Lunedì alternativo

Lunedì mattina diverso: niente mercato, sono stata alla scuola elementare di Castelcucco, su invito delle maestre, come ‘esperto’ esterno di poesia, a parlare di gatti, fiori e della chiesetta di Santa Giustina, rispettivamente nelle classi seconda, prima e quinta. In un prossimo giro sarò nelle terze e quarte. Esperienza entusiasmante: bambini attenti, educati, partecipi, creativi. Le maestre contente del loro potenziale umano ed intellettuale, gli scolaretti una meraviglia! Se tornassi indietro, insegnerei alle elementari dove i virgulti sono in crescita mirabile, grazie alle insegnanti piene di pazienza e di capacità di ascolto; grazie anche ai genitori, suppongo collaboranti e non ostacolanti il lavoro del docente, come talvolta succede. In classe seconda, alla fine dell’intervento una bimba bionda mi regala un disegno fatto a tempo di record, dove su un foglietto 10 per 5 ha infilato il sole giallo, una nuvola celeste e due fiori blu con il centro giallo, riprodotti anche sul retro con la scritta: TI VOGLIO BENE DA PARTE DI LUCIA e un cuoricino rosso. Stupefacente la capacità di sentire e di esprimere emozioni a questa età! Certo sono stimolati bene, proprio come dei germogli da un accorto giardiniere…si nota anche da come sono abbellite le porte delle varie aule, che riproducono in questo periodo la primavera, concentrato di fiori, forme e colori. Non mancano nemmeno i profumi, perché sul tavolo di una maestra, da un vaso pende una bella rosa bicolore che annuso, riportandone un’intensa fragranza. Dato il mio interesse, diverse manine si alzano a raccontare dei fiori che hanno a casa (anche dei soffioni che sembrano un tappeto…) e gli interventi continuerebbero a pioggia, se non suonasse la ricreazione. Beh, grazie maestre e grazie bambini: mi avete regalato una bella soddisfazione. Se invitata, tornerò molto volentieri a raccontarvi come nascono le mie poesie.

Sulle Mamme

Mi trovo sul tablet la poesia di Giuseppe Ungaretti La Madre (composta nel 1930), veramente toccante, considerata in varie occasioni a scuola. Oggi, festa della mamma, scelgo di ricordare le mamme che non ci sono più, perché ognuno ha avuto una mamma, anche se non ogni donna ha generato. Io penso alla mia: Giovanna, battagliera, indipendente, dotata di uno spirito felino come il mio. Ungaretti pensa alla sua, che si chiamava Maria, umile e forte mentre lo attende alle soglie del paradiso, per condurlo davanti al Signore e fargli ottenere la salvezza. Nella visione del poeta, la madre morta diventa un simbolo, un’ esaltazione dell’amore materno: stupenda! Mi fa piacere che venga ricordata, perché molte sono le mamme trapassate, di cui manteniamo un ricordo struggente. Non so cosa succederà nell’aldilà, ma sarebbe sublime riabbracciarle! Anche karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II ne aveva scritta una in ricordo della madre Emilia che inizia così: Sulla tua bianca tomba/sbocciano i fiori bianchi della vita. Poesia di infinita dolcezza. Anch’io ne ho scritte su mia madre. In quella intitolata Eppure sembra ieri, concludo dicendo: Scovo il bene nascosto/nelle piccole cose/un sorriso, una gentilezza,/la bellezza del Creato/che anche Tu hai amato.// A proposito di piccole cose, che fanno bene al cuore, vado al bar Mirò da Gabriella, per una rapida scorsa al quotidiano. Non serve che ordini la consumazione perché sono cliente quasi fissa. La sorpresa arriva disegnata sulla schiuma del cappuccino: AUGURI MAMMA. Ecco, una lodevole attenzione della gentile barista – che è mamma – per un ruolo decantato e talvolta banalizzato, che dura tutta la vita. Le piccole cose sono anelli di congiunzione con gli altri. Grazie Gabry e auguri a tutte le mamme! 🧡

