Di lunedì non vorrei occuparmi di cronaca nera, che impazza. Però non posso ignorare ciò che mi colpisce di una cronaca tristemente grigia. Mi riferisco al fatto accaduto alla surfista Giulia Manfrini, 36enne di Venaria (TO), ferita a morte dal balzo di un marlin in Indonesia. Successo venerdì, avevo sentito della disgrazia da un telegiornale. Stamattina leggo l’articolo sul Corriere con il commovente saluto: “Ciao, surfa per sempre”di Mary, un’amica. Una bella foto accompagna il pezzo, dove Giulia sorride mentre alle sue spalle il sole sta tramontando sull’Oceano Indiano. Un’immagine scattata 24 ore prima della tragedia quando il pesce salta e la trafigge all’altezza del costato. La parola fatalità ha come sinonimo sfortuna, avversità, malasorte e in questo evento ci sta tutta. Nell’Oceano Indiano non sono casi isolati gli attacchi del pesce spada che è simile al marlin, più bruno: si tratta comunque di un predatore che può raggiungere dimensioni enormi, fino a 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso. Un incontro molto sfortunato per Giulia che si allenava con la tavola alle isole Mentawai, poco lontano dall’Isola di Sumatra in Indonesia. Questa giovane donna viveva per lo sport e aveva base in Algarve, nel sud del Portogallo, sull’Oceano Atlantico. Girava il mondo inseguendo le onde. Infatti il surf era la sua passione che in qualche modo aveva fatto diventare anche il suo lavoro. Aveva infatti fondato un’agenzia di viaggi, Awave Travel. Sul suo profilo Instagram molti messaggi si polarizzano sulla parola ‘assurdo’. Sono desolata nel constatare come la precarietà non risparmi nessuno. Nemmeno Giulia, classe 1988, data che almeno per le due ultime cifre richiama l’infinito. Mi associo all’augurio: “Continua a surfare nell’immensità”.
Categoria: Attualità
La casa di tutti (corto)
Oggi pomeriggio al Festival del Cinema di Roma sarà presentato il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros per i bambini. Lo dice padre Enzo Fortunato, volto noto della tivù e dei social, durante il programma ‘Dialogo’ in onda il sabato mattina verso le 8.20 su Rai1. Il Papa ha scelto lui come coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini (svoltasi il 25 e 26 maggio a Roma) e portavoce della Comunicazione della Basilica di San Pietro. Ecco quello che vedo: una bambina coreana con un impermeabile giallo corre sotto la pioggia attraverso la città. In vacanza con i genitori, dopo tanti monumenti Mi-Rae – questo il suo nome – arriva alla basilica di san Pietro dove la colpiscono le parole di un sacerdote: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” e compie un piccolo gesto pieno di speranza. Un tema legato alla fraternità, all’inclusione, alla potenza dei piccoli gesti, dimostra come le arti e le discipline possano interagire per fare riflettere e sensibilizzare. Vedo il corto un paio di volte e convengo che è un prodotto toccante e di facile interpretazione. Che l’interprete sia una bambina è un valore aggiunto perché ci induce a dare più attenzione alle azioni dei piccoli, che spesso sanno vedere oltre. Il futuro non è roseo. Il rinnovamento potrà avvenire dalle giovani generazioni se sapremo preservarle e ascoltarle, consapevoli che il pianeta che ci accoglie è la casa di tutti.
Settimana della Lingua Italiana nel Mondo
È in corso La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, su iniziativa dell’Accademia della Crusca. Dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese la nostra lingua figura al quarto posto come lingua più studiata al mondo. L’italiano viene considerato la lingua più romantica in assoluto, perché è la lingua della musica, delle arti, del piacere anche di mangiare. Claudio Giovanardi, intervistato da Maria Soave durante il tg1mattina fa la classifica dei libri italiani più letti (da Pinocchio a Gerolamo Stilton) evidenziando che l’italiano si evolve continuamente. Interessanti anche le parole in musica, incarnate da Franco Califano e Mia Martini, un’interprete super che mi commuove ogni volta che la sento. In tema di artisti, mi è caro ricordare il bellissimo testo La Nostra Lingua Italiana (1983) di Riccardo Cocciante, usato più volte a scuola durante l’ora di Poesia. Riporto la parte finale di alcune strofe del brano che sintetizzano magistralmente il mio pensiero a riguardo: “Lingua nuova, divina, universale/La nostra lingua italiana…Lingua ideale, generosa, sensuale/La nostra lingua italiana…Lingua di cultura/Dell’avanguardia internazionale/La lingua mia, la tua/La nostra lingua italiana”. Ecco, gli aggettivi possessivi mia tua nostra sono possessivi d’affetto che dovrebbero inorgoglire chi li usa. Contento il padre Dante Alighieri, da insegnante di Lettere per oltre trent’anni non posso che compiacermi della vitalità della nostra lingua, nonostante pericolose aperture esterofile. Sono orgogliosa di usare l’italiano nella versione originale, ma anche alleggerito in quella popolare, se il contesto lo richiede. Persuasa che sia proprio la comunicazione verbale che ci distingue dagli animali, il blog mi consente di esprimermi e di spaziare.
