Non ho la memoria corta, sapevo che si sta avvicinando una data per me importante che riguarda la nascita del mio blog verbamea, solo che lo facevo “più giovane” ed invece compirà quattro anni il prossimo giovedì. Infatti ho controllato sul mio libro Post per un Anno che raccoglie i primi 365 articoli e il primo testo scritto porta la data del 27 giugno 2020: quando scrivo il tempo vola! Diciamo che per me è come una cura ricostituente, mi dedico a un’attività che mi piace e che mi consente di tenermi allenata mentalmente, oltre che relazionarmi con persone che mi corrispondono. Tra l’altro la data coincide con l’uscita del mio ultimo impegno letterario e approfitto del blog per presentarlo. Sì tratta di un romanzo breve, intitolato Ricami e Legami con un suggestivo dipinto in copertina che allude al tema della maternità, voluta e non realizzata a causa della guerra in Ucraina. I fatti si verificano in tempi recenti, con protagoniste tre donne che intrecciano a vario titolo le loro storie, come fili intrecciati sui ricami. La parte narrativa è arricchita dall’attualità dei post, cosicché nel romanzo si alternano due generi, il che rappresenta la novità rispetto ai miei precedenti scritti. Variante operativa: il manoscritto – scritto al computer – non è passato per la tipografia come le volte precedenti, ma è stato affidato a un servizio online che lo pubblica senza aggiungere o togliere nulla, lasciando all’autore la responsabilità della correzione, impaginazione, revisione. Quasi un gioco da ragazzi, disponendo dell’abilità e disponibilità di Manuel, fresco Ingegnere elettronico con svariate competenze. Senza di lui la mia ignoranza digitale sarebbe enciclopedica. Il libro è disponibile su Amazon, digitando semplicemente il titolo Ricami e Legami e il mio nome Ada Cusin. Oppure premendo sul link, se girato. A chi non ha dimestichezza col web, lo procuro io tramite prenotazione. In caso di lettura, sono ansiosa di conoscere la vostra opinione. Grazie 🌻
Categoria: Emozioni e pensieri
Longevità creativa
Oggi è il compleanno di Natalia Aspesi, giornalista, scrittrice e critica cinematografica. Gli anni sono 95, un bel po’ ma pare che lei non li voglia festeggiare. Il settimanale di Repubblica “il venerdì” le dedica la copertina e mi fa piacere. Apprezzo la rubrica “Questioni (non solo) di cuore” che l’arzilla signora tiene da parecchi anni e leggo con avidità le risposte alle lettere dei lettori. Tempo fa la rubrica era stata sospesa per un problema di salute della giornalista, per fortuna superato, tanto che è tornata a corrispondere coi lettori con lo spirito garbatamente graffiante che la contraddistingue. Sapevo che aveva una bella età, ma ignoravo il numero degli anni (Milano, 24.06 1929), quasi quanti quelli del professor Silvio Garattini (Bergamo, 12.11.1928) che la precede di sette mesi. Due esempi di longevità creativa. Le sue lettere del cuore sono diventate anche uno spettacolo teatrale cui ha dato voce Lella Costa e sono state raccolte nel volume ‘Questioni di cuore’ che ho letto, e ogni tanto rileggo perché offrono uno spaccato di umanità reale. Poi apprezzo lo stile della giornalista, diretto e senza filtri. Nell’intervista concessa a Marco Cicala dice: “Conduco la vita dei vecchi…faccio fatica a raccogliere le idee, i ricordi. Però non mi sono mica incattivita. Tutto questo avviene nella più assoluta se-re-ni-tà” e la immagino mentre scandisce di proposito la parola serenità che per me significa molto. Poi prende la difesa di Papa Bergoglio cui è scappata la parola della discordia (frociaggine) e riconosce che: “Specie a quell’età, il Papa può dire quello che vuole! Che male fa?”. Come non essere d’accordo? Mi piacerebbe averla tra i miei contatti, Natalia che considero quasi una di famiglia: attraverso le risposte alle lettere dei lettori fornisce una consulenza gratuita ed appagante. Auguri Natalia! 🌺
