Talvolta, la lettura di un articolo mi lascia un retrogusto. Succede con quello che leggo sul settimanale il venerdì, dal titolo: La scuola di uncinetto mette ai ferri i cellulari, di Gabriella Cantafio. Gli studenti della Scuola Media di Cerro Veronese (Verona) sono diventati protagonisti di un corso di uncinetto, su idea dell’insegnante Anna Zampieri che aveva appreso l’arte da sua nonna magliaia. Proposto come attività facoltativa a scuola, un pomeriggio alla settimana, una ventina di adolescenti tra gli 11 e i 13 anni, intreggiando fili scoprono il piacere della lentezza e a riordinare pensieri. Un paio di decenni fa, tenni un corso di Propedeutica al Latino ad una decina di studenti, cui partecipò anche mio figlio. Per dire che c’è posto per chiunque abbia qualcosa di interessante da proporre. Senza negare l’apporto della tecnologia, che non è nemica, tutt’altro. La didattica del futuro già si avvale di aule immersive, robotica e stampanti 3D perché “L’uso responsabile del digitale supporta l’attività manuale che stimola lo sviluppocognitivo” dice il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Borgo Chiesanuova. Ci sono gli elementi per riappropriarsi del passato, guardando al futuro. Peccato che l’operazione non sia né semplice e né scontata. La didattica creativa è sempre vincente, se proposta con intelligenza e con lo sguardo lungo. A metà degli Anni Sessanta ero studente delle medie e durante l’ora di Applicazioni tecniche (la materia allora si chiamava così) realizzai non uno, ma 11 centrini all’uncinetto per i comodini delle camere di casa che mia madre apprezzò molto. Non altrettanto l’insegnante che mi diede un modesto 6, perché si trattava, a suo dire di lavoro ripetitivo. Tuttora mi dissocio dal suo giudizio che mi penalizzò in futuro, perché appesi l’uncinetto al chiodo. Mi esercitai in seguito sui tasti della macchina da scrivere e poi sulla tastiera del computer. Se la robotica bussa alla porta, la faccio accomodare.
Categoria: Emozioni e pensieri
Fiori = Emozioni
A malincuore stamattina metto mano ai bouquet del mio compleanno (sabato scorso) per selezionare i fiori recisi ancora vitali. Le piante fiorite hanno vita più lunga. Devo dire che i tulipani bianchi e gialli reggono ancora, i due girasoli pure, mentre le fresie azzurre hanno chinato il capo. Inevitabile anche per loro, la scadenza temporale. Ieri in giardino erano sbocciati tre tulipani rossi che stamattina sono chiusi. Infatti il tempo è imbronciato e a momenti piove. Se l’erba non fosse bagnata, avrei provveduto al primo sfalcio che ovviamente slitta. Ho sentito di sfuggita le previsioni per la prossima settimana che sarà comunque perturbata, sebbene con temperature in aumento. “Il tempo non si è mai sposato, per questo fa quello che vuole” è un modo di dire ironico, ma rende l’idea della volubilità del tempo che in una giornata alterna sole e pioggia, caldo e freddo. L’ho sperimentato ieri quando ho trasferito in terra la piantina di Ginestra regalatami da Adriana: il sole sulla schiena era veramente gradevole. Verso sera ho trasferito nell’aiuola alta di metallo il Myosotis donato da Sara mentre riprendeva a pioveva. Comunque ho fatto in tempo a raccogliere dei piccoli Giacinti blu e Narcisi gialli che solo a guardarli mi fanno sorridere. Il profumo poi è delizioso e non irritante come quello dei deodoranti per ambienti. Mi viene in mente il titolo di una mia mostra di foto e poesia allestita anni fa in paese – era il 2018 – intitolata FIORI COLORI PENSIERI accompagnata da un’intensa poesia di Alessandro Baricco che riporto: A volte le persone non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni. I fiori, profumati o meno continuano ad emozionarmi, con qualunque tempo, di qualunque forma e colore. Sono un bene di Dio. 🌷🌻🪻
Flower Farm/Azienda Floreale
