È successo una settimana fa a Roma: una storia che poteva finire male, si è conclusa bene. Protagonisti un’insegnante che vuole farla finita e un suo ex allievo del Liceo divenuto agente di polizia che la salva. Mi sono commossa sentendo l’intervista ad Alessandro Olivetti, il poliziotto che distrae la malintenzionata chiedendole da dietro la porta: “Prof, si ricorda di me?”, immaginando lei che gli risponde, meravigliandosi di trovarselo davanti cresciuto e in altre vesti. La donna era chiusa in casa e aveva minacciato di buttarsi dall’ottavo piano. Lui le parla dei vecchi tempi, mentre i colleghi operano da fuori per evitare che si compia l’insano gesto. La voce, rimasta tale e quale di quando la docente si infervorava è stato l’anello di congiunzione tra presente e passato, rivisitato in chiave nostalgica. ‘Bastone e carota” era il metodo d’insegnamento della professoressa che Alessandro ricorda tutta d’un pezzo e brava. Trascorsi circa venti minuti di panico per quel che avrebbe potuto succedere, finalmente la docente apre la porta e si fa abbracciare dal suo ex alunno diventato il suo salvatore. Potere della voce e di un abbraccio! Di certo la collega aveva seminato bene durante il suo servizio e mi pare la quadratura del cerchio che sia stato proprio un suo sensibile alunno a farle cambiare idea. Anch’io sperimento la bellezza di raccogliere i frutti del mio lavoro, mantenendo i contatti con alcuni alunni speciali, per meriti loro più che i miei. Di recente ho sentito Giovanni che apprezza il mio entusiasmo e sta preparando gli ultimi esami per laurearsi a settembre. Manuel si è laureato lo scorso novembre ed è il mio factotum. I più grandi hanno messo su famiglia. Effettivamente i germogli sono diventati dei bei fiori, per dirla col titolo del mio ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori.
Categoria: Attualità
Europei di Atletica 2024
Ho seguito a tratti i Campionati Europei di Atletica. Non sono una sportiva ma sottoscrivo lo slogan degli antichi “Mens sana in corporea sano”. Questa è stata la XXVI edizione e l’Italia ha stabilito un record con 24 medaglie. Mi sono goduta la performance di Pietro Arese che ha vinto il bronzo come se fosse stato l’oro. La sera prima aveva dato spettacolo Gianmarco Tamberi, oro nel salto in alto, togliendo dalla scarpa le molle. Ma la cosa più bella è stato l’abbraccio con Mattarella. I migliori atleti del continente si sono sfidati allo Stadio Olimpico, nel Parco del Foro italico e in alcune strade designate, con grande soddisfazione loro e del pubblico, sia dagli spalti e che da casa. Max, il mio stimato collega di Scienze motorie potrebbe parlarne con cognizione di causa, io mi limito a qualche considerazione. Intanto l’Italia si è presentata con una squadra di 113 tra atleti e atlete: 11 ori, 9 argenti e 4 bronzi, posizionandosi in testa al medagliere. Dopo di noi, Francia e Gran Bretagna. Credo che seguirò i Giochi Olimpici di Parigi il prossimo luglio (inizio il 26) che promettono di essere un evento straordinario. Di certo, straordinaria è la tempra degli atleti e la dedizione che dedicano alla loro specialità, considerando che tutti o quasi svolgono un lavoro in ambito diverso. Ad esempio Sara Fantini, oro nel lancio del martello fa parte del gruppo sportivo dei Carabinieri. Mi viene in mente che, da liceale mi piaceva lanciare il disco. Però al Classico i ‘certami’ erano soprattutto di greco e di latino, ahimè! Il mio allenamento prese da allora una piega diversa, ma non disdegno l’attività fisica. Mi piace camminare e faccio qualche giretto in bicicletta. Senza strafare, conscia che la salute è un dono da preservare ad ogni età.
