Adorabili gatti neri

Di primo mattino Erica mi aggiorna che oggi è la Festa Nazionale del Gatto Nero, messaggio che gradisco perché il gatto è l’animale che preferisco e si merita che gli dedichi un post. Al momento ne ho tre: Fiocco di pelo rosso, Pepita bianca e grigia, entrambi di tre anni e mezzo, Grey tigrata, di dieci anni. Prima di loro c’era Puma, che non a caso avevo chiamato così per il manto nero. Una sua bella fotografia riempie il salvaschermo del tablet che ho spesso sottomano, così mi pare che sia ancora tra noi. Era arrivata a casa mia malaticcia e ha avuto una vita breve, ma posso assicurare che emanava solo positività, contrariamente a quanto si riteneva nel Medioevo del gatto nero. Anzi, secondo me aveva una marcia in più, perché percepiva dove il mio corpo fosse più fragile e vi si acciambellava. Diverse mattine me la sono trovata sotto le coperte, all’altezza dell’anca artrosica, in seguito operata. Nerina, ovviamente nera è la gatta di Vilma ed ha la bellezza di 18 anni ben portati che le auguro di incrementare. Suppongo che ci siano diversi gatti neri nelle nostre abitazioni, spero ben trattati. La giornata odierna ha lo scopo di far conoscere “i numerosi pregi di questa pantera in miniatura, contrastare false dicerie e vecchie superstizioni” secondo l’AIDAA {Associazio Italiana Difesa Animali ed Ambiente). Il grande Leonardo Da Vinci, a ragione affermava che “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro’. Senza distinzioni sul manto.

Sindrome di Medea

Sindrome di Medea. In psicanalisi, il desiderio materno di uccidere i propri figli. Il riferimento è all’omonima tragedia greca di Euripide dove Medea, abbandonata dal marito Giasone, per punirlo uccide i figli avuti da lui. La tragedia andò in scena la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 431 a. C. Da allora, purtroppo l’infanticidio si ripete. Il fatto sconvolgente successo a Muggia (Trieste) lo conferma. Olena, ucraina di 55 anni accoltella alla gola il figlio Giovanni, 9 anni “nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino”, scrive Giampaolo Visetti, autore dell’articolo in la Repubblica a pag. 24. Come un pugno sullo stomaco apprendere che gli incontri con la madre – in cura al Centro di salute mentale – fossero stati protetti fino a poco tempo fa. Un epilogo imprevedibile che lascia sconvolti i servizi sociali, il papà del bambino, il sindaco, il parroco di Muggia, la comunità tutta. Me compresa, che a fatica scrivo riguardo questo fatto di terribile cronaca nera. Povero Giovanni che giocava a pallone nei pulcini del Muggia e si preparava per la prima comunione. Pena anche per la madre infanticida. Peraltro non unica… basti pensare ad altri fatti simili recenti, a partire da Cogne in poi. Penso al dramma di Paolo, padre di Giovanni che aveva in affidamento il bambino. La maternità non è tutta rose e fiori e ci sono madri che odiano i figli. Pena e solidarietà con gli uomini, vittime di tragedie opera delle donne.

Gentilezza, questa (quasi) sconosciuta!

Giornata Mondiale della Gentilezza, la migliore arma di distinzione dalla massa. Il fiore simbolo è il Caprifoglio, ma il simbolo ufficiale è il Gelsominino giallo che rappresenta l’eleganza e la benevolenza, mentre il colore associato a questa virtù è il viola, caro anche a Eleonora Duse. Tra i vari messaggi che accompagnano i saluti mattutini, prelevo il pensiero di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” e su questo non ci piove. Ho proposto Esopo (VI sex. a.C.) a scuola, in parallelo con Fedro (I sec. d.C.) in quando sono considerati i maggiori favolisti della storia. Le loro favole, attraverso una narrazione piacevole con protagonisti gli animali si concludono con una morale destinata agli uomini. Il che significa che allora come ora non è facile praticare i buoni comportamenti e relative virtù. La Gentilezza è piuttosto in disuso, anche se conosco persone che la praticano, massimo quelle che stanno in una mano. Personalmente diffido delle persone gentili di facciata, sorriso a 32 denti, ma poca spontaneità. “Il lupo travestito da pecora” di Esopo la dice lunga al riguardo. Chi lavora a contatto con il pubblico dovrebbe imporsi di essere gentile, anche se può essere stressante in certi contesti e capita di vedere le persone sbagliate nel posto sbagliato. Un corso sulla Gentilezza non sarebbe male, prima di intraprendere una professione, in tutti gli ambiti. Anche ricorrere ai rinforzi, quando serve.

