Valeva la pena fare un viaggio nell’Agordino, di per sé meta paesaggistica attraente. Ma l’obiettivo ha un nome: Rex, il cane kazako arrivato lo scorso febbraio a Taibon grazie a Flavio che ha trovato in Tania la giusta destinataria. Le premesse che si trattasse di un “angelo peloso” non erano esagerate. Io non sono una cinofila, però mi sono emozionata mentre lo accarezzavo e mi leccava le dita. Una creatura scesa dal cielo sulla terra, per emanare bontà e benessere. Non abbaia quasi mai: ascolta, osserva, gioca, ama. Il suo sguardo – il muso è di un pastore australiano – concentra il passato di sofferenza e condensa la fiducia nel futuro. Ecco il resoconto del viaggio. Pantenza tranquilla, fermata a metà strada per sentire scrosciare il torrente Cordevole. Ma è nuvoloso e il tempo non induce a trattenersi. Procediamo fin quasi alla meta, dove sorge il primo e unico problema: un sacco di vie e insegne riportano il nome/cognome Soccol, che è anche quello di Tania. Gianni, l’autista/pilota delega la consorte Lucia a interpellare il navigatore che non collabora. Per un po’ giriamo a vuoto, finché imbocchiamo la strada giusta, che assomiglia a un tornante. Vediamo la casa rosa, incastonata nel verde come una dimora delle fate. Finalmente siamo a destinazione. Tania ci viene incontro gioiosa e ci fa strada (in montagna è tutto stretto e alto). Dentro ha realizzato un museo domestico con svariate opere, perché trattasi di un’artista eclettica, tra l’altro grande ammiratrice di Vincent Van Gogh. Ma il capolavoro è lui, Rex! Lo tra le mani e gli parlo. Praticamente non mi lascia più. Dimena la coda a pennacchio e si divide tra me e Tania, mentre la solerte Lucia scatta qualche foto. L’emozione del suo abbraccio mi accompagna per il resto della giornata che prevede una puntatina a Canale d’Agordo per salutare Mariuccia, ‘in servizio’ da Ben perché il fratello Flavio è ripartito per il Kazakistan giusto stamattina. Ci troviamo al bar dove ci raggiunge anche Adriana, la ‘zia’ di Ben, lei sì cinefila e appassionata di gatti: quattro donne che dialogano cordialmente. Sisto, marito di Mariuccia è assente giustificato, in quanto fa compagnia a Ben. Gianni si defila e lo recuperiamo in macchina dopo una mezz’oretta, pronto per rimettersi al volante, da bravo pilota. Piove con decisione. Ma il cuore canta.
Categoria: Emozioni e pensieri
Calla o Giglio del Nilo
La Calla è uno dei fiori più eleganti che esistano. Il suo nome significa ‘bello’ ed è un simbolo di prosperità e di bellezza materna. Si racconta che i suoi fiori siano nati dal latte materno di Era, dea della creazione e della terra. Nella mitologia, quello stesso latte materno ha dato origine alla Via Lattea che vediamo in un cielo stellato. Nella mitologia romana, la Calla è simbolo di virilità e di amore passionale, per la forma dello spadice al centro del fiore. La sua forma a imbuto e l’odore gradevole le conferiscono un inestimabile pregio nel mondo floreale. Originaria del Sudafrica, fiorisce da metà primavera a inizio estate, ai bordi di laghetti, stagni e ruscelli. I fiori sono utilizzati anche recisi e si mantengono freschi per molti giorni. Le foglie sono grandi e verdi, a forma di freccia. I giardinieri dei primi del ‘900 chiamavano la Calla “Il fiore della linearità modernista” perché, con le sue linee composte e semplici, interpretava perfettamente l’idea di sobrietà. La Calla divenne così il simbolo del periodo Liberty. Io amo tutti i fiori. Anni fa, a Caorle ho fotografato una bellissima Calla, cercando di coglierla da sotto. Ne è scaturita una poesia che ho inserito nella mia raccolta Natura d’Oro che riporto. Calla La tua forma/rammenta/un calice d’eleganza/un cocktail di prelibatezza/un battistero naturale/dove immergere/pensieri grigi/e prelevare/una collana di perle.//Su Instagram ho postato il quadro di Noè Zardo che ha dipinto un gruppo di Calle Soavi, utilizzando “i pastelli acrilici abbracciati dai preziosi oli”, perché un pittore è anche un poeta.
