Nespolo Festoso… e Buon Natale 🎄

Cari Lettori, Buon Natale! Oggi sarò breve, ma non voglio mancare al consueto appuntamento. Se volete, potete aggiornarmi voi su come state trascorrendo questo giorno speciale. Ho pensato per tempo a un dono fatto in casa: una poesia con foto. È successo così: in un angolo destinato all’orto dove vado a raccogliere la salvia c’è un Nespolo giapponese, sorprendentemente fiorito a Dicembre. Sta lì da qualche anno, ma non mi ero mai accorta prima della specialità di fiorire col freddo, diversamente dal Nespolo comune. I fiori sono piccoli e profumatissimi, riuniti in grappoli. Ho pensato che fa da contrappeso all’Abete addobbato. Di conseguenza, mi sono venuti i seguenti versi, che intendo augurali e che vi dedico: Nespolo Festoso In questo giorno speciale/non voglio essere banale/evito auguri confezionati/tanto quanto regali pagati./Cerco qualcosa riposto/tra le pieghe della mente/da offrire serenamente/a chi considera le parole./Non è tempo di viole/a DIcembre infreddolito/ma il Nespolo è fiorito/per intenerire il cuore./Bianco di un solo colore/il grappolo profumato/compete con l’Abete variegato/per infondere puro amore//. Buone Feste

Passaggio del testimone

Gabriella passa il testimone. Dopo quindici anni di onorato servizio al Bar Caffetteria Mirò si ritira a vita privata. O quasi, nel senso che non è ancora da pensione. Le spiace lasciare il lavoro di barista che considera come un figlio – parole sue – ma si illumina al pensiero che avrà finalmente sabato e domenica liberi, un miraggio dopo una vita fatta dietro il banco. Seconda di sei fratelli, si è allenata al contatto con il pubblico già in famiglia, dato che ha appreso l’arte dai genitori. Il suo è uno dei tre locali dislocati in piazza, con una affezionata clientela. Molto cordiale la gestione della titolare, che accompagna la consumazione senza lesinare sorrisi e due chiacchiere, tanto che la sosta va ben oltre la lettura del quotidiano. Così almeno è stato per me, che considero il bar anche una fonte di informazioni sul paese. Me ne farò una ragione. Gabriella è una persona ancora giovane, che dimostra meno dell’età anagrafica. Si merita una seconda giovinezza e di prendersi qualche libertà che finora si è negata per gestire il locale che apre molto presto. Tanto i clienti affezionati non scappano e in qualche modo mantengono i contatti. Intanto possono lasciare un saluto nella scatola che Gabriella ha predisposto con la scritta: “I vostri pensieri saranno i miei ricordi”. Sabato sera aspetta tutti per un brindisi di saluto. Ci saremo! 🥂

Dottori a 4 zampe

All’ospedale Bellaria di Bologna è stata concessa la laurea a cani e gatti che aiutano i pazienti oncologici a stare meglio. La “pet therapy” con i pazienti oncologici, avviata un anno fa con il progetto “Quattro zampe per la vita” ha riconosciuto dottori a 4 zampe una trentina di dogtors a fianco dei pazienti. Non si tratta ovviamente di una laurea universitaria, ma di un riconoscimento per il prezioso lavoro svolto in terapia assistita con gli animali (TAA). Una bellissima idea, con la benevolenza di San Francesco. Leggo a riguardo l’articolo di Helmut Falloni in CRONACHE di ieri sul Corriere: mi complimento per avere avviato e realizzato il progetto con Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento oncologico Ausl di Bologna, a favore dei suoi pazienti e dei cani, che ama da sempre. “Loro sentono cose che noi umani non riusciamo a percepire. A cogliere…”. Immagino il sollievo morale e fisico che una bestiola può donare. Sto leggendo FRANCESCO di Aldo Cazzullo e scopro che il santo scrisse il famoso Cantico delle Creature quando era quasi cieco. Ebbe l’idea di comporre l’opera, non in latino ma nella lingua del popolo perché “adorava godere del creato, alzare lo sguardo al cielo, dialogare con gli animali”. Il buon seme dà frutto.

Tango, che passione!

