Il sesto mese dell’anno ci porterà l’estate che per molti significa vacanze. In un saluto mattutino leggo “Benvenuto Giugno, il mese del mare, del grano, del sole, delle ciliegie…”, elementi accattivanti a poterseli permettere. Con le ciliegie di casa è andata male, ma ho ricevuto in dono un vasetto di marmellata di ciliegie nostrane, che da qualche parte non hanno subito i danni del maltempo. Il grano non mi compete, ma sta maturando. Il mare di Caorle e Bibione è là che mi aspetta: conto di andarlo a salutare entro fine mese. Da ieri il sole c’è e scalderà pure parecchio, mettendo in moto milioni di Italiani per il ponte del 2 Giugno. Io potrò finalmente godermi l’ombra del Glicine abbarbicato sui pali del gazebo di legno, una postazione privilegiata per osservare, leggere, scrivere. Poco fa ci ho steso il bucato, intriso della fragranza dell’ammorbidente. Per completezza, dovrei accennare anche agli aspetti negativi del mese: mosche, zanzare, scooter rombanti, rumori molesti e altre ‘amenità’ che sono una inezia, se paragonate a comportamenti pesantemente lesivi. Mi riferisco alla violenza digitale di chi (un insegnante!) osa minacciare la figlioletta della premier Giorgia Meloni che mi pare di una gravità enorme. Non si capisce perché, poi. Che il caldo dia alla testa? Nel mio privato, l’altra mattina mi sono presa da deficiente da un’ automobilista che voleva parcheggiare accanto al mio posto, senza aspettare che facessi la retromarcia, per evitare carezze alla fiancata, dato che si immetteva di tutta fretta. In quel frangente il sole era alto e forte. Vuoi vedere che l’alta temperatura favorisce i colpi di testa? mi sono detta. Quando ero in servizio, ricordavo spesso ai miei alunni che il verbo deficere – da cui deriva l’aggettivo deficiente – significa mancare, essere privo di. Pertanto alla signora nervosa al volante sicuramente facevano difetto la buona educazione e la pazienza, per affidarsi alla violenza verbale. Chi si cela dietro la tastiera per lanciare i suoi strali velenosi, più che un leone è un violento che si nasconde dietro l’anonimato.
Categoria: Emozioni e pensieri
95 candeline per il grande Clint!
Divo senza divismo: mi piace questa definizione di Clint Eastwood che oggi compie 95 anni, di cui 70 dedicati al cinema. “Mi fermerò quando non avrò più nulla da imparare” è il suo obiettivo, coltivato con invidiabile dinamismo. Musica la sua prima passione, è considerato una delle figure più rappresentative della cinematografia internazionale. Attore e produttore, nel corso della sua lunga carriera ha vinto cinque Oscar, sei Golden Gloobe e tre Davide di Donatello. Anche il suo privato è interessante: sposato due volte, ha otto figli (sei femmine e due maschi), il più giovane dei quali, Scott ha 39 anni e ha seguito le orme del padre come attore, mentre Kyle è musicista e compositore. Clint ha lavorato con Sergio Leone in passato in numerosi film western, diventando successivamente regista e produttore. Tra i suoi film ho presente “Milioni Dollari Baby” (2005), premiato per la regia e “Gran Torino” (2008), nella classifica dei migliori film del poliedrico artista; “Il texano dagli occhi di ghiaccio” è un film del 1976 diretto e interpretato da lui che ha gli occhi azzurri/grigi/verdi. Al netto dei film western, che non sono il mio genere preferito, apprezzo molto l’evoluzione dell’artista impegnato a trattare tematiche sociali e i contrasti della società americana con molta sobrietà. Ovviamente ne ammiro anche la longevità, vissuta ancora da protagonista. Ho una grande ammirazione per i grandi vecchi, ex giovani e adulti che si sono adattati ai cambiamenti del corpo, coltivando mente e spirito. Mi incuriosisce anche il contrasto tra il carattere “timido e scontroso” che gli viene attribuito e le molte opere cinematografiche riuscite. Un suggerimento per operare in profondità, senza perdersi in chiacchiere? Un dono di natura, frutto anche di un lungo lavoro su se stesso. Complimenti e Auguri, grande Clint!
