mantenendo tuttavia la mia preferenza per l’autore del Canzoniere che si esprime con una poesia quotidiana, ‘onesta’, l’unica che ritiene utile, possibile e credibile. Tornando al titolo della poesia ‘Portami il girasole’ ci sarebbe da dire parecchio perché il contenuto non è così solare come potrebbe sembrare. Lascio ai lettori eventualmente approfondire. Io mi limito agli aspetti più rasserenanti. Oltre al colore brillante, il Girasole è una pianta annuale che dimostra adattabilità e non presenta esigenze eccessive. Degli esemplari sono cresciuti perfino sotto al Ciliegio giapponese, dandomi grande soddisfazione. 🌻

Giornata Mondiale dell’Arte

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy, oltre che la Giornata Mondiale dell’Arte che sono interconnesse, essendo il Belpaese una miniera di opere d’arte. Attualmente l’Italia detiene il maggior numero di monumenti (58) considerati patrimonio dell’umanità, seguita da Cina (57) e Francia (52). Pertanto siamo il primo Paese al mondo per numero di siti riconosciuti, di cui 53 a carattere culturale e 5 a carattere materiale. Bando ai numeri, intendo concentrarmi sul significato della parola arte che semplifico in talento espressivo e capacità inventiva. Pertanto intendo qualunque prodotto umano, di derivazione accademica ma anche no, recante segni di abilità: penso alle ricamatrici, a chi costruisce ceste, ai falegnami scalpellini restauratori, agli inventori di menù…cui aggiungere gli artisti di bottega e chi ha seguito dei corsi o delle Scuole professionali ad indirizzo artistico. Rivedo in un flash un momento iniziale del film La Ragazza con l’Orecchino di Perla, dove la protagonista dispone le verdura ‘ad arte’ in base ai colori, dettaglio che non sfugge al suo padrone, il famoso pittore olandese Johannes Vermeer che poi la immortalò nel famoso ritratto. E proprio Leonardo da Vinci, per restare in tema affermava “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”, apparente scioglilingua di efficace sostanza. Dal mondo popolare recupero il modo di dire “Ogni bambino nasce col suo cestino” per sottolineare che ogni individuo ha dei talenti da coltivare, se ci crede. Nel mio cestino ho trovato la scrittura, incentivata da buoni Maestri. Il mio proposito è valorizzare ogni prodotto privato o pubblico, volto a diffondere piacere, serenità, bellezza. Senza scopo di lucro, perché la ricompensa sta nella condivisione.

Vacanza sanitaria

Terzo giorno di degenza in clinica, forse il penultimo o quasi. Mi ero già figurata una specie di ‘vacanza sanitaria’ e per certi aspetti lo è. I degenti sono serviti e riveriti da uno stuolo di infermiere e operatrici sanitarie veramente gentili e sollecite, alcune giovanissime. Ho conosciuto Katia, Silvia, Elisa, Mena… la fisioterapista Melissa e la fisiatra Lain: un bel pull di donne molto rassicuranti e preparate. In reparto solo due uomini che invece abbondano in sala operatoria dove il ‘pezzo da novanta’ è il chirurgo dottor Giovanni Francesco (ho scoperto il secondo nome) Grano. Verso le otto, la colazione. La tovaglietta è a soggetto marino: pesciolini, stelle marine, barche a vela…che inevitabilmente mi riportano con la mente lá dove vorrei andare e l’anno scorso non sono stata, causa il caldo torrido. Adry sta facendo pressione perché non me lo dimentichi, ma può stare tranquilla! Per certi versi mi sento una creatura marina e la sensazione è confermata anche dalla mia dieta che prevede poca carne e molto pesce. Come passo il tempo? ‘Gioco’ col telecomando del letto che ha ben otto posizioni, scrivo e leggo il romanzo La Portalettere di Francesca Giannone che Saul mi ha regalato per il mio recente compleanno. Ambientato in un paesino del Sud negli Anni Trenta è la storia di una postina coraggiosa che sceglie un lavoro allora ritenuto inadatto per le donne. Credo che la fonte sia la nonna della protagonista. Unico neo: il romanzo consta di 414 pagine, troppe per i miei gusti, ma qui in clinica mi fa compagnia. Inoltre il Sud mi piace, sono stata in Salento un paio di volte a trovare la mia amica Liliana. Inoltre ho conosciuto e frequentato ‘Maria Postina’ a Possagno dove abitavo che aveva ereditato il lavoro dal marito. Insomma, nella scelta di un libro concorrono molte variabili e mio figlio non è andato a caso. E non a caso mi sostituisce ora lui a casa, occupandosi degli altri componenti felini. Tranquilli, torno presto!