Sul Corriere di qualche giorno fa leggo l’articolo di Sara Armellin: ‘Coltivare fiori antichi le fattorie di colori’ dedicato alla ‘Flower Farm’, azienda agricola rispettosa dell’ambiente che si occupa di piantumare fiori di varie specie, concedendo agli appassionati di andare a vederli durante la fioritura e a raccoglierli spontaneamente. ‘Zia Nina Flower Farm’ a Breda di Piave precisa: “Coltiviamo fiore antichi in modo etico e sostenibile, a chilometro zero, nel rispetto della natura e della stagionalità di ogni varietà selezionata” su 15.000 metri quadri di terra incontaminata; campi fioriti come spazi esperienziali in continua evoluzione. Mi piace molto l’idea dell’auto raccolta in campo, uno spazio dove condividere l’amore per i fiori. Sul posto vengono proposti corsi di formazione per tutti e si può imparare l’arte della composizione floreale “In un’atmosfera gioiosa e rilassante”. Una realtà che rappresenta il punto di riferimento per l’arte floreale rivolta soprattutto al mercato locale di fioristi e privati. L’articolo è corredato di foto che accentuano la simpatia per il prodotto. Mi risulta che la maggior parte dei fiori arrivi dall’estero dove sono coltivati con sostanze da noi proibite. Quindi dal punto di vista commerciale, suppongo che un’azienda agricola di questo tipo non sia propriamente vantaggiosa… ma dal punto di vista sensoriale non c’è dubbio. Mi propongo di visitarne una. Ricordo che durante il colloquio di terza media, a diversi candidati chiedevo di parlare di Ikebana, l’affascinante arte di comporre i fiori in vaso che arriva dal Giappone. Non occorrono fiori ricercati, quanto la capacità creativa di combinare proporzioni e colori secondo un sistema ternario a formare un triangolo: il ramo più lungo rappresenta il cielo, il più corto la terra e quello intermedio l’uomo. Un’arte decorativa che è pure una filosofia, per vivere in armonia con noi stessi e col mondo che ci circonda. Grazie ai fiori! 🌻🌷🪻
Omaggio a Dante
L’aggettivo supremo/sommo usato nel post di ieri riferito al bene della vita, mi torna utile anche per il post odierno, dedicato al ‘sommo poeta’ cioè Dante Alighieri di cui oggi ricorre il Dday. La data del 25 marzo corrisponde infatti al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante – il vero nome è Durante; Alighieri è un patronimico da Alighiero, suo padre – si perde nella ‘selva oscura’ cioè inizia il viaggio che ha dato origine alla Divina Commedia. La ricorrenza è stata istituita dal Ministero della Cultura per commemorare nel 2021 il 700esimo anniversario della morte del poeta, avvenuta a 56 anni, in esilio a Ravenna nella notte tra il 13/14 settembre 1321. L’occasione richiede che vada a rivedermi il padre della lingua italiana. Ma tralascio la Divina Commedia, il suo capolavoro e considero la Vita Nova/Nuova che ritengo più vicina alla mia sensibilità. Il titolo significa sia “vita giovanile” che “vita rinnovata dall’amore” per Beatrice. Si tratta di un’opera che combina prosa e poesia: 25 sonetti, 5 canzoni e 1 ballata per un totale di 31 componimenti. Dante parla dell’amore idealizzato per Beatrice con un nuovo stile, usando l’amore come mezzo di elevazione morale. Non sarebbe male che lo spirito di quello che è considerato uno dei più grandi poeti di tutti i tempi stemperasse il nostro turbolento quotidiano.Tanto gentile e tanto onesta pare è forse il componimento più noto di Dante, tra quelli composti durante la giovinezza, compreso nel cap. XXVI della Vita, il vertice della poesia stilnovista. Riporto la prima strofa, a beneficio del lettore: Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia quand’ella altrui saluta,/ch’ogni lingua devèn tremando muta,/e li occhi no l’ardiscon di guardare.// Certo ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma l’amore tiene sempre banco.