Signora solitudine
Di prima mattina, dopo aver ‘foraggiato’ i miei tre gatti, mi occupo dei canarini, due coppie nella voliera piuttosto grande che sta in ripostiglio, accanto alla cucina. Per conciliargli un buon risveglio, accendo una radiolina che trasmette musica, stamattina la canzone “Bella signora”, testo scritto da Mario Lavezzi e Mogol nel 1989 e interpretato da Gianni Morandi. Il brano è noto anche col nome “Signora Solitudine”. Curiosa l’associazione vita in gabbia e lo stato di isolamento, lamentato oggigiorno da molti. Per fortuna uno dei due pennuti comincia a cantare e mi convinco che gradisca le mie attenzioni. Più tardi li porto sotto il portico per godersi aria e sole. Ho pensato spesso al testo della canzone, che è un invito a non piangersi addosso e convivere, se capita con lo stato di isolamento, purché non assoluto. Un po’ come capita ai canarini, privati della libertà cui fornisco qualche conforto. A tutti capita di vivere situazioni esistenziali pesanti, giovani e vecchi compresi. Forse sarebbe utile parlarne di più e magari cercare insieme soluzioni. Giusto ieri ho sentito da un opinionista che accettare di avere un problema è già averlo per metà risolto. Certo di primo acchito la solitudine fa paura, ma riempirla in qualche modo potrebbe dare sollievo. Ognuno dovrebbe per tempo pensare come: musica, lettura, pittura, scrittura, animali… quando la compagnia viene meno. Perché niente è eterno, volenti o nolenti le persone si dileguano. Un passaggio della canzone, a mio dire profonda dice: Parlami di te, bella signora/Del tuo mare nero nella notte scura/Io ti trovo bella, non mi fai paura/Signora solitudine, signora solitudine/. Una solitudine ‘affollata’ potrebbe essere un buon compromesso, assodato che “La peggior solitudine è non essere a proprio agio con se stessi” (Mark Twain).
Effetti (e difetti) dei social
Sul settimanale ‘il venerdì’ di Repubblica del 23 Maggio leggo due articoli ravvicinati e in apparenza contrastanti. A pag.62, “I nonni al cellulare invecchiano meno”, di Martina Saporiti; a pag.64, “Più siamo social meno saremo socievoli. Perché?”, di Giuliano Aluffi. Prima di entrare nel merito dei due testi, la mia scelta viaggia sempre equidistante dagli estremi, influenzata dal motto di Aristotele In media res stat virtus, ovverosia la virtù/verità sta nel mezzo. Riguardo al primo articolo, uno studio di neuropsicologi su Nature Humane Behaviour sostiene che il maggior uso della tecnologia è associato a una riduzione del rischio di declino cognitivo del 58 per cento, addirittura più dell’attività fisica (35:percento). Ne segue che gli srumenti digitali possono giovare in attività mentalmente stimolanti e sostengono le connessioni sociali. Personalmente sono d’accordo per la ‘ginnastica mentale’ ma ho dei dubbi riguardo le relazioni sociali. Nella comunicazione digitale si perdono molti segnali: espressioni facciali, gesti, toni di voce che allontanano l’empatia “emozione complessa che richiede tempo e attenzione” come sostiene il giornalista americano Nicholas Carr, autore del saggio Super Bloom. Le tecnologie di connessione ci separano? (Raffaello Cortina). Il volume consta di 316 pagine, per me troppe da leggere. Ma condivido il pensiero che i social media favoriscono l’ansia e l’insicurezza. “Trasformano la nostra identità in un contenuto da valutare attraverso il numero di like, commenti e follower”. Sono scomparsi i confini tra socialità e solitudine, da riequilibrare. Appropriato l’invito di tornare a rieducarci. Magari facendo una passeggiata in compagnia o una chiacchierata a quattr’occhi.