Stagione e stagioni (della vita)
Ebbene, ci siamo: l’estate c’è e con un po’ di timore la accolgo, augurandomi che porti soprattutto cose buone. Nell’emisfero boreale, ovverosia il nostro, tradizionalmente inizia con il solstizio di giugno – il 21 – fino al 20 settembre , prima dell’equinozio (21 settembre) che inaugura l’autunno. Però l’estate metereologica inizia il primo giugno e si espande nei mesi di luglio e agosto: insomma, è il cuore della stagione, con i pro e i contro. Quando lavoravo, era il periodo più atteso dell’anno. Ricordo che compilavo con emozione la domanda delle ferie, piazzando con studiata attenzione i 30 giorni di congedo ordinario più i 4 di festività soppresse (non so se funzioni ancora così), nell’ambito dei quali facevo cadere le puntate al mare, mai troppo lunghe, al massimo una settimana. Mi riferisco al periodo quando mio figlio, oggi 35enne era bambino. La partenza era preceduta da una specie di piccolo trasloco, onde evitare che il cambio di luogo e ambiente destasse difficoltà. Per alcuni anni è andata bene. Poi ho staccato la spina. Da quando vivo in una casa di proprietà sono cambiate molte cose: coltivo gli hobbies a me congeniali e non provo più l’esigenza di ‘andare in ferie’ dal momento che ho sotto controllo la fonte del mio diletto: piante, fiori, gatti, spazio e amicizie. Se mi capita l’occasione, non mi nego per una puntata al mare o in montagna in buona compagnia. Evito viaggi lunghi in macchina da sola e prendo treno e/o aereo proprio se devo. Una bella esperienza è stata la crociera alle isole greche con mamma, prima che se ne andasse. Non ho lo spirito di Manuel che è appena stato a Lisbona (l’anno scorso in nord Europa e l’anno prima a Singapore) ma nemmeno i suoi anni! Giusto stamattina, al bar delle signore all’incirca della mia età facevano battutine sulla ‘vecchiaia’, una stagione niente male ad arrivarci in salute e buonumore!
Disagio e fragilità
Tra le abbondanti notizie di cronaca nera, mi sorprende la tragedia a sfondo familiare successa un paio di giorni fa a Senigallia: un 51enne uccide la madre 87enne, poi si barrica in casa e si toglie la vita. Evento purtroppo non raro, con strascico di ‘anomalie’: l’autore del matricidio pare fosse in cura per disturbi psichici, tuttavia deteneva un’arma da fuoco – anche un machete – nonostante che gli fosse stato tolto il porto d’armi. Mi chiedo: per disattenzione e/o mancanza di controllo? Ancora una volta è saltato un anello della catena protettiva del cittadino che rimane solo dinanzi all’imprevisto annunciato. Penso alla tristissima fine della madre: chissà quante lacrime aveva versato per il figlio disturbato, lui pure vittima di se stesso. Lo aveva partorito alla stessa età in cui sono diventata madre io ed è stata privata della vita da colui a cui l’aveva data. Sento dire che dopo la pandemia è aumentato il disagio e sono cresciute in maniera esponenziale le difficoltà relazionali che hanno colpito soprattutto i giovani. Non è difficile constatarlo. È indispensabile chiedere aiuto, senza vergognarsi di vivere situazioni di fragilità, percorso che era stato fatto, nel caso succitato. Se la sventura ci mette lo zampino, siamo punto a capo. A occhio, credo ci vorrebbero in servizio molti più luminari della mente – ovviamente sani – ed altrettante forze dell’ordine, sempre sottodimensionate. Non sono un’esperta del disagio che però percepisco dilagante, favorito dalla crisi generale dei valori in combutta con quella socio-politico-economica. Da sempre succedono drammi familiari che però una volta non avevano l’invadenza di quelli attuali che inondano i media come un tornado quotidiano. Non vorrei scriverne, anche perché i miei lettori preferiscono la leggerezza. Tuttavia non posso ignorarli del tutto, specie quando il fattaccio coinvolge due affini come madre e figlio.