Due facce della medaglia
Vedo distrattamente la trasmissione ‘Fuori dal Coro’ che alterno con ‘Chi l’ha visto’ finché il conduttore Mario Giordano non si collega con un ospite, e che ospite: un ex carabiniere di ben 106 anni, cui viene chiesto cosa pensa dell’Italia attuale. La risposta è illuminante: “Meglio che non lo dica”. Il signore si chiama Renato Quaglia. Nato a Cerrina Monferrato (Alessandria) il 25 aprile 1918, è il carabiniere più anziano d’Italia. Porta splendidamente i suoi molti anni, parla con disinvoltura e anche diplomazia, dato che non vuole infierire sulla situazione di degrado attuale dei costumi. Arruolatosi nell’Arma l’8 settembre 1937, immagino quante ne abbia viste nel corso della sua lunga vita e della sua onorata professione. Mi dispiace che il giudizio che dà non lasci spazio all’ottimismo. In altre parole, è un testimone molto attendibile che andrebbe ascoltato. ‘La nostra storia nel futuro dell’Italia’ è lo slogan a commento del bel video di Piste Italiane che vedo da qualche giorno: una carrellata di immagini in bianco e nero che acquistano colore mano a mano che la storia tocca vicende più vicine. Praticamente è uno spaccato del progresso compiuto dall’Italia nell’ultimo secolo che fa da contrappeso alle vicende tragiche e amare che non ci rendono orgogliosi. Anche il maresciallo Quaglia lo avrà visto e suppongo che non potrà negare gli sviluppi positivi verificatisi nel nostro Paese grazie alla operosità di tante persone abili e tenaci. Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia su cui c’è da lavorare parecchio. Testimoni di lunga percorrenza sono preziosi per innescare una svolta verso tempi migliori.
Manuel, coraggioso e talentuoso
‘Ci vediamo domani mattina alle sei e trenta’ dice Maria Soave, giornalista del tg1 che mi fa compagnia nella prima fase della giornata. Intanto le invidio il nome ‘Soave’ che solo a sentirlo mi rilassa, poi rifletto sull’importanza del saluto che è un’iniezione di positività. Succede che i saluti siano spesso convenzionali, delle formule per congedarsi. Ma stamattina il volto dolce della giornalista mi rassicura e sapere di rivederla mi fa bene. Ieri ho salutato Manuel che oggi pomeriggio prende il volo da Milano per Bangkok dove si ferma quattro giorni e procede poi per Adelaide, dove lo attendono domenica i cugini. Non voglio essere patetica, ma sapere che non lo rivedrò per un anno mi costa molto. Del resto è da una decina d’anni che entra a casa mia come uno di famiglia, e la mia è una famiglia mononucleare. Lungo sarebbe l’elenco delle sue prestazioni, a partire dal sito per approdare in cantina dove ha visto più lungo del tecnico della caldaia. Ma è soprattutto il suo sorriso che mi mancherà e la sua rassicurante battuta: “Non si preoccupi”. Anche i suoi riccioli scuri, unico segno di contestazione in un insieme di saggia compostezza. La 6 Cv bianca e celeste sarà ospitata sotto il portico della nonna che andrò a trovare. Nella terra dei canguri Manuel intende perfezionare l’inglese e fare esperienza in vari ambiti, sostenuto da un folto gruppo di parenti. Da ‘zia’ – come qualche volta mi chiama – gli auguro il massimo successo in tutto, certa che non mi farà mancare la sua presenza. Oggi ai giovani sono offerte possibilità di emergere impensabili qualche decennio fa, l’emigrazione dei cervelli ha sostituto quella delle braccia del secolo scorso. Manuel è Ingegnere elettronico con Abilitazione. Ovunque andrà, lascerà il segno. Vai Manuel, spacca e torna! 💪🌻
Nobel per la Letteratura 2024
Non poteva scapparmi la notizia, dato che scrivo: è stato assegnato il Nobel per la Letteratura a Han Kang, la prima scrittrice sudcoreana e asiatica, a vincere il premio. Intanto congratulazioni, anche se non ho letto una riga della produzione della vincitrice. Soddisfatta che si tratti ancora di una donna, il che conferma essere alquanto dinamico e vitale il contributo femminile alla cultura. Il che non succedeva al tempo della Serao – di cui ho parlato ieri – invisa al fascismo che le bloccò la candidatura al Nobel. Non conosco ancora il dietro le quinte di Han, ma posso immaginare che nel suo Paese d’origine ne abbia viste di cotte e di crude, dato che il tasso di violenza domestica è elevato, al netto della ricca cultura, del cibo delizioso e della tecnologia avanzata. Il prestigioso premio le viene attribuito: “per la sua intensa prosa poetica che mette a conforto traumi storici con la fragilità della vita umana”. Il suo romanzo “La vegetariana”, una storia piuttosto