SOTTO I FERRI…

Cari lettori, il 9 aprile sono ‘sotto i ferri’ per intervento di artoprotesi. Perciò non sarò in grado di dedicarmi al post odierno. Rimedio con la poesia, recentemente letta alla Rassegna di Fonte ‘I poeti di raccontano’ che potrete, a discrezione commentare. Grazie per la condivisione e a prestissimo. Ada

GERANIO COLOR CORALLO

Il Geranio color corallo

imperturbabile al rigore 

non si duole

della pandemia 

che la vita ha seminato

d’intralci e di grovigli.

Ai figli mancano i padri

ai padri mancano i figli

la confusione ha creato

nel cuore un’inversione:

annientata la speranza,

la libertà ferita,

un’incognita la vita.

Eppure il Geranio

imperturbabile al rigore

non se ne duole

e si concede

al tiepito sole 

invernale,

ignaro del male.

Protagonista Il Libro

“Il libro è strumento irrinunciabile di sapere e di crescita, una fonte di valori, di speranze, di sogni”. È il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della 61esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Apprezzo che il capo dello stato riservi attenzione al mondo dell’editoria, un ambito che fa da contraltare a quello politico. Si dice che in Italia i lettori siano pochi, ma di recente ho appreso una notizia in controtendenza. Nel 2022 l’indice di lettura era del 71%, mentre era del 68% in prepandemia. Quindi è cresciuto il numero di lettori, però cala la percentuale di chi legge con frequenza almeno settimanale. La categoria che cresce è quella dei lettori ‘forti’ che leggono almeno un libro al mese. Beh, neanche io sto nel numero, perché mi ritrovo a scrivere più che a leggere. Però sono assolutamente d’accordo che il libro sia un bene prezioso. Non è un caso che ne abbia prodotti finora dodici, tra romanzi e raccolte di poesia. Ho inviato la bozza del tredicesimo a qualche casa editrice, finora senza riscontro. Nel mentre Passato Prossimo, uscito nel 2019 a ridosso della pandemia sarà presente al Salone del Libro di Torino il prossimo maggio, nella sezione riservata al self publishing. Un modo diverso per accostarmi al pubblico dei lettori e possibilmente smaltire copie di invenduto custodite a casa. Farà le mie veci una giovane amica che ama scrivere ed è una delle ‘sei dita’ del blog verbanostra. Dato che domani sarò finalmente operata all’anca destra – sinistra fatta a novembre 2021 – dubito che per allora potrei essere presente in fiera e sono molto grata ad Elisa di rappresentarmi. Il romanzo è ambientato negli Anni Settanta ed è nato dalle testimonianze di persone in carne e ossa che fanno rivivere la comunità dinamica del paese, in tempi ‘non ancora sospetti’, prima degli anni bui contrassegnati dal terrorismo. Sono a disposizione, se l’opera interessa. Comunque buona lettura di tutto e di più!

Scrivi, taglia, riscrivi

La cartolibreria in paese è chiusa per ristrutturazione. Da tempo una delle commesse mi mette via la Repubblica con il venerdì, strumenti che usavo anche quando ero in servizio, spulciando tra le notizie del quotidiano e i servizi del settimanale. Adesso bisogna spostarsi in un paese vicino. Per me lo fa la fidata Lucia, che viene a interrompere il mio isolamento. Sulla stessa linea Marcella, sempre presente e disponibile. Lo stato di bisogno in questo periodo di fragilità mi consente di sperimentare il bene incommensurabile dell’amicizia gratuita e generosa. Verso sera do una rapida occhiata al settimanale, partendo come sempre dal fondo e privilegiando gli articoli brevi su fondo giallo. A pag.25 trovo quello che fa per me, intitolato SCRIVI, TAGLIA, RISCRIVI. E SOGNA IN GRANDE di Enrico Franceschini. Il titolo si riferisce alla mostra presso la biblioteca dell’Università di Oxford che esibisce pagine originali dei manoscritti di grandi romanzieri del passato, piene di cancellature e modifiche. Una massima attribuita a Hemingway afferma: Kill your darlings, tradotto in Taglia le tue carinerie per ispirarsi allo stile secco, preciso, essenziale dell’autore di Per chi suona la campana. Il lavoro di limatura del testo mi perseguita dalle superiori, dove in quarta ginnasio una severa insegnante bollava i miei compiti come ‘ridondanti’. Ci misi un po’ a capire dove fosse l’ostacolo e mi esercitai in testi più essenziali, con pochi aggettivi e meno avverbi. In prima Liceo, col cambio dell’insegnante di Italiano nella persona dell’apprezzato prof. Armando Contro credo di aver raggiunto lo stile che mi corrisponde: ‘realismo felice’ secondo Pia, fedele e generosa lettrice. Del resto il mondo è grande e c’è posto per chiunque. Importante è mantenere la propria coloritura e non farsi condizionare dalle critiche.