“La poesia è un ponte tra il quotidiano e l’eterno”

Lo spazio dedicato alle lettere dei lettori talvolta allarga l’anima. È il caso della lettrice Eva Borra Nesi che scrive per congratularsi con il programma del mattino Radio Norba che propone la lettura di una poetessa sconosciuta ai radioamatori, “Un momento sospeso, dove il tempo si ferma per ascoltare”. Le liriche del mattino consentono di iniziare la giornata col piede giusto, perché “La poesia è un ponte tra il quotidiano e l’eterno, crea il silenzio e la voce interiore”. La lettera è uno scrigno di belle parole che condivido. Anch’io scrivo poesie e non avrei saputo esprimere meglio l’importanza che attribuisco a questa forma di espressione. Le parole sono il mio pane quotidiano, scrivere mi dà soddisfazione, sia in prosa che in poesia. Raggiungo il top quando ciò che metto nero su bianco diventa arcobaleno nell’interpretazione di un altro artista. Come si evince dalla copertina della mia ultima opera Amici Inaspettati dove Noè Zardo anticipa con leggiadria la storia di amicizia tra cani e umani. Ammetto che mi lusinga essere chiamata Poetessa, anche se non ho nessuna patente in tal senso. L’artista non cerca un premio materiale, ma la considerazione del pubblico, attraverso la condivisione ed anche la critica costruttiva. E siccome viviamo tempi difficili, mi piace chiudere con la frase del pittore e scultore francese Georges Braque (Argenteuil, 13 maggio 1882 – Parigi, 31 agosto 1963): “L’arte è una ferita trasformata in luce”.

Mimmo, delfino solitario

Simpatica la storia di “Mimmo, il delfino che ama Venezia”, letta stamattina in Cronache sul CORRIERE DELLA SERA a pag.27. In realtà “Dallo scorso giugno vive tra i canali, senza paura né voglia di andarsene”scrive Vera Mantengoli, creando apprensione tra chi vorrebbe fosse riportato in mare, per non incorrere in qualche incidente, dato che “C’è chi ha già rischiato di andargli addosso per un selfie”. Mimmo è un animale selvatico che vive in zone costiere. È arrivato a Venezia, probabilmente attratto dall’abbondanza di cibo: branzini, orate e cefali, di cui si nutre. È da solo, ma è normale che “Gli individui giovani come lui possano spingersi a fare esplorazioni in solitaria”(Carlotta Lombardo). Mimmo mi è simpatico anche per la sua indipendenza. Curioso, oggi 11 Novembre è la Giornata Mondiale dei Single, chissà se Mimmo la festeggia! I veterinari del Cert di Padova lo stanno monitorando, preoccupati che il cetaceo non faccia una brutta fine. Infatti a Venezia pare esplosa la “Mimmo mania” per la voglia di vederlo spuntare dall’acqua e magari saltare tra un vaporetto e una gondola. Beh, Mimmo è avvertito. Se i curiosi esagerano, la colonia di tursiopi lungo la costa lo aspetta. 🐬

“Un sogno per domani” (film)

Non rinuncio al mio riposino pomeridiano nemmeno alla domenica, anche se c’è il sole e ci starebbe una passeggiata. Del resto sono uscita in mattinata e mi sono piacevolmente imbattuta nella banda musicale e in un folto corteo di motociclisti. Sto per spegnere il televisore posizionato sul quarto canale quando parte la sigla dei “bellissimi”, film selezionati per un pubblico esigente, suppongo. Il film proposto è intitolato “Un sogno per domani”, del 2001, genere drammatico, tratto da un romanzo di Catherine Ryan Hude. Mi attrae dalle prime immagini, perché ambientato in una scuola media, classe seconda, la più difficile del triennio, in base alla mia esperienza. Quindi pane per i miei denti, anche se siamo a Las Vegas. D’altronde l’adolescenza è un’età difficile a qualunque latitudine. L’insegnante di Scienze sociali Eugene Simonet assegna ai ragazzi un insolito compito: trovare un modo per cambiare il mondo, innescando una sorta di catena della bontà. Trevor lo prende sul serio, iniziando a bonificare a casa sua, dove Arlene, la madre è una cameriera ex alcolizzata. Come anche la nonna, mentre il padre è un violento. Tra insegnante e allievo si crea una complicità che darà buoni frutti. Ma non è previsto il lieto fine. Infatti Trevor viene accoltellato mentre tenta di difendere un compagno dall’aggressione di alcuni bulli. Mi pongo due domande: Trevor è andato oltre con il suo tentativo di cambiare le cose? È utile contenersi anche nel fare il bene? Mi sembra un tema interessante, interpretato da un ottimo cast.

Peppe Vessicchio, un Maestro e un Signore 🎵

Ci sono persone che dallo schermo entrano in casa e diventano familiari, come Peppe Vessicchio, direttore d’orchestra e non solo, mancato improvvisamente ieri a 69 anni (Napoli, 17 marzo 1956). L’ho sentito nel tardo pomeriggio e ci sono rimasta male. Lo sguardo dolce, la barba e i capelli bianchi erano una sua caratteristica. Ma poi c’era il “maestro” di Sanremo, il compositore, l’arrangiatore e perfino lo scrittore. Infatti leggo che la settimana scorsa era uscito il suo libro per ragazzi su Mozart, “Bravo bravissimo” che avrebbe dovuto presentare a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio. Cosa straordinaria, si era occupato degli effetti della musica sulla crescita di frutta e verdura ed aveva scritto il libro “La musica fa crescere i pomodori”. Beh, mi spiace non averlo conosciuto di persona, perché dev’essere stato uno spasso! Del resto sono molti gli amici e gli ammiratori che lo ricordano, compresa la Presidente Giorgia Meloni. Causa della morte la polmonite interstiziale, che aveva colpito anche mia madre nel lontano 2007. “L’interstiziale è difficile da auscultare, il medico nel 50% dei casi può non riconoscerne i suoni. Dopo 3 o 4 giorni la situazione si aggrava” (Margherita De Bac). Una carriera brillante, una persona talentuosa, una vita spezzata all’improvviso. Adesso parlerà per sempre la sua Musica.

