In erboristeria compero delle tisane per delle amiche. Quando entro c’è il titolare con la figlia che mi serve. Nel mentre entra un signore che si intrattiene a parlare con il proprietario il quale, successivamente ci tiene a informarmi: il cliente ha vinto un super premio: 200.000 euro e una casa in Sardegna, giocando la schedina vincente del concorso “VinciCasa” di Sisal, a Onè di Fonte. Sono piacevolmente sorpresa e pendo dalle sue labbra. A suo dire, il fortunato è un pensionato e si godrà di sicuro la super vincita, tanto che pensa di trasferirsi nell’isola. Beato lui, gli faccio tanti auguri di sereno e salutare soggiorno. Giocata la schedina alla vigilia di Natale, non poteva capitargli regalo più bello! Ciò detto, mi sono interrogata su come potrei reagire io a una tale vincita. Premetto che non ho mai giocato e non mi interessa farlo. Lo faceva mia madre, in maniera contenuta: comperava vari biglietti della lotteria di Capodanno, ma non mi risulta abbia mai vinto. Per me erano soldi sprecati! Diceva che lo faceva per noi tre figlie. Se avesse vinto, magari ce li saremmo litigati. Apprezzo la sua eredità materiale fatta di quadri a mezzo punto e lo spirito di indipendenza che mi ha trasmesso. Non invidio chi vince, deve essere un grattacapo gestire una grossa vincita. Per inciso, dalla nascita di VinciCasa, sono state assegnate ben 224 case. La dea fortuna è imprevedibile. Comunque, “Non basta essere fortunati, bisogna anche avere la fortuna di rendersene conto” (Mafalda)
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B.B. bellissima donna dal cuore d’oro
Brigitre Bardot, conosciuta anche come B.B. era straordinariamente bella. Attrice, modella, cantante, ma soprattutto attivista francese dedita alla causa animalista. Se n’è andata a 91 anni, come una delle pricipali icone del cinema e del costume. Ritiratasi dalle scene nel 1973 a 39 anni, dopo aver interpretato una cinquantina di film, si è dedicata a cani, gatti, capre, cavalli… per i quali ha sostenuto diverse battaglie: contro la corrida, contro i mattatoi industriali… contro le pellicce e contro il disinteresse verso la sofferenza animale. D’altro canto lei stessa confida: “Gli animali mi hanno salvato la vita. Sono portatori di tutte le qualità che mancano agli uomini, senza averne i difetti”. Sposata quattro volte, unico figlio Nicolas nato dal secondo matrimonio, svariati amori, parlava con cognizione di causa. Non ho presente il suo ruolo in qualche film, mentre mi rintrona nella mente la canzone “Brigitte Bardot” che le dedicò il compositore e giornalista brasiliano Miguel Gustavo. Per me il suo ruolo più importante è stato quello a favore di una cinquantina di animali domestici salvati, con cui viveva a Saint Tropez, a La Madrague, una casa che diventerà un museo sulla sua vita. Una bellissima donna dal cuore d’oro.
Botti (illegali) addio…
La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.
Tango, che passione!
In tempi ormai remoti ero una provetta ballerina di liscio. Vinte un paio di gare di ballo, custodisco una coppa in studio e l’altra, più elaborata in cantina. Il mio ballo preferito era il tango, che continua ad agitarmi dentro, anche se non ballo più. Il tango argentino interpretato ieri sera dalla coppia Andrea Delogu e Nikita Perotti durante la finalissima di Ballando con le Stelle è stato semplicemente strepitoso. Avrei voluto interpretarlo io, che da bambina volevo fare la ballerina. L’accompagnamento musicale fa da giusta cornice alla danza piena di mosse e contromosse, colpi di testa e di gambe, acrobazie incredibili, come la spaccata di Andrea – ci ho messo un po’ a capire che è la donna nella coppia – sospesa tra due sedie. Non sono resistita fino alla fine del programma, a notte fonda e ho appreso il risultato stamattina. Favorite erano Francesca Fialdini e Barbara D’Urso, piazzatesi rispettivamente al seconda e terzo posto. Non sapevo quasi nulla della Delogu, che ha dimostrato grande talento e capacità di reagire alla perdita del fratello, successa durante le ultime puntate. Interessanti anche i suoi trascorsi, resi noti con limpidezza. Bravissimi i rispettivi partner, sebbene in questa danza di fuoco sia la donna a fare la differenza, a parere di ex tanghera.