Una famiglia cancellata in pochi secondi
Non riesco immaginare un dolore più grande di quello di una madre che perde un figlio. Alaa Al-Najjar ha perso nove dei suoi dieci figli: solo pensarlo annienta la capacità di comprensione. Tra venerdì e sabato un raid israeliano fa strage in una casa a Khan Younis. Lei, pediatra all’ospedale Nasser era al lavoro. Salvi solo il marito Hamdi, collega e uno dei dieci bambini, Adam, ricoverato in terapia intensiva. Il più grande aveva 12 anni, il più piccolo meno di un anno. Quando ha visto i corpi carbonizzati dei figli, la dottoressa ha perso i sensi. Poi ha dovuto riconoscere i figli, prima di avvolgerli nel sudario, come si fa a Gaza, rimasta senza bare. Nonostante le incombenze legate a una grande famiglia, la dottoressa ogni giorno si occupava dei piccoli martoriati della striscia. “Un atto deliberato di insondabile brutalità contro i bambini, le famiglie palestinesi e l’umanità stessa” afferma il comunicato dei medici. Immagini terribili ci invadono ogni giorno e la cancellazione di un’intera famiglia non rallenta il genocidio. L’operazione lanciata dall’esercito israeliano solo una settimana fa non si ferma. I militari assicurano che stanno ‘solo’ cercando di spingere la popolazione nelle zone designate. L’area di Khan Yunis è una zona di combattimento pericolosa e i civili sono stati invitati a lasciarla. D’acchito io lo farei. Ma con dieci figli, la scelta di abbandonare il proprio ‘nido’ sarebbe decuplicata, omettendo l’amor patrio. Spero che rimangano in vita almeno i due familiari di Alaa e che lei trovi la forza di andare avanti. Cessi la guerra e avanzi la Pace.
Il mare non c’entra
Fato, destino, malasorte… chiamatelo come volete, ma quello successo ieri mattina a Pinarella di Cervia sembra la beffa del destino che trasforma una breve vacanza in una tragedia assurda. Una ruspa travolge e uccide Elisa Spadavecchia, 66 anni, ex insegnante di Inglese del Liceo Quadri di Vicenza, in pensione dal 2019. Sì trovava in Romagna in un tratto di spiaggia libera, all’altezza del bagno 70 per trascorrere il weekend al mare con il marito, un ufficiale dei Carabinieri in congedo. L’incidente è avvenuto poco prima delle 11, sotto gli occhi increduli dei presenti. L’uomo alla guida del mezzo, sottoposto a fermo, ha un precedente per omicidio stradale per un episodio accaduto nel 2022. Dettaglio inquietante: la ruspa non era autorizzata ad operare sulla spiaggia, in quanto “I lavori di spianamento della duna sono terminati da settimane” ha dichiarato Fabio Ceccaroni, presidente della Cooperativa bagnini di Cervia. La tragedia ha suscitato una ondata di commozione e anche di sdegno, espressa dal sindaco di Cervia Mattia Missiroli in questi termini: “È inaccettabile che in un fine settimana di Maggio, con le spiagge affollate di turisti, un mezzo meccanico possa accedere liberamente all’arenile”. A parte i lavori abusivi, ma dove aveva la testa l’investitore? E la povera collega, come mai non ha sentito il rumore del mezzo in azione? Indossava forse le famigerate cuffiette? Immagino la soddisfazione di godersi qualche ora al mare, prima dell’avvio della stagione, per risparmiare qualcosa ed evitare l’affollamento dei periodi di punta. Magari anche per motivi di salute, volti a recuperare il benessere psico – fisico. Arcinoto che gli insegnanti non sono strapagati e spesso sono provati dall’esercizio di una professione sempre più impegnativa. Sono molto rattristata. Credo che lo sia anche il mare.