G7 e poesia
G7 in Puglia dal 13 al 15 giugno nel Comune di Fasano presso l’hotel Borgo Egnazia. Presiede il vertice la premier Giorgia Meloni. I 7 grandi sono: Canada , Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti. Evento super blindato – più di 5000 divise per garantire la sicurezza – tra i grandi della terra che si incontrano per parlare di vari argomenti globali: guerra in Ucraina e crisi in Medio Oriente, energia e cambiamento climatico, salute e sicurezza alimentare, sviluppo e intelligenza artificiale. Sono attesi ospiti da altri Paesi, compreso Zelensky e sarà presente anche Papa Francesco. Il logo dell’evento rappresenta un ulivo secolare con le radici nel mare. L’ulivo, tra gli alberi più identificativi del paesaggio italiano è simbolo di pace. Le 7 olive ai vertici dell’albero rappresentano le 7 nazioni. Il vertice avviene in uno dei posti più affascinanti della terra, in una regione che storicamente svolge il ruolo di ponte tra est e ovest del mondo. Mi auguro che l’incontro dia i frutti sperati, almeno qualcuno. Sono stata in Puglia un paio di volte, riportandone l’impressione di un posto baciato dal sole, anche se si è trattato di soggiorni brevi, uno legato al premio messo in palio da un concorso letterario. In quella occasione scrissi una poesia intitolata Salento che termina proprio con l’immagine di un ulivo. La riporto per mettermi in connessione con l’evento di domani. Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/del grandioso Creato.// Ecco, auguro un po’ di poesia anche ai partecipanti del G7.
Self publishing/Auto pubblicazione
Da giovane laureata, in attesa di insegnare avrei fatto qualunque lavoro nell’ambito della letteratura, tipo la bibliotecaria o la correttrice di bozze. Andò che feci l’applicata di segreteria, con poco entusiasmo ma almeno fui costretta a imparare a scrivere a macchina, oggi sostituita dalla tastiera del portatile e dal tastierino del tablet. Per motivi legati all’hobby che coltivo da pensionata, mi ritrovo a correggere la bozza del mio ultimo libro, il tredicesimo, cui ho assegnato il titolo Ricami e Legami, di prossima uscita online. La revisione di un manoscritto – anche se scritto al computer – implica un lavoro certosino, di molta pazienza e oculatezza. Non pensavo che mi avrebbe impegnata tanto. Avrei potuto evitare la fatica, ricorrendo al servizio della tipografia. Ovviamente non gratis ed anzi lievitato, come tutto. Ma ho deciso di cambiare strada, soprattutto perché non intendo aumentare le copie invendute che trattengo in casa, come è successo durante il covid con l’isolamento e il distanziamento. Così mi affido al self publishing, cioè all’auto pubblicazione che ha costi irrisori, però bisogna arrangiarsi in tutto e per tutto quanto riguarda l’editing, ovverosia il controllo minuzioso dell’opera letteraria. Io ho una spalla formidabile in Manuel che potrebbe fare tranquillamente anche il grafico, se ne avesse tempo e voglia. La rottura della lavastoviglie gli ha impedito di soccorrermi nella revisione finale della bozza che ho affrontato da sola: un coinvolgimento ad alta tensione che mi fa respirare di sollievo quando una pagina non ha bisogno di intervento. Pensando ai miei esordi, meno male che non ho fatto la correttrice di bozze, anche se ogni lavoro ha i suoi lati in e out. Poi dipende anche dal contesto e dallo spirito di adattamento. I più fortunati sono quelli che fanno coincidere hobby e lavoro. Ognuno ha dei talenti da coltivare: peccato se rimangono inesplorati.
Bentornata Noa!