Evviva i Colori

6 maggio, Giornata Mondiale del Colore! Chiunque abbia avuto l’idea – l’Amministrazione Comunale di Parabiago – se non erro, ritengo sia una bellissima idea, perché “I colori ci aiutano a stupirci, emozionarci, ad esprimerci” afferma l’Assessore Benedettelli. Con me è sfondare una porta aperta. Non a caso ho il soggiorno tinteggiato di cinque colori, due dei quali sono i miei preferiti: giallo e celeste, da molto prima di scoprire che sono quelli della bandiera ucraina. Ho cercato di spiegarmelo con una corrispondenza psicologica che attribuisce al celeste un bisogno di pace, mentre il giallo sottintende una propensione energetica. Ricordo che i primi giorni di scuola, durante l’accoglienza per attribuire l’assegnazione dei posti a sedere veniva proposto ai ragazzi un quesito cromatico; in base alla risposta si valutava l’incompatibilità di certi colori e si procedeva a distanziare i soggetti presumibilmente in competizione. La collega che se ne occupava, dati alla mano spiegava anche l’uso dei colori in ambito pubblicitario dove una confezione cartonata di pasta è blu non a caso, perché il blu è un colore che trasmette serenità (chissà se c’entra con le auto blu dei politici…). Certo le tinte fredde sono adottate negli ospedali e credo che nessuno se ne sia lamentato; poi è tutto opinabile. A me non piace il bianco, mi ricorda i camici dei dottori e se non erro credo che geneticamente non esista in natura. Iride, figlia di Titano e della ninfa oceanina Elettra, è la dea greca che annuncia l’arcobaleno; considerata anche la messaggera alata degli dei, ancella di Giunone, regina dell’Olimpo. I sette colori fondamentali visibili nell’arcobaleno sono: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto. Una vita a colori è senz’altro preferibile a un’esistenza grigia. Perciò evviva i colori!

Non si finisce mai di imparare

Pensavo di scrivere qualcosa riguardo Il cinque maggio di Manzoni, ode scritta nel 1821, in occasione della morte di Napoleone Bonaparte, esule a Sant’Elena. Ma oggi 5 maggio 2022 è giovedì, giorno di mercato in paese e la poesia è arcinota. Inoltre anche il mercato può offrire spunti di riflessione e di condivisione spirituale. Infatti, tornando mi imbatto nella signora Bianca, al braccio di Simona; rimasta vedova di recente, Bianca si premura di ringraziarmi per le parole che ho scritto nel necrologio di suo marito Mario Fabbris, persona bonaria e socievole. È una grande soddisfazione per me poter comunicare tramite le parole, una specie di corsia preferenziale, per arrivare al cuore della gente. Non ne ho io il merito, uso il mezzo verbale a me congeniale per connettermi con gli altri. Mi piace anche parlare, senza fare sermoni. Conosco al mercato diversi commercianti che chiamo per nome: Giordano e Riccardo (fiori), Michela (prodotti casearj), Pier (pesce cotto e crudo), Matteo (semi e piantine da orto). Presso il banco di quest’ultimo, parecchio frequentato, mentre aspetto paziente il mio turno noto un cartoncino con la scritta ‘Speciale per la limonera’, accanto a dei semini bianchi che rispondono al nome di lupini. Ne avevo sentito parlare come di un ottimo fertilizzante, che non ha nulla da spartire con il romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia (una povera famiglia di pescatori siciliani); per la cronaca, i lupini sono dei legumi, ma anche dei molluschi. Il buon Matteo mi insegna come trattarli: bollitura di 4/5 minuti in 3/4 litri d’acqua da dare successivamente alla pianta, interrando i lupini. Una ragazza sente le istruzioni e conferma che il trattamento funziona. Non mi serve altro. Torno a casa e procedo. Avanti sera completo l’operazione, sperando in futuri limoni profumati e sodi. Non si finisce mai di imparare.

