B.B. bellissima donna dal cuore d’oro

Brigitre Bardot, conosciuta anche come B.B. era straordinariamente bella. Attrice, modella, cantante, ma soprattutto attivista francese dedita alla causa animalista. Se n’è andata a 91 anni, come una delle pricipali icone del cinema e del costume. Ritiratasi dalle scene nel 1973 a 39 anni, dopo aver interpretato una cinquantina di film, si è dedicata a cani, gatti, capre, cavalli… per i quali ha sostenuto diverse battaglie: contro la corrida, contro i mattatoi industriali… contro le pellicce e contro il disinteresse verso la sofferenza animale. D’altro canto lei stessa confida: “Gli animali mi hanno salvato la vita. Sono portatori di tutte le qualità che mancano agli uomini, senza averne i difetti”. Sposata quattro volte, unico figlio Nicolas nato dal secondo matrimonio, svariati amori, parlava con cognizione di causa. Non ho presente il suo ruolo in qualche film, mentre mi rintrona nella mente la canzone “Brigitte Bardot” che le dedicò il compositore e giornalista brasiliano Miguel Gustavo. Per me il suo ruolo più importante è stato quello a favore di una cinquantina di animali domestici salvati, con cui viveva a Saint Tropez, a La Madrague, una casa che diventerà un museo sulla sua vita. Una bellissima donna dal cuore d’oro.

Botti (illegali) addio…

La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.

C’è diario e diario

Tra i generi letterari, il diario è il più semplice ed avvincente, sempre che l’autore sia spontaneo. Non a caso, quando insegnavo andava forte il Diario di Anna Frank, per il contenuto e le vicende del periodo considerato. Ai miei alunni avevo proposto un Diario di bordo per abituarli a fissare sulla carta attività svolte a scuola. Ovviamente c’è diario e diario, diverse sono le motivazioni per scriverlo. Adesso va di moda parlare di memorie. In ogni caso si tratta di un’opera autobiografica. Tale è quella scritta dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy durante i venti giorni di permanenza nel carcere parigino della Santé, per corruzione e traffico di influenze intitolata Le journal d’un prisonnier/Diario di un prigioniero. Dal 10 Dicembre, giorno dell’uscita, solo nei primi giorni ha venduto 100.000 copie. In regime di isolamento, il detenuto n. 320535 si è nutrito di yogurt e barrette di cereali, riscoprendo la fede religiosa. Voglio sperare che abbia pensato di raccontare la sua esperienza in prigione durata meno di un mese per motivi terapeutici e non per motivi economici legati alla sua popolarità. Certo la casa editrice Fayard sarà soddisfatta del successo che sta avendo il “memoir”. Conto di scrivere un Diario anch’io, per lasciare una traccia del mio passaggio sulla terra, senza rincorrere la popolarità, ma per assecondare un bisogno di trasmettere esperienze ed emozioni.

Dalla capanna

Venerdì 26 Dicembre, Santo Stefano. Esco in piazza per una rapida consegna: il paese sembra spopolato. Mi chiedo se la gente stia dormendo dopo le abbuffate, oppure sia in vacanza sulla neve o altrove. Incontro di striscio solo un uomo con un ragazzino al seguito, presumo padre e figlio. Ad occhio avrà 7-8 anni, parla e gesticola mentre l’adulto cammina con gli occhi puntati sullo smartphone. Mi coglie un attimo di sconforto, pensando che l’ascolto è fuori discussione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha officiato a Gaza, esibendo la statua di Gesù Bambino per una carezza, un gesto commovente che mi richiama le parole di un messaggio giuntomi sul tablet: “Per risolvere i conflitti, Dio non ha inviato eserciti, ma un bambino”. Ecco, recuperare il cuore di un infante sarebbe un efficace deterrente per le guerre. Intanto in Italia si registra un calo notevole delle nascite e la nazione è sempre più un Paese per vecchi che sono una risorsa. Però i giovani se ne vanno, “Otto su dieci guardano all’estero” e “Il lavoro? All’estero il 79% dei giovani”, così titolano due articoli letti sul Gazzettino un paio di giorni fa, confermando che il Belpaese non è un posto per i giovani. Sono confusa, percepisco che oggigiorno la vita si è complicata per tutti. Il messaggio che proviene dalla capanna offre una via d’uscita.

Passaggio del testimone

Gabriella passa il testimone. Dopo quindici anni di onorato servizio al Bar Caffetteria Mirò si ritira a vita privata. O quasi, nel senso che non è ancora da pensione. Le spiace lasciare il lavoro di barista che considera come un figlio – parole sue – ma si illumina al pensiero che avrà finalmente sabato e domenica liberi, un miraggio dopo una vita fatta dietro il banco. Seconda di sei fratelli, si è allenata al contatto con il pubblico già in famiglia, dato che ha appreso l’arte dai genitori. Il suo è uno dei tre locali dislocati in piazza, con una affezionata clientela. Molto cordiale la gestione della titolare, che accompagna la consumazione senza lesinare sorrisi e due chiacchiere, tanto che la sosta va ben oltre la lettura del quotidiano. Così almeno è stato per me, che considero il bar anche una fonte di informazioni sul paese. Me ne farò una ragione. Gabriella è una persona ancora giovane, che dimostra meno dell’età anagrafica. Si merita una seconda giovinezza e di prendersi qualche libertà che finora si è negata per gestire il locale che apre molto presto. Tanto i clienti affezionati non scappano e in qualche modo mantengono i contatti. Intanto possono lasciare un saluto nella scatola che Gabriella ha predisposto con la scritta: “I vostri pensieri saranno i miei ricordi”. Sabato sera aspetta tutti per un brindisi di saluto. Ci saremo! 🥂

