La sparizione di Kata/Kataleya, la bimba di cinque anni scomparsa nel quartiere fiorentino di Novoli sabato verso le 15 mi fa pensare alla sparizione di Angela Celentano, avvenuta il 10 agosto 1996 e ancora irrisolta. Mi auguro che per la piccola di origine peruviana, la vicenda si chiuda presto e bene. La mamma Katherine Alvarez per esigenze di lavoro l’aveva affidata allo zio che l’ha persa di vista durante la custodia. Si sospetta che sia stata rapita dal racket degli affitti. Un litigio per la stanza occupata dentro l’hotel Astor con un’altra famiglia di peruviani che vive nel medesimo stabile potrebbe essere la causa della scomparsa di Kata. Se fosse così, una guerra fra poveri. Il padre della piccola, Miguel Angel Romero Chicillo è in prigione, la madre è stata portata in ospedale dopo aver ingerito candeggina. Indagini sono in corso a 360 gradi. Su tutto questo orrore, il sorriso della bambina; due codini ai lati della testa le incorniciano il volto radioso. Chissà che pensi di essere protagonista di un gioco. Immagino lo stato della madre, perché era capitato anche a me, circa trent’anni fa di ‘perdere’ mio figlio per un paio d’ore. Ne ho già parlato. Estate, eravamo a Lignano. Passeggiata nei pressi della suggestiva Terrazza a mare, caldo pomeriggio. Alla rotonda ci fermiamo in uno dei bar che le fanno corona. Difronte c’è un bazar: mi viene l’idea di acquistare delle cartoline, farò in un un attimo. Intanto Saul è seduto e mangia un gelato. Detto, fatto. Quando esco, non lo vedo più. Lo chiamo, lo cerco nei paraggi: sparito! Angoscia dice poco. Mi rivolgo anche a un vigile in servizio. Ripeto tutto il percorso che eravamo soliti fare insieme, circa 300 metri, senza esito. Dopo un paio d’ore riappare miracolosamente per mano di un ragazzino che intendeva aiutarlo a cercarmi…mentre io cercavo disperatamente lui. Motivo della svista? Una coppa di gelato servita ad un altro tavolo lo aveva distratto, e lui aveva lasciato il suo posto per seguirla! Raccontata dopo trent’anni e risoltasi dopo un paio d’ore fa quasi sorridere. Un’angoscia indescrivibile, mai dimenticata. Coraggio, Khaterine!
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“Che fantastica vita”
Il CORRIERE DELLA SERA di lunedì 12 giugno, a pag. 32 propone IL COLLOQUIO con Johnny Dorelli, pseudonimo di Giorgio Domenico Guidi, cantante e attore che ho molto apprezzato quand’era in piena attività. Nell’arco della sua carriera ha spaziato in vari campi dello spettacolo. Classe 1937 (nasce a Meda il 20 febbraio 1937) la sua ultima apparizione televisiva risale al 2018, nel programma di Fabio Fazio. L’articolo, frutto dell’intervista è di Walter Veltroni, che ho conosciuto come scrittore attraverso il romanzo “Ciao”. L’artista racconta la sua vita da quando sbarcò bambino in America, al seguito del padre tenore, e questo non è un particolare da poco. Infatti lì imparò la musica e cominciò a cantare, vincendo vari concorsi canori. Il cavallo di battaglia era “Maria Marì”, che il piccolo Johnny – che era milanese – cantava in napoletano e, nella parte finale, in americano. Il seguito è tutta una escalation, sul palco, alla radio e al cinema. “Ora, a ottantasei anni, mi riposo, guardo il mondo non ho nessun rimpianto” (parole sue). Interessante anche la vita privata di questo artista che ha avuto tre figli da tre donne diverse. Gli viene riconosciuta la gentilezza come caratteristica principale, virtù in via di estinzione dice l’autore dell’articolo, insieme con il senso dell’umorismo e l’autoironia. Beh, una bella vita e una luminosa carriera direi. Di lui cantante ho impresso il meraviglioso pezzo “L’immensità”, scritta da Don Backy che risento talvolta, mentre come attore lo ricordo grande interprete nella commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola”. Ha scritto la sua autobiografia, accattivante già dal titolo: “Che fantastica vita”, scritta con Pier Luigi Vercesi. Il motivo lo dichiara lui stesso: Ho sentito il desiderio di parlare. Di raccontare qualcosa. Però ho detto solo la verità, non ho inventato nulla. Alla fine mi sono pure divertito”. Praticamente un collega!