‘Casa dolce casa’ 🏠
Filomena Morra, 79 anni dorme sui cartoni nel suo negozio di merceria perché le hanno occupato la casa. Succede in una frazione di Pozzuoli. Vengo a conoscenza di questo fatto durante la trasmissione “Diario del giorno”, mentre tento di riemergere dal mio riposino pomeridiano. Vorrei che fosse un brutto sogno, invece non è neanche una novità. Era successo in altre occasioni, quando il titolare dell’abitazione era in ospedale, oppure assente. “Una signora di passaggio mi ha avvertita: guarda che ti stanno occupando casa” racconta, mentre Filomena si trova al lavoro nella sua merceria. Dettaglio: potrebbe essere l’unica in regola tra gli inquilini dello stabile. Buttata fuori dal suo appartamento, assegnatole nel 1987 è costretta a vivere nella merceria, tra l’altro attenzionata dalla malavita, col timore che potrebbero sottrargliela per destinarla ad attività illecite, se lascia incustodito il locale. Povera signora, costretta a dibattersi tra il timore di non recuperare la sua dimora e l’ansia di perdere il negozio. Non so come mi comporterei, se mi capitasse qualcosa del genere. Pare che per liberare un appartamento occupato abusivamente con minori (anche se di altri) ci vogliano addirittura dieci persone; ciò rende difficile l’operazione, senza considerare la scarsità di forze dell’ordine. Mi risulta che la casa di proprietà rappresenti per molti il risultato di impegno e sacrificio pluridecennale. Lo è stato per me che ho affrontato un mutuo di quindici anni e svariate spese extra. Tutt’ora mi sorprendo di avercela fatta. “Casa dolce casa” è un’espressione che non ha bisogno di spiegazioni. La casa rappresenta un luogo di sicurezza, di intimità e di identità: un riflesso di noi stessi. Chi la occupa abusivamente, infrange l’art. 614 del Codice Penale. Se va bene, in due-tre anni il danneggiato rientra. Auguri, Filomena!
Gli amici ungheresi
Gli argomenti più gettonati dei miei post riguardano l’attualità e le emozioni. Cerco di mantenermi in equilibrio quando i fatti sono spinosi, anche perché non sono una opinionista, ma semplicemente una persona che ama scrivere. Protagonisti del mio privato sono spesso i gatti e i fiori, di rado le mie amicizie. Oggi però è una giornata “storica” perché incontro Helena, Imre e Balazs/Biagio Matern, motociclisti ungheresi, amici di mio padre Arcangelo, mancato oltre 44 anni fa (il 2 aprile 1981). “ARCANGELO TI RIKORDIAMO SEMPRE FAMIGLIA MATERN” impresso sulla lastra tombale in cimitero a Possagno conferma che il filo della memoria è indistruttibile. L’amico spassoso sulle due ruote ha lasciato orme profonde. Da donna, non ho ereditato lo spirito sportivo di mio padre. Però sono contenta che lui abbia seminato tanta simpatia. Grata agli amici ungheresi, gli dedico il post odierno, tradotto per loro in inglese dal talentuoso Manuel che si trova a Sydney. Ritornati per una gita in terra veneta, non parlano italiano e io non parlo inglese. Tuttavia “Google traduttore aiuta e poi improvvisiamo”, scrive Biagio in italiano, “meccanico di motociclette”. Sara Cunial fa da preziosa interprete, il tempo scorre piacevole e veloce. Una visita in cimitero, dove Helena depone due mazzi di fiori, uno per mamma Giovanna e uno per il “globetrotter su due ruote”. Imre ascolta e pensa. A breve compirà 77 anni e non va più in moto. Ma custodisce un patrimonio di memorie e di amicizie. Durante i viaggi con la Laverda 750 – ora cimelio nel Museo Laverda di Breganze (VI) – Arcangelo li ha incontrati e si sono rivisti in vari raduni motociclistici, tenendo alta la fratellanza sportiva. In molte occasioni mi sono sentita ‘fuori del giro”, essendo donna e zero sportiva. Sono riconoscente a queste brave persone di avermi contattato, nel ricordo di mio padre. Con l’augurio che ogni viaggio sia portatore di salute e benessere.