Una storia esemplare

Leggo con commozione la pagina di Cronaca in la Repubblica di ieri che titola: “Io, laureato in medicina dopo il dramma ai Murazzi non sono mai stato solo”, di Cristina Palazzo. Mauro Glorioso, 23 anni, colpito da una bicicletta elettrica il 20 gennaio 2023 lanciata dai Murazzi del Po di Torino da cinque ragazzi (tre allora minorenni) rimase ferito gravemente e da allora è tetraplegico. Nonostante il dramma vissuto, ha reagito: si è laureato in medicina e pensa alla specializzazione. “La speranza c’è anche nei momenti più bui. Di chi mi ha ridotto così non voglio dire niente, mi sono distaccato. Voglio pensare al futuro”. Vederlo in carrozzina con la corona in testa è disarmante, perché adattarsi alla condizione di disabilità per una stupida bravata presuppone una tenacia da leone. Per inciso, agli autori maggiorenni del folle gesto sono stati inflitti 16 e 14 anni di carcere, agli altri pene tra i 6 e i 9 anni. Alla domanda della giornalista che il giorno della laurea gli chiede come sta, risponde: “Sono felice, ma non è l’unico giorno bello di questi anni. L’essere umano riesce ad adattarsi a tutto. Anche nei momenti peggiori si può intravedere la speranza. Poi la felicità la cosa più difficile che esista”. Grande Mauro Glorioso, perfino il cognome gli calza a pennello!

Superluna/ Diva Lucente

Oggi è il giorno della Superluna, la cosiddetta “Luna del castoro’ come la chiamavano i nativi americani, la più grande e luminosa degli ultimi sei anni, la Luna Piena più imponente dell’anno, ma anche la più vicina alla Terra dal febbraio 2019. Si troverà a circa 356.980 km rispetto alla media di circa 384.000, quindi apparirà più grande rispetto a una Luna piena standard. Lascio alla mia collega di Scienze eventualmente intervenire. Io rimango una ‘romantica’ che scrive e mi piace considerare la Luna una confidente. Inoltre, che sia questa Superluna più vicina alla Terra mi dispone a colloquiare con lei, immaginando che ascolti. Gli scienziati rideranno, ma io mi libero. In casa ho tre calendari dove annoto impegni e scadenze: tutti e tre riportano il simbolo della luna piena, quindi sull’evento non ci piove. Diverse sono le poesie composte dai poeti per il nostro satellite naturale. Ne cito alcuni: Leopardi, Baudelaire, D’Annunzio, Neruda… Alda Merini e chissà quante composizioni giacciono nei cassetti. Ieri sera io ho composto la mia, con cui chiudo. DIVA LUCENTE Algida e dorata/guidi il corteo/delle stelle tue ancelle/nel firmamento blu/mentre quaggiù/è facile inciampare/tra buche e margherite/che causano ferite./ La visione privilegiata/ti consenta, Diva lucente/d’essere indulgente/con chi è sofferente//.

Roberto Bolle: disciplina e bellezza

È stata conferita la laurea magistrale honoris causa in comunicazione a Roberto Bolle dall’Università degli studi di Firenze. Viene concessa per meriti eccezionali e straordinari in un determinati campo ed ha lo stesso valore legale di una laurea ordinaria. Nessun dubbio che il famoso ballerino se la sia meritata. Con il tocco sul capo e indosso la toga, legge un emozionante discorso, durante il quale ricorda con gratitudine Rudolf Nureyev – che incontrò a soli 15 anni – e con commozione i suoi genitori Mariuccia e Luigi. Mi sono appuntata alcuni passaggi letti dall’etoile: “La danza mi ha insegnato la disciplina del corpo, ma anche dello spirito. Più comprendiamo, più conosciamo, più diventiamo liberi. La cultura è un atto d’amore”. Parole intense ed eleganti espresse da Roberto Bolle, considerato uno dei ballerini più famosi della storia della danza. Il suo fisico scolpito è il risultato di anni di allenamento costante e di una disciplina alimentare rigorosa. Vederlo danzare è una meraviglia. L’artista è attivo in molte opere socio-culturali ed è Ambasciatore Unicef per la promozione dei diritti dell’infanzia. Lunga vita a Lui che a cinquant’anni compiuti (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) ha ancora molta bellezza da diffondere, dentro e fuori.