Vite spezzate
Ci sono delle notizie che mi lasciano esterrefatta (sconcertata, trasecolata) per l’alto tasso di incoscienza. So che il male esiste dai tempi di Caino, ma in alcune circostanze sembra che le vittime, spesso giovanissime se se lo vadano a cercare. Penso ai tre ventenni – Luigi, Sara e Karina – morti sabato in provincia di Brindisi nella Porsche a noleggio che sfrecciava a 250 km orari. Chissà se le ragazze erano spaventate oppure eccitate dalla folle velocità. C’è quasi da augurarsi che fossero ‘brille’ e non si siano rese conto che andavano incontro alla morte. Ma penso anche ad Alessandro, 22anni colpito da un coetaneo con quattro fendenti, tre al torace e uno all’addome che lotta tra la vita e la morte. Successo a Castelfranco Veneto, a due passi da casa ieri mattina, fuori dal locale Playa Beach dove era andato per divertirsi. Dramma nato a causa di una discussione per il posto prenotato con un gruppo di ragazzi di origine nordafricana. La lite è culminata con l’omicidio di Lorenzo, 20 anni, residente a Trebaseleghe. La parola ‘divertimento’ coniugata con ‘morte’ fa rabbrividire. La sindaca di Trebaseleghe, Antonella Zoggia parla di “Vuoto educativo e relazionale”. Il sndaco di Castelfranco, Stefano Marcon propone azioni “Per contrastare la violenza”. L’interrogativo sul disagio giovanile va esteso a tutte le entiàtà educative, a partire dalla famiglia. “Dobbiamo lavorare tutti assieme per capire le ragioni e poi individuare soluzioni che possono passare solo attraverso il dialogo”. Nulla da eccepire. Però dialogare deve iniziare molto presto, direi perfino dalla culla. Perché poi si scontra contro un muro di silenzio. Oppure di cemento.
Tempo di fragole
Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!
Compleanno…recuperato! 💐
Mi sento in colpa, vergognosamente in colpa: ho dimenticato il compleanno di Lisa, che era quattro giorni fa. Lei, creatura discreta e dolce non me l’ha ricordato e io ci sono cascata. In effetti il 29 mi ricordava qualcosa, ma in questo periodo sono presa da storie di cani. Anche lei ne ha una, Nina, una bassottina nera che è un amore, soprattutto da quando in casa è entrata Viola, una gattina recuperata qualche mese fa da Roberta, la sorella, più di là che di qua. È evidente che condivido con le due amabili sorelle l’amore per gli animali e per i fiori. Infatti la loro casa è un garden domestico curatissimo, innestato dall’amore per la natura di Bruna, la loro mamma che ho avuto il piacere di conoscere. Comunque l’incontro con Roberta risale a qualche anno fa ed è stato favorito dalla letteratura. È andata così: andavo a Savona per la premiazione del Concorso Letterario Insieme nel Mondo, viaggio piuttosto lungo con partenza da Castelfranco, dove conosco Lisa diretta a Como. Lei mi dà subito una mano, perché sono piuttosto impacciata a destreggiarmi tra orari, cambi, pensiline e quant’altro. La cosa rassicurante è che tornerà tre giorni dopo, giusto come me che facevo quel viaggio per la prima volta (ne seguiranno altre due). Ritrovarsi e parlare durante il ritorno a Castelfranco è stato così piacevole e coinvolgente… che ci siamo dimenticate di scendere e abbiamo prolungato il viaggio fino a Montebelluna dove il capo stazione ci ha rassicurato che il treno avrebbe fatto dietrofront e saremmo potute scendere a Castelfranco. Ovviamente con un po’ di ritardo. Non so se Lisa abbia raccontato subito com’è andata. Comunque è stato l’inizio della nostra amicizia, estesa poi alla mamma Bruna e alla sorella Roberta, inclusi i gatti e la cagnolina. Sono contenta che il caso ci abbia messo lo zampino, perché il seguito è stato in crescendo. Lisa e Roberta sono persone speciali che mi apprezzano e mi sostengono. Sono onorata – ancorché smemorata delle date – della loro preziosa amicizia. Auguri in ritardo, cara Lisa! 💐
