Coriandoli e petardi…prima dei ceri 🕯️

Primo Novembre, festa di Ognissanti. Impossibile scordarlo, perché i saluti mattutini su WhatsApp rifuardano tutti questa giornata, dedicata a chi è trapassato. Un corteo di macchine tra poco raggiungerà il cimitero, a due passi da casa mia. Anzi, di norma sento le preghiere e i canti che il celebrante diffonde col megafono. È un evento insolitio, una sorta di festa per ricordare i cari defunti. Ogni famiglia ne ha e ciascuno si collega con l’aldilà in qualche modo. Da laica dubbiosa, io invidio chi ha fede e mi auguro che l’aldilà sia più accogliente della vita terrena, in parte commedia e in parte tragedia. Mi viene spontaneo richiamare I Sepolcri di Ugo Foscolo, poema affascinante dove il poeta sostiene che le tombe servono ai vivi. Ecco, per me il cimitero ideale è dentro il cuore delle persone, al netto di fiori e lumini. Ricordo un’anziana e buona vicina di casa che andava in cimitero più volte al giorno, per rendere omaggio al marito defunto. Io ho in casa diversi ‘altarini’ con foto di mia mamma Giovanna. In studio mi sorride Gianna De Paoli, la mia coetanea e collega di Lettere mancata il 2.05.2014. Quando la guardo, mi sento meglio, come rassicurata che sta bene dov’è. Comunque, che sia un giorno di festa lo hanno anticipato i coriandoli – proprio quelli che si usano a carnevale – gettati oltre il cancello ieri sera dai ragazzetti in ‘missione dolcetto/scherzetto’. Piuttosto dei petardi…

Foglie ottobrine

FOGLIE OTTOBRINE Raffiche di vento/disperdono per il giardino/foglie di ogni colore/ giallo verde marrone/ attraente gioco per il gattino. /Facile raccoglierle con la scopa,/ versarle poi nella vaschetta/ per conferirle infine nel bidone/ risulta un’azione imperfetta/ perché l’agile felino ci si tuffa,/ provocando un crepitio/ simile a un ciocco nel camino./ Come potrei rimproverarlo io?/ Ammiro del gatto la curiosità/ e la capacità di divertirsi con poco./ Generose foglie ottobrine/ verdi, gialle, marroni/ disposte a giocare/ sotto i polpastrelli di Fiocco/ un soffio prima di andare//. Ultima domenica di Ottobre, stavolta il post inizia con la poesia che ho scritto venerdì, dopo aver raccolto una marea di foglie sparse per il giardino e l’accesso al garage. Del Fico soprattutto, ma anche della Rosa rampicante, del Melo, dell’Albicocco e del Susino. Fiocco si è divertito e io ho partecipato al ‘cinema’, congratulandomi con la Natura che riesce sempre a stupire, persino quando i suoi elementi stanno per essere archiviati. Tra l’altro la parola foglia mi è cara, perché entra nel titolo del mio romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio, uno dei primi. Spontaneo per me ricordare anche la canzone La vie en rose, scritta, interpretata e portata al successo da Edith Piaf nel 1945. Una delle canzoni francesi più famose al mondo. Merito dell’interprete… ma anche delle foglie e del loro significato simbolico, legato ad armonia ed equilibrio. 🍂