Dottori a 4 zampe

All’ospedale Bellaria di Bologna è stata concessa la laurea a cani e gatti che aiutano i pazienti oncologici a stare meglio. La “pet therapy” con i pazienti oncologici, avviata un anno fa con il progetto “Quattro zampe per la vita” ha riconosciuto dottori a 4 zampe una trentina di dogtors a fianco dei pazienti. Non si tratta ovviamente di una laurea universitaria, ma di un riconoscimento per il prezioso lavoro svolto in terapia assistita con gli animali (TAA). Una bellissima idea, con la benevolenza di San Francesco. Leggo a riguardo l’articolo di Helmut Falloni in CRONACHE di ieri sul Corriere: mi complimento per avere avviato e realizzato il progetto con Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento oncologico Ausl di Bologna, a favore dei suoi pazienti e dei cani, che ama da sempre. “Loro sentono cose che noi umani non riusciamo a percepire. A cogliere…”. Immagino il sollievo morale e fisico che una bestiola può donare. Sto leggendo FRANCESCO di Aldo Cazzullo e scopro che il santo scrisse il famoso Cantico delle Creature quando era quasi cieco. Ebbe l’idea di comporre l’opera, non in latino ma nella lingua del popolo perché “adorava godere del creato, alzare lo sguardo al cielo, dialogare con gli animali”. Il buon seme dà frutto.

Lingua italiana cercasi

“Un libro come una palestra per allenare la nostra lingua” è il testo che seleziono oggi dal Corriere, per le mie riflessioni. L’autore è Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo, una “piazza virtuale” per amanti di libri, arte, cultura. L’autore parte dal fatto che troppe parole straniere sono entrate nella nostra lingua nazionale, snaturandola. Aggiunge gli errori macroscopici commessi nella scrittura che potrebbero essere evitati con un adeguato allenamento. Nasce così “501 quiz sulla lingua italiana”, una sorta di book – game per sopperire alle fragilità linguistiche di molti connazionali. Se fossi ancora in servizio come insegnante di Italiano, sicuramente me lo procurerei. Passo la parola alle giovani colleghe. Piuttosto mi soffermo sulle considerazioni dell’autore, che condivido: “…italiano…il primo prodotto del Made in Italy, un’opera d’arte costruita per durare. E proprio come difendiamo le nostre eccellenze dalle contraffazioni, ritengo che abbiamo il dovere di difendere la nostra lingua dall’impoverimento estetico – culturale con tutti i mezzi a disposizione”. Leggere questo pezzo mi ha restituito l’orgoglio di parlare Italiano, la quarta lingua più studiata al mondo – dopo inglese, spagnolo, cinese – e parlata da circa 85 milioni di persone al mondo (65 milioni di madrelingua). Numeri confortanti che fanno onore al Belpaese.

Le “fratture” della mente: cura

Per andare al bar, passo davanti alla cartoleria. Nell’espositore per i giornali, a caratteri cubitali leggo il seguente titolo: “Depressi a 10 anni. Nella Marca in cura 724 ragazzi”. Rabbrividisco e mi auguro sia una esagerazione, meglio se una fake new, cioè una bufala. Però so che il malessere generale è aumentato dopo la pandemia, specie tra i giovani. Ma anche gli adulti non se la passano bene, tra problemi privati e globali. Raggiungo il bar e mi ritiro in lettura nella saletta appartata, cercando una buona notizia, che trovo a pag. 39 del Corriere, nell’articolo: Le “fratture” della mente si curano con arte e bellezza. Già il titolo mi rincuora, perché ci credo. Sì tratta del progetto Art4Mind della Fondazione Policlinico Gemelli che prevede laboratori creativi, guidati da un team di artisti per stimolare i pazienti tramite: poesia, scrittura creativa, teatro, fotografia. Diverse estati fa, a Lignano partecipai a pagamento ad un Corso di scrittura creativa che diede il via alla mia produzione letteraria. Ricordo la soddisfazione nel vedere il mio racconto pubblicato in una piccola antologia realizzata per i corsisti. Da allora, non ho più smesso, perché scrivere è ciò che mi rappresenta meglio. Non una malattia, ma senz’altro una terapia.

Il “re del make-up”

Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!

Una bella serata in tivù

Stufa accesa, gatti sornioni e semifinale di The Voice Senior fanno davvero una bella serata! Il programma di cantanti esordienti, dai 60 ai 90 anni e oltre, giunto alla sesta edizione è una chicca per svariati motivi: talento dei partecipanti, vissuto dietro le quinte del palco, simpatia dei giurati Arisa, Loredana Bertè, Clementino, Nek e Rocco Hunt, disinvoltura della ‘padrona di casa’ Antonella Clerici , fluidità della narrazione, scelta dei brani interpretati, tra i migliori degli ultimi decenni. Risentire L’immensità di Don Backy (1991) è stato rigenerante. Ma che dire di Jacqueline, 91enne parigina che canta ‘Tu si na cosa grande’ di Modugno? Oltre al talento, un omaggio beneaugurante alla longevità.Tra l’altro i concorrenti sono davvero uno più bravo dell’altro: il pubblico si alza in piedi per applaudire alla fine di ogni esibizione e i coach esitano a selezionare i 12 cantanti che parteciperanno alla finale venerdì prossimo che decreterà il vincitore, con televoto da casa. Al momento non ho un mio preferito; mi riprometto di vedere nuovamente il programma in replica su Rai Premium giovedì prossimo, ore 21.20 perché merita. Anche se termina a ridosso della mezzanotte, cerco di rimanere sveglia perché mi piace il saluto finale della Clerici che chiude la trasmissione con il sorriso e l’esclamazione “Viva la Vita!”