Ciao, caffetteria bar Mirò!
Il bar per me è sempre stato un luogo dove ricaricare le energie, ma anche informarmi attraverso lo scambio di battute dei clienti e la lettura del quotidiano. Quando insegnavo, aspettavo l’ora buca per fiondarmi in uno dei tre bar che inanellano la piazza del paese dove staccavo per un poco dall’attività didattica. Poi è venuta l’agognata pensione e successivamente la pandemia che ha modificato molte abitudini, rallentando i miei ingressi al bar. Da ultimo, l’artrosi ha compromesso la deambulazione, costringendomi a un penoso isolamento, fortunatamente archiviato lo scorso aprile con l’intervento – il secondo – di artoprotesi. Sono tornata gradualmente alle vecchie e care abitudini. Con una sorpresa: Gabriella, titolare della Caffetteria Bar Mirò, in Viale Giovanni XXIII a Castelcucco mi confida che intende cedere l’attività. Motivo: la stanchezza, che la costringe a levatacce e le impedisce di fare una passeggiata quando ne ha voglia. Lavora sette giorni su sette, fa 60/70 ore alla settimana da sola… è parecchio stanca. La ripresa non è la stessa di qualche anno fa, è molto più lenta. Gabriella è una roccia, ma come non capirla? Si avvicina al tavolo dove sto consumando la seconda colazione verso le dieci di domenica e mi chiede serafica se posso scrivere un post sulla decisione che ha preso, nella speranza che si faccia avanti l’acquirente interessato a subentrarle. Venendo da una famiglia di albergatori, di cui ho anche scritto nel mio libro Passato Prossimo immagino quanto le sia costato arrivarci. Credo che si allungherà l’elenco delle mie assenze nel suo bar, dove mi sono piacevolmente trattenuta molte mattine. Gabriella mi ha anche fatto qualche foto in giornate particolari, tipo il compleanno e la festa della donna, con decori speciali sulla schiuma del cappuccino. Il suo locale, contenuto nello spazio ma curato nel servizio conta molti clienti affezionati, me compresa. Mi spiace rinunciare a un’abitudine radicata. Me ne farò una ragione, cercando alternative. In bocca al lupo, Gabriella!
Saggezza e leggerezza
Che bella cosa scrivere favole per i nipoti! Lo fa la mia amica Francesca che ne ha ben sette e scopro che lo fa anche Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021 che di nipoti ne ha tre, uno di sette anni, due di due anni e mezzo. Ha pubblicato per Rizzoli il libro di fiabe: “La mosca verdolina e altre storie per chi non vuole dormire” accattivante già dal titolo. Non sono nonna, ma ricordo che quando mio figlio era piccolo per farlo addormentare mi inventavo delle storie più o meno come dichiara Parisi nell’intervista concessa a Luca Fraioli e pubblicata su Repubblica di ieri. Avevo creato il personaggio del ‘Fantasma formaggino’ che a casa mia andava forte, anche se dopo un po’, a forza di sentirselo proporre perse di attrattiva. Parisi, che mi è simpatico anche per altre ragioni, confida che era suo il compito di mettere a letto i figli (piuttosto insolito decenni fa). Raccontare favole si era rivelato un buon metodo per farli addormentare. Quando esaurì le storie che conosceva, prese a inventarne lui. Mi viene spontaneo commentare l’intraprendenza del nonno fisico con uno slogan che recita lui stesso in uno spot pubblicitario: “Problema complesso, soluzione semplice!”. Da bambino aveva pochi giochi e leggeva molto, specie astronomia popolare e fantascienza; da adulto coltiva la passione per i balli sudamericani, accantonati con il covid ma che ha ripreso perché “la memoria del corpo funziona meglio di quella della mente” e i passi di danza sono riemersi alle prime note. Le paure del Nobel per il futuro sono le nostre: la guerra, il cambiamento climatico e la politica, segnata da troppi conflitti d’interesse. “Se è incapace di seguire i bisogni dell’umanità, è chiaro che ci guida nella direzione sbagliata”. Impossibile inventare favole.