Una pigna per souvenir

In cucina sono un disastro, non tanto ai fornelli dove me la cavo, quanto per la capacità di accumulare carta e cartoni, non solo a comodo dei gatti -:che ci vanno matti – ma per una tendenza all’accumulo, fors’anche per una deformazione professionale a riempirmi di materiale didattico. Aggiungiamoci che a otto anni mi sono trasformata in babysitter di mia sorella minore e qualcosa si capisce. Mi capita di compiacermi della mia situazione di single – con qualche variante – perché un eventuale marito a ragione mi avrebbe ‘crocifissa’. Ho già chiarito che la stanza preferita è lo studio, dove infatti trascorro diverse ore, in compagnia di Fiocco acciambellato sulla fotocopiatrice e di Pepita sopra i quaderni sparsi sulla scrivania. L’ordine non è di casa, ma trovo il caos stimolante. Tornando al disbrigo effettuato in cucina e rinviato varie volte, ho riempito il bidone della plastica e della carta, salvando dal macero: piccoli contenitori per alimenti (ecco dove erano finiti), un detergente Cera di Cupra e una Crema Idratante alla Veronica, una cesoia, diversi emollienti per labbra (chissà come finiti in cucina), un paio di matite, un pennello… perfino una pigna, souvenir delle mie puntate a Lignano Sabbiadoro negli anni passati, quando mio figlio era piccolo. Un posto frequentato volentieri era il Parco Hemingway, con giochi, strutture ginniche e pini marittimi. Tutto sommato, mi sono liberata di molta ‘paccottiglia’, ma è riemerso un momento piacevole legato alle emozioni e all’ambiente marino.

Ottobrata

Ottobrata Siàmo in fase “Ottobrata”, quasi una seconda estate in autunno. Ma il termine non nasce in ambito metereologico, bensì a Roma dove i Romani indicavano le scampagnate domenicali di ottobre: gite fuori porta che si facevano dopo la vendemmia, quando il clima era ancora mite e le giornate soleggiate. Come quelle che ci stiamo godendo, che si manterranno su valori molto confortevoli e una escursione termica relativamente contenuta. La premessa introduce l’argomento del post odierno che riguarda la bellezza della natura in questo periodo. Ne ero convinta ma mi confortano due testimonianze. Manuel, rientrato di recente da Sydney ha ospitato una coppia di parenti australiani, scarozzandoli per il Pelpaese, Dolomiti comprese. La cugina se ne è innamorata, dicendo che non serviva andasse in Australia per vedere paesaggi straordinari. L’espressione ‘Bel Paese’ deriva dai versi di Dante e Petrarca, e si è affermata non solo per la geografia affascinante, ma anche per la cultura e molto altro ancora. Mariuccia ama la natura che fotografa. Ieri sera mi ha inviato delle foto scattate sul Lago di Levico che sono una meraviglia! Quella che posto su Instagram sembra un dipinto: ci sono otto anatre sul tappeto erboso che si stanno avviando verso il lago celeste. Una sinfonia di colori che trasmette una grande serenità. Come diceva Vincent Van Gogh: “E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?”

Un ottimo raccolto

Di sabato mattina, prima di andare dalla parrucchiera Lara a Possagno, se dispongo di venti minuti faccio una puntatina al bar, giusto per sfogliare il quotidiano e prelevare una notizia su cui poi scrivere il post. In paese, al Viceversa mi capita una doppia gradita sorpresa: incontro Jenny Diaz e Nadia Torresan, due ex alunne che mi salutano cordialmente. Dopo circa trent’anni sono diventate due belle signore, mentre io sono la fotocopia invecchiata, ma somigliante di quella che ero. È sempre un piacere condividere con persone gentili esperienze del passato. Jenny è in uscita, mentre io sto per entrare: “Professoressa, non mi riconosce più? Sono la Jenny!”. In effetti riconosco la voce e anche la fisionomia che mi riporta alla ragazzina sudamericana che era. Adesso è madre di due figli, si è stirata i capelli neri e ricci che sono ora di un caldo marrone. Scambio due chiacchiere. Poi entro, prelevo Il Gazzettino e mi siedo vicino alla porta, concentrandomi sulle notizie. Si avvicina una cliente alta e bionda, vistosa, con un elegante spolverino bianco e si presenta: Nadia Torresan, un’altra ex alunna dei miei esordi professionali. Mi dice che legge sempre i miei post e sono molto compiaciuta di averla tra i miei lettori. Tra l’altro scopro che abita in paese, come Jenny. Mi sembra di raccogliere un tesoro seminato nel passato senza particolari aspettative. Parafrasando il mio libro Dove i Germogli diventano Fiori, è una grande soddisfazione constatare che il terreno fertile ha favorito un ottimo raccolto.