Educare non è allevare
Giorno di mercato locale… e di pulizia giardino, visto che la mattina è soleggiata ma il pomeriggio potrebbe piovere. Mentre Reginaldo taglia l’erba, io lego i pomodori che stanno crescendo. Mi piace sentire l’odore rilasciato dalle foglie mentre le tocco. Le due piantine di zucca hanno cacciato il primo fiore arancione. Occuparmi dello scoperto sta diventando un’abitudine quindicinale piacevole. Tra un po’ potrei smettere di andare al mercato, dove peraltro frequento due-tre bancarelle: fiori, sementi, frutta/verdura. Alle dieci il mio aiutante se ne va e io faccio una capatina in piazza. Il bar Mirò di Gabriella è frequentato più fuori che dentro, data la bella giornata. Solita consumazione ‘mezza dentro e mezza fuori’ nel senso che la vetrata d’ingresso è aperta. Mi arrampico sullo sgabello e leggo IL GAZZETTINO di Treviso, dove mi attrae l’argomento anticipato in prima pagina, taglio medio-basso (se ricordo bene): Bullismi social, il provveditore alle famiglie: “Educate i figli”, argomento trattato all’interno a pag. VII con la foto del dirigente scolastico provinciale Barbara Sardella ed il suo punto di vista al riguardo che sintetizzo con le sue stesse parole: “c’è una generazione di genitori immaturi…pur cresciuta bene a livello educativo”. Oibò, un colpo all’incudine e un colpo al martello. A parte il riferimento a episodi incresciosi accaduti alla Scuola Media Serena, come genitore mi sento chiamato in causa. Però mio figlio è adulto, tra due mesi giusti compirà 35 anni. Sono alquanto sollevata che non sia adolescente e che si stia costruendo una vita autonoma. Non so cosa pensi di me come genitore, mi sono interrogata spesso, riconoscendo che il ruolo è duro e assorbente, oltre l’immaginabile. Da madre single ho dovuto arrangiarmi, cercando gli aiuti giusti, senza mai delegare. Praticamente mi sono comportata come una delle piante autoctone che hanno preso possesso del mio giardino, sfornando frutti acerbi e gratuiti.
Buon compleanno, Repubblica!
Samba Pa Ti (Un samba per te) di Carlos Santana è il primo pezzo musicale che sento alla radio che accendo appena alzata. Mi viene spontaneo dedicarlo mentalmente alla Repubblica, che festeggia oggi il suo 77esimo compleanno. La suonata per chitarra scritta nel 1970, è considerata la progenitrice della cosiddetta “poesia della mescolanza”, intendendosi con ciò la fusione tra suoni latini ed il rock & roll, contaminati da influenze blues e jazz. Beh, non sono un’esperta, ma è proprio la mescolanza dei generi che mi attrae e la parola ‘mescolanza’ si addice al popolo italiano oggi in festa. Tornando al famoso pezzo del messicano, lo trovo struggente e aperto, come un abbraccio prima di avviare un’impresa importante, quale è quella di meritarsi la conservazione della libertà. Seguo in parte la sfilata ai Fori Imperiali, ammiro i corazzieri a cavallo e mi emoziono all’impresa dei tre paracadutisti che planano davanti al palco d’onore con l’enorme bandiera distesa ai piedi delle autorità, Sergio Mattarella e Giorgia Meloni in testa. Molte persone tra il pubblico, compresi i bambini hanno appuntata la coccarda e questo mi sembra un buon indizio. Del resto è una festa del popolo che ricorda l’inizio dell’era democratica che non è una conquista definitiva. Immagino le obiezioni di chi ha l’elenco delle cadute della Repubblica a breve e medio termine. Ribadisco che non mi occupo di politica, ma ho fatto mio un pensiero espresso a suo tempo dalla grande Oriana Fallaci: “Una democrazia, sebbene zoppicante e’ da preferire a una dittatura”. Beh, gli Italiani hanno conosciuto la dittatura. Adesso godano della democrazia che è un diritto ed un dovere difendere. Buon compleanno, Repubblica!