In ricordo di Gianna De Paoli

Era il 3 maggio, come oggi, del 2014: una telefonata di prima mattina, in un orario inconsueto da parte di una collega mi informa che Gianna, mia coetanea e collega insegnante di Lettere come me, in classi parallele dello stesso istituto comprensivo di Asolo – plesso di Castelcucco non c’è più. Un infarto l’ha stramazzata sul divano di casa, alla soglia dell’agognata pensione. Avremmo dovuto accompagnare le classi terze in Grappa, in una visita di studio che lei stessa aveva pianificato, uscita che si fece comunque con la morte nel cuore, per portare a compimento una sua iniziativa. Una delle tante, perché Gianna era un vulcano di idee, disponibile a scuola e in paese dove si dava senza riserve per buone cause. Adesso ho un suo ritratto in studio, da dove mi sorride incoraggiante. Anche nelle situazioni problematiche durante i collegi dei docenti o nelle dispute scolastiche sapeva sdrammatizzare, inserendo una battuta o una risata risolutoria. Chissà come avrebbe affrontato la Dad e gli effetti della pandemia…anzi no, perché sarebbe stata in pensione come me. Ma un tipo come lei, tutto dedito alla scuola, avrebbe sicuramente supportato i colleghi in servizio. Aprendo qualche testo di storia, trovo talvolta degli appunti scritti con grafia minuta, o dei biglietti di complimenti che non mancava di fare in occasioni speciali. Sarebbe stata un conforto e una stimolatrice di iniziative durante il periodo del riposo professionale, perché lei non si sarebbe riposata di certo, piuttosto reinventata! Cara Gianna, hai lasciato un segno indelebile, delle impronte inequivocabili che illuminano il tortuoso percorso odierno. Sono certa che i colleghi non ti hanno dimenticato, eri troppo forte! Adesso potranno attingere al tuo insegnamento e al tuo stile di vita, corta ma investita alla grande. Grazie Gianna, ciao!

La bellezza del coraggio

Domenica sera primo maggio rivedo volentieri il film drammatico FELICIA IMPASTATO, del 2016, riproposto da Rai 1, sulla morte di Peppino Impastato, avvenuta il 9 maggio 1978 per mano mafiosa. Fallito il tentativo di farla passare per un incidente terroristico e/o un suicidio, grazie alla tenacia della madre, la verità verrà a galla oltre vent’anni dopo, un paio d’anni prima che Felicia venga a mancare per cause naturali. Intanto complimenti al regista Gianfranco Albano che ha riproposto con sobrietà il tragico fatto; poi un encomio superlativo all’attrice Lunetta Savino, che si è calata alla perfezione in un ruolo altamente drammatico, lei avezza a parti leggere. Quando la tivù offre l’opportunità di riflettere e di documentarsi su eventi della storia contemporanea, mettendo l’odience a margine, mi sento coinvolta e ne approfitto per aggiornarmi. Felicia Impastato è stata una donna di grande coraggio, che ha osato opporsi al potere criminale che le ha strappato il figlio giornalista – che attraverso il suo programma radiofonico RADIO OUT denunciava gli abusi del mafioso Gaetano Badalamenti – e ne ha tenacemente difeso la memoria. Ha incarnato la parte buona del meridione, oppresso da omertà e soprusi, in rappresentanza di tante vittime silenziose. Un plauso anche ai palinsesti che nutrono il senso civile. A proposito, trovo opportuna l’idea di Rai 1 di mandare in onda, il mercoledì sera, film destinati a raccontare donne straordinarie; il prossimo sarà THE WIFE -VIVERE NELL’OMBRA, USA 2017, Drammatico, che ho avuto il piacere di vedere sul grande schermo, per condividere l’affermazione: ‘Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna’. Senza nulla togliere agli uomini straordinari, che per fortuna non mancano.