Il mio eden

• Maquillage in casa, non per capriccio ma per necessità. Ho fatto degli spostamenti nella cucina dell’appartamento e nella mia zona giorno, per consentire l’ingresso di una libreria che mio figlio ha smontato e rimontato da solo: 5 quadrati neri distribuiti su 5 file, sovrastati da tre piante verdi ricadenti che sono una meraviglia. Una è un Photos, le altre sono due esemplari di Chlorophytum comosum, volgarmente chiamato Falangio, parola di Serapia che se ne intende. Ignoravo che depura l’aria, assorbendo la formaldeide ed altre sostanze nocive. Mi fa piacere avere scoperto il pollice verde di mio figlio che ha acquisito e messo in pratica svariate abilità durante il trasloco di piante e masserizie. La ‘nuova’ libreria ha preso il posto del piccolo tavolo dove avevo distribuito i 13 libri della mia ‘collana letteraria’ che esporrò da qualche altra parte. Approfitto per ricordare che sta per uscire il quattordicesimo prodotto, Amici Inaspettati che mi tiene sulle spine. La nascita di un libro è pur sempre un evento! D’altronde è risaputo che come domestica sono una mezza frana, diciamo che coltivo altri interessi! Comunque tra piante e fiori ho imparato parecchio. Forse mi occuperò anche di orto a chilometro zero, complici pomodori e melanzane che dal vaso alla tavola sono un piacere. Sintetizzando, la mia casa è il mio eden.

Caduta delle foglie 🍁

Oggi giornata autunnale, con tutti i segni del caso. Manca il sole che non dispero farà capolino più tardi. Il Fico selvatico che si è instaurato spontaneamente al centro dell’aiuola con le Ortensie si sta lentamente spogliando. Ha prodotto frutti non commestibili, ma fogliame in abbondanza che è stato una manna dal cielo per ombreggiare i fiori durante la calura. Ma ora è iniziata un’altra fase vegetativa: le foglie cadono e si appiccicano per terra, oppure si sparpagliano per ogni dove. Lo spettacolo del foliage è appena abbozzato. Prelevo una foglia gialla da terra e la osservo: mi ricorda la forma di una mano e nel mio immaginario le attribuisco un’anima con cui interagisco. Anzi, mi escono dei versi che dedico alla caduta delle foglie, metafora del viaggio che ognuno fa verso l’uscita di scena, evento inarrestabile e malinconico. FOGLIE LENTE Le foglie del fico/cadono lente/verso il garage/per comunicare/che è giunta/l’ora di andare./Assomigliano/al palmo delle mani/umido di tribolazione/verde, giallo o marrone./Una ne raccolgo/e tento una comunicazione./Profumata foglia/ di fico, cosa vuoi/che ti dico?/Dispiace partire/è legge universale:/ti terrò dentro il giornale.// La trasformazione fa parte della vita. Il filosofo greco Eraclito sosteneva il “panta rei”/tutto scorre per sottolineare che ogni cosa è in un perenne stato di divenire. Umani e foglie compresi.

Quasi Autunno

Il 22 settembre coincide con l’equinozio d’autunno, finisce l’estate astronomica e cambia la stagione. La luce e il buio saranno approssimativamente uguali in tutte le parti del pianeta. In Italia saranno le 20.19 e non so se i grilli canteranno ancora. Archiviata l’estate, mi preparo ad accogliere la nuova stagione molto cantata dai poeti, metafora del cambiamento. Al di là degli aspetti fisici, il periodo autunnale riveste un significato simbolico profondo, rappresentando un tempo di contemplazione e di bilanci che invita a rallentare. Questo aspetto mi piace molto e cerco di valorizzarlo. Contrariamente all’idea comune di declino, il significato etimologico deriva direttamente dal latino autumnus, indicando una stagione ricca e feconda, di abbondanza e di raccolto. Castagne, zucche e arance sono i prodotti tipici della stagione autunnale, dominata dai colori caldi e profondi. Anche il mio melograno si sta vestendo a festa. Quanto al raccolto materiale, molte prugne e zero uva fragola. Forse la vite si è presa un anno sabbatico oppure sta morendo, spero di no! Ho fatto qualche esperimento orticolo con discreta soddisfazione. Ma il prodotto autunnale più atteso, è la mia 14esima creatura letteraria, Amici Inaspettati con festoso abbaiare di cani.