Sono davvero contenta che tra i quattro ostaggi liberati ci sia Noa Argamani, la ragazza israeliana rapita durante il rave in Israele da Hamas e diventata il simbolo del 7 ottobre. Tante volte l’abbiamo vista terrorizzata sulla moto che la portava via, verso l’ignoto. La madre, gravemente ammalata sperava di rivederla. Appena liberata, Noa è corsa al suo capezzale ma ormai la signora è in coma irreversibile per un tumore al cervello: che tristezza! Un altro ostaggio ha potuto riabbracciare i nipoti, ma non il padre, morto di crepacuore durante la sua lunga detenzione. Per dire come la gioia della ritrovata libertà venga ridimensionata dal dolore succeduto al sequestro durante gli otto mesi di detenzione. Nell’operazione condotta dalle forze israeliane che ha portato alla liberazione dei 4 ostaggi, si contano almeno 210 morti ed oltre 400 feriti. Secondo Israele sono ancora 120 gli ostaggi nelle mani di Hamas. Molte migliaia le persone uccise a Gaza durante i mesi di guerra. La parola ‘carneficina’ non è fuori luogo. Più volte ho visto i familiari delle persone rapite protestare per il loro ritorno, interrogandomi sullo stato d’animo degli uni e degli altri. Toccanti anche le foto degli scomparsi, molti dei quali dati per morti. Giunti a questa data, pensavo che il conflitto nel vicino Oriente si sarebbe quantomeno sgonfiato, ma la sequela di attacchi e di vittime dice il contrario. Il ritorno a casa dei quattro liberati è una goccia nell’oceano della speranza. Tra l’altro anche loro non si sentiranno al settimo cielo, pensando ai compagni ancora detenuti da Hamas, non certo in condizioni di ospiti di riguardo. Il racconto che Noa fa della sua prigionia non è neanche drammatico, se corrisponde al vero: “Mai stata nei tunnel, in casa di famiglia benestante”. Apparsa in discrete condizioni dopo la liberazione, sarà da vedere quanto peserà nel suo futuro la privazione della libertà subita. Il che vale anche per tutti gli altri ostaggi che hanno avuto/avranno salva la vita.
Palingenia casa editrice
PALINGENIA, piccola casa editrice indipendente arriverà in libreria il 28 giugno, redazione a Milano e sede legale a Venezia, che è stata la capitale dell’editoria italiana per almeno due secoli, da Aldo Manuzio in poi. La notizia mi attrae per due ragioni: scrivo e cerco una casa editrice che mi adotti; la fine del mese coincide con il terzo anniversario del mio blog verbameaada. Leggo sul tablet la notizia, pubblicata giorni fa dal Corriere che avevo intenzione di riprendere. Le case editrici in Veneto sono parecchie e questo mi pare un segno positivo; incoraggiante che aumentino, con proposte accattivanti. Nel mio caso, potrebbe interessarmi la collana di narrativa italiana, “I campi (o I campielli), con riferimento ai campi del sapere e alle piazze veneziane. Per ora i titoli in programma sono una decina, ma il progetto è di raddoppiarli entro l’anno prossimo. La parola “palingenesi’ significa rinascita/rigenerazione e contiene già l’intento della casa editrice che ha come simbolo la palingenia, una sorta di piccola libellula che simbolicamente intende “volare tra il passato e il presente, tra la letteratura e la saggistica, tra autori italiani e autori stranieri”. Beh, non so se potrò interessare alla nuova casa editrice. Scrivo autonomamente da una quindicina d’anni, il mio genere è la Narrativa realistica, con predilezione per i risvolti psicologici dei personaggi, ma senza voli pindarici. Un mio convincimento è che al mondo c’è posto per tutti e che non si può piacere a tutti. Io scrivo perché mi è congeniale e comunicare mi libera. Ciò detto, il simbolo dell’insetto acquatico, la palingenia può rappresentare anche me che volteggio tra una e l’altra delle mie tredici opere letterarie finora neonate. Incrocio le dita. Auguri alla neonata casa editrice.