Pasquetta

Luisa mi manda una bellissima foto della chiesetta di San Rocco a Possagno, dove abita e dove io abitai in passato, che mi riporta alla Pasquetta sul colle, di cui conservo piacevole memoria. Premetto che la foto è stata scattata alle 6.20 di venerdì scorso, al sorgere del sole che infatti si vede sbucare da est, stendendo pennellate dorate sui cipressi e il complesso religioso. Dallo spazio semicircolare antistante l’ingresso della chiesa lo sguardo spazia sull’ampio panorama sottostante che procura distensione e benessere. Gli alti e secolari cipressi formano una sorta di corridoio naturale che conduce il fedele in chiesa, ma anche il turista di passaggio è catturato dall’accoglienza del posto. Silenzioso durante tutto l’anno, si anima in occasione di festività religiose che restituiscono ai possagnesi – ma anche ai forestieri che se ne ricordano – emozioni buone e occasioni di incontro. Grazie alla foto, recupero momenti vissuti sul colle, dove con la vecchia Panda color pavone portai anche Luna col cucciolo Astro che ora ha 18 anni. Un altro momento vissuto festosamente è il giorno dopo ferragosto, che coincide con la ricorrenza di San Rocco, che ha dato il nome al colle: una rimpatriata paesana, per gustare insieme pranzo e giochi all’aperto, ovviamente dopo la funzione religiosa. Ma il tempo talvolta guastò la festa: un anno scese dal cielo una grandinata che lasciò il segno sulla capotta della mia auto nuova per molto tempo, finché il carrozziere non ci pose rimedio. Un angolo del colle che mi è molto caro è la grotta della Madonna, ai cui piedi ho deposto anch’io selezionati pensieri e preghiere. Beh, che dire: il programma di oggi mi porta a Crespano, ma sono lieta di essere stata mentalmente lassù dove mi propongo di ritornare. Da sola oppure in compagnia, perché San Rocco a Possagno è un angolo di paese che in ogni stagione profuma di meraviglia.

“Pasqua”, secondo Ada Negri

Non sapevo che la mia omonima Ada Negri (Lodi, 3.2.1870 – Milano, 11.1.1945 ) fosse ritenuta la “poetessa della classe operaia” e la “maestra proletaria” perché denunciava, attraverso la scrittura la miseria contadina. Tutta colpa del mio nome che non mi è mai piaciuto: palindromo (si legge da destra e sinistra allo stesso modo), troppo breve, carico di ricordi angosciosi legati alla prematura scomparsa di zia Ada a 19 anni… Adesso devo pacificarmi, anche grazie alla poetessa di simpatie comuniste che, col trascorrere degli anni, divenne più intimista. Tra l’altro, è stata la prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Stamattina leggo sul tablet la sua poesia “Pasqua”, dedicata alla rinascita, quattro strofe di quattro versi endecasillabi ognuna, con rime incrociate. L’inizio è da palcoscenico: Io canto la canzon,/ di primavera,/andando come libera gitana/in patria terra ed in terra lontana,/con ciuffi d’erba ne la treccia nera./ Anche il seguito non è male, ma consiglio di andarselo a vedere per non influenzare troppo con il mio punto di vista. In sintesi, il testo si offre al lettore come un canto di vita, dove la poetessa si identifica in una “libera gitana”, personificazione della primavera. Ho già scritto della simpatia che nutro per le donne libere, evidenziata in una mia poesia intitolata PALCOSCENICO, a corredo di un campo di papaveri. L’invito a godere della natura si espande nel giorno di Pasquetta, quando la gente si abbandona alle scampagnate, tempo permettendo. La bella stagione è avviata, pur con i ripensamenti climatici e le intemperie umane. Il rinnovo della natura, sotto gli occhi di tutti e la resurrezione divina celebrata oggi sono un doppio dono che ci predispone al bene. La poesia di Ada Negri ci ricorda l’inestimabile valore della rinascita e della pace. La cultura può fare miracoli, insieme con la fede. Buona Pasqua a tutti! 🌷