Blog e blogger
Il 2 maggio è la Giornata dei Blogger, nata nelle Filippine il 2 maggio 2010, a Cepu, grazie al movimento World Bloggers Day. Non lo sapevo, ma lo scopro perché, scorrendo sul tablet vedo il mio logo. Sorrido di compiacimento e riconosco che è una piccola conquista scrivere ininterrottamente un pezzo da quasi cinque anni. Infatti il mio blog verbamea (blog significa diario) è nato il 27 giugno 2020, pertanto a breve compirà un lustro! Grazie a Manuel che ha curato l’esordio e grazie ai lettori che mi corrispondono, sia in privato che in pubblico: Lucia, Francesca, Adriana B., Lina, Martina, Sara, Compagni ex Brocchi ’72…Novella, Pia, Mariuccia, Marta, Wilma, Adriana P., Rossella, Marcella, Lisa e Roberta, Tania, Nadia, Erica, Lara, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Flavio, Massimiliano, Aldo, Manuel da Sydney. Dietro le quinte, ma sempre graditi quelli che leggono e basta, che conosco oppure no e che costituiscono la rete affettiva di sostegno. Per me scrivere è una liberazione e una gratificazione, una ‘malattia’ come diceva il mio prof. Armando Contro ma anche una ‘cura’, come gli rispondevo io. È la cosa più importante e piacevole che faccio ogni giorno, tra l’altro senza incomodarmi perché l’argomento da trattare mi arriva dal video o spulciando il giornale. Pertanto oggi è una specie di gradito buon compleanno digitale. In generale, i profili più amati dagli Italiani sono calcio, vip e cultura. Il mio è ‘sui generis” a cavallo tra attualità, cultura e privato. Non ho motivo di espanderlo e non mi interessa essere ‘influencer’ di chichessia. Mi basta comunicare e coltivare… i germogli del mio giardino, parafrasando il titolo del mio romanzo Dove i Germogli diventano Fiori. Per la cronaca, il mio profilo Instagram collegato al blog, segnala che sono seguita da 44 persone, con 105 follower e 1780 post. Ogni tanto qualcuno si defila e qualcun altro si aggiunge, per scelta o per complicazioni indotte dal gestore. A me basta mantenere la corrispondenza con chi lo desidera. Grazie a chi c’è! Ad altiora!
Suore in fuga dal convento
Il Gazzettino titola Suore di clausura in fuga dal convento: “Il clima e diventato insopportabile”. Nell’immediato sorrido, forse immaginando una motivazione di natura sentimentale, subito rientrata, tanto che le suore hanno segnalato il proprio gesto ai Carabinieri, onde evitare chiacchiere. Cinque suore di clausura (su 27) hanno abbandonato il loro convento cistercense, a San Giacomo di Veglia di Vittorio Veneto (Treviso) a causa di “tensioni insopportabili” createsi dopo l’arrivo di una Commissione Religiosa Ispettiva che ha portato all’allontanamento della badessa. Attribuivo la parola ‘commissariato’ a certi comuni corrotti, ma evidentemente il suo uso vale anche per comunità che immaginavo ‘Al di sopra di ogni sospetto’. Comunque la tensione creatasi all’interno del monastero dura da un paio d’anni. Immagino la sorpresa dei Carabinieri a cui le suore si sono presentate, prima di riparare in un altro luogo, tenuto segreto. Suor Aline Pereira, la giovane badessa è stata rimossa dall’incarico e sostituta da madre Martha Driscoll, 81 anni. Dopo la sostituzione, “la situazione è diventata insostenibile” raccontano. Scontro generazionale, gelosie? Dipende dal monastero anche un vigneto da cui le monache ricavano un prestigioso vino bio, che potrebbe risentire della complessa situazione. Questo fatto si aggiunge al timore che altre religiose seguano l’esempio delle cinque ‘rivoltose’. In un mondo capovolto, questa notizia non dovrebbe quasi fare notizia. Però mi spiace sapere che in un luogo destinato alla pace aleggi la miseria umana. Ma è umano anche indignarsi, se la sopraffazione serpeggia tra le celle.