In tempi ormai remoti ero una provetta ballerina di liscio. Vinte un paio di gare di ballo, custodisco una coppa in studio e l’altra, più elaborata in cantina. Il mio ballo preferito era il tango, che continua ad agitarmi dentro, anche se non ballo più. Il tango argentino interpretato ieri sera dalla coppia Andrea Delogu e Nikita Perotti durante la finalissima di Ballando con le Stelle è stato semplicemente strepitoso. Avrei voluto interpretarlo io, che da bambina volevo fare la ballerina. L’accompagnamento musicale fa da giusta cornice alla danza piena di mosse e contromosse, colpi di testa e di gambe, acrobazie incredibili, come la spaccata di Andrea – ci ho messo un po’ a capire che è la donna nella coppia – sospesa tra due sedie. Non sono resistita fino alla fine del programma, a notte fonda e ho appreso il risultato stamattina. Favorite erano Francesca Fialdini e Barbara D’Urso, piazzatesi rispettivamente al seconda e terzo posto. Non sapevo quasi nulla della Delogu, che ha dimostrato grande talento e capacità di reagire alla perdita del fratello, successa durante le ultime puntate. Interessanti anche i suoi trascorsi, resi noti con limpidezza. Bravissimi i rispettivi partner, sebbene in questa danza di fuoco sia la donna a fare la differenza, a parere di ex tanghera.

Pio Zardo. Un artista, un uomo

“Angeli in festa” è il titolo dell’opera di Pio Zardo, Tav.112, riportata nel volume PIO ZARDO Una Vita per la Pittura Una Pittura per la Vita, di Franca Tonelli, presentato il 2 Dicembre scorso a Mussolente e il 10 Dicembre a San Zenone. Nella varietà dei soggetti rappresentati nei dipinti dal Maestro, immagino che l’Angelo suoni la tromba per ringraziarlo di avere usato sensibilità e talento a favore della bellezza e dello spirito. Nella poderosa biografia, moltissime sono le tavole che coprono un arco di tempo lungo una vita: dal periodo torinese alla maturità artistica. Tra le mie preferite: La mamma Emma, La moglie Maria, Dolce riposo (in copertina), Il Patriarca Bepi, La sposa dall’abito nero, Eleganza, Donna in nero con un filo di perle, Estate, In posa, Presepe… ce ne sarebbero molte altre, ma lascio al lettore indagare. Pio ha trasmesso l’indole artistica ai figli Marta, Noè e Ruben, come documentano le Tav. 25, 26 e 27. La nipote Veronica De Martin ha curato il progetto grafico e la composizione dell’opera. L’autrice Franca Tonelli racconta in punta di piedi la storia privata e artistica di Pio che le confida: “…quello che sono ora: vecchio sì, ma contento della vita che ho vissuto… piena di fatiche e difficoltà, è vero, ma anche di gioie e soddisfazioni: la mia famiglia, il mio lavoro, la pittura”. Appropriato il sottotitolo Una Vita per la Pittura, Una Pittura per la Vita. Onorata di avere conosciuto Pio, che leggeva i miei post. Grazie all’artista e all’uomo. 🌻

Lingua italiana cercasi

“Un libro come una palestra per allenare la nostra lingua” è il testo che seleziono oggi dal Corriere, per le mie riflessioni. L’autore è Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo, una “piazza virtuale” per amanti di libri, arte, cultura. L’autore parte dal fatto che troppe parole straniere sono entrate nella nostra lingua nazionale, snaturandola. Aggiunge gli errori macroscopici commessi nella scrittura che potrebbero essere evitati con un adeguato allenamento. Nasce così “501 quiz sulla lingua italiana”, una sorta di book – game per sopperire alle fragilità linguistiche di molti connazionali. Se fossi ancora in servizio come insegnante di Italiano, sicuramente me lo procurerei. Passo la parola alle giovani colleghe. Piuttosto mi soffermo sulle considerazioni dell’autore, che condivido: “…italiano…il primo prodotto del Made in Italy, un’opera d’arte costruita per durare. E proprio come difendiamo le nostre eccellenze dalle contraffazioni, ritengo che abbiamo il dovere di difendere la nostra lingua dall’impoverimento estetico – culturale con tutti i mezzi a disposizione”. Leggere questo pezzo mi ha restituito l’orgoglio di parlare Italiano, la quarta lingua più studiata al mondo – dopo inglese, spagnolo, cinese – e parlata da circa 85 milioni di persone al mondo (65 milioni di madrelingua). Numeri confortanti che fanno onore al Belpaese.