Osmanto in fioritura

La pianta di Osmanto – Osmanthus fragrans – è cresciuta parecchio. Messa a dimora piccolina, adesso raggiunge l’altezza della camera a un piano e mezzo, da dove la vedo svettare in parallelo col camino del vicino. Ha una crescita lenta, infatti mi fa compagnia dal 2000, ovverosia da quando abito a Castelcucco, in una casa di proprietà con scoperto. Giocando con quest’ultima parola, è stata una bella scoperta conoscere piante per me nuove e seguirle durante la crescita. La mia zona verde è attrattiva perché si sono radicate in giardino anche piante ‘esterne’: un ciliegio selvatico, un fico, un susino. È morto però un Olivagno e mi dispiace. Degli insetti avevano attaccato le radici, facendo cadere le appuntite foglie giallo-verdi. Come i gatti, ma in maniera più silenziosa le piante mi fanno buona compagnia. Tornando all’Osmanto, generalmente fiorisce in autunno, tra settembre e ottobre. I piccoli fiori bianchi sono caratterizzati da un intenso profumo di gelsomino. La specie sempreverde è originaria dell’Asia orientale ed è famosa per i suoi fiori profumati. Il nome Osmanto deriva dal greco antico: osmè (odore) e anthos (fiore). I fiori sono utilizzati per aromatizzare cibi, bevande e preparare tisane. Non lo sapevo e mi attiverò in questo senso.

Caffé letterario, resoconto

È ripreso il Caffè letterario, terza edizione. L’iniziativa culturale è frutto della collaborazione tra la Pasticceria San Gaetano da Mariano e il Comune di Castelcucco. L’investimento culturale è sempre apprezzabile, ovunque avvenga. La location della pasticceria, tra meringhe e gelati è attraente, sebbene io rimpianga le presentazioni ufficiali, sperimentate in Centro Sociale e nella Saletta delle Conferenze. Cambiano tempi e modi, rimane la sostanza, rappresentata dalla gentile Vicesindaca Antonella Forner e dalla consolidata bravura di Giancarlo Cunial che ha riproposto l’opera PASSATO PROSSIMO, dedicata ai Castelcucchesi. La mia rete di sostegno è rappresentata da Lucia e Adriana, intervenute rispettivamente sull’esordio del romanzo e sulla copertina, le fedeli Marcella e Alda, Lucia Basso, brava ricamatrice, Gloria e Benedetta, due ex alunne delle medie e Flora, 15enne studentessa, nipote di Mariano. Altri clienti di passaggio. Per dovere di cronaca, aggiungo che diverse persone assenti si sono giustificate per impedimenti familiari legati al weekend (vigilanza di nipotini), per contrattempi, oppure per ritrosia a uscire di sera. Ringrazio chi c’era, soprattutto le giovani che mi hanno trasmesso un’iniezione di ottimismo e di simpatia. Un aneddoto: mentre parlo con Lucia, ispiratrice del primo episodio “Dal Venezuela a Castelcucco” scorgo sedute sul divanetto di fronte Gloria Forner e Benedetta Favaro, ex brave allieve, oggi eleganti quasi trentenni. Suppongo che siano di passaggio, invece mi chiariscono che sono venute per me: che soddisfazione! Dopo acquistano una copia dell’opera che autografo volentieri. Partecipano anche alla conversazione, ricordando le mie manie da insegnante – niente sopra il banco! – che innescano il sorriso. Il pensiero di aver seminato sani germogli vale come tanti “firmacopie”. Flora – nome bellissimo – si avvicina con garbo per acquistare l’opera. Scambio due parole mentre le scrivo la dedica: frequenta il Liceo statale Veronese a Montebelluna, dove nel 2014 ho presentato con soddisfazione il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio. La storia si ripete. Quella buona.