La vita, bene supremo
Papa Francesco, dopo 38 giorni di ospedale è stato dimesso dal Policlinico Gemelli ed è rientrato a Santa Marta, un edificio alberghiero situato all’interno della Città del Vaticano, presso la Basilica di San Pietro. È stato un paziente per due volte in pericolo di vita, pertanto la riabilitazione non sarà breve. Il pontefice, in ‘convalescenza protetta’ proseguirà le terapie respiratorie e motorie, evitando i ritmi lavorativi ai quali era abituato e gli incontri troppo affollati. Speriamo. Al Corriere della Sera, il cardinale Michael Czenny dichiara che il Papa: “È un po’ debole ma è lui”. Ovviamente ne parlano tutti i media. Durante il telegiornale di stamattina, un ospite della trasmissione, parlando della salute la definisce: “Bene supremo” e l’aggettivo mi colpisce. Durante l’ora di Educazione alla Cittadinanza/Educazione Civica, da insegnante ho spesso richiamato l’articolo 32 della Costituzione Repubblicana dedicato alla Salute, bene individuale e collettivo. Sono andata a rileggermi l’articolo che parla di: “Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi l’aggettivo supremo vale come alternativa a fondamentale. Del resto, sinonimi di supremo sono massimo, sommo, assoluto. Senza farne una questione etimologica, l’aggettivo supremo a mio dire rende bene l’idea che senza la salute, tutti gli altri beni sono in subordine, compresa la libertà di agire. Mi sovviene il brano, magistralmente interpretato da Shirley Bassey La Vita dove l’artista sottolinea che non c’è niente di più bello della vita e “non ce ne accorgiamo quasi mai”. Mi risulta che Papa Bergoglio ami la musica e sicuramente conoscerà questa stupenda canzone, un inno alla vita. Bentornato, Papa Jorge!
PRIMA DOMENICA DI PRIMABERA
Mi alzo sotto l’effetto del benessere procurato dall’incontro con il gruppo allargato di persone care che ieri pomeriggio hanno festeggiato il mio compleanno nella gelateria San Gaetano da Mariano a Castelcucco. Pensavo a una rosa di persone, invece alla fine si è costituita un’allegra brigata, come mi piace definirla, con una new entry: Nadia, la mamma di Manuel. Lui mi telefona da Sydney mentre sto dalla parrucchiera (qua sono le 10.30 di mattina, là le 20.30). Rivedo le gradite presenze che ringrazio in una foto scattata da Adriana: Erica, Marta, Marcella, Francesca, Lucia, Pia, Serapia, Nives, Sara, Veronica e Gianpietro, unico graditissimo uomo in un ‘gineceo’ aperto anche ad altri maschi, altrimenti impegnati. Comunque l’intrattenimento è stato quantomeno piacevole, sebbene il contesto non consentisse di fare delle ‘conferenze’. Ci scambiamo opinioni sul quotidiano, scoprendo che Nadia è un’ex allieva di Serapia: un tuffo nel passato alla fine degli Anni Settanta quando l’architetta insegnava Educazione artistica alle medie e Arte alle Magistrali nel collegio delle suore a Crespano. Dalla porta o dalla finestra, la Scuola entra sempre nei nostri discorsi. Tra i presenti, Veronica è la più giovane insegnante in servizio, mentre Adriana conta i mesi per passare il testimone. Io e Gianpietro abbiamo già dato e ci godiamo la pensione, fase della vita apprezzabile se si è in buona salute psico-fisica. In un angolo del divanetto – ci sono stati riservati tre tavolini – depongo i vari doni, soprattutto fiori che amo: tulipani gialli, fresie azzurre, gerbere, ranuncoli, un’orchidea svettante, un’azalea focosa… anche un tulipano di stoffa azzurro e oggetti legati al mondo della natura, gatti compresi, l’altra mia passione. In un bigliettino appuntato sulla carta che avvolge una piantina è sintetizzato lo spirito dell’incontro: “Un piccolo dono per la mia amica Ada, con cui condivido la bellezza del creato, l’amicizia, la lettura e l’arte in se”. Le parole amicizia e condivisione rendono bene l’idea alla base del mio invito, cercato per dare e per ricevere. Di mio offro un segnalibro confezionato per l’occcasione che ha sul davanti la foto di un pesco in fiore e sul retro una poesia intitolata Anni e Fiori, di cui riporto la terza strofa per chiudere il post odierno: Gli amici sono/un bouquet di/fiori variopinto/nel labirinto/delle relazioni/. Posso dire di godermi un sacco di fiori e dei buoni amici.