Pio Zardo. Un artista, un uomo
“Angeli in festa” è il titolo dell’opera di Pio Zardo, Tav.112, riportata nel volume PIO ZARDO Una Vita per la Pittura Una Pittura per la Vita, di Franca Tonelli, presentato il 2 Dicembre scorso a Mussolente e il 10 Dicembre a San Zenone. Nella varietà dei soggetti rappresentati nei dipinti dal Maestro, immagino che l’Angelo suoni la tromba per ringraziarlo di avere usato sensibilità e talento a favore della bellezza e dello spirito. Nella poderosa biografia, moltissime sono le tavole che coprono un arco di tempo lungo una vita: dal periodo torinese alla maturità artistica. Tra le mie preferite: La mamma Emma, La moglie Maria, Dolce riposo (in copertina), Il Patriarca Bepi, La sposa dall’abito nero, Eleganza, Donna in nero con un filo di perle, Estate, In posa, Presepe… ce ne sarebbero molte altre, ma lascio al lettore indagare. Pio ha trasmesso l’indole artistica ai figli Marta, Noè e Ruben, come documentano le Tav. 25, 26 e 27. La nipote Veronica De Martin ha curato il progetto grafico e la composizione dell’opera. L’autrice Franca Tonelli racconta in punta di piedi la storia privata e artistica di Pio che le confida: “…quello che sono ora: vecchio sì, ma contento della vita che ho vissuto… piena di fatiche e difficoltà, è vero, ma anche di gioie e soddisfazioni: la mia famiglia, il mio lavoro, la pittura”. Appropriato il sottotitolo Una Vita per la Pittura, Una Pittura per la Vita. Onorata di avere conosciuto Pio, che leggeva i miei post. Grazie all’artista e all’uomo. 🌻
In tema di regali
Sono piuttosto refrattaria alle feste natalizie, specie se esaltano l’immagine a scapito del significato. Perciò mi sono ripromessa di non fare regali e di donare, se possibile un’emozione. A riguardo ho in cantiere una poesia illustrata che recapiterò a tempo debito. Domenica scorsa, nela Piazza dell’Amicizia a Castelcucco c’erano le casette con esposti vari prodotti artigianale, tra cui oggetti fatti con la cera. Mi sono innamorata di un angioletto che ho acquistato per Gina, la nonna di Manuel, arzilla 95enne che segue il programma Forum come me. Ieri ho avuto prezioso ospite Manuel, suo nipote che ha consegnato il piccolo dono a Nadia, la madre che stamattina lo ha messo nelle mani di Gina, lasciandola… “a bocca aperta”, testuali parole di Nadia. L’angioletto, simbolo di pace, protezione e salute è stato posto sul comodino. Mi ha procurato grande soddisfazione sapere di aver meravigliato Gina, un concentrato di simpatia e una testimonianza di sana longevità. Temevo fosse un oggetto puerile… ma poi mi sono ricreduta, ricordando che le due età contrapposte della vita si assomigliano. Infatti, nonostante le differenze, infanzia e vecchiaia condividono vulnerabilità e dipendenza, favorendo legami intergenerazionali che arricchiscono molto.