Potere della voce
È successo una settimana fa a Roma: una storia che poteva finire male, si è conclusa bene. Protagonisti un’insegnante che vuole farla finita e un suo ex allievo del Liceo divenuto agente di polizia che la salva. Mi sono commossa sentendo l’intervista ad Alessandro Olivetti, il poliziotto che distrae la malintenzionata chiedendole da dietro la porta: “Prof, si ricorda di me?”, immaginando lei che gli risponde, meravigliandosi di trovarselo davanti cresciuto e in altre vesti. La donna era chiusa in casa e aveva minacciato di buttarsi dall’ottavo piano. Lui le parla dei vecchi tempi, mentre i colleghi operano da fuori per evitare che si compia l’insano gesto. La voce, rimasta tale e quale di quando la docente si infervorava è stato l’anello di congiunzione tra presente e passato, rivisitato in chiave nostalgica. ‘Bastone e carota” era il metodo d’insegnamento della professoressa che Alessandro ricorda tutta d’un pezzo e brava. Trascorsi circa venti minuti di panico per quel che avrebbe potuto succedere, finalmente la docente apre la porta e si fa abbracciare dal suo ex alunno diventato il suo salvatore. Potere della voce e di un abbraccio! Di certo la collega aveva seminato bene durante il suo servizio e mi pare la quadratura del cerchio che sia stato proprio un suo sensibile alunno a farle cambiare idea. Anch’io sperimento la bellezza di raccogliere i frutti del mio lavoro, mantenendo i contatti con alcuni alunni speciali, per meriti loro più che i miei. Di recente ho sentito Giovanni che apprezza il mio entusiasmo e sta preparando gli ultimi esami per laurearsi a settembre. Manuel si è laureato lo scorso novembre ed è il mio factotum. I più grandi hanno messo su famiglia. Effettivamente i germogli sono diventati dei bei fiori, per dirla col titolo del mio ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori.
G7 e poesia
G7 in Puglia dal 13 al 15 giugno nel Comune di Fasano presso l’hotel Borgo Egnazia. Presiede il vertice la premier Giorgia Meloni. I 7 grandi sono: Canada , Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti. Evento super blindato – più di 5000 divise per garantire la sicurezza – tra i grandi della terra che si incontrano per parlare di vari argomenti globali: guerra in Ucraina e crisi in Medio Oriente, energia e cambiamento climatico, salute e sicurezza alimentare, sviluppo e intelligenza artificiale. Sono attesi ospiti da altri Paesi, compreso Zelensky e sarà presente anche Papa Francesco. Il logo dell’evento rappresenta un ulivo secolare con le radici nel mare. L’ulivo, tra gli alberi più identificativi del paesaggio italiano è simbolo di pace. Le 7 olive ai vertici dell’albero rappresentano le 7 nazioni. Il vertice avviene in uno dei posti più affascinanti della terra, in una regione che storicamente svolge il ruolo di ponte tra est e ovest del mondo. Mi auguro che l’incontro dia i frutti sperati, almeno qualcuno. Sono stata in Puglia un paio di volte, riportandone l’impressione di un posto baciato dal sole, anche se si è trattato di soggiorni brevi, uno legato al premio messo in palio da un concorso letterario. In quella occasione scrissi una poesia intitolata Salento che termina proprio con l’immagine di un ulivo. La riporto per mettermi in connessione con l’evento di domani. Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/del grandioso Creato.// Ecco, auguro un po’ di poesia anche ai partecipanti del G7.