Mandria di cavalli sfortunata
Il cavallo è un animale superbo. L’altro giorno ha compiuto trent’anni Varenne, il mito del trotto. Secondo un test psicologico fatto online, tra quattro animali proposti mi identificavo in un cavallo. Il che mi ha sorpreso, perché mi ritengo molto felina. Comunque sono innegabili qualità concentrate nel cavallo, animale intelligente e sensibile: forza, eleganza, indipendenza… però non è immortale, ed anzi come gli umani talvolta è anche sfortunato. Come è capitato alla mandria di cavalli colpita da una tempesta di fulmini nel Frosinone. Rifugiatisi sotto un faggeto durante un temporale, 33 cavalli – tra cui diversi puledri – sono morti fulminati. Il sindaco Francesco Di Lucia ha dichiarato: “Purtroppo eventi simili sono già accaduti, soprattutto con greggi di ovini. Questa volta è toccato ai cavalli, e la perdita e’ enorme per l’allevatore e per tutta la comunità”. Gli animali pascolavano liberi, secondo una tradizione antica che unisce natura e cultura, una pratica sostenibile, ma esposta ai pericoli della natura incontrollabile. Immagino la scena che si è presentata agli occhi dei Forestali. Il maltempo non ha risparmiato neanche alcuni rapaci, colpiti dai fulmini. Negli Stati Uniti i casi sono più frequenti, ma questo non consola. Considerati animali d’affezione, anche se certi sono allevati per la carne molto energetica che contiene grandi quantità di ferro, sono molto dispiaciuta. Penso a mia nipote Cristina che contribuisce al mantenimento di Egoist, un cavallo di 24 anni. Penso alla canzone “Furia, il cavallo del west” cantata da Mal e pure alla serie televisiva “Furia”. Anche al cavallino di legno ‘spingi e vai’ su cui mio figlio piccolo cominciava a ‘pedalare’. Dolcezza e tristezza si mescolano. Un nitrito di cavalli echeggia nell’aria.
Santa Rita e le rose 🌹
In coda al TG1 Mattina il pensiero è dedicato a santa Rita da Cascia che ricorre domani, giorno della sua morte il 22 maggio 1457 (era nata nel 1381 a Roccaporena, frazione del Comune di Cascia). Non sapevo che il suo nome fosse Margherita, cognome Lotti. Beatificata da papa Urbano VIII nel 1626, è stata canonizzata da papa Leone XIII nel 1900. Agostiniana, come il neoeletto papa Leone XIV. Copatrona di Napoli, è considerata la santa degli impossibili, ricordata da papa Francesco come “donna, sposa, madre, vedova e monaca”. Tra i pochi santi sposati (fu sposa e madre prima di prendere i voti) è invocata come protettrice dei matrimoni e delle cause perse. Mia madre le era devota, fors’anche perché era nata appunto il 22 maggio. E poi c’entra la rosa rossa, con le sue spine, simbolo di Rita da Cascia, in ricordo della rosa fiorita sotto la neve che una parente le portò insieme a due fichi, prima della morte. Pertanto, da allora santa Rita è associata alle rose. In omaggio alla santa, domani si benedicono le rose, tradizione religiosa che si svolge in diverse chiese. I fedeli le portano a casa, come segno della protezione di santa Rita. Questa mi è nuova, ma spero che la benedizione si espanda fuori della chiesa e iinondi i giardini, compreso il mio. Non ne ho molte, ma quanto basta per accomoagnarle ad altri fiori recisi per il mio bouquet. La rosa non è il mio fiore preferito, perché appesantita dalla nomea di essere la regina dei fiori, e a me le gerarchie non piacciono. Comunque in giardino ho delle varietà antiche, una profumatissima color ciclamino e una di tonalità gialla, i cui fiori si aprono al mattino e si chiudono la sera. In zona orto – più giardino che orto – c’è la varietà Colombo, a stelo lungo e fiore color corallo. Notevole! 🌹