Scarti buoni
A metà mattina ho il controllo dal dentista. Dovrebbe essere una cosa veloce, ma delle urgenze mi costringono ad attendere. Non mi resta che prendere una rivista per distrarmi. A caso mi viene tra le mani il n.16 di VANITY FAIR di aprile che sfoglio distrattamente. Ma ecco che trovo a pag.102 l’articolo di Anna Capelli che fa per me: Il riciclo ti fa bella. Scarti, rifiuti, residui di lavorazione. Chi butta è perduto. Perché gli ingredienti top dei cosmetici all’avanguardia sono bucce, semi, gusci e frutti ammaccati. Mi viene da sorridere se penso che da qualche mese mi sto occupando… di nutrire i lombrichi del composter con gusti di uova (che contengono calcio), bucce di banana essiccate (ricche di potassio) e fondi di caffè (non mi ricordo cosa contengono). Devo precisare che non spendo soldi in prodotti di bellezza, salvo per mani e unghie, cui tengo molto. Non ho mai usato il fondotinta e mi sono truccata poco in gioventù. Da adulta solo per giornate speciali. Adesso che ci penso, mi è cara anche la testa, per il contenuto essenzialmente, ma anche per i capelli che mantengo lunghi e raccolti, e per il cuoio capelluto che mi procura prurito. Sono stata da un dermatologo che mi ha prescritto un lenitivo, senza peraltro risolvere il problema per cui ho speso diversi soldi in farmacia ed erboristeria. Ecco che arriva un rimedio che si collega ai prodotti di sopra: olio da cucina con cui nutrire la testa. Il consiglio mi viene gratis da Aldo Bianchi, parrucchiere in pensione ma attivo su vari fronti, compreso quello letterario grazie al quale l’ho conosciuto. Il prurito che mi assillava da anni è quasi del tutto scomparso. Ho liberato uno scomparto della cucina da vari tipi di olio per condire scaduti, risparmiando soldi e tempo. Chissà cos’altro potrei farmi in casa con prodotti a metro zero. Vorrei completare la lettura dell’articolo, ma vengo chiamata per il controllo. Comunque ciò che ho letto mi mette di buonumore perché mi riconcilia con gli scarti della natura.
La ‘ragazza’ volante
Con piacere vedo riproposta su Rai 3 il sabato sera la trasmissione Le Ragazze che avevo apprezzato in una precedente edizione. Protagoniste donne adulte e oltre che si raccontano, prelevando fotografie da una scatola dei ricordi. Talvolta dei video accompagnano il racconto che non è mai mediato da altra persona. Francesca Fialdini, la garbata conduttrice si limita a sintetizzare i momenti della storia. La prima ‘ragazza’ che si racconta in questa nuova edizione è addirittura centenaria: Annita ‘Yvonne’ Girardello, classe 1923 (ha compiuto gli anni il 29 aprile scorso), veneziana, la prima hostess d’Italia. Con verve la signora racconta di quando fu assunta, dopo una prova di volo – unica donna a bordo – per servire i passeggeri, ai quali offriva acqua di melissa come calmante. Indubbiamente coraggiosa, preferisce volare piuttosto che fare la sarta come la madre, la quale tuttavia le cuce la prima divisa azzurra di volo. Ama lo sport, la poesia, il disegno e non i legami familiari, perciò rifiuta il matrimonio ma ha una lunga convivenza felice. Stupefacente la risposta che dà a chi le chiede come sia arrivata a spegnere 100 candeline: “Sono arrivata a 100 anni vivendo”, ovverosia amando la vita in tutte le sue sfaccettature, come lei stessa precisa nel seguito del servizio. Mi verrebbe da abbracciarla, una donna di tanto talento e tanta vitalità, una paladina del volo…ma anche del percorso terreno, affrontato con lo spirito della tigre. Quella del detto orientale “Cavalcare la tigre”, nell’accezione di controllare le situazioni pericolose che la vita destina a tutti. Lunga vita a tutte le ‘ragazze’ coraggiose, di ieri e di oggi!