cupa, è pubblicato da Adelphi. Nel 2022 il Nobel era stato assegnato alla francese Annie Ernaux e nel 2020 all’americana Louise Gluck. Giusto per sottolineare l’avanzata delle donne…intrapresa in Italia da Grazia Deledda, Nobel nel 1926. Sento spesso parlare di ‘Pianeta Donna’ e scopro che così si chiama un blog dedicato all’universo femminile: curioso ed accattivante, andrò senz’altro a farci una capatina. Comunque, in generale penso ad un raggio d’azione delle donne sempre più vasto, senza esclusioni e limiti di sorta, aperto alla frequentazione di chiunque abbia un contributo da offrire e/o scambiare. Perché unico è il pianeta che ci accoglie, meglio se popolato da individui senza pregiudizi e con lo sguardo lungo. Che siano in aumento le scrittrici premiate è un valore aggiunto.
Piove sul bagnato
Uragano declassato a ciclone in arrivo: Kirk irromperà sul vecchio continente, portando da giovedì venti forti e piogge intense anche in Nord Italia. Allerta rossa su alcune zone del Veneto. Le parole ‘uragano’ e “ciclone’ stanno entrando a gamba tesa nelle previsioni meteo destinate all’Italia, mentre eravamo abituati a considerarle tipiche di fenomeni oltreoceano. Il Comune di Genova ha deciso la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio comunale. Tempo in miglioramento da venerdì, pare. Seguo l’intervista a Cristina Ponzanelli, sindaca di Sarzana che invita a prepararsi alle criticità idrauliche legate alle intense e frequenti precipitazioni. Il tempo non è più quello di una volta, e nemmeno gli effetti collaterali. Giusto mercoledì scorso ho avuto necessità di andare a Bassano, alla vigilia della Fiera d’Autunno. Pioveva di brutto, ovvio che avevo l’ombrello e ho riparato in biblioteca per un paio d’ore. Verso le tredici ho raggiunto il parcheggio, e pioveva ancora. Solo a casa mi sono resa conto che la giacca era tutta bagnata, nonostante mi fossi protetta con l’ombrello. Il peggio è arrivato il giorno dopo, con un raffreddamento diffuso e l’esordio di una costipazione tutt’ora in corso. Poco male, però era da parecchio tempo che non mi capitava di essere vittima del tempo incattivito. Stando così le cose, dovrò usare più prudenza nelle mie uscite. Non oso immaginare lo stato d’animo delle persone colpite dall’alluvione in Emilia Romagna per la seconda volta in pochi mesi. Giunge un avviso dall’ATS – Alto Trevigiano Servizi: usare l’acqua con moderazione a causa di danni della Condotta acquedottistica della Comunità Montana del Grappa in prossimità della Sorgente Tegorzo. Quando si dice ‘Piove sul bagnato’!
Cari Insegnanti…
5 Ottobre ’24, Giornata Mondiale degli Insegnanti. Mi viene spontaneo scrivere una lettera aperta ai miei colleghi in servizio: Massimiliano, Antonio, Andrea, Adriana, Paola, Valentina, Rossella, Veronica, Lisa, Roberta, Eddy… sperando che il mio dire trovi accoglienza in chi legge. Carissimi, scrivo da insegnante in pensione, anzi felicemente in pensione da nove anni, perciò chiedo venia se non sarò aggiornata nelle mie osservazioni. Negli ultimi anni parecchie cose si sono complicate in molti ambiti; anche nella scuola le ricadute sono state talora infelici. Mi rammarica la segnalazione dello scadimento relazionale tra insegnanti e utenti della scuola, studenti e genitori in primis, e l’aumento esponenziale della burocrazia, fatte salve le eccezioni. La pandemia ha favorito le riunioni da remoto, e questo credo sia un sollievo in termini di tempo e di stress. La tecnologia con una mano dà e con l’altra toglie, ma pare che l’orientamento sia di impedire agli studenti l’uso del cellulare in aula. Mi auguro che possiate lavorare con buone classi, dove il buono non si riferisce al livello delle prestazioni ma alla disponibilità di apprendere dei ragazzi. È ormai arcinoto che ci sono diversi tipi di intelligenza e l’abilità del docente è di valorizzarle tutte, a costo di trasformarsi in funambolo. Se fossi in servizio, suppongo che avrei difficoltà a districarmi tra i molteplici stimoli e le varie sensibilità richieste oggi al docente che a fine mattinata si trova a constatare di aver svolto una minima parte del programma, subissato da richieste esterne che piacciono ai ragazzi, ma tolgono a lui la soddisfazione di aver completato la lezione. Personalmente ritengo di essere stata fortunata, perché non ho affrontato difficoltà stratosferiche e mi capita di raccogliere ora i frutti di quanto seminato. Perciò, coraggio e avanti, ricordando le parole di Malala: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.