In tema di regali

Sono piuttosto refrattaria alle feste natalizie, specie se esaltano l’immagine a scapito del significato. Perciò mi sono ripromessa di non fare regali e di donare, se possibile un’emozione. A riguardo ho in cantiere una poesia illustrata che recapiterò a tempo debito. Domenica scorsa, nela Piazza dell’Amicizia a Castelcucco c’erano le casette con esposti vari prodotti artigianale, tra cui oggetti fatti con la cera. Mi sono innamorata di un angioletto che ho acquistato per Gina, la nonna di Manuel, arzilla 95enne che segue il programma Forum come me. Ieri ho avuto prezioso ospite Manuel, suo nipote che ha consegnato il piccolo dono a Nadia, la madre che stamattina lo ha messo nelle mani di Gina, lasciandola… “a bocca aperta”, testuali parole di Nadia. L’angioletto, simbolo di pace, protezione e salute è stato posto sul comodino. Mi ha procurato grande soddisfazione sapere di aver meravigliato Gina, un concentrato di simpatia e una testimonianza di sana longevità. Temevo fosse un oggetto puerile… ma poi mi sono ricreduta, ricordando che le due età contrapposte della vita si assomigliano. Infatti, nonostante le differenze, infanzia e vecchiaia condividono vulnerabilità e dipendenza, favorendo legami intergenerazionali che arricchiscono molto.

Le “fratture” della mente: cura

Per andare al bar, passo davanti alla cartoleria. Nell’espositore per i giornali, a caratteri cubitali leggo il seguente titolo: “Depressi a 10 anni. Nella Marca in cura 724 ragazzi”. Rabbrividisco e mi auguro sia una esagerazione, meglio se una fake new, cioè una bufala. Però so che il malessere generale è aumentato dopo la pandemia, specie tra i giovani. Ma anche gli adulti non se la passano bene, tra problemi privati e globali. Raggiungo il bar e mi ritiro in lettura nella saletta appartata, cercando una buona notizia, che trovo a pag. 39 del Corriere, nell’articolo: Le “fratture” della mente si curano con arte e bellezza. Già il titolo mi rincuora, perché ci credo. Sì tratta del progetto Art4Mind della Fondazione Policlinico Gemelli che prevede laboratori creativi, guidati da un team di artisti per stimolare i pazienti tramite: poesia, scrittura creativa, teatro, fotografia. Diverse estati fa, a Lignano partecipai a pagamento ad un Corso di scrittura creativa che diede il via alla mia produzione letteraria. Ricordo la soddisfazione nel vedere il mio racconto pubblicato in una piccola antologia realizzata per i corsisti. Da allora, non ho più smesso, perché scrivere è ciò che mi rappresenta meglio. Non una malattia, ma senz’altro una terapia.

Incontro conviviale

Domenica luminosa… e festosa! Sotto la tensostruttura in Piazza dell’Amicizia a Castelcucco si celebra la Festa della Terza Età, cui partecipo anch’io. Ad occhio oltre cento persone, tra uomini, donne e una decina di volontari addetti al servizio. Brusio di fondo, teste calve e canute chine sui lunghi tavoli rivestiti di rosso. Arriva l’antipasto che profuma di funghi e polenta, un appetitoso assaggio, per non compromettere i primi piatti: risotto con radicchio e gnocchi al ragù. Parte una musica di sottofondo del tutto superflua, perché coperta dal chiacchiericcio esorbitante. Io però non parlo, osservo e fisso qualche impressione da utilizzare poi nel post. Arriva anche il secondo: vitello, cotechino con erbe e purè (ovvio che salto la cena). In prossimità della cassa, intravedo Antonella, la vicesindaca di lilla vestita, che più tardi passa a raccogliere i soldi. L’ex sindaco, Adriano Torresan sta al banco di mescita. Suppongo ci sia anche il sindaco Paolo Mares, ma difficile scorgerlo tra questa marea. Dato che diverse persone escono con borse e scatole in mano, suppongo che sia possibile acquistare il cibo anche da asporto. Buono a sapersi. L’incontro conviviale è senz’altro riuscito. Se ci siamo ritrovati in tanti per pranzare insieme, significa che in tanti godiamo di buona salute. Deo gratias!

Il “re del make-up”

Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!