Gazebo e gazebo
Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡
Bolle e Caravaggio
Oggi Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 e celebrata ogni 29 aprile in tutti i paesi del mondo. Stasera “Viva la danza”, l’omaggio di Roberto Bolle su Rai1, dalle 21.30. La danza è tra le arti più antiche rimaste fino ai giorni odierni. Tersicore è una delle nove muse della Mitologia greca, protettrice della Poesia corale e della Danza. Soggetto caro al Canova, solitamente è rappresentata mentre suona la lira, accompagnando con la sua musica le danzatrici. Roberto Bolle (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) è considerato uno dei ballerini più famosi al mondo, diventato contemporaneamente Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York. Da quanto ho capito, l’evento d stasera vedrà l’atletico ballerino danzare dinanzi a quadri di Caravaggio, il che estenderà il piacere estetico a vari ambiti. Anche negli spettacoli precedenti, Bolle si era esibito con l’intenzione di avvicinare l’arte tutta alla gente, obiettivo che gli fa onore. Ha ottenuto un grande e meritato successo che suppongo doppierà. Quella di stasera è una delle rare occasioni in cui la performance di un artista, accompagnata da selezionata musica e coreografie spettacolari entra nelle case. Da tempo mi ero segnata la data e non mancherò di gustarmi il tutto. Sarò di sicuro in buona compagnia. Viva la danza!
Il Rogito di Papa Francesco
Mi ha incuriosito il documento inserito all’interno della bara di papa Francesco, chiamato ‘Rogito’, parola usata solitamente in ambito notarile per concretizzare un trasferimento di proprietà. Questo è il ‘Rogito per il Pio transito’, documento che riporta la vita e le opere del Pontefice, in originale Latino e chiuso in un tubo di metallo sigillato, deposto ai piedi di Francesco, insieme con una borsa di monete e le medaglie coniate durante il suo pontificato. La sera del 25 aprile, durante il rito della chiusura nella Basilica di San Pietro, presieduto dal cardinale camerlengo, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche ha dato lettura del Rogito che ripercorre la storia di Bergoglio, in sintesi una biografia ecclesiastica. Ho cercato il testo del documento da cui estrapolo i seguenti passaggi: “Abitava in un appartamento e si preparava la cena da solo perché si sentiva uno della gente. Fu un pastore semplice e molto amato nella sua Arcidiocesi, che girava in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus. Fu eletto Papa il 13 marzo 2013 e prese il nome di Francesco, perché sull’esempio del santo di Assisi volle avere a cuore anzitutto i più poveri del mondo. Sempre attento agli ultimi e agli scartati dalla società…”. Ai sacerdoti raccomandava di esercitare il sacramento della misericordia, parola che deriva dal latino “misereor” (avere pietà) e “cor-cordis” (cuore); in sostanza significa “cuore compassionevole”. Lascio ai lettori cercare altri passaggi. Per quello che mi riguarda, siccome Jorghe Bergoglio, laureato in Filosofia nel 1963 presso il Collegio San Giuseppe di San Miguel in Argentina era anche scrittore, Lo considero un Maestro che mi consente di ripassare la lingua latina nella versione ecclesiastica, utilizzata nel rito romano dalla Chiesa cattolica per scopi liturgici. (Per inciso, si distingue dal latino classico per alcune variazioni lessicali, una sintassi semplificata e pronuncia all’italiana). Il 16 marzo 2017 Papa Francesco ha ricevuto la laurea honoris causa in Medicina dall’Università di Salerno, che rappresenta la più antica scuola di medicina al mondo, perché riconosciuto quale “medico delle anime”. Grazie Franciscus, anche oggi hai ampliato il mio sapere e nutrito la mia anima.