San Francesco d’Assisi
Oggi 4 ottobre, San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Quindi auguri al Santo Padre, a Francesca che porta questo nome e a Pia che festeggia il compleanno. Mi sarebbe piaciuto nascere in questo giorno, per la simpatia che mi suscita la figura del poverello d’Assisi, religioso e poeta. Anche la sua storia privata è interessante: figlio di un ricco mercante, partecipa alla quarta crociata ma al ritorno si converte alla vita religiosa e rinuncia ai beni paterni, dimostrando una grande intesa con la natura e il creato. Sua attività principale è la predicazione: parla con tutti, esseri umani ma, secondo la leggenda, anche animali, inclusi uccelli e lupi feroci. Si nutre di cibi semplici: pane, focacce, cereali, erbe selvatiche e tante verdure. Consuma uova, formaggi, tanta carne bianca e anche tanto pesce. Dunque, pur amando tutte le creature del creato, non disdegna cibo di origine animale. Il suo prediletto sono i mostaccioli – dolci di antichissima tradizione di origine campana – che pare abbia chiesto perfino in punto di morte. Essendo la povertà una costante in tutta la sua vita, predilige la tavola umile, ma non è vegetariano. A me interessa come autore del Cantico delle creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, composto attorno al 1224, due anni prima di morire. È il testo poetico più antico della Letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Nella natura Francesco vede riflessa l’immagine del Creatore e sottolinea il senso di fratellanza fra l’uomo e il creato che si espande fino alla morte, chiamata ‘sorella’, l’ultima realtà per la quale egli loda il Signore. La natura al centro del sentimento religioso rende quest’opera quanto mai attuale e invita a vedere il mondo nell’ottica della fratellanza, della bellezza e della pace, parola dispersa in questi tempi amari. A proposito, quella odierna è considerata giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. 🙏
Evviva i Nonni!
2 Ottobre, Festa dei Nonni. In Italia si festeggia dal 2005, ma è nata negli Usa, nella Virginia occidentale nel 1978 grazie alla casalinga Marian McQuade, nonna di ben 40 nipoti. Se la notizia è vera – come la prendo da Google – nessuno più di lei era motivato a fare sentire la sua voce per sensibilizzare nei confronti di questa figura speciale in ambito familiare. Personalmente conosco chi ha una ventina di nipoti, Francesca ne ha sette e c’è chi non ne ha, come me. Ma ho avuto una nonna, cui ero molto affezionata e che ricordo con nostalgia. Si chiamava Adelaide Valle, friulana di Pravisdomini, sposata a nonno Giacomo Stefani in anni molto duri. Ebbe cinque figli, due maschi e tre femmine, la più giovane delle quali, Giovanna – Juanina – era mia madre. Di lei mi ricordo che recitava filastrocche e che le piaceva leggere, tanto da commuoversi sulle storie lamentose dei fotoromanzi. La vita le inferse la tragedia di perdere le prime due figlie, Ada di 19 anni e Lina di 17 nel giro di una settimana a causa del tifo, credo nel 1937. Ho appeso un bel ritratto delle zie, ovviamente in bianco e nero che mi sarebbe piaciuto conoscere. Una delle due – credo Ada di cui ho ereditato il nome – era fidanzata con un carabiniere e aveva già pronto il vestito da sposa. Se il destino non fosse stato tanto duro, avrebbero potuto diventare mamme e nonne anche loro, sebbene non sia scontato. Per esempio io non lo sono ancora e nemmeno me ne dolgo. Il lavoro di insegnante mi ha tenuta in contatto con tanti giovani che non sento la mancanza di avere dei ragazzini per casa. Inoltre ho i miei nonni di riferimento, come Gina la nonna di Manuel che talvolta mi chiama zia. Ammiro chi sa farsi benvolere dalle giovani generazioni per i propri meriti, a prescindere dal sangue.