Isora e Adriana
Mi capita di rado di accendere il televisore nel tardo pomeriggio. Se succede, è per sentire delle voci in sottofondo mentre faccio qualcosa di sgradevole, tipo prepararmi le crespelle e intanto sbrinare il frigo; per la precisazione, devo togliere un blocco di ghiaccio con incorporato un astuccio di maionese, inglobatosi con la parete posteriore del frigo. Per fortuna risolvo la cosa, grazie a una dritta di Adriana che si rivela efficace. È chiaro che come domestica valgo poco, me ne sono fatta una ragione. Tra una operazione e l’altra sento la storia del ricongiungimento, dopo l’alluvione di due anziane, Isora 90 anni e Adriana 98. Il salvataggio è avvenuto grazie all’intervento del Nucleo Carabinieri di Genova, ma Isora ricorda solo delle ombre e vorrebbe conoscere il suo salvatore, che si materializza nella persona del Maresciallo Gargiulo. L’abbraccio commovente avviene in studio, durante la trasmissione La Vita in Diretta e si estende a tutte le persone che nel dramma si sono messe al servizio degli altri. A proposito dell’amica 98enne, Isora dice: “Pensavo di non rivederla più” e invece è successo. È confortante sentire raccontare belle storie, meglio se riguardano persone molto in là con gli anni, quelle più in grado di apprezzare valori umani come l’amicizia, suggellata dalla generosità e anche dalla buona sorte. Manzoni, di cui si sono appena celebrati i 150 anni dalla morte (avvenuta a Milano il 22 maggio 1873) ci vedrebbe la mano della Provvidenza. Diverse parole hanno un significato che in sostanza si riferisce a un evento assai positivo: un miracolo umano, come l’amicizia vera, quella che ti accompagna tutta la vita. Con l’avanzare dell’età, mi rendo conto di quanto sia importante affidarsi e confidare in una persona che possa accompagnarci nel nostro cammino quotidiano, lasciando eventuali figli ai loro impegni. Perciò, care amiche, grazie di esserci!
L’asinello Mais insegna
Mi son sempre piaciuti gli asini, fors’anche per discordanza con l’ingiusta nomea di tonti che circolava in certe classi svogliate di alcuni decenni fa. Dietro la porta del mio studio ho la foto di un asino, fotografato da mio figlio durante una sua escursione sul Monte Grappa. Ha un’espressione innocua e gentile, tanto da meritarsi di farmi compagnia nella stanza dove trascorro il mio tempo migliore. Ho sentito la storia dell’asinello Mais, estratto dal fango grazie ai volontari. Rimasto due giorni da solo in balìa dell’acqua alta e dell’alluvione in Emilia-Romagna, è diventato il simbolo della resilienza romagnola. Ha 18 mesi ed è stato salvato dopo tre giorni durante i quali è rimasto intrappolato nel fango, nel cortile della fattoria le Chiocce Romagnole di Russi, in provincia di Ravenna. Una volta recuperato, stremato e senza forze ha fatto tre chilometri tra acqua alta e correnti. Un plauso a lui e ai volontari del centro di recupero Il Pettirosso che stanno battendo il Ravennate per portare in salvo più animali possibile, sfruttando due barche e mettendo in opera caparbietà e coraggio. Molte altre associazioni si sono mobilitate, anelli di una generosa catena. Giorni fa avevo visto il salvataggio di maiali e di cavalli, patrimonio delle aziende di allevatori ora messe in ginocchio. Non ho i dati degli animali morti a causa dell’alluvione, ma temo siano tantissimi. Immagino lo stato d’animo dei proprietari ed anche di chi li considerava parte indissolubile dell’azienda. In parallelo ci sono gli animali d’affezione, tipo cani e gatti. Comprendo la scelta di alcune signore che si sono rifiutate di lasciare la casa alluvionata, per non abbandonare gli amici a quattro zampe. Non rimane che fare come il mesto asinello Mais: avanzare, sebbene a piccoli passi e a testa bassa, confidando in un futuro benigno.
