Ricetta pasquale 🥚

l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.

Rinascita

[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//

Pro domo mea/A mio vantaggio

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Pro domo mea/A mio vantaggio ⚕️

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

13esimo Post a 4 mani: esperienza sensoriale immersiva a Berowra

Manuel ha il giovedì libero, invece lo richiamano in servizio per sostituire un collega ammalato. Era sua intenzione completare la visita alle “Blue Mountains”, zona famosa per gli scenari suggestivi, effettuata tempo fa. Però deve scegliere un altro percorso per ragioni di tempo e limitare l’escursione, perché un tratto del sentiero risulta chiuso per frana. Comunque mi invia delle foto, corredate da un paio di vocali che mi consentono di partecipare alla sua avventura, limitata a “due orette”, comunque intensa. La località – Berowra – dovrebbe essere l’estremo di Sydney, uno degli ultimi baluardi considerati frazione della città. Berowra è un termine di origine aborigena che significa “luogo di molti gusci”, riferito ai cumuli di gusci di molluschi presenti lungo il torrente Berowra Creek. Situato nello Stato del Nuovo Galles del Sud, si trova a una quarantina di chilometri a nord del quartiere centrale degli affari di Sydney. Passo la voce a Manuel: “Lungo la strada ho affrontato un dislivello di circa 80/90 metri buoni, lungo una sorta di mulattiera un po’ dissestata, con troppi tornanti. Lungo questo percorso credo che i profumi che ho sentito siano cambiati totalmente almeno quattro/cinque volte. A mano a mano che scendevo e poi risalivo cambiavano. Descriverli è un po’ complicato. Il fondovalle assomigliava un po’ al sottobosco nostro. A metà strada, in un punto sembrava di essere dentro una fioreria”. L’emozione olfattiva, a mio dire merita tutto il viaggio che è stato una “sfacchinata, ma ha meritato”. E qua Manuel se ne esce con una delle sue risate liberatorie che gli smuovono i riccioli. Una collega al lavoro gli ha consigliato il “giretto” che si ripromette di rifare un’altra volta, per completarlo. Beh, sono inebriata dai profumi che immagino di sentire. Grazie a Manuel che condivide l’invidiabile esperienza sensoriale immersiva.

Fiori = Emozioni

A malincuore stamattina metto mano ai bouquet del mio compleanno (sabato scorso) per selezionare i fiori recisi ancora vitali. Le piante fiorite hanno vita più lunga. Devo dire che i tulipani bianchi e gialli reggono ancora, i due girasoli pure, mentre le fresie azzurre hanno chinato il capo. Inevitabile anche per loro, la scadenza temporale. Ieri in giardino erano sbocciati tre tulipani rossi che stamattina sono chiusi. Infatti il tempo è imbronciato e a momenti piove. Se l’erba non fosse bagnata, avrei provveduto al primo sfalcio che ovviamente slitta. Ho sentito di sfuggita le previsioni per la prossima settimana che sarà comunque perturbata, sebbene con temperature in aumento. “Il tempo non si è mai sposato, per questo fa quello che vuole” è un modo di dire ironico, ma rende l’idea della volubilità del tempo che in una giornata alterna sole e pioggia, caldo e freddo. L’ho sperimentato ieri quando ho trasferito in terra la piantina di Ginestra regalatami da Adriana: il sole sulla schiena era veramente gradevole. Verso sera ho trasferito nell’aiuola alta di metallo il Myosotis donato da Sara mentre riprendeva a pioveva. Comunque ho fatto in tempo a raccogliere dei piccoli Giacinti blu e Narcisi gialli che solo a guardarli mi fanno sorridere. Il profumo poi è delizioso e non irritante come quello dei deodoranti per ambienti. Mi viene in mente il titolo di una mia mostra di foto e poesia allestita anni fa in paese – era il 2018 – intitolata FIORI COLORI PENSIERI accompagnata da un’intensa poesia di Alessandro Baricco che riporto: A volte le persone non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni. I fiori, profumati o meno continuano ad emozionarmi, con qualunque tempo, di qualunque forma e colore. Sono un bene di Dio. 🌷🌻🪻