Le “fratture” della mente: cura
Per andare al bar, passo davanti alla cartoleria. Nell’espositore per i giornali, a caratteri cubitali leggo il seguente titolo: “Depressi a 10 anni. Nella Marca in cura 724 ragazzi”. Rabbrividisco e mi auguro sia una esagerazione, meglio se una fake new, cioè una bufala. Però so che il malessere generale è aumentato dopo la pandemia, specie tra i giovani. Ma anche gli adulti non se la passano bene, tra problemi privati e globali. Raggiungo il bar e mi ritiro in lettura nella saletta appartata, cercando una buona notizia, che trovo a pag. 39 del Corriere, nell’articolo: Le “fratture” della mente si curano con arte e bellezza. Già il titolo mi rincuora, perché ci credo. Sì tratta del progetto Art4Mind della Fondazione Policlinico Gemelli che prevede laboratori creativi, guidati da un team di artisti per stimolare i pazienti tramite: poesia, scrittura creativa, teatro, fotografia. Diverse estati fa, a Lignano partecipai a pagamento ad un Corso di scrittura creativa che diede il via alla mia produzione letteraria. Ricordo la soddisfazione nel vedere il mio racconto pubblicato in una piccola antologia realizzata per i corsisti. Da allora, non ho più smesso, perché scrivere è ciò che mi rappresenta meglio. Non una malattia, ma senz’altro una terapia.
Incontro conviviale
Domenica luminosa… e festosa! Sotto la tensostruttura in Piazza dell’Amicizia a Castelcucco si celebra la Festa della Terza Età, cui partecipo anch’io. Ad occhio oltre cento persone, tra uomini, donne e una decina di volontari addetti al servizio. Brusio di fondo, teste calve e canute chine sui lunghi tavoli rivestiti di rosso. Arriva l’antipasto che profuma di funghi e polenta, un appetitoso assaggio, per non compromettere i primi piatti: risotto con radicchio e gnocchi al ragù. Parte una musica di sottofondo del tutto superflua, perché coperta dal chiacchiericcio esorbitante. Io però non parlo, osservo e fisso qualche impressione da utilizzare poi nel post. Arriva anche il secondo: vitello, cotechino con erbe e purè (ovvio che salto la cena). In prossimità della cassa, intravedo Antonella, la vicesindaca di lilla vestita, che più tardi passa a raccogliere i soldi. L’ex sindaco, Adriano Torresan sta al banco di mescita. Suppongo ci sia anche il sindaco Paolo Mares, ma difficile scorgerlo tra questa marea. Dato che diverse persone escono con borse e scatole in mano, suppongo che sia possibile acquistare il cibo anche da asporto. Buono a sapersi. L’incontro conviviale è senz’altro riuscito. Se ci siamo ritrovati in tanti per pranzare insieme, significa che in tanti godiamo di buona salute. Deo gratias!
Il “re del make-up”
Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!
Una bella serata in tivù
Stufa accesa, gatti sornioni e semifinale di The Voice Senior fanno davvero una bella serata! Il programma di cantanti esordienti, dai 60 ai 90 anni e oltre, giunto alla sesta edizione è una chicca per svariati motivi: talento dei partecipanti, vissuto dietro le quinte del palco, simpatia dei giurati Arisa, Loredana Bertè, Clementino, Nek e Rocco Hunt, disinvoltura della ‘padrona di casa’ Antonella Clerici , fluidità della narrazione, scelta dei brani interpretati, tra i migliori degli ultimi decenni. Risentire L’immensità di Don Backy (1991) è stato rigenerante. Ma che dire di Jacqueline, 91enne parigina che canta ‘Tu si na cosa grande’ di Modugno? Oltre al talento, un omaggio beneaugurante alla longevità.Tra l’altro i concorrenti sono davvero uno più bravo dell’altro: il pubblico si alza in piedi per applaudire alla fine di ogni esibizione e i coach esitano a selezionare i 12 cantanti che parteciperanno alla finale venerdì prossimo che decreterà il vincitore, con televoto da casa. Al momento non ho un mio preferito; mi riprometto di vedere nuovamente il programma in replica su Rai Premium giovedì prossimo, ore 21.20 perché merita. Anche se termina a ridosso della mezzanotte, cerco di rimanere sveglia perché mi piace il saluto finale della Clerici che chiude la trasmissione con il sorriso e l’esclamazione “Viva la Vita!”