Il silenzio è d’oro

Ricevo un messaggio con questo breve testo: “È il giorno del silenzio. Tutto tace: neanche le campane battono più le ore”. Dei girasoli con un fiocco color ecru decorano l’augurio di Buon Sabato Santo e la data odierna, 16 aprile. Il girasole è simbolo di rinascita; l’ho scelto un paio di anni fa come icona del mio blog. Ho scoperto di recente che è il fiore simbolo dell’Ucraina. Il silenzio è in tema con la morte di Cristo ed è ingrediente indispensabile per fermarsi, riflettere e pregare. Un mio collega di Educazione Musicale diceva che anche il silenzio è musica e non potremmo apprezzare le note se non fossimo in grado di apprezzare il silenzio. Non sono in grado di argomentare sull’argomento, ma provo ad esprimere delle impressioni. C’è silenzio e silenzio, il mio preferito è quello non imposto ma costruito da dentro, base per: riflessioni, dialoghi con se stessi, premessa per organizzazioni future, atmosfera creativa, recupero dell’equilibrio…e relazione con il soprannaturale. Devo indagare se qualche artista se n’è occupato, ma immagino proprio di sì. Adesso che ci penso, la biblioteca di Bassano del Grappa, che frequentavo di giovedì mattina quando insegnavo (perché il giovedì era il mio giorno libero) era tappezzata da molti pannelli con scritto SILENZIO a caratteri cubitali (poi qualcuno faceva rumore sbattendo lo sportello del deposito cose personali). Va da sé che il silenzio è d’obbligo in ospedale e chiesa, dove tuttavia non è scontato che si mantenga. Insomma, più facile parlarne che esercitarlo. Voglio pensarlo come il fratello gemello della parola, spesso sovrabbondante e perciò poco considerata. Io che scrivo devo stare attenta di non esagerare. Concludendo, ho bisogno di entrambi: del silenzio e delle parole. Sperando di non fare danni.

Desiderio di Pace

“l want peace” (Io voglio la pace), dice un bimbo biondo di circa dieci anni, in un video dell’UNICEF trasmesso stamattina, a corredo di un elenco di guasti compiuti dalla recente guerra in Ucraina. Non riesco ad annotare le cifre del disastro, ma registro che sono state bombardate 750 scuole (meglio se mi sbaglio per eccesso). In Italia sono arrivati 30.000 bambini, i più vulnerabili tra le persone costrette a subire le conseguenze del conflitto in corso. Come il bimbo biondo intervistato, anch’io vorrei per Pasqua che questa brutta pagina di storia terminasse. Anche in paese sono ospitati dei ragazzini ucraini, inseriti a scuola media. Sono certa che gli insegnanti si fanno in quattro per fornirgli continuità didattica, per quanto possibile e farli integrare nel gruppo classe. Il che è un’ottima cosa…ma non sono a casa loro. A proposito di casa, non mi sono mai sentita così convinta di starmene a casa mia, anche in previsione delle prossime festività pasquali. Saranno gli effetti del covid, dell’età che avanza, dei postumi dell’intervento, dell’isolamento cui siamo stati costretti per due anni…sta di fatto che non mi sento mortificata a starmene a casa mia, sotto il glicine che sta fiorendo, le pratoline che vivacizzano il giardino, i canarini che cantano e i bombi che borbottano di fiore in fiore. Oggi poi ho ricevuto le sospirate copie del mio ultimo lavoro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che presenterò il mese prossimo e che mi riporta a scuola, dove mi sono costruita, grazie all’attenzione e all’impegno del mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial. A me è successo per fortuna in tempo di pace. Voglia il Cielo che i bambini ucraini possano scordare questo periodo di afflizione e godere presto della Pace.