GODIAMOCI IL BELLO
Pensavo di dedicare il post odierno alla Giornata Mondiale dell’Acqua, ma sono in forte ritardo e viro sulla Laurea Honoris Causa assegnata a don Antonio Mazzi, 95 anni, fondatore di Exodus, comunità nata nel 1984 a Milano che si occupa di accoglienza e di tossicodipendenti. Il famoso sacerdote confida serenamente di essere stato uno scolaro ribelle, bocciato in terza media per cattiva condotta. Esemplari le sue parole: “E mia mamma, diversamente dalle mamme di oggi che accusano i professori, la scuola, il governo, il mondo, si è presa tutta la colpa lei”. In un altro passaggio aveva detto che la mamma usciva piangendo dopo il colloquio con gli insegnanti. L’Università della Tuscia che ha conferito il premio rende pubblica la motivazione che: “Intende celebrare l’eccezionalità dell’opera di don Antonio Mazzi nell’ambito della comunicazione”. Dal canto suo don Antonio ribadisce che: “Vorrei ridare senso alle parole, all’informazione digitale, alla comunicazione, ai rapporti tra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”. Diavolo di un prete, mi viene da dire, tra l’altro operato all’anca a 90 anni a Bassano dal dottor Giovanni Grano, come me. Lo ammiro profondamente, per il suo coraggio, per porsi a servizio degli altri ed anche per come testimonia senza fitri la sua esperienza umana, a partire dagli esordi scolastici deludenti. Anche se oggi verrebbero valutati con metro diverso. In ogni caso, da ex insegnante condivido in toto la critica delle entità nominate per scaricare responsabilità individuali. Educare rimane un impegno da spartire soprattutto con la famiglia, mentre alla scuola compete in primis l’istruzione. Al limitare della vita – tuttora di impegno attivo – don Mazzi può contare su altri titoli di prestigio in pedagogia e scienze sociali, guadagnati tutti sul campo. Una bella carriera professionale, che ci induce a: “Capire quanto la fantasia della vita possa scavalcare ogni nostra immaginazione. Godiamoci il bello e lo strano dei fatti quotidiani”.
Poesia Protagonista
Oggi 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 per promuovere il dialogo, la promozione interculturale e perfino la Pace. Data la situazione mondiale, deduco che ci siano pochi poeti, specie nelle alte sfere. Non mi resta che sperare in un cambio della situazione e nell’aumento dei poeti. Da parte mia coltivo il genere soprattutto di recente, forse più ‘in linea’ con l’età adulta, mentre mi dedico alla scrittura in prosa da sempre. Questione di feeling e di tempo: adesso lo gestisco da pensionata e me ne occupo volentieri. Ho poesie un po’ dappertutto; ogni tanto partecipo a qualche concorso, ma senza brama di vittoria. Mi gratifica l’apprezzamento di qualche lettore e il piacere che posso dare tramite le parole. Un amico artista, nella comunicazione mi riserva l’appellativo ‘Poetessa”: bontà sua, lo ringrazio, sebbene il riguardo mi sembri eccessivo. Comunque con le parole mi sento a mio agio. Non è un caso che il mio blog si chiami verbamea – verba=parole in latino – e quello parallelo verbanostra, in conduzione con le colleghe/amiche Francesca, Sara, Valentina, Veronica ed Elisa che saluto e invito ad alimentarlo. Dedicarsi all’arte, in qualsiasi forma richiede tempo e ‘passione’, non si può fare a comando. Perciò non ho prodotto una poesia per oggi, ma stimolo i lettori a farlo. Sotto la cenere, arde il fuoco: non servono patenti per emozionare. Dopotutto la parola, il linguaggio verbale è ciò che ci distingue dagli altri animali. Lo asseriva anche Cicerone, nel suo forbito latino: Quid esse potest in otio aut iucundius aut magis proprium humanitatis quam sermo facetus ac nulla in re rudis?/ Cosa ci può essere di più piacevole nel tempo libero o di più peculiare di una persona colta di un conversare garbato ed elegante sotto tutti gli aspetti? Poeti, fatevi avanti!
BENVENUTA PRIMAVERA!
