Caduta delle foglie 🍁

Oggi giornata autunnale, con tutti i segni del caso. Manca il sole che non dispero farà capolino più tardi. Il Fico selvatico che si è instaurato spontaneamente al centro dell’aiuola con le Ortensie si sta lentamente spogliando. Ha prodotto frutti non commestibili, ma fogliame in abbondanza che è stato una manna dal cielo per ombreggiare i fiori durante la calura. Ma ora è iniziata un’altra fase vegetativa: le foglie cadono e si appiccicano per terra, oppure si sparpagliano per ogni dove. Lo spettacolo del foliage è appena abbozzato. Prelevo una foglia gialla da terra e la osservo: mi ricorda la forma di una mano e nel mio immaginario le attribuisco un’anima con cui interagisco. Anzi, mi escono dei versi che dedico alla caduta delle foglie, metafora del viaggio che ognuno fa verso l’uscita di scena, evento inarrestabile e malinconico. FOGLIE LENTE Le foglie del fico/cadono lente/verso il garage/per comunicare/che è giunta/l’ora di andare./Assomigliano/al palmo delle mani/umido di tribolazione/verde, giallo o marrone./Una ne raccolgo/e tento una comunicazione./Profumata foglia/ di fico, cosa vuoi/che ti dico?/Dispiace partire/è legge universale:/ti terrò dentro il giornale.// La trasformazione fa parte della vita. Il filosofo greco Eraclito sosteneva il “panta rei”/tutto scorre per sottolineare che ogni cosa è in un perenne stato di divenire. Umani e foglie compresi.

Quasi Autunno

Il 22 settembre coincide con l’equinozio d’autunno, finisce l’estate astronomica e cambia la stagione. La luce e il buio saranno approssimativamente uguali in tutte le parti del pianeta. In Italia saranno le 20.19 e non so se i grilli canteranno ancora. Archiviata l’estate, mi preparo ad accogliere la nuova stagione molto cantata dai poeti, metafora del cambiamento. Al di là degli aspetti fisici, il periodo autunnale riveste un significato simbolico profondo, rappresentando un tempo di contemplazione e di bilanci che invita a rallentare. Questo aspetto mi piace molto e cerco di valorizzarlo. Contrariamente all’idea comune di declino, il significato etimologico deriva direttamente dal latino autumnus, indicando una stagione ricca e feconda, di abbondanza e di raccolto. Castagne, zucche e arance sono i prodotti tipici della stagione autunnale, dominata dai colori caldi e profondi. Anche il mio melograno si sta vestendo a festa. Quanto al raccolto materiale, molte prugne e zero uva fragola. Forse la vite si è presa un anno sabbatico oppure sta morendo, spero di no! Ho fatto qualche esperimento orticolo con discreta soddisfazione. Ma il prodotto autunnale più atteso, è la mia 14esima creatura letteraria, Amici Inaspettati con festoso abbaiare di cani.

Osmanto in fioritura

La pianta di Osmanto – Osmanthus fragrans – è cresciuta parecchio. Messa a dimora piccolina, adesso raggiunge l’altezza della camera a un piano e mezzo, da dove la vedo svettare in parallelo col camino del vicino. Ha una crescita lenta, infatti mi fa compagnia dal 2000, ovverosia da quando abito a Castelcucco, in una casa di proprietà con scoperto. Giocando con quest’ultima parola, è stata una bella scoperta conoscere piante per me nuove e seguirle durante la crescita. La mia zona verde è attrattiva perché si sono radicate in giardino anche piante ‘esterne’: un ciliegio selvatico, un fico, un susino. È morto però un Olivagno e mi dispiace. Degli insetti avevano attaccato le radici, facendo cadere le appuntite foglie giallo-verdi. Come i gatti, ma in maniera più silenziosa le piante mi fanno buona compagnia. Tornando all’Osmanto, generalmente fiorisce in autunno, tra settembre e ottobre. I piccoli fiori bianchi sono caratterizzati da un intenso profumo di gelsomino. La specie sempreverde è originaria dell’Asia orientale ed è famosa per i suoi fiori profumati. Il nome Osmanto deriva dal greco antico: osmè (odore) e anthos (fiore). I fiori sono utilizzati per aromatizzare cibi, bevande e preparare tisane. Non lo sapevo e mi attiverò in questo senso.