Diritto allo studio… ‘infangato’
Dal dramma degli agricoltori a quello degli allevatori. La conta dei danni dopo l’alluvione è impressionante. Dighe, argini, bacini di contenimento pare siano ‘slittati’ per motivi ideologici, per l’opposizione di certi movimenti ambientalisti. Lo deduco mentre ascolto CONTROCORRENTE speciale, la domenica sera su rete 4. Domenica è stata una bella giornata, perfino troppo calda. Avevo intenzione di stanare dal garage la vecchia bicicletta (ex rosa ritinta bluette) e farmi un giretto sul piano, idea poi rientrata perché ci ho pensato troppo. Ho rimediato, concedendomi la lettura delle prime quaranta pagine di Un cuore pensante di Susanna Tamaro, che ha come sottotitolo DIARIO DI UN’ANIMA INQUIETA, che trovo molto appropriato, non essendo un romanzo. Tra la cronaca e la lettura introspettiva, penso che è slittato l’incontro con Manuel, bloccato a Cesena, causa le conseguenze dell’alluvione: ferrovia bloccata e strade impraticabili. Niente lezioni all’università, sospese per tutta la settimana. Lo studio individuale chiuso in una stanza non di casa propria – condivide l’alloggio con altri tre studenti – con l’impossibilità di muoversi a piacimento dev’essere una condanna. Tanti anni fa l’ho sperimentato anch’io, anche se non in situazioni di emergenza: andavo a studiare da una signorina anziana (negli Anni Settanta le nubili ci tenevano al distinguo) che era così servizievole nell’assecondarmi che mi imbarazzava. Infatti non è durato molto il tentativo di trovare il posto ideale dove concentrarmi. Per un po’ fu in un prato vicino al cimitero, finché il padrone del posto non si lamentò che passando gli calpestavo l’erba! Anche questi ‘incidenti di percorso’ mi spinsero a laurearmi in fretta, cosa che avvenne a 23 anni. Ecco, come mi trovavo fuori posto io da studentessa universitaria, credo si trovi oggi Manuel, impossibilitato a rientrare e costretto a buttarsi sui libri come unico svago, che svago non è. Il diritto allo studio, in questi frangenti può diventare un peso insopportabile. Coraggio Studenti, siamo con voi!
Benedetta gioventù
Li chiamano Gli angeli del fango: l’accostamento ci sta, perché sono giovani, belli, forti e spalano fango dalle zone alluvionate dell’Emilia Romagna mentre dovrebbero essere a lezione da qualche parte, in facoltà oppure alle superiori…se non fosse successo quel cataclisma che è successo. L’espressione era stata creata in riferimento ai volontari, di cui molti giovani che erano accorsi a Firenze per l’alluvione del 4 novembre 1966 per cercare di salvare più opere d’arte possibile. Storia vecchia che si ripete. Anche l’espressione torna ad essere usata. Di bello c’è la presenza di tanti ragazzi che si ingegnano a dare una mano: con guanti e stivali si passano i secchi d’acqua per liberare gli scantinati allagati. Si meriterebbero dei buoni studio speciali o anche una laurea honoris causa in dottorato civico. Sono divisa tra l’ammirazione verso le migliaia di persone, giovani e meno giovani accorse sulla scena del disastro annunciato e lo sdegno per la cecità o miopia usate nel considerare la fragilità del territorio dell’Appennino. Vedere per televisione frane che piombano sulla strada e auto sommerse – anzi immerse – nel fiume tracimato sembra inverosimile, in una nazione ritenuta civile. Ho visto persone in acqua col gatto nel trasportino e ho seguito la storia dell’allevatore Sauro che non è riuscito a salvare la moglie Marinella che voleva salvare l’asina. Ogni mattina c’è un aggiornamento delle vittime, per lo più anziani che volevano mettere in salvo gli animali. Ad oggi sono 14, le persone portate via dal flagello abbattutosi sulla regione. Migliaia gli sfollati. Tristezza e rabbia si fondono. Durante il notiziario delle tredici, sento che i giovani con secchi e badili, ogni tanto si fermano e cantano, strappando sorrisi e lacrime di commozione. Benedetta gioventù!