BENVENUTA PRIMAVERA Quest’anno l’equinozio di primavera arriva prima, oggi 20 marzo alle ore 10.01 e 21 secondi (la mia collega di Scienze saprebbe spiegare perché, mentre io sorvolo per beata ignoranza). E’ il momento che chiude definitivamente la stagione invernale e inaugura quella primaverile. Questo nel nostro emisfero settentrionale, mentre in quello meridionale corrisponde all’inizio dell’autunno (chiederò conferma a Manuel che si trova in Australia). La data di questo evento astronomico non è fissa e di solito cade tra il 19 e il 21 marzo. In definitiva, è il momento in cui la lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte, il sole splende più luminoso e gli alberi iniziano a germogliare. Si guadagnano in media 4 minuti di sole al giorno fino al 21 giugno. Non a caso la primavera viene identificata con la bella stagione, della rinascita… e pure quella della mia nascita, dato che compio gli anni domani (auguri graditi ma non obbligatori). Scopro che oggi è la Giornata internazionale della felicità. Lo sento per radio di primo mattino, ribadito dal video durante il telegiornale delle sette. Istituita dall’Assemlea generale delle Nazioni Unite il 28 giugno 2012, rappresenta un momento per riflettere sull’importanza della felicità nelle nostre vite. (Per inciso, pare che il giorno più felice dell’anno sia/sarà il 20 giugno, quindi non siamo lontani… e San Felice è da quelle parti, il 29 luglio). Tornando alla felicità, molti sono i sinonimi e mi concentro sui tre che condivido: serenità, soddisfazione, benessere. Nel testo che accompagna un messaggio odierno leggo: “La felicità è fatta di piccole cose, di presenze, di abbracci, di sorrisi…che scaldano il cuore”: un po’ banale, ma piuttosto realistico. I miei studenti a scuola avevano realizzato due cartelloni distinti per Emozioni e Sentimenti. In psicologia la felicità viene associata a un insieme di emozioni che procurano benessere in quantità. Ovidio, il poeta romano del mito e dell’amore diceva: “Felice colui che osa difendere con forza ciò che ama”. Per quanto mi riguarda, i fiori e i gatti contribuiscono a farmi sorridere sempre, cui aggiungo la presenza fisica o affettiva di qualche selezionata persona; non ultima la scrittura, sia attraverso il blolg che in altre forme espressive. Approfitto per ricordare che domani 21 marzo sarà la Giornata Mondiale della Poesia. Un buon motivo per sorridere ed essere contenti.
Tregua e San Giuseppe
Non riesco a scollegare la telefonata Trump – Putin con l’odierna festa del papà, pensando a quanti capifamiglia si è risucchiata la guerra in corso da oltre tre anni. Pare che il lungo colloquio tra il Presidente americano e il capo del Cremlino sia andato bene: ci sarà un cessate il fuoco, ma solo parziale. L’affermazione del leader russo: “Oggi il mondo è diventato un posto molto più sicuro” non mi rassicura affatto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che dobbiamo prepararci alla guerra. Anzi no, le sue parole sono: “Entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa” che è cosa assai diversa da offesa. Se gli Stati Uniti d’America intendono toglierci l’ombrello protettivo, mi pare sensato pensare a come difenderci da eventuali aggressioni. Riarmo sì, riarmo no… intanto i droni continuano a volare sopra le nostre teste. A Gaza è finita la tregua e attacchi israeliani sulla Striscia hanno provocato oltre 400 morti, tra cui oltre 130 bambini. Sono numeri da brivido. Mi sembra che solo il Papa, dal suo isolamento ospedaliero forzato al Policlinico Gemelli pensi seriamente alla Pace, invocando la Misericordia di Dio tramite la Madonna, Regina della Pace. Sono disarmata sull’argomento e fatico a tenere viva la Speranza, come risaputo “ultima dea”. Il mito greco di Pandora andrebbe attualizzato, perché il vaso contenente tutti i mali del mondo, anziché svuotarsi ne ha introdotti altri, a getto continuo. Vorrei che fossero finalmente versate lacrime di gioia, perché delle altre tracimano i fiumi. Magari San Giuseppe, il modello di tutti i papà può fare un miracolo.