Caffé letterario, resoconto

È ripreso il Caffè letterario, terza edizione. L’iniziativa culturale è frutto della collaborazione tra la Pasticceria San Gaetano da Mariano e il Comune di Castelcucco. L’investimento culturale è sempre apprezzabile, ovunque avvenga. La location della pasticceria, tra meringhe e gelati è attraente, sebbene io rimpianga le presentazioni ufficiali, sperimentate in Centro Sociale e nella Saletta delle Conferenze. Cambiano tempi e modi, rimane la sostanza, rappresentata dalla gentile Vicesindaca Antonella Forner e dalla consolidata bravura di Giancarlo Cunial che ha riproposto l’opera PASSATO PROSSIMO, dedicata ai Castelcucchesi. La mia rete di sostegno è rappresentata da Lucia e Adriana, intervenute rispettivamente sull’esordio del romanzo e sulla copertina, le fedeli Marcella e Alda, Lucia Basso, brava ricamatrice, Gloria e Benedetta, due ex alunne delle medie e Flora, 15enne studentessa, nipote di Mariano. Altri clienti di passaggio. Per dovere di cronaca, aggiungo che diverse persone assenti si sono giustificate per impedimenti familiari legati al weekend (vigilanza di nipotini), per contrattempi, oppure per ritrosia a uscire di sera. Ringrazio chi c’era, soprattutto le giovani che mi hanno trasmesso un’iniezione di ottimismo e di simpatia. Un aneddoto: mentre parlo con Lucia, ispiratrice del primo episodio “Dal Venezuela a Castelcucco” scorgo sedute sul divanetto di fronte Gloria Forner e Benedetta Favaro, ex brave allieve, oggi eleganti quasi trentenni. Suppongo che siano di passaggio, invece mi chiariscono che sono venute per me: che soddisfazione! Dopo acquistano una copia dell’opera che autografo volentieri. Partecipano anche alla conversazione, ricordando le mie manie da insegnante – niente sopra il banco! – che innescano il sorriso. Il pensiero di aver seminato sani germogli vale come tanti “firmacopie”. Flora – nome bellissimo – si avvicina con garbo per acquistare l’opera. Scambio due parole mentre le scrivo la dedica: frequenta il Liceo statale Veronese a Montebelluna, dove nel 2014 ho presentato con soddisfazione il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio. La storia si ripete. Quella buona.

Investimento e investimento

Ore 12.10, vedo passare una ragazzina con una donna adulta. Probabilmente si tratta di una scolaretta delle elementari prelevata dalla nonna, una conferma che sono riprese le lezioni. Infatti alle 10 ero in piazza e ho sentito gli alunni in cortile, per la salutare ricreazione. Io avevo appuntamento con la consulente delle Poste, per verificare possibilità di investimento, parola che torna nel seguito del post. In cartoleria prelevo la Repubblica, con allegato il consueto settimanale il venerdì. Trovo a pag.12 del quotidiano l’articolo che fa al caso mio: “Il Sapere è la chiave per vivere meglio”, di Manuela Mimosa Ravasio che intervista Luciano Canova, autore di Economia dell’ottimismo. Il concetto di fondo è che investire in formazione e cultura è un’assicurazione per un futuro di benessere, individuale e collettivo, insomma un buon investimento. Sono certa che l’alunna succitata verrà accolta e formata con questo spirito dagli insegnanti. Mi preoccupa piuttosto ciò che succede nel mondo adulto, se risponde al vero che, per molti italiani i consumi culturali sono pari a zero, a partire dalla lettura. E io che ci sto a fare in questo contesto? C’è chi consuma e chi produce. Io scrivo, cioè produco un libro, affinché venga consumato. Però il libro non si mangia; detta così la cosa può far sorridere, ma il mio intento è di tenere desta la fiaccola del sapere, un investimento più duraturo del mio postale. Con questo spirito, ripresento stasera in Gelateria da Mariano, ore 20.30 il mio libro PASSATO PROSSIMO, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco. Un omaggio alla memoria e forse anche alla nostalgia. Sarà un piacevole momento di condivisione.

Evviva la salvia!

Mi piacciono tutte le aromatiche, ma per la salvia ho una vera predilezione. Mi piace il colore, il profumo, la morbidezza delle foglie, la versatilità in cucina e non solo. Metto le foglie essiccate in diverse pietanze e con il macerato ho fatto un tonico lenitivo per il cuoio capelluto. È entrata nella mia vita da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto, utilizzato molto a giardino, un po’ a frutteto e in minima parte a orto. La salvia è della stessa famiglia del timo e della menta, un’aromatica rustica, perenne e facile da coltivare, sia sul balcone che in giardino. Tuttavia, quella che ho in vaso è ‘stiracchiata’ mentre quella in terra è uno spettacolo, bella da vedere e da gustare, anche fritta come ho fatto di recente. Per le sue proprietà medicinali e simboliche è venerata in molte culture antiche. Nell’antica Grecia era considerata la “pianta dell’immortalità” e dunque sacra. Presso i Romani, le foglie, elaborate secondo un preciso rituale venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni. Del resto il suo nome deriva da ‘salvus’ che significa ‘salvo’ o ‘sano’. Il significato spirituale gira attorno a purificazione, guarigione, saggezza; il significato simbolico la lega a longevità, forza, connessione. Di salvia non ce n’è mai abbastanza!

