More per dessert

Giornata perturbata: stamattina (ieri) molto caldo, al pomeriggio afoso, verso sera nuvoloso. Prima che piova vado nell’orto dei semplici – ne ho parlato in un altro post – a raccogliere le more: grosse, nere, invitanti che si staccano facilmente dalla pianta e si sciolgono in bocca. Trattasi di more di rovo coltivate, per nulla esigenti e diventate nel tempo una bordura rustica dello spazio dedicato. Mentre mi sposto con cautela tra aromatiche ed erbe varie, mi avvolge un profumo di menta che sale dal basso: un giorno o l’altro verrò a raccoglierne le foglie per prepararmi un mojito. Un pomodorino ciliegino è giunto a maturazione e mi sembra un ottimo ingrediente da aggiungere al mio pasto frugale. Per oggi, il pezzo forte sono le more, in compagnia di qualche prugna che raccolgo in fase di rientro in cucina. Osservando il mio paniere, trovo Il viola delle prugne rasserenante, il nero delle more energizzante, mentre il pomodoro rosso dà un tocco di colore che vivacizza l’insieme. Un godimento per gli occhi e per il palato. Un dono di madre natura.

Skyline domestico

Circa tre mesi fa avevo interrato dei semi di girasole, pianta che già mi aveva dato soddisfazioni. Per evitare l’interesse delle lumache, imperterrite scalatrici, avevo sistemato il vaso a rispettabile altezza da terra, sopra un bidone blu capovolto. La cautela non è bastata perché le piantine nate sono state divorate comunque dalle chiocciole. Salvo una, quella nata al centro del vaso che è cresciuta in maniera incredibile, infilandosi tra i fili di ferro che sostengono i tralci della vite americana e sembra voler scalare il cielo. Per fotografare il girasole che spazia dall’alto sul tetto dei vicini sono salita sulla sedia, provando ammirazione per la sua crescita. Una sorta di skyline domestico che immette energia e buonumore. La competizione esiste anche in natura, dove la sopravvivenza può essere dovuta al caso, oppure alla messa in opera di strategie impegnative tanto quanto quelle umane. Il gigante giallo che occhieggia tra i camini del vicino, voglio sperare che guardi con benevolenza anche dentro casa mia. Se poi ci mettiamo che nel linguaggio dei fiori è segno di felicità e dedizione e in Cina simboleggia longevità e fortuna…

Fiore di loto

Il fiore protagonista oggi non appartiene al mio giardino, ma al laghetto artificiale che delimita diversi servizi all’interno della Confartigianato di Asolo, distante una manciata di chilometri da casa mia. In fioritura già dalla primavera, in un contesto accogliente, il fiore di loto è ora nella sua massima espressione di giorno, mentre di notte si chiude. Questo suo dualismo pare simboleggi da chiuso le infinite possibilità dell’uomo, da aperto la creazione dell’universo. Insomma, una metafora del percorso individuale umano nella ricerca dell’equilibrio interiore e dell’armonia, parola a me molto cara. Comparso sulla terra 80 milioni di anni fa, dicono sia il “fiore più antico del mondo”, sacro per l’induismo e il buddismo. Sia come sia, è di grande effetto decorativo e pare che sia addirittura commestibile. Anche profumato, ma questa qualità non ho osato rilevarla, per non finire in acqua sporgendomi troppo. Una cosa che mi colpisce è che affondi le radici nell’acqua ferma, torbida e talvolta fangosa, riuscendo a generare fiori splendidi per forma circolare e colore, dal bianco al rosa carico: uno spettacolo! Ovviamente gratuito e alla portata di tutti, con o senza macchina fotografica. Al netto del simbolismo, ammetto di sentirmi contenta quando salgo in macchina con la mia galleria di fiori di loto fotografati in tutte le salse. Anche da casa continueranno ad incrementare il mio benessere.

Rosso velluto

Lo ammetto, i fiori mi fanno buona compagnia. Sono colorati: il che mette allegria; talvolta profumati e questo inebria; sono belli e l’occhio vuole la sua parte. Soprattutto sono ospiti silenziosi del mio giardino. Ciò non significa che manchi il dialogo tra di noi: la corrispondenza avviene su un altro livello, di tipo sensoriale. Quando sfioro i petali del rosso gladiolo mi pare di accarezzare un ritaglio di velluto, le ortensie sono inodori ma vivaci negli svariati colori, le rose con o senza spine rappresentano un altro affascinante capitolo, mentre i gerani coniugano la costanza con la bellezza. Insomma, un pieno di qualità cui attingere gratis, per caricarsi di buonumore. In casa dimorano piante verdi, praticamente in ogni stanza e in salotto non manca mai un bouquet di fiori recisi. Non possiedo un vivaio, come dice una mia amica, ma sono sulla buona strada. Durante la fase uno dell’emergenza sanitaria, non potendo uscire mi sono buttata sui fiori e ho fatto una ventina di talee di gerani che hanno attecchito. Dopo tre mesi, ora ho i davanzali pieni di vasetti colorati che curo con attenzione, perché in realtà loro hanno curato il mio isolamento, impedendomi di angosciarmi. Madre natura non mi ha abbandonato, gliene sono grata.