Self publishing/Auto pubblicazione
Da giovane laureata, in attesa di insegnare avrei fatto qualunque lavoro nell’ambito della letteratura, tipo la bibliotecaria o la correttrice di bozze. Andò che feci l’applicata di segreteria, con poco entusiasmo ma almeno fui costretta a imparare a scrivere a macchina, oggi sostituita dalla tastiera del portatile e dal tastierino del tablet. Per motivi legati all’hobby che coltivo da pensionata, mi ritrovo a correggere la bozza del mio ultimo libro, il tredicesimo, cui ho assegnato il titolo Ricami e Legami, di prossima uscita online. La revisione di un manoscritto – anche se scritto al computer – implica un lavoro certosino, di molta pazienza e oculatezza. Non pensavo che mi avrebbe impegnata tanto. Avrei potuto evitare la fatica, ricorrendo al servizio della tipografia. Ovviamente non gratis ed anzi lievitato, come tutto. Ma ho deciso di cambiare strada, soprattutto perché non intendo aumentare le copie invendute che trattengo in casa, come è successo durante il covid con l’isolamento e il distanziamento. Così mi affido al self publishing, cioè all’auto pubblicazione che ha costi irrisori, però bisogna arrangiarsi in tutto e per tutto quanto riguarda l’editing, ovverosia il controllo minuzioso dell’opera letteraria. Io ho una spalla formidabile in Manuel che potrebbe fare tranquillamente anche il grafico, se ne avesse tempo e voglia. La rottura della lavastoviglie gli ha impedito di soccorrermi nella revisione finale della bozza che ho affrontato da sola: un coinvolgimento ad alta tensione che mi fa respirare di sollievo quando una pagina non ha bisogno di intervento. Pensando ai miei esordi, meno male che non ho fatto la correttrice di bozze, anche se ogni lavoro ha i suoi lati in e out. Poi dipende anche dal contesto e dallo spirito di adattamento. I più fortunati sono quelli che fanno coincidere hobby e lavoro. Ognuno ha dei talenti da coltivare: peccato se rimangono inesplorati.
Bentornata Noa!
Sono davvero contenta che tra i quattro ostaggi liberati ci sia Noa Argamani, la ragazza israeliana rapita durante il rave in Israele da Hamas e diventata il simbolo del 7 ottobre. Tante volte l’abbiamo vista terrorizzata sulla moto che la portava via, verso l’ignoto. La madre, gravemente ammalata sperava di rivederla. Appena liberata, Noa è corsa al suo capezzale ma ormai la signora è in coma irreversibile per un tumore al cervello: che tristezza! Un altro ostaggio ha potuto riabbracciare i nipoti, ma non il padre, morto di crepacuore durante la sua lunga detenzione. Per dire come la gioia della ritrovata libertà venga ridimensionata dal dolore succeduto al sequestro durante gli otto mesi di detenzione. Nell’operazione condotta dalle forze israeliane che ha portato alla liberazione dei 4 ostaggi, si contano almeno 210 morti ed oltre 400 feriti. Secondo Israele sono ancora 120 gli ostaggi nelle mani di Hamas. Molte migliaia le persone uccise a Gaza durante i mesi di guerra. La parola ‘carneficina’ non è fuori luogo. Più volte ho visto i familiari delle persone rapite protestare per il loro ritorno, interrogandomi sullo stato d’animo degli uni e degli altri. Toccanti anche le foto degli scomparsi, molti dei quali dati per morti. Giunti a questa data, pensavo che il conflitto nel vicino Oriente si sarebbe quantomeno sgonfiato, ma la sequela di attacchi e di vittime dice il contrario. Il ritorno a casa dei quattro liberati è una goccia nell’oceano della speranza. Tra l’altro anche loro non si sentiranno al settimo cielo, pensando ai compagni ancora detenuti da Hamas, non certo in condizioni di ospiti di riguardo. Il racconto che Noa fa della sua prigionia non è neanche drammatico, se corrisponde al vero: “Mai stata nei tunnel, in casa di famiglia benestante”. Apparsa in discrete condizioni dopo la liberazione, sarà da vedere quanto peserà nel suo futuro la privazione della libertà subita. Il che vale anche per tutti gli altri ostaggi che hanno avuto/avranno salva la vita.