Indizi d’Autunno

Delle rondini sul filo della luce sono pronte per il lungo viaggio. È una delle immagini giunte stamattina, appropriate con gli indizi del cambio stagionale. Anche le rondini che albergano sotto il portico in quel di Crespano stanno per andarsene. “Penso che il gruppo grande sia partito ieri, perché la mattina volavano in tante e si chiamavano. Ma forse lo facevano per il tempo”. In realtà non sono ancora partite. Ma siamo agli sgoccioli. Beato chi può godersi lo spettacolo. Sotto il mio portico a ovest, stamattina prima delle sette la temperatura è di 15 gradi, mentre in quello a est salirà con l’arrivo del sole. La giornata si preannuncia buona, ma non spalanco più le finestre quando mi alzo. Ieri sera Grey e Pepita sono rientrate verso le 21 e si sono accucciare sulla poltrona relax che occupo di solito mezz’ora dopo. Fiocco preferisce passare la notte fuori e non mi stupisce, dato il temperamento ingovernabile. Personalmente sono contenta di lasciarmi l’estate alle spalle, con gli effetti collaterali pesanti: troppo caldo, rumori, insetti, irritabilità mia e altrui. Non nego i vantaggi. A conti fatti però, considerata la mia risposta psico fisica accolgo la prossima stagione fiduciosa, apprezzandone gli aspetti intermedi. Praticamente, è come vivere due stagioni in una, quella calda e quella no, il che può essere stimolante. D’altronde non ci resta che adattarci e godere di ciò che offre la natura in ogni stagione.

Ciao Agosto…

Mi congedo da agosto con una poesia che ho scritto nel tardo pomeriggio di ieri, sotto l’amato Glicine. Temperatura ideale, pochi rumori ma tanti insetti ronzanti, attratti dalle mie caviglie. Ho resistito, pensando che anche loro batteranno in ritirata tra un po’, se la stagione estiva non si prolunga. La fine di agosto ha stimolato le mie meningi, grata di poter godere del mio eden, nonostante qualche fastidio. Più passa il tempo e più constato che sto bene a casa mia, senza incomodarmi a cercare altrove il posto dell’anima. La natura è sempre un conforto, le creature pure. La mia vacanza è scrivere. Condividere con i selezionati contatti che conosco in carne e ossa è un valore aggiunto. Mi congedo da Agosto, confidando in un Settembre clemente. CIAO AGOSTO Un tepore settembrino/mi accarezza la pelle/mentre il giorno di spalle/cede il passo alla sera./Sembrava una chimera/nei giorni lunghi/della torrida estate/indugiare fuori./Anche per i fiori/sono stati dolori/sullo stelo avvinghiati/dal secco provati./Ma la pioggia recente/al caldo ha tolto mordente./Di sera si gode la frescura,/l’estate non fa più paura.//

Melanzana generosa

In un grande vaso rettangolare destinato a fiori (che hanno fatto una rapida comparsa) ho messo a dimora una piantina di melanzane che mi sta dando soddisfazione. Dopo un esordio compromesso da maltempo e insetti striscianti, si è sollevata ed alzata, fino a raggiungere un metro e mezzo. Nel mentre ha abbozzato quattro bei fiorellini violacei da cui sono emersi altrettanti frutti scuri simili a palline. Credo infatti che si tratti di una varietà tonda. Non nego di averne seguito gli sviluppi, dandole acqua ogni giorno, anche due volte al giorno col grande caldo. Adesso due melanzane su quattro sono quasi pronte. Voglio gustarmele con gli occhi, prima di passarle sulla piastra con la menta (mia). Dal punto di vista organolettico/sensoriale, per aspetto, odore, sapore e consistenza le melanzane sono una soddisfazione multipla. Le loro proprietà diuretiche e il basso apporto calorico le rendono ideali per le diete. Sono utili per regolare il colesterolo e la glicemia, favorire la salute intestinale e quant’altro. Ma io trovo soddisfazione nel constatare come una piccola pianta, acquistata al mercato per una cifra irrisoria si sia così bene ambientata nel vaso destinato ad altre specie da regalarmi quattro bei frutti. Ortaggio ricco di storia, originaria dell’India, fu introdotta in Europa dagli Arabi. Il significato simbolico è legato a prosperità, successo e buon auspicio. A questo punto ne metto in terra altre.

Notizia shockante

Ore 7.30 del mattino. Ho già fatto colazione, rifocillato i tre gatti (i canarini dopo), risposto ai primi messaggi. È domenica, non ho in programma nulla di straordinario. Mi concedo la prima pausa in poltrona relax davanti alla tivù, seguendo la rassegna stampa delle prime testate. La notizia bomba giunge dall’Avvenire: Un robot per la gravidanza artificiale, ovverosia una macchina che può portare in grembo un bambino…insomma: la gravidanza affidata alle macchine! Stupefacente che l’umanoide venga creato in Cina, dove si fanno sempre meno figli e la popolazione odierna è di quasi un miliardo e mezzo di persone, inferiore solo all’India che continua a crescere. Del resto la Cina ha sostenuto la politica del figlio unico – introdotta alla fine degli Anni Settanta – fino al 2013, mentre adesso si possono avere fino a tre figli. Stando così le cose, vorrei sapere perché mai intenda aumentare il tasso di natalità, magari tramite il robot. Mia madre faceva l’ostetrica e mi chiedo come avrebbe preso la notizia. Se deleghiamo le macchine a sostituirci perfino nel miracolo della gestazione, anche la pratica dell’utero in affitto mi sembra meno sconvolgente. Ho toccato questo tema nel mio ultimo lavoro RICAMI e LEGAMI. Le titubanze provate all’inizio si sono sciolte E disperse di fronte a questa notizia shockante.