Flower Farm/Azienda Floreale

Sul Corriere di qualche giorno fa leggo l’articolo di Sara Armellin: ‘Coltivare fiori antichi le fattorie di colori’ dedicato alla ‘Flower Farm’, azienda agricola rispettosa dell’ambiente che si occupa di piantumare fiori di varie specie, concedendo agli appassionati di andare a vederli durante la fioritura e a raccoglierli spontaneamente. ‘Zia Nina Flower Farm’ a Breda di Piave precisa: “Coltiviamo fiore antichi in modo etico e sostenibile, a chilometro zero, nel rispetto della natura e della stagionalità di ogni varietà selezionata” su 15.000 metri quadri di terra incontaminata; campi fioriti come spazi esperienziali in continua evoluzione. Mi piace molto l’idea dell’auto raccolta in campo, uno spazio dove condividere l’amore per i fiori. Sul posto vengono proposti corsi di formazione per tutti e si può imparare l’arte della composizione floreale “In un’atmosfera gioiosa e rilassante”. Una realtà che rappresenta il punto di riferimento per l’arte floreale rivolta soprattutto al mercato locale di fioristi e privati. L’articolo è corredato di foto che accentuano la simpatia per il prodotto. Mi risulta che la maggior parte dei fiori arrivi dall’estero dove sono coltivati con sostanze da noi proibite. Quindi dal punto di vista commerciale, suppongo che un’azienda agricola di questo tipo non sia propriamente vantaggiosa… ma dal punto di vista sensoriale non c’è dubbio. Mi propongo di visitarne una. Ricordo che durante il colloquio di terza media, a diversi candidati chiedevo di parlare di Ikebana, l’affascinante arte di comporre i fiori in vaso che arriva dal Giappone. Non occorrono fiori ricercati, quanto la capacità creativa di combinare proporzioni e colori secondo un sistema ternario a formare un triangolo: il ramo più lungo rappresenta il cielo, il più corto la terra e quello intermedio l’uomo. Un’arte decorativa che è pure una filosofia, per vivere in armonia con noi stessi e col mondo che ci circonda. Grazie ai fiori! 🌻🌷🪻

PRIMA DOMENICA DI PRIMABERA

Mi alzo sotto l’effetto del benessere procurato dall’incontro con il gruppo allargato di persone care che ieri pomeriggio hanno festeggiato il mio compleanno nella gelateria San Gaetano da Mariano a Castelcucco. Pensavo a una rosa di persone, invece alla fine si è costituita un’allegra brigata, come mi piace definirla, con una new entry: Nadia, la mamma di Manuel. Lui mi telefona da Sydney mentre sto dalla parrucchiera (qua sono le 10.30 di mattina, là le 20.30). Rivedo le gradite presenze che ringrazio in una foto scattata da Adriana: Erica, Marta, Marcella, Francesca, Lucia, Pia, Serapia, Nives, Sara, Veronica e Gianpietro, unico graditissimo uomo in un ‘gineceo’ aperto anche ad altri maschi, altrimenti impegnati. Comunque l’intrattenimento è stato quantomeno piacevole, sebbene il contesto non consentisse di fare delle ‘conferenze’. Ci scambiamo opinioni sul quotidiano, scoprendo che Nadia è un’ex allieva di Serapia: un tuffo nel passato alla fine degli Anni Settanta quando l’architetta insegnava Educazione artistica alle medie e Arte alle Magistrali nel collegio delle suore a Crespano. Dalla porta o dalla finestra, la Scuola entra sempre nei nostri discorsi. Tra i presenti, Veronica è la più giovane insegnante in servizio, mentre Adriana conta i mesi per passare il testimone. Io e Gianpietro abbiamo già dato e ci godiamo la pensione, fase della vita apprezzabile se si è in buona salute psico-fisica. In un angolo del divanetto – ci sono stati riservati tre tavolini – depongo i vari doni, soprattutto fiori che amo: tulipani gialli, fresie azzurre, gerbere, ranuncoli, un’orchidea svettante, un’azalea focosa… anche un tulipano di stoffa azzurro e oggetti legati al mondo della natura, gatti compresi, l’altra mia passione. In un bigliettino appuntato sulla carta che avvolge una piantina è sintetizzato lo spirito dell’incontro: “Un piccolo dono per la mia amica Ada, con cui condivido la bellezza del creato, l’amicizia, la lettura e l’arte in se”. Le parole amicizia e condivisione rendono bene l’idea alla base del mio invito, cercato per dare e per ricevere. Di mio offro un segnalibro confezionato per l’occcasione che ha sul davanti la foto di un pesco in fiore e sul retro una poesia intitolata Anni e Fiori, di cui riporto la terza strofa per chiudere il post odierno: Gli amici sono/un bouquet di/fiori variopinto/nel labirinto/delle relazioni/. Posso dire di godermi un sacco di fiori e dei buoni amici.