Autismo e Inclusione
Al sabato vado di fretta. Alle 14 posto la mia riflessione quotidiana, cui penso dalla sera o al massimo di primo mattino. Se le cose vanno diversamente, spero di trovare qualche notizia interessante, spulciando dai giornali della parrucchiera Lara che ha in consegna la mia testa per circa un paio d’ore o più, se si aggiunge il ritocco della ricrescita come oggi. Con un po’ di tensione sfoglio il settimanale Oggi, mentre il casco fa il suo dovere. Ogni tanto Lara mi lancia un’occhiata per vedere se ho trovato ciò che mi serve. Dopotutto lei è in parte coinvolta, perché legge sempre i miei post. Mentre mi toglie i bigodini, comincio a sentire un certo languorino: sarebbe ora di pranzo e questo influenza la mia scelta che cade su un articolo che ha per protagonista la pizza, quella preparata nel locale di Nico Accantora e servita dai suoi prodi collaboratori, ragazzi affetti da autismo, rinati dopo essere stati assunti. Nato nel 2016 a Monza da un’idea del signor Nico, il progetto si propone come modello di inclusione sociale e consente a diversi ragazzi autistici di guadagnare dignità e autonomia attraverso il lavoro. La pizza, il prodotto italiano più esportato al mondo riesce ad esportare anche l’inclusione sociale dei ragazzi che a breve approderanno in America e potranno parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite. Questo sì che è un bel riscatto dall’isolamento e dall’emarginazione! Sul grembiule rosso indossato dai camerieri sono stampate frasi che invitano all’inclusione. Anche il Presidente Sergio Mattarella è stato un ospite gradito del ristorante dove gli è stata servita una pizza tricolore. Immagino che i clienti non mancheranno, anzi aumenteranno a dismisura. Potenzialmente mi annovero tra questi. Lara ha completato l’opera e ora posso andare a pranzo.
La Lunga Notte delle Chiese
Sento riproporre un’iniziativa di cui avevo sentito parlare l’altr’anno. Si chiama ‘La Lunga Notte delle Chiese’ avviata nel 2016 dall’associazione di promozione sociale ‘BellunoLaNotte’, con la collaborazione di diocesi, parrocchie e altre associazioni. Praticamente una notte bianca a base di concerti, visite guidate, letture, eventi in luoghi di culto. Ingresso libero a tutti, religiosi e non, per partecipare ad un evento suggestivo in chiave spirituale. Il tema di questa nona edizione è “Trovami” che suona come un invito. Mi pare una bella cosa la fusione di musica, arte, cultura nell’ambito delle chiese, che sono già di per sé un concentrato di bellezza. Gli eventi sono gratuiti, a ingresso libero, aperti a tutti. Come una visita al museo, gratis e senza prenotare. Il programma delle iniziative è online, andrò a documentarmi. In un momento di incertezza generale e di disaffezione dai valori, lo ritengo un ponte di elevazione morale e spirituale. Non frequento molto i luoghi di culto, ma li ritengo un ottimo contenitore di ‘anime’. Vicino a casa mia c’è la bellissima chiesetta di santa Lucia, tante volte fotografata dove d’estate si tengono dei concerti di musica classica. Sarebbe un extra gradito che potesse essere utilizzata anche per altri spettacoli culturali, come accadeva prima della pandemia. Percepisco che il quadro si sia alquanto complicato da allora, tuttavia un rilancio transculturale sarebbe gradito e apprezzato, anche per fare da contraltare a tanti incontri a tema gastronomico. Lieta di abitare a quattro passi da un gioiello architettonico, mi accorderò con Lucia per farci una visita serale: lei canterà e io leggerò una poesia, dando il nostro contributo alla odierna notte bianca.