Le Ortensie non profumano ma curano

Di recente ho ricevuto una telefonata, da una persona che si complimentava per il neonato blog: fa piacere a tutti, credo, avere un riscontro delle proprie iniziative, specie se digitali e avviate in età non più evergreen! Nel caso specifico, la soddisfazione è stata doppia, perché la mia amica ha dovuto assistere il marito durante un ricovero in ospedale, per fortuna concluso ed ora può dedicare del tempo a sfogliare i blog. Condividiamo la passione per i fiori, che lei coltiva in terra e in vaso, senza trascurare l’orto e nutrendo numerosi gatti di passaggio che col tempo diventano permanenti. L’ultima volta che ci siamo viste, mi ha portato sul retro della casa dove regnano benissimo delle maestose ortensie, che ho fotografato e recuperato per il post. Dove sta la chiave di lettura? Nella terapia a costo zero che consentono i fiori, sia quando uno sta bene ma soprattutto quando non gode di benessere, perché ammalato oppure oppresso da impegni gravosi. In altri termini, quella sventagliata di ortensie mi è sembrata rinvigorire Lina, mentre me le presentava, più di un toccasana. Di riflesso, ne ho beneficiato pure io che apprezzo particolarmente i fiori non profumati. Per una sorta di compensazione, offrono in colore forma e bellezza ciò che altri donano in fragranza. Anch’io coltivo le ortensie, tenaci ospiti del mio giardino. Quest’anno hanno messo tante foglie e pochi fiori, temo di aver commesso qualche errore al momento della potatura. Comunque loro esibiscono grandi foglie verdi, inframezzate da qualche capolino vivace e si conservano per la prossima fioritura!

Il girasole

Mi rincuora il pensiero che il Girasole fosse caro a Van Gogh. Con la vita burrascosa che visse, ebbe intenso il piacere di gustare la natura nella sua espressione dinamica. Nel mio piccolo, qualche anno fa ho avuto la soddisfazione di apprezzare una distesa di Girasoli vicino a casa, a Castelcucco che ho immortalato in diversi scatti. Uno in particolare sembra aggiunto di proposito, per abbellire lo scorcio sulla chiesa parrocchiale; invece era cresciuto da solo, in quel punto strategico dove l’obiettivo lo ha colto. La foto ha fatto successivamente da copertina al calendario del mio paese. Adesso mi è ritornata tra le mani, scorrendo la galleria del tablet, mio archivio fotografico. Aggiungo che mi trovo bene a Castelcucco, paese vivace della Pedemontana del Grappa, dove frequentai le medie oltre cinquant’anni fa. Parecchi anni dopo ci sono tornata in veste di insegnante, conoscendo generazioni di studenti, provenienti anche dai paesi vicini. Molti sono ora adulti con figli. Il che mi riporta al Girasole che con tenacia completa il suo giro quotidiano seguendo il sole, come fa una persona nel suo percorso di vita. Incredibile come si intreccino le maglie del tempo, per cucire addosso ad ognuno l’abito che gli sta a pennello!

Luogo dell’anima

Un cordiale saluto dal mio luogo dell’anima, il pergolato di glicine. La pianta mi fu regalata per un mio compleanno da mia mamma, diversi anni fa: ora lei non c’è più, ma il suo dono è cresciuto in maniera avvolgente e flessuosa, regalandomi fiori colorati e profumati… ed ora ombra. Praticamente è come se mia madre continuasse a proteggermi da un luogo che immagino sereno come il gazebo naturale dove scrivo. Tra l’altro, non piace solo a me, ma pure alle mie gatte Puma e Grey che vengono a scorrazzare sui tralci dove si fanno le unghie. Anche il vecchio cane Astro non disdegna rotolarsi sulle foglie secche attorno al tronco che fa da tavolino. Nel contesto del modesto giardino (la parola giardino è un eufemismo perché l’area è un mix di piante e fiori, più somigliante al “brolo” di una volta), il glicine dà l’idea di un boschetto che invita al relax, favorendo lettura e scrittura. Un regalo su misura, con valore aggiunto crescente. Siccome amo i fiori e mi piace fotografarli, va da sé che il glicine è una fonte di emozioni. Gli ho anche dedicato una poesia, che ho stampato e successivamente appeso ad un tralcio dove è rimasta a volteggiare… finché un temporale l’ha spazzata via. Voglio sperare che il glicine abbia comunque gradito.