BENVENUTA PRIMAVERA!

BENVENUTA PRIMAVERA Quest’anno l’equinozio di primavera arriva prima, oggi 20 marzo alle ore 10.01 e 21 secondi (la mia collega di Scienze saprebbe spiegare perché, mentre io sorvolo per beata ignoranza). E’ il momento che chiude definitivamente la stagione invernale e inaugura quella primaverile. Questo nel nostro emisfero settentrionale, mentre in quello meridionale corrisponde all’inizio dell’autunno (chiederò conferma a Manuel che si trova in Australia). La data di questo evento astronomico non è fissa e di solito cade tra il 19 e il 21 marzo. In definitiva, è il momento in cui la lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte, il sole splende più luminoso e gli alberi iniziano a germogliare. Si guadagnano in media 4 minuti di sole al giorno fino al 21 giugno. Non a caso la primavera viene identificata con la bella stagione, della rinascita… e pure quella della mia nascita, dato che compio gli anni domani (auguri graditi ma non obbligatori). Scopro che oggi è la Giornata internazionale della felicità. Lo sento per radio di primo mattino, ribadito dal video durante il telegiornale delle sette. Istituita dall’Assemlea generale delle Nazioni Unite il 28 giugno 2012, rappresenta un momento per riflettere sull’importanza della felicità nelle nostre vite. (Per inciso, pare che il giorno più felice dell’anno sia/sarà il 20 giugno, quindi non siamo lontani… e San Felice è da quelle parti, il 29 luglio). Tornando alla felicità, molti sono i sinonimi e mi concentro sui tre che condivido: serenità, soddisfazione, benessere. Nel testo che accompagna un messaggio odierno leggo: “La felicità è fatta di piccole cose, di presenze, di abbracci, di sorrisi…che scaldano il cuore”: un po’ banale, ma piuttosto realistico. I miei studenti a scuola avevano realizzato due cartelloni distinti per Emozioni e Sentimenti. In psicologia la felicità viene associata a un insieme di emozioni che procurano benessere in quantità. Ovidio, il poeta romano del mito e dell’amore diceva: “Felice colui che osa difendere con forza ciò che ama”. Per quanto mi riguarda, i fiori e i gatti contribuiscono a farmi sorridere sempre, cui aggiungo la presenza fisica o affettiva di qualche selezionata persona; non ultima la scrittura, sia attraverso il blolg che in altre forme espressive. Approfitto per ricordare che domani 21 marzo sarà la Giornata Mondiale della Poesia. Un buon motivo per sorridere ed essere contenti.

Fiori terapeutici

Giornata partita male: mi sveglio presto e piove a dirotto. Avrei fatto meglio a restare a letto, anche in considerazione che oggi è la Giornata Mondiale del Sonno/World Sleep Day. Invece mi alzo, corrucciata perché manca il sole. Sono dubbiosa sul prosieguo della giornata e dopo colazione mi metto al computer: Ben, Rex, Flavio e Mariuccia mi tengono compagnia. In realtà è come se scrivessi una storia a sei mani, perché di uno filtro i vocali e della sorella i messaggi. Ho tracciato il percorso di una storia di cani, Ben e Rex appunto che passano dal canile alle cure amorevoli delle persone. La novità del soggetto mi stuzzica e spero ne uscirà qualcosa di buono. Verso le nove – piove ancora – qualcuno suona il campanello: è Reginaldo che mi porta due uova di una gallinella che va a deporle tra le sue balle di fieno. Sono piccole e bianchissime, un dono della natura. A metà mattina si può uscire, ma con l’ombrello. Capatina al bar e rapida occhiata al quotidiano locale dove scarto tutti i titoli dei servizi, senza trovarne uno meritevole di post. Una cliente mentre sorseggia il caffè confida che col brutto tempo il cane “sa da freschin” espressione dialettale veneta, intraducibile al momento in italiano, se non con “odore di pesce non fresco” e “odore da canali quando l’acqua è bassa”. Interpellata, opto per “sa un odore sgradevole” ma convengo che non è la stessa cosa. Mi piace quando il bar si veste da biblioteca. Passo in cartoleria e prendo la Repubblica con annesso settimanale, di recente innovato ma non in meglio, a mio dire. Torno a casa e non piove più. Sbircio nel vaso di fiori sotto il portico e noto che sono sbocciati tre Giacinti gialli e uno rosa. A loro la pioggia ha fatto bene. E loro fanno bene al mio umore. 🪻