“La vita non è uno scherzo”
Nazim Hickmed moriva a Mosca il 3 giugno 1963, lontano dalla sua Turchia dove era nato il 15 gennaio 1902. Nel 1948 aveva scritto in carcere (condannato per la sua opposizione al regime di Kemal Ataturk e per propaganda comunista) una delle sue poesie più famose, Alla vita che è un ammonimento a non sprecarla. Mi scorre sul tablet e non posso ignorarla perché mi sembra adatta da accostare a fatti di attualità gravati spesso da leggerezza e superficialità. Senza contare la precarietà del vivere che è una costante e ci mette molto di suo. Mi piange il cuore per Sofia, la bimba di 18 mesi investita nel parcheggio dell’asilo a Brescia dall’auto di una nonna che andava a prelevare il nipote e sono angosciata per Patrizia, Bianca e Cristian, i tre giovani amici abbracciati prima di essere investiti e travolti dalla furia del Natisone in Friuli. Le indagini faranno il loro corso in entrambe le drammatiche circostanze. Personalmente credo che siamo fortunati ad essere vivi e la poesia del poeta turco mi suona come una preghiera laica, di cui riporto la prima strofa a beneficio di una riflessione comune sull’irripetibile dono che dobbiamo gestire al meglio. La vita non è uno scherzo./Prendila sul serio/come fa lo scoiattolo, ad esempio,/senza aspettarti nulla/dal di fuori o nell’aldilà./Non avrai altro da fare che vivere./ Sullo stesso tema mi torna in mente la bellissima canzone interpretata da Shirley Bassey La Vita/This Is My Life, il cui ritornello si sente ogni tanto come sottofondo alla reclame di un prodotto: Ah…la vita/Più bello della vita/Non c’è niente/E forse tanta gente/Non lo sa non lo sa/Ah…la vita/Che cosa di più vero/Esiste al mondo/E non ce ne accorgiamo/Quasi mai quasi mai/Quasi mai…mai/. A nome delle vittime della fatalità e/o della sottovalutazione del pericolo, ritengo sia doveroso alzare l’asticella della responsabilità perché, come dice Nazim Hickmed “La vita non è uno scherzo’ e “Più bello della vita non c’è niente”, come canta Shirley Bassey.
Papa Bergoglio autore
Ho terminato la lettura di LIFE, autobiografia di Papa Francesco in collaborazione con il vaticanista Fabio Marchese Ragona. Il sottotitolo La mia storia nella Storia introduce il contenuto della narrazione, distribuito in XIV capitoli per un totale di 329 pagine che non sono affatto un mattone. La parte del vaticanista è scritta in corsivo ed è marginale, a mio dire rispetto a quella raccontata dall’illustre autore che non condiziona il mio modesto parere. La prima considerazione che mi viene da fare è che il Pontefice sia riuscito a dedicarsi a questa impresa letteraria, nonostante i molteplici impegni che derivano dal suo ruolo. Ma è Lui stesso che chiarisce: “Perché soprattutto i più giovani possano ascoltare la voce di un anziano e possano riflettere su ciò che ha vissuto il nostro pianeta, per non ripetere più gli errori del passato”. Infatti il racconto abbraccia un periodo che va dalla Seconda guerra mondiale alla pandemia di Covid-19, durante il quale Bergoglio si sofferma sui momenti cruciali vissuti da protagonista. Essendo lui argentino, percepisco un coinvolgimento particolare quando parla dei ‘cartoneros’ del suo Paese. Ma ho letto con vivo interesse anche il cap. XII dedicato alle dimissioni di Benedetto XVI e alla sua elezione al soglio pontificio nel marzo 2013. Nelle prime pagine descrive con affettuosa ammirazione nonna Rosa che insegna al piccolo Jorge a pregare. Certo il dietro le quinte era molto positivo e nel corso della vita Mario Bergoglio ne ha conosciute di persone importanti, ma anche emarginate che ha aiutato in vari modi. Nell’ultimo capitolo, intitolato “Una storia ancora da scrivere” accenna soltanto ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, perché “le cose sono in divenire…ma ogni giorno ho implorato al Signore il dono della pace”. La parola pace, che Papa Francesco nomina spesso dovrebbe finalmente entrare nel vocabolario dei grandi che invece la ignorano.
